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venerdì, 31.10.08

ufficio stampa di forza nuova

POVERTA', FIORE:ALZARE SALARI E PENSIONI

Aumenta il divario tra ricchi e poveri nei paesi industrializzati e l'Italia e' tra i campioni di disequita' in una classifica in cui viene superata da Messico, Turchia, Portogallo, Usa, e Polonia. E' quanto emerge dal rapporto dell'Ocse "Growing Unequal" che stima l'incremento della diseguaglianza sociale.
L'Onorevole Roberto Fiore, Segretario di Forza Nuova, afferma: "questo rapporto conferma la gravissima crisi che stanno attraversando gli italiani. Assistiamo alla progressiva scomparsa della classe media, ed alla trasformazione della stessa in una massa di proletari. Al contempo i ricchi diminuiscono ma sono sempre più ricchi. Si tratta di un fenomeno molto preoccupante." prosegue Fiore: "Per arrestarlo occorre intraprendere un percorso di strutturale revisione delle politiche economiche e sociali della nostra nazione. I livelli retributivi sono in Italia più bassi che negli altri paesi dell'Unione europea, la politica a sostegno degli italiani si fa alzando i salari e le pensioni ed introducendo una serie di criteri di preferenza nazionale in tutti i servizi sociali. "

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FIORE COMMEMORA RIVOLTA BUDAPEST, UNICO POLITICO ITALIANO

In occasione della giornata nazionale di commemorazione del moti del 56 quando il popolo ungherese si ribellò al dominio sovietico, a Budapest si sono svolti atti e manifestazioni che hanno raccolto decine di migliaia di persone. Fiore ha parlato di fronte a tremila persone (riunite in piazza nonostante le gravi intimidazioni della polizia ungherese) ed ha ricordato che come nell' 89 l' Europa e l' Ungheria videro la caduta del comunismo, oggi l' Europa e l' Ungheria assistono alla decomposizione del capitalismo.In questo paese oltretutto vi è continuità fra chi militava nel PC ungherese e chi guida oggi il regime liberal comunista.
Si ricorda che poco più di un anno fa decine di migliaia di ungheresi scesero rabbiosamente in piazza dopo aver ascoltato dichiarazioni del primo ministro socialista che rivelavano la profonda corruzione e d il cinismo del regime.
Gli ungheresi in rivolta entrarono nel palazzo della televisione e tennero la città in scacco per ore.

 

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RIFORMA GELMINI LE RAGIONI DEL NOSTRO NO!

Centinaia di migliaia di studenti, insegnanti e genitori stanno scendendo in piazza in ogni città d'Italia contro la Riforma scolastica del Ministro Gemini.

Lotta Studentesca, parte attiva in queste iniziative di protesta, vuole brevemente spiegare le ragioni del dissenso che la portano a manifestare in piazza con altre decine di sigle studentesche, anche di sinistra.

La natura degli attacchi all'istruzione pubblica assume una portata ed un rilievo senza precedenti, nonostante non sia il primo degli attacchi alla scuola bensì il coronamento di un processo di disintegrazione iniziato quantomeno vent'anni orsono.

Questi ultimi provvedimenti economici sono figli della sistematica deresponsabilizzazione dello stato nei confronti dell'istruzione, e si muovono nell'ottica si paragonare la scuola ad una qualsiasi azienda che debba seguire le leggi del mercato. L'aziendalizzazione della scuola aprirà la porta ai privati, che prevedibilmente diventeranno i decisori della didattica e padroni della conoscenza.

Si tratta del compimento di un progetto che vede come obiettivo principale da una parte l'istituzione di poli d'eccellenza privati e alta formazione per pochissimi facoltosi, dall'altra percorsi formativi scadenti e senza servizi per tutti gli altri. E questo è il punto principale del nostro dissenso. Con la riforma Gelmini si trasformano le scuole in fondazioni private.

Nelle scuole-fondazioni i consigli d'istituto si trasformeranno in consigli di amministrazione, di cui faranno parte anche "rappresentanti dell'ente tenuto per legge alla fornitura dei locali della scuola ed esperti esterni scelti in ambito educativo, tecnico o gestionale", leggi "privati interessati".

Contestiamo l'enorme taglio di finanziamenti statali alla scuola. Attualmente, nel settore dell'istruzione, la spesa in rapporto al Pil nella media dell'Unione è pari al 5,1%. L'Italia è già notevolmente al di sotto della media con una quota intorno al 3%.

I tagli promossi dalla Gelmini per manifesto volere del Ministro dell'Economia Giulio Tremonti, si aggirano intorno agli otto miliardi di euro. L'effetto di queste misure colpisce innanzitutto gli organici: verranno tagliati i posti di 87mila insegnanti più alcune decine di migliaia di posti tra collaboratori scolastici, personale di segreteria etc.

Con i tagli dei finanziamenti per le assunzioni, al posto di molti docenti di ruolo avremo molti docenti precari: poiché le nomine sono solitamente annuali, ad ogni inizio scolastico cambieranno la maggior parte dei docenti, ossia vedremo distrutto completamente il principio della continuità della didattica. A farne le spese saranno in primo luogo gli studenti, ma anche i giovani insegnanti a cui si vuole negare un futuro nel nome di una strana forma di "just in time".

La volontà del governo di "fare cassa" sulla scuola avrà effetti non commensurabili e che danneggeranno il futuro di tutti gli italiani.

Stando a quanto detto dalla Gelmini, buona parte degli istituti "minori", ossia quelli con meno di 600 alunni verranno unificati.

Complice la grave crisi economica in cui riversiamo, questo significherà un notevole aumento delle spese di trasporto degli studenti di provincia che incideranno negativamente sul bilancio famigliare.

Le ore settimanali di lezione verranno ridotte a 24 nella scuola primaria, con l'introduzione dell'ormai famoso "maestro unico". La scuola primaria italiana, per quanto a nostro soggettivo avviso sia scaduta, è sempre stata una delle poche eccellenze nazionali.

Il maestro unico è un'idea che farebbe regredire l'Italia di almeno 50 anni. Lotta Studentesca ha più riprese denunciato la nota ignoranza di molti dei nostri docenti, e per questo la specificità dell'insegnamento diviene ancora più rilevante. Sappiamo tutti che le nostri classi non sono più quelle di una volta.

Infatti sono 700 mila, secondo le previsioni del ministero dell'Istruzione, gli studenti di origine straniera che si sono seduti sui banchi all'inizio del nuovo anno scolastico. La scuola italiana si trova di fronte a un boom che non ha precedenti neppure rispetto alle grandi cifre degli ultimi anni che hanno fatto registrare tra le 46mila e le 50mila nuove iscrizioni. L'aumento rispetto alla stagione didattica 2007-2008, che aveva visto 574.133 studenti stranieri iscritti, sarebbe infatti di oltre 125mila nuove iscrizioni. Sempre secondo le stime del ministero, ai ritmi di crescita attuale del fenomeno, entro il 2011 si arriverà a quota un milione di studenti figli dell'immigrazione.

Gli studenti italiani già pagano il prezzo peggiore di questa immigrazione, ossia una progressiva scadenza della qualità della didattica, immaginiamo quindi cosa potranno imparare in una classe con una percentuale elevatissima di studenti stranieri gestita da un maestro unico!

Con più di 30 alunni il tempo che il docente potrà dedicare ai singoli studenti sarà sempre minore, buttando ai venti l'efficacia della sua azione educativa.

Passiamo alla cancellazione nei fatti del "tempo pieno: una forma di attacco indiretto alla famiglia italiana. I genitori entrambi lavoratori, ossia la maggior parte, non potranno che affidare i propri bambini ad istituti privati a pagamento. Anche qui, possiamo immaginare quali spese ulteriori dovranno affrontare le famiglie italiane.

 

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FORZA NUOVA ORGANIZZA A Catania dal 25 ottobre all’ 1 novembre 2008 LA "Settimana per la difesa della Vita"

 

A Catania dal 25 ottobre all’ 1 novembre 2008: "Settimana per la difesa della Vita"

 Come ogni anno Forza Nuova si schiera in difesa della Vita e sta svolgendo una  settimana di sensibilizzazione dell’opinione pubblica contro l'aborto e per la difesa della Vita .

Durante la settimana vengono effettuati presidi e volantinaggi nelle scuole, nelle università, nel centro di Catania e davanti le principali chiese della città.

Ecco il programma dei principale appuntamenti:

 - Acireale: presso chiostro dell’ex Liceo “Gulli e Pennisi” di via Marchese di Sangiuliano, Venerdì 31 ottobre alle ore 17,30 conferenza “Primo Diritto, Diritto alla Vita”. Intervengono : Prof. Giuseppe Provenzale (Docente), On. Prof. Giuseppe Scalisi (Medico Ginecologo), Avv. Massimiliano Catanzaro (Resp. Prov. FN Catania), Giuseppe Bonanno Conti (Segr. Reg. FN Sicilia).

 - Catania : Sabato 1 Novembre 2008 si svolgerà un corteo per le vie del centro che partirà da via Etnea di fronte alla villa Bellini alle 17,00 , con  fiaccolata  e con   comizio finale dei Dirigenti Regionali  e Provinciali

 - Bronte: Sabato 1° novembre ore 21,30, presso la birreria “Sotto il Catoio” si terrà  “Concerto per La Vita “ con il gruppo di musica nazionalista “Testudo”.

 

Forza Nuova – Segreteria Regionale Sicilia -  Via Luigi Sturzo n°235 – 95131 Catania

393/9735840 - 320/3714051

e-mail: forzanuovasicilia@libero.it  - www.forzanuova.org

www.forzanuovacatania.org

 

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Bronte: Sabato 1° novembre ore 21,30, presso la birreria “Sotto il Catoio” si terrà  “Concerto per La Vita “ con il gruppo di musica nazionalista “Testudo”.

 

 

 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


BIRRERIA “SOTTO IL CATOIO”  A BRONTE CENTRO NEI PRESSI PIAZZETTA DEL ROSARIO (CORSO PRINCIPALE)

Info: info@forzanuovacatania - 347/0420680 - 393/9735840

APPUNTAMENTO: ore 21,00 AREA SERVIZIO ESSO SULLA SUPERSTRADA CATANIA - PATERNO’

 

 

 

 

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Il giorno 04/11/2008 alle ore 21:30 in Corso Garibaldi 217,si terra una conferenza programmatica di Forza Nuova,interverranno tutti i responsabili di sezione è segretari provinciali di Forza Nuova presenti in Campania. L'iniziativa è volta per pianificare è discutere le strategie di Forza Nuova in Campania,dichiara l'addetto stampa di Forza Nuova Napoli Stravolo Vincenzo,tutti uniti;militanti e dirigenti di Forza Nuova lotteremo affinché la nostra Regione torni ad essere quella di una volta,saremo presenti fra il popolo,con il popolo e per il popolo tutti i giorni.

Info:
forzanuovanapoli.splinder.com/
Email:forzanuovanapoli@yahoo.it
Telefono:338/1815434

 

 

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6 NOVEMBRE LOTTA STUDENTESCA CONTESTA LA GELMINI A EXPOSCUOLA PADOVA

 

Giovedì 6 novembre il ministro della pubblica istruzione Mariastella Gelmini sarà a Padova per partecipare alla giornata inaugurale di Expo Scuola-Young 2008. Il ministro dovrebbe – secondo il programma – concludere alle 11.00 un dibattito promosso dal Consiglio regionale del Veneto e dall’Ufficio scolastico regionale.

Lotta Studentesca e Destra Universitaria danno quindi appuntamento a tutti alle 9.00 di fronte all’ingresso principale della Fiera in via Venezia per manifestare contro la ‘riforma’ Gelmini, i tagli sulla scuola pubblica e sul mondo dell’istruzione in generale.

La manifestazione sarà aperta a tutti i cittadini e vuole esprimere – nel pieno della trasversalità politica – un segnale di unità e compattezza del variegato arcipelago di associazioni e sigle che in queste settimane stanno lottando senza sosta contro una ‘riforma’ che – di fatto – ammazzerà la scuola pubblica. Hanno già dato adesione molti precari organizzati della scuola e attendiamo segnali positivi anche da parte del mondo sindacale, politico e sociale. La manifestazione è aperta a tutti, anche a coloro che partendo da posizioni politiche ‘diametralmente’ opposte alle nostre hanno una medesima sensibilità sul tema.

 

GIOVEDI’ 6 NOVEMBRE ORE 9.00

DAVANTI ALLA FIERA DI PADOVA

‘TUTTI UNITI CONTESTIAMO LA GELMINI!’

L'UFFICIO STAMPA

VIA G. DAL SANTO 4 35100 PADOVA

TEL/FAX 0497388499

padovafn@tin.it

destra.universitaria@yahoo.it

 

www.lottastudentesca.net

 

 

 

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9 Novembre FORZA NUOVA A Latina

 

Manifestazione Forza Nuova Fondi (Latina)
Forza Nuova di Fondi sarà in piazza domenica 9 Novembre per manifestare contro l’attuale Giunta di Centro Destra  indagata per infiltrazioni mafiose ed a rischio scioglimento.
La manifestazione forzanovista è prevista nella mattinata alle ore 9.00, tutta la cittadinanza è invitata a partecipare per salvare l’onore della nostra città macchiato dai politicanti di turno, Fondi e i Fondani non meritano quest’onta, Forza Nuova sarà in prima linea con il popolo!
 

 

 

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NOTIZIE DALLE SEZIONI:

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Centinaia di partecipanti, nonostante la pioggia, alla manifestazione di Forza Nuova. Applausi per l’interventodell’On. Fiore
SUCCESSO DEL CORTEO A TOR VERGATA!


Nonostante un vero e proprio nubifragio i manifestanti non si sono lasciati scoraggiare e hanno percorso tutto il tragitto del corteo fra le case popolari di una borgata abbandonata dalle istituzioni. Guidati dal segretario nazionale Roberto Fiore centinaia di persone fra militanti forzanovisti e residenti dell’VIII municipio sono partiti dalla via Casilina per protestare contro il degrado del quartiere, accresciuto dai continui insediamenti rom, abusivi e non, che sorgono in zona.
“Vi siete illusi che la nuova giunta avrebbe posto un argine al dilagare dell’immigrazione, della criminalità, del degrado; la realtà è che noi siamo qui, sotto la pioggia, in piazza con voi, loro, i politicanti dalle facili promesse, sono nelle loro belle stanze e se ne infischiano se la periferia romana va in malora.” Cosi Fiore a fine corteo, e poi ha concluso: ”Forza Nuova non smetterà di lottare e manifestare fino a quando la qualità della vita, della sicurezza, del decoro della periferia romana non saranno al livello degli altri quartieri di Roma. Questo ve lo promettiamo e vedrete la differenza fra noi: vera forza di popolo per il popolo, e tutti gli altri cialtroni!”

Roma, 26/10/2008

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“Prelevate finché siete in tempo, prima che i vostri risparmi vadano in fumo.” Questo lo striscione che alcuni militanti forzanovisti hanno srotolato di fronte la storica sede della Direzione Generale del Banco di Sicilia (Gruppo Unicredit) in via Roma, 185 a Palermo. Contemporaneamente, altri attivisti del Movimento dell'europarlamentare Roberto Fiore distribuivano all'interno dell'Istituto bancario, ai numerosi palermitani in attesa agli sportelli, il volantino che inviamo in allegato.

A simboleggiare i risparmi dei cittadini che secondo Forza Nuova andranno in fumo sono stati accesi, all'esterno, anche dei potenti fumogeni suscitando l'interesse di passanti ed automobilisti.

“La nostra azione - spiega il coordinatore regionale di FN Giuseppe Provenzale – vuole denunciare il comportamento dei maggiori istituti creditizio-bancari, rei, insieme al Governo Italiano, di descrivere in maniera partigiana la gravissima crisi economica in corso, dopo decenni in cui si sono distinti per prelievi usurai e gestione "creativa" dei depositi, ingannando e impoverendo tutti i risparmiatori.

La nostra presenza davanti la Direzione Generale del Banco di Sicilia - continua il coordinatore regionale - rappresenta una protesta contro le lobbies finanziarie che hanno strangolato la sana economia europea e il desiderio di offrire una corretta informazione ai cittadini. Forza Nuova difende solo ed esclusivamente gli interessi delle fasce deboli - non certo quelli delle banche - oggi sempre più estese a causa del drammatico impoverimento di quella che una volta era la Classe Media".

Forza Nuova Palermo
via Enna, 4
340/2175008 - 340/7940989

www.forzanuovapalermo.org - forzanuova.palermo@tiscali.it

 

 

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CERVETERI: Forza Nuova distribuisce il pane al popolo

Forza Nuova Cerveteri ha distribuito più di 200 kg di pane ai cittadini di Cerveteri. Questa mattina, 24 ottobre 2008, al mercato settimanale di Cerveteri, alle ore 9:00 è iniziata la distribuzione del pane per contrastare il caro vita, ormai dilagate che coinvolge la maggioranza della popolazione. Giuseppe Onorato, responsabile locale dichiara "quando il popolo si trova in difficoltà, non si può far finta di nulla, ma si deve intervenire immediatamente" - così è stato - continua Onorato "mentre nel Palazzo comunale si svolgono consigli comunali inutile, lontani dai problemi reali dei cittadini, noi interveniamo in sostegno dei bisognosi". Un successo che secondo Forza Nuova dimostra la povertà che dilaga tra i cittadini e l´incapacità comprovata dei politici odierni nei confronti dei cittadini; "la fame non a colore" questo è quello che dichiara Giuseppe Onorato annunciando per la prossima settimana un´altra iniziativa di sostegno al popolo.                                                                                                                      Info: 3351289326  -  www.peppesindaco.org

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Continua l'attività di Forza Nuova a Oristano

Sabato 25 ottobre, i militanti forzanovisti hanno organizzato in piazza Roma un presidio con raccolta firme sul tema immigrazione.

Per info: e-mail fn-oristano@libero.it - tel. 340/3792035

 

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FN in Piazza Mercato a Napoli con volantini E striscioni di protesta

"Contro il carovita è la disoccupazione organizziamo la rivolta popolare." Questo lo striscione che i militanti forzanovisti hanno affisso davanti alla Chiesa del Carmine in piazza Mercato a Napoli, oltre ai volantini: "Fermare il carovita e ridare dignità e speranza al popolo italiano", "Non farti fregare,ritira i tuoi risparmi dalle banche". Il tutto tra la curiosità di passanti ed automobilisti.

La nostra presenza dice l'addetto stampa Stravolo Vincenzo,rappresenta una protesta contro le lobbies finanziarie che hanno strangolato la sana economia europea, e il desiderio di offrire una corretta informazione ai cittadini. Forza Nuova difende gli interessi delle fasce deboli, proprio oggi che la classe media si è drammaticamente impoverita.

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FORZA NUOVA A IVREA

 

Venerdì 24 ottobre è stato  effettuato un volantinaggio contro i finanziamenti del comune, della provincia e della regione per la manifestazione "Ivrea la gaia"(manifestazione Gay di 7 giorni).
        

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LOTTA STUDENTESCA OCCUPA ISTITUTO


Questa mattina i militanti di Lotta Studentesca, movimento giovanile di Forza Nuova, hanno occupato l'Istituto Tecnico Commerciale "Riccati " di Treviso. Con loro decine di studenti.
Si accende con Lotta Studentesca la protesta, fino ad ora un po' defilata, in veneto.
"Occupiamo per essere ascoltati dal Ministro Gelmini, che tutt'ora rifiuta un dfialogo vero con noi giovani. La Gelmini non faccia come le tre scimiette, deve accettare che il mondo della scuola rifiuti il suo decreto truffa. Noi studenti siamo forti perchè siamo uniti.":afferma Giovanni Glanello di Lotta Studentesca.
L'occupazione proseguirà ad oltranza, e vedrà lo svolgersi di numerose iniziative di socializzazione tra gli studenti e di confronto sulla riforma e sulle proposte dei giovani.
In questo momento, i giovani dell'istituto trevigiano sono riuniti in assemblea nell'aula Magna.

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PER PROTESTARE CONTRO la RIFORMA GELMINI

Oggi, 23 ottobre, nell’anniversario delle grandi manifestazioni studentesche di Budapest del 1956, i militanti di Lotta Studentesca hanno occupato il liceo scientifico Malpighi di Roma per protestare contro la riforma Gelmini che sta assestando il colpo ferale al sistema scolastico italiano.
Gli occupanti intendono autogestire l’istituto con varie attività formative quali conferenze, presentazione di libri e cineforum, ma al centro del dibattito resta l’opposizione alla riforma proposta dal governo Berlusconi.
A proposito delle vergognose affermazioni di quest’ultimo circa l’uso della polizia contro noi manifestanti per sgomberare le scuole, ci limitiamo a dire: “ce ne freghiamo!” L’occupazione e la mobilitazione degli studenti proseguirà fino al ritiro del decreto ed alla costituzione di un tavolo di confronto fra governo e studenti.

----------------------------------------------------------------------------------------------------       LOTTA STUDENTESCA GUIDA L'AUTOGESTIONE DELL' ISTITUTO NAUTICO "GIOENI TRABIA" A PALERMO, PER PROTESTARE CONTRO IL DL GELMINI

Lotta Studentesca di Palermo rende noto che i propri militanti guidano la protesta contro il DL Gelmini all'Istituto Nautico di Palermo, da oggi in autogestione. Gli studenti intendono autogestire l'istituto con varie attività formative quali conferenze, presentazione di libri e cineforum, ma al centro del dibattito resta l'opposizione alla riforma proposta dal governo Berlusconi che vuole assestare il colpo di grazia a ciò che resta della scuola pubblica in Italia.
La mobilitazione degli studenti proseguirà fino al ritiro del decreto ed alla costituzione di un tavolo di confronto fra governo e studenti.

LS Palermo

 

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Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 23:54

Successo pieno della manifestazione contro Equitalia a Napoli

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OLTRE MILLE PERSONE HANNO PARTECIPATO ALLA MOBILITAZIONE DI PROTESTA POPOLARE INDETTA A NAPOLI CONTRO GLI STROZZINI E USURAI LEGALIZZATI DI EQUITALIA - GESTLINE IN VIA BRACCO A NAPOLI, AL GRIDO BASTA CARTELLE PAZZE E CHIUDIAMO I COVI DELL’USURA, CHIAMATI IN PIAZZA CON MIGLIA DI MANIFESTI AFFISSI A NAPOLI E PROVINCIA E VOLANTINAGGI EFFETTUATI IN DIVERSE PIAZZE E STRADE PRINCIPALI DELLA CITTA’DALLE ASSOCIAZIONI VENTO DEL SUD,RAFFAELE BRUNO, AZIONE POPOLARE,PIETRO GOLIA, CITTADINO NUOVO, ANTONIO DEL PIANO E DISOCCUPATI NAPOLETANI GENNARO NATALE. PRESTO SARA’ RESO PUBBLICO IL CONSIGLIO D’AMMINISTRAZIONE DI EQUITALIA E I NOMI DEI NEO ASSUNTI CLIENTELARMENTE NELL’ENTE PER CHIAMATA DIRETTA.

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 23:49

Campo della Memoria, 2 novembre 2008

image00115.jpgCimitero di guerra della Repubblica Sociale Italiana (1943-1945)
La S.V. è invitata a partecipare alla Solenne cerimonia in onore di tutti i Caduti della Repubblica Sociale Italiana che si terrà DOMENICA 2 NOVEMBRE 2008
PROGRAMMA
ore 10:00
Santa Messa di San Pio V
ore 11:00
Onori ai Caduti
Il Campo della Memoria di Nettuno (Roma) si trova in Via Rocca Priora (traversa di Via dei Frati), facilmente raggiungibile dalla SS 148 Pontina (uscita Campoverde nord – Nettuno).
Basco militare e decorazioni per chi ne ha diritto.
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 23:48

Strage di Bologna, appena conclusa l’audizione di Cossiga

008-cossiga.jpgRoma, 31 ott. - E’ durata circa tre ore l’audizione del senatore Francesco Cossiga, sentito a Roma dal pm di Bologna Paolo Giovagnoli nell’ambito dell’indagine sulla strage alla stazione del 2 agosto del 1980. L’ex presidente della Repubblica era stato convocato come persona informata sui fatti dopo un’intervista rilasciata l’estate scorsa a un quotidiano. (AGI)
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ROMA/BOLOGNA (Reuters) - Il senatore a vita Francesco Cossiga oggi è stato sentito per circa tre ore a Roma dal magistrato titolare di un fascicolo sulla strage di Bologna aperto nel 2005 in cui si ipotizza una matrice mediorientale.
Lo riferiscono fonti giudiziarie.
Nel 2005 la Procura di Bologna aprì un fascicolo contro ignoti, affidato al magistrato Paolo Giovagnoli che oggi ha sentito Cossiga, sulla base di elementi raccolti dalla Commissione parlamentare Mitrokhin, in particolare la presenza nel capoluogo emiliano il 1 agosto 1980 - vigilia della strage - di Thomas Kram, militante di un gruppo eversivo tedesco.
l fascicolo riguarda la cosiddetta pista palestinese, secondo la quale a provocare la strage sarebbero stati militanti palestinesi che avrebbero fatto saltare in aria l’esplosivo - forse per sbaglio - durante il trasporto, mentre si trovavano alla stazione di Bologna.
Una versione sostenuta da Cossiga, anche nel corso di un’intervista rilasciata lo scorso 8 luglio al Corriere della Sera, in cui l’ex presidente della Repubblica parlava del “lodo Moro”, l’accordo tra militanti palestinesi e governo italiano per evitare che l’Italia fosse coinvolta in attentati terroristici.
Nel corso dell’interrogatorio odierno, Cossiga ha confermato la propria versione, negando però di aver detto in passato che a parlargli della pista araba sarebbero stati i carabinieri.

Il 2 agosto 1980 morirono alla stazione di Bologna 85 persone e ne restarono ferite altre 200. Per la strage sono stati condannati all’ergastolo i terroristi neri Francesca Mambro e Valerio Fioravanti.

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 23:30

Freud, la psicanalisi, la cabala ed il B’nai B’rith

freud-reading.jpgTratto da Disinformazione: “Venerabile Gran Presidente, distinti Presidenti, cari Fratelli. grazie per gli onori che mi avete tributato oggi! Voi sapete perché non posso rispondere a viva voce. Voi avete inteso uno dei miei amici e discepoli parlare dei miei lavori scientifici, ma il giudizio è difficile e forse per molto tempo ancora non formulabile con certezza assoluta. Permettetemi un’aggiunta al discorso di quel Fratello, che è anche mio amico e un medico attento (Dottor Hitschmann). Vorrei comunicarvi brevemente come sono divenuto un Fratello del B’nai B’rith e cosa ho cercato in voi. E’ avvenuto negli anni successivi al 1895, quando due forti sentimenti si combinarono in me per determinare lo stesso effetto. Da una parte avevo acquisito le prime scoperte sulla profondità della vita sensuale dell’uomo ed avevo visto numerosi elementi che potevano essere deludenti, che potevano addirittura spaventare molti al primo approccio. D’altra parte, la pubblicazione delle mie spiacevoli ricerche ebbe come effetto la perdita della maggior parte delle mie relazioni personali; mi sentivo messo al bando, evitato da tutti. In questa solitudine si svegliò in me il desiderio di frequentare una cerchia di uomini scelti e d’intelligenza superiore, che mi potessero accogliere amichevolmente, a dispetto della mia temerarietà. La vostra associazione mi è stata presentata come quella nella quale si trovavano uomini siffatti.

Il fatto che voi foste ebrei non poteva che essermi gradito, dal momento che pure io lo sono, e il negarlo mi è sempre parso non solo indegno ma pure insensato. Devo ammettere che quello che mi legava al giudaismo non era la fede, dal momento che sono sempre stato un agnostico (sono cresciuto senza religione, anche se non senza rispetto delle ragioni etiche della natura umana). Quale che sia il mio orgoglio nazionale, mi sono sforzato di sopprimerlo considerandolo disastroso e parziale, reso inquieto e attento all’esempio di ciò che l’orgoglio nazionale ha portato ai paesi nei quali vivono gli ebrei.

Ma vi erano altre cose che rendevano irresistibile l’attrazione verso il giudaismo e gli ebrei: molte forze di sentimenti oscuri, tanto più potenti in quanto non riducibili a parole, come la limpida coscienza dell’identità interiore, della struttura spirituale simile. Inoltre mi convinsi ben presto che dovevo solo alla mia natura di ebreo le due qualità che mi erano diventate indispensabili nel corso della mia vita difficile. Essendo ebreo mi trovavo libero da molti di quel pregiudizi che limitano gli altri uomini nell’uso del proprio intelletto e, in quanto ebreo, mi trovavo pronto a passare all’opposizione e a rinunciare a un accordo con la “maggioranza silenziosa”.
Così divenni uno dei vostri; partecipai ai vostri interessi umanitari e nazionali, mi feci degli amici tra di voi e in seguito convinsi i pochi amici che mi restavano (il Dr. Hitschmarm e il Dr. Rie) ad associarsi a voi. Non è che volessi conquistarvi ai miei insegnamenti, ma in un’epoca in cui in Europa nessuno mi ascoltava, voi mi accordaste una benevola attenzione. Voi foste il mio primo uditorio.

Dopo la mia adesione, durante i primi due terzi di tale periodo, fui assiduo alle vostre riunioni e ne trassi un incoraggiamento a frequentarvi. Oggi siete stati tanto amabili da non rimproverarmi di essere stato lontano durante l’ultimo terzo di questo tempo. Il lavoro mi ha sommerso, non riuscivo a prolungare la giornata per venire alla riunione; il corpo stesso, più tardi, rifiutò di ritardare i pasti. Alla fine vennero gli anni della malattia che ancora oggi mi impediscono di essere con voi.
Non so se sono un vero Figlio dell’Alleanza, nel senso che voi intendete. Ne ho quasi dubitato, nel mio caso erano troppe le resistenze. Ma vi posso assicurare che avete significato molto per me, che avete realizzato molto negli anni in cui vi ho frequentato. Ricevete dunque, per ieri come per oggi, il mio più caloroso grazie.
Vostro, Sigmund Freud”.

Il B’nai B’rith, primo uditorio di Freud
Sigmund Freud era ammalato e, impossibilitato a muoversi, il discorso fu letto da suo fratello, Alexandre Freud, nel corso della festa data in suo onore dal B’nai B’rith in occasione del suo settantesimo compleanno. Il fondatore della psicanalisi era infatti membro della Loggia del B’nai B’rith di Vienna, suo elemento essenziale dunque, come vedremo, e tuttavia totalmente misconosciuto. Dai documenti che abbiamo potuto consultare, pare che il B’nai B’rith abbia ricevuto da Freud un apporto essenziale sia nella creazione del gruppo psicanalitico che nel suo sviluppo mondiale. Appena un anno dopo la fondazione della Loggia Vienna del B’nai B’rith di Vienna, Freud, che aveva allora quarantuno anni ed era professore della facoltà di neuropatologia, fu iniziato “nella comunità fraterna” il 23 settembre 1897. In quell’anno Freud era ancora ai primi timidi inizi delle sue ricerche, avendo appena incominciato a sviluppare le sue teorie sulla psicanalisi, teorie che avevano poco eco e considerazione nella scuola di medicina dell’epoca. Gli argomenti usati contro Freud derivavano in parte dall’ostilità della Scuola medica viennese, ultra conservatrice, a qualunque novità ed in parte dall’origine ebraica dello stesso Freud che ha certamente giocato un ruolo nella resistenza e nel rifiuto del suo insegnamento.

Nato il 6 maggio 1856 a Freiburg (Moravia), Freud venne bambino a Vienna dove effettuò i suoi sei anni di liceo come “primus” (premio d’onore). Entrato all’università nel 1875 all’età di diciassette anni, dal 1876 al 1892 lavorò all’Istituto psicologico di Brucke. Avendo ottenuto il dottorato in medicina universitaria nel 1881, divenne professore incaricato di neuropatologia nel 1885 (a ventinove anni), prima di partire per Parigi, con il Professor Charcot, e poi per Berlino con il Professor Baginsky e prima di ritornare a Vienna, dove lavorò all’Istituto del Professor Kassowitz. Nel frattempo, nel 1886, si era sposato. Nel 1891 Freud pubblicò il suo libro sulle paralisi cerebrali dei bambini, con la collaborazione del Dr. Oskar Rie che diventerà lui pure un B’nai B’rith.
Nel 1895 cominciarono ad apparire i suoi primi studi e le prime pubblicazioni in collaborazione con il Dr. Josef Breuer. Nello stesso anno apparvero i suoi primi studi sull’isteria.

Freud fu cooptato dal Fratello Edmund Kolin, con il quale aveva avuto discussioni all’atto della creazione della Loggia Vienna. Il 7 dicembre 1897 pronunciò la sua prima allocuzione non, come avrebbe voluto la tradizione, sulle sue “impressioni d’iniziazione”, ma sull’interpretazione dei sogni, lavoro psicanalitico che sarebbe continuato in seguito. Edmund Kolin riporta: “Dal principio alla fine tutti furono presi da una particolare attenzione alle parole di Freud che ci spiegava i risultati dei suoi studi in quel momento, non solo in maniera elaborata, ma in modo che tutti potessero capire. Dal momento che Freud è un ebreo coscienzioso, si è messo, fin dal primo giorno, a completo servizio della loggia. (…) La sua parola piacevole, il suo modo di esporre con chiarezza anche i temi più difficili, la sua immensa cultura generale e - last but not least - il tema stesso della conferenza, gli valsero il consenso generale. Freud è, si può dire, un fanatico della verità. Egli si sforza di essere totalmente vero, verso se stesso e verso gli altri. à quindi naturale che una sua conferenza fosse sempre una festa per la Loggia e che applausi tumultuosi, che non accennavano a finire, gli esprimessero la venerazione, l’amore e la riconoscenza dei Fratelli”. Questo intervento sull’interpretazione dei sogni è essenziale: si tratta della prima presentazione conosciuta, davanti a un pubblico scelto, del fondamento della psicanalisi, lo svelamento della “chiave dei sogni”, tema caro alla Càbala come vedremo più avanti.

Nel 1926 il B’nai B’rith si fece vanto dell’appartenenza di Freud all’ordine dopo che questi aveva ammesso la sua affiliazione in forma quasi pubblica: “Le dottrine psicologiche stabilite da Freud sono state proclamate per la prima volta davanti a un uditorio del B’nai B’rith”. Oggi sappiamo che Freud ha appartenuto all’Ordine per quattro decenni e che per lunghi anni ha partecipato “in modo molto attivo alla vita delle logge”. Nei primi dieci anni non perse praticamente mai una riunione, partecipando attivamente ai lavori e alle discussioni del Comitato della Loggia (la sua struttura direttiva). Per lunghi anni appartenne al Comitato degli interessi intellettuali della Loggia e ne fu anche presidente, così come al Comitato della Pace e al Comitato per le Ricerche. Ogni anno pronunciava almeno un discorso su di un soggetto specifico. In seguito alla sua malattia e divenuto nel frattempo mondialmente celebre, gli divenne più difficile rimanere altrettanto attivo come nei primi anni della sua adesione. Tuttavia, nel 1928, dopo undici anni d’assenza, Freud si presentò di nuovo alla tribuna della loggia. La sua conferenza, come testimoniano gli atti, verteva su La superstizione presso gli ebrei. Disgraziatamente il testo non è stato conservato, così pure come i precedenti. Si sa tuttavia che la maggior parte di essi fu “riciclata” negli ulteriori libri di Freud (4). Se ne conservano però i titoli. Essi vertono per esempio su La vita spirituale del bambino (1900), Fecondità di Zola (1900), Finalità e mezzi dell’Ordine del B’nai B’rith (1901), La situazione della donna nell’ambito della nostra vita di loggia (1902), Hammourabi (1904), La Psicologia al servizio del Diritto (1907), Il battesimo dei bambini (1908), Il problema di Amleto (1911), Cos’è la psicanalisi? (1911), Noi e la morte (1915), La Révolte des anges (in francese nel testo, 1916), Fantasia e arte (1917).

In seguito, il B’nai B’rith di Vienna non cesserà mai di sostenere l’opera del suo illustre membro come testimonia lo stesso Ordine: “Dopo che, alla fine della seconda guerra mondiale, nel 1945, la vita ebraica si riorganizzò a Vienna, il B’nai B’rith fu riattivato nel 1960 con la Loggia Zwi Peretz Chajes. Ci si accorse con dolore che il pensiero del grande Fratello B’nai B’rith Freud era quasi completamente dimenticato a casa sua, nella sua città. La sua eredità era conservata solo dalla piccola cerchia degli psicanalisti dell’Associazione psicanalitica Viennese. Ecco perché il B’nai B’rith si assunse l’onere di rendere possibile la rinascita di Freud in Austria, dato che, per noi, Freud non è solo un grande ricercatore ma anche l’ebreo che, lontano da ogni legame confessionale e anche in conflitto con ogni religiosità, è stato comunque un ebreo cosciente e fu un fiero B’nai B’rith”. Il Presidente dell’Ordine del B’nai B’rith, il Dr. William Wexler, accompagnato dal Presidente per l’Europa del B’nai B’rith, George Bloch, dal Dr. E. L. Elirlich dal Dr. Herz, furono invitati due volte dal governo austriaco per fissare le modalità della creazione di una società Sigmund Freud. 1 “numerosi sforzi del Fratello Otto Herzt” permisero di conseguire un successo definitivo nel 1969: la fondazione, a Vienna, della succitata associazione presieduta dall’austro-americano Frederick Haker, lui pure fratello del B’nai B’rith. La società guadagnò alla propria causa la figlia di Freud, Anna, che viveva a Londra. Nulla fu trascurato, il B’nai B’rith viennese restaurò pure la tomba dei genitori di Freud al cimitero centrale di Vienna. Fu allora che Anna Freud soggiornò a Vienna, nel giugno 1971, in occasione del Congresso mondiale di psicanalisi, nel corso del quale fu lanciata ufficialmente la Società Sigmund Freud, nella Berggasse. La figlia di Freud offrii una parte della biblioteca personale del padre e degli oggetti personali in suo possesso. Si recò pure alla sede del B’nai B’rith per tenere una conferenza. Il 17 marzo 1975, durante una seduta generale, il B’nai B’rith fu proclamato ufficialmente membro della Società Sigmund Freud. Il fine era raggiunto: “Quando si dice Vienna, si pensa automaticamente a Freud”. E curioso notare che Freud abitava al n’ 6 della Berggasse mentre al n’ 19 abitava Theodore Herzl, il padre del sionismo (che fu difeso dal B’nai B’rith). Freud era al corrente di tutte le tesi sioniste, e le appoggiava, come risulta dalla lettera che inviò per un rendiconto, nel settembre 1902 insieme al suo libro L’interprétation des réves, a Herzl, incaricato della rubrica letteraria della Neue Fraie Presse.

Nel 1925 Freud doveva inviare ugualmente un esemplare stampato a parte della sua autobiografia a Lord Balfour, in seguito al suo discorso in occasione dell’inaugurazione dell’Università di Gerusalemme. Da allora. sarà regolarmente in contatto con diverse organizzazioni sioniste come la Karen Ha-Yesod o la Kadima , di cui suo figlio Martin sarà membro. Sigmund Freud stesso ne diverrà membro onorario nel 1936. 1 suoi figli saranno profondamente sionisti: il figlio Ernst Freud, divenuto architetto, andrà in Palestina nel 1927 per costruirvi la casa di Haim Weizmann. Nel 1924 un primo psicanalista, Moshe Har-Even, s’installa a Tel-Aviv. Nel 1933 si crea la prima società psicanalitica della Palestina, con Max Eitingon, intimo di Freud, che a partire dal 1926 presiederà la prestigiosa Associazione internazionale di psicanalisi. Uomo dalla doppia vita. Max Eitingon era contemporaneamente una spia al servizio della G.P.U., la polizia segreta sovietica. Nato in Russia nel 1891, era in effetti fratello di Leonid Kotov, alto responsabile del GPU, meglio noto col nome di generale Kotov. Ivitato da Stalin, lo stesso Kotov si recherà in Messico dove, divenuto l’amante di Carridal Mercader, ne arruolerà il figlio Ramon che sarà l’assassino di Trotski!

La psicanalisi, ultima trasformazione della cabala ebraica?
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 23:29

giovedì, 30.10.08

Domani migliaia di napoletani in piazza contro la pressione fiscale

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VENERDI 31 OTTOBRE, ALLE ORE 11,00, AVRA’ LUOGO UNA MANIFESTAZIONE POPOLARE DI PROTESTA SOTTO LA SEDE DELLA GESTLINE - EQUITALIA POLIS, IN VIA BRACCO A NAPOLI, CON VOLANTINAGGIO, MEGAFONAGGIO ED ESPOSIZIONE DI TABELLONI, CONTRO LA PRESSIONE FISCALE E I SOPRUSI INFLITTI DA QUESTA ORGANIZZAZIONE USURAIA AI CITTADINI DI NAPOLI E PROVINCIA. INTERVENGONO: PIETRO GOLIA (AZIONE POPOLARE; RAFFAELE BRUNO (VENTO DEL SUD); ANTONIO DEL PIANO (CITTADINO NUOVO); GENNARO NATALE (DISOCCUPATI NAPOLETANI).
LA STAMPA E I CITTADINI ARRABBIATI SONO INVITATI A PARTECIPARE
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:10

Casapound e Blocco Studentesco provincia di Frosinone per il sociale

locandina_volontariato1.jpg
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:09

Linea Mercuzio e Dinamo in piazza a Catania

manifestazione04.jpgStamani Linea Mercuzio e Dinamo sono scesi in piazza a Catania, al fianco degli studenti medi e universitari, contro il tentativo di trasformare le Università in fondazioni e i tagli alla Scuola pubblica.
“Ci siamo posti alla testa di un secondo corteo distinto da quello indetto dai sindacati –dichiarano i responsabili di Linea Mercuzio e Dinamo- con uno striscione non firmato arrecante la scritta: Né fondazioni, né baronie. Per l’eccellenza sempre”. Lo scopo è stato raggruppare tutti gli studenti che non si riconoscono nei partiti e che guardano con sospetto alle strumentalizzazioni politiche. “Il corteo è stato pacifico, ordinato e colorato dai soli tricolori –aggiungono i responsabili- , senza alcuna bandiera o simbolo di partiti.” I 5000 studenti hanno scandito per tutto il corteo: né partiti, né sindacati. Il corteo si è sciolto autonomamente dopo due ore dalla partenza per sancire definitivamente le distanze dal corteo sindacale, risultato sbilanciato su posizioni eccessivamente “ideologizzate”.
“Ai sindacati contestiamo –afferma Fernando Adonia- di gestire una contestazione che non è finalizzata al bene della Scuola pubblica e dell’Università di Stato, ma alla difesa dei privilegi della casta docente, responsabile principale dello sfascio attuale . Siamo convinti –continua il portavoce di Linea Mercuzio- che difendere gli interessi delle baronie é pericolo tanto quanto la trasformazione degli atenei in fondazioni di diritto privato”. “Crediamo che Scuola e Università debbano ripartire dal Merito –ha dichiarato Francesco Chittari di Dinamo- nessun nepotismo. Bisogna ripartire da un nuovo piano d’edilizia: più classi, più palestre, più scuole. Bisogna combattere gli sprechi –continua Chittari- bisogna tornare ad un sistema formativo che metta al centro lo studente, in quanto persona che vuole acquisire scienza e maturità civica”. “Al momento –riprende Adonia- crediamo che lo sforzo dei sindacati e delle aggregazioni di sinistra (parlamentare e non) siano rivolti alla sola difesa dello status quo attuale: ciò è inaccettabile”.
Tra i due cortei non si sono registrati atti significativi di tensione. “I fatti come quelli di ieri a Roma -concludono i responsabili- non si devono ripetere mai più. Rimaniamo sgomenti nell’apprendere che una forza non appartenente al Movimento Studentesco, abbia aggredito degli studenti medi intenti a mandare avanti una protesta che valicasse la dicitura destra/sinistra. Esprimiamo solidarietà al Blocco Studentesco, facendo nostro il loro slogan, scandito da noi oggi: Né rossi, Né neri, ma liberi pensieri”.
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:09

Dove volano gli avvoltoi

7657_cossiga2.jpgIl presidente Cossiga lo aveva annunciato e noi lo avevamo segnalato e commentato su questo blog: per colpire la protesta dei giovani occorreva togliere poliziotti e carabinieri dalle università e riempire di infiltrati e provocatori il Movimento degli studenti in modo da scatenare violenza e disordini nelle città interessate dalla protesta. Immediatamente dopo, però, sarebbe dovuta scattare la repressione più feroce, e insieme ai cellulari dei carabinieri si sarebbero dovute sentire solo le sirene delle autoambulanze.
E’ quello che è puntualmente accaduto ieri a Piazza Navona grazie ai soliti patetici zombi di Romero travestiti da studenti antifascisti: l’aggressione infame ai danni di Blocco Studentesco provoca tutto il nostro sdegno. Oggi la massima solidarietà va ai giovani camerati del Blocco selvaggiamente attaccati da cinquantenni veterocomunisti. Giovani col volto scoperto che in inferiorità numerica hanno fronteggiato le aggressioni degli zombi scatenati davanti e delle guardie sopraggiunte da dietro. Il comportamento esemplare dei camerati romani che fino all’ultimo hanno rifiutato di cadere nella trappola tesa loro dai nostalgici di una certa sinistra intollerante è di monito per tutti noi, e noi mandiamo un saluto ai ragazzi feriti dagli zombi, fermati e arrestati dalla tanto auspicata polizia di Berlusconi per avere difeso con onore liberi pensieri e dignità di essere.
I patetici signorini di antifa e centri sociali, come al solito dotati di una fantasia smisurata pari solo alla volgarità delle loro menzogne, sono in un primo tempo riusciti a far ricadere le colpe delle violenze di Piazza Navona su Blocco Studentesco, con la consueta complicità di giornalisti e gazzettieri di regime.
Fortunatamente anche in questo caso, come nei fatti della Sapienza di quest’estate, sono emersi video che dimostrano senza possibilità di dubbio alcuno la verità dei fatti e che inchiodano alla gogna mediatica i veri e unici provocatori di ieri e di oggi, la solita teppa arrogante al soldo del regime: la polizia del pensiero in servizio permanente antifascista.
Tutti gli studenti in questo momento devono respingere i tentativi di spaccatura del Movimento portati avanti dai nostalgici della cortina di ferro e dai deputati che finanziano le loro violenze per tentare di egemonizzare la spontanea e pacifica protesta contro la legge Gelmini, in difesa di studenti e lavoratori.
Di Mario Cecere, on line su: http://www.controventopg.splinder.com
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:08

Roma - Scontri Piazza Navona parte 2

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:45

La Voce Nazionale diventa il blog della Fiamma Tricolore di Venezia

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Lo annuncia il direttore Roberto Quintavalle.
Il blog si pone come obiettivo l’aggiornamento e l’informazione delle denuncie, delle proposte e delle iniziative provinciali promosse della Fiamma Tricolore della Federazione di Venezia in funzione della partecipazione, con una propria lista, alle elezioni amministrative provinciali del 2009.
Consultate, inscrivetevi e fate le vostre domande all’indirizzo:
www.vocenazionale.splinder.com
E.mail : vocenazionale@libero.it
fiammavenezia@libero.it

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 20:30

Palermo, manifesti di Azione Universitaria contro il Rettore Silvestri

aum.jpgIn queste ore i militanti di Azione Universitaria stanno attaccando sui muri della città e davanti le facoltà dell’ateneo di Palermo dei manifesti goliardici sul Magnifico Rettore Giuseppe Silvestri. Con questi manifesti Azione Universitaria ribadisce la palese strumentalizzazione di questa contestazione che vede la casta dei docenti impegnata a fomentare gli studenti per difendere i suoi privilegi. A suscitare la protesta di Azione Universitaria gli interventi di Silvestri alle assemblee e alle manifestazioni studentesche.
“Dopo averlo visto nei giorni scorsi a fomentare le folle contro il governo – dichiara Giammaria Saitta Presidente Provinciale di AU – non potevamo tacere sulle sue responsabilità. Durante il suo Rettorato abbiamo assistito alla moltiplicazione di cattedre e corsi di laurea; non ha fatto nulla per chiudere i poli decentrati poco sfruttati dagli studenti; l’anno scorso ha aumentato le tasse; il sistema informatico dell’Università di Palermo è un grande bluff; non sono stati aumentati i servizi agli studenti. Con questi manifesti salutiamo a modo nostro un Rettore che abbiamo sempre contestato per la gestione fallimentare dell’ateneo. Silvestri inoltre ha concluso il suo mandato con un suo intervento sull’inchiesta su parentopoli all’università di Palermo del quotidiano La Repubblica, nel quale minimizzava la vergogna dell’occupazione baronale e sistematica delle cattedre. Ci auguriamo che con il prossimo Rettore si avvii un nuovo corso per l’ateneo palermitano”.
L’ufficio stampa
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 20:29

La Fiamma Tricolore manifesta contro la persecuzione dei cristiani in India

manifestoindia.jpgRoma - Venerdi 31 Ottobre 2008 dalle ore 18.00 alle ore 19.30 di fronte all’Ambasciata dell’India presso lo Stato Italiano, via xx settembre,5 Roma - Fiaccolata di protesta contro la persecuzione dei cristiani in India.
Non ci sono interessi commerciali (o d’altro tipo) che possano giustificare il silenzio della politica e delle istituzioni. PARTECIPATE!
——-
Interrogazione dell’On. Luca Romagnoli alla Commissione Europea:
ROMAGNOLI (FT): PROTEZIONE DEI CRISTIANI NEL MONDO, UN OBBLIGO DISATTESO ANCHE DALL’UE- Interrogazione urgente a Sarkozy e Barroso per sanzioni all’India -
Nel corso delle ultime settimane ripetuti e gravissimi attacchi si sono succeduti e si succedono ai danni delle minoranze cristiane in India. Il governo di Nuova Delhi risulta essere incapace o non intende garantire i diritti delle minoranze religiose ed in particolare della comunità cristiana e questo oltre ad essere indecoroso rappresenta un fortissimo motivo di allarme.
Si domanda a tal proposito quali iniziative il Consiglio/La Commissione intende intraprendere per porre fine a tale situazione?
Non ritiene, infatti, sia il caso di tutelare in modo vigoroso ed efficace la comunità cristiana, esposta a continui attacchi rispetto ai quali l’Europa deve levare alta e forte la propria voce, magari minacciando o predisponendo sanzioni o almeno adottando passi diplomatici formali ineccepibili e annunciando sanzioni?
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 20:03

Il “Movimento RES” non aderisce allo sciopero di oggi

res1.jpgSiamo favorevoli al progetto di riforma che la Gelmini sta portando avanti, ma quello che è successo ieri è inaccettabile e da condannare
Oggi il Movimento RES (Roma Europa Sociale) e il suo movimento studentesco “Romana Mente” non parteciperanno allo sciopero generale della scuola indetto da tutti i movimenti studenteschi.
“E’ in atto una massiccia campagna di disinformazione e strumentalizzazione intorno al decreto Gelmini e alla legge 133, gli episodi di ieri a Piazza Navona non fanno altro che confermare questa tesi” – così dichiara in una nota il portavoce del Movimento Res, Giovanni Picone.
“Tuttavia, pur essendo favorevoli alla riforma scolastica, condanniamo fermamente la vile aggressione subita dai ragazzi del Blocco Studentesco, come documentato da alcuni video apparsi oggi su you tube, a cui esprimiamo la nostra piena solidarietà.”
“Ci chiediamo – prosegue la nota - se i ragazzi che ieri hanno attaccato il gruppo del BS, abbiano letto Voltaire ricordando, magari, la sua frase più celebre: “Non condivido la tua idea ma darei la vita affinché tu la possa esprimere”.
“Crediamo – dichiara il portavoce- che sia un fatto estremamente grave negare la libertà di manifestare a chi rappresenta un diverso schieramento politico, ma combatte per gli stessi fini.
La sinistra grida tanto al regime, ma è lei la prima che non tollera atteggiamenti diversi dal suo.
Pensiamo che ieri all’interno dei collettivi di sinistra, sia prevalso il ricordo e la voglia di ripetere scene degne di altri tempi, lottando per pretendere l’esclusività della manifestazione e gridando all’anti-fascismo”
“Noi – conclude il Movimento RES - siamo stanchi del popolo dei no e crediamo nell’indispensabilità di un’azione riformatrice, per questo scenderemo in piazza il 14 Novembre a fianco di Area Identitaria Romana, per portare la nostra solidarietà al Ministro Gelmini, pronti a sostenere questo necessario cambiamento”
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 20:03

Castellino (AN - A.I.R.): il 14 novembre Gelmini Day

image00114.jpg“Non esiste solo la gioventù al soldo del PD, baroni e Cgil, in Italia c’è un’altra gioventù, ignorata dall’informazione sessantottina, che vince e si afferma nelle scuole, nelle piazze e nelle urne. La gioventù protagonista del cambiamento, il locomotore della nuova Italia, che il 14 novembre manifesterà sotto il Ministero della Pubblica Istruzione a favore della Gelmini. Sarà un Gelmini day, un altro passo verso la nuova contestazione inversa ed opposta al 68”. Queste le parole di Giuliano Castellino portavoce dei circoli Area Identitaria di An che ha aggiunto: “Il 14 novembre sarà una grande mobilitazione. Daremo voce alla nuova Italia che sta nascendo e che sta riportando Identità, Merito e Valore al centro della comunità nazionale. Oggi la vera Rivoluzione passa attraverso l’azione di governo, mentre la reazione la troviamo nel baronato, nel sindacato e nell’opposizione che stanno strumentalizzando giovani e studenti”. Ha concluso Castellino: “Ci appelliamo alle figure istituzionali del Pdl e al mondo dell’intellettualismo libero affinchè sostengono la nostra campagna contro il 68. Abbiamo liberato governo e Campidoglio dal potere comunista, oggi dobbiamo liberare cultura, Scuola e mondo giovanile dalla dittatura sessantottina”. (www.areaidentitaria.org)
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 20:02

Intervista ad Anna K. Valerio (dal bimestrale ‘Storia-Verità’, ultimo numero)

img_6268.JPGAnna K. Valerio, dirige la collana delle Edizioni di Ar: “Le librette di controra”; per le Edizioni di Ar, ha pubblicato: Per grazia, con grazia. Nietzsche: una forma di lettura; ha curato la postfazione - “L’ora del lupo” - al libro di Leon Degrelle: Militia; ha curato con Franco G. Freda la versione italiana del libro di Friedrich Nietzsche, L’anticristiano. Imprecazione sul cristianesimo; ha partecipato con un suo saggio - ‘Nella (nulla ) quaestio’ al libro a più mani: Il gentil seme. L’idea di Europa: radici e innesti; per il volume di Cristoforo Andreoli, La politica totale di Pitagora, ha curato la versione italiana (con il testo greco a fronte) dei Versi Aurei pitagorei, e lo scritto “Una chiamata per anime di vetta” sulla ‘vocazione’ pitagorica; per il volume di Chiara Stellati Una ideologia dell’Origine. Franco Freda e la Controdecadenza. ha curato la prefazione, dal titolo: “La misteriosa audacia del radicalismo”; per il volume Lo stile eroico. L’eroismo in Giappone, ha curato la postfazione, dal titolo: “Grazia e sangue”; ha partecipato con il suo saggio: “Coniunctio oppositorum”, alla nuova edizione del volume di Drieu La Rochelle L’agente doppio; ha curato la raccolta degli scritti di Julius Evola apparsi nel periodico ‘Il Conciliatore’, dal titolo: I testi de ‘Il Conciliatore’.
Intervista ad Anna K. Valerio (dal bimestrale ‘Storia-Verità’, ultimo numero)
1. Nell’ambito delle parole che girano attorno all’amore c’è una gran confusione. Tu che sei una filologa classica, aiutaci a fare un po’ di chiarezza. Come definiresti e distingueresti innamoramento, amore, passione ed eros? Ma, di più, come li relazioneresti?

Io sono una totalitaria, una ‘monista’, prima – e molto più - che una filologa. Non so immaginare un amore che non sia insieme passione, innamoramento, eros, incanto, destino, liturgia, inno (durasse il tempo di uno sguardo, di un bacio, di un minuto o di millenni).

2. La nostra è una rivista di storia. Secondo te, cosa vuol dire occuparsi di storia? E’ possibile scrivere la storia? Che tipo di presunzione di verità è possibile per lo storico? Quali i punti di partenza, gli approdi possibili, i limiti invalicabili del mestiere di storico?

Ammiro la vostra pazienza, la vostra minuziosa attenzione al dettaglio e all’insieme dei dettagli, ammiro perfino la vostra presunzione di verità (che pure ritengo fragilissima), ammiro la gravitas, la precisione, la compostezza, il rigore dello studioso di buona volontà. Ma la passione della storia – insieme a quella del gioco degli scacchi e della scienza razionalistica - è credo l’ultima che potrebbe capitarmi di accarezzare nella mia esistenza. Di mese in mese vado dimenticando volti e misure della storia senza rimpianto, e rileggo invece sempre gli stessi libri ‘inutili’, cercando il vaticinio in un aggettivo. Cercando il vaticinio – non la deduzione.

3. Noi, è vero, ci occupiamo di storia. Ma, oltre a chi scrive la storia, c’è chi la storia la fa. Cosa vuol dire fare la storia, esserne protagonista? Tu ti consideri una che sta facendo la storia?

Amerei essere tra quelli che la disfano, che tendono “un agguato alla storia” (magnifica formula di Giovanni Damiano). Non vedo alcun prestigio nella storia, alcun vanto nell’esserne motori (tanto più oggi, in questo panorama!). La storia è fatta dai molti (dai troppi), dalle grandi quantità, dalle masse, dai bisogni e dai bisognosi. E’ l’esito del ritmo di transumanza (da una regione all’altra come da un’ideologia all’altra) delle mandrie accalcate e accaldate. La perfezione è nell’estasi, non nell’esserci (e tantomeno nell’esserci-stati). E’ nell’attimo ‘miracoloso’ in cui i vincoli delle scansioni si sciolgono di fronte allo spettacolo di una suprema bellezza. Ci sono istanti di persuasione in cui la storia, le storie, si rivelano per ciò che sono: sprechi di tempo. Andare incontro alla bellezza che sfugge ai condizionamenti dello ieri e dell’oggi, alla qualità che irride i gioghi della quantità - ecco il “grande anelito”. Ognuno sa quanti moti della propria esistenza perdono improvvisamente peso quando il cuore è sazio dell’istante, conscio della sua bellezza, concentrato sul suo pregio, intento a fissarlo, ad affisarsi. Dateci un’essenza e scorderemo la storia… A meno che la scrittura della storia non sia il romanzo di un’essenza (e perciò ci vogliono gli occhiali e lo zelo, ma anche le Muse).

4) A proposito di chi fa la storia, è necessario distinguere i vari ambiti, in particolare quello politico e quello culturale. Difficile che grandi intellettuali partecipino alla vita politica con successo, oggi più che mai. Perché? Tu vorresti provare un’esperienza politica in senso stretto?

Oh, è davvero impossibile che un intellettuale sia un grande. Queste cocotte dell’erudizione si rivelano, anzi, di una meschinità ripugnante, di una malafede vergognosa. Cortigiani untuosi e versipelle, inconsistenti, vani. Campi di rieducazione: è l’unico spazio che meritano. E io potrei offrirmi volontaria per l’organizzazione e la gestione di essi. Esordirei nell’arena del fare con un’esperienza politica assai igienica!

5) Scegli tre preferiti: un personaggio storico, un politico attuale, uno scrittore.

Franco G. Freda, per tutte e tre le categorie.

6) Che programmi hai per il futuro? Oltre a fare la mamma e ad occuparti delle Librette, hai altri progetti? Divagazioni del pensiero e dell’azione?

Dipende dal futuro, dai casi che imbandirà. Un temperamento nichilista può decidere per il deserto e le locuste, per una vita di polvere e dottrina, come darsi ad aprire una maison di piacere. Si vedrà. Una cartolina, dal paradiso o dall’inferno, comunque, te la mando.

(a cura di Carmelo Ferlito)
Settembre 2008

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 20:01

Nuovo Striscione “Politically correct” da Forza Nuova Crotone

striscioneforzanuovacrotone-fuoridaibip.jpg
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 20:00

Il VFS esprime solidarietà ai ragazzi del Blocco Studentesco

vfs2.gifLonigo, 29 ottobre 2008
L’Associazione Culturale “Veneto Fronte Skinheads” esprime la propria totale solidarietà ai ragazzi del Blocco Studentesco di Roma, coinvolti quest’oggi negli scontri con esponenti dell’estrema sinistra in Piazza Navona: benché i ragazzi del Blocco siano stati aggrediti le forze dell’ordine hanno ben visto di arrestare solo alcuni di loro.
La stupidità politica unitamente alla miseria umana di certi imbecilli, pronti sempre a rispolverare la logica degli opposti estremismi ha avuto quest’oggi la più grande dimostrazione! Il sempre crescente numero di consensi e seguaci del Blocco Studentesco soprattutto a Roma ha scatenato le ire di vecchi autonomi quarantenni, che non hanno esitato ad attaccare dei ragazzi forse non ancora maggiorenni, in nome di una politicizzazione della scuola, che le attività del Blocco anche in quel di Roma stanno quotidianamente sbaragliando.
Fieramente
Il portavoce
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 20:00

La Destra Valle Vitulanese su crisi Villa Margherita

ciro-vallone.jpgLa Destra Sannita si inserisce nella questione Villa Margherita. Dopo la protesta dei lavoratori della clinica di Piano Cappelle fortemente investita dalla crisi della sanità privata nel Sannio, determinata dai tagli decisi dalla Regione Campania; riduzione dei posti letto; mancato accreditamento; esclusione dalle strutture più virtuose destinatarie della ripartizione del 5% aggiuntivo; dopo lo sciorinare di posizioni espresse da tutti i gruppi politici che nelle piazze e nelle sedi di partito difendono i lavoratori ma quando è stato il momento di votare nell’assisese regionale della Campania hanno fatto passare l’emendamento che proponeva i tagli senza opporsi, prendiamo posizione come unica forza politica che sin da principio ha denunciato quanto stava accadendo. Complici di questa situazione sono tutti i partiti, Pd e Pdl compresi, i quali, insieme all’Udeur, hanno permesso il sopruso che oggi tentano di ostacolare. Ma la voce libera ed antagonista, rappresentata da La Destra, è pronta a mettere le carte in chiaro e ad avvisare i lavoratori di Villa Margherita di restare allerta perchè quegli agnelli politici che oggi corrono al loro capezale sono gli stessi lupi che qualche mese fa hanno permesso i tagli decisi dalla Regione. Con una nota il Federale Provinciale di La Destra, Ciro Vallone, chiarisce la posizione del Movimento di Storace: “La Destra Sannita, sempre interessata ai problemi del popolo e dei lavoratori, proprio perchè unica forza sociale presente oggi nel panorama politico italiano, esprime la sua solidarietà ai lavoratori di Villa Margherita. Siamo pronti a sostenere ogni forma di protesta che i dipendenti della struttura ospedaliera Sannita sono pronti ad intraprendere nei prossimi giorni. Invito il comitato di crisi, di interagire con il nostro movimento politico provinciale. Intraprendere insieme le strategie più idonee, visto il menefreghismo dei nostri rappresentanti in Regione, i quali si fanno belli con le loro dichirazioni sui giornali dicendosi pronti ad interessarsi al grave problema, ma in fin dei conti se effivamente appoggiassero le proteste, sarebbero andati contro loro stessi, in quanto forza di governo e di maggioranza. Un monito ai dipendenti di Villa Margherita: Non credete alle bazzecole ed alle favole che taluni politici mascherati da amici vi raccontano perchè mai, lor signori, difetteranno e si schiereranno contro Bassolino e il suo consiglio delinquenziale. Ecco perchè dico:Attenzione ai furbi! perchè sono degli avvoltoi!
Anche se il Pdl oggi si schiera al fianco dei dipendenti e della struttura di Piano Cappelle, cosa ha fatto, in consiglio Regionale, per tulelare Villa Margherita?! La Destra è pronta a sostenere la voglia di lotta contro i soprusi e le ingiustizie del sistema della Casta Politica; perchè siamo convinti che da Sinistra a Destra tutti i partiti sono pronti a chiudersi a riccio e tutelare i propri interessi che di certo non sono quelli dei dipendenti di Villa Margherita e delle altre strutture sanitarie oggi a rischio in Campania!”.
Ufficio Stampa La Destra Sannita - La Destra Valle
Vitulanese
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 19:59

Gioventù Italiana Torino continua la protesta

blocco1.jpg

Il tentativo di estromettere i giovani di destra dalle manifestazionidi protesta contro la riforma della scuola attuate con minacce ed intimidazioni non hanno sortito alcun effetto.
Oggi Giovedi 30 Ottobre alle ore 13:00 i militanti di GIOVENTU ITALIANA, movimento studentesco de “La Destra” di Storace, hanno attuato un blocco stadale su Corso Francia all’altezza della propria sede, esponendo uno striscione che recitava “GIOVENTU ITALIANA CONTRO LA RIFORMA DELLA SCUOLA”.
Nessuno può fermare la nostra gioventù!
GIOVENTU ITALIANA TORINO

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 19:58

Sversamento spazzatura

multiservizi-6.JPGAncora una volta, finisce sul banco degli imputati la raccolta rifiuti condotta dall’amministrazione comunale stabiese. In particolare, è l’opposizione di centrodestra a contestare, mediante produzione fotografica, alcune modalità di smaltimento dell’immondizia raccolta nel territorio cittadino. «Alcuni cittadini – spiega Antonio Sicignano, vicepresidente dei Circoli della Libertà e presidente del Circolo della Libertà di Castellammare di Stabia – ci hanno segnalato che i camion della raccolta rifiuti che devono trasportare l’immondizia stabiese fuori città, addirittura vengono riempiti sulla in mezzo alla strada, mentre le auto circolano tranquillamente. Abbiamo ricevuto delle foto aventi ad oggetto i cosiddetti scarrabili, che vengono riempiti sulla statale 146 che conduce alla Penisola Sorrentina e più precisamente all’altezza tra il chiosco di Privati e il Santuario della Sanità». Dello stesso avviso Massimiliano Zurlo, dirigente dei giovani del Circolo. «Ci è stato riferito che tale vicenda si verifica due o tre volte a settimana. Sembra che addetti della Multiservizi sversino la spazzatura, presenti sui loro camion, in alcuni cassoni che vengono scaricati a terra dai Tir presenti sul posto. La vicenda ha dell’incredibile, perché queste operazioni dovrebbero essere eseguite in luoghi sicuri, dove il suolo è ben impermeabilizzato e dove il percolato che scorre deve essere raccolto. Per non parlare poi del fatto che tale tornante della ss 146 è molto pericoloso per gli incidenti stradali e si trova proprio dietro una curva. E’ inaccettabile – conclude - che il travaso della spazzatura venga eseguito su una strada percorsa da molti turisti esteri che si recano a Sorrento». Conclude Sicignano: «non finiscono mai di stupire alcune vicende che si sono verificate nei giorni scorsi nella città delle acque. Dopo la drammatica invasione di topi nel centro antico, si ha ormai l’impressione di vivere in una città lasciata completamente a se stessa».
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 19:57

Mussolini e Everest 73 (nuove copie)

copertina140.gifGentili Signori, siamo a comunicarvi il rientro di dieci copie del volume Mussolini (Enzo Antonio Cicchino - Roberto Olivo) e di sette copie del volume Everest 73 (Piero Nava), da tempo esaurite.
Massimiliano Magli
Enzo Antonio Cicchino, Roberto Olivo
Mussolini
Intrighi, amori, tradimenti e superstizioni
Collana: I libri della seconda guerra mondiale
Ultime copie
Pagine: 272
Formato: 16,5 x 24
Prima edizione: 2006
ISBN 8888657797
22,00 euro
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 19:56

La Carfagna studia da portavoce. Stage di comunicazione con esperti. Guarda la generosa spaccata di Mara

"C'è del vero. Non sono ancora stati stabiliti i tempi e le modalità, ma c'è intenzione di farmi occupare della comunicazione del governo". Il ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, conferma la volontà del Presidente del Consiglio di designarla portavoce dell'esecutivo ed aggiunge: "Il fatto straordinario è che il presidente Berlusconi mostri volontà di valorizzare i giovani affidando loro incarichi di primo piano e facendo in modo di realizzare ricambio generazionale che deve avvenire senza scontri".

Full immersion per la ministra. Il tempo stringe, dopo Natale la Carfagna dovrà aver imparato tutti i segreti dell'arte del comunicare e per questo studierà accanto a esperti di comunicazione: da Paolo Buonaiuti a Gianni Letta. Parteciperà a tutte le riunioni e soprattutto al preconsiglio dei ministri, solitamente riservato ai capi-gabinetto e consulenti. "D'ora in poi sarà dei nostri per studiare i meccanismi legislativi", ha spiegato Letta. 

Un ruolo, quello di portavoce, che non è andato giù a molti colleghi. Un boccone amaro da digerire quando nella sala stampa di Palazzo Chigi, dopo Natale, i ministri in silenzio ascolteranno Mara che illustrerà i provvedimenti. Ma Berlusconi, si sa, non si fa facilmente influenzare dagli altri ed è abituato a tirar dritto per la sua strada.

Mara Carfagna che non lasciava nulla all'immaginazione

Mara Carfagna. Sempre lei. Sempre protagonista. Il ministro delle Pari Opportunità, in procinto di diventare portavoce del governo, è tornata alla ribalta non per meriti politici.

Mercoledì sera Striscia la Notizia ha riproposto la strepitosa performance in cui la bellissima Mara si esibisce in una generosa spaccata che lascia molto poco all'immaginazione e tantissimo agli occhi.

Impegnata nella presentazione del suo primo saggio - "Stelle a destra" - l'esponente del Popolo della Libertà è sicuramente uno dei ministri più popolari del governo Berlusconi. I sondaggi confermano. E probabilmente non (solo) per il disegno di legge contro la prostituzione...




Il ministro Mara Carfagna in 40 scatti

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Mara Carfagna in versione punk (da Dagospia)
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Mara Carfagna a Matrix/ Guarda le migliori performance del ministro da Mentana: PER GUARDARE IL VIDEO CLICCA QUI


Mara Carfagna a Matrix


LA CARFAGNA CONTRO TUTTI/1

LA CARFAGNA CONTRO TUTTI/2

 

LA CARFAGNA CONTRO TUTTI/3

 

AFFARITALIANI.IT
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 17:13

Il Sessantotto come farsa


«Le squadracce della Volante rossa attaccano vigliaccamente gli studenti di Destra. Sono sempre loro e lo stile è sempre quello: il vile agguato. Agiscono solo quando sono certi di essere esuberanti nel numero. Tra braccio del Pci e braccio del Pd cambia solo il nome, ma i codardi sono gli stessi di sempre. Prendiamo le distanze da fomentatori e fomentati dello scontro di piazza. Sul decreto Gelmini e il necessario riordino di scuola e università la Fiamma ha già fatto conoscere le proprie posizioni, invitando a non dare pretesti per inscenare un nuovo, ridicolo ’68. Siamo convinti che la politica non si vive con la testa rivolta a un passato di tensioni sociali che non interessano a nessuno. I militanti della Fiamma Tricolore non parteciperanno a nessuna manifestazione che abbia come scopo lo scontro fine a se stesso. Noi scendiamo in piazza per difendere il diritto alla casa e al lavoro, non per cercare facile ed effimera visibilità attraverso l’uso della forza senza idee e progetti».

On. Luca Romagnoli
Segretario Nazionale
Movimento Sociale Fiamma Tricolore

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 17:09

AL VIA I RIMBORSI DEL CANONE DI DEPURAZIONE.

ROMA – Buone notizie per tutti gli utenti che si avvalgono del servizio idrico nelle 79 provincie (su 92) italiane dove non sono in finzione gli impianti di depurazione.
La Corte Costituzionale con sentenza n. 335/08 ha sancito che non è dovuto il canone di depurazione nel caso in cui il servizio non sia espletato.
Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani ha sottoscritto un accordo in esclusiva con KRLS Network of Business Ethics, leader in Italia nel contenzioso legale e tributario, per richiedere il rimborso dei canoni di depurazione illegittimamente addebitati negli ultimi 10 anni dalle società che si occupano della gestione delle risorse idriche.
L’accordo, stipulato in base della legge Visco Bersani, prevede al conferimento dell’incarico il pagamento delle sole spese di giudizio mentre l’onorario sarà corrisposto solamente in caso di esito favorevole della controversia.
Potranno richiedere il rimborso del canone di depurazione, che ammonta mediamente al 32,4% della bolletta idrica, oltre 5 milioni di imprese e 9 milioni di famiglie in regola con il pagamento delle bollette dell’acqua.
E’ possibile ricevere maggiori informazioni sulla sottoscrizione dell’istanza di rimborso on line inoltrando una e-mail a info@contribuenti.it.
 
Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani
L’ufficio stampa  Infopress 0642828753
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 17:09

Sette in condotta

di Marco Cedolin

Giornali e telegiornali stanno dando in queste ore il massimo risalto alla notizia che il fronte degli studenti impegnati a protestare contro il decreto Gelmini si sarebbe spaccato, dando origine a violenti scontri fra giovani di destra e di sinistra che non avrebbero resistito alla tentazione di anteporre le proprie rivalità all’interesse unitario della protesta. La cronaca delle varie testate giornalistiche vorrebbe far intendere che la responsabilità degli eventi sia da addebitarsi ora all’una ora all’altra parte politica, ma ciò che più conta è che tutto il circo dell’informazione stia puntando il dito sulle divisioni nel movimento studentesco, che confermerebbero come in fondo non sia cambiato nulla, e come i giovani continuino a dimostrarsi totalmente incapaci di condurre la protesta in maniera unitaria.

Alla luce di quanto è accaduto nella giornata di ieri e dell’enfasi con la quale i media hanno rappresentato sotto forma di scontri fra studenti delle opposte fazioni quella che in realtà è sembrata essere stata una vera e propria aggressione, tanto organizzata quanto strumentale nei confronti dell’intero corteo studentesco composto da giovani di ogni colore, mi piace ricordare di aver scritto, due giorni fa, un articolo nel quale rendevo merito al nascente movimento studentesco di avere impartito una vera “lezione”, consistente nell’avere intrapreso una strada che riuscisse a fare prevalere l’unità d’intenti rispetto alle differenze.

Una strada particolarmente sgradita a tutti coloro che da sempre continuano a strumentalizzare i giovani ed i movimenti, educandoli a quella strategia della tensione che risulta funzionale al mantenimento delle proprie posizioni di potere.

La possibilità che in questo Paese inizino a crescere i movimenti politici e di opinione che proprio facendo tesoro della trasversalità ...

...riescano a risultare più incisivi e coinvolgenti spaventa da morire chi continua a gestire il potere ed ha fatto del "dividi et impera" la propria regola politica.

Spaventa perché maggiore partecipazione significa contestazioni più dure ed articolate. Spaventa perchè all'interno della trasversalità è presente in nuce il "germe" di una nuova sensibilità che potrebbe scalzare definitivamente la dicotomia "destra" - "sinistra", all’interno della quale intere generazioni di faccendieri politici hanno costruito le proprie fortune.

Spaventa perché se i giovani di destra e di sinistra smettessero di bastonarsi a vicenda e iniziassero a guardare alla realtà che li circonda verrebbe meno il controllo delle segreterie di partito. Spaventa perché movimenti trasversali ed organizzati potrebbero saldare alla protesta contro il decreto Gelmini altri temi altrettanto pregnanti e sentiti nel Paese, come la lotta contro il precariato, contro le grandi opere, contro le basi di guerra americane, contro la globalizzazione ed il neoliberismo dei banchieri.

E allora per scacciare la paura e “normalizzare” gli studenti che a questo punto non servono più a nessuno - dal momento che Berlusconi può ormai vantarsi di avere “sistemato” anche la scuola dopo la munnezza di Napoli, e gli alleati Veltroni e Di Pietro si apprestano a diventare gli unici depositari della contestazione attraverso un ridicolo referendum - non resta che seguire, magari non proprio alla lettera, gli insegnamenti portati qualche giorno fa da Francesco Cossiga, che candidamente suggeriva:

''Maroni dovrebbe fare quello che feci io quando ero ministro dell'Interno. In primo luogo lasciare perdere gli studenti dei licei, perche' pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito...''. ''Lasciar fare gli universitari. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle universita', infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le citta'''. ''Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovra' sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri'', nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pieta' e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano''. ''Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine si'.

Il sette in condotta lo merita una classe politica imbolsita e corrotta, sempre uguale a sé stessa anche nella sua reazione di fronte a qualsiasi novità.

Gli studenti? In TV e sulle pagine dei giornali stanno diventando i “soliti violenti”, facinorosi, fascisti e comunisti che spaccano tutto, invasati che cercano ogni pretesto per picchiarsi fra loro, come nel 68, come nel 77, come nel 2008, a meno che gli italiani un giorno decidano che è giunto il momento di dire basta al metodo Cossiga.

Marco Cedolin

http://ilcorrosivo.blogspot.com/
http://marcocedolin.blogspot.com/
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 17:08

“Le bugie hanno le gambe sempre più corte

file_senzanome.jpgDi Francesco Mancinelli: In molti avevamo avuto il presentimento proprio all’inizio di questa settimana che c’era una strana area in giro. Prima le provocazioni dell’eterno mandante Cossiga , poi le enunciazioni forti di Berlusconi , poi una sinistra riformista stranita dalla sua non assoluta egemonia sulla contestazione ; poi i “paladini della reazione con in testa Veneziani che contestavano il 68’ “ ; insomma era chiara la sensazione che sarebbe arrivata una qualche provocazione organizzata dai soliti “ trinariciuti anti-qualcosa ” e non pro-qualcosa , né più e nè meno come avvenne il 16 marzo 1968 all’Università
La Sapienza .
E con quello che è successo ieri a P.zza Navona, abbiamo chiara una risposta; che, paradossalmente ” la vera deriva reazionaria” è più che mai quella legata agli ultimi nostalgici dell’anti-fascismo militante ….
Sembrava troppo tranquilla questa situazione in cui le masse studentesche un pò post-moderne, colorate, e non-ideologiche convivessero tranquillamente e pacificamente pur nella loro diversità , pur nella loro eterogeneità e specifica appartenenza, ma con una partecipazione critica ed unitaria contro questa riforma truffa. Una truffa per tutti.
Il fattaccio era nell’area.
In particolare ad una certa “ sinistra istituzionale ”, che ha sempre voluto gestire in esclusiva le contestazione riformista e propositive , non andava giu’ , non solo che il movimento studentesco non avesse una egemonia dichiarata di sinistra , ma anzi al contrario, che avesse proprio nelle frange del “ Blocco Studentesco ” il motore organizzativo degli scioperi delle occupazioni soprattutto tra gli studenti medi di Roma e non solo ( Nè rossi Nè Neri ma liberi pensieri …).
Insomma per una volta sulla comunicazione ” i sinistri ” partivano non più in pole position da soli.
Qualcuno ha evidentemente rosicato per questa massima agibilità non-conforme che i giovanissimi “ fascisti “ del Blocco Studentesco si erano presa.
Detto fatto !!
Ieri mattina 400 autonomi ultra quarantenni e fuori tempo massimo , falsi universitari , falsi studenti, falsi tutto , confluiscono quasi accompagnati dalla polizia di stato in P.zza Navona e vengono mandati indistrurbati proprio a ridosso del camion del Blocco Studentesco da cui proveniva musica e si faceva il megafonaggio contro la Gelmini . Dalla sera prima si era “subdolata” qualche canagliata teleguidata dagli istituzionali PD ( che badate , non vengono mai in prima persona a rompere il cazzo , visto che i sinistri riformisti sono dei morbidi pariolini ; mandano i loro sgherri teleguidati).
I ragazzi del Blocco sono giustamente andati ” coperti ” all’appuntamento . E onore estremo alla loro “copertura” perchè si rischiava di brutto.
Per fortuna erano coperti anche da telecamere e video, da moderne tecnologie . E per una volta la vulgata che vuole i fascisti ” guardie bianche ” del potere ed aggressori è stata smentita. Abbiamo visto tutti da dove è venuta l’aggressione e ne sappiamo a questo punto anche i motivi.
Le “guardie bianche” dei Centri Sociali, non solo sono stati fatti passare dalla polizia di stato, ma sono stati scortati direttamente in p.zza Navona e a ridosso dei liceali del Blocco rendendo inevitabile lo scontro.
Sembrava uno scontro tra i papa ed i figli …. Che figura di merda “compagnucci” miei !!
Adesso i giovani servetti della UdS, espressione debole ed incolore del PD “ chiedono la chiusura del “Blocco Studentesco” cioè di una organizzazione studentesca che non ha permesso loro di avere l’assoluta egemonia sulla protesta di questi giorni.

Invocazione finale contro le bugie dalle gambe corte …

Cari ” riformisti/new global lavati in ammorbidente con un vernel post-marxista, siete tutti fuori tempo massimo !!

Da oggi dovrete accettare che non esiste più una vostra esclusiva di egemonia “ militare , politica e culturale ” sulle contestazioni , su ogni contestazione, su tutte le contestazioni; per cui o Vi attrezzate per la convivenza oppure Vi attrezzate comunque per la convivenza !!!

Lo sò che per Voi, “ fighetti pariolini e sinistri ” è difficile accettare che un fascista di borgata evolva, che sia una avanguardia intelligente e matura , che gestisca la cultura della contestazione in modo pacifico , e non sia più una stupida guardia bianca del capitale e del potere;

Da oggi gli ultimi reazionari siete Voi …

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 17:03

Attenti a cavalcare la protesta studentesca.

I rischi son che gli sfugga da ogni controllo.

Eppure Veltroni e Di Pietro sono fortemente intenzionati a non lasciarsi scappare di mano la palla che gli è rimbalzata addosso dalle piazze piene di studenti.
Niente di meglio che creare un fronte eterogeneo contro il governo, avranno pensato.
Il problema è che là dove il partito non c’entra niente (come sostengono gli studenti) il partito non può metter bocca.
Può quindi accendere, ma non placare gli animi.
Dichiarazioni come quelle fatte dagli esponenti del centrosinistra e dall’Italia dei Valori contro il decreto Gelmini e i tagli tremontiani non hanno fatto altro che attizzare i focolai delle proteste (a tutt’oggi, dal mio punto di vista ingiustificate nel merito e nelle forme), che puzzano però di centrosociale e non di sollevazione popolare tanto spontanea come vogliono farci credere.

Basta guardarli i ragazzi che “okkupano” le università: io li ho visti (anche se sono pochini…)! Scienze politiche la fa da padrona…poi vengono Lettere e Architettura; in poche parole, dall’abbigliamento, agli ammennicoli che si portano addosso con un certo orgoglio, al capello stile rastafarian e la sciarpetta palestinese al collo, alle stelle rosse e il fazzolettino d’Emergency appuntate un po’ d’appertutto…beh…sono inconfondibili. Esci il sabato sera e li trovi con una birra in mano davanti le porte dei loro circoli ska-punk. Dove ovviamente non ci sono solo studenti…
E così le università diventano sedi distaccate dei circoli proletari di periferia.

Al di là delle intuizioni di lombrosiana memoria che mi vengono in mente, però, è necessario capire che cavalcare una protesta studentesca non è cosa facile. E i rischi di degenerazioni come quelle di cui siamo stati spettatori oggi, con scontri tra bande e assalti tra facinorosi, sono all’ordine del giorno.

Giornali e sinistra, in questa gestione del “conflitto”, hanno una gravissima responsabilità.
Così come pure il governo che, nonostante l’urgenza di voler approvare il decreto, poteva cercare non tanto il dialogo (impossibile già dalle premesse) quanto piuttosto una forma di comunicazione con le varie parti in causa per tentare di respingere in maniera più convincente le bugie o le preoccupazioni che stanno dietro questo tanto temuto testo di legge.

Ora però non si parla più di un decreto da approvare e quindi modificabile, bensì di una legge vera e propria.
Si potrebbe dire che la protesta è fallita e che il governo ha vinto la sua battaglia per il cambiamento: aveva un’idea iniziale e non si è lasciato intimidire dalla piazza (forse rassicurato da quella maggioranza silenziosa che da qualche ora sta venendo fuori dal bozzo).
Adesso occorrono nuove forme di contestazione e Veltroni e Di Pietro dovrebbero indirizzare i ragazzi a quelle scoraggiandoli dal perseguire questa inutile contrapposizione con tanto di muscoli in bella vista.

Vada per il referendum, ma si liberino gli atenei e le singole facoltà “okkupate” da quei pochi pedinati dai troppi giornalisti.
Cambino, insomma, le forme della protesta.

Da questo punto di vista, trovo anche singolare e sciocco lo sciopero di domani. Che senso ha? La legge è stata approvata oggi e non c’è manifestazione che tenga… Il dissenso di giovani e meno giovani verso questa norma era già stato ampiamente documentato.
Perchè allora fare questo sciopero che sa troppo di occasione per farsi un bel ponte o di conta per vedere realmente quanti si è?
Si sa che poi si cade nella rete dei numeri. Il “Circo” messo in scena dal PD l’altro giorno lo ha dimostrato. I contenuti si perdono e rimangono solo sterili polemiche tra chi ha voluto alzare la voce e chi continua a dirgli che non lo ha sentito comunque…

Veltroni deve cambiare strategia…abbandonare la piazza (ormai ci si è già divertito a fare l’Obama de noantri) e lavorare in Parlamento con proposte alternative.
Una vera forza riformista non può opporsi pretendendo che tutto rimanga com’è, ma deve prender coscienza della volontà e della necessità del cambiamento e adeguarsi di conseguenza.
Se non saprà farlo sarà un altro flop, l’ennesimo della sinistra pseudo progressista, che lascerà il campo alle forze più estreme del conservatorismo comunista. Quello che sta ancora una volta provando a far leva sui ragazzi.

Veltroni non faccia il suo gioco, perchè deve sapere che poi non potrà più controllarlo…

A meno che…i ragazzi non siano intruppati sotto le insegne del PD… Il che smonterebbe la presunzione di ingenuità, o meglio, di genuinità della protesta…

 

http://ilpensatore.wordpress.com/

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 16:58

Dieci euro?

Visto che dobbiamo essere la parte critica e costruttiva del PdL cominciamo a farlo. Questa mattina come tutte le mattine del resto mentre ascoltavo le dirette dal parlamento sono rimasto sconcertato dal comportamento dei deputati del PdL e non solo. Lo scontro alla Camera nasce dal fatto che mentre era in esame un ddl sullo sviluppo economico collegato alla manovra economica un parlamentare deputato PdL ON  Nicola Cristaldi , siciliano (AN) si sia indignato e arrabbiato per una circolare inviata a tutti gli appartenenti al gruppo PdL dove si indicava una decurtazione di 10 euro dallo stipendio per ogni assenza ingiustificata alla votazione. Mentre io mi aspettavo che dalla nostra parte si avviasse un applauso corale per la decisione di questa ammenda avvenne che scoppiò un tumulto di proteste da parte di ambedue i settori del parlamento ed in più, i più incazzati erano quelli del PD (manco i soldi fossero i loro) che si mettono a gridare come sempre del resto "attacco alla Costituzione spregio delle norme costituzionali, colpo di Stato, riformazione dei gruppi eversivi"(quando partono tra vino e mortadella e chi li ferma più) e chi più ne ha più ne metta. Ma allora io mi chiedo ma di che cosa stiamo parlando? ma perché ci sbattono in faccia tutti i giorni il fatto che si deve riformare la politica, che si devono abbattere gli sprechi che si deve ri - bilanciare il distacco tra povertà e ricchezza. Qui si tratta peraltro di una cosa interna ad un gruppo politico che secondo me non doveva neanche arrivare in Parlamento ma doveva essere discussa nei tavoli PdL, ma come sappiamo già noi siamo chiacchieroni non riusciamo a tenerci le cose per noi le dobbiamo far sapere a tutti i costi (non abbiamo l'abilita' dei rossi da cui non saprete mai niente)e poi qual' e' lo scandalo? Gli elettori del Pdl hanno mandato questa gente a Roma perché ha fiducia in loro e perché vuole che partecipi a tutte le votazioni comprese quelle di poca rilevanza governativa e sopratutto perché sono pagati per fare questo e non per starsene al bar a leggere il giornale. Si devono vergognare tutti e dico veramente tutti di questo, perché questo e' un vero affronto al delicato momento finanziario in cui a soffrire non sono solo le banche ma purtroppo anche la povera gente quella che quei dieci euro se li sogna a fine mese quando non li ha per comprare pane e latte e non per il gratta e vinci! si devono vergognare perché quei dieci euro li avrebbero dovuti donare volontariamente e non mediante circolari perché sono soldi di un lavoro che non hanno fatto!
Si devono vergognare tutti quando si fanno ritrarre dalle macchine fotografiche mentre votano per i loro colleghi assenti perché questo e proprio il modo per allontanare le persone dalla politica quando vedono che tanto lo stipendio a loro,parlamento pieno o parlamento vuoto, arriva lo stesso mentre all'operaio o al piccolo imprenditore le ore di assenza pesano e pesano molto sul bilancio famigliare. Se veramente vogliamo essere un punto di forza per le nuove generazione e per le nuove leve combattiamo queste piccole ingiustizie che ai grandi non fanno differenza ma a noi piccoli pesano come macigni. Ad essere incazzati dobbiamo essere noi perché se questo e' il modello di integrità e di onestà politica della nostra parte, lasciamo veramente spazio a chi lo merita di più e mi aspetto ora svolte significative a riguardo poiché anche la povera gente italiana e non parlo di stranieri possa avere il problema dei dieci euro da decurtare e non da elemosinare.
Verona ha il primato in Veneto per i pignoramenti di case negli ultimi mesi  e questo forse andrebbe discusso fortemente in Parlamento non i dieci euro decurtati a chi ne prende 15 000 mensili.
 

di Fabrizio Frosi/destralibertaria

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 16:56

IV NOVEMBRE E ISTERICI COMUNISTI


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(IV novembre; clamorosa protesta di militanti del centro sociale Laboratorio Aq 16 di Reggio Emilia)


Non si parla del miserabile sostegno che un giornale finanziato coi soldi pubblici (il comunista alla fine , è sempre un parassita. Ha bisogno di attaccarsi alla tetta dello stato, se no deperisce e muore ) dà a quattro deficienti che vogliono restare 'gnoranti , ma del corposo mal di pancia, (il quale si esplica nella proposta di boicottaggio) che la festa del 4 novembre suscita nel direttore di liberazione.

E quindi il personaggio eiacula un articoletto :

"Suscita polemiche la nostra proposta di disertare le cerimonie del 4 novembre che La Russa vuole trasformare in una occasione di apologia bellicista e retorica nazionalista (e come? facendo sfilare i soldati delle repubblica ?).

Mentre gli elicotteri del nostro esercito precipitano (
ahh, ma questo è sciacallaggio! ma loro non sono superiori moralmente?), il ministro della propaganda di guerra (propaganda? il ministero si chiama ministero della difesa , e da almeno 63 anni l'Italia non ha mai fatto guerre di aggressione... fooorse l'intervento in jugoslavia, ma quelllo tutti i comunisti lo vogliono dimenticare...) spende milioni di euro (ehhh, esageriamo miliardi! ma non lo sa il fesso che i carri armati devono muoversi ogni tanto per non arruginire? il fesso mi sembra creda che i soldati e i mezzi si tendano in frigorifero nei periodi di pace) per esaltare il grande massacro di vite umane che fu il primo conflitto mondiale (mah! mi sembra che si commemori il coraggio dei soldati italiani e la vittoria, non altro) . Costato a tutta l'Europa 8 milioni e mezzo di morti (650 mila in Italia), 21 milioni di feriti e mutilati, 7 milioni e mezzo di prigionieri e dispersi (ma che bella contabilità, molto dettagliata! mi punge vaghezza che se qualcuno cominciasse a enumerarli i costi della guerra civile russa o le vittime del kgb, il miserabile tenderebbe al ribasso, oppure protendendo il petto orgoglione direbbe: quelli erano capitalisti! oppure direbbe che non è vero niente.) .

Gelmini toglie i maestri, al loro posto andranno i generali a spiegare ai nostri figli che le guerre purificano i popoli, il nazionalismo rinforza il paese (una affermazione di fede, fessa quanto ottusa. se i soldati vanno nelle scuole a spiegare un po' di storia, e sicuramente non come crede lui, la cultura dei ragazzi non potrà che migliorare). Per questo rinnoviamo il nostro appello a boicottare le cerimonie e le parate militari che si terranno l'8 e il 9 novembre (
beh, se TU e quelli simili a TE non ci sono, si potrà solo affermare che l'aria sarà più pulita e respirabile...).

Questa è la misera eiculata del miserabile copiata paro paro da liberazione...

Non voglio entrare nel discorso più di tanto. Mi limito a far notare che se non si festeggia il 4 novembre 1918, una vittoria dell'Italia, che senso ha festeggiare il 25 aprile 1945 , una sconfitta della medesima?

Ma , ma...
quando un cane abbaia, tutti gli altri cani abbaiano di rimando.

Ecco il cane  (1):

A Villafranca Padovana, gli insegnanti hanno deciso di non mandare gli alunni alla commemorazione del 4 novembre, festa della vittoria e soprattutto ricordo delle vittime.
...
La direttrice, Maria Grazia Bollettin, non parla coi giornalisti. Peccato, sarebbe interessante chiederle cosa c’è di razzista nell’inchinarsi alla memoria delle migliaia di morti senza nome seppelliti nel fango sull’altopiano di Asiago, o dei più fortunati arrivati fino al sacrario di Redipuglia. Oppure sapere chi offenderà, il 4 novembre, il capo dello Stato, quando visiterà Vittorio Veneto, il paese dove è terminata la carneficina. Il dirigente scolastico provinciale, cioè il responsabile amministrativo di tutte le scuole pubbliche della Provincia di Padova, intervistato dal Gazzettino se l’è cavata così: «Questa decisione è profondamente sbagliata, ma noi non possiamo far nulla. Ogni scuola ha il potere di decidere a quali cerimonie partecipare e a quali no»

dal Giornale

C'è poco da dire che non sia già stato detto dall'articolista del Giornale.

A parte i vaneggiamenti del parassita di liberazione, quali motivi hanno questi insegnanti?

La prima guerra mondiale è parte della storia italiana, e sapere che è avvenuta e come è avvenuta non può che far capire meglio il successivo corso della storia italiana...

E poi dove è l’insulto alle minoranze? Se si trattasse della conquista di Addis Abeba nel ’37 potrei anche capire che gli etiopi si innervosiscano (ma non è affatto detto che lo facciano. Mica sono fessi loro) ma qua si tratta della 1° guerra mondiale… si offendono gli austriaci? I croati? Ma se non si offende nessuno!

Ma… forse è tutto più semplice. A liberazione e a questi cattivi maestri i soldati italiani piacciono solo da morti e sconfitti. E’ così semplice!

"10,100,1000 Nassirjah!(2)"

Questo semplice slogan, magari indica il nocciolo della questione.

I cattivi maestri e quelli che si ispirano a liberazione non sono italiani. Tutto qui.

Sono italiani quanto un pidocchio è una persona... già perchè non basta vivere su un territorio , parlare la lingua del territorio e sopratutto succhiarne le risorse nel ricevere un finanziamento statale o uno stipendio immeritato, per essere parte della popolazione di quel territorio... bisogna sentirsi di quella popolazione.

E questi , evidentemente non se ne sentono parte. Sono comunisti , loro, mica italiani.

Caposkaw-http://www.caffenero.ilcannocchiale.it/






(2)    Per i nostri soldati a Nassirjah , vale un motto latino : ”i 300 romani caduti non furono sconfitti. Furono solo uccisi.”
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 16:54

I rischi dei troppi no

i Angelo Panebianco

 

La manifestazione di sabato scorso ha dato a Veltroni una rinnovata forza politica. È sperabile che egli se ne serva per sottrarsi alla trappola in cui sindacati e proteste studentesche, ma anche Berlusconi, lo hanno fin qui sospinto. La trappola consiste nel fare del Partito democratico il campione del «cartello dei no», di una coalizione di interessi che difende lo status quo in settori come la scuola o il pubblico impiego. Per il fatto che impiegati pubblici e insegnanti rappresentano una parte rilevante della constituency elettorale del Partito democratico, del bacino da cui provengono i suoi voti, l’attivismo del governo in quei settori crea obiettivamente un serio problema a Veltroni. Ma l’arroccamento, il «no» ad ogni provvedimento, spiegabile con la condizione di debolezza in cui l’opposizione si è trovata dopo le elezioni, rischia di diventare suicida. Due ministri in particolare, Brunetta (Pubblica amministrazione) e Gelmini (Istruzione), stanno toccando importanti santuari elettorali del Partito democratico. Ciò spiega l’astio nei loro confronti degli esponenti di quel partito e dei suoi giornali d’area (Il Riformista escluso). Tanto più che i due ministri si muovono in un modo insidioso per i difensori dello status quo. Non hanno fatto l’errore di proporre l’ennesima «Grande Riforma» della pubblica amministrazione o della scuola. In Italia le Grandi Riforme non portano da nessuna parte, finiscono con un buco nell’acqua. Brunetta e Gelmini si sono mossi invece pragmaticamente, mettendo in fila un provvedimento dopo l’altro.

Questo modo di procedere è insidioso per gli oppositori perché rende difficile dire sempre no. Si può contestare un provvedimento o l’altro ma si diventa poco credibili se li si contesta tutti. L’accresciuta forza politica di Veltroni dovrebbe aiutarlo a riprendere un cammino (prefigurato in campagna elettorale) teso a fare del Partito democratico una vera forza riformatrice. In materia di pubblica amministrazione come di scuola ciò può solo significare assumere posizioni davvero indipendenti da quelle del sindacato. Sulla scuola, ad esempio, la difesa sindacale della «quantità» (tanti insegnanti mal pagati) a scapito della qualità non dovrebbe più trovare, come fin qui è stato, l’appoggio del maggior partito di opposizione. Il che significa che il confronto con il governo dovrebbe spostarsi dal tema della quantità (no ai tagli, sempre e comunque) a quello della qualità (idee per migliorare la qualità dell’insegnamento). Né le cose dovrebbero andare diversamente nel caso dell’Università. Non siamo al ’68. Gli studenti occupanti godono dell’incoraggiamento aperto di quella parte della docenza che non desidera un uso più responsabile dei soldi pubblici.

Alcune delle Università più virtuose ed efficienti si sono già smarcate dalla protesta. Se il governo avrà su questo punto un ripensamento (magari anche spronato in questo senso dall’opposizione) ed eviterà l’errore di tagliare i fondi in modo uniforme, mettendo sullo stesso piano gli atenei efficienti e quelli inefficienti, se procederà premiando i primi e punendo i secondi, assisteremo finalmente a un bello scontro frontale (il Paese ha solo da guadagnarci) fra la buona Università e quella cattiva. Si tratti di scuola, di pubblica amministrazione o di università, il Partito democratico deve dunque ricalibrare la sua azione. Le proposte di riforma (in dieci punti) appena avanzate dal Pd in materia di istruzione sono ancora troppo generiche (è facile dire che si vuole premiare il merito; il difficile è farlo) e sembrano, più che altro, un mezzo per fare fuoco di sbarramento contro la Gelmini. Più di proposte generiche servirebbe, da parte del Pd, un serio ripensamento sui problemi dell’università e della scuola. Per esempio, ci vorrà pure, prima o poi, una pubblica spiegazione sul perché, a suo tempo, Luigi Berlinguer, ministro dell’istruzione del primo governo Prodi, venne bruciato, fatto fuori, quando tentò di introdurre (contro i sindacati) un po’ di meritocrazia negli avanzamenti in carriera degli insegnanti. Riflettere sugli sbagli del passato è l’unico modo per non ripeterli in futuro. E per non trovarsi (di nuovo) a marciare accanto a chi difende cause indifendibili.

Autore: firewolf2 Categoria: CORRIERE DELLA SERA Ore: 16:51

Beppe Grillo contestato dai manifestanti: «Non vogliamo primedonne». E lui provoca: «Cercate i poliziotti finti»

BOLOGNA - Tensione a Bologna nel corteo degli studenti anti-Gelmini, che percorso il centro si è diretto verso la sede di Confindustria: la polizia, in via Castiglione, ha cercato di impedire ai manifestanti di proseguire. Sono così iniziati cori contro gli agenti, all'insegna dello slogan «Bisogna andare avanti, indietro non si torna», in particolare da alcuni anarchici in testa al corteo. I manifestanti hanno cercato di sfondare il cordone, e sono volate alcune manganellate. I manifestanti hanno risposto con bottiglie e un fumogeno. Un cordone di carabinieri ha impedito ai manifestanti di entrare in vicolo Santa Lucia, dove si trova la sede di Confindustria, dato che questo tratto del percorso era stata vietato dalla Questura.

GIORNALISTA FERITA - Durante gli scontri tra manifestanti e polizia, Benedetta Boldrin, una giornalista del Corriere di Bologna è stata raggiunta alla testa da una bottiglia lanciata dai manifestanti ed è rimasta lievemente ferita. È stata portata in ospedale. Il corteo è defluito in via Santo Stefano, senza quindi raggiungere la sede di Confindustria presidiata dalle forze dell'ordine. Al corteo hanno partecipato circa 30mila persone tra studenti e insegnanti.

Beppe Grillo contestato a Bologna (Ansa)
Beppe Grillo contestato a Bologna (Ansa)
BEPPE GRILLO - A Bologna è arrivato anche Beppe Grillo per esprimere la propria solidarietà ai manifestanti. E non ha perso occasione per lanciare una nuova provocazione: «Dovete cercare di scoprire chi sono i poliziotti finti. C'è un filmato messo online (guarda) dove si vede benissimo questi qui con le mazze che parlano affettuosamente con un poliziotto quasi da collega a collega. Queste cose le hanno sempre fatte dai G8» ha detto ai cronisti. Grillo ha chiesto al ministro dell'Interno Roberto Maroni di spiegare cosa è successo in piazza Navona e di chiarire la presenza di infiltrati. Quindi - ha aggiunto - dovrebbe dimettersi.

CONTESTATO: «BUFFONE» - Poco dopo però Grillo è stato pesantemente contestato dai manifestanti. Quando il comico e il gruppo dei suoi sostenitori hanno raggiunto frontalmente il corteo che stava entrando in via Zamboni, nella zona universitaria, dalle file dei manifestanti sono partite cascate di fischi e grida: «Buffone, non vogliamo le primedonne». I ragazzi, che sfilavano dietro lo striscione d'apertura «Noi la crisi non la paghiamo», erano visibilmente indispettiti dall'arrivo di Grillo circondato da giornalisti e gli hanno chiesto di mettersi dietro lo striscione come tutti gli altri. Non sono mancati momenti di tensione. Uno degli organizzatori ha urlato che «il protagonismo è da un'altra parte». Grillo gli ha dato del «maresciallo». Uno dei supporter del comico è stato spintonato, ma a quel punto è stato lo stesso comico genovese a invitare alla calma i suoi. «Sono cinque o sei, ma hanno perfettamente ragione - ha detto Grillo -, è la loro manifestazione e la gestiscono loro. Nonostante tutto siamo con loro. Certo, sbagliano la comunicazione».

«POCHI DEI CENTRI SOCIALI» - Dopo la contestazione, Grillo si è diretto verso piazza Verdi, dove è stato raggiunto da altri manifestanti che gli hanno chiesto di aderire alla manifestazione: gli è stato anche offerto un camice bianco dei precari che ha indossato, prima di dirigersi verso piazza Maggiore. Secondo lo staff di Grillo, la contestazione sarebbe opera di una ventina di esponenti dei centri sociali bolognesi che già in passato si erano manifestati critici con i «grillini». «Non sono venuto a prendere dei meriti - ha spiegato Grillo ai giornalisti dopo aver lasciato il corteo, - la manifestazione è loro. Sono venuto a dare una testimonianza, non sono qui per fare un comizio». Riferendosi alla fredda accoglienza ricevuta, Grillo ha detto: «Mi vedono come un artefice della caduta della sinistra. Devono identificare bene chi sono i nemici». Il comico ha poi descritto l'iniziativa degli studenti contro il provvedimento Gelmini come «una cosa fantastica» perché permette di «rovesciare la piramide e mettere al centro gli studenti».

 

 

Autore: firewolf2 Categoria: CORRIERE DELLA SERA Ore: 16:50

Verità e bugie sui contenuti del decreto

Il decreto Gelmini sulla scuola è legge. Il Senato ha approvato ieri con 162 voti favorevoli, 134 contrari e 3 astenuti il provvedimento che porta il nome del ministro dell'Istruzione. Il sì definitivo è arrivato al termine di una due giorni di fuoco nell'aula di palazzo Madama, con l'ostruzionismo dell'opposizione, e dopo settimane di proteste di piazza fra scontri e occupazioni. Ecco tutte le bugie sulla riforma.

VERO

Maestro unico Nelle scuole elementari torna il maestro unico.
Le classi funzioneranno per 24 ore alla settimana.
Le ore di straordinario all'insegnante nel 2009 verranno pagate con il fondo di istituto, che sarà poi reintegrato dal ministero dell'Istruzione.

Tempo pieno Con il maestro unico il tempo pieno aumenterà. Infatti passando da due insegnanti a uno si avranno più docenti a disposizione e si potranno aumentare del 50% le classi che possono usufruire del tempo pieno.

Voto in condotta Torna il voto in condotta: farà media con i voti conseguiti nelle diverse materie scolastiche, e se sarà inferiore al 6 determinerà la bocciatura dell'alunno.

Educazione civica L'apprendimento della Costituzione diventa uno dei cardini dell'educazione. Viene infatti reintrodotto lo studio dell'educazione civica, che diventa materia obbligatoria. Il nome della disciplina sarà "Cittadinanza e Costituzione".

FALSO

Tagli agli stipendi Nessuna diminuzione sui salari dei docenti: grazie alla stretta sulle spese aumenteranno gli stipendi. Si tratta di 2 miliardi da dividere fra innovazione e gratifiche ai docenti. Dal 2012 il "premio" sarà destinato a 257 mila insegnanti.

Classi per stranieri La proposta della Lega, approvata dalla Camera, è solo una mozione al decreto che non ha effetto concreto ma solo una valenza politica. La mozione parla di un eventuale test di ingresso per verificare lo stato di conoscenza della lingua italiana.

Licenziamenti Tecnicamente non verrà licenziato nessuno. Nei tre anni (2009 - 2011) gli interventi ricadono solo sui posti a tempo determinato. Per gli insegnanti la riduzione riguarda 87.400 cattedre. Per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario 42.500 posti.

Meno docenti per i disabili Non viene attaccata la quota degli insegnanti di sostegno per gli alunni diversamente abili. Si tratta di circa 90mila docenti. Anzi, nelle ultime assunzioni la quota dei docenti di sostegno è stata tra le più ampie.

Scompare la lingua inglese Nelle scuole elementari rimane lo studio della lingua inglese. Dall'anno prossimo sarà affidato a un docente specializzato, che affiancherà il maestro unico, così come accadrà per l'insegnamento di religione, educazione fisica e informatica.
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 16:46

Un altro motivo per cui l'Italia copre la mafia kosovara

Centrali nucleari italiane in Albania per fornire all'Italia almeno una parte di quel fabbisogno energetico che per un terzo, nei piani del governo, dovrebbe venire dall'atomo. La conferma che sulla questione ''c'è un dialogo aperto'' con le autorità di Tirana arriva dal ministro degli Esteri Franco Frattini al termine di una giornata fitta di incontri nella capitale albanese. “Sì, è ipotizzabile'', afferma il titolare della Farnesina, che precisa che l'Italia è interessata ''sia alle risorse idroelettriche, sia all'eolico, sia ad esplorare una collaborazione nell'ambito dei programmi di sviluppo energetico per l'energia nucleare''. L'idea non è nuova. Era gia' emersa a fine maggio nel corso di un incontro a Roma tra lo stesso Frattini e il collega albanese Lulzim Basha. Ma oggi, dopo i colloqui del capo della diplomazia italiana con il premier albanese Sali Berisha e con le massime autorità del Paese delle Aquile, i dettagli sono maggiori. Il governo italiano presenterà presto un piano energetico nazionale, ha ricordato il ministro degli Esteri, nel quale ci sono obiettivi ambiziosi, come quello di avere - a regime - un terzo dell'energia derivante dal nucleare. ''E' chiaro che una parte sarà realizzata con centrali sul territorio nazionale'', un'altra, invece, fuori. E tra i Paesi vicini, è la considerazione di Frattini, l'Albania '' è quello meglio dislocato per la vicinanza alla costa italiana. Questo renderebbe possibile lo stabilimento di un impianto qui e un meccanismo di trasmissione sottomarino dell'energia in modo piuttosto semplice rispetto ad altri Paesi che si sono dichiarati disponibili''. Il primo ministro Berisha, racconta Frattini, ''ci ha detto che loro considerano il nucleare pulito, cioé quello di ultima generazione, come una delle fonti a cui guardare con maggiore attenzione e quindi l'Italia è particolarmente interessata''. Il ministro degli Esteri non fa nomi, ma già nel maggio scorso si era parlato di Enel. E, secondo quanto dichiarato allora dal premier Berisha, un gruppo italiano era già andato in Albania a discuterne le possibilità, anche se il sito non sarebbe ancora stato deciso.

noreporter.org

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 15:24

PER SWG BERLUSCONI PERDE 5-6 PUNTI - IN RIMONTA VELTRONI - PDL IN CALO - LEGA AL 10%

"Nell'ultimo mese c'è stato un offuscamento della fiducia nel presidente del Consiglio, nell'ordine di cinque-sei punti rispetto alla rilevazione precedente". E' quanto afferma in esclusiva ad Affaritaliani.it il presidente dell'Swg Roberto Weber, sulla base di un sondaggio realizzato dall'istituto triestino lunedì 27 e martedì 28 ottobre
berlusconi_prega_280x200.jpg"La sensazione è che questo stop and go sulla vicenda della scuola e alcune prese di posizione radicali e polarizzanti del premier sottraggano un po' di consenso in una parte di elettorato meno politicizzata. Silvio Berlusconi ha perso consenso soprattutto nelle zone a minor presidio, non tra i suoi elettori classici, ma in quelli di centro e in chi ha una difficoltà a collocarsi. Il Cavaliere è meno trasversale di prima.
Al contrario, la fiducia in Walter Veltroni è un po' salita anche se rimane inferiore a quella del premier. Il gradimento del segretario del Partito Democratico è cresciuto di due o tre punti circa. Il ministro Gelmini polarizza il Paese, lo divide e lo taglia in due. O pro o contro; e quindi rivitalizza un pezzo di Centrosinistra".
Secondo l'Swg "il Popolo della Libertà per la prima volta dalle elezioni accusa un po' di affanno. Naturalmente non si mette in discussione la maggioranza ampia acquisita alle elezioni, però c'è un'erosione di uno o due punti. Il fatto chiave è che non avevamo mai visto calare il Popolo della Libertà. Attualmente, secondo i nostri dati, è circa un punto in meno rispetto al dato delle elezioni Politiche (37,39%). La Lega Nord invece è sempre perfetta, molto alta. Confermo il 10 per cento per il movimento di Bossi.
Il Partito Democratico è rimbalzato un pochino in avanti, attorno a uno-due punti percentuali, anche se è ancora sotto il Pdl. Ed è inferiore al valore delle elezioni di aprile (33,2%), ma la manifestazione di Roma al Circo Massimo e soprattutto il clima che si è creato attorno alla vicenda della Gelmini ha rivitalizzato pezzi dell'elettorato del Pd. L'Italia dei Valori è stabile sulle sue posizioni, buone. Nell'Udc vediamo quel punto in più che ha perso il Popolo della Libertà. La sinistra radicale, infine, ha circa un punto in più rispetto alle precedenti rilevazioni". 
Il sondaggio Swg è stato realizzato tra lunedì 27 ottobre e martedì 28: campione di 875 casi rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne in base ai parametri ISTAT di sesso, età e macro-area di residenza; metodologia C.A.T.I.-C.A.W.I. (Affaritaliani.it)
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 15:22

Storace, fra un settimana a Congresso

congresso-roma-2.jpgStorace: Fra una settimana, giorno più giorno meno, si aprirà il primo congresso nazionale de La Destra. Sarà un momento da vivere – vale almeno per me – con straordinaria emozione, perché sembrava impossibile resistere all’attacco di chi ha potere e quattrini. Eppure centoventi congressi in periferia hanno dimostrato che la struttura c’è, salvo due o tre casi in cui dovremo fare uno sforzo in più per aiutare militanti più inesperti di altri. Ma il corpaccione del partito c’è, esiste, ed è pronto alla grande sfida di primavera delle amministrative e delle elezioni europee.
Non siamo sicuri che da qualche parte non si stia architettando qualche manovra contro di noi, a partire dalla stessa riforma elettorale per Strasburgo (che alcuni danno per sepolta e io no) ma siamo convinti che quando si ha una grande comunità da mettere in campo nessun ostacolo è più impossibile da oltrepassare.
Andiamo a congresso con la gioia di esserci e proprio per le europee metteremo in campo un meccanismo che renderà molto difficilmente praticabile la via di una lesione parlamentare del pluralismo politico.
Una settimana di pazienza e se ne saprà di più.
E masticherà amaro chi pensa di poter tradire un milione di anime che ci hanno dato fiducia, volteggiando verso Berlusconi e compagnia.
Hic manebimus optime, e noi continuiamo a credere. Qualche nostalgico dei salotti buoni ci ha lasciato dopo aver illuso tanta gente, qualche incapace non ha retto alla responsabilità di una lotta, ma tantissimi
restano a combattere nella trincea più bella. Ne resteranno stupiti i signori giornalisti che ignorano La Destra. Se ne accorgeranno al Congresso. Al primo nostro congresso. Che non sarà l’ultimo congresso.
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 15:21

Congo, è guerra civile: i ribelli alle porte di Goma L’Onu: crisi catastrofica

Kinshasa - Le Nazioni Unite si appellano. L’Unione europea discute. Gli Stati Uniti inviano. In Congo si muore. Da settimane. Nel Nord del Paese, al confine con il Ruanda (Nord Kivu, questo il nome della regione) si sta replicando il copione della guerra etnica tra Hutu e Tutsi che sconvolse Kigali nel 1994. Un comitato di ribelli, che come sempre in Africa ha un nome altisonante (Congresso nazionale per la difesa del popolo: Cndp), al comando un uomo senza scrupoli che vuole assumere il comando della regione o del Paese (l’ex generale tutsi Laurent Nkuda), nelle sue fila mercenari con bandoliere incrociate a tracolla e ragazzini con il dito sul kalashnikov. Miseria e incoscienza. La benzina sul fuoco dei conflitti africani. L’Onu: “Crisi catastrofica” I ribelli avanzano in continuazione. Dopo aver conquistato Rutshuru domenica (centro al confine tra Congo e Ruanda) ieri si sono spinti alle porte di Goma (centro nevralgico della regione), le forze governative in ritirata e decine di migliaia di civili in fuga. L’esercito regolare di Kinshasa ha già levato le tende dirigendosi verso Bukavu, più a Sud lungo la linea del confine. Con il risultato che la popolazione è precipitata nel panico. “Il Nord Kivu, regione orientale della Repubblica democratica del Congo al confine con il Ruanda, - ha avvertito solennemente il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon - rischia una crisi umanitaria di dimensioni catastrofiche”.

Cessate il fuoco Il quartier generale dei “caschi blu” della missione Onu (Monuc) ieri era stato preso d’assalto dai residenti che, in decine di migliaia, hanno abbandonato le loro abitazioni. Dopo aver annunciato l’assalto a Goma, gli uomini di Nkuda hanno poi fatto dietrofront e dichiarato un “cessate-il-fuoco unilaterale” per “non gettare nel panico la popolazione di Goma”. Ma è la solita tattica dello stop-and-go. Appena si spegneranno i riflettori su Goma si abbateranno violenze e devastazione e i ribelli avanzeranno di qualche altro chilometro. Aggiungendo tacche sul calcio del kalashnikov.

Rotta su Goma Il leader dei ribelli già oggi ha lanciato l’offensiva. Nkunda dice che la missione dell’Onu nella Repubblica democratica del Congo non riuscirà a fermare l’avanzata su Goma. “La Monuc non potrà impedirci di arrivare a Goma. I caschi blu non sono in grado di garantire la sicurezza della popolazione di Goma - ha aggiunto - quindi come possono impedirci di arrivare là. Non me lo impediranno, io posso andare dovunque in Congo”. A Goma rimangono solo i caschi blu Onu, dopo il ritiro di gran parte dei soldati. E i soldati, abbandonando la città, si sono macchiati di violenze e devastazioni. Hanno saccheggiato case e negozi, hanno stuprato tre ragazze e ucciso almeno nove persone. Lo ha riferito oggi la radio delle Nazioni Unite. Un colonnello dell’esercito, Jonas Padiri, ha dichiarato che la situazione è calma e che i suoi uomini controllano la città. Alcuni soldati sembrano ubriachi di prima mattina. Padiri ha accusato i “ladri” dei saccheggi commessi nella notte.

Panico tra la popolazione Questa mattina, la gente si è riversata nelle strade di Goma città per chiedere informazioni, mentre agenti di polizia a bordo di jeep invitano a rimanere in casa. Negozi e scuole sono chiusi. Le forze Onu di pattuglia a Goma sono salutate con favore dalla popolazione, a differenza di quanto accaduto all’inizio della settimana, quando la sede delle Nazioni Unite venne attaccata dai civili, furiosi con i peacekeepers perché incapaci di fermare l’avanzata dei ribelli e di garantire loro protezione.
Rifugiati Secondo l’Agenzia per i rifugiati della Nazioni Unite (Unhcr), il ritiro dell’esercito ha creato panico nella popolazione locale: dal vicino campo profughi di Kibati sono fuggite 45mila persone, mentre altre 20mila avevano lasciato nei giorni scorsi i villaggi più a Nord. Una missionaria spagnola di 64 anni ha perso entrambe le gambe nell’esplosione di una bomba a Rutshuru. L’esercito congolese non sembra in grado di fermare l’avanzata dei ribelli e i “caschi blu” sono accusati di non fare abbastanza per fermarli.

Hutu e Tutsi Il genocidio del 1994 tra Hutu e Tutsi è legato a doppio filo con gli scontri esplosi nel Nord Est della Repubblica democratica del Congo. Kigali ha accusato l’esercito congolese di aver sparato in zone lungo il confine, mentre le truppe di Kinshasa sostengono di essere state attaccate da spari provenienti dal territorio ruandese. Dagli Stati Uniti, il vice segretario di Stato per gli Affari africani, Jendayi Frazer, in partenza per Kinshasa, ha avvertito che Washington “non ha prove che il Ruanda stia combattendo in Congo, ma crede che il territorio ruandese sia usato per fornire sostegno al Cndp”.

L’Ue sta a guardare La Francia, presidente di turno dell’Unione europea, ha fatto sapere per bocca del suo ministro degli esteri Bernard Kouchner, che i 27 stanno valutando l’ipotesi di inviare un piccolo contingente (400-1.500) in sostegno alla Monuc. Un’ipotesi subito smentita dall’ufficio dell’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Javier Solana: “Nessun intervento di natura militare dell’Ue è stato discusso finora” ha precisato la portavoce, Cristina Gallach.

Autore: firewolf2 Categoria: ILGIORNALE Ore: 15:18

Andreotti e il ministro libico confermano “Craxi avvertì Gheddafi del bombardamento Usa”

andreotti.jpgTratto da Repubblica: ROMA - Giulio Andreotti e il ministro degli esteri libico Abdurrahman Shalgam raccontano una storia che più volte è stata scritta, ma mai confermata in modo così chiara e autorevole: il governo italiano avvertì il colonnello Gheddafi che il 14 aprile del 1986 la US Navy avrebbe attaccato Tripoli per punirlo degli attentati che la Libia aveva messo a segno anche contro militari americani in Germania. “Sì, quell’attacco americano era un’iniziativa impropria”, ha detto stamattina Andreotti partecipando a un convegno organizzato alla Farnesina, “e credo proprio che dall’Italia partì un avvertimento per la Libia”.
In effetti Bettino Craxi, all’epoca presidente del Consiglio, chiese al suo consigliere diplomatico Antonio Badini di avvertire l’ambasciatore libico in Italia, quell’Abdurrahman Shalgam che oggi è il ministro degli Esteri di Gheddafi. E infatti stamane Shalgam ha confermato la storia: “Craxi mi mandò un amico per dirmi di stare attenti, il 14 o il 15 aprile ci sarà un raid americano contro la Libia”. Il ministro libico aggiunge che fu proprio grazie a questo avvertimento che probabilmente il leader libico Muammar Gheddafi si salvò. Craxi informò la Libia “due giorni prima dell’aggressione, forse l’11 o il 12 ci disse di stare attenti e che l’Italia non avrebbe permesso di usare il mare e il cielo” agli americani per condurre il raid.

Perché allora, nonostante il gesto italiano, la Libia rispose bombardando Lampedusa, chiedono i giornalisti a Shalgam: “Perché - risponde Shalgam - gli Stati Uniti usarono Lampedusa, la Libia reagì contro gli Stati Uniti non contro l’Italia”.

Andreotti e Shalgam stamane partecipavano a un convegno organizzato al Ministero degli Esteri dalla fondazione guidata dall’ex ministro degli Interni Beppe Pisanu. Durante l’incontro il ministro degli Esteri Franco Frattini ha confermato che il governo italiano vuole approvare e poi far ratificare dal Parlamento al più presto l’Accordo di amicizia e partenariato che Berlusconi e Gheddafi hanno firmato a Bengasi il 30 agosto. “Spero che il Consiglio dei ministri adotterà il disegno di legge di ratifica presto”, ha detto il ministro. Il processo di ratifica parlamentare dovrebbe poi seguire, secondo il capo della diplomazia, senza particolari ostacoli, perché quella dei rapporti tra Roma e Tripoli è “una questione su cui tra maggioranza e opposizione non ci sarà scontro”. Per Frattini stringere i tempi è necessario, non soltanto per un’attuazione rapida dell’intesa, ma anche per dare un “segnale di amicizia” ai libici.

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 15:14

Sui fatti di Roma

marionettescontri.jpg
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 15:13

La reazione è rossa

scontri-roma1_fondo-magazine.jpgTratto da IlFondo di Miro Renzaglia: Almeno una cosa adesso è chiara: la reazione ha cambiato colore. Se nel ‘68 furono i mazzieri di Almirante e Caradonna a farsi carico di rompere l’unità generazionale del movimento studentesco con l’improvvida spedizione all’Università di Roma, quarant’anni dopo, nel 2008, ci hanno pensato i picchiatori rossi… Siccome a me non piace chiacchierare a vanvera, vi invito tutti alla visione del filmato qui sotto per prendere atto di chi ha provocato chi, chi ha preparato strategicamente l’assalto su territorio dopo averlo con ogni probabilità disegnato a tavolino e, infine, chi ha aggredito chi… Solo la faccia tosta di Paolo Ferrero, ieri in televisione, di fronte alle stesse identiche immagine che vi riproponiamo qui, ha potuto affermare che gli incidenti sono stati innescati dagli studenti che erano intorno e sopra la famosa camionetta bianca del Blocco Studentesco che da giorni sfila in testa ai cortei, senza aver prodotto il benché minimo atto di violenza.

Ora, come dicevo in apertura, sappiamo che il colore della reazione è rosso. Malauguratamente, la sostanza non cambia: oggi come ieri si torna alle contrapposizioni ideologiche e la contestazione alla “riforma Gelmini”, va in secondo piano. Per accorgersene, basta dare una scorsa alle prime pagine dei giornali di oggi: una scaramuccia che, per quanto violenta è terminata con contusi che non arrivano a contarsi sulle dita di una mano, domina l’informazione riducendo le analisi del decreto approvato ieri ad un dettaglio di routine… Allora, cari comunisti che ieri vi siete presentati a Piazza Navona per rompere l’Onda studentesca, a chi avete giovato? A quale gioco vi siete prestati? Quale padrone avete servito? Qual era l’intenzione? Mettervi ancora una volta al servizio di interessi che a chiacchiere dichiarate di voler disintegrare e, invece, nei fatti, contribuite a consolidare?

Ma avete fatto di peggio voi, reazionari rossi: da oggi, probabilmente, ogni corteo, ogni presidio, ogni lezione all’aperto sarà militarizzato dalla polizia. Avete fatto, cioè, il gioco di quelli che, per esempio, dalle pagine di Libero, da settimane invocavano il ritorno all’ordine del celerino con il manganello… E l’area del dissenso, contro una riforma che ridurrà la scuola ad una “fondazione privata”, vivrà sotto l’incubo delle provocazioni e delle controprovocazioni, con quali esiti di efficacia per la protesta è fin troppo facile immaginare…

E perché lo avete fatto? Per amore dell’antifascismo. Oggi come ieri, oggi più di ieri, l’antifascismo è uno slogan fuori da qualsiasi realtà all’ordine del giorno: serve solo a ricompattarvi intorno alle vostre mitomanie. Eppure ve ne siete serviti… Ieri, un solo tizio in piazza Navona, prima dell’arrivo dei vostri mazzieri, ha provato a intonare lo slogan “siamo tutti antifascisti”: aveva forse più di 40 anni e, a meno che non fosse un liceale ultraripetente, era lì per rinverdire i fasti degli anni ‘70. Probabilmente, il poveretto si aspettava e avrebbe gradito che i ragazzi del Blocco Studentesco rispondessero con quel “Duce… Duce…” che, immancabilmente, solo voi sentite ogni volta che avete occasione di avvicinare l’area non-conforme. Invece, dalla famigerata camionetta bianca è partito il coro “scemo… scemo…”, al quale si è unito il resto della piazza. La provocazione era andata a vuoto, senza che però la cosa vi abbia dissuaso dal cercare ugualmente lo scontro… Lo avete voluto e lo avete trovato, perché sfido chiunque ad essere aggredito senza provare almeno a difendersi… Vi dice niente che l’arrestato di Rifondazione Comunista abbia più di trent’anni e il ragazzo del Blocco, solo 19?

Da queste pagine, più volte, ed è ancora in lettura l’articolo di Francesco Mancinelli di pochi giorni fa a dimostrarlo, abbiamo rivolto inviti a superare le barriere ideologiche che minano alle fondamenta ogni reale volontà di cambiamento radicale di un sistema di potere che dimostra in ogni suo ambito crepe e mistificazioni; abbiamo sostenuto che se esiste il pericolo di una ricaduta nelle logiche micidiali della “strategie della tensione” degli anni ‘70, che paralizzarono la società italiana fino a condurla allo sfacelo di oggi, debba essere isolato e stroncato sul nascere; che il ritorno della violenza dei bastoni oggi, delle P38 e delle bombe - dio non voglia - domani, darebbe nuovo ossigeno alle caste e alle lobby che, ancora una volta, cercano di ricompattarsi cercando il nemico esterno…

E’ questo il gioco al quale vi state un’altra volta prestando? Ebbene, sappiatelo e mettetevelo bene in testa: noi non ricadremo in questa logica. Perché questa logica, ormai la conosciamo fin troppo bene per averla vissuta e pagata fino allo strazio. E per quanto ci è dato di fare, predicheremo ai nostri ragazzi: nervi saldi e cuori in alto…

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 15:12

Sciopero scuola, ancora i bambini nei cortei contro la Gelmini

(Velino) - Studenti, sindacalisti e mondo politico. Ma soprattutto tanti bambini, forse troppi. Molti trascinati a forza da genitori e insegnanti per marciare e contestare una riforma della quale, per forza di cose, ignorano il significato. Era già successo il primo giorno di scuola dell’anno, quando gli studenti delle elementari hanno assistito incuriositi alla protesta dei loro insegnanti: un lutto al braccio, simbolo di morte, per protestare contro la riforma della Gelmini. E la storia si è ripetuta pochi giorni fa, quando carrozzine e grembiulini hanno sfilato nelle città italiane, sempre contro una riforma difficile da capire per un bambino di massimo dieci anni. Oggi indossano magliette bianche con scritto “Il paese reale è qui”. Intonano slogan e improvvisano girotondi: “Giro giro tondo casca il mondo casca la Gelmini e salviamo i bambini”. Divertiti e contenti, perché a quell’età cosa c’è di più bello di una scampagnata con genitori e amichetti con tanto di canzoncine orecchiabili e girotondi? E così lo sciopero generale indetto dai sindacati Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda si è risolto con l’uso indiscriminato dei bambini. Una questione già sollevata dal giornalista del Corriere della Sera Gian Antonio Stella, che in un articolo del 19 ottobre invitava a tenere "giù le mani dai bambini. Ha ragione la destra, a scandalizzarsi per i piccini portati in piazza dalla sinistra a manifestare contro Mariastella Gelmini: non si fa".

Per quanto riguarda la cronaca della giornata, a Roma la manifestazione principale, partita intorno alle 9,40 da piazza della Repubblica e che terminerà con il discorso a piazza del Popolo del leader della Cgil Guglielmo Epifani. Alla testa del corteo, oltre al numero uno della Cgil, anche il leader del Pd Walter Veltroni. “Per me è naturale essere qui”, ha affermato l’ex sindaco di Roma, accompagnato dall'ex ministro dell'Istruzione, Giuseppe Fioroni. “Il governo – ha aggiunto Veltroni – dovrebbe avere il desiderio di ascoltare la protesta perché viene da una parte importante della società italiana e dal mondo della scuola”. Per Epifani “è una giornata memorabile. Da via Bissolati ho visto persone che si affacciavano alla finestra, esponendo cartelli di solidarietà: sembrava di essere tornati alle stagioni delle grandi manifestazioni sindacali. È davvero una giornata memorabile”, ha aggiunto il segretario della Cgil, che ha anche commentato positivamente il fatto che oggi il sindacato sia sceso in piazza unitariamente. “Diciamo che oggi è stato un importante momento di unità e non è indifferente essere uniti su questi temi”. Bisogna “che il governo si rassegni ad accettare quello che è: la gente non vuole di tagli”. Respinge ogni accusa di strumentalizzazione il segretario della Uil Luigi Angeletti: “Lo sciopero di oggi della scuola è per risolvere il problema dei contratti e quello dei precari della scuola. Bisogna evitare qualsiasi strumentalizzazione. Ci aspettiamo che vengano ascoltate le nostre istanze - ha aggiunto Angeletti - nei prossimi incontri con il governo”. Per il segretario della Cisl Raffaele Bonanni i tagli apportati al settore della scuola “non sono una riforma ma un modo di mascherare la controriforma in atto”. Nel suo intervento a piazza del Popolo il leader della Cisl ha sottolineato come la scuola “ci unisce e l'unità per la scuola salva la scuola. Qui in piazza - ha aggiunto – c’è un grande movimento, un movimento pacifico che è l'unico modo di contrastare le scelte del governo. Non ci devono trattare come fossimo un consiglio di amministrazione”.

Secondo gli organizzatori i partecipanti solo nella Capitale sono almeno 800 mila, di cui 100 mila studenti delle medie. Un corteo che però ha mostrato più di una crepa. Gli universitari hanno deciso infatti di intraprendere un percorso alternativo a quello del corteo principale, andando verso via Cavour e scendendo verso il Colosseo, per andare a protestare davanti al ministero dell’Istruzione a viale Trastevere. Lì è stato organizzato un presidio e c'è stato un lancio di uova contro i poliziotti schierati. La Questura ha fatto sapere che tra i manifestanti si erano infiltrati degli anarchici e sarebbero loro gli autori dell'attacco agli agenti. E non si sono sopite le polemiche sugli scontri di ieri a piazza Navona. Tantissimi i cori contro gli “infami fascisti” da parte degli studenti “rossi”. Qualcuno canta persino l'inno di Mameli reggendo uno striscione con su scritto “Per Bertruffoni, se l'istruzione vi sembra un costo provare l'ignoranza”. Per quanto riguarda il resto d’Italia, in Sicilia, secondo la Cgil, i manifestanti sarebbero 100 mila. Migliaia anche a Cagliari, tremila circa a Bari, cortei anche a Milano, Torino e in Calabria.
 
(Francesco Cosentino)
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 15:09

Crolla il tenore di vita: indebitato un italiano su 3

Roma - Il tenore di vita degli italiani continua a peggiorare. I due terzi delle famiglie dichiara uno stato di difficoltà, è aumentata la percentuale di coloro che hanno dovuto ricorrere all’indebitamento e netta è stata la frenata dei consumi. La conseguenza, secondo il sondaggio Acri/Ipsos per la Giornata mondiale del risparmio, è che diminuisce la capacità di accantonare parte del reddito anche se la propensione al risparmio resta alta.

Più famiglie indebitate Oltre un terzo degli italiani consuma più di quello che guadagna e pensa che non riuscirà a invertire il trend nel prossimo futuro. Secondo lo studio questi cittadini in difficoltà sono maggiormente al Centro e al Sud e sono soprattutto operai e pensionati. Relativamente alla capacità di risparmio e di aspettative sul risparmio futuro "non si rilevano sostanziali differenze rispetto al 2007, anche se c’è una crescita tendenziale di famiglie indebitate". Il 14% dei cittadini, secondo la ricerca, si percepisce in discesa (con un’accentuazione geografica nel Nord Est e maggiormente fra i lavoratori dipendenti e gli insegnanti); un quinto (21%) "galleggia" in una situazione di equilibrio precario; circa un quarto (il 23%) ha invece risparmiato nell’ultimo anno e pensa che risparmierà in egual misura o di più nel prossimo. Nonostante molti italiani negli ultimi dodici mesi non abbiano risparmiato e non ritengano di riuscire a farlo neanche nei prossimi "la propensione al risparmio degli italiani rimane molto elevata". L’87% vorrebbe risparmiare: il 42% non vive tranquillo senza risparmi, mentre il 45% vorrebbe risparmiare ma senza eccessive rinunce. Solamente una persona su 10 preferisce "godersi la vita", piuttosto che mettere da parte risorse per il futuro.

Forte pessimismo sulla crisi La metà degli italiani (49%) non è soddisfatta della propria situazione economica e, più in generale, c’è sempre un forte pessimismo sul futuro dell’economia. La percezione del futuro dell’economia, secondo lo studio, "rimane improntata a un forte pessimismo, ma non è particolarmente peggiore di quello del 2007, già estremamente diffuso: è come se gli italiani avessero già introiettato la percezione della crisi e le preoccupazioni degli ultimi giorni non stiano aggiungendo nuovi elementi di negatività". La percentuale dei soddisfatti della propria situazione economica "rimane attestata al 51% ma ciò non vuole dire che la crisi internazionale non abbia determinato effetti negativi". Pensando al futuro, "rispetto alla propria situazione personale gli ottimisti (28%) prevalgono sui pessimisti (21%)". C’è invece pessimismo sulla situazione economica dell’Italia (49% contro il 24% di ottimisti, ma nel 2007 la situazione era peggiore e il saldo negativo ammontava a 35 punti percentuali), dell’Europa (33% di pessimisti e 28% di ottimisti) e del mondo (37% di pessimisti e 27% di ottimisti). In generale, gli ottimisti sono ancora il 34%, mentre il numero dei pessimisti è aumentato dal 46% al 48%. Peraltro, spiega la ricerca, "la percezione dei problemi che sul fronte di questa crisi finanziaria stanno avendo gli altri paesi ha portato a un miglioramento dell’opinione riguardo alle regole e ai controlli presenti in Italia, anche se la maggioranza delle persone rimane critica (il 56% contro il 69% del 2007)". Inoltre, "ha ridato spazio alla fiducia nell’Europa: crescono i fiduciosi, che tornano a essere i due terzi della popolazione (il 67%, erano il 60% nel 2007), anche se i delusi (29%) superano gli entusiasti (11%)

Triplicati gli italiani indebitati Solo un italiano su tre (34%) riesce a risparmiare, mentre il resto deve consumare tutto il reddito o ricorrere ai vecchi risparmi (18%) o ai prestiti (9%). I dati del 2008, secondo l’Acri, non si discostano molto da quelli del 2007: il numero di quelli che riescono a risparmiare (34%, l’1% in più rispetto all’anno scorso) e quello di coloro che hanno consumato tutto il reddito (38%, l’1% in meno rispetto a un anno fa) rimane grossomodo costante, come pure il numero di persone che consumano più di quanto incassano (27%). Tra i cittadini che consumano più di quanto guadagnano c’è una riduzione di quelli che ricorrono ai risparmi accumulati (forse già usati in passato) e un incremento di chi ha dovuto ricorrere a prestiti (sono il 9%). Dal 2001 sono triplicati gli italiani che sono ricorsi a prestiti, e dal 2004 sono più che raddoppiati. Nonostante questo, molti vivono il prestito con timore: per la maggior parte degli intervistati anche forme leggere di prestito, come il credito al consumo e le carte revolving, sono strumenti da "maneggiare con cura" perché potenzialmente pericolosi. Per il 64% delle persone, in particolare, il credito al consumo è più un rischio che un opportunità e ancor più forte è la diffidenza verso le carte revolving: per il 75% è un rischio e solamente per il 25% un’opportunità. A ulteriore conferma della percezione di "rischio" rispetto alle carte revolving, solo il 15% dichiara di possederne una, ma di questi poco più della metà (8%) dichiara di usarla: il 5% la usa saltuariamente e il 3% la utilizza spesso.

Priorità a liquidità e mattone Gli italiani confermano la "tradizionale prudenza" nella gestione del denaro, con un’alta propensione al risparmio (87%). Secondo l’indagine, si mantiene elevata la preferenza per la liquidità (60%), con la speranza di poter investire magari nel mattone (56%) o almeno negli strumenti considerati più sicuri (24%). Nell’uso del risparmio, poi, se metà dei cittadini (49%) tiene conto solo degli aspetti economici (rischio, rendimento), un’altra metà (49%) afferma di essere interessata a sapere in quale ambito sarà investito: i risparmiatori desiderano soprattutto che con i propri soldi non si finanzino attività illecite (26%) o che si contribuisca allo sviluppo dell’Italia (25%) e della zona dove essi risiedono (21%). Nel 2008, spiega l’Acri, le scelte sugli strumenti finanziari non si discostano da quelle del 2007, se non per un aumento del numero di quelli che investono in titoli di Stato (+3%). Quando gli italiani devono pronunciarsi sull’investimento "ideale" domina ancora il mattone: lo preferisce il 56% del campione, mentre gli strumenti finanziari considerati più sicuri sono preferiti dal 24%; il 17%, invece, si terrebbe lontano da qualsiasi forma di investimento. Inoltre, il 7% delle persone che hanno effettivamente risparmiato è ancora orientato sugli strumenti a maggiore rischio. Restano quasi immutate le opinioni sull’investimento del Tfr, che per il 60% (58% nel 2007) è bene rimanga in azienda. I cittadini, conclude l’Acri, dicono di essere attenti soprattutto alla rischiosità dell’investimento (38%) e alla solidità del proponente (23%). Gli eventi degli ultimi tempi, però, hanno portato a un miglioramento dell’opinione su regole e controlli presenti in Italia, anche se la maggioranza delle persone resta critica: nel 2007 il 31% riteneva regole e controlli efficaci, ora è il 44%. Alcuni sembrano essersi accorti che "il resto del mondo non era poi realmente avanti rispetto all’Italia, e che tutti i grandi paesi hanno avuto problemi, spesso più grandi dei nostri".

Autore: firewolf2 Categoria: ILGIORNALE Ore: 14:57

Le ricette anti-crisi a cui il Governo deve guardare

Il dato diffuso dall’Ocse sul divario tra le fasce di reddito nei paesi industrializzati, stando alle cifre fornite per l’Italia, è allarmante. Il Belpaese, sostiene l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, ha una disparità di reddito tra le classi sociali che è il sesto più grande Gap tra i 30 paesi dell’Ocse. Una fotografia impietosa che dimostra come ormai siamo di fronte ad una stratificazione a due livelli: la fascia reddituale benestante da una parte, e quella meno abbiente dall’altra. E’ come se le classi medie fossero state all’improvviso inghiottite dagli sconvolgimenti dell’economia reale.

Le cause di questo divario le lasciamo alle analisi di più avveduti economisti. Ora è il momento ristudiare le mosse per la ripresa. Non sarà facile, hanno avvertito autorevoli istituti economici come il Fondo monetario internazionale, che ha messo in guardia dall’arrivo della recessione globale.

Il Governo Berlusconi, dopo aver assicurato garanzie al sistema bancario (operazioni necessarie, si badi) ha i numeri per studiare una strategie di ripresa dei consumi, di facilitazione di accesso al credito per le famiglie, di taglio della spesa improduttiva (la manovra economica d’estate ha anticipato quest’obiettivo), di revisione del Welfare State (che significa allungamento indispensabile dell’età pensionabile), di introduzione di misure a sostegno delle piccole e medie imprese, il vero motore dell’economia nazionale che non vuol dire incentivare la rottamazione dei frigoriferi e delle auto (ipotesi, per fortuna smentita da Palazzo Chigi), ma deve essere la principale preoccupazione dell’esecutivo.

Berlusconi guardi a Sarkozy e al premier Fillon che stanno lavorando ad un piano a sostegno delle famiglie bisognose che hanno difficoltà ad arrivare al famoso “fine mese” e che, tra le altre, cose prevede un capitale di 175 miliardi di euro a favore delle imprese.

Non è semplice, ma in questo determinato periodo storico è necessario coniugare una serie di ricette anti-crisi, compatibilmente, ovviamente, con la spesa pubblica che le misure comportano.

Per la fine dell’anno, è stato annunciato, il governo Berlusconi varerà la “Social Card” per le spese di prima necessità. Forse sarebbe stato più opportuno anticiparne gli effetti, ma meglio tardi che mai. Non basta questo provvedimento: il Governo deve pensare ad alimentare i consumi, quel “Delta”, moltiplicatore degli investimenti di keynesiana memoria, che darebbe impulso al sistema paese (più infrastrutture, più opere pubbliche, più consumi delle famiglie) filosofia che il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, non ha affatto escluso nel suo ultimo libro (“La Paura e la Speranza, edizioni Mondadori). Certo, è una politica che dà effetti in ritardo, ma da una parte è giusto cominciare.

Non è il ritorno dell’interventismo. E’ la mano necessaria dello Stato a rivoluzionare il sistema che trova d’accordo anche Confindustria. In un secondo tempo, pensano anche la Marcegaglia e gli altri, lo Stato centrale dovrà ritirarsi per lasciare il mercato libero di agire e di autoregolarsi. E poi, come dicevamo, sarà prioritario per il Governo varare misure a beneficio delle famiglie, dando subito attuazione al programma elettorale nella parte in cui prevedeva il “Quoziente familiare” (utile alternativa all’improbabile e difficoltoso taglio tout court delle tasse come chiede Veltroni), e poi attraverso politiche oculate di sostegno ai redditi (in questo quadro rientra anche la riforma dei contratti).

Ma la riforma più urgente è il ritorno all’allungamento dell’età pensionabile, che il precedente governo di centrosinistra ha abolito (intervenendo sciaguratamente sulla Legge Maroni). Lo sostiene il vicedirettore di Bankitalia, Ignazio Visco, per il quale «il mantenimento e l’espansione del livello di vita raggiunto nel Paese non può non richiedere che si lavori di più, in più e più a lungo». Un ragionamento opposto porterebbe al collasso del nostro sistema di tutela sociale.

Autore: firewolf2 Categoria: L'OCCIDENTALE Ore: 14:56

Facci a "lezione" da Travaglio: "Così imbroglia chi lo ascolta"

Corri, c’è Travaglio. Alla Cattolica di Milano c’è l’incontro «Giornalismo, istruzioni per l’abuso» organizzato da Unità Lotta democratica (Uld, gli studenti di sinistra) e sostenuto dall’accorato giornaletto l’Urlo. E in via Agnese 2, alle 15.30, c’è una ressa bestiale, tutti pazzi per Marco: hanno spostato l’incontro nell’aula più grande ma ancora non basta, la gioventù preme, i commessi fanno blocco sulle scale, fortuna che in mattinata avevamo chiesto il permesso: «Perché lui sì e io no?» tuona un’improbabile studentessa di 60 anni che si è vista superare da un pennivendolo della casta. Ma non basta ancora, superate le scale c’è ressa anche davanti all’aula, dobbiamo salire dalle scale antincendio.
Travaglio, finalmente. Aula piena come un uovo, un caldo mostruoso, l’eroe ha già cominciato da dieci minuti. Sta dicendo questo: «Per come sono messi i nostri telegiornali, sarebbe meglio che ritrasmettessero Carosello, sarebbe meglio che non trasmettessero nessuno dei nostri telegiornali». Parla sul serio: quando non è in tv, o quando pensa che non ci siano giornalisti, abbassa ancor più il tasso di semplicismo. Nascosti in aula, oltre allo scrivente, c’è solo un collega della Padania: che bello se raccontasse di quando Travaglio scriveva sulla Padania con lo pseudonimo di Calandrino. Era il periodo secessionista, oltretutto. Ma adesso Travaglio sta esortando gli studenti a non guardare i telegiornali: «Almeno sai di non sapere», a che serve del resto guardare i telegiornali quando di ciò che ti raccontano «non è vero niente?». Niente, non è vero niente. Niente. È tutto falso, perché «non arrivano le notizie», del resto in Italia «se un telegiornale leggesse anche solo le notizie dell’Ansa sarebbe eversivo», sarebbe «una rivoluzione copernicana», «sarebbe clamoroso». E vagli a spiegare, a Travaglio, che il problema semmai è che i telegiornali spesso si limitano a leggerli, i dispacci Ansa. Lui prosegue: «Manca il nucleo centrale delle notizie», «il potere non vuole far sapere», «altrimenti la gente capisce». Le frasi sono testuali e dipingono l’Italia, non l’Albania di Hoxa.
L’incontro sarà tutto così, più uno spolvero di cabaret da Travaglino: nessuna sfumatura, i buoni e i cattivi, i servi e i Travaglio (in positivo vengono menzionati solo Oliviero Beha e Massimo Fini) e tutto risuonerà infine consolatorio, rinfrancante: chi ama Travaglio lo venera anche perché ogni sua ignoranza trova una giustificazione a posteriori, ogni suo pregiudizio ritrova legittimità di giudizio, scoprirà che ogni apparenza non ingannava, che non era lui a essere qualunquista: sono i politici e i giornalisti che fanno schifo. Tutti, cioè quasi tutti. E intanto piove, governo Berlusconi: e ieri a Milano pioveva davvero.
«Ci sono cinque tecniche di disinformazione», prosegue Travaglio che tuttavia ne illustrerà solo tre. Il primo? Vespa Bruno, of course. Solita descrizione del despota che nasconde le notizie: quando condannarono Cesare Previti, ecco, Vespa fece una puntata sul Viagra. Ed è un esempio perfetto di verità alla Travaglio: che quella sera trasmisero un Porta a Porta sul Viagra, Travaglio, lo seppe peraltro da me, dallo scrivente, che a quella puntata vi partecipai: mi telefonò assieme a Peter Gomez e gli raccontai l’episodio. Ma la puntata in realtà era stata registrata un mese prima, e poi congelata solo perché quella sera c’era stata la strage di Nassirya. Vespa parlò del caso Previti in altre occasioni, ma non c’è motivo che Travaglio racconti queste sciocchezze agli studenti. Meglio raccontare che nel 2004, quando Rocco Buttiglione, anzi, quando «the Rocco Horror Picture show» (risate in aula) andò a Bruxelles e disse che l’omosessualità era un «peccato, non un crimine», ecco, Vespa fece una puntata sul «ritorno dal coma», segue battutone: «I partecipanti non riuscivano a dir nulla perché erano in coma pure loro». Ah ah.Poi c’è il secondo metodo di disinformazione, «Il modello Floris» anche detto «alla Mentana»: altri due che non l’hanno mai invitato. Su Floris, una sintesi da ambulanza: «I fatti scomodi non si raccontano, ma si fa finta di raccontarli», il metodo consiste nel «farne parlare chi non ne capisce niente», tipicamente «i politici», del resto «li invitano apposta», «così da «buttare in caciara dei fatti oggettivi». I perfidi: «Sono pieni di invitati che parlano di un processo e magari dicono “premesso che non conosco le carte”; ma allora che cazzo ci vanno a fare?». Applausi a Travaglio, che invece le carte le conosce. Altrimenti non potrebbe riproporre alcuni passaggi di alcune sentenze al posto di altri, di certi verbali al posto di altri: è il suo metodo. Non potrebbe enfatizzare le sentenze di condanna o, in caso di assoluzione, le parti che la condanna auspicavano: come ha appena fatto con Calogero Mannino. E non potrebbe parlare del caso Andreotti, anzi, de «il più importante processo della storia d’Europa» come ha fatto ieri con gli studenti della Cattolica. L’architrave del processo di Giancarlo Caselli a Giulio Andreotti, quella impostata dal 1993, quella per cui sono stati spesi miliardi, quella dei Fratelli Salvo, quella dei voti mafiosi e del bacio con Riina, quella, ecco, è tutta e miseramente crollata: per essa Andreotti è stato assolto e basta. È vero, la Cassazione ha marginalmente stabilito che Andreotti ebbe dei rapporti a delinquere sino al 1980: ma lo status giuridico di Andreotti non è «prescritto per mafia», formula inesistente in tutto il mondo per quanto Travaglio ieri abbia cercato di venderla agli studenti: lo status è «non colpevole». La prescrizione comporta l’estinzione del reato, e chi non è condannato per un reato, qui in Occidente, è non-colpevole, e chi è non-colpevole, ergo, è civilmente innocente. Se la prescrizione non fosse questo, probabilmente, non esisterebbe: ma secondo Travaglio è un concetto troppo raffinato per spiegarlo agli studenti. Ai quali dice, semmai, che Andreotti è stato assolto «con formula dubitativa», ma non spiega che questa formula parla comunque di «assoluzione perché il fatto non sussiste»: gli studenti potrebbero non capire. Sono stupidi. Meglio trattarli come dei coglioni. L’incontro è stato comunque un grande successo.
Filippo Facci
Autore: firewolf2 Categoria: ILGIORNALE Ore: 14:53

Studenti in piazza, è sciopero generale Il corteo di Roma: bloccheremo la città

Roma - Gli organizzatori sostengono che oggi a Roma sono scese in piazza più di un milione di persone per protestare contro l’approvazione della riforma della scuola. In città sono arrivati tanti treni e pullman, molti più del previsto. Alcuni manifestanti non sono riusciti a raggiungere in tempo la partenza del corteo e hanno dato luogo a manifestazioni spontanee sparse in diverse zone della città. Per dire no alla Gelmini altri cortei si sono mossi a Milano, Torino, Palermo, Napoli, Bari, L’Aquila, Messina, Cagliari, Genova, Bologna, Firenze. Non si sono registrati episodi di violenza.

Il corteo di Roma Studenti, professori, genitori e universitari stanno manifestando a Roma contro il decreto Gelmini, diventato ieri legge, e contro i tagli all’Università e alla ricerca previsti dalla legge Finanziaria. La grande manifestazione organizzata dai sindacati del settore nel giorno dello sciopero generale della scuola, è partita intorno alle 9 e mezza da piazza della Repubblica: la testa del corteo si sta avviando verso piazza Barberini, mentre la coda ancora non si è mossa e al momento si trova a piazza dei Cinquecento, davanti alla stazione Termini. In piazza della Repubblica continuano a confluire gruppi di manifestanti, soprattutto studenti. I professori, infatti, si trovano quasi tutti in testa al corteo. Coloratissima la partecipazione: bandiere dei sindacati e dei partiti di sinistra, soprattutto tanti striscioni come "Maestro unico? No grazie, tutti in piazza come un unico maestro", "La scuola siamo noi, i fannulloni siete voi", "La scuola è pubblica e non si tocca" oppure "Se il decreto non si arresta non si ferma la protesta". Il corteo è anche molto rumoroso: si suonano fischietti, si battono tamburi e si gridano cori contro il governo. Gettonatissimi, ovviamente, quelli contro il ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini. Numerosi anche gli studenti universitari che pur non essendo in sciopero hanno aderito alla manifestazione dei sindacati della scuola: chiudono il corteo insieme ai ricercatori precari. Intanto, alla periferia di Roma, tra punti di arrivo dei pullman alle stazioni di Anagnina, Tuscolana e Eur sono stati organizzati cortei spontanei a causa dell’eccessivo afflusso di manifestanti nelle strade. Anche sul Grande Raccordo Anulare decine di pullman sono rimasti bloccati: i manifestanti hanno abbandonato i mezzi di trasporto e hanno dato il via ad una manifestazione.

L'assedio al Ministero Nel pomeriggio il corteo degli universitari è giunto al ministero dell’Istruzione che è stato "circondato" dagli studenti. "La coda del corteo è ancora a piazza Venezia - ha detto Giorgio, uno dei portavoce degli universitari - tutto sta andando avanti tranquillamente anche se ci sembra che la polizia schierata sia nervosa". Nel giro di un'ora il corteo degli studenti è ripartito minacciando: "Bloccheremo la città". Non è definito il percorso che i manifestanti intendo seguire. Al momento si dirigono verso Porta Portese.

Epifani e Veltroni al corteo Il segretario del Pd Walter Veltroni e il segretario della Cgil Guglielmo Epifani si sono aggiunti alla testa del corteo partito da piazza della Repubblica a Roma. "La nostra protesta non si ferma", ha promesso Epifani spiegando che il referendum è "uno degli strumenti ma non il solo". "Per il sindacato il referendum non è la via maestra - conclude il numero uno della Cgil lo sono invece le lotte sindacali". "Il Governo - ha fatto eco l'ex sindaco di Roma - dovrebbe avere il desiderio di ascoltare la società italiana e questa di oggi è una parte importante della società, c’è tutto il mondo della scuola". Il leader Pd è stato, poi, raggiunto da Di Pietro che è sbucato facendosi largo tra i simpatizzanti. Nella bolgia c'è appena il tempo di un’affettuosa stretta di mano: pochi minuti ma importanti dopo la presenza-assenza del leader Idv dalla piazza del Circo Massimo, per la grande manifestazione del Pd di sabato scorso.

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Autore: firewolf2 Categoria: ILGIORNALE Ore: 14:51

Crisi presente, guerra imminente?

di Alessandra Colla/oriononline.info

Insomma tocca parlare di economia, in quest’Italia che si scopre terra di risparmiatori oltre che di eroi poeti navigatori e santi.
Tocca parlarne, e con entusiasmo, in barba a quelli che Marx non ha capito niente: perché in questo mondo globalizzato che il pensatore di Treviri mai avrebbe potuto immaginare in tutto il suo orrore, l’economia ha oltremodo dilatato la sua dimensione strutturale fino a fagocitare ingordamente ogni e qualsiasi sovrastruttura.

La crisi che dalla primavera scorsa ha iniziato ad attanagliare l’economia americana si è via via allargata a macchia d’olio arrivando a risucchiare con inarrestabile viscosità altri sistemi economici solo apparentemente lontani, geograficamente e culturalmente, dagli Stati Uniti.
In contemporanea con le borse occidentali, anche quelle asiatiche accusano il colpo: e fa un certo effetto vedere G.W. Bush, con l’aria più smarrita del solito, appellarsi al resto del mondo perché intervenga a liberare i liberatori di tante guerre dall’incubo di un nuovo e peggiore ‘29.
Strano, considerato che all’indomani della seconda guerra mondiale agli Usa non sembrò vero di potersi gettare a capofitto nell’applicazione del famigerato Piano Marshall col nobile intento di “salvare” economie che gli Usa stessi avevano fatto il possibile per rovinare; e che una decina d’anni fa, ai tempi delle “tigri asiatiche” rivelatesi puntualmente di carta e del loro crollo, gli States non mossero un dito ed anzi se ne stettero lì a godersi lo spettacolo.

Ora, infatti, non si capisce perché il pianeta dovrebbe provare pena per le sorti degli Stati Uniti d’America: al di là della legittima e motivata preoccupazione per l’andamento di un mercato planetario suo malgrado legato mani e piedi alle sorti del colosso a stelle e strisce, sono altri i sentimenti che dovrebbero accompagnare l’essere in atto della congiuntura americana. La quale, di per sé, rappresenta il prevedibile punto d’arrivo di una pluriennale gestione di economia interna e politica estera a dir poco discutibile. Naturalmente c’è sempre qualche inguaribile ottimista alla Bernanke che vede in questa corsa verso il baratro la cifra distintiva del dinamismo americano a fronte del vieto immobilismo europeo. Punti di vista, dirà qualcuno. Certo: il loro. Degli americani.

Perché l’economia statunitense, si sa, dà il suo meglio in tempo di guerra e non di pace. Gli States si sono dichiarati come potenza egemone nel corso della seconda guerra mondiale, e riconfermati tali all’indomani della sua conclusione.
Gore Vidal, nel suo La fine della libertà, riporta l’elenco di 194 interventi armati targati Uncle Sam sferrati in un lasso di tempo compreso fra il 1948 e il 2001, secondo le stime della Federation of American Scientists. Gli fa eco Zoltan Grossman (docente di geografia all’università del Wisconsin) che dal 1890 al 1948 ne elenca più di 66, precisando però che la lista

NON include le azioni antisommossa della polizia militare, le mobilitazioni della Guardia Nazionale, le dimostrazioni della forza navale fuori delle acque territoriali, i rinforzi al personale d’ambasciata, l’uso di personale non facente parte del Dipartimento della Difesa (come la DEA, l’agenzia per la lotta alla droga), le esercitazioni militari, le mobilitazioni non di combattimento (come la sostituzione dei dipendenti delle poste in sciopero), lo stazionamento permanente di forze armate, le azioni segrete in cui gli USA non hanno avuto un ruolo di comando e di controllo, l’uso di piccole unità di salvataggio per liberare ostaggi, la maggior parte dell’utilizzo di truppe per procura, il pilotaggio di aerei da guerra stranieri, l’assistenza in caso di disastro all’estero, i programmi d’addestramento e consulenza militare che non hanno implicato combattimento diretto, i programmi di aiuti e molte altre attività militari.

Fatto sta che gli Stati Uniti non sono riusciti a scatenare altri conflitti dopo quello che li vede ancora in difficoltà sul suolo iracheno: e questo, per gli standard americani, non è un buon segno. La riprova potrebbe essere proprio la crisi attuale: niente guerra = economia in crisi. Tutto sta a convincere il popolo americano della bontà di una nuova avventura bellica.

Il problema, adesso, è tutto nostro: conviene di più rallegrarsi per l’apparente declino di quella che non appare più come “la” superpotenza; o dobbiamo mettere in conto il più illustre precedente degli ultimi anni?

Che cosa può ridurre drasticamente il deficit delle partite correnti americane, e per questa via eliminare i rischi più significativi per l’economia degli Stati Uniti e per il dollaro? La risposta è: un atto di guerra. L’ultima volta che gli USA hanno registrato un surplus delle partite correnti è stato nel 1991, quando il concorso dei Paesi esteri ai costi sostenuti dall’America per la guerra del Golfo ha contribuito a generare un avanzo di 3,7 milioni di dollari.”

(report caricato sul sito internet di Morgan Stanley, martedì 11 settembre, 7.30-8.00 [ora di New York]).

Si vedrà.
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 01:45

mercoledì, 29.10.08

Ci stiamo organizzando anche a Milano per essere presenti nelle scuole.
Vi prego di diffondere poichè la scuola è il luogo dove i nostri figli si formano.

  

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:36

UNIVERSITA’

Mille studenti chiedono di far lezione, 18 si oppongono. Il Preside chiude i corsi e vola in Messico. Non è forse una notizia?

il sussidiario.net

mercoledì 29 ottobre 2008

Il Consiglio di Facoltà di Scienze Politiche di giovedì 23 ottobre non ha votato alcuna forma di sospensione della didattica come invece appare in alcuni quotidiani nazionali. Al contrario, docenti e rappresentanti degli studenti hanno votato all’unanimità una mozione che auspica che «si sensibilizzi maggiormente il corpo studentesco e l’opinione pubblica (...) per evitare che prevalga l’immagine degli atenei come campi di battaglia».

 

L’Università oggi è effettivamente aperta. Vi sono docenti che oggi faranno lezione, ricevimento studenti, esami. Tanti altri l’avrebbero voluto fare, ma non “osano” mettersi contro il volere del preside. Se non sarà possibile svolgere alcuna attività didattica è solo per una decisione presa unicamente dal preside, partito per il Messico, senza il parere del Consiglio di Facoltà, per prevenire, così ha detto, l’intervento violento e antidemocratico di pochi. I soliti pochi che hanno avuto spazio nei servizi delle ultime settimane. Perché? C’è forse un “doppio fine” nel far credere che la protesta stia montando?

 

Negli ultimi due giorni c’è stata una raccolta di firme a Scienze Politiche. Si tratta di una petizione contro qualunque forma di sospensione della didattica, nella speranza che i mezzi di informazione dicano ciò che sta accadendo veramente in università. Risultato: 1025 firme raccolte in due giorni. Ci chiediamo allora: perchè vale di più lo sparuto gruppo di chi vuole interrompere le lezioni? (Si tratta infatti di 18/20 studenti iscritti a questa facoltà: tutti gli altri vengono da fuori). C’è forse un “doppio fine” nel far credere che la protesta stia montando?

 

All’università chi ci pensa? Paradossalmente a fare le spese di questa situazione è proprio l’università. Chi vuole veramente lavorare a una riforma del sistema viene sistematicamente censurato.

 

(Lista aperta Obiettivo Studenti e Unicentro di Scienze Politiche, Milano)

 

All'Università Statale di Milano lezioni ed esami si svolgono regolarmente

 

 

 

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:03

SCUOLA

1. Mauro: nel resto d’Europa più spazio alla libertà di educazione

mercoledì 29 ottobre 2008

Nessuna delle decine di migliaia di persone che nei giorni scorsi hanno partecipato alle manifestazioni anti-Governo e anti-Gelmini intonando i consueti slogan in favore della non libertà di educazione sa di aver manifestato contro tagli che colpiscono esattamente il loro bersaglio preferito: la scuola libera.

 

Con il decreto legge approvato a fine luglio, ai ministeri è stata data la piena discrezionalità rispetto alla scelta di come attuare i tagli di spesa previsti dal decreto.

 

Questa discrezionalità ha avuto come risultato che nel Bilancio di previsione dello Stato lo stanziamento previsto per il 2009 per le scuole paritarie viene ridotto di oltre 133 milioni di euro. Si passa da 535.318.000 a 401.924.000 euro, con un taglio del 25%.

 

Nei due anni successivi (2010 e 2011) lo stanziamento per le scuole paritarie prevede per il 2010 406 milioni di euro e nel 2011 la cifra viene tagliata ancora drasticamente di altri 94 milioni di euro: si passa da 406.100.000 a 312.410.000 euro. Un ulteriore taglio di quasi il 25%. In quattro anni dal (2008 al 2011) la cifra investita dallo Stato per le scuole paritarie viene dunque tagliata in totale di oltre il 40%. Da 535 milioni di euro si arriva a 312.

 

Un taglio che ricadrà esclusivamente sulle famiglie che scelgono la scuola paritaria, indebolendo fortemente la libertà di educazione nel nostro Paese.

 

Ancora più paradossale e preoccupante è il fatto che nel “Bilancio di previsione dello Stato per il 2009" la spesa complessiva riguardo il funzionamento dell’istruzione viene aumentata di 656 milioni di euro, con un forte aumento delle spese per l’istruzione primaria, secondaria di primo e di secondo grado.

 

Il problema può essere risolto in due modi: approvando l'emendamento dell'On. Toccafondi firmato anche da altri trenta deputati della maggioranza tra cui Maurizio Lupi, Valentina Aprea, Raffaello Vignali, Renato Farina e Antonio Palmieri, nel quale si prevede il reintegro dei fondi tagliati, oppure con un maxiemendamento del Governo che appone fiducia alla legge finanziaria e alla legge di bilancio di previsione.

 

Preoccupa altresì il fatto che sono dati assolutamente discordanti con la tendenza verso la strada dell'autonomia intrapresa dalla più parte dei paesi dell'Unione Europea, nei quali si è arrivati a capire quali sono i nemici da combattere per migliorare l'efficienza e la libertà di educazione dei cittadini: questi nemici sono i "malati di ideologia", chi vede cioè nello strapotere dello Stato il dispensatore supremo dei diritti e dei servizi per i cittadini, chi crede che la cosa giusta sia essere forti con i deboli e deboli con i forti.

 

Un sistema scolastico ancora fortemente centralistico non può che rispondere a una logica della rendita politica tutta tesa a salvaguardare il tornaconto di burocrazie ministeriali e sindacati a dispetto dell’emergenza educativa del Paese.

 

Bisogna invece avere il coraggio di liberalizzare l’intero meccanismo, altrimenti lo scontro ideologico produrrà ulteriori danni a quello che è già una mastodontica e inefficiente struttura al servizio soltanto della corporazione che vi lavora.

 

Dobbiamo evitare che la scuola italiana ritorni a compiere gli stessi errori che comporterebbero un ulteriore abbassamento della qualità della scuola pubblica, ma soprattutto un impietoso "affamamento" della scuola libera.

 

[Leggi tutto]

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:02

Libreria AR: libri nuovi - libri rari

studiare5.jpgNovità:
Detlev Rose, La società di Thule. Leggende - miti - realtà, Sigillo, euro 29,50
Uno studio documentato sulla Societa di Thule, sui suoi reali rapporti con i furuti capi nazisti: Hitler, Hess e Rosemberg e e sul fondatore stesso della Società, von Sebottendorff.
Elena Pontiggia, Modernità e classicità. Il ritorno all’ordine in Europa, dal primo dopoguerra agli anni trenta, Bruno Mondadori, euro 28,00
Come le avanguardie riscoprono la tradizione come un aspetto essenziale della modernità.
Rari (e altri)
PRIMA EDIZIONE - Umberto Nobile, Posso dire la verità. Con una lettera di Benedetto Croce, pp. 296, Mondadori, 1945, euro 30,00
Il dramma della spedizione polare guidata da Nobile, e il ritorno dei superstiti, nelle parole del diretto responsabile; qui Nobile tenta di dare una versione completamente diversa dei fatti, cosi come furono interpretati durante gli anni del fascismo.
OCCASIONE - Cagliostro, Memoriale, Ecig, euro 5,00
L’autodifesa di Cagliostro, dettata da una cella della Bastglia.
RARO - J. De Maistre, I meriti della rivoluzione, in Pro e contro la Rivoluzione, pp. 376, Salerno editrice, 1989, euro 9,00
Franco G: Freda, In alto le forche!. Il ‘68 e il nichilismo, Edizioni di Ar, euro 8,00

RARO - A. Nisbett, La vita di Konrad Lorenz, pp. 364, Bompiani, 1983, euro 14,00
La biografia del fondatore dell’etologia, accusato di simpatie per i nazismo per le sue teorie sull’aggressività.

OCCASIONE - Bienville, La ninfomania, ovvero trattato sul furore uterino, Ecig, euro 5,00

N. Goodrick-Clarke, La sacerdotessa di Hitler. Savitri Devi, il mito indù-ariamo e il neonazismo, Settimo Sigillo, euro 29,50

RARISSIMO - Giorgio Almirante, Il M.S.I. come scelta di libertà, 1971, euro 60,00
Relazione al comitato centrale del MSi del 24 aprile 1971.

RARISSIMO - A. Fiaccadori, Supremazia economica inglese e le origini della sua decadenza, pp. 424, Hoepli, 1940, euro 40,00
Dall’indice: le basi della potenza economica inglse; la nascita della grande induistria in Inghilterra; le conseguenze immediate della rivoluzione industriale; il trionfo del libero scambio ed il periodo aureo dell’economia inglese; il declino della supremazia industriale e commerciale inglese; le deficienza dell’organismo economico produttivo inglese; la nascita e la concorrenza dei grandi rivali dell’Inghilterra; la reazione protezionista e il risveglio dell’imperialismo in Inghilterra; lo sviluppo della politica preferenziale ed il tentativo di soluzione imperiale del problema economico inglese.

RARISSIMO - P. J. Goebbels, Noi tedeschi e il fascismo di Mussolini, pp. 102, Beltrami, 1936, euro 80,00

RARO - Pitigrilli, Pitigrilli parla di Pitigrilli, pp. 276, Sonzogno, 1961, euro 38,00
Lo scrittore, famoso per i suoi romanzi nei primi anni 20, e poi per essere stato un collaboratore dei servizi segreti fascisti, parla di se stesso

RARO - Essas Bey, Lenin, pp. 266, 8 illustrazioni, Treves, 1935, euro 24,00

RARO - Foto originale. S.E. Grandi, a bordo della nave “Marconi” lascia New York, diretto a Jersey City. Il sindaco di New York saluta calorosamente sua eccellenza. Formato 24×18. Perfetta. Molto animata. Istituto Luce, 1931. Euro 100,00

RARISSIMO - M. Pefferkorn - Ch. Goudouin-Jordan, Il giuoco del calcio, pp. 142, 34 disegni e 12 tavole fuori testo, Sonzogno, anni ‘20, euro 48,00

RARO - Carlo de Nicola, Diario napoletano, dicembre 1798 - dicembre 1860, pp. 728, rilegato, con sovracopertina, Giordano, 1963, euro 60,00
L’autore fu un noto avvocato napoletano che descrisse, ora per ora, gli avvenimenti della Repubblica napoletana del ‘99 e degli avvenimenti degli anni successivi. Tutti i personaggi maggiori, da Ferdinando IV a Maria Carolina, da Nelson al Cardinale Ruffo, sfilano nel libro assieme agli aspetti noti e meno noti della vita sociale di allora.

PRIMA EDIZIONE - Franz Herre, Prussia. Nascita di un impero, pp. 590, copertina rigida, con sovracopertina, alcune illustrazioni, Rizzoli, 1982, euro 30,00

Edouard Schuré, Evoluzione divina. Dagli antichi ai nuovi misteri, pp. 310, Tilopa, 1983, euro 24,00
La storia occulta dell’uomo, nello scritto più importante dell’Autore

RARO - Rolf A. Stein, La civiltà tibetana, pp. 308, copertina rigida, CDE, 1988, euro 24,00

Beniamino Massimo di Dario, La Notitia Dignitatum. Immagini e simboli del Tardo Impero Romano, 25 tavole a colori, Edizioni di Ar. Collezione ‘Paganitas’, euro 28,00
Quest’opera - qui riprodotta in un formato più ampio rispetto alle dimensioni dei titoli della collezione, per rendere con maggiore efficacia la bellezza delle 25 tavole a colori - ritrovata nel corso del XV secolo, ha rappresentato uno dei documenti fondamentali per la conoscenza e la comprensione della storia romana tardoantica. Lo studio di Beniamino M. di Dario ne pone in risalto la complessa matrice simbolica, interpretando questo “registro delle cariche civili e militari” dell’Impero, come un libro di araldica della romanità.

G. Evans, Lao-Tse. Il libro della via e della virtù, pp. 176, Fratelli Bocca, 1924, euro 38,00
Uno dei massimi testi della cultura sapienziale, al quale anche Evola dava estrema importanza.

RARO - E. Siracusa Cabrini, Lodovico di Varthema alle isola della Sonda, pp. 260, rilegato, Paravia, 1932, euro 24,00
Questo soldato italiano del ‘500, viaggiò, tra il 1501 e il 1508, in terre ancora sconosciute. Egli in questo libro racconta il suo itinerario, che si sviluppa lungo lo stesso percorso dell’espansione dell’impero portoghese.

PRIMA EDIZIONE - Piccard A. - Dalla stratosfera agli abissi marini, pp. 262, ril., 64 ill., Garzanti, 1955. Euro 22,00
L’inventore del pallone stratosferico, si dedicò, poi, alla costruzione del batiscafo, per raggiungere le profondità marine.

RARISSIMO - Rodolfo Graziani, Ho difeso la Patria. Con 8 documenti fuori testo, pp. 604, Garzanri, 1948, euro 60,00
Dall’indice: tra il sogno e la realtà; il Libia dal 1921 al 1934; per la conquista di un impero; vicerè d’Etiopia; il complotto di Addis Abeba; il mito d’Orfeo; Capo di Stato Maggiore dell’esercito; la campagna in Africa Settentrionale 1940-41; ritorno alla terra; l’inaspettato e la verità; i venti mesi del Garda; i miei rapporti col Cardinae Schuster, arcivescovo di Milano; verso l’epilogo.

ALTRE NOVITA’

* Leni Riefenstahl,

Schönheitim olympischen kampf.

Evoliana, II. A cura delle Edizioni di Ar.

Caratteristiche dell’opera. Pp.: 284; fotografie: 284 (molte a piena pagina); formato: 24×32; copertina: cartoncino “Tintoretto camoscio” di gr. 300; carta interna: “Palatina avoriata” di gr. 120. Ristampa anastatica curata in 250 esemplari.

Euro 90,00

Tracce di lettura

[…] Dopo “Trionfo della volontà (1934) - per il quale Hitler, dotato di sicure qualità artistiche, pare averle suggerito l’innovazione della ripresa con l’obiettivo in movimento -, è la volta di “Olimpya” (1936), la pellicola da cui sono tratti i fotogrammi che scandiscono questo volume. A conferma del fatto che essi sono stati scelti non con il criterio funzionale della ricognizione documentaria, ma sul paradigma incondizionato della bellezza, della Kalokagathìa, riportiamo una nota dell’Autrice: “Sognai come la statua si trasformasse in un uomo di carne e sangue, mentre al rallentatore il disco cominciava a vibrare (…) Le statue si trasformano in danzatrici del tempio che si consumano nelle fiamme, il fuoco olimpico di cui s’infiamma la fiaccola che dal tempio di Zeus viene portata alla moderna Berlino del 1936″. L’Interesse quì è dato dalla chiarità, espresse in immagini vive di come la bellezza per la Riefenstahl si irradi attraverso metamorfosi rdinate e armoniche: echi e risonanze delle metamorfosi elevate dall’arte ellenico-romana a forme canoniche, ovvero a idee, della realtà.

* Grosse Deutsche Kunstausstellung 1940.

(Grande mostra dell’arte tedesca)

Imhaus der Deutschen kunst zumunchen juni - oktober 1940

Evoliana III.

A cura delle Edizioni di Ar.

Carattristiche dell’opera. Pp. 112, di testo e 68 di riproduzioni delle opere; copertina: cartoncino patinato di gr. 300 con plastificazione opaca; carta interna: patinata opaca di gr. 115. Ristampa anastatica curata in 250 esemplari.

Euro 25,00

Tracce di lettura

Era nella biblioteca di Julius Evola il catalogo della Grosse Deutsche Kunstausstellung 1940 [Grande mostra dell’arte tedesca].

Luogo dell’esposizione, il bel palazzo disegnato e costruito dall’Architetto Troost in Monaco di Baviera.

Le opere raccolte e quelle qui raffigurate sono, in generale, tutte di buon valore, e come idea e come fattura, con qualche punta, però, davvero notevole, qual’e è l’estatico bellissimo nudo femminile scolpito da Josef Thorak (n. 55) […]

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:54

Tibet indipendente, Sicilia indipendente!

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Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:53

Palermo, sit-in del Blocco Studentesco

presidioblocco.jpgIl Blocco Studentesco Scuola e Università annuncia una manifestazione per il 6 novembre in via Ruggero Settimo, angolo via Mariano Stabile, alle ore 16.00, contro alcuni punti della riforma Gelmini.
“Scendiamo in piazza perchè non possiamo accettare che l’università pubblica venga privatizzata soltanto perchè questo Stato si ricorda di essere Stato soltanto quando si tratta di manganellare chi giustamente si indigna per la sua assenza” afferma Francesco Vozza, responsabile universitario del Blocco, “La trasformazione degli atenei in fondazioni, come sancito dall’articolo 16 comma 6 della legge,comporterà la possibilità dell’ ingresso di privati nel C.D.A. trasformando l’università da un’istituzione di ricerca e formazione, ad una azienda assoggettata alle logiche di mercato. Tutto questo col silenzio assenso del ministro dell’istruzione Gelmini.”
Il Blocco Studentesco dopo l’incredibile successo del corteo romano che ha visto manifestare insieme 20.000 studenti di destra e di sinistra, ha dimostrato per l’ennesima volta di lottare soltanto per il bene nazionale, contro lo smantellamento dello Stato Sociale da parte dei soliti governanti che attuano incoscientemente politiche ultra-liberiste.
“Il 6 novembre saremo in piazza per ribadire il nostro no alla scuola dei tagli, degli accorpamenti di più istituti e del cinque in condotta come arma contro gli studenti. Dimostreremo ancora una volta come gli studenti rappresentino oggi l’unica voce in difesa della natura formativa e pubblica di scuole e università, opponendoci ai tagli dei fondi pubblici e all’ingresso dei privati” conclude Michele Esposito del Blocco Studentesco Scuola.
La ricreazione è finita!
Blocco Studentesco Scuola & Università Palermo
www.bloccopalermo.tk
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:52

Macerata: FN chiude le banche

banca2.jpgStanotte i militanti forzanovisti hanno “sbarrato” simbolicamente, con del nastro bianco/rosso, le entrate degli istituti di credito maceratesi e hanno affisso davanti agli sportelli un manifesto che recita “ Fermi tutti, questa è una rapina!…non farti fregare, ritira i tuoi risparmi!” “Ci hanno fatto indebitare - si prosegue nel volantino - costringendoci a tassi assurdi e ora che le banche sono sull’orlo del collasso, il governo vorrebbe salvarle coi soldi pubblici. Diamo il colpo di grazia a questi ladri legalizzati e ai loro politici camerieri!”
“La nostra azione, svoltasi già in molte città d’Italia - spiega Tommaso Golini, responsabile di Forza Nuova Macerata - vuole denunciare i maggiori istituti creditizio-bancari , rei, insieme all’Unione Europea, al FMI ed al Governo Italiano di voler non solo differire l’agonizzante morte del sistema liberalcapitalista odierno sul quale l’Europa di Maastricht e Schengen si fonda, ma addirittura di voler svuotare le già esigue casse pubbliche, con gravi ripercussioni sullo stato sociale, a favore di pochi e potenti gruppi finanziari, ingrassati da decenni di prelievi usurai ai danni di tutti i cittadini italiani.
La nostra iniziativa rappresenta una protesta contro le lobbies finanziarie che hanno strangolato la sana economia europea, e il desiderio di offrire una corretta informazione ai cittadini”.
“Forza Nuova - conclude Golini - difende solo ed esclusivamente gli interessi delle fasce deboli, proprio oggi che la classe media si è drammaticamente impoverita.
FORZA NUOVA MACERATA
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:50

VFS sull’attentato ad Obama

vfs1.gifLonigo, 28 ottobre 2008
L’Associazione Culturale “Veneto Fronte Skinheads” si rammarica fortemente per l’efficienza del reparto investigativo delle autorità federali americane per aver sventato il complotto ordito da due skinheads ai danni di Barak Obama e di altre 102 persone di colore in Tennessee e Arkansas: 88 afroamericani e 14 altre persone erano le vittime prescelte. E’ evidente che la necessità di ricondurre certe azioni così forti, sotto dei simboli propiziatori e sacri per l’intero mondo dell’ultra-destra mondiale, non è riuscita a superare l’astuzia e l’efficienza degli investigatori federali, che hanno prontamente arrestato i due pericolosi nazi-skinheads, trovati in possesso tra l’altro di numerosissime armi tra le più pericolose (sembra anche fossero i custodi delle famose armi di distruzione di massa di Saddam Hussein).
Purtroppo svaniscono così anni e anni di duro lavoro, alla ricerca di contatti e di costruire una fitta rete di relazioni, attraverso l’organizzazione di raduni sovversivi e concerti e che tra l’altro mettono in seria difficoltà la destra radicale mondiale, per aver superato in termini di pericolosità, anche Al Qaida, Bin Laden e le sue terribili armate talebane.
Voci ufficiose dicono che i due sanguinari skinheads fossero in trattativa con John McCain per l’attentato a Obama, visto che gli ultimi sondaggi lo davano in netto vantaggio.
Il portavoce
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:49

Prove tecniche di regime

ladestranuoro.bmpROMA - Silvio Berlusconi non retrocede sul fronte delle preferenze da eliminare dalla legge elettorale europea. E lo fa anche e nonostante tra le righe delle parole di Napolitano si potesse leggere un invito a un ripensamento. Durante una conferenza stampa dopo una riunione alla Protezione civile, il Premier ha spiegato che il suo no alle preferenze è molto semplice: «Voglio che in Europa ci vada gente altamente qualificata e che in tutte le ventitrè Commissioni ci siano professionisti di ciascuna materia. Solo scegliendo noi chi va in lista saremo sicuri di avere una rappresentanza capace di difendere gli interessi italiani». Berlusconi, di contro, ha spiegato che «con le preferenze sarebbe eletto chi è più capace a farsi promozione e si tornerebbe inoltre al finanziamento della politica, che è esattamente il contrario di quanto chiedono gli italiani che vogliono una politica limpida, pulita e trasparente. Con le preferenze - ha concluso - si tornerebbe alla stagione precedente».
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“La Destra non si farà intimidire da questa ennesima svolta autoritaria di questa maggioranza prepotente e si prepara fin da ora da una sana, trasparente e democratica battaglia referendaria per eliminare una legge elettorale liberticida e per restituire sovranità al popolo, nella convinzione che qualsiasi riforma che si voglia muovere nella direzione auspicata da Berlusconi, e non ostacolata da Veltroni, sia nella sostanza anti-costituzionale e contraria al diritto di scelta da parte dei cittadini”
Antonio Piu, Portavoce provinciale LA DESTRA NUORO
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:48

Linea Mercuzio: nè fondazioni, nè baronie

lm30.jpg
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:47

Una delegazione della Fiamma incontra i reduci della R.S.I.

immagine-002.jpgMartedì 28 una delegazione della Fiamma Tricolore di Tarquinia ha incontrato presso il locale il Borgo a Bagnaia in provincia di Viterbo, il presidente Alessandro Bordoni in occasione del tradizionale anniversario dei reduci e combattenti della Repubblica Sociale Italiana, e nella circostanza era presente anche la Contessa Sambruni, figlia del Conte Attilio.
L’incontro alla presenza dei reduci e di centinaia di simpatizzanti ha ricordato gli eventi caratterizzanti la continuità ideale dell’epoca del ventennio e del periodo della Repubblica Sociale Italiana.
E’ proprio Marco Calisti segretario della Fiamma Tricolore di Tarquinia e responsabile nazionale dipartimento agricoltura, che ha raccontato il susseguirsi dell’evento caratterizzato dalla consegna di una targa commemorativa alla Contessa Nadia Rota Sambruni in memoria del padre Attilio, uno dei fondatori del Movimento Sociale Italiano, nonché presidente dei reduci del campo di concentramento di Coltano.
Il momento è stato significativo aggiunge Calisti, perché alla manifestazione erano presenti alcune delle personalità della politica provinciale della Fiamma Tricolore.
Tra i partecipanti era presente, ricorda Calisti anche la responsabile provinciale femminile FT Milena Marzani, di Ischia di Castro, durante la serata la Contessa Sambruni ha ricordato gli eventi storici più importanti sulla figura del padre che oltre ad essere stato coinvolto durante la guerra negli scenari rovinosi del campo di concentramento, negli anni cinquanta è stato candidato anche alla Camera dei Deputati.
Marco Calisti, Milena Marzani e Alessandro Bordoni in conclusione hanno rimarcato il fatto importanza e della notevole presenza di giovani alla manifestazione, a significato della sostanziale interesse degli ideali e della identità di carattere nazionale.
Il segretario Calisti invita gli iscritti e i simpatizzanti a partecipare alle prossime iniziative politico-culturali della Fiamma Tricolore di Tarquinia e visitare il sito www.fiammatarquinia.it
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:46

Banda larga, 1 miliardo dal governo ma per la rete del futuro non basta

este_28181330_15090.jpgTratto da Repubblica Di Alessandro Longo LA BANDA LARGA italiana del futuro è un vicolo oscuro, tutto in salita. L’ultima notizia è una lucina che si accende in lontananza. Una speranza gravata da dubbi e incognite: il sottosegretario allo sviluppo economico Paolo Romani ha annunciato che adesso, per rinnovare e potenziare la rete italiana, i soldi pubblici disponibili sono saliti a un miliardo di euro. Contro gli 800 milioni finora previsti, stanziati con l’ultima Finanziaria.
Per saperne di più, su come saranno utilizzati questi soldi, bisognerà aspettare l’esito degli incontri organizzati, tra vari soggetti del settore, da Francesco Caio (già consulente del Regno Unito per questi temi). Il governo l’ha messo a capo di una task force per risolvere appunto l’impasse in cui è precipitata l’Italia: serve una nuova rete per avviare un nuovo ciclo economico, ma mancano i soldi e persino un accordo tra i soggetti interessati.
Qualche dubbio è però possibile avanzarlo sin d’ora.
Per cominciare, è ben difficile che quel miliardo possa contribuire davvero alla rete di nuova generazione com’è stata intesa finora, cioè fibra ottica nelle case o nelle vicinanze, per dare connessioni di “decine di megabit al secondo” (fino a 50-100). Si tratta infatti di fondi Fas, che sta per “Fondi aree sottoutilizzate”: come ha ricordato in più occasioni Maurizio Dècina, ordinario del politecnico di Milano e grande esperto di questi temi, sono soldi che serviranno non al futuro della banda larga ma a colmare i ritardi in cui versano alcune aree. Cioè a risolvere il digital divide.
Un miliardo è appunto quanto Telecom Italia stima necessario per dare la fibra ottica nelle 2.400 centrali che ancora ne sono sprovviste. E che per questo motivo o non hanno l’Adsl o la possono offrire solo a bassa velocità (640 Kbps). Telecom però ha ribadito che non intende investire in fibra ottica nelle centrali rimanenti, perché non è conveniente; poiché sono le sue centrali, non possono farlo gli altri operatori e quindi può farlo solo lo Stato. Del resto, le attuali regole comunitarie permettono interventi pubblici solo in aree di “total market failure”, che al momento può essere interpretato solo con l’assenza di fibra nel sottosuolo. Se non cambiano le regole comunitarie, lo Stato non può investire nell’Ngn, la banda di nuova generazione (come invece hanno fatto i governi dell’Estremo Oriente, dove per questo motivo le nuove reti sono già a buon punto e portano fino a 1 Gbps nelle case).

Ma anche se quei fondi sono destinati al digital divide, resta uno scoglio da superare: fare in modo che questo miliardo non appaia, agli occhi di Bruxelles, come “aiuti di Stato” a un operatore. Il problema è che se viene portata fibra nelle centrali Telecom, quest’ultima se ne avvantaggia, perché può vendere accesso banda larga, grazie all’investimento pubblico, agli utenti o ad altri operatori. Il governa dovrà trovare una formula per evitare l’altolà di Bruxelles, quindi.

E comunque resta irrisolto il problema di trovare fondi per l’Ngn. Il piano previsto da Telecom Italia (13 milioni di linee nel 2016) è considerato insufficiente per assicurare un futuro allo sviluppo economico italiano, di qui è nata appunta la task force, che vuole dare banda oltre i 20 Mbps a tutti gli italiani entro il 2013.

Ma con quali fondi? L’unica via è ora quella di coinvolgere più soggetti, non solo Telecom ma tutti gli operatori; non solo gli operatori, ma anche le pubbliche amministrazioni e aziende dotate di infrastrutture (come Ferrovie dello Stato, Poste Italiane), per contribuire allo stesso scopo. Il progetto potrebbe essere finanziato anche dalla Cassa depositi e prestiti, il cui contribuito, essendo appunto un prestito, non dovrebbe essere configurabile come aiuto di Stato.

Bene, ma quanti soldi servono? Almeno 10 miliardi di euro, ma le stime qui cambiano: se ci si accontenta di 50 Mbps sono 13 miliardi; se si vuole dare la fibra a buona parte degli italiani, si sale a 25 miliardi (secondo Between-Osservatorio Banda larga).
Prima però bisognerà superare un altro scoglio (l’ennesimo): mettere d’accordo i vari soggetti su un progetto comune. È anche questo uno scopo degli incontri di Caio, ma è impresa molto difficile.

Gli operatori hanno già fatto sapere di avere una visione molto diversa su come investire in Ngn. Paolo Bertoluzzo, ad di Vodafone, ha detto che i fondi pubblici andrebbero investiti non in fibra ma in antenne, per dare la banda larga in mobilità a tutti gli italiani. Peccato però che la rete mobile finisce sì in antenne, ma ha bisogno comunque di fibra ottica a monte per poter collegare ad alta velocità molti utenti alla dorsale internet nazionale. Altrimenti, in assenza di fibra, c’è un collo di bottiglia e l’alta velocità mobile resta solo teorica.

Ma anche sulla fibra ci sono divergenze, tra gli operatori: deve arrivare davvero fino alle case? Si può fermare prima, per ridurre i costi (ma anche la velocità)? In che modo permettere ai vari operatori concorrenti di utilizzare la nuova rete? Telecom vorrebbe regole nuove, sulla Ngn, mentre i concorrenti vorrebbero conservare i vecchi principi. Quelli che obbligano Telecom a condividere le proprie infrastrutture.

Infine, non basta mica fare una rete veloce per dare un futuro digitale all’Italia. Se la domanda è immatura, la rete resta sotto utilizzata, perché la gente non saprà che cosa fare di tanta velocità. È il problema descritto da un rapporto di Between, secondo cui la cultura informatica in Italia è molto limitata, così come il numero di utenti di pc.

Il governo ha presente anche questo problema, infatti Romani ha annunciato che il piano prevede anche l’aumento della cultura informatica della popolazione, in cinque anni. Cominciando dalla Pubblica Amministrazione, che sarà spinta a adottare in misura maggiore le nuove tecnologie. Progetto che in realtà i governi rilanciano a ogni legislatura, perché è dura vincere le resistenze culturali. Insomma, questa è una strada irta di difficoltà, ma che l’Italia non può permettersi di non tentare di percorrere.

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:45

Scontri a piazza Navona - la verità su questo video!

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:45

Marsella (A.I.R.): “Basta con i professori militanti figli del ‘68, al liceo Anco Marzio è in atto una strumentalizzazione vergognosa.”

lucamarsella.jpg“Siamo stanchi di professori che utilizzano il proprio ruolo per fare politica ed indirizzare i pensieri degli studenti.” Così Luca Marsella, portavoce del gruppo Area Identitaria nel XIII Municipio, si è espresso dopo che, in tutte le classi del Liceo Anco Marzio, è stata letta una mozione contro la riforma Gelmini, approvata dal Collegio dei docenti dell’istituto. “Un documento fazioso e pieno di falsità – ha continuato Marsella – dettato solo dall’ideologia politica degli insegnanti e che ha il solo scopo di portare gli studenti dalla propria parte politica. Ma i giovani della libertà sono pronti a rovesciare la dittatura del ‘68. Noi chiediamo merito e valori, loro continuano a darci odio ed intolleranza. “Chiederemo al ministro Gelmini di vigilare su queste vicende – ha concluso Marsella - soprattutto ora che, con il sacrosanto ritorno del voto in condotta, professori e presidi “anti-riforma” potrebbero usare questa arma a loro
favore, stravolgendone l’uso meritocratico che gli si vorrebbe dare.”
Luca Marsella
Responsabile Area Identitaria XIII Municipio
www.areaidentitaria.org
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:43

Blocco Studentesco Torino: contro la “riforma gelmini” e la legge n 133

blocco.gifApprendiamo con stupore che i principali mezzi di informazione di Torino e Provincia parlino dei “ragazzi di destra” come coloro che affiancano il Ministro Gelmini e tutto l’esecutivo nel tentativo di affondare la scuola pubblica.
“Da nord a sud il Blocco Studentesco si è schierato apertamente contro la riforma del ministro gelmini e i tagli alla scuola pubblica voluti dal ministro tremonti” ha affermato il portavoce del Blocco Studentesco di Torino “a Roma ad esempio il Blocco Studentesco ha guidato alcuni tra i principali cortei contro l’approvazione del decreto legge voluto dal ministro della pubblica istruzione”.
Gli studenti di destra contrari alla riforma sono appoggiati ed appoggiano il Blocco Studentesco a Torino come in ogni parte d’Italia.
“Non sono manifestazioni politiche, ma era doveroso precisare che gli studenti, anche di destra, hanno partecipato alle iniziative promosse nelle scuole e negli atenei” - ha precisato il portavoce che aggiunge - “purtroppo però i soliti noti pensano di poter avere il monopolio di tutte queste iniziative, ed ecco che a Roma gli antifascisti hanno tentato con la forza di cacciare i militanti del blocco studentesco, mentre a Torino sempre gli antifascisti hanno esposto il solito striscione “fuori i fascisti dall’università” - cosa c’entra tutto questo con l’opposizione alla riforma della scuola pubblica?
“A tal proposito” - conclude Depetris - “esprimiamo la nostra totale vicinanza al Blocco Studentesco di Roma, vittima stamane di un’aggressione tanto vigliacca quanto senza senso, organizzata ad hoc dai soliti fautori dell’odio antifascista, a cui, probabilmente, della protesta studentesca interessa poco o niente”.
Il Blocco Studentesco di Torino aumenterà le iniziative di protesta nei prossimi giorni, questa la nostra risposta a chi vuol far apparire omologati gli studenti a destra, e a chi non ci vorrebbe proprio a sinistra.
Federico Depetris
www.bloccotorino.tk
www.torinononconforme.org
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:43

Settimana per la difesa della Vita 2008

logo_nuovissimo_fn_2007.gifA Catania dal 25 ottobre all’ 1 novembre 2008: “Settimana per la difesa della Vita”
Come ogni anno Forza Nuova si schiera in difesa della Vita e sta svolgendo una settimana di sensibilizzazione dell’opinione pubblica contro l’aborto e per la difesa della Vita .
Durante la settimana vengono effettuati presidi e volantinaggi nelle scuole, nelle università, nel centro di Catania e davanti le principali chiese della città.
Ecco il programma dei principale appuntamenti:
- Acireale: presso chiostro dell’ex Liceo “Gulli e Pennisi” di via Marchese di Sangiuliano, Venerdì 31 ottobre alle ore 17,30 conferenza “Primo Diritto, Diritto alla Vita”. Intervengono : Prof. Giuseppe Provenzale (Docente), On. Prof. Giuseppe Scalisi (Medico Ginecologo), Avv. Massimiliano Catanzaro (Resp. Prov. FN Catania), Giuseppe Bonanno Conti (Segr. Reg. FN Sicilia).
- Catania : Sabato 1 Novembre 2008 si svolgerà un corteo per le vie del centro che partirà da via Etnea di fronte alla villa Bellini alle 17,00 , con fiaccolata e con comizio finale dei Dirigenti Regionali e Provinciali
- Bronte: Sabato 1° novembre ore 21,30, presso la birreria “Sotto il Catoio” si terrà “Concerto per La Vita “ con il gruppo di musica nazionalista “Testudo”.
Giuseppe Bonanno Conti
(Segretario Regionale Sicilia)
Forza Nuova – Segreteria Regionale Sicilia - Via Luigi Sturzo n°235 – 95131 Catania
e-mail: forzanuovasicilia@libero.it - www.forzanuova.org
www.forzanuovacatania.org
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:42

La Grande crisi del 2008: ciò che la gente non sa

dollarsdm8.jpgTratto da Disinformazione Di Fabrizio Zampieri, economista ed analista finanziario fabrifinanz@hotmail.com
Stiamo subendo da circa un anno e mezzo una crisi economica e finanziaria che non ha avuto eguali per dimensioni e diffusione prima d’ora. E tutti sono convinti abbia avuto origine negli Stati Uniti e dagli States sia poi giunta al resto del mondo. Ebbene tale disastro è nato in Gran Bretagna, nella City e, nello specifico, all’interno di numerose società di ingegneria finanziaria. Dobbiamo tener presente che il 90% dei prodotti finanziari, buoni ma soprattutto non buoni, viene studiato e progettato presso queste società finanziarie/bancarie.
In questo caso, la causa dei principali mali del mondo è rappresentata dai cosiddetti strumenti derivati, denominati CDO e CDS.
Tali strumenti non sono altro che mutui immobiliari “impacchettati” e trasformati in obbligazioni. Quindi, grazie a questa operazione di “cartolarizzazione” (trasformare in carta un mutuo) tutte le principali Banche hanno potuto vendere a chiunque e all’esterno i debiti immobiliari dei loro clienti. Naturalmente il vantaggio delle Banche stava proprio nel fatto che potevano ottenere ulteriori profitti da queste obbligazioni strutturate: infatti, chi acquistava un’obbligazione garantita da un mutuo immobiliare prestava una certa quantità di denaro per un certo periodo di tempo ricevendo un interesse, garantito dai pagamenti rateali di chi aveva realmente sottoscritto il mutuo.
Si parla anche di mutuo “subprime”per indicare che questo è effettivamente un mutuo a rischio, detto in termini tecnici NINJA (No Income, No Job or Asset = Nessun Reddito, Nessun Lavoro stabile o Garanzia Finanziaria).
Praticamente, il circuito partiva dalle Società di ingegneria finanziaria che progettavano il prodotto, proseguiva poi con le Banche Commerciali (quelle che erogavano i mutui ai clienti) che impacchettavano i mutui e vendevano le obbligazioni alle Banche d’Affari o le collocavano direttamente sul mercato. In questo modo si creava una sorta di circolo vizioso con l’entrata di continua liquidità derivante dalla vendita delle obbligazioni strutturate, liquidità utilizzata per sostenere richieste di nuovi mutui e finanziamenti, e nuovamente per emettere altre obbligazioni strutturate.

Iniziata con gli Stati Uniti (a parte la progettazione avvenuta nella city di Londra) questa prassi è divenuta comune sia in Asia che in Europa tantoché pochissime Banche, anche europee, sono immuni da questo fenomeno.
E questo giochetto, che ha portato enormi profitti “facili” nelle casse delle Banche è andato avanti per anni, sostenuto anche dal continuo sviluppo del mercato immobiliare americano, con aumenti costanti del numero delle case costruite (esiste anche un indice economico basato sul numero dei nuovi cantieri) ed ovviamente con gli aumenti dei prezzi. Ciò ha portato inesorabilmente alla creazione di una bolla speculativa, che è esplosa, negli Stati Uniti, circa un paio d’anni fa, causando insolvenze, mancati pagamenti e rimborsi parziali delle rate dei mutui di massa. Ricordiamo che in America i mutui vengono, almeno venivano concessi ai cittadini con richiesta di minime garanzie e per importi del 100-130% dell’immobile oggetto del mutuo.

Si è assistito quindi al blocco dell’aumento del prezzo delle case e successivamente al suo crollo, non ancora terminato.
Immaginate ora cosa può essere successo dal lato delle note obbligazioni legate ai mutui subprime: chiunque detenesse nel proprio portafoglio questi titoli ha iniziato a venderli precipitosamente, ma con difficoltà perché ormai erano privi di garanzie (i clienti non pagavano più le rate), i prezzi erano scesi profondamente, e le quotazioni furono sospese.
A seguito di questa crisi, diverse Banche americane dichiararono fallimento o pesanti insolvenze (Lehman Brothers, Merril Lynch, AIG, Fannie Mae, Freddie Mac, Mutual Washington, ecc…), costringendo il Governo e la Fed (Banca Centrale Americana) ad interventi di sostegno e salvataggio mediante enormi iniezioni di liquidità.

E veniamo all’ultimo atto, ovvero all’approvazione da parte dell’Amministrazione Bush, naturalmente in collaborazione con la Fed , del pacchetto di misure d’emergenza mediante la costituzione di un mega fondo pubblico da 700 miliardi di dollari (si stima però che il vero “buco” si attesti intorno ai 1.500 miliardi di dollari), che avrà la funzione di raccogliere, per il prossimo biennio, questi titoli finanziari “tossici”, ormai privi di mercato e detenuti dalle Banche Usa. L’obiettivo è senz’altro quello tentare di stabilizzare i mercati finanziari, dai quali poi dipende la sorte di tutti gli altri settori economici.

Ora gli effetti, come sempre, partendo dagli Usa stanno arrivando anche in Europa dove molte Banche hanno acquistato e rivenduto ad altre Banche, Sim, Gruppi Assicurativi, Fondi Pensione, Amministrazioni Pubbliche (Stati, Regioni, Province e Comuni), Gruppi Industriali, le obbligazioni strutturate sui mutui subprime. Immaginiamo quali potranno essere le conseguenze dell’azzeramento di valore di queste obbligazioni per i Fondi Pensione o per le Amministrazioni Pubbliche, e quindi per la collettività, che le detengono nel proprio portafoglio…
In Europa, però, non c’è ancora alcun accordo su un eventuale piano di salvataggio comune.

Anche l’Italia non è immune da tale situazione negativa ed i principali Gruppi Bancari (Unicredit, e prossimamente anche Intesa ed MPS) iniziano ora a far uscire comunicati stampa con i quali si dichiarano notevoli difficoltà finanziarie legate al possesso e alle perdite causate da questi titoli (obbligazioni strutturate e derivati). E’ proprio di questi giorni l’annuncio dell’Amministratore Delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, relativo ad un prossimo aumento del capitale sociale della Banca necessario per far fronte a tali problematiche. E pensare che lo stesso Profumo, fino a pochi mesi fa, intervistato, continuava ad affermare che era tutto sotto controllo, i fondamentali erano più che buoni e la Banca da lui condotta non aveva certo da temere nulla (forse non aveva detto tutta la verità); nel frattempo il valore del titolo ha perso oltre il 50%.

E questa possiamo definirla la cronaca della nascita e sviluppo della nuova crisi finanziaria del 2008.
Ma, al di là della mera e tecnica cronistoria, mi sembrano doverose alcune considerazioni, alle quali vorrei lasciare la risposta ai lettori:

- è giusto che il conto di tale disastro finanziario sia poi pagato dai cittadini?;

- è giusto che la maggioranza della Comunità ripiani il conto salato causato da una minoranza di avidi, ricchi, egoisti, imbroglioni, bugiardi e ladri?;

- è giusto che i veri autori di tale “truffa” finanziaria legalizzata (i nomi sono sempre quelli delle principali Banche d’ Affari Usa e delle Banche Commerciali loro complici americane, asiatiche ed europee), alla fine escano impuniti con il benestare delle principali Autorità Governative e di Controllo?;

- è giusto che gli amministratori di queste note Banche d’ Affari e Commerciali, dopo aver causato un tale dissesto mondiale, semplicemente si dimettano dalle loro cariche e se ne escano con liquidazioni di 30-40-60 milioni di dollari ciascuno?;

- è giusto che all’interno delle più alte cariche governative e degli organi di controllo siedano personaggi provenienti da queste famigerate Banche d’ Affari? (l’esempio emblematico è il caso di Henry Paulson, Ministro del tesoro Usa, con patrimonio personale stimato intorno ai 700 milioni di dollari e, guarda caso, proveniente da Goldman Sachs; ma ricordiamo anche Mario Draghi, oggi Governatore di Banca d’Italia, proveniente dalla stessa Banca d’Affari, e lo stesso Romano Prodi, ex Primo Ministro del Governo Italiano e proveniente sempre dalla stessa Banca…);

- è giusto che le società di Rating, che dovrebbero essere degli Enti imparziali e super partes, ma che invece sono in collusione con queste Banche d’Affari, applichino giudizi e punteggi positivi a queste obbligazioni e a quelle delle Banche amiche pur non avendone i requisiti? (ricordiamo che le obbligazioni di Lehman Brothers avevano AAA, ovvero il massimo punteggio di affidabilità e, nella sola Italia, i risparmiatori truffati possessori di tali titoli si stima siano oltre 300.000).

Inoltre, un nuovo pericolo è all’orizzonte sul sistema finanziario Usa, e successivamente in Europa: il rischio fallimenti relativamente ai rimborsi legati alle carte di credito.
E’ infatti sempre maggiore il numero di clienti che non riescono a far più fronte ai pagamenti, in un’unica soluzione e rateali, sulle carte di credito. E forse non tutti sono a conoscenza che, nei giorni scorsi, mentre al Congresso Usa si votava il piano di salvataggio di Paulson, è stata approvata, sempre dal Congresso, una Legge a favore dei detentori di carte di credito, in difficoltà nei pagamenti, che impedisca alle Compagnie Finanziarie e assicuratrice di alzare indiscriminatamente gli interessi retroattivamente, senza preavvisare la clientela. Dopo le segnalazioni di migliaia di clienti, la stessa Federal Reserve ha dovuto ammettere che queste rappresentano pratiche “ingannevoli”.
Ed i numeri di tale fenomeno non sono per niente incoraggianti: nel solo 2007 ed inizi 2008 il tasso delle insolvenze è aumentato in maniera vertiginosa e si stima che circa 2.5 milioni di cittadini rischiano il fallimento personale.

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:41

Concerti di novembre

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Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:41

La sinistra possiede il culto della disinformazione

Di Adalberto de’ Bartolomeis Oggi il decreto del Ministro della Pubblica Istruzione, on. Mariastella Gelmini è stato approvato. Si sapeva. Non potevano esserci dubbi. In molte città italiane, studenti, docenti, rettori, qualcuno, genitori e bambini sono per le strade, invadono piazze, simulano lezioni, causando interruzione al servizio pubblico, un reato penale! Mi sembra che la stragrande maggioranza di chi protesta siano gli universitari ed i docenti, ordinari, ricercatori ed associati. Cosa c’entrano? Cosa c’entra l’ università con il decreto Gelmini? Non lo so! Il provvedimento, che consta di 6 articoli, riguarda la scuola primaria e non i licei e le università. Le competenze del maestro unico. Punto. Ma perché, allora, le piazze sono occupate da professori degli istituti di secondo grado e docenti universitari? Il decreto potrebbe risultare anche controverso, ma non entro nel merito, tuttavia, nella sua stesura si rivolge ad un preciso comparto scolastico, specificando chiaramente il ruolo di questo “maestro unico”. Insomma è diretto alle scuole elementari. Tagli e quant’altro sono un capitolo a parte: la riforma delle università. Mi auspico davvero che questa riforma sia fatta, anche perché, mi sembra che l’ Italia non goda molto della capacità di sapere fare riforme! Io credo che per risolvere un qualsiasi problema, prima ci si mette a tavolino, si studia il problema, lo si analizza ben benino e poi si procede, in questo caso, proponendo, PRIMA, soluzioni che eliminino storture, inutili regolamentazioni, dove campano, che so, mille docenti su sei studenti (ho fatto un esempio) e poi si procede con i tagli, la chiusura di strutture inservibili, da spreco. Sono più di tremila! Ecco, tutto questo non centra proprio nulla con il decreto Gelmini. Chi, adesso, protesta, manifesta “pacificamente”, si è dimenticato che il provvedimento relativo ai tagli nel pubblico impiego è il decreto n.112 del 25 maggio 2008, approvato ad agosto, quando i signorini che, ora, stanno chiassosamente sbraitando, erano, a giugno, o in montagna e, tra luglio e settembre, al mare! A nessuno gliene importava un fico secco, allora, della manovra del governo, perché molti italiani sono fatti così: non possono rinunciare ai propri comodi, agli ozi estivi, alle spiagge, ai “last minute” e quant’altro. Poi, sempre dopo, ci ripensano, ma, come spesso accade, confondono le problematiche e finiscono per fare di un’erba un fascio! Il fascio sarebbe ora giusto, ma peccato che quei tempi sono passati! Sono lontani! Oggi dobbiamo faticare a sorbirci un’indecenza di gente che nemmeno se lo è andato a leggere il decreto Gelmini. Intanto è stato approvato e così, via l’ imbecillità che dura dal 1991, dove è solo in Italia che nelle prime classi di apprendimento i bambini finiscono per impazzire ad avere duecento maestri. Dobbiamo finirla con l’ egualitarismo, il populismo di massa, l’assistenzialismo che sforna, poi, gente ignorante come delle capre! Dobbiamo finirla ad avere persino nei piccoli centri abitati sedi universitarie, corsi master o di specializzazioni varie. La si deve smettere di tollerare una miriade di laboratori e dipartimenti di ricerca, con un esercito di “ricercatori”, assistenti, assistenti degli assistenti e quattro studenti! E’ pazzesco continuare ad avere centinaia di mongolfiere che alla fine esplodono! Sì perché a forza di incrementare il numero degli stipendifici, solo in Italia, dico solo in Italia c’è un rapportodi 10 a 3 della quantità inutile di corsi universitari contro i soliti tradizionali, che esistono, che so, in Francia o in Germania ecc. Non è possibile sfasciare una società con mille corsi universitari, la maggior parte identitici, cloni di Scienze di qui, Scienze di qua, Scienze del baluba, che peraltro non corrispondono minimamente ai settori del lavoro, dell’ impresa, dell’ industria o dell’ intera economia italiana! E’ folle continuare ad illudere migliaia di ragazzi, generazioni continue che vengono su, ma con quali prospettive? Si sono inventati la “cultura dei debiti e dei crediti formativi”! Ma che si vergognino molti “signori professori” che hanno voluto prestare il fianco a tanti politici, i quali non hanno esitato, tra vari disastrosi governi, a prestare il fianco all’ indecenza spettacolare, tutta italiana: quella di ricevere dallo Stato centinaia di miliardi, prima erano le lire, ora è l’euro, a discapito, io dico, sia degli studenti, per primi e poi dell’ intera collettività. Cari lettori che leggete, non importa quali idee politiche abbiate, ma siamo giunti al punto che o si chiudono strutture inutili e per chiusure si capisce che annesse all’ eliminazione vanno a casa tante persone che se ne stanno letteralmente approfittando, attingendo a “mamma Stato” salari mensili, non giustificabili, oppure saremo destinati ad implodere come società. Non parliamo, poi, delle ricerche scientifiche che durano decenni, i cui progetti, costosi, sostenuti con poderosi aiuti, sempre da parte dello Stato, se andiamo a svolgere controlli accurati, sono ancora lì, in conclusi e intanto cosa ha fatto l’ università italiana : il magna magna, alle spalle di chi? Ma del popolo e di chi sennò! Allora mi direte che questo governo non deve eliminare gli sprechi? Lo deve fare rapidamente, perché se i laboratori di ricerca, compresi i ricercatori non valgono un tubo, perché sono degli emeriti ciucci (asini), via, devono sparire, devono liquefarsi e non riversarsi nelle strade e voler solo pretendere, vantare diritti che non hanno, insieme alla complicità di qualche rettore, peraltro, che dall’alto della sua “scienza infusa” dispensa laconiche invettive, infabulando abilmente chi, per diversa provenienza culturale e di ceto, è sprovveduto. Questo è ciò che, cari amici lettori, asistiamo in questa, anche penosa Italia. Un’ Italia che ama la strumentalizzazione, il casino da baraccone, le citazioni a sproloquio in latino o in greco, per dimostrare che cosa? Spiace asserire che questo scempio di cui non ne siamo completamente informati, come opinione pubblica, appartiene ad un modo sbagliato di concepire uno stile di vita, ovvero, pretendere ed inneggiare ai diritti, ma mai una volta che esistano i “mea culpa”, “ mea santissima culpa”, i Doveri. Sono anni che sento parlare solo di diritti. I doveri ce li siamo, forse, dimenticati?
Monselice, 29 ottobre 2008
Adalberto de’ Bartolomeis
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:40

La scuola finalmente ha intrapreso la strada della serietà

scuola1.jpgTratto da http://orizzonteitaliano.myblog.it Di Elia Pirone Approvata la riforma Gelmini in Senato, si può finalmente dire che la scuola pubblica si sia finalmente incamminata sul sentiero che porta alla serietà e all’onestà intellettuale di questa istituzione fondamentale. Con buona pace delle proteste dei soliti servi del sistema (leggi: la sinistra) che non perdono occasione per falsificare, mentire e strumentalizzare tutto ciò che può essere falsificato, non ci resta che plaudire a una scuola che può dirsi ritrovata. Certo c’è ancora molto da lavorare, c’è da consolidare i miglioramenti che sono stati introdotti nel sistema scolastico, bisogna farli “sedimentare” fino a che non vengano accettati da tutti, perché la storia ci insegna che le novità, specialmente se positive, sono state sempre accolte con molto sospetto, se non con arroganza.
Ora vediamo nel dettaglio che cosa questa riforma va a toccare in ambito scolastico.
MAESTRO UNICO: dal prossimo anno, in tutte le classi prime delle scuole elementari, verrà introdotta la figura del maestro unico, cosa che, a mio avviso, è da considerarsi positiva se non altro per il fatto che, proprio perché la classe prima elementare è un momento di passaggio e certamente di importanza fondamentale per quanto riguarda l’approccio del bambino a un metodo di studio, il maestro unico saprà imporsi come figura centrale e, appunto, unica dell’apprendimento del bambino. Un unico punto di riferimento, dunque, che catalizzerà positivamente l’attenzione dei giovani studenti e che potrà meglio rispondere alle esigenze complessive di ciascuno studente, della classe intera e delle famiglie. Certamente si tratterà di una sfida importante per i futuri maestri unici, ma sono sicuro che questi ultimi sapranno superare l’iniziale “impaccio” che comporta l’essere l’unico punto di riferimento per una intera classe.
GRADUTATORIE: le graduatorie per l’ammissione al ruolo di docente avverranno su base provinciale e non più su base nazionale. Punto voluto espressamente dalla Lega, anch’esso deve essere considerato positivo per il fatto che è necessario conoscere ciascuna realtà locale per poter meglio provvedere alle istanze di ciascuna zona, a livello culturale e didattico.
RITORNO AI VOTI DECIMALI: punto che non necessita di ulteriori spiegazioni, se non che occorre precisare che nelle scuole elementari non si boccerà gli studenti con una sola insufficienza, bensì la bocciatura sarà decretata “solo in casi eccezionali e comprovati da specifica motivazione, con decisione assunta all’unanimità dai docenti”. Nelle scuole medie la bocciatura sarà decisa con un voto di maggioranza del consiglio di classe dei docenti.
VOTO IN CONDOTTA: punto estremamente positivo. La condotta influenzerà l’eventuale promozione o bocciatura degli studenti. Mi sento di precisare che era meglio se la bocciatura di uno studente potesse motivata dal “7 in condotta” e non dal 5, come è stato detto in seguito.
LIBRI DI TESTO: la riforma prevede che i libri di testo adottati debbano essere utilizzati per cinque anni nelle scuole elementari e sei nelle scuole medie e superiori. Iniziativa sicuramente interessante contro l’incalzare del caro-libri che mette in difficoltà quelle famiglie con problemi economici.
EDUCAZIONE CIVICA: “Cittadinanza e Costituzione”.
EDILIZIA SCOLASTICA: nell’articolo 7 bis è previsto che per la messa in sicurezza degli edifici scolastici sia assegnato un importo non inferiore al 5 per cento delle risorse periodicamente assegnate per il finanziamento del programma delle infrastrutture strategiche.
Una delle migliori riforme della scuola di questi ultimi anni.
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:38

Mario Zicchieri Presente!

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Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:37

Ricostituiamo il 4 novembre come Festa Nazionale Italiana

Gli italiani scendono in piazza per molti motivi. Soprattutto per le cause - spesso giuste e sacrosante - di altri popoli e paesi. Forse è il momento di cambiare. Forse è il momento che gli italiani sentano il diritto di scendere in piazza anche per loro stessi, per la loro storia, per il loro orgoglio.

 

 

Novant’anni fa, il 4 novembre 1918, un’altra Italia si rialzava in piedi dopo il disastro di Caporetto. Si rialzava e vinceva una guerra, la più spaventosa guerra che fino ad allora il mondo avesse visto. Una guerra vinta non contro altri italiani ma contro un altro Stato che da secoli dominava importanti regioni e che impediva il compimento del processo unitario iniziato con la Prima guerra di Indipendenza nel 1848. Oggi nell’Italia delle mille crisi e delle mille emergenze, sommersa dall’immondizia e dallo sconforto, sembra quasi una leggenda. E’ storia, invece.

 

Allora ripartiamo da là. Ripartiamo proprio dal 4 novembre. Ripartiamo chiedendo agli italiani - per una volta - di scendere in piazza per loro stessi, e ripartiamo chiedendo al Presidente della Repubblica e al ministro della Difesa di restituire al popolo italiano la festa del 4 novembre.

 

Un festa solenne, corale, condivisa. La festa di tutto il popolo italiano. Delle sue Forze Armate, che il 4 novembre 1918 conquistarono la Vittoria, ma anche del popolo che lavorò e soffrì coi suoi soldati. La festa dell’orgoglio di una nazione che non fu messa in ginocchio, ma seppe riscattarsi e imporsi all’ammirazione del mondo. Una festa per una bandiera che l’unica per tutti: il Tricolore.

Storia in Rete lancia da queste pagine un’appello per chiedere la ricostituzione della Festa del 4 Novembre, non solo festa delle Forze Armate, ma festa dell’Unità e dell’Orgoglio nazionale.

Chiediamo ai nostri lettori di sottoscrivere e diffondere questa iniziativa liccando su questo link

 

 

 

 

Proprio in questi giorni tutta l’Italia discute sulla mancanza di valori, di una cultura condivisa, di fiducia nel futuro. Tutti si interrogano su cosa fare, dove guardare.

La risposta è sotto gli occhi di tutti: RIVALUTIAMO LA NOSTRA STORIA! Una grande vittoria, il sacrificio di milioni di soldati - fra cui settecentomila sono caduti -, l’impegno di tutta la nazione affinchè la guerra giungesse ad una conclusione vittoriosa. Eppoi, oggi, possiamo anche celebrare tutto questo conciliati con gli ex nemici di allora, nella consapevolezza che valore, sacrificio e coraggio sono valori universali che uniscono e non dividono.

 

storia in rete


l 4 novembre 1918, novanta anni fa, aveva termine il primo conflitto mondiale. La "Grande Guerra" è un evento che ha segnato profondamente l’inizio del XXº secolo, determinando radicali mutamenti politici e sociali.
La data, che celebra la fine vittoriosa della guerra, commemora la firma dell’armistizio siglato a Villa Giusti (Padova) con l’Impero austro-ungarico. Il 4 novembre, nel tempo, è divenuta la giornata dedicata alle Forze Armate e all’Unità Nazionale. La giornata vuole ricordare in special modo tutti coloro, soprattutto giovanissimi, che sono morti nell’adempimento delle loro funzioni militari.

L'elemento innovativo, rispetto alle scorse edizioni sostanzialmente incentrate sull’apertura delle caserme ai cittadini, che pure permangono, consiste nel creare nuove occasioni d’incontro tra cittadini e Forze Armate, rinsaldando un legame storico tra la società italiana e gli uomini e donne "con le stellette". Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, nel presentare il programma delle celebrazioni sottolinea come le Forze Armate "siano percepite dai cittadini come presidio di libertà e sicurezza e riconosciute come garanzie delle Istituzioni democratiche".

Le celebrazioni

Le iniziative per celebrare la ricorrenza del 4 novembre sono state presentate dal ministro Ignazio La Russa nel corso di una conferenza stampa svoltasi il 23 ottobre a Palazzo Chigi. Nell’occasione è stato proiettato in anteprima lo spot che sarà trasmesso dai circuiti televisivi nazionali. Lo spot, dalla durata di 30 secondi, pone enfasi sul rapporto di fiducia e affetto tra la popolazione civile e le Forze Armate, con immagini di sicura presa emozionale accompagnate da un suggestivo sottofondo musicale in crescendo.

Le celebrazioni si apriranno il 4 novembre con l’alzabandiera e la deposizione della corona d’alloro all’Altare della Patria da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Nella stessa giornata, il Presidente della Repubblica e il ministro della Difesa Ignazio La Russa, saranno presenti al Sacrario Militare di Redipuglia (Gorizia), uno dei più grandi al mondo, che custodisce le salme di 100.000 caduti della Grande Guerra. Le manifestazioni celebrative proseguiranno l’8 e il 9 novembre in 21 piazze d’Italia. Un concerto a Piazza del Popolo, a Roma, concluderà la serie di eventi.

 

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 17:28

Obama vincerà, ma Sarah Palin dall'Alaska ha salvato McCain. Intervista a Giuliano da Empoli

Pubblicato da Eleonora, Blogosfere Staff

 

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Elezioni americane, la partita si è giocata anche in Rete e sui social network, dalla mobilitazione degli elettori ai finanziamenti. Ne abbiamo parlato con Giuliano da Empoli, brillante sociologo e autore del libro "Obama. La politica nell'era di Facebook" (Marsilio).

Barack Obama ha rivoluzionato la politica con l'utilizzo dei social network e ne ha capito il valore, reclutando nella sua squadra anche Chris Hughes di Facebook. L'utilizzo di questi strumenti (MySpace, YouTube, Twitter, ecc). implica una maggiore trasparenza nell'attività politica?

I social network implicano un minore controllo della politica sui cittadini, ma non sono a priori una garanzia di trasparenza. Inoltre consentono a chi vi partecipa di organizzarsi in maniera autonoma e questo impaurisce i politici. Ma possono portare anche grandi benefici.

Guardiamo all'Italia: è Veltroni il Barack de noantri?

Veltroni ci prova, ma c'è molto da fare. Innanzitutto Obama non ha mai parlato per un'ora e mezza come lui ha fatto sabato scorso, i suoi speech sono di 30 minuti al massimo.

 

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 17:03

L'Italia pronta al decollo con l'Aermacchi M-346

 

 

L'entrata in servizio di caccia di nuova generazione, come il Typhoon e altri, tra cui in futuro l'americano F-35, richiede una rapida modernizzazione delle flotte di aerei da addestramento, specie dei cosiddetti addestratori avanzati, in servizio in tutto il mondo e oramai equipaggiate con mezzi quasi d'altri tempi. Anche qui, come per i caccia, la lotta tra i costruttori è serrata e a livello globale, ma il mercato è forse più aperto alla competizione.
Gli addestratori avanzati sono importanti non solo perché necessari per passare agli aerei da caccia di prima linea, ma anche perché essi stessi si possono trasformare in aerei da caccia leggeri e d'appoggio tattico di costo relativamente contenuto. Così, ad esempio, dall'addestratore coreano T-50, realizzato da Korean Aircraft Industries insieme all'americana Lockheed Martin, sono stati sviluppati una "versione armata" (A-50) e poi il progetto del caccia leggero F/A-50 che potrebbe volare nel 2010.
Sul mercato mondiale il T-50 è uno dei rivali dell'addestratore avanzato italiano M-346 di Alenia Aermacchi, il cui esemplare di pre-serie ha fatto il suo primo volo ufficiale pubblico lo scorso 7 luglio. Aermacchi ha un ruolo di rilievo nel settore con circa duemila aerei da addestramento venduti in tutto il mondo negli ultimi 40 anni e per il marketing internazionale dell'M-346 (con una domanda potenziale stimata in 600 unità) ha concluso una partnership col costruttore americano Boeing, rivale di Lockheed Martin, il che lascia prevedere che il grande duello, a livello mondiale, sarà tra l'M-346 e il coreano T-50. In Europa l'aereo italiano è forse il favorito per il futuro programma inter-europeo di addestramento "Eurotraining" e uno dei primi acquirenti esteri potrebbe essere la Grecia, che tra l'altro si propone come sede di alcune infrastrutture Eurotraining.
Nel frattempo Eads ha abbandonato il progetto di un addestratore rivale dell'M-346, mentre il britannico Hawk di BAE Systems, nonostante il grande successo (è stato costruito su licenza anche negli Usa e ora in India) è piuttosto invecchiato. Alenia Aermacchi offre per i suoi addestratori un sistema di "simulazione incorporata" (Embedded simulation, in-flight simulation) per riprodurre in volo ogni possibile missione. L'M-346 nasce dalla decisione di Aermacchi di abbandonare un progetto di cooperazione col costruttore russo Yakovlev, da cui è si è poi sviluppato lo Yak-130, offerto come "addestratore per i caccia di quinta generazione". Una derivazione cinese dello Yak-130 è il nuovo Hongdu L-15, che compete col Guinzhou JL-9 per diventare l'addestratore avanzato dell'aviazione di Pechino. La Hongdu, insieme al Pakistan, ha realizzato negli anni 90 l'addestratore K-8, trasformabile in caccia leggero d'appoggio tattico e venduto in vari Paesi, tra cui il Sudan e, più di recente, il Venezuela.
(di G.S.F.)

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Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 16:58

CACCIA D'AFFARI IN TUTTO IL MONDO

SOLE24ORE-Per chi li costruisce, gli aerei da caccia sono un comparto in forte ripresa, con promesse di boom industriale a livello globale. La domanda potenziale c'è, con l'ulteriore fabbisogno dovuto a nuovi requisiti di difesa (e nuove situazioni di tensione e crisi), oltre alla necessità di sostituire molti caccia ormai da radiare perchè tecnologicamente obsoleti. Tra gli aerei occidentali di nuova generazione che si contendono il mercato mondiale vi sono l'europeo Typhoon, l'americano F-35 (noto anche come JSF, che sarà costruito pure in Italia), lo svedese Gripen e il francese Rafale. L'F-22 Raptor (Usa) è invece così avanzato che per ora il Congresso ne proibisce l'export. Per i prossimi vent'anni (2008-27), senza contare la domanda russa e cinese, si prevede la consegna di circa 7.200 nuovi caccia, per un valore di 425 miliardi di euro.
Questi dati però non si discostano molto da quelli del periodo 1988-2007, durante il quale furono consegnati quasi 7.600 aerei per 353 miliardi di euro. Oggi i costruttori si preparano a dure competizioni in molti mercati ormai "caldi". In America latina soprattutto il Brasile, ma forse anche il Cile. In Europa le principali battaglie si prospettano in Svizzera, Romania, Grecia, Turchia, Danimarca, Norvegia. In Asia l'attenzione è sul Giappone, che ha sempre acquistato aerei americani (ma il consorzio europeo Eurofighter spera di piazzare il suo Typhoon), ma soprattutto sull'India, che potrebbe firmare un ordine per 126 caccia medi multiruolo, con un'opzione per altri 64, per un valore totale, opzioni comprese, di circa 12 miliardi di dollari.
Sul mercato globale dei caccia la competizione per l'India è oggi la più rilevante e ha richiamato gli esportatori quasi al completo: gli Stati Uniti, con Lockheed Martin (che offre il celebre F-16) e Boeing (F/A-18IN); l'Europa con Eurofighter (Typhoon), la francese Dassault (Rafale) e la svedese Saab (Gripen), la Russia con RSK MiG, che propone il suo MiG-35, «attualmente i migliori velivoli da difesa al mondo disponibili sul mercato», secondo fonti Alenia . L'altra competizione di grande portata è in Brasile e potrebbe riguardare circa 120 aerei. Dopo una prima selezione sono rimasti in gara Boeing, Dassault e Saab. L'italiana Alenia è "capofila" di Eurofighter (i cui altri partner sono la britannica BAE Systems e le filiali tedesca e spagnola di Eads) in Grecia, Romania e Turchia.
Sulle favorevoli prospettive del mercato dei caccia oggi gravano però molti limiti e incertezze. In primis, il mercato si sta affollando sul lato dell'offerta, come rivela l'elenco dei concorrenti in India. Dopo una lunga eclissi c'è il ritorno in forze della Russia con Sukhoi e MiG. Nel prossimo futuro ci sarà anche la Cina. Inoltre, numerosi Pvs hanno, o vogliono darsi, una propria capacità nazionale nel settore dei caccia, dalla costruzione su licenza allo sviluppo e successiva produzione di propri modelli. Ciò comprende anche l'ambizione a entrare, in proprio o in partnership con altri, nel comparto dei caccia cosiddetti di "quinta generazione", come l'F-22 americano. Un secondo ordine di problemi è economico: le tempeste di questi tempi e l'incombente recessione più o meno globale potrebbero costringere molti Paesi a ridurre o a posporre gli acquisti.
Già prima della crisi c'erano segnali che il continuo aumento del costo dei caccia poneva crescenti problemi. Inoltre, il mercato è assai frammentato. Delle previsioni per il 2008-2027, solo il 40% circa (in valore) riguarda il mercato "aperto" alla competizione internazionale. E anche qui l'apertura è relativa, perché molti mercati, tra cui Giappone, Sud Corea e Israele, sono di fatto "riservati" alla produzione americana. Infine, vi sono importanti interrogativi riguardanti proprio gli Usa. Dure critiche alla produzione americana sono venute dal Center for Strategic and International Studies (in uno studio uscito ai primi di ottobre), soprattutto riguardo alla gestione dei programmi dell'aeronautica militare, e dalla celebre Rand Corp, che tra l'altro sembra giudicare eccessive le aspettative riposte nell'alta tecnologia e nella "furtività" dei nuovi caccia, cioè quella che i media impropriamente chiamano "invisibilità" ai radar.

frankel@centroeinaudi.it
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 16:46

Muore bimbo di un anno I medici: «Ha ingerito droga»

Il piccolo ha avuto un malore ed stato trasportato in ospedale ma è giunto senza vita

RONCIGLIONE (Viterbo) - Un bambino di un anno è morto nel Viterbese per aver ingerito accidentalmente sostanze stupefacenti. I carabinieri hanno arrestato i genitori, dopo che nella loro abitazione sono state trovate dosi di hashish e una piccola coltivazione di canapa indiana.

MALORE Il bambino, che era stato colto da malore, era stato portato dai genitori al punto di primo soccorso dell'ospedale di Ronciglione (Viterbo), dove è giunto morto. Secondo i medici aveva ingerito sostanze stupefacenti.

Autore: firewolf2 Categoria: CORRIERE DELLA SERA Ore: 16:40

Il povero Uolter, spizzichi e bocconi di un viagradiscorso?

  .
 

Ho letto il discorsetto del uolter alla maifestazione dei 200.000 , detta anche la manifestazione con lo 0 in più (dato che gli amichetti di uolter dicono , anzi affermano , anzi giurano giurin giuretta sulla testa di uolter, che i manifestanti erano 2.000.000 ...) .

Non è una fatica improba, al massimo uno si annoia, perchè si sente odore di già detto , di già sentito.

È un insieme di vecchie chiacchere e vecchi slogan.

Inizia con la commemorazione del signor Vittorio Foa , un fondatore della sinistra, dimenticandosi di dire che era stato in pratica escluso dal partito per idee piuttosto eretiche (dei morti non si butta via niente. La storia di Craxi insegna...).

E poi inizia il panerigico sulla resistenza e l'antifascismo, e rimprovera a Berlusconi di non essere antifascista.

Se gli ANTIFASCISTI con il patentino, ti insultano a ogni piè sospinto in modo contradditorio ma assoluto , non credo ti venga voglia di diventare antifascista, a meno che tu non sia masochista ...

Il uolterino strilla: per Berlusconi il parlamento, la corte costituzionale, la magistratura ,sono impedimenti!

Per quanto ne so io, finora tutte le leggi sono state approvate con l'iter normale, quindi tutti gli organi preposti hanno fatto la loro parte. La magistratura , il uolter mi deve spiegare come mai contro Berlusconi si muovono sempre le stesse persone dotate di certa tessera, e come mai altre persone , tipo che so, una Forleo a caso , quando iniziano certe indagini, sono bloccate con rapidità sospetta...

Come sempre uolter si contraddice, ( “Il PD avrà sempre, anche all’opposizione, una sola stella polare: gli interessi generali del Paese. Quel Paese che amiamo e il cui destino è la nostra ragione d’essere. Quel Paese che vogliamo unire, rifiutando l’odio e la contrapposizione ideologica. “

Se accusare direttamente il capo del governo di essere un dittatore , e indirettamente quelli che lo hanno eletto di esserne complici e scherani, non è odio e contrapposizione ideologica, non so cosa intenda uolter per odio e contrapposizione ideologica...) e continua sulla strada del polically correct.

In Francia e in America nessuno avrebbe messo in dubbio in ordine la resistenza e la decisione del presidente Roosevelt sulla guerra contro il nazismo... ma in quei paesi non c'è gente che ci ha campato per 60 anni vantando meriti fasulli... e quando mai NOI abbiamo denigrato i sacrifici degli alleati? Noi sappiamo e lo ripetiamo che sono stati LORO a liberare l'Italia dai Nazi, non certi personaggi tipo Bocca o Fo , uno fascistissimo con tessera vicino al cuore fino al 7 settembre 1943, e l'altro fino al 24 aprile 1945 arruolato nelle G.N.R. Repubblicana....

e il uolter prosegue...

È irresponsabile e pericoloso minacciare l'uso della forza pubblica per sgombrare le università dai dimostranti?

La legge lo prevede. Chi impedisce lo svolgimento delle lezioni in una scuola ,commette una violenza, e il preside ha il diritto di chiedere l'intervento della polizia.

Il povero uolter , che manda la discendenza a una scuola privata ed esclusiva (come del resto tutti i capatz della sinistra) forse non si è reso conto che i cosidetti studenti manifestanti contro la Gelmini sono una minoranza piccolissima (che forse non corrispondono numericamente neanche al 5% della sinistra estrema , giustamente defenestrata dal parlamento) e che molti di quelli nei cortei erano spinti dal legittimo desiderio di bigiare la scuola (del resto, passata la sbronza giovanile, quando andranno a cercare lavoro, una reazione legittima di quelli che si troveranno di fronte i loro curriculum pieni di errori d'orto&grafia sarà di scartarli) e che le università dove si manifesta realmente sono solamente il 10%?.

E ancora :

“Ma perché coltiva questa impunità delle parole? Questa strategia dell’inganno permanente nei confronti dei cittadini? La presunzione che si possa promettere di tagliare le tasse che poi non si tagliano, di fare delle mirabolanti opere infrastrutturali che poi non vengono nemmeno progettate?”

sembra proprio che dia la colpa agli altri delle cose che lui non fa...

Basta solo ricordare la TAV, ad esempio.

L'attuale governo le tasse le ha ridotte, mentre il precedente le ha aumentate.

E dagli:

“L’Italia non è non sarà mai un Paese razzista.”

Ma guarda , sono d’accordo!

“Molti, troppi episodi si sono verificati negli ultimi mesi, nelle ultime settimane. Di quasi tutti si è detto “il razzismo non c’entra”. Ma non è razzismo l’assassinio di Abdoul, ucciso per una scatola di biscotti al grido di “sporco negro”? Non ci sono l’ignoranza, l’estraneità e l’ostilità verso “l’altro” dietro l’aggressione di un ragazzo cinese alla fermata di un autobus? Non dobbiamo pensare che ci sia razzismo dietro il fermo violento da parte dei vigili e il pestaggio di Emanuel? Dietro quel negargli persino il cognome?”

ma insomma , ‘sto razzismo c’è o non c’è?

Se il uolter scambia per razzismo episodi di cronaca nera, è molto miope. Se crede che questi episodi siano fomentati dall’alto, pensa che il governo attuale sia uguale al governo comunista cinese, che ogni tanto promuoveva delle campagne (campagna per l’acciaio, campagna contro i passeri, campagna contro i topi) le quali avevano regolarmente dei risultati opposti a quelli previsti, e che erano espressioni di un governo comunista assolutamente avulso dalla realtà…

Ce ne sarebbero altre , ma mi sono annoiato.

Insomma , assolutamente nulla di nuovo.

Le solite balle sulla superiorità della sinistra, ma se la sinistra è migliore, più buona, più brava e anche più intelligente, perché si ostina a stare in Italia, la quale evidentemente non è piena di gente con queste precipue caratteristiche , dato che si ostinano a non votarli?

C’è da dire, che tutto ciò è stato detto con una proprietà di linguaggio e di punteggiatura a cui il trebbiatore di montenero di bisaccia non arriverà mai nella sua vita, campasse 2 secoli…

Ed l’esperto di agricoltura & trattorismo era proprio il grande assente , seppur presente, e aleggiante nella manifestazione.

Il povero uolter è proprio nelle canne. Il trebbiatore gli sta rosicchiando la base con una diligenza da termite, e uolter non riesce a trovare uno slogan un qualcosa per andargli contro, perché disgraziatamente gli argomenti che piacciono alla pancia del suo partito sono gli stessi del trebbiatore … ma questi vanno bene per una campagna elettorale da trogloditi, non per persone responsabili… il trebbiatore , posto che fosse al governo ora, non lo vedo in grado di affrontare problemi seri… al massimo farebbe stampare un po’ di cartamoneta in più, credendo di risolvere la situazione…

Oppure, non c’è un altro scopo, magari più personale?

Che la manifestazione sia stata fatta da uolter per arraparsi un pochino? Se i sinistri si eccitano solo in manifestazione, questa è più comprensibile. Date le batoste prese da uolter negli ultimi mesi , è comprensibile che si sia un po’ ammosciato… e che la moglie , o la facente funzione, tenda verso diversi lidi…

Quindi è comprensibile un disperato tentativo di raggiungere un po’ di solidità…fisica.

Per chi ha la pazienza di leggerselo tutto :

http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=62467

Io ho perso la pazienza.

Caposkaw/http://www.caffenero.ilcannocchiale.it/

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 16:38

Omicidio Reggiani, 29 anni di carcere per il romeno Mailat

Roma - Ventinove anni di carcere per un omicidio. Un anno in meno di quelli affibiati a Rudy Gede a Perugia. Sembra paradossale e verrebbe da pensare che la vita di una donna italiana vale meno di quella di una ragazza straniera, ma siamo convinti che non sia così. Comunque un dato ora c'è: Romulus Nicolae Mailat è stato condannato a 29 anni di carcere in primo grado per l'omicidio di Giovanna Reggiani. Poco prima che la giuria si ritirasse in camera di consiglio, piangendo aveva chiesto «perdono innanzi a Dio» per la morte della signora Reggiani. «Spero che giustizia sia fatta. Io mi sento colpevole per quello che ho fatto, ma ho solo rubato la borsa alla signora Reggiani», ha dichiarato il romeno. «Non ho fatto altro, non l'ho ammazzata. Mi dispiace di ciò che è successo quella sera. Chiedo scusa a lei, signor presidente, alla corte, e a tutti i presenti in aula».
Prima dell'intervento di Mailat c'erano state brevi repliche all'arringa difensiva da parte del pubblico ministero Maria Bice Barborini, che martedì ha chiesto la condanna di Mailat all'ergastolo, e dell'avvocato di parte civile, nonché le controrepliche dello stesso difensore di Mailat che ha chiesto l'assoluzione per il suo assistito in base all'articolo 530 comma secondo (che equivale alla vecchia formula dell'insufficienza di prove) e, in subordine, l'assoluzione dal reato di violenza sessuale. «Non sono state rilevate tracce biologiche di alcun tipo riconducibili a Mailat né sui vestiti, né sul corpo della Reggiani né impronte dell'imputato nella borsa della vittima», ha detto il difensore del romeno.
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 16:36

SOLIDARIETA' AGLI STUDENTI DEL “BLOCCO”!

Cuore Nero-Casa Pound Milano vuole manifestare solidarietà agli studenti del Blocco Studentesco di Roma, organizzazione affiliata a Casa Pound, che questa mattina sono stati vittime dell'aggressione antifascista. In questo comunicato riportiamo la diretta testimonianza degli studenti del Blocco di Roma. Mentre si svolgeva il corteo di protesta degli studenti sotto al Senato, i ragazzi del Blocco Studentesco sono stati caricati dagli antifascisti che volevano escluderli dalla manifestazione. Alle cariche sono seguite le proteste di tutto il corteo per questo tentativo di esclusione di una parte di studenti dalla protesta anti-Gelmini. Gli studenti in piazza hanno cominciato ad intonare il coro 'ne rossi ne neri solo liberi pensieri' per condannare l'episodio di violenza contro i ragazzi del blocco studentesco. 'rifiutiamo questo tentativo di spaccare il fronte unito degli studenti da parte di alcuni idioti antifascisti' commentano i ragazzi del Blocco Studentesco.
'E' stato il Blocco Studentesco ad essere aggredito dagli antifascisti universitari presenti al sit-in sotto il Senato. Due nostri ragazzi sono rimasti feriti.' 'Alcune agenzie riportano i fatti in maniera distorta, addossando addirittura la responsabilità al Blocco Studentesco' proseguono 'ma abbiamo filmati che pubblicheremo su youtube e su facebook che come al solito dimostreranno una realtà ben precisa: gli scontri e le divisioni fra studenti sono fomentate dagli antifascisti che non accettano che nella protesta studentesca ci sia unità generazionale fra ragazzi di destra e di sinistra.'
'Quando siamo stati nuovamente caricati da un centinaio di antifasciti organizzati con bastoni e caschi, e molti dei nostri sono rimasti feriti per mano degli antifascisti', la vicenda si è svolta sotto gli occhi attoniti di tutti gli studenti romani e di numerosi giornalisti. 'Il tentativo di spaccare il fronte unito degli studenti escludendo il Blocco Studentesco prosegue con una ferocia inaudita da parte degli antifascisti' proseguono gli esponenti del Blocco. 'Per spaccare il fronte degli studenti non è arrivata la auspicata polizia di Berlusconi, ma la violenza antifascista'.
Speriamo, anche come Cuore Nero-Casa Pound di Milano, di poter contare fin da ora sui mass-media affidandogli il ruolo di garante e testimone della verità dei fatti. Visto che in un prossimo futuro anche a Milano il dissendo al decreto Gelmini si manifesterà anche fra chi non è antifascista.

Uff.stampa “Cuore Nero-Casa Pound”
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 16:33

Disinformazione e insabbiamento sulla pulizia etnica del Kosovo

Il dossier del traffico di organi dei Serbi del Kosovo non si chiuderà molto facilmente. Tra disinformazione e confusione, Albania e Serbia si allontanano sempre dalla possibilità di creare un dialogo . Se da una parte  Belgrado non può accettare che il caso cada nel silenzio, dall'altra, l’Albania non sembra essere disposta ad aprire un’indagine su uno dei retroscena più oscuri e macabri della pulizia etnica del Kosovo.

Che l’Albania e la Serbia abbiano posizioni diametralmente opposte sulle accuse del traffico d’organi dei serbi deportati dal Kosovo nel territorio albanese, è cosa nota e certa. Tuttavia, ciò che riesce difficile da capire è il motivo per cui la procura albanese e le istituzioni di Belgrado non riescano ad avere un dialogo e uno scambio di informazioni in maniera da accertare, una volta per tutte, il fondamento o la falsità del polverone mosso dall’ex procuratore Carla del Ponte. Se da una parte il procuratore serbo che seguirà la questione, Vladimir Vukcevic, è deciso ad andare avanti con le indagini, dall’altra la procura albanese ha dei forti dubbi sull’esistenza di prove reali su un traffico di organi che si sviluppava dal Kosovo. In un primo momento sembrava che le due parti sarebbero riuscite a tessere un dialogo di cooperazione e coordinamento delle indagini, come confermato dalle prime impressioni dell’incontro tra Vladimir Vukcevic e Ina Rama che si è svolto a Tirana. Il Ministro della Giustizia serbo Snezhana Malovic, a poche ore dalla fine dell’incontro, aveva dichiarato che era stato raggiunto un accordo in base al quale la procura serba avrebbe messo a disposizione degli inquirenti albanesi i fatti e le prove sinora raccolti, chiedendo che la Procura d’Albania facesse lo stesso. Lo stesso portavoce del Tribunale del Crimini di guerra serbo, Bruno Vekaric, ha riferito che l'incontro di Tirana avrebbe dato ottimi risultati e un forte contributo alla risoluzione del caso. "Nonostante le posizioni diametralmente opposte sulla procedura e i fatti, la riunione è stata ottima e cordiale", dichiara Vekaric senza tuttavia rivelare i dettagli della riunione.

Passano poche ore, tuttavia, e la stampa albanese, riproponendo quanto riferito dall’Agenzia americana “Associated Press”, ha reso noto che l’incontro a Tirana tra i Procuratori Vukcevic e Rama non aveva portato a nessun accordo costruttivo. “Le Autorità di Tirana non consentiranno al Procuratore serbo per i crimini di guerra, Vladimir Vukcevic, di svolgere delle indagini sull'esistenza in territorio albanese, di laboratori e sale operatorie presso il villaggio di Gur, vicino Matia, dove i membri dell'Esercito di liberazione del Kosovo (UCK) avrebbero deportato i Serbi del Kosovo che erano stati rapiti, per poi rimuovere i loro organi vitali”, scrive Associated Press. La Procura Albanese sembra che abbia messo a disposizione dello staff di Vukcevic il rapporto negativo realizzato da un gruppo di investigatori di Jaga, in collaborazione della Procura di Mati nel 2005, certificando la totale assenza di prove sulle gravi accuse. La stessa Ina Rama dichiara di aver assistito, in prima persona, all'inchiesta condotta nella zona di Burrel (nella foto) da parte degli Osservatori dell'Aja pochi mesi fa. Gli osservatori, secondo Rama, non hanno trovato prove a conferma dell’esistenza di laboratori domestici in cui sono state operate e uccise delle persone, né nei pressi del confine con il Kosovo né in altre zone. La smentita del raggiungimento di un accordo tra Serbia ed Albania provoca in poco tempo confusione e disinformazione, in un continuo barcamenarsi delle agenzie nel tentativo di capire la dinamica della controversia.

Tuttavia, ben presto giunge anche la conferma del Ministro serbo Malovic, secondo il quale la procura albanese ha rifiutato la collaborazione dietro "forti pressioni politiche". Vekaric rinegozia anch’egli la sua versione, e afferma il procuratore albanese "non ha avuto neanche il tempo di esaminare tutta la documentazione presentata", prima di decidere per un secco rifiuto. La Serbia decide così di chiudere ogni tentativo di conciliazione con la parte albanese, e annuncia che farà appello alle organizzazioni internazionali che si sono interessate al caso, e prima tra tutte al Consiglio d’Europa. D’altronde Belgrado non può accettare che delle accuse tanto gravi siano state diffuse e sostenute proprio da Carla del Ponte, la quale non ha mai favorito la Serbia presso il Tribunale dell’Aja. L’Albania, dal suo canto, non sembra essere ben disposta ad aprire un’indagine trasparente e sulla base di una cooperazione regionale su uno dei retroscena più oscuri e macabri della pulizia etnica del Kosovo.

Il Governo e la Procura albanese sanno bene che la propaganda alimentata dal libro "La Caccia" è solo un tentativo per sdoganare la figura appassita ed ormai isolata di Carla del Ponte, in quanto le probabilità che da delle zone isolate e ostili della campagna albanese, confinante con il Kosovo, possa partire un traffico di organi senza che siano testimonianze o prove è alquanto impossibile. Tuttavia, non intende portare alla luce la verità sui gravi crimini dell’UCK nei confronti dei "dissidenti" kosovari, tra cui vi erano non solo serbi, ma anche albanesi che si ribellavano alle bande armate di liberazione del Kosovo. Tra questi vi erano infatti gli uomini della Fark, la Forza di Polizia kosovara, che furono decimati sotto gli occhi delle missioni e degli osservatori internazionali. Vi sono dunque, realmente, delle forti pressioni politiche che non vogliono portare alla luce la verità, in quanto significherebbe mettere in discussione strutture e organizzazioni create sulla bugia e sui crimini. Fin quando, però, si continuerà a creare tensioni, propaganda ed inutili speculazioni, non si arriverà mai ad una verità comune che renda giustizia alla Serbia, all’Albania e al Kosovo.

Michele Altamura/italia.etleboro.com

Autore: firewolf2 Categoria: DISINFORMAZIONE Ore: 16:16

EUROPEE: STORACE A BERLUSCONI, NO A SEMPLIFICAZIONI COATTE

''La politica deve fermarsi a ragionare. La presa di posizione del Presidente della Repubblica ha indicato un limite invalicabile, quello del diritto dell' elettore a scegliere candidati e partiti, nella riforma della legge elettorale europea. Lo stesso Berlusconi deve comprendere che la semplificazione coatta del sistema politico e' un atto di ostilita' contro tutti''.
storace_02_280x200.jpgLo afferma il leader de La Destra Francesco Storace.
''E del resto, riesce difficile comprendere come possa passare un disegno che evidentemente punta a spazzare via tutti gli attuali parlamentari europei di An, Forza Italia, eccetera.
Se si sostiene che servono professionisti che le preferenze non consentirebbero di portare in Europa, vuol dire che gli eurodeputati attuali sono dilettanti... Berlusconi vuol farci capire che non ricandidera' gli attuali eurodeputati?'', conclude Storace. (ANSA)
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 15:58

SOLIDARIETA' AI RAGAZZI DEL BLOCCO STUDENTESCO

no alla strumentalizzazione rossa copia

Autore: firewolf2 Categoria: TRATTO DA FACEBOOK Ore: 15:43

Gioventù italiana : Solidarietà al Blocco Studentesco

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Luca Lorenzi a nome di Gioventù Italiana esprime piena solidarietà ai ragazzi di Blocco Studentesco vigliaccamente aggrediti da teppisti riconducibili alle frange dell’estrema sinistra durante la manifestazione di oggi svoltasi a Roma sotto il Senato.
Due ragazzi del Blocco sono rimasti feriti in questa aggressione che riteniamo essere stata studiata a tavolino per spaccare il fronte degli studenti che in questa protesta è sempre rimasto unito
Stiamo assistendo al solito gioco dell’estrema sinistra che vorrebbe a tutti i costi strumentalizzare una piazza che non gli appartiene più. Un tempo questa strumentalizzazione veniva fatta con le menzogne oggi con la violenza.
La protesta degli studenti non è ne di sinistra ne di destra , ma riguarda il diritto di tutti i giovani italiani ad avere una scuola e un futuro migliore.

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 15:37

Roma : Aggresione degli antifascisti al Blocco Studentesco durante la manifestazione studentesca

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BLOCCO STUDENTESCO : ‘Caricati i ragazzi del blocco studentesco da alcuni studenti antifascisti’

29 Ottobre ore 11.30 - Mentre si svolgeva il corteo di protesta degli studenti sotto al senato, i ragazzi del Blocco Studentesco sono stati caricati dagli antifascisti che volevano escluderli dalla manifestazione. Alle cariche sono seguite le proteste di tutto il corteo per questo tentativo di esclusione di una parte di studenti dalla protesta anti-gelmini. Gli studenti in piazza hanno cominciato ad intonare il coro ‘ne rossi ne neri solo liberi pensieri’ per condannare l’episodio di violenza contro i ragazzi del blocco studentesco. ‘rifiutiamo questo tentativo di spaccare il fronte unito degli studenti da parte di alcuni idioti antifascisti’ commentano i ragazzi del Blocco Studentesco.

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Blocco Studentesco: ‘L’aggressione degli antifascisti ha causato due feriti fra i nostri ragazzi’

ore 11.45 - ‘E’ stato il Blocco Studentesco ad essere aggredito dagli antifascisti universitari presenti al sit-in sotto il senato. Due nostri ragazzi sono rimasti feriti.’ ‘Alcune agenzie riportano i fatti in maniera distorta, addossando addirittura la responsabilità al Blocco Studentesco’ proseguono ‘ma abbiamo filmati che pubblicheremo su youtube e su facebook che come al solito dimostreranno una realtà ben precisa: gli scontri e le divisioni fra studenti sono fomentate dagli antifascisti che non accettano che nella protesta studentesca ci sia unità generazionale fra ragazzi di destra e di sinistra.’

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Scuola: Studenti: ‘Blocco Studentesco caricato nuovamente da antifascisti organizzati: numerosi feriti’

ore 12.00 - ‘Siamo stati nuovamente caricati da un centinaio di antifasciti organizzati con bastoni e caschi’ ‘Molti dei nostri sono rimasti feriti per mano degli antifascisti’ la vicenda si è svolta sotto gli occhi attoniti di tutti gli studenti romani e di numerosi giornalisti. ‘Il tentativo di spaccare il fronte unito degli studenti escludendo il Blocco Studentesco prosegue con una ferocia inaudita da parte degli antifascisti’ proseguono gli esponenti del Blocco. ‘Per spaccare il fronte degli studenti non è arrivata la auspicata polizia di Berlusconi, ma la violenza antifascista’.

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 15:36

Berlusconi: Sostegno a credito e famiglie, guardia alta su deficit

(Velino) - Il governo è pronto a sostenere, ma solo se richiesto, il sistema bancario italiano. A dirlo è il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, a margine dei lavori dell'assemblea della Confcommercio. “Io sono ottimista. Le Borse sono ripartite e il sistema delle banche è solido. Bisogna lavorare ogni giorno in collaborazione con tutti gli altri paesi Ue - spiega il Cavaliere - bisogna tenere i nervi saldi e stare tranquilli”. Tuttavia, ha aggiunto, “se le banche lo richiedono il governo è a disposizione per intervenire senza però che questo intervento significhi in alcun modo come qualcosa di imposto o di imperativo. Senza che significhi in alcun modo che ci sia alcuna conseguenza per i dirigenti e gli amministratori delegati”. Quando uno Stato aiuta le sue banche, ha aggiunto Berlusconi, dovrebbe essere imposto che non si riduca il monte prestiti. Anzi, Sarkozy propone anche l'obbligo ad aumentarlo del 2-3-4 per cento”. Al prossimo vertice del G20 di Washington, ha poi annunciato il premier, “decideremo provvedimenti e regole nuove perché non capiti più quello che è capitato alle Borse di tutto il mondo”.

Il presidente del Consiglio, proprio in merito all’andamento altalenante delle Borse mondiali, ha quindi fatto presente come si verifichino andamenti negativi anche quando “le aziende fanno lo stesso fatturato, gli stessi utili, gli stessi dividendi”. Ci sono casi in cui “valgono il 70 per cento in meno, dunque la situazione non è realistica. A queste valutazioni nessuno vende più, oppure deve vendere a quei valori”. Il premier ha anche riferito che paradossalmente in questo momento “ci sono banche che hanno difficoltà ad accettare depositi importanti”.

Pronti a sostenere le banche, quindi, ma anche le famiglie colpite dagli effetti della crisi dei mercati. Il governo, ha affermato il premier, ha allo studio infatti “diverse ipotesi” per intervenire a sostegno delle famiglie. “Stiamo lavorando. Venerdì è previsto un incontro con il mondo del lavoro. Abbiamo in mente diverse cose - ha aggiunto Berlusconi - che pensiamo possano essere messe in pratica”. A chi chiedeva se fosse possibile la detassazione delle tredicesime, il presidente del Consiglio ha risposto che “ci sono diverse ipotesi. Vediamo. I fondi sono scarsi”. “Sento la sinistra che mi chiede sempre di fare di più ma dimentica le difficoltà tutte italiane. Abbiamo un debito enorme, il costo dell'energia è il più alto di tutta Europa perché, nonostante Fermi sia nostro, sul nucleare siamo fermi. Anche sulle infrastrutture siamo molto indietro. Ma ora la musica è cambiata. Se sono riuscito a risolvere il problema dei rifiuti a Napoli in 58 giorni - sottolinea Berlusconi - è perché lo Stato è tornato a fare lo Stato”.

Per Berlusconi è necessario innanzitutto “portare al più presto il debito sotto il 100 per cento. Teniamo presente che negli altri paesi il rapporto debito/Pil è intorno al 60 per cento”. La situazione del debito pubblico italiano ha un impatto “non solo per quanto riguarda i tassi di interesse” che l'Italia deve pagare “ma anche per quanto riguarda la presentazione dell'Italia all'estero e questo vale anche per il made in Italy e i rapporti politici”. Il governo, rileva il presidente del Consiglio, “ha ereditato di un debito pubblico al 106 per cento. Tutti i governi precedenti, scegliendo la politica del consenso dalla fine degli anni '80 all'altro ieri sono riusciti nell'impresa di moltiplicare per 8 il debito pubblico. Ora abbiamo il terzo debito pubblico del mondo”.

Il premier, interpellato a margine dell’assemblea di Confcommercio, ha commentato l’approvazione del dl Gelmini sulla scuola di questa mattina. “Bene, è andato come era logico che fosse”. Gli studenti che stanno manifestando nelle piazze di Roma e nelle altre città “sono stati presi in giro dalla sinistra. È una vera truffa alle loro spalle - ha aggiunto - perché questo decreto riguarda la scuola primaria e le elementari, quei ragazzi non c'entrano e anche per l'università nulla è stato deciso. Dispiace davvero vedere la capacità della sinistra di truffare i propri sostenitori e anche coloro che sostenitori non sono. Nel decreto non c’è nulla di ciò che ho letto nei volantini”.

Sulle manifestazioni che si sono susseguite nei giorni scorsi proprio per protestare contro il dl Gelmini, Berlusconi spiega: “C'è un diritto di manifestare ma non bisogna ostacolare chi vuole studiare. Siamo stati di manica larga in quanto non bisognerebbe manifestare impedendo il normale svolgimento del traffico”. Il premier spiega di non aver mai detto di voler portare la polizia all'interno delle scuole. “Ho fatto solo un ragionamento articolato, ma è una lotta persa in partenza visto che i giornali hanno parlato di una mia retromarcia”. Berlusconi è intervenuto poi in difesa del ministro della Pa e dell’innovazione, Renato Brunetta, contro cui “sono state detto cose oscene. Certe volte - ha aggiunto il Cavaliere - non posso credere che a sinistra abbiamo personaggi che possono dire certe cose”.
 
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 14:32

ESPIANTO....QUELLO CHE NON TI HANNO DETTO

Non ti hanno detto che l'espianto di organi quali cuore, fegato, polmoni, reni, ecc., si effettua solo e sempre da persona in coma, con respirazione aiutata, e non da cadavere freddo e rigido come tutti intendiamo.

La persona viene incisa dal bisturi mentre il suo cuore batte, il sangue circola, il corpo è roseo e tiepido, urina, può muovere gambe, braccia, tronco, ecc...
Le donne gravide portano avanti la gravidanza.

Non è vero che prima si interompa la ventilazione e che poi, a cuore e respiro fermi, si inizi il prelievo, ma è proprio l'opposto.

Gli organi vengono tolti da persona che ha perso la coscienza le cui reazioni alla sofferenza prodotta dall'espianto sono impedite da farmaci paralizzanti o da anestetici.

Prof. Dr. Massimo Bondì, L.D. Pat. Chir. e Prop. Clin. Univ. La Sapienza di Roma, chirurgo generale e patologo generale: "la morte cerebrale è ascientifica, amorale e asociale" (Audizione Commissione sanità '92).
Dr. David W. Evans, Fellow Commoner of Queens' College Cambridge, cardiologo dimessosi dal Papworth Hospital per opposizione alla "morte cerebrale", dichiara: "Non c'è modo di accertare una vera morte cerebrale prima della cessazione della circolazione sanguigna. C'è una grande differenza tra essere veramente morto ed essere dichiarato clinicamente in morte cerebrale". (Audizione Parlamento Italiano '92).
Dr. Robert D. Truog, Dr James C. Fackler, Harvard Medical School Boston, dichiarano che non è possibile accertare la cessazione irreversibile di tutte le funzioni del cervello con i mezzi clinico-strumentali attuali (Critical Care Medicine - vol.20, n° 12, 1992, "Rethinking Brain Death" (Ripensamento sulla morte cerebrale)).
Prof. Peter Singer, Presidente dell'Associazione Internazionale di Bioetica,
in merito alla riluttanza a donare organi, dichiara: "La gente ha abbastanza buon senso da capire che i 'morti cerebrali' non sono veramente morti... la morte cerebrale non è altro che una comoda finzione. Fu proposta ed accettata perchè rendeva possibile il procacciamento di organi". (Congresso di Cuba 1996).

IL DIBATTITO SCIENTIFICO INTERNAZIONALE E' ROVENTE, MA IN ITALIA CONTINUA LA CENSURA.

 

QUELLO CHE DEVI SAPERE 

È in vigore la Legge n. 91 del 1° aprile ’99, detta del  silenzio-assenso, promozione trapianti, organizzazione, finanziamenti, export-import. Essa va a sommarsi alla L. 578/93 e al DM 582/94 che impongono il concetto e la dichiarazione della falsa “morte cerebrale”. Questa legge prevede che il Ministro della Sanità emani un decreto con 10 direttive per l’attuazione della schedatura dei cittadini in donatori e non-donatori: come e quando le ASL dovranno inviare notifica documentata a ciascun cittadino affinché si presenti per la dichiarazione di volontà. Solo dopo tale notifica, quanti non avranno risposto all'ASL, verranno d'ufficio considerati donatori.
ATTENZIONE! Da più di 9 anni si attende tale decreto (art. 5)
: il Ministro inadempiente invece ha emesso un decreto temporaneo - Decr. 8 Aprile 2000 - contrario alla legge nello spirito e nella lettera, aprendo le porte a raccolte illegali e abusive presso vari enti (Asl, ospedali, ambulatori, associazioni pro-trapianto e alcuni Comuni), poi travasate nella totale assenza di garanzie nel database illegale del Centro Nazionale Trapianti. Questo è pericolosissimo per i non-donatori: abbiamo diffidato tutte le ASL, il Ministro della Salute e presentato ricorso al TAR.

IN ATTESA DEL DECRETO
VIGONO DISPOSIZIONI TRANSITORIE

1) Diritto della persona di opporsi all'espianto di organi/tessuti con dichiarazione autografa, per es. la CARTA-VITA da noi emessa.
2) Diritto dei parenti di presentare opposizione scritta per coloro che non si sono espressi. I parenti sono esclusi in presenza di documentata volontà favorevole del malato. (Attenti ai tesserini fasulli!).
3) Senza una forma scritta d’opposizione “è consentito procedere al prelievo di organi e tessuti”.
È illegale
che i medici chiedano ai parenti la firma di donazione, illegale e immorale “donare” un altro.
È illegale
e criminale espiantare un non-donatore fingendo di praticare una autopsia a cuore battente: questi medici vanno denunciati.

DIFFIDA DELLE ISTITUZIONI CHE FANNO
 PROPAGANDA PER INCREMENTARE I TRAPIANTI

 

QUELLO CHE PUOI FARE CON NOI

Volere che sia abrogata la Legge 578/93 che impone la dichiarazione di "morte cerebrale" in presenza di circolazione sanguigna e di cuore che batte autonomamente: eutanasia/distanasia di Stato.
Volere
che da subito sia introdotto il diritto all'obiezione di coscienza per medici e cittadini che non credono alla morte del cervello mentre il corpo è vivo.
Volere che sia abrogata la L. 91/99
, detta del silenzio-assenso, che espropria i cittadini.
Volere
corretta informazione: non va nascosto che l'espianto di organi è sempre a cuore battente mentre il prelievo di tessuti si effettua dopo arresto respiratorio e cardio-circolatorio di 20 minuti.
Volere
che la schedatura sia contemplata solo per i donatori che abbiano personalmente dichiarato all'ASL la propria decisione di donare organi a cuore battente e sangue circolante. Volere comunque il rispetto dell'eventuale opposizione della famiglia, come in Inghilterra.
Volere
che i medici non spengano d'autorità la ventilazione e la vita ai non-donatori, impedendo consulti di medici di fiducia e terapie alternative.
Volere che le associazioni "pro morte e cuore battente" e "pro espianto/trapianto" non penetrino nelle scuole a condizionare bambini e ragazzi indifesi.
Volere che non si nascondano la sofferenza, le gravi patologie e l'alto tasso di mortalità dei trapiantati.
Volere che si ponga fine alla sperimentazione in vivo, al business istituzionale della macellazione umana e al conseguente commercio degli organi, legale e illegale, rinvigorito dal decreto ministeriale 2.12.2004 (Sirchia) che autorizza l'esportazione di organi e tessuti degli italiani ad organizzazioni estere.
Volere
che l'Italia si apra al dibattito scientifico internazionale e si ponga fine alla censura.

 OCCORRE PROMUOVERE UN REFERENDUM
 PER ABROGARE LA FINTA MORTE CEREBRALE
 

NIHON UNIVERSITY: “TERAPIA DELLA IPOTERMIA CEREBRALE CONTROLLATA”
Neurochirurghi giapponesi hanno salvato 14 pazienti su 20 con ematoma subdurale acuto associato a danno cerebrale diffuso e 6 su 12 con ischemia cerebrale globale da arresto cardiaco da 30 a 47 minuti, riportandoli a normale vita quotidiana, con pieno ristabilimento delle capacità di comunicazione verbale.
Una dichiarazione affrettata di cosiddetta morte cerebrale’ senza che sia stata tentata tale terapia potrebbe ben costituire omicidio o, come minimo, premeditata omissione di soccorso e malpractice (Yoshio Watanabe MD; Cardiac Transplantation: Flaws In The Logic Of The Proponents. JPN Heart J, Sept 1997 - Hayashi N, MD, Brain Hypothermia Therapy, JPN Med J, July 6, 1996).

Prof. Lodovico Bergamini
, docente di neurologia
all'Università di Torino scrive: “Un tracciato elettroencefalografico può essere normale anche se piatto, cioè privo di ritmo visibile: ad esempio soggetti adulti ansiosi o soggetti neonati possono avere un tracciato piatto che di per sé non è assolutamente definibile patologico (Manuale di neurologia clinica).

Molti medici illustri hanno espresso pubblica condanna al concetto di “morte cerebrale”:
Prof. Dr. Nicola Dioguardi, emerito di medicina interna, Università di Milano;
Prof. Dr. Edoardo Storti
, emerito di clinica medica,
Università di Pavia;
Prof. Dr. Paolo Puddu
, direttore dell'Istituto di patologia
speciale medica e metodologia clinica, Università di Bologna;
Dr.a Maria Luisa Robbiati, anestesista-rianimatrice, già dell'ospedale S. Camillo e del Policlinico Gemelli di Roma;
Dr. Giuseppe Bertolini
, anestesista-rianimatore, già degli
Ospedali Riuniti di Roma;
Dr.a Stefania Dente
, anestesista-rianimatrice, all'ospedale
C.T.O. di Napoli;
Dr. Dario Miedico
, specialista medicina legale, Milano;
Dr. Paolo Bavastro
, cardiologo, primario medico alla
Filderklinik, Stoccarda;
Prof. Giuseppe Sermonti
, ordinario di genetica, Università
di Palermo e di Perugia;
Dr. Dario Sepe
, specialista malattie del fegato, Roma;
David J. Hill
, M.A., FRCA emeritus consultant anaesthetist,
Cambridge, UK;
Cicero Galli Coimbra
, M.D. PH. D. Department neurology
and neurosurgery, University Sau Paulo, Brasil. .......

 

 

FONTE:www.antipredazione.org
"Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi e la Morte a Cuore Battente" Indirizzo: Pass. Canonici Lateranensi, 22 - 24121 Bergamo (ITALIA)
Tel. 035-219255, Fax 035-235660,  lega.nazionale@antipredazione.org

Autore: firewolf2 Categoria: AVVOLTE NON DICONO Ore: 14:28

Erode gode

Morte ai neonati: tutela azzerata per facilitare gli espianti. E intanto s'impedisce l'eutanasia!
L'Agenzia Adnkronos Salute ha reso noto il primo espianto da neonato successivo al Decreto che abbrevia i tempi per la certificazione di cosiddetta “morte cerebrale” (D.M. 11.4.2008). Comunicazione data a qualche mese dal fatto con l'alibi di proteggere la privacy della famiglia. Il primario di terapia intensiva neonatale dell'ospedale di Caserta, dott. Falco, fa riferimento al neonato espiantato a cuore battente utilizzando termini come “piccolo donatore”, ma è chiaro che un neonato non può mai essere definito “donatore” in quanto non è in grado di comunicare ad altri le proprie volontà, può diventare solo una facile preda dei medici quando ha dei genitori disinformati. Sempre il dott. Falco dichiara che l'espianto pediatrico “deve rispettare requisiti 'feroci' a tutela dei piccoli donatori”. Il termine 'ferocia' si riferisce evidentemente al fatto che i neonati posti sotto ventilazione, non possono per legge essere dichiarati in cosiddetta “morte cerebrale” prima di una settimana di vita extrauterina. Veramente 'feroci' però appaiono i medici che allo scadere della settimana espiantano quei corpicini indifesi, sommando tortura (ventilazione) alla tortura (espianto). Nessuna tutela dei neonati, ma uso ed abuso da parte degli adulti.

Il neonato in questione è stato intubato a seguito di “una forma aggressiva di asfissia perinatale” e dopo una settimana gli sono stati espiantati reni, fegato, intestino e cuore dal corpo pulsante. Ricordiamo che i bambini e i neonati sono stati di fatto equiparati nei tempi della dichiarazione di “morte cerebrale” agli adulti con Decreto 11 aprile 2008 emesso dall'ex Ministra Livia Turco, quindi il tempo di osservazione è passato da 24 a sole 6 ore e a soli 2 controlli (vedi comunicato stampa n? 13 del 02/07/2008 www.antipredazione.org). Inoltre, in riferimento all'EEG (elettroencefalogramma) va sottolineato che “i soggetti neonati possono avere un tracciato piatto che di per sé non è assolutamente definibile patologico” (Prof. Lodovico Bergamini – Manuale di Neurologia Clinica). Il Decreto 11 aprile 2008, appositamente creato per favorire le dichiarazioni di “morte cerebrale” e quindi incrementare gli espianti, apre la strada a nuovi crimini soprattutto in ambito pediatrico. La facilità con cui si possono espiantare in Italia i neonati ha agevolato un accordo relativo al trapianto pediatrico di fegato tra gli Ospedali Riuniti di Bergamo e il “Rigshospitalet” di Copenaghen. Si sacrificano i bambini italiani, in quanto in Danimarca gli organi per trapianto scarseggiano perché la cosiddetta “morte cerebrale” è considerata una condizione di vita in cui si possono prelevare organi, ma solo in caso di donazione esplicita: per i danesi vige il diritto del “silenzio-dissenso”. L'espianto di questo neonato di Caserta è stato propagandato come primo caso in Italia. Falso! Per fare un esempio vi ricordiamo Gabriele, neonato che fu espiantato il 30 gennaio 1998 all'ospedale Regina Margherita di Torino.

LEGA NAZIONALE CONTRO LA PREDAZIONE DI ORGANI

E LA MORTE A CUORE BATTENTE

24121 BERGAMO Pass. Canonici Lateranensi, 22

Tel. 035-219255 - Telefax 035-235660

lega.nazionale@antipredazione.org

www.antipredazione.org

Comitato Giovani

Matteo Ciarimboli

Presidente

Nerina Negrello

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 14:25

Arrivano gli avvoltoi

Gli ascari della cgil si apprestano a mistificare la rivolta studentesca. Bisogna parare il colpo
L'unità generazionale ha risposto alle normative della finanziaria e del ministro Gelmini.

Ci sono provvedimenti tra quelli varati che non possono essere accettati. In primis la privatizzazione delle università, con tanto di cessione a saldo degli immobili. Non si tratta di essere contrari per partito preso a qualunque forma di partecipazione privata, che è concepibile in un sistema di economia mista. Ma la formulazione nella finanziaria è talebana e prevede la privatizzazione pura e semplice. Esistono ragioni morali, culturali, storiche, etiche che si oppongono a questa posizione fondamentalista di esproprio del sapere. Né è corretto sostenere che non ci siano soldi per sostenere la pubblica istruzione. Sono stati identificati milioni e milioni di euro sprecati o mal distribuiti che, anche se recuperati solo in parte, basterebbero e avanzerebbero per turare le falle.

Il Blocco Studentesco ha presentato uno studio in questo senso e lo ha fatto senza opporre fondamentalismo a fondamentalismo, slogan a slogan, anzi lasciando aperta la porta a soluzioni di vario genere, tenendo fermo il principio di predominio e controllo pubblico e sposandolo con quello di responsabilizzazione e di socializzazione accademica il tutto accompagnato da un progetto di riqualificazione didattica. In altre parole non tutti quelli che criticano la Gelmini lo fanno starnazzando, tutt'altro.

La polizia di complemento ulivista

Lunedì e martedì a Roma si è assistito allo spettacolo incoraggiante dell'unione generazionale. Alcuni nostalgici di gesta ingloriose, eredi di mentalità partigiane, hanno provato a spaccare il movimento in nome di un vetusto e maleodorante antifascismo; gli è andata male, malissimo. Malino è andata ai sobillatori e ai profittatori: ai piddini e all'Italia dei calori che provavano a cavalcare una rivolta spontanea per farne la piattaforma del loro rilancio, della loro alternativa di governo. Meglio andrà per loro, forse, il giorno 30 quando sfilerà, con trasferta pagata, il solito esercito di guardie bianche della cgil, le schiere storiche dei sabotatori del lavoro, dell'economia, dell'entusiasmo italiano. Tante volte questi ascari della borghesia rossa sono stati gettati nella mischia per recuperare il terreno perso nella società dal partito che li foraggia; il metodo è sperimentato e verrà attuato di nuovo. Così, all'improvviso, malgrado gli studenti abbiano chiaramente dimostrato ben altro intendimento, la polizia di complemento ulivista riuscirà, probabilmente, nell'intento mistificatorio di far passare la protesta contro la Gelmini per un serrate a favore di Veltroni.

Forza ragazzi!

Sta ora agli studenti e alle loro avanguardie far capire chiaramente che la manovra dei falliti rosa è del tutto estranea alla loro battaglia. Che se oggi si sta male con loro si stava, e si starebbe, assai peggio. Che se l'attuale finanziaria è liberista e classista (assurda la pretesa del doposcuola pagato dai genitori che acuirebbe le distanze sociali) i provvedimenti di pd&co sarebbero più liberisti e più classisti ancora. Che se questo governo è capitalista la sua alternativa è addirittura il partito delle banche. Che se questo governo fa scelte energetiche e geopolitiche interessanti ad est, i Veltron boys altro non sono che i lacché del servilismo doc. Questa è l'occasione buona per continuare sì a pressare il governo dal punto di vista sociale ma per impedire, al tempo stesso, che i parassiti che sperano di sostituirlo, abbiano boccate d'ossigeno. Coraggio ragazzi: ce la potete fare!

 

 

NOREPORTER.ORG

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 14:24

Quarant'anni dopo sono i rossi ad attaccare gli studenti

 

29 Ottobre ore 11.30 - Mentre si svolgeva il corteo di protesta degli studenti sotto al senato, i ragazzi del Blocco Studentesco sono stati caricati dagli antifascisti che volevano escluderli dalla manifestazione. Alle cariche sono seguite le proteste di tutto il corteo per questo tentativo di esclusione di una parte di studenti dalla protesta anti-gelmini. Gli studenti in piazza hanno cominciato ad intonare il coro "ne rossi ne neri solo liberi pensieri" per condannare l'episodio di violenza contro i ragazzi del blocco studentesco. "rifiutiamo questo tentativo di spaccare il fronte unito degli studenti da parte di alcuni idioti antifascisti" commentano i ragazzi del Blocco Studentesco.

 

 

NOREPORTER.ORG

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 14:22

approvato il dl Gelmini

(Velino) - Con 162 voti a favore, 134 contrari e tre astenuti il Senato ha dato il via libera definitivo al dl Gelmini che introduce fra l’altro il maestro prevalente alle elementari, i voti espressi in numeri e la valutazione della condotta. “La scuola cambia. Si torna alla scuola della serietà, del merito e dell’educazione” ha commentato il ministro Mariastella Gelmini. Intanto fuori Palazzo Madama proseguono le manifestazioni degli studenti. Ai quali si sono aggiunti dopo il voto i 119 parlamentari del Pd e i 14 dell’Idv. Quanto alle mobilitazioni, questa mattina l’ex ministro dell’Istruzione Luigi Berlinguer, intervistato da Maurizio Belpietro a “Panorama del giorno” ha detto che di queste proteste “un po’ m’intendo” e “dico al governo che non sono sempre uguali”. “Mentre per la scuola il problema più urgente non sono i quattrini, per l’università e soprattutto per la ricerca il problema drammatico sono i soldi, perché la ricerca costa tantissimo e noi siamo molto indietro nella graduatoria mondiale del costo dell’università”. “C'è stato un periodo quando queste erano un po’ rituali, un po’ come gli autunnali. Oggi però sento una tensione profonda nella scuola e nella università perché, non voglio dire se a torto o a ragione, la scuola ha percepito l'iniziativa non tanto della Gelmini quanto del provvedimento Tremonti, che fa parte di tutto questo pacchetto, come un taglio vero. E l'ha percepita come la cosa prioritaria, cioè che prima bisogna tagliare poi semmai vedere che fare - spiega ancora Berlinguer - Si sono sentiti come dei fannulloni, come delle persone insomma non rispettabili. Il corpo docente non si sente considerato a sufficienza da questa società e questa vicenda ha un po' aumentato la tensione”.

L’ex ministro dell’Istruzione pensa però che un’intesa possa essere raggiunta, “se il quadro politico lo consente”. Ci vuole, continua Berlinguer, “un minimo di aiuto anche di Tremonti. Tremonti vuol dire dei quattrini. Il maestro da solo oggi non ce la fa più perché bisogna insegnare l’inglese, bisogna insegnare la musica, bisogna fare educazione motoria. Questi devono essere aggiunti al maestro prevalente”. “Se si vuole cambiare la scuola – afferma l’ex ministro dell’Istruzione – bisogna puntare sul corpo docente altrimenti non ce la si fa. E per fare questo bisogna cercare di parlare loro e in questo momento non si riesce a parlare. Ecco questo è il punto delicato. E da qui bisogna partire”. Per quanto riguarda l'università per Berlinguer occorre “cambiare come sono composti gli organi di autogoverno perché noi abbiamo dato autonomia all'università ma adesso gli organi di autogoverno sono composti male e quindi spesso non hanno visioni strategiche perché rappresentano vari interessi”. Comunque, aggiunge Berlinguer, nell’università “ci sono ancora dei punti d’eccellenza straordinari nella ricerca, si laureano ancora tante persone che poi vanno all’estero e diventano i primi: quindi qualcosa c’è”.
 
(Remo Urbino)
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 14:21

Sono le carte di credito la prossima bolla che travolgerà gli Usa


 

La scorsa settimana Innovest Avisors ha pubblicato un rapporto circa il possibile impatto delle carte di credito sulla finanza e sull’economia Americana.

A partire dagli anni ’90, la domanda USA è stata alimentata da un utilizzo massiccio delle carte di credito. Visa, American Express e JP Morgan hanno costruito un grandissimo business e hanno alimentato la spese di tutte le famiglie americane. Il ricorso al debito negli Stati Uniti è molto più diffuso che nel Vecchio Continente. Così pure i meccanismi delle carte di credito sono più complessi e sofisticati.

Le carte che vengono saldate ogni mese per le spese sostenute nel mese precedente sono poco diffuse. Infatti sono di gran lunga più popolari le carte cosiddette revolving. Quest’ultime in buona sostanza corrispondono all’erogazione di una linea di credito che prevede un meccanismo di rientro molto diluito nel tempo. In cambio le società che emettono le carte, fissano tassi di interesse altissimi che sfiorano il 19%.

Le stesse società emittenti inoltre, non effettuano una meticolosa selezione della clientela. Anzi concedono le carte revolving pure a soggetti non in grado di offrire adeguate garanzie o che hanno un rating pessimo. Avviene persino che alcuni famiglie rifinanzino una carta di credito ricorrendo all’emissione di una nuova e ulteriore carta per coprire il debito contratto in precedenza. Oppure operino una rivalutazione dell’immobile su cui grava un mutuo ed effettuino una compensazione con parte dell’ammontare dovuto per le carte revolving.

In analogia a quanto è avvenuto per i mutui subprime, le società emittenti lucrano sulla propria esposizione verso i clienti: il tasso di interesse applicato è tanto più alto quanto lo è il rischio.

Paradossalmente alle emittenti conviene che i soggetti non estinguano il proprio debito. E’ più redditizio un cliente che dilaziona nel tempo il proprio debito o richiede nuove linee di credito perché gli si potrà applicare un tasso di interesse sempre maggiore. Di conseguenza le stesse emittenti hanno creato un circuito in cui milioni di famiglie sono dipendenti in modo crescente dal debito da cui non possono prescindere per soddisfare le proprie necessità. 

Robert Magging docente e ricercatore presso “Il Centro per gli Utenti di Servizi Finanziari” del Rochester Institute of Technology, si è interessato trai primi al fenomeno. Afferma che nel 1990 il debito delle famiglie americane era di 4 mila miliardi di dollari. Oggi raggiunge la soglia dei 13 mila miliardi. In particolare Magging sottolinea che il debito delle famigli per carte di credito revolving oggi ammonta a 950 miliardi di dollari a fronte dei 239 miliardi dei primi anni ’90.

Magging osserva che tali stime sono approssimative. Poichè i dati non includono i debiti rifinanziati mediante la rivalutazione degli immobili che potrebbero aggirarsi intorno ai 350 miliardi di dollari.

Milioni di famiglie dipendono quindi dalla rivalutazione dell’immobile per sostenere le proprie spese domestiche.

Pertanto la crisi dei subprime morgage che ha fatto crollare il valore degli immobili, impedisce a molte famiglie di accedere a quella liquidità con cui prima del credit crunch rifinanziavano i debiti delle carte di credito. Milioni di americani rischiano di divenire insolventi. E di non sostenere più la domanda dei consumi, determinando un netto rallentamento dell’economia e conseguenti perdite di posti di lavoro.

Ma non basta. Le società emittenti hanno ricavato liquidità per alimentare i crediti revolving cartolarizzando enormi masse di debito dei propri clienti. Hanno immesso sul mercato dei capitali titoli cartolari per 365 miliardi di dollari di cui hedge fund  e fondi pensione sono stati imbottiti.

Se le stime sono corrette, si sta per abbattere sui mercati una nuova bolla. Con la differenza che i subprime hanno come collateral beni solidi e tangibili come le case su cui ci si può rivalere. Mentre le cartolarizzazioni derivanti dal meccanismo delle carte di credito non forniscono nulla di solido su cui rivalersi.

Purtroppo, il Piano Paulson non contempla alcun intervento a sostegno delle carte dei credito e delle relative cartolarizzazioni. I 700 miliardi devono essere già impiegati per fare ripartire il mercato dei commercial papers derivanti dai subpirme morgage.

Eppure il default delle carte di credito non può essere sottovaluto. Il fenomeno impatta ulteriormente sulla finanza globale. E rischia di mettere in ginocchio l’economia americana. Con il coinvolgimento delle altre economie collegate agli USA, inclusa quella Italiana.

Autore: firewolf2 Categoria: L'OCCIDENTALE Ore: 14:19

E' la Cgil il regista occulto del Veltroni-day al Circo Massimo


 

Ha avuto vita breve la polemica sul numero dei partecipanti al Veltroni Day al Circo Massimo (a proposito, Antonello Piroso ad Omnibus ha scoperto che la sparata del leader del Pd a proposito dell’Italia che sarebbe migliore di chi la governa è stata copiata di sana pianta da un discorso di Barak Obama, naturalmente riferito agli Usa).

I manifestanti non erano sicuramente 2,5 milioni come non lo erano quelli che, a suo tempo, marciarono contro il governo Prodi. E’ stata comunque una iniziativa riuscita che merita attenzione e rispetto, al di là del giudizio politico che ciascuno può dare. A chi scrive non è piaciuto il discorso di Walter Veltroni, troppo intriso della rivendicazione di una sorta di superiorità morale che è un vecchio vizio di cui la sinistra non riesce a liberarsi. Uno come lui, poi, che sul cinema e sulla televisione ha campato – sul piano politico – per anni non dovrebbe accusare gli avversari di non darsi cura della scuola perché c’è la televisione al suo posto.

Tutto ciò premesso, nel giudicare la manifestazione del 25 ottobre gli osservatori si sono divisi tra quanti (la maggioranza dei quotidiani e dei tg) si sono sperticati in lodi e compiacimenti e quanti, dall’altra parte, si sono accontentati della polemica sui numeri.

Nessuno si è posto la vera domanda chiave: chi ha sostenuto i costi di un’iniziativa tanto importante? La questione è tanto semplice da apparire persino banale: organizzare treni, pullman, navi, aerei ha sicuramente un onere non indifferente, ben superiore a quello che può essere coperto attraverso la sottoscrizione dei parlamentari. Lungi da noi l’idea (solo perché non potremmo dimostrarlo se non in via induttiva) di un vero e proprio trasferimento di risorse finanziarie per il sostentamento dell’operazione; sembra invece pacifico l’enorme lavoro organizzativo che, donato alla causa, ha compiuto sotto traccia la Cgil.

Le voci "da dentro" confermano questa analisi. Non è un caso, infatti, che il regista della manifestazione sia stato quell’Achille Passoni, ora senatore del Pd, fino a pochi mesi fa segretario confederale con l’incarico del settore dell’organizzazione. Il Pd è sicuramente un "partito leggero", depositario di risorse limitate e di strutture fatiscenti (non è più nemmeno in grado di far funzionare, al pari del Pci di Enrico Berlunguer). La Cgil ha certamente avuto un ruolo importante – come le altre volte – nella preparazione della manifestazione, nel senso che – se non ci ha messo le risorse – ha impiegato tutto il proprio capitale umano nello sforzo necessario a tappare i buchi. Il conferire uomini e mezzi richiede una tecnica collaudata, durante anni di vita politica. 

Ecco perché, a "Domenica in" Guglielmo Epifani ha messo all'incasso il credito vantato nei confronti del Pd. Se la manifestazione di ieri ha avuto successo gran parte del merito lo ha la Cgil, la quale, come in altre occasioni, ha messo a disposizione le sue risorse e le sue strutture organizzative per la buona
riuscita del Veltroni Day. Non è un caso che la trasmissione televisiva (i cui autori sono persone di mondo) abbia visto tra i protagonisti proprio il segretario della Cgil: è lui il regista occulto dello spettacolo rappresentato il 25 ottobre al Circo Massimo.

Autore: firewolf2 Categoria: L'OCCIDENTALE Ore: 14:15

Vietato il 4 Novembre: "Umilia le minoranze"

Cari maestri, non raccontate ai bambini cosa fu la Prima guerra mondiale: le minoranze potrebbero sentirsi discriminate. L’ultimo reduce della Grande guerra, Delfino Borroni, se ne è andato la scorsa domenica a 110 anni, dopo una vita passata ad aggiustare biciclette. Adesso non è rimasto più nessuno, di quei tre milioni e 760mila soldati in trincea. Per ottenere un’onorificenza i superstiti dovettero attendere il 1968, esattamente 50 anni dopo l’armistizio firmato a Villa Giusti. Otto chilometri più a est, a Villafranca Padovana, gli insegnanti adesso hanno deciso di non mandare gli alunni alla commemorazione del 4 novembre, festa della vittoria e soprattutto ricordo delle vittime. Il motivo? «La scuola deve tutelare le minoranze».

L’istituto comprensivo di Villafranca Padovana, 800 studenti tra elementari e medie, non ha spiegato al Comune quali sono le minoranze che si sentirebbero offese, di fronte al rito civile dell’alzabandiera e alla deposizione di una corona di fiori davanti al monumento ai caduti. Forse i bimbi con le lentiggini? Forse i più grassottelli, o i più magri? Oppure, visto che va tanto di moda, gli immigrati? «L’ultima ipotesi è la più assurda di tutte – spiega il sindaco, Beatrice Piovan –. Qui a Villafranca, diecimila abitanti, gli extracomunitari sono meno del 4 per cento, e sono perfettamente integrati. Molti di loro il giorno della cerimonia saranno in piazza, come ogni anno». Ma la ragione più profonda è un’altra, banale, verrebbe da dire «scontata». Però scontata, evidentemente, oggi non lo è più. «La memoria collettiva è il fondamento di ogni Paese – continua il sindaco –. Chi vive nel nostro territorio, per un anno o per tutta la vita, bianco o nero, ateo cristiano o musulmano, deve conoscere la nostra storia, anche tragica, e rispettarla».
La direttrice, Maria Grazia Bollettin, non parla coi giornalisti. Peccato, sarebbe interessante chiederle cosa c’è di razzista nell’inchinarsi alla memoria delle migliaia di morti senza nome seppelliti nel fango sull’altopiano di Asiago, o dei più fortunati arrivati fino al sacrario di Redipuglia. Oppure sapere chi offenderà, il 4 novembre, il capo dello Stato, quando visiterà Vittorio Veneto, il paese dove è terminata la carneficina. Il dirigente scolastico provinciale, cioè il responsabile amministrativo di tutte le scuole pubbliche della Provincia di Padova, intervistato dal Gazzettino se l’è cavata così: «Questa decisione è profondamente sbagliata, ma noi non possiamo far nulla. Ogni scuola ha il potere di decidere a quali cerimonie partecipare e a quali no».

Lo scorso 9 maggio 25 chilometri a sud, nel piccolo comune di Teolo, alla tradizionale «festa dello sport» la preside aveva portato via dalla piazza tutti i bambini perché il parroco aveva iniziato a recitare il Padre Nostro. «Se volete fatelo voi, ma non mettetemi in difficoltà», aveva urlato al sindaco prima di andarsene, davanti a tutti i bimbi in fila. Nel Veneto bianco, arcaico e conservatore, è arrivata una strana versione di multiculturalismo. Vietato pregare, vietato guardare i soldati che alzano la bandiera tricolore: i bambini potrebbero restare traumatizzati.Non tutti a Villafranca Padovana la pensano così. Una minoranza di insegnanti ha deciso di portare comunque i bimbi in piazza. Un centinaio, su ottocento. «Io spero che tanti genitori decideranno di portare i figli alla cerimonia, invece che in classe – conclude il sindaco –. Sarebbe una lezione importante. A scuola evidentemente certe cose non si insegnano più, ma l’Italia non è solo la squadra di calcio che ha vinto i Mondiali».
Autore: firewolf2 Categoria: ILGIORNALE Ore: 14:12

Senato, via libera al decreto Gelmini Scontri: maxi rissa in Piazza Navona

Roma - Il via libera del Senato alla riforma del sistema scolastico ha scatenato cortei e proteste in molte città del Paese. Manifestazioni che in alcuni casi sono sfociati in veri e propri scontri con le forze dell'ordine. A Roma, in Piazza Navona si sono scontrati giovani di estrema destra e di sinistra, dieci dei quali sono stati fermati dalle forze dell'ordine.

Scontri a Milano Sta proseguendo la marcia con l’unico tentativo di bloccare la circolazione del centro di Milano il corteo partito questa mattina da Largo Cairoli è diventato sempre più folto man mano che attraversava il centro. All’altezza di piazza Meda la polizia ha caricato gli studenti e uno di questi è rimasto ferito in maniera lieve al gomito ed è stato trasportato all’ospedale Fatebenefratelli. All’inizio c’erano circa 600 persone dei licei milanesi. Poi si sono aggiunti gli studenti dell’accademia delle belle arti di Brera e gli studenti del liceo Manzoni. I manifestanti sono rimasti fermi circa 15 minuti in piazza San Babila dove dalle finestre sono spuntati dei cartelli di solidarietà. Uno di questi recitava: "bravi continuate". Intanto gli studenti dell’Università Statale si stanno mettendo in marcia per confluire nel corteo principale, già raggiunto da una delegazione dall’università Bicocca. Momenti di tensione per il continuo e repentino cambio di destinazione del corteo, che costringe le forze dell’ordine a corse per contenere l’onda dei manifestanti.

Carica a piazza Navona Lanci di fumogeni e di bottiglie, colpi di caschi in testa. A piazza Navona studenti di opposte fazioni si sono affrontati in una maxi rissa rissa scoppiata quando nella piazza sono arrivati alcuni giovani dei centri sociali. La tensione era già nell’aria: studenti di sinistra raccontavano di violenze subite dai colleghi di destra e questi a loro volta rispondevano di essere stati aggrediti per primi. Poco dopo le 12, mentre i giovani di Blocco Studentesco (gruppo di estrema destra) stavano lasciando la piazza, un centinaio in tutto, alle loro spalle sono comparsi degli esponenti dei centri sociali: diverse centinaia, con i caschi in testa e il volto coperto. A quel punto la situazione è degenerata e, dopo le minacce reciproche dei due schieramenti, improvvisamente sono volate bottiglie e bastoni: a quel punto i due gruppi sono venuti violentemente alle mani. Completamente distrutto l’arredo esterno di un bar all’angolo tra piazza Navona e via Agonale. Solo qualche minuto dopo è arrivata la polizia in assetto antisommossa e ha iniziato a caricare i partecipanti alla rissa per cercare di riportare la calma. Al momento la situazione è tornata sotto controllo: i due gruppi sono stati divisi dalle forze dell’ordine e ora sono tenuti separati, mentre alcuni giovani di destra sono stati portati via dalla polizia. Ci sono diversi contusi ma la situazione dei feriti non è grave, visto che non è stata chiamata neanche l’ambulanza.

Fermati quattordici ragazzi Sono una decina i ragazzi del blocco studentesco fermati a Piazza Navona dalla polizia per gli scontri con gli studenti universitari. Tra di loro molti i contusi ed uno perde sangue dalla testa. Gli agenti di polizia sul posto, prima di far salire gli studenti sul furgone per portarli in questura, hanno dovuto approntare due cordoni di sicurezza per tenerli lontani dal resto degli studenti. Tutto ciò non ha impedito ad uno di loro di preoccuparsi del furgone sul quale i ragazzi avevano installato casse e amplificatori: "c’è costato 15mila euro chi ci ripaga di quei soldi" ha gridato alla polizia.

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Autore: firewolf2 Categoria: ILGIORNALE Ore: 14:09

Disinformazione totale

di Francesco Carbone/luogocomune.net

Purtroppo la disinformazione, in materia di economia, è totale. Per lungo e per largo, senza confini. Delusione dopo delusione. Anche l'ultima trasmissione televisiva segnalataci dagli amici (vista ovviamente su internet, dato che non disponiamo di televisore) è stata, per noi di Usemlab, un disastro colossale.

Chiacchiere, giri di parole, stupidaggini senza fine, e nel mezzo del frullatore mediatico appena qualche piccolo cenno di verità, così, buttato lì forse più al fine di confondere le idee che per indirizzare veramente il pubblico verso la soluzione dell'enigma.

Siamo quindi ancora a parlare degli speculatori cattivi. Per favore, signori giornalisti, finitela con la favola degli speculatori cattivi che usano i derivati per anticipare imprenditorialmente i prezzi futuri! Cominciate piuttosto a parlare dei manipolatori istituzionali che usano i derivati con la complicità delle borse competenti per manipolare i prezzi di alcuni mercati (oro argento, ad esempio, ma anche tanti altri) in modo da impedire la formazione dei prezzi di un libero mercato.

Poi magari studiatevi la funzione dell'imprenditore dal punto di vista austriaco prima di dare aria alla bocca. Meglio se dai libri di Jesus Huerta de Soto (Socialismo, cálculo económico y función empresarial). E capirete cosa è l'imprenditore, e come egli crei ricchezza a differenza delle attività dello stato e della banca centrale, ...

... che invece fanno solo danni impoverendo sistematicamente e progressivamente la società.

Magari capirete anche come tutta la funzione estremamente creativa e importante dell'attività imprenditoriale sia speculazione. Speculazione normalmente basata sulla perspicacia, sulla informazione e la conoscenza soggettiva, pratica, tacita, non articolabile, non scientifica. La speculazione degli ultimi tempi è stata mostruosa solo perchè mal indirizzata e mal alimentata dalle banche centrali, che hanno distorto irrimediabilmente il calcolo economico imprenditoriale.

Poi si sente dire nella solita trasmissione: la FED e il governo non hanno fatto nulla. Scusate? Non hanno fatto nulla? Come non hanno fatto nulla? Hanno fatto proprio tutto... quello che non dovevano fare !!!

Hanno montato le bolle con dosi enormi di liquidità e di denaro creato dal nulla, e poi come se non bastasse le hanno fomentate tutte, tranne il rialzo delle materie prime, che non era affatto una bolla ma il messaggio più chiaro ed evidente che fossimo entrati nel crack-up-boom misesiano. Il crack-up-boom misesiano. Libro alla mano signori. C'è da studiare anche questo! Siete in ritardo di anni!

Le autorità prima generano e poi favoriscono le bolle (tranne quella delle materie prime e dei metalli, di cui invece sono nemici assoluti) per il semplice motivo che le bolle creano ricchezza illusoria, sulla base della quale possono vantarsi di far crescere l'economia. Poveri illusi. Poveri idioti noi che ci abbiamo e gli abbiamo creduto per anni.

L'economia non si fa crescere, cresce in maniera spontanea, se libera dal vincolo statale e parastatale, solo grazie a due fattori: da un lato l'iniziativa dell'imprenditore in grado di assumersi dei rischi e prendere delle decisioni su un calcolo economico razionale, dall'altro l'accumulo di capitale fornito dal risparmiatore libero di poter prestare a un tasso di mercato.

Quando l'economia viene stimolata dalle banche centrali (tramite tassi arbitrari non di mercato) e dal governo (tramite politiche fiscali che pesano sulle generazioni future) cresce in maniera insostenibile e si basa su un calcolo economico irrazionale. Proprio quello che è accaduto negli ultimi anni. E che continuerà ad accadere finchè non li fermeremo.

Si sente dire che serve un regolatore unico e potente che punisca chi sbaglia e chi commette errori. Un altro regolatore?? Fatto di imbecilli, inetti, o farabutti come quelli che ci sono già?? No, il regolatore migliore di tutti è il mercato stesso, composto da milioni di individui che cooperano tutti i giorni. Il mercato stava punendo chi aveva sbagliato, ma tutti i giorni le autorità impediscono allo stesso di fare il proprio lavoro.

Si è cercato di arrestarlo fino all'ultimo, e lo si continua a fermare con tutti questi salvataggi assurdi. Con le iniezioni di liquidità. Con gli interventi sui mercati. Ma il mercato, ci auguriamo, continuerà a punire chi sbaglia e chi commette errori, ed eventualmente lo farà fino agli ultimi responsabili: lo stato e la banca centrale. Annientandoli, portandoli alla inevitabile bancarotta! Se lo fermate sarà solo peggio!

Il meltdown del sistema è necessario per ripulirlo prima possibile di tutti gli errori e cattivi investimenti fatti sulla base di una struttura dei tassi di interesse artificialmente manipolata dalla banca centrale. Il meltdown è l'unico vero regolatore.

The sooner the better, prima è meglio è, come dice Rothbard, economista di scuola austriaca. E come lo stesso Rothbard ha insegnato, sulla base dei suoi studi sulla grande depressione americana. Finchè il sistema non si ripulisce a fondo non potrà partire nessun ciclo espansivo sano.

Come l'ultimo nato nel 2003 e durato fino al 2007 che era malatissimo dalla nascita, l'avevamo detto e ripetuto alla nausea 4 anni fa. Invece questo concetto non si capisce, non entra nelle zucche. Invece si impedisce il lavoro del regolatore imparziale, e si sostiene quello dei regolatori arbitrari. Non solo, in maniera altrettanto assurda si chiedono altri e ancora più regolatori parzialissimi sempre più potenti, con un risultato tanto disastroso quanto - ancora una volta - prevedibile.

Si parla di Paulson, uomo del libero mercato. Libero mercato? Ma quale libero mercato? Come si fa a chiamare libero mercato quello di un’economia semicentralizzata, dove il tasso a breve termine viene fissato arbitrariamente da un pianificatore centrale? Questa è economia di piano, non libero mercato, ed è voluta dal governo e viene gestita dalla banca centrale per arricchire gli amici alla tavola e per creare, fino a quando ci si riesce, una stupida illusione di ricchezza, che muove voti e arricchisce i soliti noti!

Ma quante volte dobbiamo dirlo che governo e banca centrale non costituiscono altro che le forze di un sistema di piano? Che ostacolano il mercato come un pianificatore centrale, la cui unica funzione è quella di arricchire gli oligarchi che lo sponsorizzano? Le grosse banche che sono in crisi e stanno fallendo non sono altro che i servi alla tavola del pianificatore centrale, o imprenditori ingenui che hanno fatto il calcolo economico sbagliato, sulla base di informazioni distorte, messe in circolo dal principale responsabile di questo enorme danno.

C'è un’unica soluzione a tutto questo: abolire le banche centrali. Lo ha detto anche Jim Rogers, intervistato dal Corriere Della Sera Online.

Noi di Usemlab lo diciamo da anni, aggiungendo anche un altro intervento necessario: minimizzare il ruolo dello stato nell'economia. Ma meglio far dire queste cose da uno straniero che passa in Italia in un albergo di lusso a cinque stelle, che venire a chiedere un’opinione a noi che non siamo nessuno, ma che - così come ha fatto Rogers - abbiamo studiato e ci siamo informati per tempo, e abbiamo cercato di informare per tempo.

Greenspan era il pianificatore centrale, ha abbassato i tassi fino all'uno per cento, e mentre noi gridavamo che era un pazzo criminale, eravamo inascoltati, o criticati da quei pochi che ci leggevano. Invece in Italia quasi tutti, se non tutti, criticavano la banca centrale europea, che teneva i tassi al 2% e non li abbassava anch'essa all'1% “per stimolare l'economia”. Pazzi criminali anche voi... dove siete, voi che scrivevate queste boiate immonde quattro anni fa????

E mentre accadeva questo nel 2003, con i tassi americani all’1%, lo stesso Greenspan consigliava agli americani di indebitarsi a tasso variabile. Noi gli davamo, tanto per cambiare, del pazzo criminale, che stava portando alla rovina e al fallimento le famiglie americane. Dove eravate voi che fate queste tramissioni televisive? Di che cosa parlavate?? Del boom immobiliare e del posto migliore dove comprarsi la casa per guadagnare il 100% nel giro di un anno!?

Basta mettere in testa alla gente tutte queste idiozie con trasmissioni televisive senza capo né coda! Volete fare qualcosa di buono? Educateli. Ma educateli veramente. Con una solida teoria economica, come è quella della Scuola Austriaca. Basta scomodarsi per andare a intervistare gente in lingua inglese, spesso ignorante, qualche volta anche ben colta, quando in Italia c'è gente come noi che aveva previsto, predetto, preannunciato tutto ciò anni fa, per il pubblico, gratuitamente, su un sito internet.

E poi l'ultima triste barzelletta: siamo azionisti dello stato. Ci viene da ridere. Che fortuna. Siamo qua, in mezzo a questa crisi dove lo stato e le banche centrali sono chiamate ancora una volta a salvare il sistema (laddove questa crisi nasce proprio dai salvataggi effettuati in passato da questi stessi attori), e ancora non avete capito che a causa di questo salvataggio stiamo diventando gli azionisti della azienda più Grande di tutte, destinata inevitabilmente alla bancarotta più Clamorosa di tutte?

Una bancarotta dalla quale, se andiamo avanti con questa disinformazione totale, esso risorgerà più forte di prima per levarci, oltre alle mutande, anche tutte le libertà economiche, e quel poco di libertà di espressione che ancora ci rimane.

Francesco Carbone, presidente Associazione Usemlab


NOTA DEL SITO USEMLAB: Entro fine anno abbiamo intenzione di raccogliere tutti gli articoli migliori pubblicati sin dal 2002 legati da un filo conduttore in grado di far capire dove e come sia nata questa crisi, perchè fosse prevedibile, oltre che inevitabile, e dove possa portarci. Continuate a leggerci per poterlo prenotare per tempo, la prima edizione sarà piuttosto ristretta.

Abbiamo anche intenzione di lanciare un piccolo concorso tra gli studenti universitari che hanno cominciato a studiare l'Economia come insegnata dalla Scuola Austriaca. Servono nuove leve che buchino il pensiero economico malato dell'università. Stiamo facendo di tutto. Sappiamo di remare contro una corrente troppo forte. Ma non ci scoraggiamo.

USEMLAB
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 00:06

martedì, 28.10.08

Risoluzione del Parlamento europeo 23 ottobre 2008 sulla Birmania

Il Parlamento europeo,

– viste le sue risoluzioni del 19 giugno 2008[1], del 24 aprile 2008[2], del 27 settembre 2007[3], del 21 giugno 2007[4] e del 14 dicembre 2006[5] sulla Birmania,

– viste le conclusioni del Consiglio sulla Birmania/Myanmar del 29 aprile 2008, adottate dal Consiglio Affari generali e relazioni esterne a Lussemburgo, e la posizione comune 2006/318/PESC del Consiglio, del 27 aprile 2006, che proroga le misure restrittive nei confronti della Birmania/Myanmar,[6]

– vista la relazione del 3 settembre 2008 (A/63/341) del relatore speciale delle Nazioni Unite per la situazione dei diritti dell'uomo a Myanmar, Tomás Ojea Quintana,,

– visto l'articolo 115, paragrafo 5, del suo regolamento,

A. considerando che il 24 ottobre 2008 ricorre il 13° anniversario dell'ingiusta incarcerazione per motivi politici di Daw Aung San Suu Kyi, Segretario generale della Lega nazionale per la democrazia (LND); considerando che altre 2 120 persone continuano a subire la detenzione in terribili condizioni solo per avere espresso il desiderio di portare la democrazia in Birmania e che il 3 ottobre 2008 Navanethem Pillay, da poco nominato Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha rivolto un appello formale alle autorità militari birmane affinché rilascino tutti i prigionieri,

B. considerando che, in occasione dell'anniversario della prigionia di Daw Aung San Suu Kyi, i leader dei paesi asiatici ed europei si riuniranno per la settima riunione Asia-Europa (ASEM) in Cina, il 24 e il 25 ottobre 2008,

C. considerando che la giunta militare birmana rifiuta deliberatamente di adottare qualsiasi misura preventiva o di salvaguardia contro la grave carestia che sta minacciando lo Stato di Chin nella parte occidentale del paese,

D. considerando che, nel settembre 2008, le autorità birmane hanno organizzato un'azione repressiva durata cinque giorni nei confronti delle numerose manifestazioni di protesta che erano iniziate sei settimane prima;

E. considerando che la situazione dei diritti dell'uomo si è ulteriormente deteriorata, che la repressione politica si è inasprita e che la giunta militare non ha mantenuto le promesse fatte alla comunità internazionale all'indomani della "rivoluzione zafferano" del settembre 2007,

F. considerando che nel 2003 gli Stati Uniti hanno vietato le importazioni di tutti i prodotti tessili provenienti dalla Birmania, che sono fabbricati in condizioni di vera e propria schiavitù, e considerando che finora il Consiglio dell'Unione europea non è riuscito a conseguire un accordo tra gli Stati membri sull'adozione di misure equivalenti,

G. considerando che il Segretario generale delle Nazioni Unite ha annunciato che potrebbe annullare la sua visita in Birmania prevista nel dicembre 2008 qualora non vi fossero miglioramenti visibili nella situazione del paese nel corso dei prossimi mesi,

H. considerando che le Nazioni Unite hanno reso noto nell'agosto 2008 che le autorità militari birmane si erano appropriate in modo illecito di una parte di aiuti umanitari destinati alla Birmania applicando falsi tassi di cambio,

I. considerando che le autorità militari birmane hanno bloccato l'accesso via Internet ai mezzi di comunicazione liberi, hanno vietato la diffusione delle fonti di informazione indipendenti e hanno arrestato i cosiddetti cyberdissidenti per aver tentato di esprimere liberamente le loro opinioni politiche,

1. condanna il protrarsi della detenzione di Daw Aung San Suu Kyi, la quale, dopo la sua vittoria alle ultime elezioni democratiche nel 1990, è stata per la maggior parte del tempo costretta agli arresti domiciliari, e insiste per una sua liberazione immediata;

2. deplora il fatto che il numero di prigionieri politici sia aumentato passando da 1 300 a 2 000 detenuti dopo la "rivoluzione zafferano" e che, nonostante la liberazione dell'ex giornalista e segretario della LND U Win Tin e di sei altri leader nel settembre 2008, siano stati in seguito arrestati altri 23 membri della LND;

3. denuncia il carattere arbitrario delle accuse alla base dell'arresto di molti dissidenti e le dure condizioni di detenzione dei prigionieri politici, incluso il ricorso diffuso alla tortura e ai lavori forzati; esprime grave preoccupazione per il rifiuto sistematico di fornire cure mediche ai prigionieri politici e chiede che il Comitato Internazionale della Croce Rossa possa riprendere le visite;

4. sollecita gli Stati dell'ASEM, in occasione del loro vertice, a rivolgere un appello comune alle autorità birmane per rilasciare tutti i prigionieri politici;

5. condanna fermamente la pulizia etnica perpetrata contro la minoranza Karen, inclusi quanti hanno cercato rifugio nella vicina Thailandia; chiede a tale proposito alla comunità internazionale di esercitare maggiori pressioni sulla giunta militare affinché ponga fine alle azioni militari contro i civili e rafforzi l'assistenza umanitaria a favore delle popolazioni colpite, se necessario anche attraverso meccanismi transfrontalieri;

6. invita la Commissione a insistere sulla revoca di tutte le restrizioni sulla consegna degli aiuti imposte dalle autorità militari birmane nelle zone colpite dal ciclone Nargis e a presentare una relazione completa sull'efficacia di tale assistenza e sulla portata dell'assistenza ancora necessaria;

7. invita le autorità birmane ad adempiere senza indugio alle loro responsabilità in ambito umanitario, in particolare in relazione all'incombente carestia nello Stato di Chin;

8. nota che le 37 visite degli inviati delle Nazioni Unite negli ultimi 20 anni non sono riuscite a ottenere una sola riforma da parte del Consiglio di Stato birmano per la pace e lo sviluppo (SPDC) e richiama l'attenzione sulla dichiarazione presidenziale del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dell'11 ottobre 2007 sulla situazione a Myanmar (S/PRST/2007/37), anch'essa ignorata dall'SPDC; chiede che siano fissate scadenze e parametri per le riforme e che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite adotti ulteriori misure nei confronti della Birmania in caso di mancato rispetto delle scadenze e dei parametri stabiliti;

9. chiede al governo birmano di attuare progressivamente i quattro elementi fondamentali in tema di diritti dell'uomo richiesti dal relatore speciale delle Nazioni Unite, ossia: libertà di espressione, assemblea e associazione; rilascio dei prigionieri politici; transizione a una democrazia multipartitica e a un governo civile; istituzione di un sistema giudiziario indipendente e imparziale;

10. chiede al Segretario generale delle Nazioni Unite di programmare una seconda visita in Birmania nel dicembre 2008, a prescindere dalla situazione del paese, al fine di lanciare un appello personale urgente per il rilascio di tutti i prigionieri politici e la piena inclusione della LND nell'organizzazione delle elezioni del 2010 e di sottolineare che le richieste delle Nazioni Unite devono essere soddisfatte;

11. invita il Consiglio europeo ad approfittare della riunione dell'11 e 12 dicembre 2008 per rivedere il regolamento (CE) n. 194/2008, del 25 febbraio 2008, che proroga e intensifica le misure restrittive nei confronti della Birmania/Myanmar[7], al fine di ampliare la portata delle sanzioni mirate per limitare l'accesso ai servizi bancari internazionali per le imprese e i conglomerati di proprietà dei militari birmani o strettamente legati agli stessi, per sospendere tutte le importazioni di prodotti tessili fabbricati in Birmania e per limitare l'accesso per alcuni generali e le loro famiglie alle possibilità commerciali, alle cure sanitarie, agli acquisti di merci e all'istruzione all'estero;

12. invita la Commissione a illustrare le misure che intende adottare in relazione all'ammissione delle Nazioni Unite secondo cui una percentuale di tutti gli aiuti umanitari forniti alla Birmania è soggetta al tasso di cambio abusivo praticato dallo Stato;

13. esprime viva preoccupazione per il fatto che l'organo investigativo istituito dalle autorità militari birmane per indagare sulle morti, gli arresti e le sparizioni legate alle manifestazioni pacifiche del settembre 2007 non abbia fornito alcun risultato e chiede alle autorità birmane di facilitare le operazioni di una commissione investigativa patrocinata dalle Nazioni Unite;

14. sollecita i governi di Cina, India e Russia a utilizzare nei confronti delle autorità birmane i considerevoli mezzi di pressione economici e politici di cui dispongono al fine di favorire il conseguimento di progressi sostanziali nel paese e li invita a cessare di fornire armi e altre risorse strategiche;

15. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, all'inviato speciale dell'Unione europea per la Birmania, all'SPDC, ai governi degli Stati membri dell'Associazione delle Nazioni dell'Asia Sud-Orientale (ASEAN) e dell'ASEM, al segretariato dell'ASEM, alla Commissione interparlamentare dell'ASEAN per Myanmar, a Daw Aung San Suu Kyi, alla NLD, al Segretario generale delle Nazioni Unite, all'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani nonché al relatore speciale delle Nazioni Unite per la situazione dei diritti dell'uomo a Myanmar.



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[1] Testi approvati, P6_TA(2008)0312.

[2] Testi approvati, P6_TA(2008)0178.

[3] GU C 219 E del 28.8.2008, pag. 311.

[4] GU C 146 E del 12.6.2008, pag. 383.

[5] GU C 317 E del 23.12.2006, pag. 902.

[6] GU L 116 del 29.4.2006, pag. 77.

[7] GU L 66 del 10.3.2008, pag. 1.
foto di un monaco assassinato prese in segreto in un obitorio a Rangoon
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 23:53

raccolta di linguette

RACCOLTA DI LINGUETTE PER I MUTILATI DEL POPOLO KAREN

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 23:11

Lezione n. 3 - L'eredità della Grande Guerra

La prima guerra mondiale è l'evento che periodizza la storia politica, e non solo, di tutto il Novecento. Segna il definitivo tramonto dell'Europa come centro del mondo. Collassa intere classi dirigenti. Condanna il liberalismo e il costituzionalismo alla crisi. Inaugura un'"età della crisi" che si chiuderà solo con un nuovo conflitto mondiale. Succedde una stagione contrassegnata da una strisciante, poi plateale crisi economica e l'avvento di regimi autoritari in quasi tutta Europa.
Per scaricare il pdf della lezione, clicca qui.
Autore: firewolf2 Categoria: CENTRO STUDI RSI Ore: 19:21

Marciare per non marcire, 28 ottobre

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 19:20

E’ uscito il numero zero di “Novum Imperium”

nds.jpgE’ uscita “Novum Imperium - Identità, Tradizione, Rivoluzione”, la rivista trimestrale di Nuova Destra Sociale.
Diretta da Silvio Calzolari e pubblicata da Edizioni NDS, “Novum Imperium” si avvale della collaborazione di tutte le federazioni regionali di Nuova Destra Sociale e di nomi come Rutilio Sermonti, Corrado Liberati, Stefano Vernole, Renzo Rabellino, Mario Marchisio, Simone Gnaga, Alberto B. Mariantoni, Gianfranco Bilancini, Alberto Rosselli, Mirco Rosati, Luca Monti, Angelo Aquilani e Nicola Bizzi.
Oltre cento pagine di politica nazionale, economia, storia, politica estera e approfondimenti, all’insegna di “Identità, Tradizione e Rivoluzione”.
E’ già iniziata la distribuzione presso le principali librerie, ma ci vorrà un po’ di tempo perchè sia coperto tutto il territorio nazionale.
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Cordialmente,
Nicola Bizzi
Capo Redattore di “Novum Imperium”
NOVUM IMPERIUM
Identità - Tradizione - Rivoluzione
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Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 19:18

Nato in Europa: nuove adesioni imposte dagli USA

bush_.jpgTratto da Rinascita Di Andrea Perrone Accordi industriali e commerciali con l’Albania, con il vincolo della sudditanza atlantica. Ecco ciò che è emerso ieri dalla visita a Tirana del responsabile della Farnesina, Franco Frattini. “L’Italia sosterrà la vocazione europea e atlantica dell’Albania”, ha dichiarato il ministro degli Esteri italiano. Al termine di un colloquio con l’omologo albanese, Lulzim Basha, ha riferito che c’é un “reciproco interesse” in questo percorso, ricordando che l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona è la condizione per le nuove adesioni: “il nostro obiettivo è che entri in vigore entro il 2009”, ma nell’attesa occorre fare comunque dei passi avanti per e con l’Albania. “Fino ad oggi - ha sottolineato Frattini - l’Albania è stata una consumatrice di sicurezza. Ora deve diventare un produttore di sicurezza”. Il titolare della Farnesina ha sottolineato che l’Alleanza atlantica chiederà a Tirana di “operare per la stabilità della regione”, producendo sicurezza “nell’area compresa tra il Mar Nero e l’Adriatico”. Una “sicurezza” che mette a rischio la stabilità dell’Europa, visto il sostegno euro-atlantico alle strategie albanesi di secessione del Kosovo dalla Serbia. Frattini ha poi ricordato “l’importante contributo albanese alla forza Isaf in Afghanistan” cme una dimostrazione del cambiamento che ha investito il Paese negli ultimi dieci anni. A Tirana il titolare della Farnesina ha firmato quattro iniziative a sostegno dello sviluppo dell’Albania. Una cooperazione economica sempre più stretta che va dall’energia all’industria e alle infrastrutture, ovvero un contratto per la ristrutturazione della sottostazione elettrica di Tirana 2, il via al parco industriale-commerciale di Koplik, un accordo per il riconoscimento delle patenti di guida tra i due Paesi e infine una dichiarazione di intenti per la realizzazione del polo energetico di Lezha da parte del gruppo Marseglia.
Dopo il colloquio con Basha, Frattini è stato ricevuto dal primo ministro albanese, Sali Berisha, dal presidente della Repubblica di Albania, Bamir Topi, e dal presidente del parlamento, Jozefina Topalli.
Il ministro ha partecipato inoltre all’apertura della Conferenza annuale degli ambasciatori albanesi, durante la quale ha effettuato un intervento sul tema “l’Italia ed il Sud-est Europa: insieme verso l’integrazione nell’Unione europea”. Il sostegno italiano all’ingresso dell’Albania d’altronde non stupisce, visto che l’adesione di Tirana alla Nato era già stata approvata dagli Usa alla presenza del segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer.
Sabato scorso, infatti, il presidente dell’impero a stelle e strisce, George W. Bush (nella foto a Washington con i membri dell’Alleanza Atlantica), ha firmato il protocollo di ingresso dell’Albania nella Nato, affermando che questo ha un significato storico per il piccolo Stato dei Balcani occidentali. “La firma del protocollo da parte di Bush è di per sé una grande valutazione dei risultati passati dell’Albania, ed è anche una grande responsabilità da portare avanti per il nostro Paese”, ha osservato Berisha, durante una conferenza stampa. Bush aveva firmato già venerdì i documenti per accogliere l’Albania e la Croazia, in seno all’Alleanza Atlantica. Albania e Croazia erano già stati invitati ad aderire alla Nato durante il vertice di Bucarest, in Romania, nell’aprile scorso. L’ingresso finale di Tirana e Zagabria avrà luogo quando tutti i 26 alleati avranno ratificato l’adesione dei protocolli che sono stati firmati a Bruxelles nel mese di luglio.
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 19:10

Energia del mare, il progetto italiano parte tra Scilla e Cariddi

mare.jpgTratto da Ilsole24ore: VILLA SAN GIOVANNI (RC)- L’idea arriva dalla cima dello Stivale, più precisamente da Bolzano. La ricerca è stata sviluppata dall’università Federico II di Napoli. Il primo prototipo è stato messo nelle acque tra Scilla e Cariddi lunedì 27 ottobre, con grande soddisfazione dei politici locali che vogliono fare di quel tratto di mare «un laboratorio a cielo aperto». La nuova tecnologia per produrre energia elettrica sfruttando le correnti marine attraversa tutta Italia e promette di valicarne i confini nazionali. «Quella di oggi è la prima sperimentazione - spiega Josef Gostner, presidente di Fri-El Seapower, controllata di Fri-El Green Power, azienda di Bolzano attiva nelle rinnovabili (idroelettrico, eolico e biomasse) da quindici anni - entro fine novembre installeremo nelle acque dello Stretto di Messina il primo impianto connesso dalla rete con una potenza di 20 kw. L’estate prossima arriveremo a 500 kw». L’azienda altoatesina è la numeo due in Italia per l’eolico con una produzione di 1Twh. Circa un anno fa stava per quotarsi in Borsa, ma la crisi dei mutui subprime americani ha suggerito al management di aspettare. Da qualche mese è diventata partner di Rwe Innogy Italia, distaccamento italiano di Rwe Innogy, uno dei leader mondiale nelle rinnovabili.

La potenza del mare. La ricerca - durata due anni e mezzo - è stata realizzata dal team di Domenico Coiro, ingegnere e coordinatore del gruppo di ricerca Adag del Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale dell’Università «Federico II» di Napoli che non è nuovo ad attività del genere. Già dal 2001 ha lavorato al progetto Kobold, la prima turbina marina installata nello Stretto (attualmente in uso) che ora ha ricevuto commissioni nelle Filippine e Indonesia. «L’energia del mare ha potenzialità enormi - spiega Coiro - soltanto in Europa può arrivare a 50 Twh e fornire corrente a 12 milioni di case». Per adesso le applicazioni di questo tipo di fonte rinnovabile sono ancora a cavallo tra ricerca, prototipo e applicazione commerciale: poche settimane fa, con un ritardo di un anno causato da problemi tecnici, è stato avviato un grosso progetto a cinque chilometri dalle coste di Aguçadoura, nel nord del Portogallo. Ne esistono anche in Scozia e in Galles.

La tecnologia di Fri-El Seapower. Vista dalla superficie la struttura assomiglia ad una piccola imbarcazione che si porta dietro una miriade di boe. Vista da sotto il pelo dell’acqua l’architettura tecnologica è più evidente: le “boe”, ovvero una serie di tubi orizzontali snodabili e modulari disposti a intervalli regolari, servono per sostenere alcune turbine. Le turbine, mosse dal passaggio dell’acqua o dalle maree, sono collegate ad un unico albero motore. La fila di tubi orizzontali è collegata in modo da trasmettere la potenza ai generatori elettrici situati sulla struttura galleggiante. Tutte le componenti elettriche sono sopra il pelo dell’acqua e permettono al sistema di allinearsi a seconda di come si muovono le correnti. L’energia elettrica prodotta arriva al sistema elettrico del Paese grazie a un cavo elettrico sottomarino. L’impianto che verrà installata nelle acque dello Stretto di Messina l’estate prossima è un prototipo da 500 kW, costituito da una nave e da 4 filari allineati, ognuno dei quali avrà 5 turbine dal diametro di 4 metri per un totale di 20 turbine. La corrente, in quel punto, raggiunge punte di 2,5 metri al secondo. Ecco perché sotto l’imbarcazione è presente un’altra turbina, di dimensioni maggiori, in grado di sfruttare meglio l’energia cinetica. «Il Mediterraneo è un banco di prova – continua Gostner – la parte più rilevante del nostro progetto troverà espressione nelle acque dell’Oceano, che permettono una maggiore produzione energetica». I contatti con diversi partner stranieri sono già in corso.

Il futuro è a idrogeno. Qui il progetto è decisamente ambizioso (e per il momento lontano dall’applicazione). Nel caso in cui la struttura sia disposta fino a un massimo di 300 chilometri da riva, vale il sistema appena descritto. Oltre quella distanza il passaggio di corrente dal mare alla terraferma non è così semplice. Visto in prospettiva il progetto è di dislocare un gran numero di strutture galleggianti in mare aperto, e utilizzarne l’energia per la produzione di idrogeno, quando la tecnologia sarà matura. Ogni singola nave, secondo lo scenario previsto dall’azienda, sarà dotata di un impianto per la produzione di idrogeno tramite elettrolisi. L’idrogeno non è una fonte energetica, bensì un vettore: non esiste da solo in natura, va estratto dall’acqua, dagli idrocarburi o da altri elementi. Solo che per farlo serve una grande quantità di energia. «La corrente del Golfo sviluppa una potenza pari a tre milioni di centrali nucleari – azzarda Gostner - quindi può assolvere questo compito». L’idrogeno, in uno scenario futuro, verrebbe dunque utilizzato per immagazzinare l’energia e prelevato regolarmente da navi cisterna che raccolgono le quantità prodotte dalle singole navi e la trasportano in porto per lo stoccaggio e la distribuzione.

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 19:10

Sion. L’eterno dilemma

espansione-sionista_fondo-magazine.jpegTratto da Il fondo di Sandro Giovannini: È un privilegio poter leggere questo ultimo testo di George Steiner, I libri che non ho scritto (Garzanti, ottobre 2008) . Primo perché non si può non essere problematicamente d’accordo con lui in moltissime cose, quasi in tutte… Secondo, perché si può dissentire da alcuna, cercando - meno condizionati dai soliti tabù - di comprendere quali siano le linee di divergenza. E’ illuminante poi scoprire fino a qual punto può giungere la capacità di visione ed all’interno di essa il coraggio che poi potrà manifestarla, anche pubblicamente, scritturalmente, ed, allo stesso tempo, comprendere che quando si è (e si vuole restare) all’interno (comunque) di una certa koiné è praticamente impossibile superarne certi limiti, qualsiasi sia l’intelligenza, la preparazione, il coraggio, la buona fede personale. Diciamo questo quasi con sofferenza, perché ciò potrebbe applicarsi anche a noi, direttamente, nel momento stesso in cui ci permettiamo di avanzare un giudizio su alcuna cosa che, reputiamo, Steiner (non ) dica… Infatti è sulla cosa che Steiner non dice che si è fermata la nostra reazione. Il capitolo, è, ovviamente, Sion. Non poteva essere altrimenti. Gli altri capitoli, grandiosi e sofferti, ariosi ed ironici, sottilissimamente crudeli ed attentamente speranzosi di quell’ottimismo della volontà che contraddistingue da sempre Steiner, nel suo sostanziale impianto d’incontestabilmente illuminato ma imprevedibilmente certo conservatorismo, non risentono di alcuna barriera, di alcun ostacolo al procedere dell’indagine conoscitiva e del giudizio proponente. In quello, invece, (Sion), lo stesso immane sforzo di dire la verità, all’interno di alcune possibili verità dicibili, si scontra con alcuni illogici silenzi.

Il più importante è sulla dimensione globale che il potere dell’ebraismo ha, ultimamente e con una progressione prodigiosa, in tutti i campi, ottenuto, da quello religioso, scientifico, militare, massmediale. Non che Steiner non lo implichi, o non lo giustifichi, anzi; è uno dei pochi che, nello specifico d’un capitolo che doveva e poteva essere un libro importantissimo, e che comunque rimarrà come un testo di coraggiosa veridicità proveniente da intellettuale di tale valore e prestigio, ne scandagli le profonde ragioni - e l’attuale stato di evidente contraccolpo affermativo dopo la tragedia della Shoa - ragioni metafisiche, religiose, mistiche, storiche, sociologiche (ed anche… genetiche). Ma tale innegabile progressione, sostanzialmente ormai realizzata e quindi operativa e legata quasi inscindibilmente al predominio unipolare degli Usa, non è argomento di riflessione. Solo il sionismo realizzato in Israele è punto di distacco e di critica, anche aspra. Il fastidio verso quel nazionalismo realizzato (come d’altronde verso tutti i nazionalismi), ripudio sostanziale di un crisma all’Esodo come dimensione primariamente transtorica e quindi plurisignificante (anche in termini di laicità e non solo in termini di sacro) non considera affatto l’altro problema (problema per tutti coloro che a quel potere ed a quella egemonia non vogliano sottostare): la dimensione innegabile del coagularsi del concetto di Occidente, per quanto contrastatamente ed in mezzo a sussulti e grida di ogni genere, al paradigma veterotestamentario, nel senso specifico ed allargato. (Non voglio implicare in questa mia pericolosa polemica alcuno od alcunché che non mi esaurisca, ma, in un passaggio, d’importante e primariamente pura rilevanza mistico-religiosa, ultimamente mi è capitato di leggere:

«Già Hegel notava come i teologi non parlassero più di spirito, di grazia, e non trattassero altro che di Bibbia, alla stregua di ragionieri che tengono l’amministrazione di beni altrui. Ma le Scritture appaiono all’intelligenza onesta per quello che sono, povere opere di uomini, e perciò la religione che si fonda su di esse non può essere altro che superstizione, che perde il confronto con la ragione e con la scienza…».

Ora tale giudizio non potrebbe essere più all’opposto, ad esempio, del procedere argomentativo di Steiner, che, pur in termini apparentemente in prima battuta puramente laici, pone il consumarsi talmudico “sulla” scrittura (col la “S” maiuscola e poi con quella minuscola) come il plurigenerativo seme addirittura della coscienza, oltreché dell’intelligenza). Ritornando quindi al problema del potere globalista, esso mi appare come un’insostenibile incongruenza. Persino se Steiner arriva a domandarsi cosa succederebbe all’ebraismo nell’ipotesi tragica di una sparizione dello stato di Israele, dandosi, dal versante laico, risposte non molto diverse da quelle che si darebbe probabilmente - a tale specifica domanda - un ultraortodosso antisionista.

Ma Steiner, non si pone il problema globale, come se, in presenza od in assenza di una realtà statuale del genere (e del sionismo realizzato, in una nazione ed in una terra, che da sempre prevale in Israele, ovvero il contrario del possibile od utopico stato laico con due popoli), ufficialmente laica ma sostanzialmente ideologica e/o confessionale, il problema dell’atteggiamento delle comunità ebraiche nel mondo e delle comunità ospitanti (in costanza di un sionismo internazionale che in tanto si è posto in secondo piano in quanto si è realizzato statualmente) non riprodurrebbe all’interno ed all’esterno tutte le dinamiche storiche già verificatesi in passato.

A ciò aggiungasi, come aggravante del problema globale, il fatto che nello stato di Israele, probabilmente proprio in relazione alle realizzazioni compiute ed alle responsabilità conseguenti (di ogni genere) prevale - paradossalmente ma non tanto - uno spazio di dibattito interno e di libertà relativa che è molto difficile riscontrare nelle comunità della diaspora, ove ogni dissenso, all’interno delle comunità stesse, viene contrastato con notevole violenza e con una dialettica spesso strumentalmente extrascientifica e con un più o meno indiretto impulso e ricorso anche alle ipocrite legislazioni (in quanto derivanti da complessi di colpa attribuibili a soggetti storici) che ultimamente, in vari stati, hanno penalizzato reati di puro pensiero, praticamente indirizzati a reprimere solo unidimensionalmente.

Tale conseguenza non sarebbe uno - se volessimo essere onesti fino in fondo - tra i portati negativi di quel nazionalismo, anzi, mentre sarebbe (per quell’internazionalismo, si fa per dire…), un’aggravante, per le comunità della diaspora, intimamente più revanchiste, forse anche perché, come dice Steiner, costantemente sottoposte all’assimilazione, nel momento stesso in cui trendono ad assimare a loro medesime ogni cosa prossimamente utile.

Chissà… l’unica risposta possibile ad un tale scenario che ultimamente si presenta senza speranza e con tratti apocalittici sarebbe forse nella più o meno da più parti ventilata reale , lenta ma decisa decadenza dell’impero americano, (da noi sostanzialmente auspicata, sia pur all’interno di un equilibrio che salvaguardi al massimo possibile in ogni caso la nostra comunità attuale e futura), che implicherebbe il decadere altrettanto relazionato (in tutti i dominii…), dell’ipotesi del predominio mondialista, che a quel paradigma principalmente si riferisce, e del conseguente normalizzarsi della situazione geostrategica in molti scenari ove la questione mediorientale è divenuta artificialmente, giocoforza, un elemento sempre più conflittuale. Ciò forse all’interno dell’ampliarsi - anch’esso per noi auspicabile - (la mai ben dichiarata od intesa opzione multipolare) di un universo di riferimenti complessi ove Russia/Ortodossia, Vicino Oriente/Islam, Cina, India e Giappone, tradizionalmente riorientati, anch’essi resisi sufficientemente indipendenti da quel paradigma, (parallelamente a quanto avvenne progressivamente e sia pur parzialmente in altre epoche dopo la caduta degli imperi storici e per l’epoca contemporanea per il subcontinente indiano in conseguenza dell’indipendenza dalla cultura imperialista anglosassone) possano costituire, per una ben diversa Europa prossima ventura, - mai tanto dolorosamente ed utopicamente auspicabile - elementi di contenimento, di compensazione e di sviluppo…

Sappiamo di aver sfiorato con una concisione prossima alla follia argomenti di una complessità estrema, ma a ciò siamo stati portati inesorabilmente dalla partecipatissima lettura di “I libri che non ho scritto”, ove la scelta, per alcuni versi solo parzialmente giustificata, della nostra reazione ad un capitolo del libro stesso, rischia di mettere in ombra l’esaltante ricchezza della complessione. Ma, al di là od al di qua del piacere, anche la discrezione “esige dei limiti”.

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 19:09

Gioventù italiana Università

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Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 19:08

Nasce www.torinononconforme.org

index_01.jpgE’ nato il pannello web della “Torino Non Conforme” cioè di tutta la comunità umana e politica che ruota attorno a CasaPound Italia nel capoluogo Piemontese..
Iniziative, feste, azioni, avvenimenti e tanta cultura dell’azione racchiusi in un unico sito.
In questo portale prendono voce CasaPound, Asso di Bastoni (il locale), RadioBandieraNera Torino (la radio), Progetto Braccia Tese (attività solidale e sociale), Accademia della Sassaiola (il giornalino), Blocco Studentesco e Blocco Studentesco Università… insomma, come è stata soprannominata da altri, la Torino “Nera”.
Utilizziamo la forza del volontariato per propagandare avanzate visioni sociali. Non è assistenzialismo.
Non tappiamo le falle aperte in un mondo pietrificato e pronto all’implosione. Non cerchiamo di sistemare la vita delle persone con poche inutili migliorie.
Noi abbiamo deciso di Assaltare il Futuro, di essere artefici della nostra vita.
COSTRUIREMO IL MONDO CHE VOGLIAMO!
La vita, così come ci è stata confezionata, la gettiamo volentieri nel cesso.
Siamo la voglia di vivere e cambiare il mondo, siamo il passo inarrestabile della Rivoluzione.
Siamo un pugno in faccia all’iporcrisia e al moralismo…
siamo quelli che vogliono RIPRENDERSI TUTTO.
Non siamo disposti a veder morire il nostro popolo in mezzo ad una strada…
CasaPound Italia Torino è www.torinononconforme.org
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 18:43

SBT88 in tour - Belfast 2008

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Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 18:42

Corteo contro la Gelmini - la Verità

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 18:30

Palermo, gli studenti contro l’occupazione di Scienze Politiche

au4.gifDopo l’occupazione di ieri di Scienze Politiche si leva la protesta contro questa forma estrema di lotta. Infatti questa mattina circa duecento studenti si sono radunati davanti la facoltà per contestare l’occupazione promossa dal collettivo e dall’Udu. È stata promossa dagli studenti una raccolta firme per dimostrare che la maggioranza degli studenti è contro l’occupazione. “A fronte di una occupazione effettuata da solo venti persone – dichiarano Raffaele D’Anna e Alberto Di Benedetto di AU tra i promotori della raccolta firme – già circa trecento colleghi hanno firmato la petizione per chiedere lo sgombero ed il ritorno normale delle lezioni. Denunciamo la presenza di numerosi esterni alla facoltà appartenenti ai centri sociali. Lanciamo un appello agli studenti di scienze politiche affinchè si mobilitino con noi, e le altre associazioni della facoltà, per difendere il diritto allo studio leso da pochi estremisti. Solidarizziamo con il Preside Miranda il quale ha dimostrato grande senso di responsabilità nell’opporsi a questa occupazione. A lui chiediamo di ritirare le dimissioni e lottare al nostro fianco per liberare la facoltà”.
L’ufficio stampa
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 18:25

Qui più si va avanti più si sta sempre peggio!

logo_ls_small.jpgNon sono più i tempi della lotta giovanile per un mondo migliore, non esistono più maestri di vita che donavano, a noi ragazzi, punti di riferimento sulla quale costruire una vita vera. Scomparsa è anche la reale essenza scolastica, sostituita da un becero ufficio nella quale gli uomini e donne del domani vengono sottoposti ad una sorta di “religione del materialismo”, concentrata all’annichilimento, sconosciuta nelle più grandi società civili del passato.
Infatti fu proprio Giovanni Gentile, ideologista di natura, a formare generazioni di studenti consapevoli, con la sua riforma invidiataci da tutto il mondo per la sua dedizione meritocratica, che premiava chi se lo meritava indipendentemente dal reddito familiare. Ed è proprio per questo che se Gentile vedesse ciò che è successo alla sua scuola, si rivolterebbe nella bara.
Ma io vorrei portare avanti un discorso più incentrato su uno dei più grandi problemi che affliggono la scuola, lo spaccio e il consumo di sostanze stupefacenti all’interno e nelle vicinanze degli istituti scolastici. E’ bene far notare come si è abbassata l’età media nella quale i ragazzi fanno uso per la prima volta di sostanze illecite, siamo passati da ragazzi di 15 anni che fumavano la prima, così detta, “canna”, a veri e propri BAMBINI di 12 anni che fanno regolarmente uso di sostanze, quali hashish e marijuana. Non sto di certo scrivendo per capire il perché di questa esponenziale diminuzione della media d’età, mi voglio chiedere solamente cosa fa la scuola per fermare tutto ciò. Purtroppo il lavoro ed una vita frenetica, a volte, costringono i genitori ad affidare i figli a terzi che si devono occupare del loro sviluppo, uno sviluppo non tanto fisico ma più che altro mentale e caratteriale. Uno sviluppo che si deve basare su punti forti e su regole infrangibili che ogni genitore o “tutore” deve imporre al bambino o ragazzo, in base all’età. Voi vi chiederete: “Cosa centra in tutto ciò la scuola?”. Mi sembra ovvio che il principale sostituto dei genitori sia la scuola.
Una scuola che tollera sempre di più determinati atteggiamenti nei confronti della droga, una scuola che non punisce chi consuma sostanze stupefacenti all’interno dell’istituto, una scuola che, bonariamente, parecchie volte tende a chiudere un occhio nei confronti dello spaccio. Chiedete a chiunque frequenti un istituto superiore se c’è circolo di droga all’interno della scuola. Tutti vi risponderanno di sì.
E poi, chiedete ai professori, o addirittura al dirigente scolastico se è a conoscenza di questi fatti. Vi risponderà sicuramente in modo affermativo, ma vi dirà anche che i professori e il personale ATA (bidelli e inservienti) non sono tenuti ad eseguire determinati controlli. E allora chi lo deve fare? Dovremo ingaggiare delle guardie per controllare l’uso di sostanze stupefacenti o lo spaccio di queste ultime per assicurarci la sicurezza dei nostri figli? Quante volte, ragazzi, rischiano di rimanere temporaneamente intossicati a causa di fumi provenienti da ambienti chiusi all’interno degli istituti quali bagni, classi o laboratori? Vi sembra giusto? Le persone che scelgono in modo ottimale la strada da percorrere rimangono arretrati in una situazione di svantaggio, mentre coloro che errano consapevolmente vengono trattati come martiri e magari gli viene condonato il tutto anche con la consapevolezza che l’errore verrà ripetuto. E poi gli intellettualoidi si riempiono la bocca con la parola “meritocrazia”, quando poi non riescono nemmeno a far rispettare una regola infrangibile e basilare per una civile convivenza. Ma non finisce qui.
Molte volte lo spaccio di droga viene effettuato anche al di fuori dell’edificio, in questi casi i responsabili della sicurezza degli studenti dovrebbero avvisare le forze competenti, ma la maggior parte delle volte vengono bloccati e tutto viene cancellato con un colpo di spugna. Per fortuna invece, saltuariamente, qualche professore ancora cosciente cerca di cacciare lo spacciatore in questione, prendendo a volte anche delle discrete botte.
Questa è la nostra scuola, una scuola tollerante, una scuola invasa dal buonismo, una scuola che accetta tutto. Lo specchio della nostra società. Ecco perché Lotta Studentesca si oppone radicalmente all’assunzione e alla liberalizzazione di ogni tipo di droga, anche quelle definite ingiustamente leggere, ritenendo le droghe uno strumento di annichilimento giovanile.
Scritto da Andrea Marchetti.
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 18:24

Ritorno al passato

studenti.jpgDi Adalberto de’ Bartolomeis E’ proprio uno strano popolo quello italiano. Davvero! Lo diceva un Presidente del Consiglio, anni fa che, a mio avviso, lui, intanto, nella sua percezione, vorrei dire acuta, ci aveva visto giusto! Tuttavia, non dimentichiamo che in circostanza di eventi tragici, sempre lui, purtroppo, fallì nel piegare il capo alla volontà altrui, nonostante la sua percezione di presagi terribili non lo tradì mai. Quest’ uomo, nella storia dell’ Umanità, quando fu in vita, fino all’ ultimo dimostrò un’ intelligenza straordinaria. Perdonatemi, ma se dico questo, è solo per una mia desunzione su quanto continuo ad apprendere riguardo quest’ uomo. In lui devo riconoscere doti che non trovo in nessun’ altra persona al mondo, solo per il modo come sia riuscito a governare un Paese, con appena venti persone, quest’ultime, discutibili quanto si vuole, perlomeno bene per sedici anni: i successivi sono stati tutto un susseguirsi di travolgimenti di eventi! Questa premessa vuole solo dimostrare quanto, oggi, per certi aspetti non sia cambiato proprio nulla, perché, parliamoci chiaro: è fortemente arduo amministrare bene il proprio Paese avvalendosi del principio del consenso! Eppure i principi dai quali discende il nostro ordinamento costituzionale devono essere rispettati. Purtroppo, a non rendere forti questi sacri principi, non è il consenso di un popolo, ma le estreme incoerenze che tante classi politiche, da sempre, continuano a dimostrare, così che finiscono per divenire una casta di poteri, “sublimati dal vil denaro!” Solo quello li alletta, per sentirsi, importanti ed autorevoli! Stipendio, prebende, chiacchere, fumo e tante promesse illusorie. Lo vediamo tutti i giorni quanto si verifica, veramente, impietoso contrastare un esecutivo, a cui, per giunta, l’ opposizione mette tutto il suo impegno nel togliere il rispetto, a raffica e con un accanimento inaudito ad un singolo, una giovane signora, sulla quale gli sproloqui, tanti, hanno oltrepassato il limite dell’ indecenza! Il Cavaliere, l’altro, per intenderci, non l’attuale, non aveva detto male, quando in una sua famosa frase pronunciò che…” gli italiani, ogni tanto, hanno bisogno della carota e del bastone”! Il bastone lo riprenderei al solo riferimento che un’eventualità degenerativa, spero remota, di contrasto sociale, possa, nuovamente, arrecare danno alla nostra Democrazia, sempre perché la testa non aiuta! Di conseguenza, viene, pertanto, d’istinto, ma solo d’istinto, pensare, ma mai metterlo in pratica, di volere reagire in una forma fisica: quella muscolare. Quindi farsi avvincere da primordiali istinti contro, però, qualsiasi atto, stupido, di disturbo, che volutamente e soprattutto incurantemente, dovesse nuocere all’ordine pubblico, all’ ordine che, mi preme ricordarlo, è garantito dalla nostra Costituzione! Persino un Presidente della Repubblica, ex comunista, per obbligo della sua posizione, che la carica istituzionale gli impone, continua ad invitare le opposte parti politiche e, naturalmente, con incisivo richiamo alla società, alla moderazione, alla ricerca di un dialogo costruttivo e non contrapposto da impulsi personalistici, che soffocano nell’ odio! Sì, perché, osservo, con lacerante tristezza, che ci sono ancora alcuni italiani, portati, per enfasi, per suggestione, a voler generalizzare ed annullare completamente il rispetto verso certe persone che non stanno imponendo, affatto, nessun loro “diktat” , ma cercano, semplicemente, di trovare soluzioni per una corretta amministrazione. Mi riferisco, quindi, alle chiassose proteste di tanti studenti, insegnanti, ma pure genitori, con i bambini, che in un “lavico” cumulo compatto, scendono nelle piazze, simulano lezioni con lavagne e professori, tra uno sghignazzo e l’altro, tanto per occupare il suolo pubblico, sicuramente senza le previste autorizzazioni. Insomma, ci risiamo: l’ opinione pubblica, mondiale e non quindi la sola italiana, assiste all’ inveterata consuetudine di non potere fare a meno della solita sinistra, quella sinistra classista, massimalista, demagogica ed ostruzionistica che, per un provvedimento non ancora approvato, sembra volere, a tutti i costi, lo scontro fisico; lo sta cercando, tra i sorrisini falsamente ironici che supportano slogans, vignette vilipendiose e bandiere varie, fra cui anche quella della pace! Noto che ancora a non pochi italiani piace il culto sistemico di fomentare veleni contro chiunque governi e non solo se chi governa possa essere il centro-destra! No, perché è prassi consolidata in Italia attendere qualche mese che un esecutivo cominci a promuovere iniziative di vario genere che, chissà perché, puntualmente, tutte, automaticamente, si definiscono “impopolari”, “autarchiche”, per cui, per puro atteggiamento ostile, i sani principi di equilibrio, di moderazione e della ricerca di un dialogo, solo intelligente, per definizione io direi, in Italia non possono durare! No! E’ impossibile! Non viene accettato da una parte, fortunatamente minima, della società, perché, l’ intero sistema sociale italiano poco tollera che ci possano essere, diciamocela tutta, governi duraturi! E’ perciò un antico vezzo. Moderazione e tranquillità non sono equilibri condivisibili in questo Paese! Manifestare pacificamente è senz’ altro più che lecito, purchè non la si tiri per le lunghe, non la si smeni con il pretesto di alimentare e rigenerare apparati eversivi! Mi sembra che ne abbiamo sorbite abbastanza di tragedie negli anni caldi di questa, io dico, strana democrazia! Siccome l’attuale sensazione che ne ricavo è quella di “un film già visto”, adesso noto, nella differenza del già visto, in quelli che sono stati definiti “anni di piombo”, che oggi riappaiono sulla “nuova scena” tanti professorini, premurosamente tutti imborghesiti ed imbellettati. Sono i “discenti del sapere”, i “Socrate” degli atenei italiani del terzo millennio e, vai, giù così, a scalare per ordine e grado, fino ad arrivare ai maestri ed agli operatori scolastici (bidelli), una schiera, insomma, un piccolo esercito di comunisti rieducati, “con il volto umano”che, magari, compiacenti anche con i famosi centri sociali, soffiano, aizzano, pari, pari, come allora, come nel 1968! Ma aizzano, pompano chi? Ma le nuove generazioni di studenti e chi senno?, “Poveri innocentini” quest’ ultimi, “candidi imbelli, in erba” che, in un catatonico automatismo, compìti, seguono alla lettera “ordini” ed istruzioni per organizzare scioperi, assemblee, sospensioni dell’ esercizio didattico e quanto può starci dentro per alimentare una bella provocazione contro le Istituzioni, anziché studiare. Intanto le tasse scolastiche mica vengono scalate da queste proteste! Loro, gli studenti dell’ era globalizzata, rispetto ai loro predecessori, introducono una novità: scendono nelle piazze e per le strade con i fratellini, le sorelline, bambini, per giove, che hanno poco più di quattro-cinque anni! Cercano di commuovere, loro, ma non si rendono conto che compiangono se stessi! Loro, uniti ad un vincolo sodale con papà e mamma, così si sentono più forti, ho l’ impressione, spero di sbagliarmi, che cerchino a tutti i costi il fattaccio, il morto. Sì perché, se dovesse, sciaguratamente, scapparci un solo morto, lo abbiamo visto anche di recente: la colpa ricadrebbe, “ovviamente”, sul governo, sulle forze di polizia, scaricando a massa, come al solito, responsabilità, che la sinistra italiana, abilmente, sa fare! Fortunatamente devo ricredermi dalla preoccupazione che la protesta sia generalizzata! Grazie al buon senso, è solo una piccola parte che tenta di screditare un esecutivo che, tutt’altro, sta cercando di amministrare ragionevolmente, per ciascun settore dell’ economia e dei servizi, con l’adozione di soluzioni necessarie per ridurre gli sperperi. Il decreto scuola, nella fattispecie, prevede in sostanza, riduzioni di spesa, accorpamenti per l’insegnamento, ritorno a voti chiari, ai numeri decimali, all’ eliminazione di personale che non può avere alcun titolo a formare gli esuberi, per cui gli studenti, a mio avviso, devono solo studiare e basta! Non farsi coinvolgere da sindromi strane, insieme ai loro genitori che, quest’ ultimi, devono fare il proprio ruolo, cioè quello dei genitori e non scendere in piazza con famiglie intera e sporte della spesa! Questo è un popolo, torno a ripeterlo, davvero stupefacente, unico al mondo! Deve per forza, con estemporaneità, da “guinnes” dei primati, inventarsi disagio e confusione, anche quando non c’è motivo! Ah, poveri noi! Non c’è proprio speranza che si possa cambiare! … C’ è pure il “bella ciao” a condire questo minestrone, l’ ANPI e tutta la vecchia dottrina di sinistra che, falsamente, si fa portavoce ridondante, invocando “libertà e più senso democratico dello Stato”. Questa è l’ Italia! Che Italia! Siamo un popolo rappresentato, purtroppo, anche da gente alquanto squinternata, che vuole vedere i problemi anche dove non ci sono! Gente che, disinformata a sufficienza, deve parlare a schiovere, in un momento epocale dove la nostra economia, insieme a quella mondiale, sta andando a pezzi. Questa minuscola rappresentanza di individui non sopporta che questo governo governi per tutto il suo mandato. Non accetta semplicemente una sconfitta elettorale, perché non vuole rassegnarsi ad aver perso! Questo è il punto focale di tutto il problema “tagli” e scuola sono solo un pretesto! Perché lo volete davvero sapere di chi è, per loro, la colpa! Ma di Berlusconi e di chi sennò? Il livore e l’accanimento a parlare, solo, unicamente, per invidia ed odio verso un solo uomo, prima di tutto e poi verso la sua squadra, ricorda, infelicemente, una storia che si ripete. Grazie al cielo non ci sono migliaia di morti ammazzati per le strade, ma lo stile, purtroppo, rimane quello! E’ davvero pazzesco, se non obbrobrioso accettare una vergognosa presa di posizione che, io dico, è soltanto pretestuosa, per alimentare, solo, dissapori, disordini e quant’altro! Non vedo serenità per il nostro futuro.
Monselice, 28 ottobre 2008
Adalberto de’ Bartolomeis
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 18:23

Auto-licenziamento per durare

di Arturo Diaconale

Veltroni ha licenziato se stesso. Al Circo Massimo ha richiamato all’appello tutte le diverse componenti della sinistra in nome della loro diversità e superiorità morale, politica ed antropologica rispetto alla destra che governa il paese. Ed in questo modo ha liquidato la politica della “vocazione maggioritaria” del Pd avviata durante la campagna elettorale ed ha riesumato di colpo la politica ulivista dell’unità di tutte le sinistre che sembrava essere stata uccisa dall’esperienza devastante dell’ultimo governo Prodi. Chi non condivide questa considerazione rileva che non si possono celebrare manifestazioni caratterizzate dalla presenza di grandi masse (anche due o trecentomila persone costituiscono una massa imponente) senza forzare i temi ed i toni e vellicare la pancia della gente indulgendo al facile estremismo. E lascia intendere che passata l’esigenza di rincuorare i militanti all’insegna della “lotta dura, senza paura” contro il detestato governo del centro destra berlusconiano, il Pd potrà riprendere la strada della piena e totale autonomia dalla sinistra più estrema e della sua definitiva conversione al riformismo responsabile.

Secondo questa interpretazione, quindi, la manifestazione del Circo Massimo va interpretata come una sorta di tonico grazie al quale Veltroni sarà in grado di avviare con maggiore potere contrattuale l’inevitabile dialogo con il Cavaliere e la sua maggioranza. Ma chi è convinto che il raduno del Circo Massimo non comporti conseguenze politiche sulla strategia del Pd, non tiene conto che una delle caratteristiche principali della “diversità” dei gruppi dirigenti della sinistra italiana è data proprio dalla incredibile tendenza a lasciarsi suggestionare ed influenzare dalle masse da loro stessi mobilitate ed aizzate. Per cui, visto che sabato scorso la manifestazione ha avuto successo in nome non del riformismo responsabile ma dell’opposizione intransigente, non si può non concludere che la tesi del “brodino corroborante” è fasulla. E che, per meglio affrontare le prossime scadenze elettorali e la grande crisi economica-finanziaria che preoccupa ed allarma il paese, Veltroni ha deciso di mettere in soffitta la linea della “vocazione maggioritaria” e di riesumare l’antico ulivismo dell’unità di tutte le sinistre.

Non bisognerà attendere molto prima di avere una conferma o una smentita dello slittamento a sinistra del baricentro politico del Pd. Il confronto parlamentare sulla nuova legge elettorale per le europee e l’elezione del Presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai sono le più immediate cartine di tornasole degli effetti politici della manifestazione del Circo Massimo.
In attesa di questa verifica, però, appare comunque assodato che Veltroni si è di fatto autolicenziato mettendosi a cavalcare una linea politica totalmente opposta a quella adottata dalla sua segreteria. Ma che gli effetti pratici di questo autolicenziamento non si avranno prima del risultato delle prossime europee. Il ché apre una nuova prospettiva per il segretario del Pd. Quella di sfruttare adeguatamente il neo-ulivismo e l’aggravarsi della crisi economica per sconfiggere i propri avversari interni e passare da segretario della sconfitta a leader del Pd per tutte le stagioni.

 

www.opinione.it

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 15:54

La fabbrica dei docenti

di Francesco Giavazzi

 

La situazione nelle nostre università è paradossale. Studenti e professori protestano contro una riforma che non esiste; il ministro, preoccupato dalle proteste, non si decide a spiegare quel che intende fare per riformare l'università. L'unica certezza è che nei prossimi mesi si svolgeranno nuovi concorsi per 2.000 posti di ricercatore e 4.000 posti di professore ordinario e associato, ai quali seguiranno, entro breve, altri 1.000 posti di ricercatore. In tutto 7.000 posti, più del dieci per cento dei docenti oggi di ruolo.

I 4.000 posti di professore saranno semplicemente promozioni di persone che sono dentro l'università. Le promozioni avverranno secondo le vecchie regole, cioè con concorsi finti. E' assolutamente inutile che un giovane ricercatore che consegue il dottorato a Chicago o a Heidelberg faccia domanda: di ciascun concorso già si conosce il vincitore. I 3.000 concorsi per ricercatore assicureranno un posto a vita ad altrettanti dottorandi che lamentano la loro condizione di precari. In tutte le università del mondo ad un certo punto si ottiene un posto a vita, ma ciò avviene solo dopo aver dimostrato ripetutamente di saper conseguire risultati nella ricerca.

Qui invece si chiede la stabilizzazione per decreto senza neppure che sia necessario aver conseguito il dottorato. Il ministro ha ereditato questi concorsi dal suo predecessore e non pare aver la forza per cambiarli e assegnare i posti secondo criteri di merito piuttosto che di fedeltà. Gli studenti ignorano tutto ciò e sembrano non capire l'importanza di meccanismi di selezione rigorosi, in assenza dei quali le università che frequentano vendono favole. In quanto ai professori, buoni, buoni, zitti, zitti. Se questi concorsi andranno in porto ogni discussione sulla riforma dell'università sarà d'ora in poi vana: per dieci anni non ci sarà più posto per nessuno e ai nostri studenti migliori non rimarrà altra via che l'emigrazione.

La legge finanziaria dispone un taglio ai fondi all'università che è significativo, ma non drammatico: in media il 3% l'anno (1,4 miliardi in 5 anni su una spesa complessiva di circa 10 miliardi l'anno). Si parte da tagli quasi nulli nel 2009, mentre poi le riduzioni diverranno via via crescenti per raggiungere la media del 3% nell' arco di un quinquennio. Il taglio non è terribile, anche considerando che la stessa Conferenza dei rettori ammette che in Italia la spesa per studente è più alta che in Francia e in Gran Bretagna. Comunque reperire risorse è sempre possibile: ad esempio, si potrebbero cancellare le regole sull' età di pensionamento approvate dal governo Prodi, ritornare alla legge Maroni e investire i denari così risparmiati nella ricerca e nell'università. Né mi parrebbe osceno far pagare tasse universitarie più elevate alle famiglie ricche e usare il ricavo in parte per compensare i tagli, in parte per finanziare borse di studio per i più poveri.

Come spiega Roberto Perotti in un libro che chiunque si occupa dell'università dovrebbe leggere («L'università truccata», Einaudi, 2008) tasse uguali per tutti sono un modo per trasferire reddito dai poveri ai ricchi. I dati dell'indagine sulle famiglie della Banca d'Italia, citati da Perotti, mostrano che il 24% degli studenti universitari proviene dal 20% più ricco delle famiglie; solo l'8% proviene dal 20% più povero. Nel Sud la disparità è ancora più ampia: 28% contro 4%. Il ministro Gelmini afferma che il suo modello è Barack Obama: forse il ministro non sa quanto costa a una famiglia americana mandare il figlio in una buona università. In una delle migliori, il Massachusetts Institute of Technology, la frequenza costa 50.100 dollari l'anno (40.000 euro), ma il 64% degli studenti che frequentano il primo livello di laurea riceve una borsa di studio.

Autore: firewolf2 Categoria: CORRIERE DELLA SERA Ore: 15:44

Il paradosso universitario: più finanziamenti, più tasse.

Non sono in molti ad esserne informati. E sono pronto a scommettere che nessuno di quelli che in questo mese hanno sfilato in piazza ne sia a conoscenza.
Ma a tutti gli studenti che continuano a ripetere che il governo vuole rendere l’università accessibile solo ai ricchi perchè coi tagli dei finanziamenti del fondo ordinario agli atenei costringerà i rettori ad aumentare le tasse, vorrei rivolgere l’invito a leggersi bene come si calcola il “contributo universitario da parte dello studente”.
Questo è stabilito, infatti, entro la soglia del 20%.
20% rispetto a cosa? Udite udite: del finanziamento pubblico.
Insomma: se lo stato dà 100, le rette possono arrivare fino a 20; se al contrario lo stato desse 50 le tasse universitarie non potrebbero superare 10.
Incredibile, ma vero.

Per questo è assurdo e si dimostra un controsenso protestare contro la facoltà in capo alle università di aprirsi ai finanziamenti privati: questi determinerebbero una minore necessità da parte dello Stato di elargire finanziamenti a pioggia liberando risorse per gli atenei che ne dovessero avere maggiormente bisogno e al contempo produrrebbero una diminuzione delle tasse (e non come sostengono i disinformati studenti, un loro innalzamento)!

Altra cosa da chiarire, perchè collegata al discorso appena fatto, è che la trasformazione in fondazioni private non sarebbe una svendita ad un non meglio identificabile privato. Vorrebe invece dire, creare le basi per ricavare maggiori vantaggi circa il reperimento di beni e servizi alle migliori condizioni di mercato; per la raccolta di fondi (non solo privati ma anche pubblici da parte di enti locali e non soltanto nazionali); per le conseguenti agevolazioni fiscali.
Dire che i privati ne diventeranno padroni, poi, è quantomai tesi bislacca ed evidenzia un’ignoranza di fondo sulla materia.
La legge 133/2008 prevede che questa facoltà (non un obbligo, quindi) sia proposta e promossa dal Senato accademico all’unanimità; dopo di che, la decisione andrà approvata dal Ministero delle Finanze di concerto con quello della Pubblica Istruzione che dovrà poi emanare il decreto. Ministeri che continueranno a svolgere un ruolo di vigilanza (comma 10). La contabilità sarà inoltre controllata dalla Corte dei Conti (comma 11).

Per smontare il mito dell’università pubblica distrutta per esser posta nelle mani dei privati, si può benissimo interrogare, ancora una volta, la norma contenuta nella legge 133: le fondazioni non potranno perseguite fini di lucro e non potranno in alcun modo gestire i dividendi se non a favore della struttura stessa.
Oltre a tutto ciò, alle fondazioni si continueranno ad applicare le regole delle università statali (comma 14).

Ancora è comunque tutto da definire. E alcuni saranno sorpresi dal sapere che alla stesura dei regolamenti attuativi di dette misure sta collaborando un senatore del PD, Nicola Rossi.

Insomma: le proteste del mondo universitario sono tutto fuor che giustificate.
I ragazzi si offendono e si risentono se qualcuno gli dice che è sciocco per chi manifesta scendere in piazza senza neanche sapere bene perchè, ma la realtà dei fatti ne evidenzia le carenze…

 

 

http://ilpensatore.wordpress.com/
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 15:41

Insieme a te

lattine.jpg
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 15:15

L.S/F.N: Valle Giulia 40 anni dopo

lotta-studentesca.jpgUN ALTRO ’68 È POSSIBILE!: Non facciamoci strumentalizzare dal Sistema. Le manifestazioni del PD di sabato scorso e quella dei sindacati di giovedì prossimo, non sono altro che il tentativo di una parte del Sistema di prevalere sull’altra, ma sempre all’interno di una logica di
potere autoreferenziale. Non spacchiamo la contestazioneper dare ancora una volta sfogo a contrapposizioni ideologiche che non fanno altro che perpetuare questo Sistema liberal capitalista.
Facciamo appello a tutti gli studenti dalle scuole alle università, indistintamente, per fare un fronte comune contro chi vuole distruggere il mondo dell’istruzione. I tagli in finanziaria, la privatizzabilità delle università sono tasselli di un mosaico ben preciso, l’aziendalizzazione del settore cultura. Nessuno infatti si preoccuperà mai d’intaccare i gruppi di potere, le baronie, i privilegi. Si punterà solo sulla produttività. Oggi il centro destra, ieri il centro sinistra, tutti hanno contribuito ad abbassare drammaticamente la qualità di scuole e università. Chi dunque è responsabile di questo stato di cose non può essere al contempo il salvatore della patria. Un altro ’68 è possibile! È possibile un cambiamento epocale del modo d’intendere la vita e la società, contro una classe dirigente che sta lentamente espropriando il popolo dei suoi diritti fondamentali come quello alla casa, alla sanità, allo stato sociale e all’istruzione Studenti: diffidiamo di partiti e sindacati, loro sono il male, noi siamo la cura!
Tutti a Valle Giulia! Giovedì 30 ottobre dalle 10,30
Roma, 28/10/2008
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 15:14

Romagnoli: Il tricolore sarà sempre sopra l’arcobaleno

luca-romagnoli-24-febbraio-2007-manifestazione-torino.jpgForse la Menapace preferisce il Danubio al Piave, noi onoriamo i soldati di allora e quelli di oggi “Le guerre sono tutte orrende. Ciò non significa non festeggiare e onorare le nostre forze armate, i nostri soldati e i nostri caduti. Fose Sansonetti e altri pacifisti-comunisti non hanno avuto bisononni e prozii tra i contadini che combatterono per l’Italia unita e libera dallo straniero. Forse la Menapace preferisce il Danubio al Piave e le penne sui cappelli degli Schutzen a quelle dei bersaglieri: noi preferiamo l’Italia, onoriamo i soldati di allora e quelli di oggi e li ringraziamo per il loro impegno internazionale, molto più pacifico di quello di tanti ‘internazionalisti’. Il Tricolore è, e sarà sempre, sopra l’Arcobaleno”. Così l’eurodeputtao Luca Romagnoli, segretario nazionale del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, commenta le polemiche di queste ore relative alle manifestazioni per il 4 Novembre.
Roma, 28 ottobre 2008
ON. LUCA ROMAGNOLI
fiammastampa@libero.it

Parlamento Europeo, via IV Novembre, 149 - 00187 - Roma

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 15:14

IL VICOLO CIECO DEI RIFORMISTI PER FINTA

«È risorto»: ha intitolato Il Riformista il commento alla manifestazione romana del Pd. E il direttore de Il Mulino così ravviato e colto, Edmondo Berselli, ha scritto su Repubblica un elogio del populismo di sinistra. Che Repubblica potesse giungere a valutare come positivo il populismo, è un evento mediatico, per anni questa parola è stata assegnata solamente ai berluscones come censura. Fu la parola comune della scomunica del partito intellettuale al grande movimento di popolo espresso nel volto di un uomo. Cosa straordinaria, e persino inquietante, ma infine realtà.
Veltroni ha definito la manifestazione come l'atto di una «piazza riformista», ma i riformisti ebbero le piazze solo con Craxi e a Milano e furono allora riunioni a favore del governo e non contro di esso. La «piazza riformista» è, per essenza, una piazza governativa. Ma il testo più commovente è quello pubblicato nel consueto messaggio domenicale di Eugenio Scalfari. Scalfari dichiara la sua passione disarmata, quasi infantile, che lo spinge a visitare la piazza prima della manifestazione come uno spazio sacro, pregando da laico che il popolo la riempia. E poi gridando la sua gioia quando la televisione gli restituisce una piazza piena: non importa di quanti, basta l’immagine del video. Ma in genere tutti si sono compiaciuti perché la piazza aveva un volto, perché il pubblico, assai inferiore al milione, e non di meno era là. Il timore comune era proprio che la lunga storia comunista si fosse dissolta, che il sacro soggetto con cui si è identificata la cultura politica italiana finisse senza oggetto: e che Berlusconi e Bossi fossero il Paese reale che prendeva vistosamente le distanze dal Paese intellettuale, dalla stampa e dalla letteratura politica. Che una forza politica che controlla regioni, province e comuni di tanta parte d’Italia e ha a disposizione la Cgil non potesse riempire il Circo Massimo era impossibile. Ma la piazza del 25 ottobre non è la piazza di Cofferati, quando egli schierò contro il governo Berlusconi la forza del sindacato allora potente e motivato.
Oggi Cofferati non potrebbe più produrre quella marcia su Roma e Nanni Moretti non potrebbe più animare i girotondi. Oggi Cofferati, rimosso dal partito, lascia la poltrona di sindaco di Bologna e la Cgil è un’organizzazione emarginata dagli altri sindacati.
Ma la piazza di Veltroni non era riformista e non lo è il Partito democratico. La grande crisi aperta dalle banche americane che fa degli Stati e dei governi i decisori dell’economia, dovrebbe interessare un partito riformista, che avrebbe chiesto l’unità nazionale e interrotto ogni polemica con il governo nell’interesse del Paese. Come hanno fatto, a suo tempo, i laburisti inglesi, socialdemocratici tedeschi e i socialisti spagnoli. Ma il Pd non è in grado di fare questo e non lo ha fatto. D’Alema e Bersani sono rimasti inclusi nella linea di Veltroni, mentre ad essa ancora si oppone Parisi e il gruppo dei costituzionalisti. I rifondaroli benedicono la piazza e Liberazione annuncia con reverenza che «parla Veltroni».
La manifestazione è stata fatta contro il governo come illegittimo e non democratico e Parisi e Di Pietro vi hanno raccolto firme per il referendum sul lodo Alfano. L’alternativa riformista è stata cancellata dal tempo nel Pds, sin dalla sua nascita alla Bolognina, quando Occhetto respinse la linea socialdemocratica offerta da Craxi e preferì una linea radicale che manteneva la rivendicazione del suo monopolio a sinistra propria del partito comunista.Ci si meraviglia che Berlusconi sia così duro verso il Pd e verso le manifestazioni scolastiche da esso appoggiate e promosse. Egli sa ormai da decenni che D’Alema è sconfitto e che la linea di Veltroni, il partito radicale che mantiene la differenza comunista, è vincitrice. Il Pd rimane antiberlusconiano per principio e quindi può giustificarsi solo con una lotta frontale contro il governo. Su questo Pd, che non è più né riformista né rivoluzionario muove la pressione sia della Lega che di Di Pietro, cioè di una nuova destra che porrebbe problemi alla democrazia perché costruita solo sulla protesta, mentre il Paese chiede un governo. Speriamo che Berlusconi se la cavi e cavi il Paese dalle tenebre esteriori.
bagetbozzo@ragionpolitica.it
Autore: firewolf2 Categoria: ILGIORNALE Ore: 15:13

Gioventù Italiana Bologna precisa…

image001.pngRiceviamo l’articolo de “l’Unità” di sabato 25 ottobre 2008, relativo alla nostra azione presso la sede del PD; constatiamo tristemente come per Raffaele Donini , coordinatore dell’esecutivo del PD di Bologna, ricordare 2650 morti, migliaia di feriti e 250000 esuli, rappresenti una “provocazione inutile”. Se da una parte noi ci vergogniamo in quanto esseri umani per le tragedie del secolo scorso che vengono spesso utilizzate in modo strumentale nei nostri confronti, dall’altra costoro, rappresentanti della gattopardesca metamorfosi PCI-PDS-DS-PD, continuano nella maniera più arrogante a strozzare quel grido di Libertà che lo spirito della Storia conduce al di là dei tempi. Antonio Del Prete Responsabile provinciale e regionale Gioventù Italiana Gioventù Italiana Bologna - Bononia 189 a.C.
movimento giovanile de “la Destra”
http://gibobononia189ac.wordpress.com
gibobononia189ac@ladestra.info
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 15:11

Manifestate per rovesciare il ’68

veneziani_marcello.jpgRagazzi di destra, manifestate per rovesciare il ’68 (di Marcello Veneziani) da Libero di Venerdì 24 ottobre 2008 Forza Gelmini. In piena bufera contro Mariastella e il suo governo, si sta preparando a Roma e poi in tutta Italia il Gelmini day, una giornata a supporto dell’eroica Ministro che sfida la demagogia diffusa nei media e nella scuola tentando di riformare la scuola. Rovesciamo il ’68 è lo slogan che appare sui muri della Capitale ed è il filo conduttore della Manifestazione, promossa da AIR, he non è la sigla di una compagnia aerea, ma un movimento studentesco di area identitaria. Il suo leader, Giuliano Castellino, auspica una nuova rivoluzione contro i figli del ’68, anzi <> a quella che i sessantottini fecero quarant’anni fa. Quei ragazzi sono di destra, è inutile nasconderlo, abitano a Casa Italia Prati, definito un centro sociale di destra. Io l’ho visitato, prevenuto verso tutte le occupazioni, ma devo dire che quel palazzo della Siae, dove vivono ora trenta famiglie più sale per concerti, libri, palestra, e servizi vari, è stato recuperato alla grande, è vivo e si respira aria pulita. Il contrario di molti centri sociali. Ma torniamo a scuola. Avete visto ieri la mobilitazione generale contro Berlusconi e la Gelmini. Semplificazioni brutali, slogan, indignazione su ogni starnuto. E poi la chicca finale, Berlusconi che come Bava Beccaris manda i gendarmi contro gli studenti. Se ben ricordo l’ultimo ministro della pubblica istruzione che invocò la polizia a scuola fu Berlinguer. Ragazzi, non vi fate rincretinire dai professionisti della militanza ideologica e della demagogia, siano essi presidi, professori o giornalisti, nessuno vi impedisce di manifestare e di contestare. Va ricordata solo una cosa: se commettere reati come occupare le scuole e soprattutto fare i picchetti davanti alle scuole, impedendo con la forza a chi vuole entrare in classe di fare la propria libera scelta, vi mettete contro la legge. E’ criminale, repressivo, illegale chiedere il rispetto della legalità, delle regole e degli altri studenti che vogliono entrare in classe? Ma il problema che vorrei affrontare è un altro. Ieri i giornali hanno dato molto risalto alla destra di ieri e di oggi che non vuol finire dalla parte dei poliziotti e si schiera invece dalla parte degli studenti, seppure con motivazioni diverse. Militanti missini di ieri e giovani studenti di oggi che sono indulgenti con la contestazione o ne chiedono una tutta loro, di destra. Ai ragazzi di Air che si schierano con il ministro Gelmini, si oppongono per esempio i giovani di Forza Nuova che con il loro leader sono scesi a fianco degli studenti, e che per questo ieri sono stati trattati bene dai giornalisti che di solito li criminalizzano. E ai manifesti del tipo Rovesciamo il ’68 (che i promotori dicono ispirati al mio libro omonimo), si oppongono altri manifesti di Azione studentesca, vicina a quel che resta di An, con una ragazza che sta in posa guerresca in piedi sulla cattedra ed uno slogan che se la prende con i professori auspicando il potere agli studenti. Un manifesto arrogante, maldestro o tardosinistro. Ecco le due anime della destra, che ritornano nonostante i terremoti: le due anime che vennero fuori anche nel ’68, tra chi voleva contestare insieme ai ragazzi di sinistra e chi invece difendeva l’ordine e la legalità. A diciott’anni, negli anni ’70, ero con i primi. Da presidente d’assemblea promossi l’occupazione del liceo; ero convinto anch’io che non dovessimo opporci alla contestazione ma farne noi un’altra a fianco, nel nome della qualità e del merito, ma radicale e rivoluzionaria. I giornali lasciano intendere che i ragazzi contrari all’occupazione, i ragazzi in difesa dell’ordine e del ministro, siano i fascisti. E invece no, vi sbagliate. I fascisti veri sono quelli che vogliono rivoltarsi, insorgere, occupare: questa è l’anima vera del fascismo, l’idea di una rivoluzione ulteriore alla contestazione di sinistra. Gli altri sono giovani di destra, più vicini all’idea di tradizione, magari ribelli ma conservatori. Ma come, i fascisti sono quelli più vicini al ’68? Sissignore, amici, il ’68 somiglia maledettamente al primo fascismo rivoluzionario, col suo mito vitalista e giovanilista, la sua voglia di trasgredire, il suo spirito antiborghese e antisenile. Lo capirono Pasolini, il filosofo francofortese Habermas, alcuni movimenti nazionalrivoluzionari.

Io capisco il fascismo romantico di questa posizione, ma ne colgo il lato velleitario, utopico, sognatore. La realtà è che tra chi tenta di ripristinare il merito, la selezione, la responsabilità, l’efficacia nella scuola e chi difende la pessima scuola d’oggi insorgendo contro chi vuole riformarla, bisogna scegliere. E io scelgo i primi. Se c’è da scegliere tra Veltroni e la Gelmini, scelgo la Gelmini. Ieri non si poteva raddrizzare il ’68 verso destra, come pensavamo i “camerati”, perché il fenomeno in tutto l’occidente era una rivolta anarco-libertaria contro il padre, con tentazioni esotiche di tipo maoista. E oggi non si può raddrizzare verso destra la rivolta alimentata dalla stampa, dai partiti e movimenti di sinistra e da quel professorame inadeguato che ha sfasciato la scuola persino più dei suoi ministri. E allora ragazzi, rovesciate il ’68, piuttosto che imitarlo malamente. Con brio, senza cravatta né scudiscio, anzi con la vostra naturale turbolenza. Contestate i prof ma in classe, contestate i programmi proponendo scelte alternative, testi alternativi, gruppi di studio. Inventatevi i sit in della domenica, comunque fuori orario scolastico. Ma non seguite il rito imbecille di questi cortei, la violenza di chi non sa più a che attaccarsi per far cadere Berlusconi e allora punta su di voi. E se amate trasgredire, ricordate che oggi la vera trasgressione è la tradizione.

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 14:27

Treni Taglia

3993981c6aaf839bf4690d43fceb7122.jpegLa situazione dei pendolari umbri si fa sempre più precaria viste le scelte operate da Trenitalia in rapporto agli investimenti sulle linee ad alta velocità per cui è stato recentemente aumentato anche il costo del biglietto. Va considerata l’assenza in Umbria di queste linee e la decisione dell’azienda di potenziare il percorso Roma-Firenze-Bologna-Milano, dirottando sulla “linea lenta” il servizio universale, ovvero quello minimo che serve proprio i pendolari. Ciò vuol dire che l’Umbria, che appunto non è interessata dall’alta velocità, sarà servita solo dalla linea lenta con il conseguente prolungamento dei tempi di percorrenza, per cui si parla di un ora e mezza in più, e con l’arrivo a Roma-Tiburtina anziché a Roma-Termini, comportando ulteriori difficoltà per gli stessi pendolari. Questi in Umbria sono attualmente circa 1500, a cui vanno aggiunti quelli del limitrofo territorio toscano. Già oggi lamentano ritardi medi di 15-20 minuti su ogni viaggio. I vertici di Trenitalia hanno fatto sapere che la linea universale dovrà essere sovvenzionata dalla Regione, prevedendo in caso contrario una riduzione del 30% del transito. In caso di una mancata risposta all’appello ai vertici regionali, i pendolari subiranno il danno della complicazione logistica dei trasporti, oltre alla beffa dei rincari. Al netto dei ritardi, s’intende. Insieme alla sporcizia, l’affollamento delle carrozze, i ritardi sono l’incubo dei pendolari. Secondo i dati Censis quelli del treno sono circa 2 milioni, su 13 di italiani che si spostano quotidianamente, in continuo, sebbene lento, aumento, spendono una media di 50 euro al mese, la maggioranza percorre tratte intorno ai 25 km, solo un 4% va da una regione all’altra. Impiegano in media 45 minuti per ogni tragitto. Ultimamente si sono organizzati in comitati come quello “Roma-Firenze”, che si è costituito in data 1 ottobre ad Orvieto, o quello di Terni, a cui manifestiamo tutta la nostra solidarietà e sollecitiamo la Regione ad intervenire presso la Società ed il Governo. Proprio per questo ho preparato una mozione con la quale chiederò l’intervento della Regione - visto che con il decreto Bassanini le competenze relative al trasporto ferroviario locale sono state trasferite dallo Stato alle Regioni che stipulano contratti con i concessionari, in primo luogo Trenitalia - affinché ponga in essere tutti i provvedimenti e le azioni necessarie alla risoluzione del problema. Tuttavia, come molti di voi sapranno la discussione di questa mozione è stata impedita, grazie all’intervento dei rappresentanti del PDL in regione Umbria, che hanno preteso uno stravolgimento del regolamento della Regione, acconsentito dai loro colleghi del PD, imponendo la discussione di ben quattro mozioni del PDL, e cancellando dall’ordine dei lavori, la mozione de La Destra sui pendolari in Umbria, argomento evidentemente poco rilevante per consiglieri regionali del PDL, GRAZIE. Tuttavia abbiamo provveduto ad una massiccia diffusione di manifesti e volantini e continueremo un’azione capillare sul territorio.

il consigliere regionale de La Destra

Aldo Tracchegiani

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 14:14

La Marcia su Roma

marcia_roma2.jpgAlberto B. Mariantoni © Il 28 Ottobre (in realtà, tra il 27 ed il 31 Ottobre) del 1922, avveniva la « Marcia su Roma »: un’insurrezione nazionale, popolare e rivoluzionaria che metteva fine alla situazione di disordine strutturale e di guerra civile permanente e generalizzata che regnava in Italia dalla fine della Prima guerra mondiale. Nell’arco di quelle giornate, all’incirca 100 mila squadristi erano insorti con sincronia militare in tutta la Penisola ed avevano preso il controllo delle principali città italiane, a cominciare da quella di Siena; mentre altre 50 mila Camicie Nere, ripartite in tre colonne – che provenivano rispettivamente da Monterotondo, Tivoli e Santa Marinella (senza contare i 5 mila uomini di riserva che si erano attestati su Foligno) – erano confluite sulla capitale e, stringendola d’assedio, avevano dato lo « scossone finale » all’allora governo di destra dell’on. Luigi Facta, ed indirettamente costretto il Re Vittorio Emanuele III a dare l’incarico di formare il nuovo Governo italiano a Benito Mussolini, il Duce della rivoluzione fascista. L’idea di quella rivoluzione era nata appena 43 mesi prima, da una serie di articoli e di comunicati stampa, redatti dallo stesso Mussolini, che erano apparsi su « Il Popolo d’Italia », in risposta al disfattismo generalizzato e alla disobbedienza civile che in quell’epoca erano largamente alimentati e favoriti dal massimalismo socialista trionfante e dalle prime avvisaglie dell’allora sbocciante tracotanza bolscevica.
Il 2 Marzo del 1919, in uno di quegli articoli, Mussolini invitava « corrispondenti, collaboratori e seguaci del Popolo d’Italia, combattenti, ex combattenti, cittadini, e rappresentanti dei Fasci della Nuova Italia e del resto della Nazione ad intervenire all’adunanza privata che si terrà a Milano, il 23 Marzo ».

Il 6 Marzo successivo, in un comunicato dello stesso giornale, lo stesso Mussolini specificava: « (…) da quella adunata usciranno i Fasci di Combattimento il cui programma è racchiuso nella parola ». « (…) Il 23 Marzo sarà creato l’antipartito, sorgeranno cioè i Fasci di Combattimento che faranno fronte contro due pericoli: quello misoneista di destra e quello distruttivo di sinistra ».

Il 18 Marzo, un nuovo pezzo del futuro Duce d’Italia, sottolineava: « Noi vogliamo la elevazione materiale e spirituale del cittadino italiano (non soltanto di quelli che si chiamano proletari… e la grandezza del nostro popolo nel mondo. Quanto ai mezzi non abbiamo pregiudiziali: accettiamo quelli che si renderanno necessari: i legali e i così detti illegali. Da tutto questo travaglio usciranno nuovi valori e nuove gerarchie ».

Il 23 Marzo 1919 - dopo una riunione preparatoria che si era tenuta il 21 dello stesso mese - l’attesa assemblea, presieduta dal Capitano degli arditi Ferruccio Vecchi e composta da appena 53 persone di origini politiche le più svariate (per lo più, ex interventisti, futuristi, ex sindacalisti, ex socialisti rivoluzionari, ex arditi, reduci di guerra, ex volontari fiumani, ecc.), ebbe luogo nella sede dell’Alleanza Industriale e Commerciale di piazza San Sepolcro, a Milano.

In quell’occasione, fu lo stesso Mussolini a definire la natura e la portata del nuovo movimento fascista: « Noi siamo - egli disse - degli antipregiudizialisti, degli antidottrinari, dei problemisti, dei dinamici; (…) noi abbiamo stracciato tutte le verità rivelate, abbiamo sputato su tutti i dogmi, respinto tutti i paradisi, schernito tutti i ciarlatani - bianchi, rossi, neri - che mettono in commercio le droghe miracolose per dare “felicità” al genere umano. Non crediamo ai programmi, agli schemi, ai santi, agli apostoli: non crediamo soprattutto alla felicità, alla salvazione, alla terra promessa. Non crediamo a una soluzione unica - sia essa di specie economica o politica o morale - a una soluzione lineare dei problemi della vita, perché, - o illustri cantastorie di tutte le sacrestie - la vita non è lineare e non la ridurrete mai a un segmento chiuso fra bisogni primordiali» (Benito Mussolini, « Scritti e Discorsi », Ulrico Hoepli Editore, Milano, 1934 - XII, Tomo II°, pag. 33 e 53-54).

Il Fascismo era nato.

Inutile, in questo contesto, ritracciare il calvario di quella rivoluzione. In particolare: le sconfitte elettorali, le persecuzioni poliziesche, le impari battaglie con i sovversivi, gli infiniti lutti subiti, le delusioni, le amarezze, le frustrazioni.

Sembrava davvero impossibile che un pugno di patrioti irriducibili potesse arrestare la valanga sovversiva social-comunista e cambiare il corso della Storia. Eppure, con il coraggio e la fredda determinazione che li animava, quel manipolo di eroi riuscì a dare l’esempio ai tiepidi ed ai rinunciatari, riuscì a scuotere i pigri e gli ignavi dal loro torpore, riuscì ad amalgamare attorno a sé la parte sana della nazione e masse sempre più vaste di italiani.

Sarà il miracolo di quella rivoluzione!

« Il fascismo comincia a crescere, tumultuosamente, impetuosamente dopo il novembre del 1920; richiama alla mente di tutti, amici e avversari, una sola immagine: quella di un corso d’acqua che d’un tratto si gonfi e rompa ogni argine e dilaghi oltre ogni previsione » (P. Rauti, R. Sermonti, « Storia del Fascismo », Centro Editoria Nazionale, Roma, 1976, Tomo II, pag. 117).

Dopo le sanguinose violenze, gli scioperi, le occupazioni, le aggressioni e gli agguati che avevano continuato a subire durante il famoso « biennio rosso » (1920-1921), i fascisti - rincuorati ed ingigantiti dall’indescrivibile affluenza di nuove reclute - riusciranno a restituire colpo su colpo ai loro avversari ed a distruggere progressivamente la forza offensiva dei partiti sovversivi.

La resurrezione della Nazione italiana era ormai alle porte.

I fascisti, infatti, con il loro sacrificio, oltre a mettere fuori combattimento i loro avversari, « avevano colpito a morte il vecchio regime. Avevano salvato la civiltà italiana alla nuova storia. Avevano difeso tutta l’Europa da una delle più convulse esplosioni di barbarie. Avevano ridestato a vita immortale - con il sangue dello stesso sacrificio - i padri del Risorgimento e i nipoti non indegni ch’erano caduti nella grande guerra » (Roberto Farinacci, « Storia del Fascismo », Società Editoriale Cremona Nuova, Cremona, 1940, XVIII, pag. 245-246).

Quegli uomini, il 28 Ottobre del 1922, dopo tante privazioni e rinunce, ebbero la gioia di vedere realizzato il loro sogno e quella di potere, in fine, assaporare il gusto della loro meritata vittoria.

Lo stesso non posso dire per me e per quanti, da più di sessant’anni, hanno cercato di essere fedeli a quella medesima tradizione.

La mia generazione, purtroppo, ha conosciuto solo le sconfitte, le delusioni e le amarezze. E’ nata troppo tardi per marciare con coloro che durante il Ventennio contribuirono alla rinascita della nostra Nazione e, probabilmente, troppo presto per farlo con coloro che sicuramente verranno per riscattare di nuovo la libertà, l’indipendenza, l’autodeterminazione e la sovranità della nostra Patria.

La sola gioia che posso vantare nel contesto della mia fede, è quella di avere avuto l’opportunità e l’onore, nel corso della mia gioventù, di conoscere personalmente un certo numero di squadristi di quella rivoluzione.

Difficile descriverli. Impossibile dimenticarli. Erano degli uomini per cui, ancora oggi, vale la pena di vivere e di continuare a soffrire, semplicemente per potere testimoniarne l’esistenza e tramandarne le gesta.

Autore: firewolf2 Categoria: CURIOSITA' STORICHE Ore: 14:06

Governo, un piano per detassare le tredicesime

Roma - Anche ieri Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti si sono sentiti più d’una volta. Perché, è la convinzione del premier ripetuta in privato nelle ultime ore a diversi interlocutori, è necessario mettere in piedi al più presto un «intervento straordinario sui redditi», «misure sociali». Un’idea che il Cavaliere accarezza da tempo ma sulla quale s’è potuto finalmente cimentare solo domenica, tornato dal vertice Asem di Pechino e dopo due settimane passate a rincorrere l’emergenza della crisi finanziaria tra vertici a Parigi e Berlino e consigli europei straordinari a Bruxelles.

La situazione è difficile ma un po’ di fondi, avrebbe assicurato ieri a Berlusconi il ministro dell’Economia, si possono reperire (in questo senso potrebbe leggersi l’emendamento al disegno di legge sullo sviluppo che prevede di tenere nella disponibilità del Tesoro i 25 milioni di euro che arrivano dalle multe antitrust e che erano destinati alla social card). Il punto, insomma, è soprattutto far di conto. Perché, spiega in Transatlantico Roberto Calderoli, «ci sono tre o quattro cose su cui stiamo ragionando» ma «dovremmo valutarle in base al loro impatto sulle casse dello Stato». Di certo, assicura il ministro della Semplificazione, sul fronte dei redditi «qualcosa bisognerà fare». A Palazzo Chigi, dunque, si studiano e si vagliano diverse possibilità con un occhio anche all’Unione europea visto che più volte Berlusconi ha pubblicamente detto che «le misure a sostegno dei consumi verranno prese nel quadro annunciato dall’Europa». Il Consiglio Ue voluto da Nicolas Sarkozy il 7 novembre, però, non dovrebbe assumere decisioni sull’economia reale ma piuttosto cercare di individuare una posizione comune dell’Unione che a metà novembre sarà rappresentata al G20 straordinario di Washington da Francia, Italia, Germania e Gran Bretagna. Insomma, a Bruxelles non si dovrebbe affrontare il capitolo delle misure a sostegno dei redditi primi di dicembre e Berlusconi è intenzionato ad avere in mano una soluzione prima di allora.

La tentazione del Cavaliere resta quella di detassare le tredicesime, un provvedimento popolare che da una parte darebbe un impulso ai consumi facendo da volano all’economia e dall’altra garantirebbe a Berlusconi di continuare la sua «luna di miele» con gli italiani e affrontare in discesa la tornata elettorale di primavera (amministrative più europee con possibile election day). Il punto su cui lavora il Tesoro è capire quali siano i margini di manovra e cioè quale debba essere il tetto di reddito e tredicesima mensilità entro il quale prevedere il beneficio. Un provvedimento straordinario e non strutturale, che potrebbe magari riguardare solo i pensionati. Al vaglio del premier anche la possibilità di aumentare gli sgravi fiscali già previsti per le famiglie con figli, una sorta di mini quoziente familiare. Perché, ripeteva ieri il Cavaliere ai suoi collaboratori, «nonostante la crisi dobbiamo far sì che siano soprattutto le famiglie ad avere qualche soldo in più a fine mese».

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 14:05

Tensione al Consiglio Comunale di Schio.

cioni8gc2.pngA margine della vivace seduta del consiglio comunale di ieri sera interviene Alex Cioni, coordinatore di “Azione Sociale Mussolini verso il Pdl”: < < Quanto inscenato dai pacifisti a corrente alternata è a dir poco grave, non tanto e non solo per la protesta in sé, ma per aver cercato in ogni modo la rissa all’interno di una sede istituzionale abbandonandosi a gratuiti insulti ed offese proferite al sottoscritto. Non posso fare a meno di denunciare il grottesco quanto gravissimo tentativo di alcuni giovani vicentini appartenenti al Presidio permanente No dal Molin, di impedire con la forza a me, ed al mio portavoce Cesare Boschetti, di entrare in consiglio comunale. Un comportamento che non è andato a buon fine, e grazie al quale potevano scoppiare ulteriori e ben più gravi tensioni, solo per il tempestivo intervento della Forza pubblica. C’è poco da aggiungere, i fatti parlano sufficientemente chiaro, ragion per cui mi aspetto che non ci sia nessun maldestro tentativo di minimizzare quanto accaduto. Posso solo ribadire che quelli di ieri sono i bravi ragazzi che il sindaco difendeva e che alcuni dei suoi compagni di partito continuano nonostante tutto a coccolare, come il consigliere Gabriele Terragin. Sono curioso di vedere se il sindaco perseguirà ancora il classico comportamento degli struzzi o se agirà di conseguenza, non solo attraverso una risposta politica chiara e risoluta contro questa ennesima forma di violenza, ma agendo concretamente per tutelare in primis le legittime richieste degli artigiani.
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 14:05

Quegli slogan sono la fiera delle banalità

Non convincono. Troppa promiscuità Non faccio altro che vedere immagini di docenti che fanno lezione nelle piazze, in perfetta sintonia con gli studenti. Il nemico è una solo, non è il «sistema». Tutti contro la Gelmini. Il collegio dei docenti del liceo Mamiani di Roma ha approvato una «mozione-guida» per chiedere il ritiro del decreto Gelmini. Gli studenti dell’«Orientale» di Napoli hanno distribuito pacchi. Per cercare di essere spiritosi e alludere al «pacco» della riforma universitaria. Vana è la ricerca di illuminazioni, negli slogan prevedibili: «Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini»; «Il 5 in condotta te lo diamo noi». E sempre più spenti: «State tagliando il nostro futuro»; «La vostra crisi non la pagheremo noi». Mesto e didascalico: «La scuola pubblica è un diritto: difenderlo è un dovere»; senza slancio: «Riprendiamoci il futuro»; «Il futuro era meglio in passato». E ancora freddure del genere: «Abbiamo cominciato per non fermarci», «Il ministro della pubblica distruzione»; e perfino «Cogito ergo protesto». Abbiamo fatto una ricerca abbastanza approfondita in tutta Italia per trovare qualcosa di meglio di «Giovinezza al potere», ma gli studenti sembrano particolarmente mosci e i loro striscioni sembrano fatti per non scontentare insegnanti bolsi e impigriti nelle abitudini. Ecco allora gli striscioni giudiziosi elaborati alla scuola Normale di Pisa: «Un Paese vale quanto ciò che ricerca»; «Tagliate, tagliate che la ricerca taglia la corda». Fino al catastrofico e spericolato: «Siamo sull’orlo del baratro. Questa legge è un passo avanti». Non credo che la protesta andrà molto avanti, non credo che abbia necessità e urgenza. E non credo che la Gelmini possa essere un nemico che dia senso a una protesta. La sua riforma è ancora piccola e non radicale e dispiace più agli insegnanti che agli studenti. Il maestro unico era un valore della sinistra. Lo rimpiangevano come «un pilastro della nostra convivenza» Adriano Sofri e come un «totem sacro» Marco Lodoli. Quest’ultimo, citato l’altro ieri come intellettuale organico alla sinistra da Veltroni, con spirito dolente scriveva, qualche mese fa: «Poi qualcuno ha deciso che la maestra doveva moltiplicarsi, e da una è diventata tre, e tre maestre sono diventate un viavai di volti, abbondanza e confusione. Di sicuro qualcosa si è perso». Un altro idolo della sinistra, il sociologo Edgar Morin, aggiunge, convincentemente: «Il nostro sistema di insegnamento separa le discipline e spezzetta la realtà, rendendo di fatto impossibile la comprensione del mondo». Non molto originale dunque il ritorno al maestro unico, ma non coerente e unanime, e soprattutto convinta, la sinistra la reazione alla Gelmini. Il voto in condotta, in una scuola militarmente occupata dagli spacciatori di droga e dall’affermazione di modelli imitativi, mi sembra più che una ripresa nostalgica una necessità. Tutti ricordiamo i filmini di ragazzi che ammiccavano sessualmente con giovani insegnanti e supplenti. E come giudicare i ripetenti che hanno compiuto atti sessuali con la supplente molisana di Nova Milanese nella palestra della scuola? Si trattava di una lezione di quale materia? O era in senso letterale, una questione di condotta? Era forse preferibile sanzionarla con un: non classificabile? Né si capiscono le proteste per la reintroduzione del voto in decimi: una misura di buon senso. Un numero è più efficace di un giudizio spesso sgrammaticato o ipocritamente assolutorio. Sufficiente o insufficiente si misura meglio con i numeri che con le parole che moltiplicano le sfumature e eludono le condanne. Eliminare i voti dalla scuola equivale a eliminare gli anni di pena dal carcere sostituendoli con una condanna morale non quantificata. La Gelmini dunque non ha fatto danni, ma piccoli aggiustamenti, fino alla crepuscolare ingenuità del grembiulino, icona della nostra infanzia scolastica, imposto soprattutto per evitare di macchiare gli abiti con l’inchiostro delle penne in un’Italia povera. Ora ci sono le biro e anche i bambini sono schiavi delle mode e delle griffe. Ricondurli ad abiti anonimi sembra piuttosto una misura di sinistra severa e contraria alle ostentazioni che, soprattutto negli abiti, indicano le classi sociali.Ma non è piaciuta, la Gelmini. Essa paga per Tremonti e per Berlusconi come una donna dello schermo. E, nelle strade, gli studenti sembrano difendere più gli interessi dei professori che i propri. La contestazione studentesca si affermò, ai nostri anni, come una ribellione contro il sapere cattedratico, contro la cultura dei professori, il nozionismo, la retorica, la mancanza di giudizio critico, il dogmatismo. In una parola, il principio di autorità. La lotta fu dura per rovesciare le gerarchie. Qui le gerarchie collaborano e si autotutelano rendendo gli studenti servi sciocchi per garantire cattedre e professori inutili. Così gli slogan riflettono questo difetto di motivazioni profonde. Nulla di paragonabile alla scritta che colpì la mia fantasia di studente, arrivato a Bologna, in via Zamboni, nel 1970. C’era tutto con una forte metafora, e con un richiamo a una indistinta minaccia: «Monaco attento, fischia il vento». Era il vento di una libertà nuova che con gli anni è degenerata fino alla maionese impazzita delle languide e inefficaci scritte di oggi. Sotto la loro goffa inconsistenza la rivolta sarà travolta.
Autore: firewolf2 Categoria: ILGIORNALE Ore: 14:03

Voto europee, Napolitano: consenso sulla legge

napolitano.jpgRoma - Napolitano continua a battere sul tasto del dialogo. “Ribadisco la convinzione, già espressa in precedenti occasioni, che quando si tratti di modificare regole tra le più importanti della competizione democratica quali sono quelle dei sistemi elettorali sia da ricercarsi un ampio consenso in parlamento”. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo sottolinea al termine dell’incontro con i rappresentanti di varie forze politiche riunite nel “Comitato per la Democrazia”. La nuova legge Il Capo dello Stato insiste sulla scelta diretta dei rappresentanti: “Modifiche in questo campo - prosegue Napolitano - sono state largamente riconosciute in questi anni come opportune e mature ed è stata riscontrata, nel recente passato, una preoccupazione condivisa circa l’esigenza di stabilire un più diretto legame tra gli eletti e i territori rappresentati, e di garantire un effettivo intervento dei cittadini-elettori nella scelta dei loro rappresentanti. C’è da augurarsi che tali esigenze formino oggetto di adeguata attenzione nel corso della discussione parlamentare sulle norme per l’elezione dei deputati italiani al parlamento europeo.

Il pluralismo Quindi Napolitano si sofferma anche sulla necessità di abbassare lo sbarramento previsto al 5%: “E la massima attenzione dovrebbe essere egualmente prestata alla necessità, in particolare per la elezione del parlamento europeo, di non comprimere il pluralismo politico in quelle che sono sue significative espressioni, pur introducendosi disposizioni volte a evitare eccessi estremi di frammentazione nella rappresentanza dell’Italia all’assemblea di Strasburgo. Sono convinto che la discussione in parlamento possa essere aperta, senza rigidità, ad ogni proposta costruttiva”.
Autore: firewolf2 Categoria: ILGIORNALE Ore: 14:02

Si sono inventati persino lo sciopero-ponte

Una volta il ponte era solo quello che univa le due sponde del fiume. Poi hanno inventato il ponte delle feste: ti capita che il primo maggio caschi di martedì? Al lunedì tutti a casa. Roba che a Brunetta gli viene il mal di pancia appena lo sente. Ma siccome il genio italico esiste e in qualcosa deve pure esprimersi, da quest’anno si segnala una importante novità: il ponte con lo sciopero. Funziona così: giovedì tutti a casa da scuola per i cortei anti-Gelmini, sabato festa del primo novembre. E il 31 ottobre? Vorrete mica andare in classe? Studiare? Fare lezione? Macché: ponte. Vacanza. Tutti a prepararsi per la notte di Halloween: mostrate pure le vostre zucche. E pazienza se resteranno vuote.
L’innovazione pontiera non coinvolge tutte le scuole d’Italia, s’intende. Ma l’importante è cominciare. E l’istituzionalizzazione del ponte comandato, la sacra unione tra la lotta dura e la vacanza pura, la benedizione della doppia bigiata di piazza e di governo, in fondo rappresenta come meglio non potrebbe la natura di un movimento che nasce vecchio, di una ribellione octroyé, di una finta rivoluzione autorizzata, anzi imposta dall’alto.
I giovani che occupano e protestano sono sinceri. I giovani sono sempre sinceri. Ma non s’accorgono che stanno prestando la loro sincerità agli interessi degli adulti che tutto hanno a cuore, tranne un’istruzione che funzioni come si deve. E lo dimostra il fatto che mentre per le generazioni precedenti ribellarsi significava uscire dagli schemi e infrangere le regole, oggi ribellarsi significa seguire regole già scritte, rispettare gli schemi, osservare riti canonici e messali compilati da altri. Non c’è fantasia nei loro slogan, non c’è creatività nel loro movimento. C’è solo la ripetizione di un cliché che li illude di fare un passo verso il futuro. E che invece li respinge nel mesozoico antico.
L’altro giorno ero con una ex ragazza degli anni Settanta. All’improvviso suona il suo telefonino. È la figlia che chiede di poter occupare la scuola. Lei le fa le raccomandazioni, le dà due istruzioni, consigli per l’uso. Poi chiude e scuote la testa: «Figurarsi se ai miei tempi occupavo con il permesso di mammà...». Un professore mi racconta di due genitori che pochi giorni fa sono andati a chiedergli: «Scusi, ma quest’anno quando è programmata l’occupazione? Sa, dovremmo organizzarci per i weekend...».
È la ribellione con il timbro del preside, anzi del dirigente scolastico, come si dice ora. La rivoluzione con giustificazione sul libretto. L’insurrezione autorizzata dal consiglio docenti. Questa settimana ci sarà sciopero. Sarà sicuramente un successo. L’hanno fissato di giovedì, perché non è mai bello che uno sciopero caschi di venerdì. Sembrerebbe una furbata. Poi però in molte scuole che hanno fatto? Zac, ecco lì: venerdì 31 ottobre tutti a casa per il ponte. Ponte de che? Il primo ponte che unisce un giorno rosso sul calendario e un giorno rosso nella piazza. In fondo, che differenza c’è? La festa è comandata, lo sciopero ancor di più.

 

 

mario giordano

Autore: firewolf2 Categoria: ILGIORNALE Ore: 14:00

Mogadiscio: giovane donna lapidata per adulterio

Mogadiscio - La pidata per adulterio. Le Corti islamiche somale, che dallo scorso 22 agosto controllano la città portuale di Chisimaio strappata alle forze etiopi e al governo transitorio somalo, hanno eseguito ieri per la prima volta da quando controllano la zona una condanna a morte per la lapidazione. Secondo quanto riferisce la Tv satellitare "al-Arabiya", vittima di questa esecuzione è stata una donna, Aisha Ibrahim Duhulu, che avrebbe ammesso davanti a un tribunale sharaitico di aver commesso adulterio intrattenendo una relazione extraconiugale. La donna, di 23 anni, è stata quindi uccisa a colpi di pietre nel vecchio stadio della città da una cinquantina di uomini, che hanno eseguito la condanna a morte in presenza di alcune migliaia di "spettatori".

Giornalisti bloccati
"In vero la sorella Aisha - ha spiegato uno dei capi delle Corti, lo sceicco Hayakallah - ha chiesto di essere processata dal tribunale sharaitico di Chisimaio e di essere punita per il crimine che ha commesso". In questo momento la città di Chisimaio, che si trova a sud di Mogadiscio, è controllata dai miliziani islamici capeggiati da Hasan Turki, il cui nome fa parte della lista dei ricercati per terrorismo dalle autorità americane. Gli stessi miliziani hanno vietato ai pochi giornalisti locali presenti di riprendere la lapidazione con macchine fotografiche e telecamere.
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 13:59

E L’ACQUA E’ TORNATA AFFARE LORO

di Francesco Storace

      

Complimenti vivissimi alla maggioranza di Berlusconi, complimenti vivissimi all’opposizione di sua maestà.
Il voto di aprile è stato davvero utile. Utile a far comandare in Parlamento gli speculatori dell’acqua, gli approfittatori di un bene di tutti i cittadini, con un vergognoso atto di arroganza.
Lo si è saputo da poco, ma è davvero grave quello che è accaduto all’insaputa di tutti.
E’ stato votato in Parlamento ad agosto l’articolo 23 bis del Decreto Legge numero 112, con il quale scatta la privatizzazione dell’acqua.
E’ stata una manina parlamentare a inserire nel decreto Tremonti un articolo scritto su misura, che non c’era nel testo originario approvato in Consiglio dei ministri. Nell’iter parlamentare è stata inserita la norma che serve a privatizzare l’acqua, sotto il titolo “Servizi pubblici locali di rilevanza economica”.
Questo articolo è passato con il sostegno dell’opposizione, in particolare del Pd, nella persona del suo cosiddetto ministro-ombra Lanzillotta.

Questo è il testo:
“Le disposizioni del presente articolo disciplinano l’affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, in applicazione della disciplina comunitaria e al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale, nonché di garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalità ed accessibilità dei servizi pubblici locali ed al livello essenziale delle prestazioni, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettere e) e m), della Costituzione, assicurando un adeguato livello di tutela degli utenti, secondo i principi di sussidiarietà, proporzionalità e leale cooperazione. Le disposizioni contenute nel presente articolo si applicano a tutti i servizi pubblici locali e prevalgono sulle relative discipline di settore con esse incompatibili”.

In buona sostanza, si regala anche l’acqua alla follia privatizzatrice.
Per il Parlamento, l’acqua non è più un bene pubblico, ma mercanzia da far gestire dalle solite grandi aziende d’oltreconfine, quelle che sono già proprietarie delle acque minerali.
La conseguenza la sconteremo ogni volta che arriverà la bolletta a casa, con i privati che decideranno quanto farci pagare. Il tutto nel buio totale, nelle manovre parlamentari, nelle trame che caratterizzano da troppo tempo il palazzo contro il popolo.
Nessuno ne ha parlato, le Camere decidono senza farci sapere, i media tacciono, ma La Destra no.
Noi non ci stiamo e lanceremo la nostra iniziativa popolare sin dal congresso nazionale di novembre, chiedendo a Gioventù Italiana di farsene ancora una volta protagonista, ma con tutto il Movimento al fianco.

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 01:12

Il gioco delle tre carte

E’ una strana Italia quella che traspare in questi ultimi giorni. E’ l’Italia delle piazze, quella degli studenti e quella dell’opposizione. Ambedue monche però. Quella degli studenti di sinistra, strumentalizzati dal Partito Democratico che li utilizza come massa di manovra contro Palazzo Chigi (ma del resto non è una novità, fu così, in parte, anche nel ’68), e quella dell’opposizione che vede in piazza in realtà solo il veltronian partito senza sinistra radicale né Italia dei Valori. Insomma un’Italietta che litiga sui numeri ma non sulla sostanza dei problemi. Sembra quasi di assistere ad una lite di condominio dove i contendenti si trincerano dietro il colore della facciata del palazzo da rifare ma non discutono e non affrontano il problema delle condutture che fanno acqua da tutte le parti e dei solai da rifare. Mentre si rischia costantemente il crollo. E più fanno questa sceneggiata pulcinelliana più i sondaggi danno numeri impietosi sia per il governo che, soprattutto, per l’inesistente opposizione.
Così mentre in Parlamento e sui Tg i leader chiacchierano di numeri l’economia mondiale implode cadendo rovinosamente su tutti noi. Così mentre i governi intervengono sulle banche con denaro dei contribuenti le banche rifiutano di ricapitalizzare o di far entrare il governo nei “loro affari”. E gli italiani stanno alla finestra a guardare questo indecoroso spettacolo. Consci del fatto che prima o poi toccherà a loro pagare gli errori di 15 anni di globalizzazione economica forzata e forzosa. Una globalizzazione di fatto illegale perché ad economia globale non corrisponde governo globale: ergo mancano regole globali. E quando mancano le regole si è di fatto illegali.
Ed è in questo bailamme che rischia di trasformarsi in un dramma sociale ben più acuto di quanto possa apparire ora chi side in parlamento si preoccupa di quanti erano i manifestanti in piazza sabato scorso o di regolare l’elezione europea con uno sbarramento togliendo le preferenze. Non siamo nemmeno più alla farsa ma direttamente alla cena delle beffe. Una cena fatta di dichiarazioni forzate da una parte e dall’altra, tirando per le braccia migliaia di studenti che hanno solo il torto di non capire bene quanto vengono strumentalizzati, atte in realtà a spostare l’attenzione dai problemi seri e reali che affliggono il nostro Paese.
Ora, consapevoli delle riforme necessarie nel mondo della scuola, non si può pensare di farle tagliando miliardi comunque necessari. Allo stesso tempo non si può pensare di risolvere i problemi interni ad un partito in agonia dal giorno della nascita mandando in piazza fra le 3 e le 400mila  persone (perché quello è il dato visto da chi è neutrale). Veltroni e Berlusconi, di fatto, stanno giocando la stessa partita dandosi una mano vicendevolmente. Ma questo non fa bene all’Italia. Questo non fa bene a nessuno. Un tempo si diceva: “braccia rubate all’agricoltura”. Adesso non si può dire nemmeno questo perché per essere agricoltore oggi, devi sapere l’economia, conoscere il mercato, capire gli umori della gente per coltivare e vendere.
No, qui servirebbe solo una cosa: cambiare completamente la classe politica nazionale e comprendere che se le cose vanno come vanno è anche colpa del fatto che abbiamo un Parlamento inesistente dove mancano le rappresentanze di milioni di persone. Una democrazia imperfetta, questa, che potrà solo far danno. Meditate gente, meditate.

Richelieu

 

la destranews

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 00:47

lunedì, 27.10.08

La Grande crisi del 2008: ciò che la gente non sa

di Fabrizio Zampieri, economista ed analista finanziario
fabrifinanz@hotmail.com – 27 ottobre 2008

Stiamo subendo da circa un anno e mezzo una crisi economica e finanziaria che non ha avuto eguali per dimensioni e diffusione prima d'ora. E tutti sono convinti abbia avuto origine negli Stati Uniti e dagli States sia poi giunta al resto del mondo. Ebbene tale disastro è nato in Gran Bretagna, nella City e, nello specifico, all'interno di numerose società di ingegneria finanziaria. Dobbiamo tener presente che il 90% dei prodotti finanziari, buoni ma soprattutto non buoni, viene studiato e progettato presso queste società finanziarie/bancarie.
In questo caso, la causa dei principali mali del mondo è rappresentata dai cosiddetti strumenti derivati, denominati CDO e CDS.

Tali strumenti non sono altro che mutui immobiliari "impacchettati" e trasformati in obbligazioni. Quindi, grazie a questa operazione di "cartolarizzazione" (trasformare in carta un mutuo) tutte le principali Banche hanno potuto vendere a chiunque e all'esterno i debiti immobiliari dei loro clienti. Naturalmente il vantaggio delle Banche stava proprio nel fatto che potevano ottenere ulteriori profitti da queste obbligazioni strutturate: infatti, chi acquistava un'obbligazione garantita da un mutuo immobiliare prestava una certa quantità di denaro per un certo periodo di tempo ricevendo un interesse, garantito dai pagamenti rateali di chi aveva realmente sottoscritto il mutuo.
Si parla anche di mutuo "subprime"per indicare che questo è effettivamente un mutuo a rischio, detto in termini tecnici NINJA (No Income, No Job or Asset = Nessun Reddito, Nessun Lavoro stabile o Garanzia Finanziaria).

Praticamente, il circuito partiva dalle Società di ingegneria finanziaria che progettavano il prodotto, proseguiva poi con le Banche Commerciali (quelle che erogavano i mutui ai clienti) che impacchettavano i mutui e vendevano le obbligazioni alle Banche d'Affari o le collocavano direttamente sul mercato. In questo modo si creava una sorta di circolo vizioso con l'entrata di continua liquidità derivante dalla vendita delle obbligazioni strutturate, liquidità utilizzata per sostenere richieste di nuovi mutui e finanziamenti, e nuovamente per emettere altre obbligazioni strutturate.

Iniziata con gli Stati Uniti (a parte la progettazione avvenuta nella city di Londra) questa prassi è divenuta comune sia in Asia che in Europa tantoché pochissime Banche, anche europee, sono immuni da questo fenomeno.
E questo giochetto, che ha portato enormi profitti "facili" nelle casse delle Banche è andato avanti per anni, sostenuto anche dal continuo sviluppo del mercato immobiliare americano, con aumenti costanti del numero delle case costruite (esiste anche un indice economico basato sul numero dei nuovi cantieri) ed ovviamente con gli aumenti dei prezzi. Ciò ha portato inesorabilmente alla creazione di una bolla speculativa, che è esplosa, negli Stati Uniti, circa un paio d'anni fa, causando insolvenze, mancati pagamenti e rimborsi parziali delle rate dei mutui di massa. Ricordiamo che in America i mutui vengono, almeno venivano concessi ai cittadini con richiesta di minime garanzie e per importi del 100-130% dell'immobile oggetto del mutuo.

Si è assistito quindi al blocco dell'aumento del prezzo delle case e successivamente al suo crollo, non ancora terminato.
Immaginate ora cosa può essere successo dal lato delle note obbligazioni legate ai mutui subprime: chiunque detenesse nel proprio portafoglio questi titoli ha iniziato a venderli precipitosamente, ma con difficoltà perché ormai erano privi di garanzie (i clienti non pagavano più le rate), i prezzi erano scesi profondamente, e le quotazioni furono sospese.
A seguito di questa crisi, diverse Banche americane dichiararono fallimento o pesanti insolvenze (Lehman Brothers, Merril Lynch, AIG, Fannie Mae, Freddie Mac, Mutual Washington, ecc...), costringendo il Governo e la Fed (Banca Centrale Americana) ad interventi di sostegno e salvataggio mediante enormi iniezioni di liquidità.

E veniamo all'ultimo atto, ovvero all'approvazione da parte dell'Amministrazione Bush, naturalmente in collaborazione con la Fed , del pacchetto di misure d'emergenza mediante la costituzione di un mega fondo pubblico da 700 miliardi di dollari (si stima però che il vero "buco" si attesti intorno ai 1.500 miliardi di dollari), che avrà la funzione di raccogliere, per il prossimo biennio, questi titoli finanziari "tossici", ormai privi di mercato e detenuti dalle Banche Usa. L'obiettivo è senz'altro quello tentare di stabilizzare i mercati finanziari, dai quali poi dipende la sorte di tutti gli altri settori economici.

Ora gli effetti, come sempre, partendo dagli Usa stanno arrivando anche in Europa dove molte Banche hanno acquistato e rivenduto ad altre Banche, Sim, Gruppi Assicurativi, Fondi Pensione, Amministrazioni Pubbliche (Stati, Regioni, Province e Comuni), Gruppi Industriali, le obbligazioni strutturate sui mutui subprime. Immaginiamo quali potranno essere le conseguenze dell'azzeramento di valore di queste obbligazioni per i Fondi Pensione o per le Amministrazioni Pubbliche, e quindi per la collettività, che le detengono nel proprio portafoglio...
In Europa, però, non c'è ancora alcun accordo su un eventuale piano di salvataggio comune.

Anche l'Italia non è immune da tale situazione negativa ed i principali Gruppi Bancari (Unicredit, e prossimamente anche Intesa ed MPS) iniziano ora a far uscire comunicati stampa con i quali si dichiarano notevoli difficoltà finanziarie legate al possesso e alle perdite causate da questi titoli (obbligazioni strutturate e derivati). E' proprio di questi giorni l'annuncio dell'Amministratore Delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, relativo ad un prossimo aumento del capitale sociale della Banca necessario per far fronte a tali problematiche. E pensare che lo stesso Profumo, fino a pochi mesi fa, intervistato, continuava ad affermare che era tutto sotto controllo, i fondamentali erano più che buoni e la Banca da lui condotta non aveva certo da temere nulla (forse non aveva detto tutta la verità); nel frattempo il valore del titolo ha perso oltre il 50%.

E questa possiamo definirla la cronaca della nascita e sviluppo della nuova crisi finanziaria del 2008.
Ma, al di là della mera e tecnica cronistoria, mi sembrano doverose alcune considerazioni, alle quali vorrei lasciare la risposta ai lettori:

- è giusto che il conto di tale disastro finanziario sia poi pagato dai cittadini?;

- è giusto che la maggioranza della Comunità ripiani il conto salato causato da una minoranza di avidi, ricchi, egoisti, imbroglioni, bugiardi e ladri?;

- è giusto che i veri autori di tale "truffa" finanziaria legalizzata (i nomi sono sempre quelli delle principali Banche d' Affari Usa e delle Banche Commerciali loro complici americane, asiatiche ed europee), alla fine escano impuniti con il benestare delle principali Autorità Governative e di Controllo?;

- è giusto che gli amministratori di queste note Banche d' Affari e Commerciali, dopo aver causato un tale dissesto mondiale, semplicemente si dimettano dalle loro cariche e se ne escano con liquidazioni di 30-40-60 milioni di dollari ciascuno?;

- è giusto che all'interno delle più alte cariche governative e degli organi di controllo siedano personaggi provenienti da queste famigerate Banche d' Affari? (l'esempio emblematico è il caso di Henry Paulson, Ministro del tesoro Usa, con patrimonio personale stimato intorno ai 700 milioni di dollari e, guarda caso, proveniente da Goldman Sachs; ma ricordiamo anche Mario Draghi, oggi Governatore di Banca d'Italia, proveniente dalla stessa Banca d'Affari, e lo stesso Romano Prodi, ex Primo Ministro del Governo Italiano e proveniente sempre dalla stessa Banca...);

- è giusto che le società di Rating, che dovrebbero essere degli Enti imparziali e super partes, ma che invece sono in collusione con queste Banche d'Affari, applichino giudizi e punteggi positivi a queste obbligazioni e a quelle delle Banche amiche pur non avendone i requisiti? (ricordiamo che le obbligazioni di Lehman Brothers avevano AAA, ovvero il massimo punteggio di affidabilità e, nella sola Italia, i risparmiatori truffati possessori di tali titoli si stima siano oltre 300.000).

Inoltre, un nuovo pericolo è all'orizzonte sul sistema finanziario Usa, e successivamente in Europa: il rischio fallimenti relativamente ai rimborsi legati alle carte di credito.
E' infatti sempre maggiore il numero di clienti che non riescono a far più fronte ai pagamenti, in un'unica soluzione e rateali, sulle carte di credito. E forse non tutti sono a conoscenza che, nei giorni scorsi, mentre al Congresso Usa si votava il piano di salvataggio di Paulson, è stata approvata, sempre dal Congresso, una Legge a favore dei detentori di carte di credito, in difficoltà nei pagamenti, che impedisca alle Compagnie Finanziarie e assicuratrice di alzare indiscriminatamente gli interessi retroattivamente, senza preavvisare la clientela. Dopo le segnalazioni di migliaia di clienti, la stessa Federal Reserve ha dovuto ammettere che queste rappresentano pratiche "ingannevoli".
Ed i numeri di tale fenomeno non sono per niente incoraggianti: nel solo 2007 ed inizi 2008 il tasso delle insolvenze è aumentato in maniera vertiginosa e si stima che circa 2.5 milioni di cittadini rischiano il fallimento personale.

 
www.disinformazione.it

Autore: firewolf2 Categoria: DISINFORMAZIONE Ore: 23:51

Contro cosa ed a favore di chi?

Visto e considerato che allo stato attuale delle cose il decreto Gelmini non ha nulla a che fare con l’Università mi domando se la spinta alla contestazione sia semplicemente utopistica o rigorosamente politica.

Non vedo protestare con accuse mirate contro gli sprechi dei corsi universitari fantasma, delle sedi ingiustificate dall’inconsistenza reale della frequenza, dalle baronie sempre più imperanti, dai trucchi esercitati costantemente sui concorsi a favore dei soliti noti e dei loro discendenti, dell’incontenibile esubero del personale amministrativo, della mancata cancellazione delle inutili Province che con i loro costi escludono emolumenti per la ricerca e per la miglioria generale degli impianti scolastici.

Solo in questo caso e con obiettivi ben definiti potrei seguire con attenzione una protesta democratica ma incisiva atta a tentare di risolvere i reali problemi del Paese che si ribalteranno, come sempre, su chi oggi è incappato nella solita demagogia che abbiamo sentito declamare anche e sopratutto al Circo Massimo.

Protestare per nulla a che serve se non ai soliti noti?

adestra

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 23:47

ITALIA SEMPRE PIU’ STRANIERA: ROMENI RADDOPPIATI

Gli abitanti dell’Italia aumentano a tempo di record a causa del massiccio incremento della popolazione straniera. A renderlo noto nel rapporto “ La popolazione straniera residente in Italia” l’Istat che ha registrato come gli immigrati residenti nel nostro paese al primo gennaio 2008 sono 3.432.651,00 si tratta dunque di 493.729 in più dello scorso anno, ovvero il 16,8%.

L’istituto di statistica ha anche sottolineato che si è verificato “ l’incremento più elevato mai registrato nel corso della storia dell’immigrazione nel nostro Paese”, da amputare sia al forte aumento degli immigrati di cittadinanza rumena che sono cresciuti nell’ultimo anno di 283.078 unità (l’82,7% in più)passando da circa 340mila unità  a 620mila unità, ma anche ai quasi 460mila residenti di cittadinanza straniera che sono nati in Italia, 64.049 nel solo anno 2007.

I principali paesi di provenienza : Romania 625.278- +82,7% -Albania 401.949-+ 6,9% -

Marocco 365. 908-+ 6,6% - Cina 156.519-+8,0% - Ucraina 132.718 + 10,5%- Filippine 105.675 + 4,3%- Tunisia 93.601 +5,3%.

Le regioni con più stranieri: Emilia Romagna: 8,6% - Lombardia 8,5% - Veneto 8,4%.

Le province: Prato 11,4% - Brescia 11,1% - Reggio Emilia 10,3%.

La distribuzione territoriale: Nord-Ovest 35,6% – Nord-est 26,9%- Centro 25,0% - Mezzogiorno 12,5%.

In un anno la comunità più numerosa è quella di Bucarest.

Ma quale è la causa di un esodo così massiccio? Chi ha un lavoro, vive onestamente, non cerca di espatriare in un paese come l’Italia che attualmente sta passando un periodo più che critico e con una forte disoccupazione e non troverebbe certo un lavoro. Chi vuole lasciare la Romania in cerca di una buona sistemazione non sa che in questo periodo la Romania produce alla grande e cerca mano d’opera?

Il lavoro lo avrebbero ma in Romania non si scherza e chi sbaglia paga con lunga detenzione, ecco perché i rumeni preferiscono venire in Italia per delinquere sapendo che le condanne sono molto soft. Nel nostro Paese quando un ubriaco investe ed uccide un pedone al massimo si becca 10 anni di galera ma che poi scontati i vari benefici dopo pochi mesi è già libero.

Anche oggi nuovi arrivi di gommoni carichi di immigrati a Lampedusa, ove sono ammassati come gli animali perché è impossibile poter sistemare mille e più immigrati al giorno che ci costano 18mila euro al mese come mantenimento, più, la “Paghetta” per le piccole spese.

Sono certa che sono in Italia possono succedere cose del genere.

Ma chi di dovere non capisce che con il continuo benvenuto che si da agli immigrati, li manteniamo, diamo loro soldi, ne arriveranno sempre più, il passa parola è un ottimo sistema.

Pochi giorni fa hanno spostato degli immigrati da Lampedusa ad un Cpa ed erano 500, ebbene al mattino ve ne erano solo 150. Dove diavolo se ne saranno andati? Hanno scelto la libertà, e sulle strade ve ne è molta.

Si vorrebbe non essere razzisti, ma quando vedi che sei sfruttato, preso per i fondelli, derubato, ucciso per ubriachezza o per rapina, non è possibile esternare la tua opinione, giusta o errata che sia, ma è la tua.

Sono troppi i romeni, tra breve ci sorpasseranno se continuano a scegliere il nostro Paese e il sindaco di Roma, Alemanno, si è preso come consigliere comunale una romena…..mettiamoci anche la consulta islamica e brindiamo al buon governo che non esiste perché uno è pari all’altro.

Si cambiano i cantanti ma la musica è sempre la stessa!

 

ERCOLINA  MILANESI

Autore: firewolf2 Categoria: ERCOLINA MILANESI Ore: 23:44

Il grande gioco Artico entra nel vivo

Nonostante siano responsabili dei due terzi delle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera, Stati Uniti ed Europa mantengono una posizione a dir poco ambigua nei confronti del disastro ecologico che grava sul pianeta. Paradossalmente, dalle analisi dei costi e benefici dei cambiamenti climatici, risulta infatti che Europa, Stati Uniti, Cina e Russia, saranno i paesi che ricaveranno maggiori profitti dal surriscaldamento globale. Attualmente l’80 per cento del trasporto delle merci avviene via mare e lo scioglimento della calotta polare potrà aprire nuove rotte di navigazione, tra cui il mitologico passaggio a nord-ovest di cui il Canada rivendica la sovranità.

Dopo la guerra fredda, l’importanza strategico-militare dell’Artico come zona cuscinetto tra Stati Uniti e Russia si è progressivamente ridotta, ed hanno acquistato più rilievo fattori di carattere energetico e geopolitico. Chi riuscirà ad avere la supremazia dell’Artico avrà eccezionali vantaggi economici, non trascurando inoltre le vaste risorse naturali dell’area: petrolio, gas, minerali e fauna marina. La Norvegia raccoglie già i frutti del disgelo, diventando dall’inizio del 2008 il secondo produttore di gas naturale al mondo grazie allo sfruttamento di nuovi giacimenti nel Mare di Barents, fino a pochi anni fa inaccessibili a causa del permafrost. Nel 2001 il tentativo della Russia di conquistare una grossa fetta dell’Artico, incluso il Polo Nord, è stato bloccato dalle altre nazioni della regione. La Cina, che tecnicamente non è una potenza artica ma è la nazione più assetata di risorse, è una delle parti in causa, e la “Guerra del freddo” potrebbe essere solo all’inizio.

Anche prima della sorprendente notizia dell’offerta di 5,4 miliardi di dollari da parte di Vladimir Putin per un prestito di emergenza al governo islandese, la Russia aveva cercato di rafforzare la propria presenza in questa parte del mondo dove l’intervento dei membri dell’Alleanza Atlantica era pressoché latitante. Sebbene i sottomarini americani continuino le proprie esercitazioni militari nei mari del Nord, le navi dei membri della Nato vengano avvistate di rado. Gli Stati Uniti avevano inoltre deciso la chiusura della loro base aerea a Keflavik, in territorio islandese, già nel 2006. A dispetto della crisi finanziaria e della sospensione anticipata dei titoli del Micex e del RTS di inizio ottobre, il Cremlino, dal canto suo, continua ad aprire i propri forzieri mettendo a disposizioni oltre 500 miliardi di dollari a sostegno di un paese in preda ad una bufera economica. Il primo ministro islandese, Geir Haarde, ha affermato infatti che, a parte qualche sussidio da parte degli Stati nordici, ha ricevuto solo risposte vaghe approssimative dai paesi occidentali e Mosca era stata sino ad allora l’unica a fornire concreti aiuti finanziari. Quello che la Russia potrebbe volere in cambio non è del tutto chiaro, ma è improbabile che il suo gesto possa essere catalogato come “ombrello di beneficenza economica”.

Ciò che preoccupa maggiormente la popolazione dell’area ed in particolare i norvegesi, sono i caccia che in media una volta alla settimana rincorrono i mig russi prossimi alla violazione dello spazio aereo e del diritto internazionale. Anche le manovre navali vicino alle piattaforme petrolifere nel Mare del Nord e le frequenti e improvvise sortite di velivoli ed elicotteri sono fonte di turbamento. Gli aerei e la flotta russa possono essere obsoleti, ma l’addestramento e la manutenzione sono nettamente migliorati negli ultimi anni e le armi che alcuni di essi trasportano sono estremamente moderne come, ad esempio i nuovi missili cruise a lungo raggio ed il siluro Shkval. Alcune fonti di intelligence affermano infatti che i sottomarini russi nel nord stiano testando questo siluro a corta gittata, che grazie all’utilizzo del fenomeno della supercavitazione può raggiungere la velocità di circa 500 km/h. Mosca sta quindi cercando di mostrare i propri muscoli creando una nuova realtà in uno spazio strategico vuoto. Secondo la terza Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 10 dicembre 1982, ognuno dei paesi affacciati sull’area Artica può estendere i propri diritti per lo sfruttamento delle risorse naturali, minerarie, energetiche e biologiche, dalle attuali 200 a 350 miglia, se viene scientificamente provato che le 150 miglia aggiuntive rappresentano effettivamente il prolungamento naturale della piattaforma continentale, cosa che hanno tentato di fare i russi con i loro batiscafi. Russia e Norvegia hanno già presentato la domanda all’Onu per l’estensione, il Canada si era autoproclamato proprietario dell’Artico sin dagli anni Settanta, mentre gli scienziati danesi sono sicuri che il Polo Nord appartenga al loro paese. La poca chiarezza giuridica in materia aumenta inevitabilmente il margine di manovra del Cremlino. La "zona grigia" al largo della punta settentrionale della Norvegia è contesa da entrambi i paesi. Un’altra controversia riguarda l’isola di Spitsbergen dell’omonimo arcipelago, di cui la Russia possiede i diritti minerari dal 1920. Oslo afferma invece che la piattaforma continentale attorno ad essa sia di sua proprietà.

Come trattare con il Cremlino dopo la guerra con la Georgia nel mese di agosto è diventata una questione fondamentale per la Nato. L’Alleanza, sotto le continue pressioni degli Stati Uniti, vorrebbe che si abbandonasse il tabù sulla programmazione di piani d’emergenza bellici a difesa dei paesi membri che si sentono minacciati dalla Russia, come l’Estonia. Sebbene i rapporti di vicinato con la Russia riguardo i controlli alle frontiere e la sicurezza sul mare siano sopravvissuti al congelamento dei contatti militari con la Nato, la Norvegia ha più volte affermato di sentirsi intimorita dallo scomodo e ingombrante vicino. Le società norvegesi chiamate in causa stanno quindi valutando l’idea di contribuire allo sviluppo e all’incremento del colossale progetto petrolifero off-shore Shtokman. Per ora Gazprom ha infatti siglato accordi solo con la francese Total mentre l’Eni segue la vicenda con interessata attenzione. Una sfida molto insidiosa e di difficile realizzazione: la piattaforma si troverebbe a circa 600 km dalla costa in proibitive condizioni atmosferiche e sarebbe una notevole fonte di investimento per il Cremlino ma anche una vetrina dorata per l’orgoglio russo. La Norvegia sta correndo ai ripari rafforzando la cooperazione di difesa con Svezia e Finlandia, in attesa di una risposta più chiara ed efficace dalla Nato. Con la crescente scarsità di energia e con la pressione economico-politica ad incentivare sempre più la produzione, gli interessi dell’industria petrolifera potrebbero ancora una volta prevalere su quelli ambientali.

Francesco Bellini
(http://www.geopolitica.info/)

   
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 23:43

Travaglio l’illiberale garantista solo di se stesso.

Dopo averci spiegato che secondo lui (l’Imputato Travaglio) l’articolo 111 della Costituzione sul Giusto Processo (lo scrivo maiuscolo perchè il contraddittorio in dibattimento per assumere una prova per me è sacrosanto!!!) è una legge incostituzionale nella Costituzione (concetto che nemmeno Machiavelli avrebbe mai potuto partorie in maniera tanto contorta), oggi (in realtà ieri), dalla homepage del suo blog, lo stesso Travaglio si è premurato di confermarci (per l’ennesima volta) quanto lui di garantismo proprio non voglia sentir parlare (tranne che per lui e basta, ovvio).

L’occasione per dimostrarsi l’illiberale quale è, gliel’hanno data quelli che si sono tolti qualche sassolino dalla scarpa commentando l’assoluzione in Appello del senatore (attualmente in quota UDC) Calogero Maninno.
Dopo 14 anni di processi e ben 23 mesi di carcere (a quanto pare ingiusto), al momento della decisione dei magistrati palermitani che lo scagionavano da tutte le accuse di collusione con la mafia, qualcuno ha avuto l’ardire di contestare l’ennesimo errore giudiziario avviato e perpetrato dal pool di Giancarlo Caselli.

Come si sono mai permessi?

Mannino assolto in Appello?
Per Travaglio non vuol dire che sia innocente fino a prova contraria, bensì che è da considerarsi innocente PER ORA, perchè ancora manca il giudizio della Cassazione (anche se in realtà la Corte non giudica nel merito, ma solo nella forma e al massimo può reinviare - per la seconda volta - il caso ad un’altra sezione del tribunale di Palermo, ma non condannarlo): in poche parole, per Travaglio, Mannino è mafioso fino a che lo decide lui.

E perchè lui, Travaglio, ne è così convinto?
Perchè ben 18 magistrati (pensate un po’) hanno pensato chi di processarlo e chi di condannarlo.
E che gliene frega a Travaglio se poi quelli di primo grado, di secondo grado e di Cassazione hanno ritenuto che le prove contro Mannino non fossero poi così schiaccianti per giudicarlo colpevole.

Scendendo nel merito, poi, Travaglio dà prova di eccezionali conoscenze di diritto e di giurisprudenza: dunque, l’accusa puntava tutto su uno scambio di favori con i clan mafiosi, il tipico do ut des elettorale.
Peccato che la controprestazione da parte di Mannino non sia mai stata dimostrata: il che rende del tutto irrealistico che ci fosse anche l’intenzione di uno scambio.
A ben pensarci (pensateci bene) non è verosimile che un politico possa farla franca con la mafia a 30 anni da un patto non rispettato!

Ad ogni modo, il risultato probatorio è stato quello che è stato: insufficiente.

Ma a Travaglio non basta.
E fornisce alla platea (e quindi anche a Mannino) una piccola guida per evitare d’esser considerati collusi con la mafia o con mafiosi d’ogni rango e specie.

In breve, secondo Travaglio sarebbe meglio se uno non avesse rapporti con mafiosi o figli di mafiosi e che nemmeno si meritasse un invito da parte di quelli; sarebbe anche meglio se si evitasse proprio di frequentare mafiosi e amici di boss.
In conclusione:
“Ecco, se uno non frequenta mafiosi o smette di frequentarli quando scopre chi sono, e magari li denuncia alla magistratura, sarà ben difficile che la mafia voti per lui, che qualcuno lo sospetti di mafia, che qualche mafioso pentito si ricordi di lui costringendolo a un “lungo calvario giudiziario”.”

Ecco…se gli fosse venuto a mente prima a Travaglio questo decalogo, forse ora nessuno avrebbe il diritto (secodo Travaglio) di considerarlo un colluso con la mafia.

In fin dei conti, lui (Travaglio) è stato amico di mafiosi, li ha frequentati e si è meritato i loro inviti a passare piacevoli mattinate o rilassanti pomeriggi con la famiglia a bordo vasca di bellissimi resort…

Ma lui è Travaglio e il garantismo vale solo per lui.
Quindi, guai a dirgli che è un pregiudicato perchè per lui valgono ancora la presunzione di innocenza e i tre gradi di giudizio; ma soprattutto guai a dirgli che ha sbagliato a frequentare un mafioso (e ad averci rapporti ai tempi in cui quello, il mafioso, gli passava i risultati delle indagini della GdF su Mediaset e Dell’Utri) e a non essersene accorto prima e ad averlo denunciato poi… Gli altri sarebbero finiti nel suo elenco di “evitabili”, ma lui…beh…lui è Travaglio!

 

http://ilpensatore.wordpress.com/

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 23:40

Gelmini, interrogata

Dalla commissione per i precari alla libertà di educazione, i lettori di Tempi intervistano il ministro “barracuda” di Berlusconi

di Luigi Amicone

Abbiamo incontrato il ministro dell’Istruzione per conto di voi lettori, genitori, insegnanti, personale non docente, studenti. Che anche senza conoscere i dossier Ocse sapete per esperienza diretta in quale stato fallimentare versa la scuola e l’università in Italia. Riscuotendo ampio consenso tra i cittadini – almeno così dicono i sondaggi – Mariastella Gelmini ha ripristinato nella scuola alcuni elementari fattori di serietà e meritocrazia. Il voto in condotta nelle secondarie superiori. I voti in tutte le materie nelle inferiori. La figura del maestro prevalente nella scuola primaria. Per questo suo coraggio decisionista, la giovane bresciana è diventata in breve il politico più popolare tra gli italiani. Così come – almeno così dicono le prime proteste che si registrano nella scuola statale e promettono i dirigenti del Partito democratico – in breve conquisterà la palma del ministro più contestato. Contestazioni che ci auguriamo non siano risibili e strumentali come quella di cui si è fatto portavoce l’onorevole del Pd Pierluigi Bersani. O non è un po’ comica quella sua richiesta di dimissioni (anzi, «a me basta che si scambi il posto con Matteoli» ha detto Bersani al Riformista) e l’esternare accigliato che «la Gelmini può fare tutto quello che vuole, ma non il ministro dell’Istruzione», perché sarebbe «uno scandalo» che una laureata in Giurisprudenza al Nord si sia trasferita al Sud per fare l’esame di abilitazione? «Moralismo in sedicesimi e anche un po’ razzista» replica il ministro. «Sta scritto nella Costituzione che sei hai studiato al Sud o hai fatto gli esami di abilitazione a Reggio Calabria non puoi fare il ministro dell’Istruzione? Ma che ragionamenti sono?». Come vedete, un tipetto. Che non le manda certo a dire. Come non le ha mandate a dire all’Umberto furioso, quando il ministro delle Riforme per il Federalismo l’ha attaccata sul “maestro unico” e s’è dimenticato di ricordarsi che quella era una delle grandi idee sostenute da lui stesso medesimo, senatore e ministro Bossi. Insomma, una Gelmini panzer. Almeno in questi primi tre mesi di riformismo sostenuto da una sapiente regia di comunicazione e da un brillante profilo di politica alla Thatcher. Il suo segreto? Non dovremmo dirlo noi. Ma l’abbiamo un poco afferrato nei tre giorni che il ministro ha scelto di trascorrere al Meeting di Rimini. «Essere presente il più possibile ovunque ci siano stimoli a capire cosa si aspettano da noi gli italiani. Andare dove va la gente, chiedere, ascoltare». Questo ci aveva confidato il ministro in un abboccamento nell’atrio dell’hotel Meridien. «Stare tra chi vive in prima persona i problemi della scuola, dell’università, i temi dell’educazione, della famiglia, dell’integrazione nel rispetto dei valori e dell’identità del popolo italiano. E prendere appunti, imparare». L’hanno raccontata come la “barracuda” venuta da Brescia. La vera vice, per temperamento, immagine, decisionismo, di Silvio Berlusconi. E anche se naturalmente parliamo di mondi distanti un oceano, ci sta la suggestione italiana di un ticket Gelmini-Berlusconi, analogo alla coppia presidenziale americana Palin-McCain.
L’hanno intervistata tutti i giornalisti. Noi l’abbiamo incontrata, lunedì 17 settembre nel suo ufficio di Milano, per farla intervistare da voi lettori. Cominciamo qui, sul “cartaceo”. E continueremo a “intervistarla” per tutta la settimana raccogliendo le vostre domande e le risposte del ministro sul sito di Tempi (www.tempi.it).

Ministro, una professoressa delle medie inferiori ha registrato un certo clima di panico nel primo consiglio di insegnanti. Domande tipo: “Sì, ma è un decreto legge e chissà tra 60 giorni se sarà ancora valido”. E poi: “Che valore dare a questi voti?”, “come? ci tolgono il giudizio globale? Per 30 anni abbiamo lavorato in un modo e adesso ci chiedono di buttare a mare tutto, ci tolgono la professionalità”. Le ragioni di queste obiezioni e paure sembrano abbastanza incomprensibili. Però ci sono. Cosa risponde?
Partiamo dai contenuti del decreto. Perché è un decreto legge che prevede alcune novità. Partiamo dalla prima, l’introduzione dell’educazione civica: io credo che sia un provvedimento di civiltà e di buon senso perché i ragazzi a scuola non devono solo imparare le materie fondamentali ma anche a diventare dei cittadini consapevoli dei loro diritti ma pure dei loro doveri. E allora, Aldo Moro aveva introdotto lo studio dell’educazione civica, che poi nel tempo è stata accantonata e ritenuta materia di serie B. Io credo che per favorire l’integrazione oltre che per formare i nostri ragazzi lo studio dell’educazione civica sia importante: conoscere i princìpi della Costituzione, le nostre istituzioni. Per altro io intendo per educazione alla cittadinanza anche l’educazione ambientale, l’educazione a tenere corretti stili di vita, ossia l’educazione alla salute. È un concetto ampio che rimanda allo studente come persona e non come a una scatola in cui immettere nozioni. L’insegnante poi chiedeva lumi sul ritorno ai voti, tra cui il voto in condotta. Perché il ritorno ai voti? Ho constatato che negli ultimi anni il giudizio era diventato sempre più fumoso, meno comprensibile, una specie di giro di parole per non dire con chiarezza il livello di conoscenza, di profitto raggiunto dal singolo studente. Secondo me il ritorno ai voti è un elemento di chiarezza, un 5 è un 5, un 7 è un 7. Al limite si può ragionare, come per la scuola elementare anche per la scuola media, dell’affiancamento al voto del giudizio, che diventa motivazione e per spiegare il voto conseguito nella singola materia. Ma, ripeto, il ritorno al voto mi sembra un elemento di chiarezza importante per rendere più serio e rigoroso il giudizio degli studenti alla scuola media. Una scuola che rappresenta un punto di criticità perché dopo che le si è tolto il latino, le ore di italiano, di matematica eccetera, il risultato è che – riflettiamo su un dato preciso – dopo il primo anno di scuola superiore in una regione come la Lombardia il 25 per cento dei ragazzi non si iscrive al secondo anno. La dispersione scolastica è una dispersione pesante a significare che il passaggio tra la scuola media e quella superiore, qualunque sia l’indirizzo, è traumatico. Quindi, il ritorno ai voti rappresenta un elemento di chiarezza. Penso che dobbiamo fare delle scelte anche sulle materie fondamentali come l’italiano, la lingua straniera, la matematica, le scienze e su queste materie concentrare lo studio dei ragazzi. La scuola media secondo me va un poco rivista e, in questa ottica, il ritorno al voto è un elemento per misurare in maniera precisa il profitto conseguito nelle singole materie. Se poi, come accade nelle scuole elementari, si vuole affiancare al voto un giudizio non c’è problema, nel senso che questo può essere elemento utile a comprendere e indagare le motivazioni di un determinato profitto. Però penso che il voto sia un elemento di ordine, di semplicità che è utile a misurare in maniera precisa il risultato senza utilizzare giri di parole. Quanto all’applicazione della legge, tranquilli, il decreto verrà regolarmente approvato dal Parlamento. Non ho alcun dubbio su questo.

Un preside di un liceo non statale (in questo caso cattolico, ma la questione è identica anche per quelli laici o di altre confessioni religiose) dice che secondo un dossier dell’associazione genitori Agesc da lei citato nella sua audizione alla Camera il 19 giugno scorso, il risparmio per l’erario determinato nell’anno corrente dall’esistenza delle scuole non statali è di circa 5 miliardi e mezzo, a fronte di un contributo di circa 500 milioni di euro. Sembra di capire che la parità scolastica, analogamente al federalismo fiscale, convenga allo Stato anche sul piano dei conti.
Devo dire che la scuola (e anche la discussione intorno alla scuola non statale, paritaria lo mette in evidenza) è uno dei settori in cui più si accendono i conflitti ideologici. Io in quella prima audizione alle Camere ho messo in evidenza come credo che si debba superare questa dicotomia, questo ritenere la scuola statale una cosa diversa da quella paritaria, il lanciare invettive contro la scuola paritaria; perché la scuola è sempre pubblica, sia quando è gestita dallo Stato, sia quando non lo è. E di conseguenza credo che noi dobbiamo adoperarci per elevare la qualità media della scuola, sia essa statale o non statale. E soprattutto dobbiamo rendere concreto e attuare il principio costituzionale della libertà di scelta in capo alle famiglie. Oggi nel nostro paese questo è un principio ancora compresso, non tutelato nella sua concrettezza, ci sono buone scuole statali, buone scuole non statali e viceversa. Cerchiamo di ragionare insieme per elevare la qualità media delle scuole. Poi è un dato di fatto che i genitori che decidono di mandare i propri figli nelle scuole paritarie determinano un risparmio per lo Stato e pagano di tasca propria per l’educazione dei figli. Questo è un elemento su cui ragionare. Certo, questo riportato dal preside è un dato oggettivo.

Un genitore: pago 3.500 euro per la scuola elementare non statale di mio figlio. Quanto costa all’anno un alunno in una scuola pubblica compresi gli ammortamenti per l’edificio che la contiene?
Oddio, qui su due piedi… ma i dati mi pare li abbia pubblicati anche lei su Tempi, no?
Sì, eccoli…
Appunto. Si tratta dei dati che ci ha dato la Commissione tecnica per la finanza pubblica (Ctfp), incaricata di fare chiarezza sui bilanci ministeriali. Ricordo che non si tratta di commissione creata da Giulio Tremonti, ma da Padoa-Schioppa. Sì, i dati sono questi: «Nel 2004, la spesa media pro capite per ciascuno studente era di 6.230 euro, così distribuita: 5.000 euro a studente nella scuola dell’infanzia, 6.200 nella primaria, 6.400 secondaria di primo grado, 6.600 secondaria di secondo grado. Per gli anni successivi non abbiamo dati ufficiali. Ma considerati gli aumenti di spesa per contratti del 2005, la Commissione ha stimato che ci sia stato un incremento di spesa del 7-10 per cento, arrivando così a un costo per la collettività per ogni studente che frequenta le scuole statali che sfiora in media i 7.000 euro, con un minimo di 5.300 per la scuola d’infanzia ai 7.200-7.300 di costo pro capite per gli studenti della scuola secondaria». C’è già tutto qui. Bravi.

Un altro genitore: ma è davvero così impossibile e immorale dare un voucher alle famiglie affinché possano spenderlo nella scuola che vogliono? Aggiungo io: si riuscirà a smuovere qualcosa su questo versante, come è stato fatto in Lombardia e Veneto, o la libertà delle famiglie resterà solo appannaggio dei ricchi e di quanti fanno immensi sacrifici per poterla esercitare? È mai possibile che mia nipote, italiana, ha frequentato per un anno una scuola privata, e per giunta cattolica, in Gran Bretagna, un paese non proprio filocattolico, ma siccome è una scuola di eccellenza lo Stato la finanzia e gli iscritti non versano una sterlina, mentre qui in Italia sembra funzioni esattamente al contrario, più fai una scuola di qualità e meno sei incentivato ad esistere?
Io credo che in Italia sia urgente una riforma del diritto allo studio e, ripeto, interrogarsi su come si possa attuare il principio costituzionale della libertà di scelta delle famiglie. Allora, denunciamo le cose che non funzionano, ma guardiamo anche alle buone pratiche. Per esempio la Regione Lombardia ha introdotto il principio della dote da dare agli studenti, credo che possa essere un percorso. Certo, abbiamo la necessità di liberare risorse per poter garantire la libertà di scelta, ma anche per premiare gli studenti, i ragazzi più meritevoli, con le borse di studio, con i prestiti d’onore, con i voucher. Sono moltissimi gli elementi che possiamo utilizzare, occorre però non dividerci da un punto di vista ideologico, ma pragmaticamente assumere le scelte più proficue, fare le scelte che ci consentano di aumentare la possibilità di far studiare i ragazzi indipendentemente dalle condizioni sociali di partenza.

Il direttore di una cooperativa sociale che da dieci anni si occupa di recuperare ragazzi definiti “a disagio”, con una situazione di sostanziale abbandono del percorso scolastico, chiede se e quali riconoscimenti giuridici e risorse economiche potranno ricevere dallo Stato queste esperienze di sussidiarietà no profit di educazione e formazione professionale.
Io credo che innanzitutto dobbiamo vedere la formazione professionale come una scuola di serie A. Non tutti i ragazzi si devono necessariamente iscrivere al liceo classico o scientifico, anche la formazione professionale è una scuola molto importante per il paese. Spesso il mercato del lavoro richiede professionalità che noi non abbiamo, quindi io intendo dare dignità a questa tipologia di scuola e credo di averlo dimostrato anche in Finanziaria, laddove si è previsto che si possa adempiere l’obbligo di istruzione anche attraverso i percorsi della formazione professionale. A significare l’importanza di quel tipo di studi. Peraltro riqualificare la formazione professionale significa anche combattere la dispersione scolastica. Pertanto tutte le iniziative profit e no profit che vanno nella direzione di aiutare i ragazzi a imparare una professione, acquisire una professionalità (tra l’altro intercettando le esigenze delle imprese e del mercato) vanno sostenute. Al Meeting di Rimini ho avuto l’occasione di conoscere l’iniziativa della Piazza dei mestieri di Torino e credo che possa essere declinata anche in altre regioni d’Italia. È un esempio virtuoso di come recuperare i ragazzi dalla strada e maturare un’esperienza che consenta di trovare un lavoro.

Una laureata iscritta al secondo anno della Ssis chiede: la Ssis è stata giustamente da lei abolita, ma a noi del IX ciclo è stato concesso di concluderla. Una volta finita la Ssis, con tutto il tempo e i soldi spesi (2.000 euro l’anno circa), saremo abilitati e inseriti in graduatoria? In caso contrario, di quale sarà il nostro destino?
La ringrazio per questa domanda, perché il tema delle Ssis mi consente di affrontare anche il tema del precariato. Voglio fare una piccola digressione perché in genere il tema del precariato sembra essere appannaggio della sinistra. In realtà io e tutto il governo abbiamo presente che è un piaga sociale gravissima, perché moltissimi ragazzi (nel campo della scuola, ma non solo) non sono in grado di organizzare la propria vita, il proprio matrimonio perché non hanno un’occupazione. Questo è il frutto di un errore macroscopico che è stato fatto nel mondo della scuola: si è sovrastimata la capacità della scuola di creare posti di lavoro. Oggi abbiamo una sproporzione tra il numero degli insegnanti e il fabbisogno oggettivo della scuola. Il governo prende atto che negli ultimi dieci anni la spesa del ministero della Pubblica Istruzione è stata una spesa fuori controllo, che è aumentata del 30 per cento in dieci anni, siamo passati da 33 miliardi di euro nel ’99 a 43 miliardi nel 2008. Con un aumento del 30 per cento senza investimenti in qualità, innovazione, in laboratori, in edilizia scolastica. Oggi abbiamo il 97 per cento delle risorse bloccate in stipendi bassi, persino l’Ocse dice che l’Italia spende molto per pagare poco gli insegnanti. Quindi si è creato il precariato e si dà uno stipendio da fame agli insegnanti. Bisogna voltare pagina. In che modo? Intanto dicendo le cose come stanno. Io ho preferito dire anche delle verità scomode, ma non assecondare questo tentativo di rinvio della soluzione dei problemi e intanto di creazione del precariato.
Concretamente come ha tradotto questa attenzione al mondo dei precari e a chi già frequentato per due anni le famose Ssis?
Con la moratoria sulle Ssis, perché la Finanziaria 2007 aveva chiuso le graduatorie e nonostante questo le scuole di formazione per gli insegnanti della scuola secondaria funzionavano ininiterrottamente, sfornando personale che non aveva nemmeno accesso a una graduatoria, non solo non c’erano i posti di lavoro ma nemmeno la graduatoria. Questo vale particolarmente per i ragazzi del IX ciclo. Io ho istituito una commissione presieduta dal professor Giorgio Israel che in breve tempo darà delle risposte al problema. Il mio intendimento è di riaprire le graduatorie fino al 2008, in modo che i ragazzi che hanno frequentato le Ssis e si sono pagati una scuola oltre i costi dell’Università, possano accedere a una graduatoria. Poi credo che il meccanismo di formazione vada rivisto. Possiamo avere un anno solo invece di due, in modo che la gente cominci prima a lavorare, ad avere un posto di lavoro, credo che quell’anno non vada impiegato in uno studio teorico, visto che si tratta di ragazzi laureati che hanno già fatto 5 anni di univerità, serve invece un’esperienza in classe, quindi di rpaticantato e al termine un concorso. A breve col prof. Israel illustreremo quella che è la nostra proposta. Io sento che il problema di questi ragazzi del IX ciclo rappresenta l’emblema di un modo di procedere, in cui per non dire di “no” si dice di “sì”, ma in realtà senza avere gli elementi per farlo. Oggi noi abbiamo migliaia di precari. Tra l’altro mi spiace perché ho detto che io, Sacconi, Bondi, Brunetta, stiamo pensando a quali risposte dare al precariato. Con la Finanziaria non licenziamo nessuno, nel senso che gli insegnanti di ruolo vanno avanti a fare il proprio mestiere, il problema è che le aspettative dei precari invece rischiano di essere disattese. Rispetto a questo nessuno ha mai immaginato un impiego nel turismo, semplicemente stiamo cercando di individuare strade alternative. Per esempio, mentre c’è un esubero di insegnanti in materie umanistiche, c’è una mancanza di insegnanti di matematica, delle lingue. E poi nell’ambito della cultura forse si possono trovare nuove professionalità, ma nessuno ha mai pensato di mandare gli insegnanti a fare le guide turistiche; questa è cattiva informazione che sfrutta i timori delle persone in difficoltà per attaccare il governo e creare panico.

Uno studente universitario osserva: faccio economia e se dovessi fermarmi alla laurea triennale, avrei le stesse possibilità che se fossi appena uscito da un liceo giuridico economico. Non si potrebbe capire un modo per far realmente valere queste lauree? Non sarebbe meglio tornare al buon vecchio metodo dei 4 anni, visto che è aumentato esclusivamente il numero degli esami inutili con la triennale?
Io credo che la scelta del 3+2 abbia incontrato poco successo perché probabilmente si pensava in questo modo di costruire una laurea breve, che poi agevolasse l’ingresso nel mondo del lavoro. Ora piovono critiche da ogni parte, dagli accademici e dagli intellettuali. Io però dico con schiettezza che vedo veramente difficile il ritorno al passato. Cosa si può fare allora? Rendere la laurea breve aderente alle esigenze del mercato, questo sì che occorre farlo, altrimenti ragazzi sono costretti a fare per forza i 5 anni. Occorre aprire un riflessione e va trovata una modalità che faccia sì che i ragazzi con laurea breve rispetto a chi ha un diploma di superiore possano avere chance in più.


Una docente di lingua inglese: le posso assicurare che tra i docenti appassionati del proprio mestiere, l’essere di destra e di sinistra non fa difficoltà. C’è una solidarietà e un sostenersi nella fatica di fare scuola oggi che non rispecchiano assolutamente quel clima di animosità e guerra intestina che talvolta si legge sui giornali. Piuttosto: gli insegnanti di sostegno sono stati diminuiti e l’alfabetizzazione dei bambini che arrivano da tutto il mondo è una chimera. Tutto ciò rallenta il lavoro in classe, precludendo la possibilità di approfondimento e valorizzazione degli studenti più desiderosi di imparare, e mettendo in grave difficoltà chi dovrebbe essere seguito singolarmente. Sostegno all’handicap e integrazione degli studenti stranieri. Come si fa?
Grazie anche per questa domanda, perché tra la controinformazione della sinistra e la cattiva informazione di qualche giornale si è finito per dire che il governo vorrebbe ridurre o diminuire gli insegnanti di sostegno. Non è vero. Una delle peculiarità della nostra scuola è la figura dell’insegnante di sostegno. Noi non abbiamo intenzione di fare venire meno questa figura, anzi. Ci sono progetti (come “I Care” del governo precedente) che riguardano ragazzi disabili e noi vogliamo portarli avanti. Per quanto riguarda gli stranieri, invece, io credo che la scuola sia l’istituzione principe dell’integrazione. Dare la possibilità agli studenti immigrati di conoscere la nostra lingua, ma anche le nostre istituzioni, il nostro paese, è fondamentale. Oggi il problema è di tipo didattico e di organizzazione della didattica. Oggi spesso questi ragazzi stranieri sono messi in classe indipendetemente dal livello di conoscenza della lingua, col risultato che si rallenta l’apprendimento di tutti. Allora occorre cambiare i meccanismi di spesa così da liberare risorse per fare corsi pomeridiani di italiano per i ragazzi che non lo sanno. Io credo in una figura come quella del mediatore culturale, nei corsi di lingua. Altrimenti i ragazzi non riescono a proseguire. Partiremo con alcuni corsi sperimentali di italiano anche al pomeriggio per favorire l’intergrazione.


Una mamma chiede ragguagli circa la reintroduzione della figura del maestro unico, o prevalente; e si dice preoccupata (visto che lavora) della possibile abolizione («stando a quel che si è letto sui giornali») del tempo pieno.
Abbiamo reintrodotto la figura del maestro unico perché il bambino nei primi anni di esperienza scolastica ha bisogno di avere nell’insegnante un punto di riferimento e una guida. A quell’età, sei, dieci anni, non serve uno specialista di italiano e di matematica. Serve una persona che rappresenti la continuità della figura della madre, del genitore. Tra l’altro, facendo venir meno la compresenza vi è la possibilità di affiancare al maestro prevalente un insegnante di inglese (nel caso che il maestro non conosca la lingua straniera), così da liberare risorse anche per il tempo pieno. Quando la sinistra dice che il ministro vuole eliminare il tempo pieno, dice una falsità. Non ci sfugge quanto sia importante il tempo pieno per le famiglie dove entrambi i genitori sono occupati e di conseguenza diventa anche una necessità sociale quella di avere nella scuola la possibilità di lasciare i figli quando la mamma è al lavoro, di conseguenza nessuno vuole l’abolizione del tempo pieno. Anzi, utilizzando meglio gli insegnanti si ha la possibilità di potenziare il tempo pieno e di consentire comunque l’insegnamento della lingua straniera. Si tratta dunque di una preoccupazione del tutto ingiustificata e di falsi allarmismi fatti circolare ad arte dalla sinistra. Voglio infine ricordare che la figura del maestro unico c’è in paesi come la Finlandia, la Germania, la Francia e la Svezia. Paesi dove non mi pare che la scuola elementare sia peggiore della nostra.

 

 

destralibertaria.it

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 23:38

Una moratoria ambientale

di Paolo Feliciotti

Per il rispetto dei parametri di Kyoto e per il raggiungimento dell’obiettivo 20-20-20, è necessaria una forte sensibilizzazione. Le previsioni dell’Ipcc (Comitato Intergovernativo per i Cambiamenti Climatici) ci impongono di trovare quei rimedi, per quanto meno rallentare il riscaldamento globale. “Ritengo che occorra una grande campagna di sensibilizzazione. Ne va della salute del pianeta, quel pianeta che abbiamo il dovere di consegnare alle generazioni future in uno stato di integrità. Il diritto ad un ambiente salubre è assimilabile al diritto alla salute ed alla vita dell’uomo. Per questo Fareambiente propone, così come è stato per la pena di morte, una moratoria per i diritti ambientali” - con queste parole il Presidente di Fareambiente Vincenzo Pepe concordando con il Ministro Stefania Prestigiacomo che il grande sforzo richiesto all’Europa potrebbe rivelarsi insostenibile e inaccettabile senza la partecipazione delle potenze industriali emergenti, lancia una moratoria per i diritti ambientali e preannuncia dimostrazioni davanti alle Ambasciate di quelle nuove potenze industriali che ancora si ostinano a non voler sottoscrivere il protocollo di Kyoto. Pepe aggiunge: “credo che il buon esempio al risparmio energetico, debba venire dagli enti pubblici e dalle amministrazioni locali, attraverso l’impiego di fonti energetiche rinnovabili. E’ inconcepibile che esistano ancora, nei condomini delle città, impianti di riscaldamento a carbone. Ritengo illogico che si chiudano i centri urbani alle autovetture più inquinanti per poi lasciar circolare autobus alimentati con diesel. Serve uno sforzo responsabile al di là di demagogici calcoli politici.

L’ambiente non è né di destra né di sinistra, è un valore che appartiene a tutti“. La posizione di conflitto venutasi a creare a Lussemburgo tra il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo e le posizioni di Francia e Germania nella discussione sul pacchetto emissioni-energia, durante il Consiglio dei Ministri dell’Ambiente europei, ha visto il Presidente di turno dell’Unione Europea - il presidente francese Nicolas Sarkozy – aprire ad una posizione di compromesso, dopo aver dichiarato che ”Abbandonare il pacchetto di misure per ridurre le emissioni inquinanti sarebbe drammatico e irresponsabile“. ”L’Ue non deve abbandonare i tre obiettivi del 20% per arrivare a dicembre a una decisione sul pacchetto clima“ – ha aggiunto Sarkozy. Il professor Franco Prodi, dell’istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr, è convinto che uno sforzo unilaterale solo dell’Europa non sia sufficiente a determinare un livello apprezzabile di gas serra su scala globale, ma occorre il contributo di tutti gli altri. Per affrontare il problema dei cambiamenti climatici è necessaria una drastica riduzione dei gas serra, per questo occorre un impegno comune, bisogna concentrare le forze di tutte le potenze industriali affinché accettino di assumere gli stessi impegni forti posti dall’Unione Europea. Non possiamo certamente rallentare il processo di sviluppo economico industriale, ma dobbiamo certamente fare in modo che avvenga in armonia con l’ambiente. Torniamo ancora una volta al concetto di sviluppo sostenibile, a noi tanto caro.

 

www.opinione.it

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 23:08

Qualcuno era camerata - contro le ipocrisie del centrodestra

Un mio video per ricordare da dove vengono i vari aennini che oggi si dichiarano antifascisti; nel video c'è un compendio delle frasi di Fini di qualche anno fa che, se confrontate con quelle di oggi, fanno ben comprendere che tipo di persona sia il presidente della Camera. Il video vuole mostrare anche il deprecabile percorso operato da Fini, dal MSI al PDL, passando per AN.

Grazie a La Destra Contursi Terme (provincia di Salerno) per aver citato e proposto il video sul loro sito.

 

orizzonteitaliano.myblog.it

 
 
 
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:58

Il Blocco Studentesco alla testa degli studenti

Roma: perdono colpa i traditori del Sessantotto. Gli antifascisti mestamente in coda
È un corteo diviso fra testa e coda. In testa Blocco Studentesco e in coda gli studenti «antifascisti». Questi ultimi hanno avuto attimi di indecisione e, giunti in via Cavour all'altezza di via dei Serpenti, avevano deciso di modificare il percorso della loro manifestazione per dirigersi verso il ministero dell'istruzione. I rappresentanti delle diverse scuole Aristofane, Albertelli, Tasso, Virgilio ed altre avevano preso questa decisione dopo essersi consultati fra di loro. «Noi siamo studenti antifascisti - ha raccontato Valentina - non esiste un corteo apolitico e Blocco si è impossessato della manifestazione e noi vogliamo dissociarci». Nella capitale circa 5-6 mila studenti, a detta degli organizzatori, stanno manifestando in un corteo organizzato dalle scuole superiori del IV municipio della città contro la politica del governo in materia di istruzione. Al corteo, partito intorno alle ore 10 da piazza della Repubblica e arrivato in piazza Venezia, partecipano anche studenti di altri licei della capitale e qualche universitario. Durante il percorso c'è stata una spaccatura fra testa e coda. Davanti il "Blocco Studentesco" di estrema destra (che ha intonato il coro «Duce, Duce») e in coda gli studenti antifascisti. Una volta giunti in via dei Fori Imperiali i 500 studenti di sinistra (sì e no un decimo del corteo del Blocco...) sono stati convinti però dalle forze dell'ordine, che hanno sbarrato con un cordone l'accesso verso il Colosseo, a proseguire con il percorso concordato e raggiungere la testa ormai arrivata in piazza Venezia.
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:54

Avanti Fiamma!

Sabato 15 Novembre 2008, presso il Centro Congressi Cavour, sito in Via Cavour 52/a, si svolgerà la Riunione del Comitato Centrale del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, dalle ore 10:00 alle 14:30 (possono partecipare solo i componenti del Comitato Centrale). L’Assemblea sarà preceduta, dalle ore 9:00 alle ore 10:00, dalla Riunione della Segreteria Nazionale. Ordine del giorno: 1) Nuova legge elettorale per le elezioni europee; 2) Esiti Congressuali de “La Destra”; 3) Risultati delle elezioni provinciali in Trentino Alto Adige; 4) Segreteria generale del Congresso.

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:51

STUDENTI IN RIVOLTA: QUESTA VOLTA PRENDETE BENE LA MIRA

di Ambrogio Crespi - Spesso le rivolte dei giovani sono state senza costrutto, uno sfogo di rabbia che non ha cambiato lo stato delle cose e le ragioni stesse del disagio lasciato in eredità di generazione in generazione.
rivolta_studenti_fm.jpgPensare che il sobbuglio nelle università di questi giorni sia dovuto al taglio del 3%, tra l’altro nascosto stupidamente dal Governo e negato anche oggi dalla stessa Gelmini, è quento meno ingenuo.
Gli studenti contestano il futuro che viene loro lasciato che per la prima volta negli ultimi decenni è privato della speranza di essere migliore di chi li ha preceduti.
Berlusconi non capisce, parla di soldi, parla di se stesso a ragazzi che non possono condividere con lui il loro bene più prezioso, l’avvenire. C’è invece chi capisce benissimo e sta utilizzando questa rabbia per mantenere i propri privilegi,
I BARONI che rappresentano una delle più disgustose ipoteche sul futuro dei nostri ragazzi. LE BARONIE nell’università sono centri di nepotismo, uno dei più gravi “cattivi esempi” che la nostra società fornisce ai giovani.
I BARONI non sono interessati a sviluppare la ricerca e l’innovazione, nè tantomeno sono interessati alla formazione della nostra gioventù, sono una delle caste più ciniche e parassitarie che minano il nostro Paese.
Nessun talento, nessun merito o sacrificio vengono tutelati ma affari di famiglia o di famigli, fette di potere fatte di sopraffazione e arroganza.
Basta verificare quanti sono i dipendenti e i collaboratori che nelle singole facoltà portano con sfrontatezza il cognome del rettore di turno.
Ecco perché questa rivolta che è nata contro le mezze verità del governo deve alzare il tiro sui veri problemi dell’università, perché i tagli necessari siano selettivi e non colpiscano ma premino chi nelle università e nella scuola italiana ha un ruolo attivo e generativo.
Certo può sembrare difficile contestare chi poi decide il tuo futuro attaverso i voti e i giudizi, ma è l’unica strada per far crescere la leggitimità di una protesta che può diventare proposta. Ambrogio Crespi
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:51

Seppellito il riformismo, sono tornati alla politica con la clava

Il Circo Massimo è una grande piazza per i numeri, dai concerti di Antonello Venditti, allo scudetto della Roma con spogliarello di Sabrina Ferilli, ai festeggiamenti per il mondiale dell’Italia. È una piccola piazza per la politica. Cominciò Sergio Cofferati, ha finito ieri Walter Veltroni. Due milioni e mezzo di persone sono una cifra da sogno. La realtà dice molto meno. La politica toglie ancora qualcosa. Il Pd ha mobilitato meno persone di quella Cgil che protestava contro l’abolizione dell’articolo 18, ma in tutte e due le occasioni il leader ha volato basso. Cofferati stupì tutti con un discorso grigio che deluse chi sperava di sentire battere il cuore della sinistra. Veltroni ha provocato una tachicardia che rischia di essere mortale per il cuore riformista del Partito democratico.
Il discorso del capo del Pd è stato un tuffo nel passato. C’era tutto l’ultimo Berlinguer, quello che, pentito dell’unità nazionale, chiamava a raccolta tutto il radicalismo comunista per nascondere una sconfitta che si avvicinava a grandi passi. La stessa operazione ha fatto ieri Veltroni. La chiave del suo ragionamento è stata fondata sulla estraneità della destra rispetto al Paese. La diversità comunista era un dato ideologico e morale. La diversità veltroniana diventa oggi un connotato antropologico. Siamo oltre la damnatio che i vecchi comunisti agitavano contro i nemici del popolo, e siamo al di sotto della vis polemica che caratterizza gli scontri politici negli Usa e nella Gran Bretagna. Veltroni ha scelto la strada impervia della genetica superiorità morale della sinistra sulla destra. Non siamo tornati indietro. Siamo tornati alle palafitte e alla politica con la clava. L’ultimo Veltroni seppellisce il Veltroni blairiano e dialogante dell’esordio.
Forse è quella piazza che porta male alla politica. Al Circo Massimo si concluse, nel momento del bagno di folla, la carriera politica di Cofferati e forse al Circo Massimo è morto ieri il Veltroni riformista. È nato il capo di un partito radicale di massa, che resterà a lungo all’opposizione. Veltroni ha detto in buon italiano quello che Di Pietro avrebbe detto violentando sintassi e grammatica. Ha parlato il linguaggio di Furio Colombo, di Flores D’Arcais, di Travaglio e di Santoro. Ottima audience, fallimento elettorale alle viste. Per i riformisti di sinistra inizia un viaggio catacombale.
Autore: firewolf2 Categoria: ILGIORNALE Ore: 22:22

Occupazione liceo Manara

logo-pdl-berlusconi.jpgOggi, lunedì 27 ottobre 2008, il liceo classico statale Luciano Manara è stato occupato.
Alle ore 8.30 gli studenti arrivati regolarmente si sono trovati di fronte ad un Istituto occupato davanti al quale erano affissi striscioni con su scritte le seguenti frasi: “Per il libero sapere”, “Stand up for your RIGHT”, “il domani lo prendiamo con le mani - contro la Gelmini”, “Manara okkupato 2008″, “il Manara resiste”, “Horus libero”.
Sul momento è stata indetta un’assemblea “gestionale” in cui discutere dei contenuti della protesta, argomento deviato poi sull’organizzazione dell’occupazione. L’assemblea ha visto intervenire diversi studenti, favorevoli e contrari all’atto di protesta. Al momento in cui però hanno preso la parola gli studenti contrari sottolineando le modalità antidemocratiche con cui si svolge un’occupazione, gli stessi hanno posto agli studenti una domanda: chi di voi è in grado di venire qui a illustrare la riforma punto per punto?
La risposta è stata imbarazzante, perché dopo un colpevole silenzio si è tentato di deviare l’argomento sulle modalità in cui sarebbe stata svolta e gestita l’occupazione,cosicché gli studenti contrari sono usciti dal Liceo ormai occupato. Successivamente vi sono stati altri confronti internamente all’Istituto che hanno visto partecipare qualche professore che si dichiarava favorevole ad una protesta; allo stesso tempo alcuni professori si sono invece rifiutati di prendere parte all’assemblea rimanendo fuori dalla scuola, come anche alcuni studenti contrari all’occupazione in quanto mezzo di protesta violento, irrispettoso ed illegale ipoiché lede palesemente il diritto all’istruzione degli studenti contrari e la libertà dei professori di esercitare la loro professione.
Brian Carelli (An- PdL Monteverde), studente contrario all’occupazione nonché leader di un comitato anti occupazione nato spontaneamente dall’aggregazione di studenti contrari,dichiara:
“L’occupazione rompe ogni tipo di legalità e democrazia, è un atto illegale e per questo va condannato. Gli occupanti occupano senza un perché, in quanto ignari del testo del decreto del ministro Gelmini. Credo sia inoltre vergognoso che ALCUNI docenti siano intervenuti durante l’assemblea a favore della protesta contro la riforma perché schierati politicamente. La riforma combatte anche i professori militanti, cioè coloro che invece di insegnare arte, storia e letteratura fanno politica nelle scuole, che sono istituzioni libere e democratiche ma sopratutto di tutti”.
PdL Monteverde
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:14

Carte di Credito: saranno la prossima tempesta

fightclub.jpgTratto da ThuleBlog: I debiti degli americani sulle carte di credito sono sul punto di esplodere: saranno il prossimo uragano a colpire il gia’ fragile settore finanziario Usa. Quest’anno le insolvenze sono doppie rispetto al 2007. E l’anno prossimo… I debiti degli americani sulle carte di credito sono sul punto di esplodere e saranno il prossimo uragano a colpire il gia’ fragile settore finanziario degli Stati Uniti. Lo sostiene una societa’ di ricerca americana, Innovest StrategicValue Advisors, in un rapporto appena pubblicato. Le banche saranno costrette a svalutare ben $18.6 miliardi in conti di carte di credito insolventi nel primo trimestre del 2009 e $96 miliardi in tutto il 2009, piu’ del doppio rispetto alle stime relative al 2008. Per tutto il 2007, i “charge-off” sono ammontati a $26.6 miliardi, mentre la stima per quest’anno arriva a $41.5 miliardi. Da queste proiezioni, gli analisti di Innovest ritengono che si tratti di una cifra complessiva tale da poter creare danni non indifferenti ai bilanci delle maggiori societa’ emittenti di carte di credito, e cioe’ Visa, MasterCard e American Express.

Le svalutazioni del debito “tossico” sulle carte di credito per adesso stanno “sfidando la gravita’” se il paragone viene fatto con quel che sta accadendo sul mercato dei mutui, secondo Gregory Larkin, senior banking analyst di Innovest. Ma questo scenario e’ destinato rapidamente a mutare. “Se la storia e’ un indicatore da seguire - spiega l’analista - ci sara’ per le carte di credito un’impennata di insolvenze pari a quella che si e’ vista per i mutui, dove l’aumento e’ stato pari di otto volte”.

[Wall Street Italia]

Ma saranno la prossma tempesta o La Tempesta?

Girovagando di bolla in bolla; da quella dei mutui a quella petrolifera si sono accumulati titoli tossici, di future o speculatori in genere; quella delle carte di credito è molto legata ai mutui in quanto veniva garantita dalla casa su cui questo gravava.

Con la dispersione del rischio e dei pacchetti azionari confezionati ad arte dalla finanziarie, i tassi crescono a dismisura per chi è costretto alle carte revolvimg per pagarsi l’ ospedale (il modello che si vorrebbe adottare al Sud); il rischio è un effetto domino che rischia di arrivare anche da noi, essendo spesso finanziarie e grandi banche collegate.

Bisogna solo vedere se sarà questo o un altro nuovo mercato dove si gonfieranno i profitti prima di scoppiare in faccia a tutti.

Ah per la cronaca questo nuovo mercato c’è già sono le fonti rinnovabili…

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:59

La “Gelmini” e il nostro ‘68

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Tratto da IlFondo di Francesco Mancinelli:

Il nostro ‘68

Per noi il ‘68 era venuto
qualche anno avanti la contestazione
l’età della rivolta e del rifiuto
contro il sistema: la rivoluzione.

Allora noi eravamo bestie rare
quando vestire l’eskimo non era
una moda da vendere ai compagni
e cercavamo un basco per bandiera,
e cercavamo un basco per bandiera.

Ricordo i nostri fuochi a capodanno
quando i borghesi vestono di nero
e i proletari stappano moscato
ma freddo e notte cantavamo noi.

Emarginati e matti contro il mondo
che pullulava voglie e fregature
per giuramento crescere diversi,
tanta sete di rischio e d’avventure.

Ricordo la cantina dell’inferno
un luogo riservato ai bevitori
quando Guccini non cantava treni
e i maledetti amavano De Andrè
e i maledetti amavano De Andrè.

Poi la questura il 25 Aprile
per quattro scritti e una camicia strana
i vecchi partigiani e le paure
quelle sfide da rissa paesana.

Curcio aveva lasciato la parrocchia
leggeva il suo Marcuse nel Trentino
capelli troppo corti sulla testa
sputacchiavamo in faccia ai nostri beat.

Ma Kerouac era nostro si diceva
e quelli sono rossi e ben pasciuti
se la cultura era stile giusto
partivano fottuti quei lacchè,
partivano fottuti quei lacchè.

Le ragazze ridevano e la gente
odiava quei ragazzi tristi e matti
tra i libri gialli delle bancarelle
noi cercavamo Evola e Celine.

Il partito era fermo agli altarini
come l’Italia al Brennero col botto
le seggiolate contro Michelini
mentre s’avvicinava il ‘68.

Ma il ‘68 eravamo noi
contro i consumi per l’ecologia
contro lo sconcio delle vacche sacre
e un altro uomo e un’altra strategia.
e un altro uomo e un’altra strategia.

Un giorno ti telefona il gran capo
c’è l’università da ripulire
tu non prevedi, tu non puoi capire
che i sovversivi sono camerati.

Chissà che sghignazzate al Viminale,
chissà che sghignazzate i frammassoni
quando all’università della sapienza
qualcuno ha sollevato quei bastoni.

Era un casino : beh sono d’accordo
era un po’ duro prendere quel treno
tra un mucchio di pidocchi e di illusioni
giocare un ruolo “noi figli del sole”
giocare un ruolo “noi figli del sole”.

Che intanto si è rimasti nella merda,
che s’è pagato duro lo sapete
ma ora che si vende il ‘68
sento puzzo di morte e non mi va.

Il capo è ancor più vecchio e parla bene,
la gente rossa o nera è sempre cupa
faranno un grande Gulag tutti assieme
uniti, non si toccano i tabù.

Noi che cantiamo giovinezza a chili
l’abbiamo sempre vista liquidata
cerchiamo pezzi di rivolta usata
e l’immaginazione che non c’è,
e l’immaginazione che non c’è.

Noi siamo ancor più vecchi e sempre matti
vogliamo fare a pezzi gli steccati:
ragazzi, non mollate proprio adesso
che c’è una vita tutta da inventare.
Ragazzi, non mollate proprio adesso
ragazzi, non lasciatevi incastrare
ragazzi, non lasciatevi incastrare
ragazzi, non lasciatevi incastrare.

(Roma, Valle Giulia, 1° marzo 1968)

È adesso che si svende il ‘68…

La canzone, del 1981, che leggete in epigrafe è di Fabrizio Marzi. Il testo, credo sia di W. Jeder uno degli animatori dei Campi Hobbit, a metà degli anni ‘70.

Una fotografia lucida e spietata di ciò che accadde al nostro ambiente in quei lontani giorni di circa 40 anni fa, prima che tutta la marea montasse e diventaste tempesta.

Ebbene, il ‘68 ancora non era manovrato né dai turbo-capitalisti in accelerazione né dai neo-marxisti occidentali ma, soprattutto, non aveva ancora preso quella piega violenta, massimalista ed autodistruttiva che assunse negli anni successivi.

Non solo: tra gli esegeti intelligenti dell’area destro-radicale ante- ‘68 , qualcuno ebbe l’intuizione di dire che forse era ora di Cavalcare la Tigre invece di annegare nella logica reazionaria degli “Uomini sommersi tra Le Rovine” (e non certo per colpa di Evola ) o, peggio ancora, etero-diretti da terze entità nemiche infiltrate sin dal 1965.

Dopo le giornata di Valle Giulia, come tutti ben sappiamo, si era creato un clima disteso tra le varie componenti della contestazione studentesca. Si giocava insieme perfino a pallone. Non c’era commistione ideologica, ma neanche scontro frontale. Ci si tollerava e riconosceva come protagonisti ed interpreti generazionali di quella stagione.

Fu allora che Il Secolo d’Italia ed il Borghese (guidato dall’ultra atlantista Mario Tedeschi), dopo il 1° marzo 1968, cominciarono a pompare volutamente benzina sul fuoco, contro le occupazioni, contro la contestazione comuniste, contro la sovversione (e oggi sappiamo perfettamente, invece, che in tutta Italia le università e le scuole in mano alle varie componenti “di area destro-radicale” erano circa il 20, 30% ; come è altrettanto noto chi c’era stato in testa agli studenti durante gli scontri con i celerini a Valle Giulia… Per chi volesse approfondire, consiglio il dvd L’utopia della realtà, a cura di S. Provvsionato ed A. Baldoni - Istituto Luce, 2008, con le interviste ai protagonisti di quella giornata).

Dopo una settimana di quella provocatoria pompatura, arrivò il fatidico 16 marzo, sponsorizzato ed etero-diretto dal Viminale, interessato a rompere quel clima disteso e non conflittuale, ed assolutamente post-ideologico, quella strana convergenza da cui era partita la contestazione di Valle Giulia , ed in cui si stava peraltro lentamente incamminando la contestazione.

D’altra parte sappiamo perfettamente anche che c’era ben poco da salvare di quella cultura partorita nelle scuole e nelle università dal 1945, dal quel post-fascismo resistenziale, patetico, reazionario, bigotto, papalino, questurino e nostalgico e che, quindi, alcune istanze di riforma partorite dalle organizzazioni studentesche, erano più che legittime. C’era un mondo che stava mutando ed alcune cambiamenti soprattutto di costume erano allora irreversibili. Dopo gli articoli del Secolo e del Borghese arrivarono invece puntuali alla Sapienza di Roma, la mattina del 16 marzo 1968, i pugili di Caradonna ed Almirante e non certo per citare Evola o Pasolini o Del Noce: sappiamo tutti invece come andò a finire.

Fatte tutte queste premesse piuttosto scontate, ho un aneddoto da raccontare, una questione che da un po’ di tempo mi inqiueta profondamente.

Se ci avete fate caso, sono sei mesi che c’è un certo “Think Tank” all’opera, coordinato dalla “nuova destra nazionale”, con in testa la fondazione “Liberal” (dell’ex-marxista Adornato), affiancati dai più noti intellettuali pidiellini (non ultimo, Marcello Veneziani con un suo pericolossissimo articolo di questa settimana); un Think Thank “oliato al punto giusto” che sta soffiando sul fuoco dell’anti-sessanttottismo d’assalto, alimentando una sorta di vendetta anti e post-ideologica, 40 anni dopo; e chissà, forse anche per offrire paravento ideologico il famoso “taglio Gelmini” (8 miliardi in tre anni su una finanziaria non discussa un minuto in parlamento, soldi che non si sa come e dove andranno a finire).

Tenete anche presente, che molti ex-neomarxisti massimalisti di allora, oggi stanno a stipendio Mediaset e lavorano a stretto gomito con gli eredi legittimi degli ex-destro nazionali del 16 marzo 1968.

Quindi antifascisti e anticomunisti massimalisti uniti nella lotta.

Non vorrei, quindi, che sull’onda montante di questa sospetta, quanto inutile campagna anti-sessantottina succedesse qualcosa di brutto del tipo 16 marzo 1968, per ricreare una inutile tensione e le solite dinamiche contro-rivoluzionarie a cui siamo abituate in Italia da almeno duecento anni. L’Italia, d’altra parte, è una terra abituata a tali dinamiche di ricomposizione teleguidata (basta vedere le istanze più sane del Risorgimento e del Fascismo come si sono concluse). Insomma, c’è uno strano tam-tam in giro, e tira una brutta aria: ha iniziato l’ex ministro dell’interno Francescco Cossiga, ha continuato Berlusconi con il richiamo alla disciplina ed alle forze dell’ordine, e c’è chi parla di chiusura dei Centri Sociali di tutti i colori. Adesso si parla addirittura di una contromanifestazione in appoggio al governo e alla Gelmini… Bha.

Non mi stupirei che, ad opera dei “paladini della reazione”, accadesse un analogo episodio tipo 16 marzo 1968, davanti a qualche scuola o dentro qualche facoltà universitaria occupata, con la scusa che “gli studenti hanno diritto di studiare”, e che la scuola deve mutare registro ed allinearsi alla nuova visione post-ideologica, trasformista, liquefatta, tecnocratica; la famosa rivoluzione delle tre ” i” avviata dalla Moratti (Informatica-Inglese-Internet). Spiazzando di fatto nella comunicazione, nel linguaggio e nel posizionamento politico, l’ottimo lavoro svolto fino ad oggi dalle componenti della destra radicale studentesca tipo Blocco Studentesco o Lotta Studentesca, nonché da alcune frange addirittura non incardinate nelle organizzazioni, che per una volta hanno capito che con la riforma Gelmini si sta smobilitando di fatto la scuola pubblica.

I ragazzi del Blocco e di Lotta studentesca si sono chiesti pubblicamente, riscuotendo notevole consenso tra gli studenti, perché i soldi invece che prelevarli dalla scuola pubblica italiana, il governo non se li procura con la chiusura delle inutili 113 basi americane di occupazione, che paghiamo con le nostre tasche dal 1945; perché - ancora - invece di smobilitare gli occupatori, vanno a togliere i maestri elementari dalle elementari e tagliano la ricerca e e liquidano l’università pubblica…

Se accadesse qualche episodio codino e reazionario , molti dei ragazzi del Blocco e Lotta studentesca che hanno avuto una buona visibilità sui media, si ritroverebbero nuovamente e automaticamente, come dopo il 16 marzo 1968, “fuori del movimento ” e nelle vesti dei soliti manovali- picchiatori, dei provocatori infiltrati per conto di Berlusconi .

E la sinistra non aspetta altro che pilotare in esclusiva una nuova battaglia contestativa e riformista su un problema causato peraltro e immassima parte proprio dal suo malgoverno decennale: ale appena la pena ricordare che la manovra di azzeramento della scuola pubblica ha avuto un picco proprio con l’ex ministro Berlinguer, già dal 1997.

Ci sono quindi tutti gli ingredienti, giornali, tempi, i Think Tank teleguidati , e perfino i personaggi necessari adatti per questo “16 marzo 1968 reiterato”, per un nuovo autunno caldo , per una nuova stagione conflittuale e violenta tutta a beneficio dei soliti equilibri di potere.

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:58

La Crisi mondiale

E se per magia i grattacieli dove sono conservati i dati dei nostri debiti di tutto il mondo implodessero? Con se si cancellerebbe il debito mondiale in un istante, senza alcuna ripercussione.

Il Fight Club è già realtà

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:21

Giustizia per Gabriele

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Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:20

Gioventù Italiana: Siamo estranei ai fatti del Newroz di Pisa

24102008004.jpgAbbiamo potuto constatare una vera e propria campagna di diffamazione nei nostri confronti cominciata con l’articolo apparso domenica sulla cronaca de la Nazione di Pisa. Sono molto gravi e infondate le accuse che i centri sociali lanciano dal quotidiano toscano. Gioventù italiana infatti non ha nulla a che fare con gli attentati esplosivi contro il centro sociale di sinistra newroz di Pisa . Riteniamo dunque gravi quanto pericolose le dichiarazioni di ieri per cui la mano di questo ignobile gesto sarebbe da attribuibile ai militanti di Gioventù Italiana. Il nostro movimento ripudia ogni forma di violenza politica e fisica pertanto riteniamo vergognoso che nel 2008 si possano ancora concepire attacchi e intimidazioni sia a destra che a sinistra. Per lo stesso motivo crediamo che sia in atto una forma di violenza contro i nostri militanti e contro il nostro partito , infatti questa opera di diffamazione mezzo stampa porterà ad un innalzamento della tensione in maniera immotivata contro i nostri esponenti e militanti. Nell’articolo viene citato uno striscione firmato Gioventù italiana che sarebbe stato affisso nei pressi del centro sociale qualche sera prima , e sempre per i firmatari dell’articolo l’attentato di sabato sera sarebbe da ricondurre a chi ha affisso tale striscione. Ovviamente non esiste alcuna correlazione tra le due cose e chi dichiara questo lo fa senza prova alcuna.Inoltre sullo striscione non vi era la presenza di nessun simbolo se non la dicitura Gioventù italiana e una frase in ricordo della rivolta di Budapest del 56 contro l’invasione sovietica e dunque niente a che vedere con i fatti di Sofia che hanno visto al centro dell’attenzione gli ultras italiani

Penso che i centri sociali abbiano fatto un po di confusione pertanto chiederemo ufficiale rettifica da parte de La Nazione e che la sigla Gioventù italiana non venga accostata senza motivo a fatti di questo genere.

Siamo altresì preoccupati per il possibile innalzamento della tensione politica nei confronti dei nostri militanti impegnati in questi giorni in volantinaggi e assemblee nell’Ateneo pisano

Luca Lorenzi

Saverio Pellegrini

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:13

Circo Massimo: poche luci e tanta ombra

di Marco Cedolin

Sarebbe facile liquidare la grande manifestazione del PD al Circo Massimo, semplicemente ironizzando sul fatto che questa adunata dell'opposizione ombra, con il suo corredo di viaggi a Roma pagati dall'organizzazione e migliaia di bandierine ancora inamidate distribuite gratuitamente, somiglia drammaticamente a quella del dicembre 2006 organizzata da Berlusconi, stessa demagogia distribuita a piene mani, stessa ricerca della partecipazione oceanica (siamo 2 milioni), stessa ostentazione di una "diversità" assolutamente inesistente fra due forze politiche che da 15 anni si specchiano l'una nell'altra alternandosi nella spartizione delle poltrone che contano.

Ascoltando le parole di Walter Veltroni, leggendo gli slogan che adornano i manifesti coniati dal PD per l'occasione e gli striscioni srotolati dai manifestanti, non si tarda però molto a rendersi conto di come la commedia dell'assurdo messa in scena al Circo Massimo meriti qualche riflessione in più in virtù della veemenza con la quale Veltroni rivendica il diritto ad "uscire dall'ombra" per diventare opposizione, non soltanto di Berlusconi ma anche e soprattutto del suo stesso partito.

Dice Veltroni fra le tante cose: "Tornano indietro gli artigiani, gli operai. C'è stato un tempo in cui la fatica, i sacrifici e il talento, la specializzazione, davano dignità al lavoro e permettevano anche di metter su un laboratorio in proprio,...

... e poi magari una piccola fabbrica. L'ascensore sociale funzionava, le condizioni di vita miglioravano. E comunque c'era la speranza che questo potesse accadere".

E poi ancora: "Oggi come vive un operaio che fatica tutto il giorno, e che troppo spesso in questo Paese sul lavoro rischia la vita, per 1.200 euro al mese? Che speranza può avere di poter star meglio, se deve invece preoccuparsi di essere messo in cassa integrazione, di arrivare in fabbrica una mattina e di leggere nella bacheca di servizio che fra sei mesi si chiude perché la produzione si ferma? Tornano indietro le aziende, rischiano di tornare indietro i piccoli e medi imprenditori. Quelli che sanno mettere a punto nuove tecniche e creare nuovi prodotti, e che così hanno fatto crescere il Paese".

E ancora: "Su un muro di Milano qualcuno ha scritto: non c'è più il futuro di una volta. E' la cosa più grave. Ieri a vent'anni e a trenta si raccoglievano i frutti dello studio o già si lavorava, e comunque si pensava al domani convinti che sarebbe stato migliore rispetto alla vita vissuta dai propri genitori. Oggi i giovani italiani sono prigionieri della gabbia del precariato. Sono storie umilianti, e sono tantissime. La risposta ad un annuncio su Internet e l'invio di un curriculum, le cuffie in testa e il microfono per rispondere alle telefonate, i 1.200 euro lordi promessi dai selezionatori che diventano 800 e cioè 640 netti considerando i giorni effettivi di lavoro. Quattro euro l'ora. Una vita precaria e i sogni mortificati per quattro euro l'ora. Ma si accetta, perché con il contratto a scadenza si è sotto ricatto. E si accetta".

Per concludere "la nostra è una delle società più diseguali dell'Occidente, siamo uno dei paesi nei quali la forbice tra chi ha tanto e chi ha poco o niente si è fatta più larga".


Poi cambiando argomento e parlando di ambiente: "Davvero non si capisce perché se la Germania è riuscita a creare, nel comparto delle fonti rinnovabili, duecentomila posti di lavoro negli ultimi dieci anni, da noi non possa avvenire qualcosa di simile. O perché non sia possibile seguire l'esempio della California, che puntando sull'efficienza energetica ne ha creati un milione e mezzo".

Leggiamo sui manifesti e sugli striscioni: " Stipendi e pensioni così non va", "Ospedali più efficienza meno liste d'attesa", "Ricercatori universitari no ai talenti svenduti", "Chi nega il futuro ai precari nega il futuro al paese", e poi ancora "NO Dal Molin si alla democrazia", "più trasporto pubblico più risparmio per le famiglie", "Italiani Sveglia!!", " Istruzione = -7,8 miliardi, 131 cacciabombardieri F35 = 11 miliardi, più chiaro che così", "Editoria libertà e pluralismo", "Meno inquinare più riciclare per un'Italia da salvare".

Tutti pensieri e slogan, in larga parte condivisibili, che meriterebbero la massima dignità qualora a pronunciarli fosse il leader di un partito che fa opposizione in parlamento e nelle amministrazioni locali insieme ai suoi sostenitori che portano nel Paese quella stessa opposizione. Tutti pensieri e slogan che lascerebbero intuire come il PD sia una forza politica che aspira a contrapporsi all'imperante modello neoliberista che costruisce precarietà, annienta la dignità dei lavoratori, impoverisce le famiglie e distrugge l'integrità dell'ambiente.

Ma Veltroni e il suo partito (integrazione di due partiti esistenti da molti anni come DS e Margherita) cosa hanno fatto fino ad oggi e cosa stanno facendo attualmente che li ponga in sintonia con le frasi e gli slogan che hanno composto la coreografia del Circo Massimo?

Nulla, assolutamente nulla, in quanto sono sempre stati e continuano a rimanere supinamente appiattiti su quel modello neoliberista che in maniera abbastanza ridicola oggi fingono di contestare.

Veltroni e la consorteria politica che lo contorna non arrivano da decenni di opposizione, magari extraparlamentare, ma sono stati al governo fino a sei mesi fa e governano ancora attualmente la maggior parte delle regioni del Centro- Nord Italia insieme ad un cospicuo numero di province e comuni.

Durante gli ultimi 2 anni di governo gli uomini del PD non hanno varato una riforma del mondo del lavoro che contribuisse ad eliminare la precarietà, continuando al contrario ad immolare i diritti dei lavoratori sull'altare della "competitività" dispensando crescenti regalie agli amici di Confindustria. Non hanno varato una riforma dell'istruzione finalizzata ad impedire la fuga dei cervelli, limitandosi a lasciare che la perversa riforma Moratti continuasse a fare il suo corso.

Non hanno riformato la sanità nel tentativo di rendere più efficienti gli ospedali e più brevi le liste di attesa, ma si sono limitati a tagliare i finanziamenti per la spesa sanitaria. Non hanno "aiutato" le famiglie ad arrivare alla fine del mese ma hanno preferito aumentare le spese militari e destinare 11 miliardi di euro all'acquisto di 131 cacciabombardieri F35.

Non si sono battuti per la libertà ed il pluralismo dell'editoria ma hanno tentato a più riprese d'imbavagliare l'informazione. Non si sono contrapposti alla nuova base militare americana Dal Molin di Vicenza, ma al contrario ne hanno deciso la costruzione.

Non hanno seguito l'esempio della California o della Germania, preoccupandosi invece di mettere in cantiere decine di forni inceneritori e centrali a carbone e turbogas, annientando anche in prospettiva la raccolta differenziata e ripristinando perfino (pochi giorni prima di lasciare il governo) quei contributi cip6 per gli inceneritori che di fatto riducono al lumicino i finanziamenti per le fonti energetiche rinnovabili.

Non hanno finanziato il trasporto pubblico per le famiglie, abbandonando il servizio ferroviario per i pendolari ad un triste destino da terzo mondo, preferendo invece investire decine di miliardi di euro pubblici nella costruzione delle tratte TAV.

Sicuramente quella del Circo Massimo, al di là delle bandierine inamidate è stata una bella manifestazione, ricca d'idee, di calore e di argomenti pregnanti, ma con tutto ciò il PD di Veltroni cosa ha a che fare?

Marco Cedolin

http://ilcorrosivo.blogspot.com/
http://marcocedolin.blogspot.com/
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:11

Al Circo (Massimo) c'era l’Italia immobile, senza futuro e senza idee


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Non mi interessa sapere quanti erano i manifestanti al Circo Massimo anche se la matematica non dovrebbe essere un’opinione, e la smaterializzazione dei corpi dovrebbe esistere solo nei telefilm di Star Trek. Voglio invece parlare di chi c’era sabato scorso a Roma, in occasione della PD day.

C’erano innazitutto coloro che si autoproclamano riformisti. I riformisti pietrificati, che appoggiano i baroni delle università e le loro clientele, le maestre rosse che costringono bambini a scendere in piazza e i professoruncoli nostalgici delle loro idiozie sessantottine, alla ricerca di una nuova giovanezza militante. I riformisti che vogliono che nulla cambi, che si continui a sperperare risorse e a premiare ricercatori che non ricercano e ad ignorare chi merita e ha talento. C’era l’Italia dei mediocri, di chi si laurea in media a 28/29 anni, magari in Scienza della Comunicazione, e vorrebbe avere subito il posto sicuro, perché è un diritto e … via con l’apologia del precario.

C’erano anche le bandiere della CGIL: un’organizzazione fatta prevalentemente di pensionati, che ormai da tempo ha smesso di fare gli interessi dei lavoratori, per continuare a fare quelli di una casta potente, che si crede onnipotente. Un sindacato che è diventato un ingombrante macigno sul futuro dell’Italia, con posizioni fuori dal tempo, ormai unico baluardo a difesa dei fannulloni della Pubblica Amministrazione e che ancora pensa che i salari debbano essere assistenzialismo, mentre la produttività è una variabile ovviamente indipendente. Ma perché i lavoratori devono continuare a essere rappresentati da chi li ha portati ad avere gli stipendi più bassi d’Europa o da chi non è ormai in grado di difendere la loro sicurezza sui posti di lavoro. Eppure le bandiere della CGIL sventolavano e il contributo del sindacato al numero di manifestanti è stato probabilmente determinante: pranzo al sacco, pulman e gita a Roma, come al solito tutto pagato.

C’era anche l’Italia dei disvalori: il suo tribuno con il megafono arringava le folle, nel suo delirio ormai inarrestabile. Parla di regime e sta ogni giorno in TV a blaterare di morale e giustizia, quella giustizia ingiusta e militante che ti permette di fare carriera politica, senza preoccuparsi di chi è crepato ingiustamente in cella.

C’era l’Italia di Prodi, osannato anche da Veltroni durante il suo discorso, l’Italia delle tasse e dei no, dei Pecoraro Scanio (i verdi erano anch’essi al Circo Massimo) e dei Diliberto. L’Italia che si calò i pantaloni quando negoziò l’entrata nell’euro con un concambio umiliante e si li ricalò ancora quando negoziò gli sciagurati obiettivi italiani del Protocollo di Kyoto.

C’era l’Italia immobile, senza futuro, senza proposte, senza idee.

La nostra Italia è un’altra. Lasciatecela fare.

Autore: firewolf2 Categoria: L'OCCIDENTALE Ore: 21:09

NUOVA ONDATA DI CARTELLE PAZZE

Oltre 2,5 milioni di cartelle esattoriali errate.
Risarcimenti per tutte le vittime.
 
ROMA – “E’ arrivata la solita ondata di cartelle pazze – afferma Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani - Cioè richieste inesatte di pagamenti al Fisco a cui oramai siamo abituati e che periodicamente l’Agenzia delle Entrate omaggia ai contribuenti italiani”.
Sono in tilt i call center dello Sportello del Contribuente che stima che sono oltre 2,5 MLN le cartelle esattoriali errate notificate in questi giorni ai contribuenti italiani con importi richiesti a saldo errati per redditi soggetti a tassazione separata.
Il fenomeno delle «cartelle pazze», cioè sbagliate, ha colpito cittadini in regola il fisco che hanno compilato il quadro RM del modello Unico Persone Fisiche 2006, anno d'imposta 2005.
Le cartelle pazze - secondo Contribuenti.it - sono il geniale prodotto dell’Agenzia delle Entrate, degli Agenti della Riscossione e della Sogei che non sanno liquidare correttamente le imposte.
Purtroppo solo il 2% (50mila su 2,5 milione) delle cartelle pazze è stato individuato dal servizio di controllo interno dell’amministrazione finanziaria, prima della spedizione.
Secondo le stime di Contribuenti.it, l’Amministrazione finanziaria con le cartelle pazze, ha riscosso illegittimamente in 10 anni circa 8,9 miliardi di euro, di cui oltre 900 milioni per la sola imposta di bollo dovuta sui ricorsi.
Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani annuncia lo studio di «una mega azione di risarcimento danni contro le finanze per un controvalore di 2,8 miliardi di euro per tutti i contribuenti vessati dal fisco, che dal 1998 ad oggi hanno ricevuto oltre 46,2 milioni di cartelle pazze.
 
Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani
L’ufficio stampa  Infopress 3922026231
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:08

Università: Azione Universitaria (AN-PDL), aggressione in Sapienza, siano ripristinati libertà e diritti

au3.gifRoma: ” Siamo stati accerchiati, aggrediti verbalmente e fisicamente e si sono appropriati del nostro materiale: la sinistra e i collettivi non perdono il vizio di aggredire chi non pensandola come loro cerca di effettuare una libera informazione tra gli studenti e di difendere il diritto allo studio. Invitiamo vivamente il Rettore e le istituzioni ad agire per porre fine a questi comportamenti intimidatori che, come avvenne in occasione della visita del Papa in Sapienza, offendono il sapere e limitano i diritti e la libertà all’interno degli Atenei” così Andrea Volpi, dell’esecutivo nazionale di Azione Universitaria e Capogruppo del centrodestra universitario al Consiglio Nazionale degli Studenti, denuncia l’aggressione fisica che, insieme ad altri militanti del movimento vicino al centrodestra, ha subito ad opera dei collettivi alla Sapienza di Roma mentre distribuiva materiale informativo e raccoglieva firme contro le occupazioni e il blocco della didattica e che ha richiesto l’intervento della polizia.
“Sta emergendo - aggiunge Volpi - la vera faccia della sinistra e dei collettivi che pensano di essere i padroni dell’università e di poter eliminare fisicamente chi tenta di fare una corretta informazione e difendere il diritto degli studenti a frequentare i corsi e dare gli esami. Si rassegnino a essere ancora una volta minoranza tra i milioni di studenti che vivono l’università come luogo di formazione e non di falsità e violenza”
Per info:
Andrea Volpi
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 19:36

RIVOLTA CONTRO IL FUTURO

di Gianni Baget Bozzo
baget bozzo@ragionpolitica.it
  

Milano, scontri studenti-polizia. Gli studenti vogliono occupare i binari, interrompere il traffico, la polizia lo impedisce. E' tornato il '68? Ma allora gli studenti si scontravano con la polizia sulle strade, volevano lo scontro fisico sulla piazza, non pensavano a metodi di lotta sociale propri dei sindacati. Negli anni ruggenti i giovani erano sazi, lo sviluppo economico trainava, i padri erano passati, in una generazione, dalla povertà alla ricchezza o almeno alla sufficienza. I figli avevano la fantasia libera e potevano pensare che la loro azione dovesse essere alla misura dei loro desideri, si sentivano «area desiderante». Passati dalla povertà alla ricchezza senza saperlo, i giovani del '68 volevano la rivoluzione del desiderio, «tutto e subito», sentivano di avere la storia alle spalle, esprimevano la sicurezza economica nell'utopia politica. Il '68 è il frutto degli anni dell'abbondanza, della speranza che i giovani, facendo massa, avrebbero potuto fare quella rivoluzione culturale che il proletariato di scuola marxista non aveva saputo fare. È di fronte alla generazione satolla che Pasolini scrisse la poesia a sostegno dei poliziotti meridionali che, figli della povertà del sud, difendevano lo Stato a Milano e a Roma. I proletari erano loro,  anche se i rivoluzionari del desiderio li attaccavano con la forza. Il capitalismo in fiore poteva permettersi il lusso di una generazione che fantasticava il futuro nella ricchezza del presente.

Ma non è questa la situazione degli studenti che nel 2008 protestano contro il ministro Gelmini per il maestro unico e per il finanziamento dell'università. E non sono nemmeno la Pantera, fenomeno effimero della stagione incerta, una protesta studentesca legata alla scoperta del computer e di internet, della nuova cifra della comunicazione che permise anche i movimenti di Seattle, i no global. I giovani di oggi sono ancora diversi. Non hanno davanti il capitalismo in fiore e l'Occidente iperpotente, ma hanno un capitalismo in crisi e un Occidente reclinato. Sono figli della povertà storica, non prodotti dell'abbondanza in cui il superfluo scatenava le immagini di utopia. Sono precari a cui non giova il titolo di studio e a cui la generazione protetta dai sindacati, cioè quella dei padri, è stata causa del loro precariato. Come dice la Bibbia, «i padri hanno mangiato l'erba e i figli ne portano i denti legati». Chi sciopera questa volta sono i giovani che vivono in prima persona quella che si può chiamare la povertà di una generazione, mentre il '68 viveva la ricchezza della società.

Questa volta sono i rettori, i professori universitari, i sindacati e gli insegnanti delle scuole medie che spingono i giovani a manifestare per conservare le loro prebende. Sono i rettori e i professori che si danno questa volta all'utopia, quella secondo cui lo Stato ha una borsa infinita ed essi possono moltiplicare i corsi universitari anche se non sono seguiti dai discenti. Essi degli studenti non hanno cura e gli studenti ben lo sanno. Nasce perciò la protesta nella protesta, ma è una voce blanda, il fascino della lotta in piazza in nome della scienza spinge una generazione che vive con la speranza di essere precaria a occupare le ferrovie per conto di quelli che il '68 chiamava «baroni». Il '68 aveva almeno il senso della differenza tra studenti e professori, il 2008 vede gli studenti come corpo scelto dei baroni che non vogliono perdere il baronato. La Gelmini che decapita i baroni è il loro alleato, ma essi non hanno più coscienza storica, sono un sottoproletariato che non ha nemmeno il senso dei suoi interessi. E si vede così indotto a difendere le corporazioni, sperando ciascuno per conto proprio di ottenerne qualche personale vantaggio.

La generazione precaria non ha coscienza di generazione. Nel 2008 assistiamo alla protesta dei poveri in vantaggio della ricchezza dei ricchi. I sindacati che hanno tutelato le generazioni dell'abbondanza, delle pensioni dei tempi poveri spingono ora persino i bambini a manifestare nelle piazze. Questa non è utopia della speranza, ma il teatro dei folli nei tempi della povertà.

(da Il Giornale del 24 ottobre 2008)

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 19:34

Grosse Deutsche Kunstausstellung 1940, (anastatica/anastatic/anastatisch/anastatique )

kunstaust.jpgGrosse Deutsche Kunstausstellung 1940
Im Haus der deutschen Kunst zu München
Offizieller Austellungskatalog
Juni - Oktober 1940
http://www.edizionidiar.com/grosse-deutsche-kunstausstellung-1940.asp
Collana Lectura Evolae, Anastatica Edizioni Ar, 2008, Pp. 112, di testo e 68 di riproduzioni delle opere;
copertina: cartoncino patinato di gr. 300 con plastificazione opaca; carta interna: patinata opaca di gr. 115, 25 euro.
Disponibile/Available:
Libreria Ar, largo Dogana Regia, 84121 Salerno
Tel./Fax: 089 221226 - email: info@libreriaar.191.it
Catalogo edizioni Ar per autori: http://www.edizionidiar.com/catalogoautori.asp
Arte, Art,Kunst:
Galleria Arte Thule http://www.galleria.thule-italia.com/
S. Hilz http://artroots.com/art2/sepphilz1906works.htm
G. Sluyterman von Langeweyde http://stromerhannes.thule-italia.org/
W. Petersen http://www.hcpetersen.de/wilhelmpetersen/
E. von Dombrowski http://www.kunstherberge-hasede.de/
A. Breker http://www.museum-arno-breker.org/
J. Thorak http://www.meaus.com/josef-thorak-archiv.htm
A. Kampf http://www.arthurkampf.de/
A. Speer http://www.dataphone.se/~ms/speer/welcom.htm
Davidson, Mortimer Kunst in Deutschland 1933–1945 3 Bd (D, F, GB) Grabert Verlag http://www.grabert-verlag.de/
Egret, Dominique Arno Breker - Ein Leben für das Schöne Grabert Verlag http://www.grabert-verlag.de/
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 19:33

Autunno caldo al FORO753

teatro_1.jpgfini_voce_ribelle.jpg

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 19:33

Nel 2007 bruciato il 20% dei posti di lavoro

Atlanta - Nel 2007, a livello globale, sono stati creati 1,2 milioni di posti di lavoro, in calo del 20% rispetto al 2007. E' quanto emerge dallo studio Global location trends di Ibm global business services. Gli Stati Uniti restano la prima economia con il 25% di posti di lavoro creati, seguiti dal Giappone e della Germania mentre l’Italia passa dal 14mo al 12mo posto. Africa e America Latina insieme ottengono il 17%. Il settore al top della graduatoria è quello dei trasporti.

L'occupazione mondiale Secondo lo studio di Ibm, presentato oggi alla conferenza annuale International economic development di Atlanta, l’Africa ha visto una crescita considerevole in posti di lavoro grazie a investimenti esteri, principalmente in Sud Africa e in Marocco, in Egitto e in Nord Africa. La quota percentuale mondiale di posti di lavoro in Africa è cresciuta del 5% nel 2007 rispetto al 3,5% del 2006. In America Latina, gli investimenti esteri hanno creato nel 2007 circa il 6% di posti di lavoro rispetto al 12% del 2007. "C’è un significativo ammontare di investimenti che si sta spostando verso paesi che precedentemente erano fuori dalla mappa nei progetti di investimenti all’estero" ha dichiarato Roel Spee, global location strategies leader di Ibm global business services.

I paesi emergenti Anche l’India e la Cina stanno incrementando il loro ruolo come economie che generano lavoro e complessivamente originano il 6,5% dei posti creati nel 2007 attraverso investimenti all’estero, contro il 3,7% del 2006. A livello di settori il maggior numero di posti di lavoro è quello dei trasporti (specialmente automobilistico e aereospaziale) con 200 mila posti in totale. Il messico è la principale destinazione per questo settore con circa 26 mila nuovi posti, seguito dagli stati uniti (22 mila). I settori al secondo e terzo posto sono l’elettronica con 190mila posti e l’Ict con 180mila. In forte sviluppo anche il comparto dell’energia rinnovabile. In particolare l’energia solare ha mostrato circa 15mila posti di lavoro creati a seguito di progetti esteri annunciati durante il 2007.

Autore: firewolf2 Categoria: ILGIORNALE Ore: 13:47

Morto ultimo cavaliere di V. Veneto

(ANSA) - MILANO, 26 OTT - E' morto oggi, a 110 anni compiuti da poco, Delfino Borroni, l'ultimo cavaliere di Vittorio Veneto. Nato il 23 agosto 1898 a Turago Bordone (Pavia), era ospite di una casa di riposo. Arruolato nei bersaglieri nel 1917, fu mandato al fronte e torno' a casa nel Natale 1918. Tre anni dopo fu assunto dall'azienda tranviaria, dove resto' fino alla pensione. 'Un fulgido esempio di profondo attaccamento ai valori della Patria', ha detto il ministro La Russa.
Autore: firewolf2 Categoria: ANSA Ore: 02:03

domenica, 26.10.08

Il Governo zitto zitto ha privatizzato l’acqua!!!

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 23:21

Lotta Studentesca lancia chiari messaggi al movimento studentesco di Bergamo

logo_ls_small.jpgIl caso - Lotta studentesca, associazione legata a Forza Nuova, lancia chiari messaggi al Movimento studentesco di Bergamo. La richiesta è semplice: partecipare alla manifestazione contro la riforma Gelmini del prossimo 30 ottobre. Ma il Movimento studentesco decide di non sotterrare l’ascia di guerra.
Forza Nuova tende la mano
“Uniti contro la Gelmini”
Il Movimento studentesco: mai
http://www.bergamonews.it/bergamo/articolo.php?id=3340
“Per difendere il diritto di tutti, dal figlio dell’operaio al figlio dell’avvocato, di poter andare a scuola: noi siamo disposti a mettere da parte, per una volta, l’ascia di guerra…. voi?”. Lotta studentesca, associazione legata a Forza Nuova, lancia chiari messaggi al Movimento studentesco di Bergamo. La richiesta è semplice: partecipare alla manifestazione contro la riforma Gelmini del prossimo 30 ottobre. “In questi giorni è stata, sicuramente, tesa una mano al mondo della sinistra studenetesca di Bergamo - spiega Nicolò Santini, responsabile regionale di Lotta studentesca -. Al momento non abbiamo ricevuto nessun tipo di risposta negativa o positiva. Con questo comunicato invito, nuovamente, i ragazzi del Movimento Studentesco a riflettere sulla necessità di creare un fronte unico (se pur composto da identità anche in contrasto) per fare fronte a al pericolo di distruzione dell’istruzione pubblica”.
Ma le speranze dei militanti di Lotta Studentesca vengono disattese dalla secca risposta del Movimento studentesco. “Meglio pochi ma buoni - commenta Alfredo Di Sirio, esponente del Movimento - noi non vogliamo avere niente a che fare con organizzazioni che ancora oggi inneggiano al fascismo. Se vogliono fare un corteo separato dal nostro non ci sono problemi, è loro diritto, ma non con noi”.
Giovedi 23 Ottobre 2008
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 23:13

Ribelli sulle strade d’Europa

invito28ott2008.jpgTeatro Euclide - Piazza Euclide 34/a, Roma - Martedì 28 ottobre 2008, ore 20.15
Identità e pensiero antimoderno, lotta di libertà e gente in rivolta con il proprio tempo: dai vandeani ai briganti, fino ai ribelli di ogni guerra. E’ questa la quinta di ‘Ribelli sulle strade d’Europa’, la serata-spettacolo promossa dall’on. Luca Romagnoli, parlamentare europeo di Fiamma Tricolore al Teatro Euclide (Piazza Euclide 34/a, Roma), per martedì 28 ottobre 2008, con inizio alle ore 20.15.
Questo il programma dell’evento: ore 20.15 Benvenuto con “spuntino del Brigante”. Ore 20.45 dibattito introduttivo “Dalle controrivoluzioni alla Patria Europea” con i Parlamentari europei: on. Luca Romagnoli, segretario nazionale del MSI Fiamma Tricolore e on. Riccardo Ventre, Forza Italia–Pdl e gli interventi di Francesco Mancinelli, del gruppo Contea e del giornalista Gerardo Picardo. Ore 21.30 spettacolo di musica folk del gruppo Contea.
All’interno del teatro saranno esposte alcune riproduzioni di incisioni ed acqueforti di Bartolomeo Pinelli sul tema del Brigantaggio nel Lazio, gentilmente concesse dall’associazione culturale Don Chisciotte. Ingresso gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili. E’ consigliata la prenotazione. Organizzazione: prof.ssa Renata Pannelli, tel. 3349837511 – e-mail: its.pannelli@gmail.com
Roma, 18 ottobre 2008
ON. LUCA ROMAGNOLI
fiammastampa@libero.it
Parlamento Europeo, via IV Novembre, 149 - 00187 - Roma
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 23:03

Conferenza stampa de La Destra e Gioventù Italiana contro la riforma Gelmini

la-destra2.jpgIl Ministro Gelmini ha chiesto di poter sentire la voce dei docenti e degli studenti moderati e non di sinistra. Avremmo avuto piacere di incontrarLa a Torino all’Unione Industriale, ma alla fine il Ministro ha preferito non presentarsi ed evitare il confronto.
Tuttavia non è corretto sostenere che la protesta è sollevata soltanto dalla sinistra: i nostri metodi di manifestare il dissenso sono diversi, ma questo non vuol dire che il dissenso non esista.
Per questo motivo abbiamo deciso di convocare una CONFERENZA STAMPA il giorno MARTEDI 28 OTTOBRE alle ore 11.30 presso la sede de LA DESTRA di Corso Francia 35/B, Torino.
Perché siamo consapevoli che non saranno i tagli (7832 milioni di euro dal 2009 al 2011), il blocco del turn over (ovvero la mancata sostituzione di chi va in pensione con la TOTALE SOPPRESSIONE delle speranze dei neo-laureati di accedere all´insegnamento), la chiusura delle scuole a “riformare” positivamente le istituzioni scolastiche, perché crediamo che le nostre migliori menti debbano poter lavorare in Italia e non negli istituti di ricerca stranieri, perché sappiamo che le famiglie hanno bisogno di una scuola di STATO che funzioni e non di un parcheggio ad ore, perché la scuola e l´università sono il nostro futuro.
Perché una riforma non parte dai tagli del bilancio.
Ecco perché siamo uniti contro il Ministro Gelmini e chiediamo che venga modificato il PIANO PROGRAMMATICO e che sia ritirato il decreto LEGGE 137.
Nel corso della conferenza stampa sarà presentata una bozza di lavoro critica, ma anche propositiva per il miglioramento della riforma stessa.
Saranno presenti l’ing. Giuseppe Lonero (consigliere comunale, La Destra), la prof.ssa Daniela Santus (Università di Torino), Roberto Mossetto (responsabile universitari Gioventù Italiana) e altri.
I sigg.ri giornalisti sono cordialmente invitati.
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 23:02

SkinHouse

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Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:43

Libreria Ar: occasioni - rari (in copia unica)

studiare4.jpgLe Roux - Guyonvarc’h, La civiltà celtica, Edizioni di Ar, OCCASIONE, euro 7,00
Tracce di usura alla copertina
Giuseppe Fino, Mishima e la restaurazione della cultura integrale, Edizioni di Ar - OCCASIONE, euro 7,00
Tracce di usura alla copertina
Franco G. Freda, Monologhi (a due voci). Interviste 1974-2007, Edizioni di Ar, OCCASIONE euro 10,00
Piccole macchie in copertina
J. Raspail, Il Campo dei santi, Il Cavallo alato, OCCASIONE euro 10,00
Tracce di usura alla copertina
Armando Corona, Dal bisturi alla squadra. La Massoneria italiana senza cappuccio, pp. 246, Bompiani, 1987, OCCASIONE euro 5,00
Il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia parla del ruolo della MAssoneria negli eventi italiani degli ultimi decenni.
DVD, La terza Crociata 1189-1192, durata 50 minuti, 2006, OCCASIONE euro 5,00
DVD, I Normanni in Italia. Ruggero II e lo splendore del Regno di Sicilia, durata 50 minuti, 2005, OCCASIONE euro 5,00

Il terzo Reich. Le SS, pp. 192, molte foto, copertina rigida, Hobby & Work, 1992, OCCASIONE euro 8,00

Il terzo Reich. Ordine Nuovo, pp. 192, molte foto, copertina rigida, Hobby & Work, 1992, OCCASIONE euro 8,00

Il terzo Reich. Ascesa al potere, pp. 192, molte foto, copertina rigida, Hobby & Work, 1992, OCCASIONE euro 8,00

Il terzo Reich. La conquista dei Balcani, pp. 192, molte foto, copertina rigida, Hobby & Work, 1992, OCCASIONE euro 8,00

Il terzo Reich. Operazione Barbarossa, pp. 192, molte foto, copertina rigida, Hobby & Work, 1992, OCCASIONE euro 8,00

Il terzo Reich. Afrikakorps, pp. 192, molte foto, copertina rigida, Hobby & Work, 1992, OCCASIONE euro 8,00

Il terzo Reich. In marcia verso Stalingrado, pp. 192, molte foto, copertina rigida, Hobby & Work, 1992, OCCASIONE euro 8,00

Islam e immigrazione. I numeri di un’invasione, pp. 190, Lega Nord, euro 5,00

Restituire dignità alla scuola, I Quaderni dell’Alternativa, pp. 16, 1982, euro 20,00
Documento del XIII Congresso Nazionale del MSI-DN.

A.S. Ori, Storia di una dinastia. Gli Agnelli e la Fiat, pp. 520, Editori Riuniti, 1996, euro 8,00

Giuseppe Prezzolini, Manifesto dei Conservatori, Rusconi, primi anni ‘70, euro 18,00
Il manifesto di Prezzolini per una politica attenta al bene comune e alle tradizioni nazionali

Franz Herre, Francesco Giuseppe. Splendore e declino asburgico nella vita del suo ultimo grande rappresentante, pp. 488, rilegato, con sovracopertina, Rizzoli, 1979, euro 24,00

La geopolitica e il mondo contemporaneo, Trasgressioni, n. 41, euro 6,50

Angelo Quattrocchi, E quel maggio fu: Rivoluzione. La cronaca giorno per giorno di una rivoluzione, La Pietra, 1978, euro 25,00
L’Autore fu partecipe e cronista, descrivendo i fatti che avvenivano giorno per giorno, dei fatti del maggio parigino del ‘68. Contine vaie illustrazioni con i manifesti dell’epoca.

Vincent Van Gogh, Lettere a Theo, pp. 280, Pironti, euro 18,00

Guglielmo Peirce, Pietà per i nostri carnefici, pp. 278, Longanesi, 1951, euro 30,00
Il libro di un intellettuale che dopo aver partecipato alle lotte comuniste al fianco dei massimi esponenti, abbandona il PCI. Nel libro egli descive la mostruosa società che la classe dirigente comunista italiana avrebbe voluto attuare, e la pochezza degli uomini che componevano lo stato maggiore comunista.

Michel Garder, L’agonia del regime sovietico, pp. 144, Volpe, 1966, euro 18,00
Le conferenze militari dell’Autore, sulla crisi del regime sovietico.

Céline, Bagattelle per un massacro, Edizioni di Ar-Adel, euro 24,00
Ristampa anastatica, in tiratura limitata, dell’edizione italiana del 1938.

DVD - Le spie di Hitler, durata, 50 minuti, The History Channel, 2007, euro 5,00
Abwehr, SD, SS, le tre strutture che organizzavano i servizi segreti della Germani nazista in immagini di repertorio e interviste esclusive.

Luigi Barzini, Guerra all’America, pp. 40, euro 20,00
Un breve ma intenso e radicale scritto antiamericano, che ribadisce la posizione dell’Italia fascista.

Erik Amfitheatrof, I figli di Colombo. Storia degli italiani d’America, pp. 332, copertina rigida, con sovracopertina, Mursia, 1975, euro 24,00
I navigatori; Tonti, Mazzei e glia anni dell’Unità d’Italia; esilio in America; “oppressa resurgit”; il meridione; Mulberry bend; pane e rose; il grande far west; “lupo tra gli uomini”, Little Italies; Fiorello; anni ‘30: un decennio burrascoso; i figli di Colombo.

Mussolini - Hitler, Discorsi da Palazzo Venezia, 7 maggio XVI, pp. 12, A cura del Ministero della Cultura Popolare, euro 45,00

Victoria de Grazia, Le donne nel regime fascista, pp. 384, rilegato con sovracopertina, Marsilio, 1993, euro 35,00
Con il fascismo le politca verso le donne entrerà a far parte del quadro delle azioni di governo, e l’Autrice esamina il complesso delle politiche istituzionali, sociali e culturali che verranno poste in atto in direzione delle donne.

Benito Mussolini, La democrazia delle pance piene. Scritti e discorsi della Repubblica Sociale Italiana, pp. 208, FPE, 1967, euro 40,00

J. Leasor, L’inviato non invitato, pp. 290, Longanesi, euro 14,00
La misteriosa missione del capo nazista Rudolf Hess in Inghilterra.

S. Carnegie, Il difensore di Monte Colle, pp. 378, Longanesi, 1975, euro 5,00
Un romanzo che rievoca i personaggi e l’eroismo dei difensori di Montecassino dall’avanzata degli angloamericani.

Ugo Caimpenta, Il generale Graziani, pp. 224, Aurora, 1936, euro 26,00
Una biografia, fino a Mogadiscio e Neghelli.

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:40

Circolo futurista: riqualifica ex-cinema Puccini

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Prosegue la lotta del Circolo Futurista alla conquista di spazi abbandonati dalle Istituzioni….
Al momento è in atto la raccolta di firme tramite banchetti per la riqualifica dell’ex-cinema Puccini di Casal Bertone. Spazio comunale, nel centro del popolare quartiere romano, in disuso da 40 anni e teatro di occupazioni da parte di nomadi e associazioni malavitose (deposito di motorini rubati).
Visitando il blog http://puccinipulito.ilcannocchiale.it/ potrai trovare maggiori informazioni in merito.
A presto la raccolta firme sarà anche online.
La Bellezza è nell’Azione!

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:39

Ostia Tricolore aderisce il 14 novembre al Gelmini day

manifesto-14-novembre1.jpg“Saremo in piazza il 14 novembre sotto il ministero della Pubblica Istruzione per manifestare a favore della riforma Gelmini e contro il ‘68″. Questo l’annuncio di Luca Marsella, presidente dell’associazione Ostia Tricolore che ha aggiunto: “I comunisti stanno tentando di strumentalizzare i giovani italiani per opposizione politica, ma non hanno fatto i conti con i giovani liberi, che si batteranno in tutte le sedi per salvare l’Italia dal nuovo-comunismo. La nuova contestazione inversa ed opposta al 68 è iniziata. Identità, Merito e Valore - ha concluso Marsella - saranno le bandiere della gioventù italiana che manderà definitivamente a casa i nostalgici della lotta di classe e dell’internazionalismo”.
Luca Marsella - Ostia Tricolore
www.ostiatricolore.org
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:37

Berlusconi: "E' la sinistra delle frottole noi andiamo avanti a governare"

Roma - "Non sono riuscito a vedere le immagini della manifestazione. Ho sentito solo le dichiarazioni della Questura di Roma e non posso che dire, come hanno già detto altri, che questa è la sinistra delle frottole, delle invettive, delle calunnie". Il premier Silvio Berlusconi, uscendo da Palazzo Grazioli e parlando della questione delle dei numeri della manifestazione di ieri del Pd affonda. Poi replica agli attacchi di Veltroni e della piazza di sinistra.

"E' l'opposizione che sfortunatamente ci troviamo..." A chi gli chiedeva dei rapporti che ci potranno essere d'ora in avanti tra maggioranza e opposizione, Berlusconi ha poi replicato: "Questa è l'opposizione che sfortunatamente ci troviamo" e con la quale "avremo il solito rapporto". "Se vorranno unirsi a noi - ha aggiunto il premier - per votare i provvedimenti nell'interesse del Paese, sono i benvenuti". Lo stesso, ha aggiunto, se ci saranno "suggerimenti che consideriamo utili per il Paese". Ma, ha concluso, "finora abbiamo ricevuto solo critiche". 

"Veltroni si dovrebbe rassegnare: ha perso e per cinque anni non c'é più niente da fare. Invece di fare manifestazioni, dovrebbe andarsi a riposare, per prepararsi a fare una bella campagna elettorale tra cinque anni, ci lascerebbe così lavorare meglio e con più profitto per gli italiani". 

"Con Di Pietro? Spero di no" Aggiunge il premier replicando a chi gli chiede se, a suo avviso, dopo la manifestazione di ieri Pd e Idv si ricompatteranno. "Ricompattarsi con un uomo malvagio come Di Pietro, che ha mandato in galera 15 persone che poi non sono state nemmeno rinviate a giudizio - dice il presidente del Consiglio - che ha rovinato la vita di 15 persone, mettersi in alleanza con un uomo del genere che sbraita in questo modo in maniera forsennata e irragionevole credo che vada a tutto disdoro di chiunque lo facesse".

"Avanti col decreto Gelmini" "Andiamo avanti a governare e a fare cose di buon senso che sono nel programma qualunque cosa dica Veltroni o qualcun altro nell'opposizione", ha ribadito a chi gli domandava della richiesta dell'opposizione di ritirare il decreto Gelmini sulla scuola. "Hanno usato strumentalmente la scuola. Pensate all'università, non abbiamo ancora fatto nulla e già ci hanno mosso critiche e mosso gli studenti nelle strade con una strumentalizzazione difficilmente definibile anche di studenti e bambini".

"Il centrosinistra non sa perdere" Il centrosinistra "non sa perdere". "Per cinque anni - ha aggiunto - noi governeremo: c'é stato dato mandato dagli elettori con una grande maggioranza e tutti i sondaggi ce ne danno una ancora maggiore. Io sono al 72% di gradimento". Il centrosinistra, aggiunge Berlusconi, "continui pure a sgambettare in televisione, a dire le solite insulsaggini: non faranno che continuare a perdere consenso anche di chi oggi è dalla loro parte".

Autore: firewolf2 Categoria: ILGIORNALE Ore: 22:35

Gli utili idioti

wallstreet.jpgTratto da http://etleboro.blogspot.com/ Banchieri, dirigenti di gruppi bancari ed industriali sono ormai d’accordo per l’ennesima truffa, per arrivare a nazionalizzare un debito creato dalla speculazione. Le Banche non hanno più banconote e l’emissione del denaro “a debito” per coprire i buchi delle società di speculazioni è ormai al limite, mentre nel frattempo cominciano a fallire gli Stati. Ma chi ha fatto scatenare questi ingranaggi e perchè il suo obbiettivo è quello di far cambiare l’economia mondiale?
Questa crisi finanziaria, di dimensioni sproporzionate, non è una crisi vera e propria, ma una situazione indotta di emergenza per indurre gli Stati a farsi carico del grande debito delle Banche. Dietro le parole del Presidente del Consiglio Berlusconi si nascondono delle importanti verità, che gli italiani non possono sapere, e che sono ineluttabili. Banchieri, dirigenti di gruppi bancari ed industriali sono ormai d’accordo per l’ennesima truffa, per arrivare a nazionalizzare un debito creato dalla speculazione, e non certo dai cittadini comuni che non sono riusciti a pagare il loro mutuo. Rispetto all’ammontare delle transazioni per prestiti e mutui - pur concessi a fronte di una riserva frazionaria minima, inferiore al 2% - le manovre speculative interbancarie sono di gran lunga superiori. Intendiamoci, i bilanci delle Banche hanno al loro interno attività e riserve, spesso costituite da titoli e collaterali emessi ( o garantiti) da altri Gruppi bancari, e ancora derivati speculativi, nonché movimenti interbancari non sempre trasparenti. Allora, che non ci vengano a raccontare che le persone non pagano i loro debiti, perché sono le imprese e i piccoli risparmiatori ad alimentare questo circuito vizioso.
Sorge dunque il dubbio su dove vadano a finire i soldi dei Banchieri, delle pensioni, degli investitori, perché a sentir parlare loro sembra che siano state inghiottite dal crollo delle Borse. I mercati valutari non sono inceneritori, ma sono delle sale scommesse, che si reggono sulla base del meccanismo domanda-offerta, per cui se qualcuno perde denaro, automaticamente l’altro li guadagna, ma il denaro non sparisce. Si arricchiscono i più forti tra i furbi, e soccombono gli illusi, ossia coloro che credevano di ingannare il cervellone del “casinò”.
La manovra speculativa serve dunque a far uscire allo scoperto gli “idioti utili”, quelli che servono al sistema per far cadere altre lobbies, diffondendo il panico e inducendo tutti a correre agli sportelli per ritirare i loro soldi. Mentre tutti guardano crollare le borse - come se ne capissero qualcosa - il Governo si riunisce d’urgenza per emanare un “decreto che viene definito di precauzione”, ma comunque un forte senso di paura si diffonde tra la gente.

Purtroppo gli Italiani non devono sapere che quel 98% della riserva frazionaria non esiste più, e che il mercato immobiliare cadrà a picco, mentre altri vedranno vendere la loro casa senza che se ne accorgano. Gli italiani non devono sapere che non potranno più riavere i loro risparmi in liquidi, e che tutto dovrà viaggiare elettronicamente, come deciso da organizzazioni come Transparency International che “combattono la corruzione” con la monetica e l’anti-riciclaggio. Le Banche non hanno più banconote e l’emissione del denaro “a debito” per coprire i buchi delle società di speculazioni è ormai al limite, mentre le multinazionali invisibili hanno il controllo dei porti e delle merci, e comandano cargo e transazioni tramite dei pc. Nel frattempo cominciano anche a fallire gli Stati. L’Islanda ha dovuto assumere oggi il controllo della principale banca del paese, e ha portato a termine la terza nazionalizzazione di un istituto di credito in pochi giorni. Ha sospeso tutte le negoziazioni di borsa mentre il sistema bancario del paese corre il “rischio bancarotta”. La crisi finanziaria sta infierendo su questa Isola, le cui banche si sono espanse all’estero, gli investitori hanno garantito alti rendimenti sulla valuta islandese per poi finanziare l’economia locale. La Banca Centrale Europea non può ( o non vuole) aiutare l’Islanda, che contratta con la Russia un prestito d’emergenza. Un ciclone che si è abbattuto in pochi giorni sul piccolo Stato dell’Islanda, che è solo il primo di una lunga lista, tra le economie occidentali più deboli.

Una crisi vero o falsa che sia, è pur sempre una crisi, ma chi ha fatto scatenare questi ingranaggi e perchè il suo obbiettivo è quello di far cambiare l’economia mondiale? Per oro, diamanti, petrolio? Oggi c’è qualcosa che vale molto di più, anche se nessuno vuole ammetterlo, ed è il nuovo meccanismo economico, l’accesso alla rete e al sistema. Vitale come lo sono i porti per le merci, l’etere è l’autostrada dei dati e delle transazioni, delle informazioni e degli scambi. Sicuramente viviamo in un’epoca talmente storica che non ce ne rendiamo neanche conto. Noi siamo la generazione che sta per cambiare l’umanità, e sta scrivendo un capitolo importante della storia, in cui il nostro controvalore viaggerà lungo strade di aria ionizzata. Questa è la direzione in cui stiamo andando, un nuovo millennio. Ci sono forze che spingono masse indistinte a ricoprire il ruolo degli “idioti utili”, per scatenare, al loro comando, le sommosse e così nuove manipolazioni, per ottenere consensi su provvedimenti impopolari. Ricordate che l’11 settembre, tutto il mondo è stato ingannato, e oggi le potenti lobbies, gli invisibili, hanno scatenato la più grande “balla economica mondiale”, che cade sempre sulle spalle degli “utili idioti” che vi abboccano, perchè sono egoisti e avidi. Una crisi, dunque, che punirà chi, inconsciamente, è al soldo della manipolazione del secolo

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:34

CONTRIBUENTI.IT CHIEDE RIMBORSI AUTOMATICI IN AUTOTUTELA.

ROMA – Sono pronte le richieste comulative di rimborso del canone di depurazione predisposte dai legali di KRLS Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani da far sottoscrivere ai cittadini ed alle imprese affinché i Comuni privi di depuratore avviino le procedure di rimborso automatico sulla base dell’istituto giuridico dell’autotutela senza la necessità di domande di parte e di bollettini di pagamento. L’autotutela deve essere, per legge, attivata autonomamente dagli Enti al fine di ristabilire la correttezza dei procedimenti amministrativi e l’imparzialità della Pubblica Amministrazione.
Secondo Contribuenti.it, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, sono interessati a richiedere il rimborso oltre 6 milioni di utenti e 2,5 milioni di imprese residenti in 922 Comuni italiani non sono dotati dell’impianto di depurazione a norma.
“L’operazione di rimborso del canone di depurazione versato negli ultimi 10 anni – afferma Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani - potrebbe avvenire entro sette giorni, sulla base dei sistemi automatizzati che i gestori del servizio idrico utilizzano per richiedere i pagamenti, essendo il canone di depurazione accantonato in un fondo vincolato.”
Per maggiori informazioni sulla sottoscrizione dell’istanza di rimborso è possibile consultare il sito www.contribuenti.it oppure recarsi presso Lo Sportello del Contribuente presente nelle principali città italiane.
 
Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani
L’ufficio stampa  Infopress 3922026231
 
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:30

Gardone Riviera: il via alla seconda tappa dei luoghi della Rsi

È stata inaugurata  sabato 25 ottobre 2008 alle ore 11,30, partendo dall’Hotel Savoy Palace di Gardone Riviera, la seconda tappa del circuito storico-turistico intitolato ai “Luoghi della Repubblica sociale italiana”.

Alla conferenza stampa di presentazione sono intervenuti il Sindaco Alessandro Bazzani, l’Assessore alla Cultura del Comune di Gardone Riviera, Rita Sara Flora, e Roberto Chiarini, presidente del centro studi RSI, le due realtà che hanno promosso e realizzato l’interessante iniziativa.

Dopo Salò, tocca all’importante cittadina lacustre aprire una nuova finestra su un momento cruciale della storia del Novecento. Musealizzare gli edifici storici gardonesi, sedi di enti ed istituti governativi, militari e ospedalieri, requisiti dal governo fascista tra il 1943 e il ’45, è stata la fortunata formula utilizzata, su proposta del Centro Studi Rsi, dalla città di Gardone Riviera, per valorizzare un territorio già di per sé di grande interesse paesaggistico e culturale.

Il  percorso, articolato in 20 tappe, si dipana lungo tutta la cittadina e consentirà – anche tramite visite guidate, con l’ausilio di storici di professione – di condurre il visitatore italiano e straniero attraverso gli anni terribili della fine della seconda guerra mondiale, proponendo così un mix di suggestioni, storiche, architettoniche e paesaggistiche. Il Centro offre ai visitatori interessati le proprie competenze per inquadrare criticamente quella pagina di storia nel più complessivo contesto storico, con riguardo alle motivazioni dei protagonisti, alla vicenda militare e politica della Rsi e alle più generali tribolazioni e condizioni di vita dell’insieme degli italiani.

 

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Autore: firewolf2 Categoria: CENTRO STUDI RSI Ore: 22:28

Tornelli anche per i magistrati

brun-140x180.JPGTratto da IlCorriere: ROMA - Dopo Palazzo Chigi, dopo il ministero della Funzione pubblica adesso Renato Brunetta ha un altro obiettivo per rendere più efficiente e trasparente il mondo della P.a.: i tornelli anche per i magistrati. La proposta-provocazione arriva dai microfoni di Radio Rtl 102.5 che ha ospitato un intervento del ministro, che ha parlato anche di contratti, di rottamazione e della manifestazione del Pd al Circo Massimo. ALITALIA - Rispondendo alla critiche di quanti pensano che il governo, dopo aver «aiutato» l’Alitalia, possa mettere mano agli aiuti per la Fiat e le banche Brunetta taglia corto: «I soldi alla Fiat sono stati dati l’ultima volta 3 anni fa e io in quell’occasione mi opposi. Questo - assicura - sarà il mio atteggiamento anche adesso. Di aiuti alla Fiat non se ne parla». Quanto ad Alitalia, «è vero - riconosce il ministro che abbiamo fatto un prestito ponte da 300 mln, ma Alitalia era, è un caso nazionale e abbiamo dovuto fare questo sforzo. Speriamo di recuperarloma non ci credo». Quanto alle banche «vorrei ricordare che, allo stato, non abbiamo dato un euro. Abbiamo solo messo in piedi un sistema di garanzie in caso di emergenza che spero non si attivi mai perchè abbiamo un sistema bancario solido». «I veri investimenti - puntualizza Brunetta - sono semmai necessari per il welfare, la scuola, l’università, ma prima bisogna fare un po’ di pulizia nei conti. Pesate che noi paghiamo più di 100 miliardi l’anno solo per la sanità e di questi tutti concordano nel ritenere che almeno il 20% è frutto di inefficienze e sprechi».

TORNELLI - Ma non c’è solo la sanità - incalza Brunetta - «ci sono i baroni universitari, i corsi universitari per appena 10 studenti e così via». Una situazione che riguarda anche i magistrati, «molti magistrati che lavorano solo 2-3 giorni a settimana, 2-3 pomeriggi a settimana e poi stanno a casa». «Ecco - propone provocatoriamente Brunetta - vorrei mettere i tornelli anche per i magistrati. Io l’ho già fatto a Palazzo Chigi, nel mio ministero e vorrei farlo per tutta la pubblica amministrazione, quindi magistratura compresa. Mi diranno di tutto ma io vado avanti. Aspetto solo che D’Alema mi dia di nuovo dell’energumeno tascabile». L’esponente del Pd, fa sapere Brunetta, «mi ha mandato un biglietto di scuse, ma io non ho fatto pace. Io non sono un buonista, non offendo nessuno e pretendo solo di non essere offeso da nessuno».

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:20

In questo giorno: la teoria della relatività

albert-einstein.jpgLa formulazione e le successive conferme della teoria della relatività causano grosse ripercussioni sia in campo filosofico, sia in altri ambiti culturali, oltre che all’interno delle scienze stesse. Un vero e proprio dibattito si sviluppa solo a partire dagli anni venti, ma già prima della guerra si ha una prima interpretazione delle sue conseguenze.

Si affermano correnti irrazionalistiche che interpretano la costruzione teorica einsteiniana come l’ultima fase della crisi del sapere scientifico, iniziata nella seconda metà dell’ottocento, che comporta la conseguente crisi di ogni certezza.

Il dibattito filosofico, che si origina negli anni venti, si può dividere in due fasi. Innanzitutto gli sforzi si concentrano a livello interpretativo-epistemologico, valutando la relazione e la compatibilità di questa nuova teoria con i sistemi filosofici preesistenti.

Sempre in questo primo momento rientra il dibattito interno alle filosofie neokantiane sul rapporto tra la concezione relativistica e quella kantiana dello spazio e del tempo. Alcuni di essi, per salvare integralmente la dottrina del maestro, considerano le nuove definizioni relativistiche soltanto come nuovi criteri di misura e non come nuovi concetti; altri, invece, interpretano la teoria einsteiniana come un complemento di quella di Kant.

In secondo luogo si analizza la relatività a livello metodologico, al fine di valutare la portata conoscitiva della teoria. In particolare si cerca di scoprire se la teoria della relatività debba essere interpretata in senso convenzionalista, ipotesi suffragata dalle stesse parole di Einstein durante una conferenza tenuta a Berlino (1921) “nella misura in cui le proposizioni della matematica si riferiscono alla realtà esse non sono certe, e nella misura in cui sono certe, non si riferiscono alla realtà”.

Una critica alla concezione dello spazio e del tempo che Einstein aveva introdotto arriva dal pensiero del filosofo Bergson, soprattutto con il libro “Durata e simultaneità” (1922).

La teoria della relatività è alla base della distruzione dell’uomo in quanto tale. Nel momento in cui ogni certezza viene meno l’uomo perde i suoi punti di riferimento. In alcune religioni questo è chiamato il nulla senza fine. L’uomo diventa un consumatore in un sistema privo di valori. Un nichelismo assoluto in antitesi a concetti superominici che sono alla base della nostra tradizione.

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:18

Nomina di Ciro Vallone segretario provinciale de La Destra Sannita (Benevento)

ciro-vallone.jpgCiro Vallone è il nuovo portavoce provinciale de La Destra Sannita. Succede al consigliere comunale Antonio Capuano che si era dimesso ad aprile. L’elezione del responsabile del partito di Francesco Storace è avvenuta durante il congresso a cui hanno partecipato gli iscritti sanniti.
Vallone, 38 anni, ha ricevuto il voto unanime dell’assemblea.
Nell’intervento programmatico pronunziato subito dopo la sua elezione, il neo segretario ha esposto le linee guida della sua futura azione: centralità del territorio e delle sue vocazioni, unire tutti coloro che si identificano nei valori della destra sociale e radicale, in un unico soggetto politico, per affrontare le nuove sfide, e per inculcare nelle coscienze del popolo di Benevento e del Sannio i punti fondamentali : DIO, PATRIA, FAMIGLIA E TRADIZIONE che sono messi a repentaglio e oggetto di una politica di scristianizzazione ad opera di forze occulte. Continua il segretario:”Siamo pronti ad affrontare con dedizione le sfide future che punteranno a radicare il nostro movimento sul territorio. Il Sannio ha bisogno dell’aria libera e coscienziosa della vera destra: la destra populista, sociale, tradizionale e coerente con il passato. Come diceva il nostro maestro politico, Giorgio Almirante,: -Alta quella bandiera che mai vorrò ammainare perchè rappresenta i valori della mia vita! Chi crede in quei valori per i quali a combattutto in buona fede fin dalla prima giovinezza trasforma la propria fede in capacità di azione verso l’avvenire.- Ecco cosè oggi la nostra Idea che mai morirà!”.
Ufficio Stampa La Destra Sannita
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:17

Successo per il corteo di FN a Tor Vegata

logo_nuovissimo_fn_2007.gifCentinaia di partecipanti, nonostante la pioggia, alla manifestazione di Forza Nuova. Applausi per l’intervento dell’On. Fiore
SUCCESSO DEL CORTEO A TOR VERGATA!
Nonostante un vero e proprio nubifragio i manifestanti non si sono lasciati scoraggiare e hanno percorso tutto il tragitto del corteo fra le case popolari di una borgata abbandonata dalle istituzioni. Guidati dal segretario nazionale Roberto Fiore centinaia di persone fra militanti forzanovisti e residenti dell’VIII municipio sono partiti dalla via Casilina per protestare contro il degrado del quartiere, accresciuto dai continui insediamenti rom, abusivi e non, che sorgono in zona.
“Vi siete illusi che la nuova giunta avrebbe posto un argine al dilagare dell’immigrazione, della criminalità, del degrado; la realtà è che noi siamo qui, sotto la pioggia, in piazza con voi, loro, i politicanti dalle facili promesse, sono nelle loro belle stanze e se ne infischiano se la periferia romana va in malora.” Cosi Fiore a fine corteo, e poi ha concluso: ”Forza Nuova non smetterà di lottare e manifestare fino a quando la qualità della vita, della sicurezza, del decoro della periferia romana non saranno al livello degli altri quartieri di Roma. Questo ve lo promettiamo e vedrete la differenza fra noi: vera forza di popolo per il popolo, e tutti gli altri cialtroni!”
Roma, 26/10/2008
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:15

El Alamein / Anziano reduce contesta Fini: buttato Tricolore al wc

elalamein.jpgIl Presidente della Camera celebra anniversario a Festa Folgore
Livorno, 25 ott. (Apcom) - “Hai buttato il Tricolore nel cesso”: così un ultra ottantenne reduce della battaglia di El Alamein si è rivolto al presidente della Camera, Gianfranco Fini, il quale ha partecipato a Livorno alla festa dei paracadutisti della Folgore nel 60.mo anniversario della battaglia combattuta nella Seconda guerra mondiale. Fini si è diretto verso la tribuna dove erano sistemati i reduci dopo aver passato in rassegna i militari, e l’anziano reduce gli si è rivolto animatamente, agitandogli contro l’indice; subito dopo l’uomo ha accusato un malore, ed è stato portato via con un’ambulanza.
“Non lo so, non ho capito se esprimeva consenso o dissenso”, ha poi commentato lo stesso Fini a margine della cerimonia, parlando con i cronisti che gli chiedevano dell’accaduto: “Quale che fosse il suo orientamento - ha proseguito il presidente della Camera - va rispettato, perchè si tratta di uno di quegli uomini che ha combattuto per davvero, è un testimone di queste vicende tragiche. Ho assoluto rispetto per il suo pensiero, anche se non ho capito quale fosse, nell’occasione”.
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:14

Difendere l'identità della nostra agricoltura

 

Filippo Ghira/rinascita.info


 
 



Intervenendo alla inaugurazione del Salone internazionale del gusto di Torino, il ministro dell’Agricoltura Luca Zaia, ha sparato a zero contro gli Ogm, gli organismi geneticamente modificati, che le multinazionali vorrebbero introdurre massicciamente nelle produzioni agricole. Zaia ha negato le due affermazioni che spesso si fanno per sostenerne la diffusione su larga scala. Non è vero quindi che gli agricoltori finiscano per guadagnare a fronte di un incremento della produzione. E non è vero che il consumatore finisca per spendere di meno. L’unica cosa che si può ammettere è che gli Ogm hanno sicuramente il vantaggio di abbattere l’apporto di pesticidi in campagna. Ma questo non deve spingere verso una loro liberalizzazione indiscriminata. Infatti non c’è scritto da nessuna parte che, invece dei pesticidi, non si possano adottare tecniche come quella dell’agricoltura integrata che già viene adottata in molti contesti a livello nazionale. Zaia ha poi insistito sul fatto che il suo Ministero e le associazioni di Slow Food sono uniti nell’attività di difesa del territorio, dell’identità e della tradizione. Nella tutela quindi della tipicità dei nostri prodotti che seguono il ritmo delle stagioni e che sono legati al territorio. I prodotti per i quali in Europa vantiamo il più alto numero di certificazioni Dop (Denominazione di origine protetta) e Igp (Identità geografica protetta). Non ha senso, ha sottolineato Zaia, pensare che qualcuno voglia ancora consumare ciliege a Natale o kiwi d’estate, cibi che sarebbero necessariamente non nostri ma di importazione. Zaia ha ammonito che nella produzione agricola bisogna tenere presente l’aspetto etico. Questo implica il rispetto del lavoro di chi produce e significa la garanzia della sicurezza alimentare. E noi tutti abbiamo l’obbligo di pretenderlo, anche quando andiamo al mercato a comprare questo o quel prodotto. Da parte loro, sia gli operatori del settore che gli amministratori pubblici devono sempre perseguire come propria priorità la lotta alla sofisticazione che in Italia, rispetto ad altri Paesi, assume un significato tutto particolare.

Lotta agli sprechi per abbassare i prezzi
Quanto invece al caro prezzi dei prodotti di prima necessità, la cui impennata ha falcidiato i portafogli delle famiglie, secondo Zaia, tanto per cominciare, si potrebbero adottare un piccolo accorgimento, quello di combattere gli sprechi.
Il vecchio espediente che i nostri nonni o i nostri genitori, testimoni delle privazioni della guerra non si stancavano mai di tenere vivo, impedendo ad esempio che venisse buttato via nello spazzatura il cibo avanzato e proibendo ai figli di alzarsi da tavola senza avere prima ripulito il piatto. Un espediente giusto quello di Zaia ma che al tempo stesso testimonia come l’impoverimento delle famiglie sia sempre più drammatico ed eclatante. Sprecate di meno insomma e non gettate nella pattumiera cibi che potrebbero essere ancora commestibili. Zaia ha fornito le cifre degli sprechi.
Ogni anno un milione e mezzo di tonnellate di cibo viene gettato nelle discariche per un controvalore di 4 miliardi di euro. Inoltre è stato calcolato che dai punti vendita escono 240 mila tonnellate di cibo che viene mandato in discarica perché non venduto pur essendo ancora commestibile. Il tutto per un controvalore di circa 1 miliardo di euro. Con tutto questo cibo sprecato si potrebbe invece dare da mangiare a 600 mila persone con tre pasti al giorno. Zaia ha ricordato che secondo i dati della Fao, ci sono circa 850 milioni di persone nel mondo che soffrono la fame e almeno 3 milioni che per questo muoiono.
Ma come italiani dobbiamo riflettere sul fatto che in Italia ci sono 7-8 milioni di cittadini che vivono con meno di 600 euro al mese, che hanno ben poco da mangiare trovandosi in condizione di vera povertà. Bisogna quindi tener presente che una mela ammaccata non è una mela che fa male alla salute e che come tale non deve essere gettata nella pattumiera. Allo stesso tempo non si può pretendere di andare nei punti vendita alle 8 di sera e trovare frutta e verdura ancora belle lucide. I consumatori che si lamentano giustamente del caro prezzi devono prendere atto che anche gli sprechi incidono. Non sempre, ha notato Zaia, è colpa della grande distribuzione e dei piccoli negozi. Pure il consumatore deve capire che dietro a uno scaffale c’è un magazzino e spesso pure un container con alimenti che potrebbero essere ancora venduti ma che il consumatore non vuole.

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 11:03

Psicofarmaci: risarcimenti record per Eli Lilly e Glaxo

Tratto da www.giulemanidaibambini.org - 24 ottobre 2008

Antipsicotico Zyprexa, Eli Lilly risarcirà 62 milioni di dollari a 33 Stati Usa
Patteggiata la chiusura delle inchieste di Illinois e Oregon per promozione illegale del farmaco

La casa farmaceutica Eli Lilly ha patteggiato il pagamento di 62 milioni di dollari a 33 Stati Usa, per chiudere un’inchiesta avviata dai Procuratori generali dell’Illinois e dell’Oregon, in cui era accusata di aver promosso l’antipsicotico Zyprexa anche per patologie diverse dalla schizofrenia e dai disturbi bipolari, le sole per le quali ha ricevuto l’autorizzazione dalla Food and Drug Administration (FDA). Zyprexa veniva promosso, ad esempio, anche per l’uso pediatrico e per la demenza nei pazienti anziani, nei quali aumenta il rischio di morte.

Eli Lilly afferma di aver scelto il patteggiamento “per potersi concentrare sulle proprie attività”, anche se nel corso delle indagini non sono emerse prove che la casa farmaceutica abbia violato le leggi statali. Il Procuratore generale dell’Illinois, Lisa Madigan ha invece sottolineato che “le pratiche commerciali ingannevoli di Eli Lilly sono state illegali e molto pericolose, per di più praticate nei confronti di medici che operano con pazienti molto vulnerabili, come bambini e anziani affetti da demenza”.
Si tratta del maggior risarcimento pagato da una casa farmaceutica in una causa promossa da singoli Stati, superiore ai 58 milioni di dollari patteggiati da Merck, lo scorso maggio, in una causa relativa all’antinfiammatorio Vioxx.

Il patteggiamento, annunciato ieri, non chiude le cause avviate da altri undici Stati, sempre per promozione illegale dello Zyprexa. Resta aperta anche quella avviata dal governo Federale, in cui si prospetta un patteggiamento da oltre un milione di dollari, seguito da una denuncia penale nei confronti di Eli Lilly.
Lo scorso marzo, la casa farmaceutica aveva patteggiato un risarcimento di 15 milioni di dollari a favore dell’Alaska, che l’accusava di aver nascosto informazioni sui rischi dell’antipsicotico, in particolare diabete, obesità e iperglicemia.

La compagnia ha già patteggiato la chiusura di circa 31.000 cause promosse da pazienti che hanno utilizzato lo Zyprexa, pagando 1,2 miliardi di dollari di risarcimenti.
Proseguono, invece, le cause promossa da alcune compagnie assicurative, operanti nel campo sanitario, e da azionisti.
Si stima che, a partire dal 1996, quando fu autorizzato per la prima volta negli Usa, lo Zyprexa sia stato prescritto a 26 milioni di pazienti nel mondo. Attualmente l’antipsicotico, autorizzato solo per i pazienti al di sopra dei 18 anni, è commercializzato in oltre 80 paesi ed è il farmaco più venduto da Eli Lilly, con ricavi, nel 2007, pari a 4,8 miliardi di dollari.

USA, promozione illecita del “Paxil”: Glaxo patteggia in tribunale 40 milioni di Dollari.
La Glaxo Smith Kline è nuovamente alla luce dei riflettori negli USA per una causa sull'utilizzo di Paroxetina su minori, i cui marchi più noti in Italia sono Paxil, Serotax, Seroxat, Sereupin. ll giudice Michael Davis (USA) ha approvato l’accordo finale di 40 milioni di dollari di sanzione contro la GSK , multinazionale farmaceutica. Lo studio legale Baum, Hedlum, Aristei & Goldman ha avviato la class-action basandosi su un documento interno della GSK (Glaxo Smith Kline) che dimostra che GSK ha promosso il Paxil come uno psicofarmaco per bambini e adolescenti a dispetto di comunicazioni interne che confermavano che la sperimentazione clinica di Paxil nella depressione pediatrica non superava l’effetto placebo delle pastigliette di zucchero, ed anzi la molecola ha mostrato un tasso di suicidalità molto superiore al placebo (ideazione suicidaria su minori mai prima d’ora affetti da turbe psichiatriche autolesioniste, ndr).

Ciononostante, GSK ha messo sul mercato il Paxil promozionandolo come “considerevolmente sicuro e efficace” sui bambini depressi. Paxil non è stato mai approvato sui bambini, per cui non c’erano avvertenze particolari sul suo uso pediatrico sul foglietto informativo del Paxil, in nessun paese dove il farmaco è stato commercializzato. La GSK non avrebbe dovuto promuovere l’uso del Paxil sui bambini, quando gli esperimenti pediatrici interni alla GSK hanno dimostrato che il Paxil non era più efficace delle pillole di zucchero del placebo, ed inoltre considerato che questo psicofarmaco ha causato nei pazienti un aumento del numero di pensieri suicidi. Il giudice Davis ha puntualizzato che questo è stato un caso legale da “nervi a fior di pelle”, in relazione all’attenzione mediatica internazionale sul caso, e Davis ha deciso che dei 40 milioni di dollari di sanzione pagati dalla Glaxo un milione di dollari sia destinato a donazioni per scopi sociali e umanitari ad associazioni il cui scopo primario includa i bambini affetti da turbe mentali, e il restante sia distribuito fra i genitori dei minori che hanno promosso l’azione legale.

Fonti: www.rsinews.it e www.lawyersandsettlements.com, editing a cura della redazione di Giù le Mani dai Bambini®
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 10:56

Anche l'agenda fa la casta

Il Senato spende 260 mila euro, la Camera 320 e Bankitalia supera il milione
FABIO SCHIANCHI
ROMA
In pelle nera o rossa, con bassorilievo del logo «S» sulla copertina. Con «tagli, cuciture e rifiniture da effettuare a regola d’arte», recita il bando della gara d’appalto, che si è aggiudicata l’anno scorso Nazareno Gabrielli: ecco la «preziosa agendina di Palazzo Madama», come l’ha ironicamente definita Marco Travaglio ad «Annozero». Un must di fine anno: dieci esemplari spettano di diritto a ogni senatore (tre da tavolo e sette tascabili), qualcuna viene regalata, le altre vengono vendute. «E sono molto apprezzate, perché hanno anche la comodità di un allegato con numeri di telefono, composizione del Parlamento, divisione in commissioni...», assicurano da Palazzo Madama.

Status symbol o regalo di Natale per insider della politica, fatto sta che l’agendina ha un costo. Che grava, ovviamente, sul bilancio del Senato. Era qualche tempo che non si parlava di costi della politica: ci ha pensato Travaglio l’altra sera a riaprire il tema, elencando una serie di dati. Tra cui quelli relativi alla famosa agenda: «Da solo il presidente Schifani spenderà 260 mila euro per realizzare la preziosa agendina di Palazzo Madama», ha tuonato da Santoro. Un passaggio in apertura di trasmissione: immediata, ieri, è arrivata la risposta piccata dell’ufficio stampa del Senato, offeso per «l’immagine volutamente inesatta e denigratoria» data dell’istituzione, e «per chiarire, si spera una volta per tutte, che è assolutamente tendenzioso e fuorviante» quanto ha detto il giornalista. Per quanto riguarda la faccenda agendine, «la spesa del 2008 - chiarisce il comunicato - è infatti il risultato di una gara europea di durata quadriennale decisa ed effettuata nella scorsa legislatura e quindi non ascrivibile all’attuale Presidenza». La cifra è corretta, ma il bando, fatto nel 2007, quando presidente del Senato era Franco Marini, scagiona il suo successore Renato Schifani.

E se vi sembra tanto 260mila euro all’anno per fissare impegni e appuntamenti su carta da 80 grammi con cordoncino segnapagine in seta, da Palazzo Madama ci tengono a precisare che in altri tempi andò peggio: nel 2005, presidente del Senato era Marcello Pera e di costi della politica ancora non si parlava, si spendeva ben il 65 per cento in più. «A partire proprio dal 2007, e come già sottolineato con un comunicato stampa del luglio 2007, grazie a questa gara si è ottenuto un risparmio del 65 per cento sull’onere del 2005, facendo scendere il costo unitario delle agendine dai 20,28 euro del 2005 ai 7,60 dell’anno in corso». Nel bando di gara si parla di 21mila esemplari ogni anno, 18.450 nere e 2.550 rosse; mentre 6.500 sono quelle da tavolo (5.700 nere e 800 rosse). Ma, precisa Palazzo Madama, «quasi il 50 per cento del costo totale di agende e agendine verrà comunque compensato dalla vendita delle stesse: quindi non è corretto sostenere che dal Senato escono 260mila euro perchétà dello stanziamento sarà coperto, come in passato, dai ricavi delle vendite».

Alla Camera dei deputati, anche loro agendina di morbida pelle con logo in bassorilievo disponibile alla fine di ogni anno, giurano di fare meglio. Il modello più semplice lo pagano 7,03 euro; spendono, è vero, 320mila euro l’anno (iva esclusa) per i loro manufatti, prodotti dalla Ugo Pasi srl (anche lei vincitrice tramite gara), ma sostengono che con le vendite riescono a compensare al 100 per cento i costi. E, fanno notare, la cifra è più alta del Senato perché i deputati sono il doppio: 630 contro 322.

Ma il Parlamento non è l’unica istituzione pubblica a produrre «preziose agendine», come direbbe Travaglio: la Banca d’Italia aprirà a fine novembre le offerte per agende personalizzate, calendari da tavolo, tabelle semestrali e agende planning. Fornitura triennale con possibilità di due proroghe annuali, base d’asta 1.065.000 euro. Carta avoriata e quantità industriali: 62.400 agendine in pelle, 23.100 giornaliere, 29.100 tabelle semestrali. E ricordino gli aspiranti: da prevedere circa 30mila confezioni all’anno con nastro e carta da regalo. Più un centinaio di agende giornaliere in pelle extra, e nientemeno che il nome del destinatario inciso in oro sulla copertina.
 
la stampa
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 10:54

PER MANNHEIMER CONSENSI DEL GOVERNO IN CALO (40%) MA NON E' IL PD A GUADAGNARCI

Chi valuta positivamente l'operato dell'esecutivo supera oggi di poco il 40%, a fronte del 60% degli inizi di settembre La «luna di miele» del Governo con gli elettori è finita? Nessuno può dirlo, ma, certo, il consenso per l'esecutivo guidato da Berlusconi si è notevolmente contratto nelle ultime settimane.
mannheimer_280x200.jpgIn parte, ciò può dipendere dal logoramento solitamente derivante dal tempo trascorso dall'insediamento. In parte, potrebbero aver avuto un effetto, specialmente mediatico, le manifestazioni che hanno connotato di recente il mondo della scuola e dell'università. Fatto sta che la percentuale di chi dichiara di valutare positivamente l'operato del Governo supera oggi di poco il 40%, a fronte del 60% degli inizi di settembre.
E, ciò che è ancora più importante, per la prima volta, la percentuale di chi esprime un giudizio negativo risulta prevalente.
La contrazione della fiducia nell'esecutivo è stata provocata, benché in misura e con modalità diverse, sia dall'elettorato di centrosinistra, sia da quello del centrodestra. In quest'ultimo, ovviamente, i livelli di approvazione sono sempre stati — e rimangono — molto elevati.
Ma passano dal 97% rilevato a settembre all'81% registrabile oggi: un decremento relativamente contenuto, ma politicamente assai indicativo. Nello schieramento opposto il fenomeno è altrettanto evidente.
A giugno il 35% degli elettori del centrosinistra esprimeva un giudizio positivo per l'operato del Governo. A settembre costoro si erano ridotti al 21%. Oggi sono pari al 12%. L'opposizione non ha però saputo trarre alcun vantaggio da questo trend.
Anche per quest'ultima il consenso risulta in questo periodo fortemente diminuito.
Dal 24% di giudizi positivi per l'operato dell'opposizione registrato a luglio, si è scesi al 20% di settembre, al 19% dei primi di ottobre, sino al 16% di oggi.
Anche in questo caso, il trend ha riguardato gli elettori di entrambi i poli. L'11% di valutazioni positive per l'opposizione rilevato a settembre tra l'elettorato di centrodestra si è oggi dimezzato, riducendosi al 6%. Ma, quel che è più significativo, il già modesto 36% di giudizi favorevoli all'opposizione emerso agli inizi di settembre tra chi pure aveva votato centrosinistra alle elezioni è divenuto oggi il 29%.
In altre parole, l'opposizione gode del consenso di meno di un terzo dei suoi stessi elettori.
Nell'insieme, si assiste dunque ad una vera e propria crisi di fiducia nei confronti di tutti gli attori politici. Che, parallelamente alla crisi economico-finanziaria, ha investito sia il consenso per il Governo (diminuito, come si è visto, in misura più elevata), sia quello per l'opposizione (che ha subito una erosione di minori dimensioni, ma che partiva da un livello complessivo di approvazione assai più modesto).

La disistima crescente investe in realtà quasi tutte le istituzioni del nostro sistema, con la significativa eccezione della Presidenza della Repubblica. Per fronteggiare questo fenomeno occorrerebbe un impegno comune di tutte le forze politiche. Ciò che è, ovviamente, assai improbabile.

 

 

clandestino web

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 10:46

Chiudete la «squola»

di Gabriele Cazzulini
cazzulini@ragionpolitica.it
  

E' la famosa battuta con la quale De Gaulle suonò la campanella per i giovani sbandati che nel '68 occupavano le università francesi. De Gaulle? Mi viene la pelle d'oca a sentire pronunciare in Italia il nome proibito del mostro più sacro della destra europea. Allora è davvero crollato un tabù culturale che bloccava lo sviluppo dell'intelligenza politica italiana. Citazioni a parte, siamo su un treno che sta attraversando uno scambio. Da una parte il binario morto del passato più cupo; dall'altra la direzione del futuro. C'è da arrossire di vergogna a guardare quelle scene con genitori per caso, che militarizzano i figli per farli sfilare in piazza bardati di striscioni. Normalmente il genitore di oggi incontra suo figlio soprattutto al telefonino, perché la casa è diventato un luogo troppo difficile per stare insieme e parlarsi, specialmente quando c'è anche il figlio della compagna del padre e questo ragazzo a sua volta non riesce a comunicare con suo padre, che si è formato un'altra famiglia. La ricerca della felicità è diventata una fuga dalla realtà. Viene istintivo guardare il calendario per capire in che anno siamo - 1968 o 2008? Fatta l'amara scoperta, ne arriva un'altra, peggiore.

Quarant'anni fa a Praga si combatteva e si moriva per la libertà stuprata dai carri armati sovietici. Invece l'Italia era in piena ricreazione dalla morale, dalla politica, dalla realtà. Per quarant'anni abbiamo pagato il prezzo di quella insostenibile leggerezza che qualche incosciente ancora oggi chiama «il '68». Sbagliare è umano ma perseverare è da cretini. Eppure le stesse scene di ieri sembrano fotocopiate oggi. Studenti esagitati che si truccano da ribelli dell'ultimo minuto e salgono sui banchi come fossero barricate. Scioperi, cortei, megafoni e tanta cagnara. E' la solita carne da cannone che viene macellata in nome dell'ideologia rosso sangue. Ma fa ribrezzo vedere i cattivi maestri tenere le loro velenose lezioni a queste classi di adolescenti che appena nati già sentono l'odore delle bandiere e dei lacrimogeni. Troppi insegnanti devono il posto alla loro ortodossia ideologica e alla predicazione quotidiana dell'odio di classe, dell'adorazione della rivolta e dell'allergia a qualunque autorità. I rottami del '68 che non sono finiti in carcere o non sono stati eletti in parlamento sono finiti dietro ad una cattedra. Non è più una scuola per De Amicis.

La «squola» della sinistra è la rotella principale dell'ingranaggio di indottrinamento politico. Sui registri degli insegnanti i voti non si assegnano per merito ma per disagio. I più meritevoli non sono gli studenti di talento o più impegnati. Sono gli altri, i bulli, meglio se extra-comunitari; meglio ancora se islamici che pretendono di togliere il crocefisso o di smontare il presepe a Natale perché si sentono offesi ma non hanno vergogna di offendere chi li ospita generosamente. Ecco la «squola», dove la malformazione prende il sopravvento sulla formazione allo studio, al lavoro ma anche sulla crescita della persona. Poi arriva il binario morto della realtà, che a differenza delle menti di un bambino, non si lascia addomesticare facilmente. Anzi, alla fine presenta il conto con gli interessi, ma non alla «squola» o ai suoi cattivi maestri, che finito l'anno scolastico sfrattano l'alunno dalla «squola» e dalla loro coscienza. E' quel bambino, ormai adulto, che deve pagare di tasca sua, per essere cresciuto senza valori, senza identità, senza rispetto per la sua comunità.

Vogliamo aprire gli occhi su tutti quei casi in cui i figli ammazzano i genitori, sugli alcolisti minorenni, sui tossicodipendenti? Dicono che sia colpa della televisione, anche se ora c'è internet. Ma è facile fare lo scaricabarile. E' colpa di quegli insegnanti che fanno i «complici» con i loro studenti, chiudendo tutti e due gli occhi su questa gioventù che cresce sbandata perché l'importante è iscrivere i ragazzi all'Anpi e inculcargli l'odio per i ricchi, gli americani e la polizia. E' colpa anche di quelle famiglie che scaricano sulla «squola» il dovere morale di educare i loro figli e sperano di sopperire a questo terrificante vuoto di affetto aprendo il portafoglio o, peggio, tollerando quest'educazione storpiata. Così i giovani diventano una patata bollente che famiglie e «squola» si palleggiano - poi qualcuno resta alla fine scottato e scatta l'allarme degli psicologi televisivi.

In mezzo a queste rovine sociali la sinistra più cinica vorrebbe pure piantare i semi della contestazione, dell'antagonismo, del terrorismo. Sarebbero queste le lezioni? Perché non leggere direttamente il breviario del brigatista invece di Manzoni, oppure insegnare subito ad uccidere un poliziotto invece della trigonometria? La scuola ha davanti a sé una doppia sfida: liberarsi dai tentacoli della sinistra e assumere i valori della nostra identità italiana come sistema educativo. Se la riforma Gelmini fa così male alla sinistra, vuol dire che fa bene all'Italia. Stop! E' finita la ricreazione. Inizia la realtà.

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 10:44

GELMINI AGLI STUDENTI: Per l'istruzione si spende male, non si spende poco

Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha convocato le associazioni degli studenti per un confronto sulla riforma della scuola e dopo alcuni incontri ha fatto il punto con una nota.  "Ho chiesto ai ragazzi se la scuola e l’università così come sono li soddisfino. Un’università ed una scuola che non preparano al lavoro e che non consentono loro di farsi un futuro. Non è vero che in Italia si spenda poco per l’istruzione, anzi siamo tra i primi d’Europa. Il problema è che si spende male. L’università italiana produca meno laureati del Cile, abbiamo ci siano 94 università, più 320 sedi distaccate nei posti più disparati, ci siano 37 corsi di laurea con 1 solo studente, 327 facoltà non superino i 15 iscritti, negli ultimi 7 anni siano stati banditi concorsi per 13.232 posti da associato ma i promossi siano stati 26mila e nel 99,3% dei casi sono stati promossi senza che ci fossero i posti disponibili facendo aumentare i costi di 300 milioni di euro, ci siano 5 università importanti con buchi di bilancio enormi (e sono i luoghi dove si protesta maggiormente) che avrebbero portato, se fossero state aziende, al licenziamento in tronco di chi le ha gestite per tanti anni.

E’ inaccettabile che si siano moltiplicate cattedre e posti per professori senza tener conto delle reali esigenze didattiche dei ragazzi, aumentando la spesa per l’università in maniera inaccettabile, non ci sia un’università italiana che figuri tra le migliori 150 del mondo, ci siano 5500 corsi di laurea, mentre in Europa ne troviamo la metà, siano insegnate 170.000 materie rispetto alle 90.000 della media europea, nel 2001 i corsi di laurea fossero 2444, oggi 5500 e infine che i ragazzi siano sottoposti ad un carico di ore di lezione triplo rispetto alla media europea per trovare giustificazione a corsi fatti solo per dare cattedre.”

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 10:43

Il fondo del vaso di Pandora

«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano»

[Francesco Cossiga, Presidente emerito della Repubblica Italiana e Senatore a vita]

Autore: firewolf2 Categoria: BLOG DI LUCA ROMAGNOLI Ore: 10:42

Il figlio del Gelmini della sinistra? Ovvio, alle private. Come papà

L’ex ministro Beppe Fioroni non si può davvero accusare di incoerenza. Chi è più fedele a se stesso del cattolicissimo esponente Pd, che ha mandato il figlio Marco nella stessa scuola dove si è diplomato lui 31 anni fa? Il fatto è che anche Fioroni, come gli altri progressisti al caviale del suo partito, non ha avuto il minimo dubbio tra istituti statali e non statali quando si è trattato di scegliere l’educazione del figlio. Il suo è andato spedito al Liceo Scientifico «Cardinal Ragonesi» di Viterbo, cattolica paritaria diretta dai Fratelli Maristi, una congregazione religiosa fondata due secoli fa in Francia da san Marcellino Champagnat. «Ogni aula dell’Istituto è dotata di un computer, collegato con la sala di informatica centrale, attrezzata come laboratorio linguistico multimediale», c’è scritto nella presentazione del «Cardinal Ragonesi». «Il laboratorio scientifico, l’aula di proiezioni, le palestre, i cortili, la biblioteca sono gli ambienti che completano il supporto tecnico della scuola». Grande cura per l’alunno, poco a che spartire quindi con le aule fatiscenti e i problemi delle scuole statali, che però sembrano assillare negli ultimi tempi l’agenda politica del Pd.
Il Liceo «Cardinal Ragonesi», che ha fama di scuola impegnativa e covo di secchioni, com’è facile immaginare non ha rette propriamente popolari. Oltre ai 340 euro di iscrizione il costo trimestrale è di circa 900 euro, quindi per un anno di lezioni servono 2.700 euro più spese didattiche. Poca roba per l’ex titolare dell’Istruzione che evidentemente conosce bene la differenza tra l’efficienza delle scuole private e il caos delle pubbliche. Lui uscì da quella stessa scuola col massimo dei voti, il tipico primo della classe come lo ha ricordato sul Tempo un ex compagno di scuola, ma «che non passava mai i compiti». Già allora il giovane Beppe era una promessa della Dc viterbese, tanto che a soli 29 anni sarebbe diventato sindaco della città e dieci anni dopo deputato dei Popolari. E la scelta dell’istituto per l’ultracattolico Beppe non fu casuale, ieri come oggi per il figlio. Nelle scuole pubbliche, è noto, è facile trovare professori di sinistra, quegli ex sessantottini che affollano per esempio il Pd. Ma purtroppo può capitare di incontrarli anche ad un alunno di una paritaria, perché la commissione della maturità è esterna.
E fu proprio quello l’incubo di Fioroni all’esame nel 1977, come ha raccontato lui stesso l’anno scorso da ministro. «Ero nervoso e fui preso da una irrefrenabile voglia di fumare, ma non avevo sigarette. Arrivò un giovane che me ne offrì una. A lui confidai il mio timore, e cioè che il presidente della commissione, come avevo sentito, fosse uno di sinistra, troppo di sinistra per i miei gusti». Per sua sfortuna il giovane della sigaretta era proprio il presidente di commissione. Ma l’interrogazione, quasi tutta sul prediletto S. Agostino, andò benissimo lo stesso. Merito degli insegnanti bravissimi del «Ragonesi», altro che quelli delle statali.
Autore: firewolf2 Categoria: ILGIORNALE Ore: 10:39

Scuola, nei cortei "rischio infiltrazioni Br"

Studenti indignati o professionisti della protesta? Chi sono davvero i personaggi, in divisa no-global d’ordinanza, alla testa dei cortei di universitari che in questi giorni occupano aule, piazze e talk show? Alcuni di loro sono diventati a tempo di record personaggi mediatici. Ma, dopo gli scontri violenti di Milano, le forze dell’ordine hanno scandagliato più a fondo il passato di alcuni giovani. E quel che è emerso non è tranquillizzante. Perché insieme a studenti «veri» (anche se spesso un po’ in arretrato con gli esami) compaiono giovani con curriculum pieni di denunce e, peggio, estremisti e anche personaggi da tempo sotto attenzione per la loro contiguità con l’eversione rossa.
A far sentire la loro presenza nei cortei di questi giorni ci sono anche gli esponenti di una realtà cui da tempo le forze di polizia guardano con preoccupazione: una struttura «informale» chiamata Olga (la sigla sta per «Ora di liberarci da tutte le galere») che ha tra i suoi ideatori Maurizio Paolo Ferrari, già militante (non pentito) delle Brigate Rosse, e che ha tra i suoi obiettivi primari la saldatura tra i gruppi «antagonisti» e il mondo del carcere. Vicini all’Olga sarebbero Lorenzo Minani, Gianpaolo Plona, Claudio Ceccato, Mattia Zanotti e Gabriele Marchetti, tutti e cinque studenti a Scienze politiche e assai attivi in questi giorni.
E nell’orbita dell’Olga gravita - secondo alcuni rapporti - anche uno dei personaggi-chiave della rivolta anti-Gelmini: il greco Ioannis Fourkas, studente fuori corso di Scienze politiche. Anche lui ha collezionato denunce di vario tipo in occasione di manifestazioni non autorizzate e scontri. Ma l’episodio che getta sul leader studentesco la luce più inquietante risale al 23 giugno dello scorso anno quando a Padova scese in piazza, insieme ai «duri» del Centro sociale Gramigna, in difesa dei militanti delle Nuove Brigate Rosse arrestati su richiesta del pm Ilda Boccassini nell’ambito delle indagini sui tentativi di ricostituzione del «partito armato». Terroristi in grado di uccidere, secondo la Procura. «Militanti rivoluzionari» secondo il corteo cui partecipò Fourkas.
Ce n’è abbastanza, insomma, perché gli analisti di polizia e carabinieri non diano per scontato che la protesta resti pacifica. Il timore è - come sempre in questi casi - che la protesta nonviolenta degli studenti in buona fede non riesca ad arginare la deriva radicale imposta dagli agit-prop. Alcuni dei quali hanno dalla loro anche esperienze che gli vengono dalla famiglia: al corteo di giovedì scorso è apparso per la prima volta Valerio Ferrandi, 23 anni, militante dell’Autonomia milanese, denunciato per occupazioni abusive e violenze varie. Nonchè figlio di Mara Aldrovandi, che negli anni Ottanta stava col nome di battaglia «Stefania» nei Reparti comunisti d’attacco, e di Mario Ferrandi detto «Coniglio», militante del gruppo di fuoco di Prima Linea, arrestati nel 1981 e quasi immediatamente pentitosi.
E a proposito di personaggi mediatici, il più in vista, nei cortei e nelle trasmissioni tv, è indubbiamente Leon Blanchard, ventidue anni, studente in Scienze politiche. Carino, buon lessico, figlio di una coppia della alta borghesia milanese (il gallerista Giovanni Blanchard e la giornalista Maria Pace Ottieri), casa nella aristocratica via Pontaccio, Blanchard si presenta come la faccia «pulita» del Movimento. In realtà il suo certificato dei carichi pendenti è spesso quattro pagine. E - se in diversi casi si tratta di reati "pacifici" come la manifestazione non autorizzata o le grida sediziose - a suo carico risultano denunce per una sfilza di episodi di violenza privata e violenza a pubblico ufficiale.Ma a colpire è soprattutto l’intensità e la varietà dell’impegno del giovanotto: a partire dal 2003 Leon Emanuele Kremen Blanchard (questo l’impegnativo nome per esteso) viene denunciato in occasione di proteste per le cause più disparate. Dall’Assolombarda a Blockbuster, dall’Alitalia all’Associazione editori, dalla Best Western ai Centri di prima accoglienza, da Trenitalia alla guerra in Iraq, sono pochi i «nemici» contro cui il rampollo di via Pontaccio non è sceso in campo senza tanti riguardi per il codice penale. Un attivismo che, va detto, non impedisce a Blanchard di studiare, visto che ha annunciato di essere pronto per discutere la tesi a novembre.
Accanto a Blanchard, nelle foto di testa dei cortei compare quasi sempre Teo Todeschini, 23 anni, studente di Scienze umanitarie alla Statale. Anche lui è uno stakanovista delle proteste e delle denunce: occupazioni abusive, deturpamenti, manifestazioni non autorizzate. D’altronde Todeschini fa parte del gruppo che nelle università costituisce il «nocciolo duro» della sinistra radicale: si fanno chiamare «Gli Inflessibili» e vengono guardati con un misto di timore e rispetto dagli studenti più «morbidi». Degli «Inflessibili» fanno parte anche Luca Minghinelli e Dario Sigari, entrambi di Scienze politiche, entrambi più volte denunciati e presenze fisse nei cortei di questi giorni; «Inflessibile» è anche Matteo Tunesi, 19 anni, che in agosto partecipò all’attacco alla scuola di polizia di Senigallia.
Autore: firewolf2 Categoria: ILGIORNALE Ore: 10:36

Veltroni, un uomo solo sul palco Il partito gli prepara già la festa

Roma Ha avuto il suo bagno di folla, Walter Veltroni. Al di là delle consuete risse sulle cifre e delle sparate esagerate degli organizzatori, la «sua» manifestazione è riuscita, e la sua prova di forza del 25 ottobre è stata vinta. Per ora.
Perché già si levano voci, dentro il Pd, a ricordargli che «una manifestazione non è una specie di momento costitutivo», e che «la leadership si misura ogni giorno, non in un solo test», come dice Massimo D’Alema. O che «Il problema non è il 25 ottobre, ma il 26: il giorno dopo noi saremo ancora all’opposizione e Berlusconi ancora al governo», come sottolinea Piero Fassino.
Che la prova di forza di Veltroni fosse ad uso anche - per certi versi soprattutto - interno si capiva fin dalla coreografia, studiata dal regista di fiducia delle kermesse veltroniane, Roberto Malfatto: il leader solo, sul piccolo podio che dominava dall’alto il catino affollato del Circo Massimo, un mare ondeggiante di bandiere del Pd (ne erano state distribuite ad ogni singolo essere umano presente, e il colpo d’occhio risultava imponente»). E tutti gli altri dirigenti lontani alle sue spalle, ammucchiati anonimamente su un grande palco insieme a ragazzi con le scritte anti-Gelmini sulle magliette e a membri multietnici dell’Orchestra di Piazza Vittorio. D’Alema e Marini, Rutelli e Fioroni, Cofferati e Fassino, Franceschini e Gentiloni, Bersani e Letta, tutti ritti in piedi ad ascoltarlo in silenzio e a guardarlo ingigantito dai maxi-schermi. Non troppo felici, in molti, di essere finiti lì.
Un colpo d’occhio simbolico: la manifestazione del Circo Massimo è stata una sorta di bis delle primarie, un’operazione che serve a ristabilire il rapporto diretto tra il leader e il suo popolo e a ridare tono e linfa ad una leadership traballante, logorata dai giochi di corrente interni al Pd, indebolita dai primi incerti passi di opposizione. Non a caso, il regista politico più attivo dell’appuntamento è stato Goffredo Bettini, lo stesso delle primarie, quello che incita da tempo Veltroni a smarcarsi dal condizionamento del «vecchio» Politburo e a varare una «nuova leva» di dirigenti investiti da lui. «Il Pd va stappato», ha ripetuto Bettini ieri dalle colonne del Riformista, ci vuole «gente fresca e appassionata» e non vecchi arnesi giunti «al quarto o quinto partito, tra svolte e rifondazioni» avvitati nello «stesso dibattito interno da quasi vent’anni». Qualche nuovo nome, di quelli che Veltroni e Bettini vorrebbero iniettare nel coordinamento del Pd, già è stato lanciato in pista: il romano Nicola Zingaretti, il lombardo Maurizio Martina, il bolognese Salvatore Caronna.
«Questa è la più grande manifestazione di massa del riformismo italiano», ha tuonato Veltroni dal podio. E fin dalla vigilia era chiaro quale fosse per il leader del Pd la pietra di paragone cui parametrare il proprio successo: la manifestazione della Cdl a piazza San Giovanni,nel 2006. Quella di Berlusconi, che allora - come lui ora - era il capo dell’opposizione.
Due milioni, fu allora la cifra sbandierata dagli organizzatori, e tutti la ritennero un grande successo e l’inizio della rimonta berlusconiana. Ieri a piazza Esedra, il veltroniano Paolo Gentiloni aveva in tasca la fotocopia della prima pagina del Corriere della Sera di quel giorno: «Vedete? Berlusconi disse di averne portati due milioni, noi saremo certo di più». Due milioni e mezzo, è la cifra che hanno deciso di fornire e che l’organizzatore Achille Passoni ha reso ufficiale. Dirne di più proprio non si poteva: troppo vicina la memoria dei tre milioni di Cofferati, e lui, il sindaco uscente di Bologna, era lì e non l’avrebbe fatta passare liscia.Dal podio, Veltroni ha usato i toni che servivano a eccitare e rassicurare la sua gente, quelli dell’anti-berlusconismo. Dipingendo una diversità quasi antropologica dalla destra «che ha fatto un deserto di valori e l’ha chiamato sicurezza, che vuole un pensiero unico e lo chiama gradimento, che calpestano i diritti e lo chiamano decisione. La destra ha creato la cultura del vuoto. Non le interessa la scuola perché per loro la scuola è la tv. Quel vuoto ci spaventa». Poi le proposte, il «taglio delle tasse sulla tredicesima», il «patto tra produttori» per superare la crisi. Troppo poche, lamenta la fronda interna.
Autore: firewolf2 Categoria: ILGIORNALE Ore: 10:32

sabato, 25.10.08

Territorio, Tradizione ed Identità: una riflessione

Il territorio è dotato di una “complessità originaria”, costituita dallo spazio fisico, dalle risorse alimentari, dalle materie prime, indispensabili all’uomo per dispiegare la sua azione (sociale, politica ed economica).
L’uomo, di fronte alle perturbazioni provenienti dal mondo esterno, per limitare l’imprevedibilità deve immagazzinare energie (alimentari, produttive ed intellettuali).
Questo processo, però, necessita da parte dell’uomo una conoscenza profonda del territorio che lo ospita. L’uomo conosce se “denomina”: non può neppure pensare di utilizzare le cose, se queste ultime non sono identificate.
Da qui, una incessante operazione di denominazione dei luogi più rilevanti, quelli che si stagliano dall’omogeneità di base (il nome al colle che si stacca dal piano, il nome al fiume che taglia in due la zona, e via dicendo).
Ovviamente, la società umana si deve strutturare, a partire da una operazione di “reificazione” (costruzione), di opere materiali in primis. Magazzini (riserva alimentare), fabbriche (riserva produttiva), case, scuole, palazzi di dirigenza politica e religiosa (riserva intellettuale e di trasmissione del pensiero).
Infine, tutte queste costruzioni vanno collegate fra loro,anche a più ampio raggio. Le relazioni sono fondamentali, e stanno alla base dello scambio (economico e di idee).

Ma, come è chiaro, il tutto parte dal territorio. Se la complessità originaria viene distrutta, se le risorse vengono sovra-sfruttate fino al totale esaurimento, non c’è più spazio per l’azione umana.
Un esempio pratico: la Cina OGGI si sviluppa in modo esplosivo perchè adopera al massimo tutte le risorse del territorio, nonchè quelle umane.Tuttavia, alla lunga questo sviluppo sregolato si fermerà, e anzi andrà incontro all’implosione. E’ solo questione di tempo.

Come valorizzare il territorio e le sue risorse? E l’uomo, come può dispiegare la sua azione senza sentirsi estraneo, alieno e distante rispetto al territorio in cui vive?
I processi di globalizzazione hanno portato un effetto senz’altro negativo. L’uomo non si sente più “a casa”; le risorse spesso sono sfruttate senza più ritegno, le relazioni con il territorio decadono. I continui spostamenti slegano dal proprio territorio (pensiamo in generale a fenomeni come quello dell’immigrazione, che sradica milioni di persone dal luogo originario e le inserisce come corpi estanei in altri luoghi, creando notevoli difficoltà -basti ricordare le rivolta delle periferie parigine-, ma pensiamo anche all’affermazione del mondo virtuale, che ad un certo punto estrania dalla realtà, e annulla distanze che, dal punto di vista fisico, politico e culturale, esistono eccome).
Per evitare un uso sconsiderato delle risorse, uno sfregio alla complessità originaria, un allontanamento anche “sentimantale” dal territorio (con connessa disgregazione dell’Identità) è necessario ripensare le relazioni e partire dal basso, da una valorizzazione della Tradizione “locale”.
Ogni territorio può, per così dire, “andar fiero” delle proprie peculiari risorse.
Pensiamoci bene, ciascuno di noi conosce (o almeno dovrebbe!) la storia locale, le risorse tipiche, le tradizioni dialettali o anche culinarie del proprio territorio. A livelli più alti, ciascuno può identificarsi per una determinata cultura, una specifica religione, una identità politica ed intellettuale.

Chi perde il senso della Tradizione, della propria Storia, e chi distrugge le basi anche fisiche e territoriali (indispensabili per lo sviluppo e per dispiegare l’azione), rischia di vedere disgregata la propria Identità.
Il territorio è un pilastro dell’Identità, che ricorre alla Tradizione per rafforzarsi e avere “senso”.
Tutto ciò non equivale, si badi, ad una chiusura “gelosa”, ad un innalzamento di barriere invalicabili, alla costruzioni di Identità così forti da annullare tutte le altre.
Il territorio può, anzi deve “offrirsi” agli altri: le tradizioni locali, una volta recuperate, possono senz’altro contribuire ad uno sviluppo complessivo e globale, ad una diffusione di valori e conoscenze.
Il rispetto del territorio è basilare per la crescita di tutti, per il mantenimento delle risorse e delle tradizioni.
La globalizzazione va accettata, ma sapientemente equilibrata: le identità locali non devono essere cancellate, a pena di una perdita irrimediabile.

 

FalcoConservatore/falcodestro

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:58

2013

italiaoggi.splinder.com-Ammetendo che i Maya si siano sbagliati sui "disastrosi eventi" che porteranno il mondo dalla fine di un'era all'inizio dell'altra, nel 2013 saremo, si spera, ancora tutti vivi. E sarà un momento importantissimo per la vita democratica del nostro Paese. Perchè? Perchè ci saranno le prossime elezioni politiche.



Ah, prima di tutto una precisazione. Ma come? Con tutto quello che sta accadendo non ho di meglio da fare che scrivere di un futuro così lontano?  Beh, qualcosa di meglio da fare ce l'ho, ma un quarto d'ora per il blog si trova sempre. Per il resto... della crisi economica mondiale ho deciso di non parlarne, non per strani motivi, ma semplicemente perchè non possiedo conoscenze così approfondite di sistemi economici mondiali tali da rendere utille un mio intervento in materia. E per quanto riguarda "la più grande manifestazione studentesca dal 68"? Beh, per dimostrarvi quello che penso a riguardo vi rimando a questo post di DAW che non va preso con spirito giornalistico ma più che altro come "simpatica smentita" di alcuni luoghi comuni.



Torniamo a noi. Molto probabilmente questo Governo durerà cinque anni e torneremo a votare per il Parlamento nel 2013. Sarà un momento importantissimo per due motivi tra di loro collegati: saremo in grado di giudicare in toto il lavoro svolto dal Governo Berlusconi IV (le aspettative sono grandi) e sapremo cosa farà Silvio Berlusconi da grande. In merito ci sono due ipotesi in ballo, alle quali se ne aggiunge oggi una abbastanza clamorosa.



Dato per scontato che il Nostro non si ritirerà a fare il nonno e basta, è possibile pensare a un Berlusconi impegnato in qualche causa umanitaria (ha più volte dichiarato di voler costruire ospedali in aree critiche). Ma questa ipotesi mi sembra abbastanza remota. Poi c'è l'altro rumor che rimbalza nel Palazzo da un anno esatto. Da quando cioè è nato il Partito Democratico. Sembra scontato che vi siano patti segreti tra PDL e PD per portare il prossimo Parlamento ad eleggere, sempre nel 2013, Silvio Berlusconi nuovo Presidente della Repubblica (Federale???) Italiana. Mah... la cosa non è affatto impossibile conoscendo il tipo, nè è da escludere a priori. Per vari motivi, che non sto qui a riportare perchè credo che ci abbiano già pensato decine di giornalisti. In merito io ho sempre avuto qualche dubbio, non perchè non lo creda capace, anzi, ma perchè non credo che il suo carattere si sposerebbe alla perfezione con la pacatezza istituzionale che deve tenere un Capo di Stato. Berlusconi, si può dire, ha costruito buona parte del suo successo politico sull'improvvisazione. Portandolo a volte a fare certe figure che difficilmente potranno essere dimenticate (non per forza in senso negativo... pensiamo alle corna nella foto istituzionale). Credo insomma che il Cavaliere sarebbe sprecato al Quirinale. Chi nel 2013? Beh... i nomi sono quelli.. Gianni Letta sarebbe molto più adatto. Tuttavia, se questa dovesse essere la decisione di Berlusconi, non mancherò di sostenerlo.



Ma passiamo allo scoop. C'è un sito che sicuramente tutti voi conoscete. Si tratta di AffariItaliani. Il primo quotidiano on-line, inizialmente alle dipendenze del portale Libero e da luglio passato "in proprio". Comunque, nella sezione "Politica" di AffariItaliani si trovano spesso notizie bomba. Il problema è che a volte si tratta di ipotesi rivelatisi clamorosamente false. Citando le solite "fonti vicine al Presidente" almeno una volta al mese c'è uno scoop sul PDL o sul Cavaliere. E oggi ecco cosa scrive AffariItaliani a questo indirizzo:



"BERLUSCONI SEGRETARIO GENERALE DELL'ONU"



Viene citata la passione di Berlusconi per la politica estera e il suo personalissimo modo di trattare con le figure di spicco del panorama internazionale. Diciamo che, per quanto questa sia oggi una "sparata", un Berlusconi alla guida di una istituzione del genere, alleggerito dal fardello della guida di un Paese e finalmente in pace con i suoi avversari politici potrebbe fare un ottimo lavoro. Con la sua esperienza da politico, da imprenditore, da editore e, perchè no, da intrattenitore ha tutte le carte in tavola per riuscire.



Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:56

Brunetta, più spazio ai cittadini

Sapranno quello che accade negli uffici

Il suo motto è più potere ai cittadini, mettendo a loro disposizione un servizio che fornisce tutte le informazioni necessarie per scegliere tra i servizi pubblici e votare l’efficienza delle prestazioni eseguite. Insomma, continua la rivoluzione della Pubblica Amministrazione intrapresa da Brunetta: “I cittadini - spiega al Giornale -sapranno tutto quello che accade negli uffici e potranno agire di conseguenza”.

E poi, prosegue , “con la riforma ci saranno standard di efficienza uguali per tutti. E gli uffici saranno obbligati a comunicare e a rendere trasparente la propria attività”. Dunque, per il ministro ella Funzione pubblica, la ricetta ideale sta nel binomio trasparenza-efficienza dei servizi, passando però attraverso il giudizio dei clienti.

“I cittadini –spiega ancora - potranno reagire in modo pesante con un sistema di difensori civici, e poi in un modo più soft: per ogni transazione con la pubblica amministrazione si potrà esprimere un giudizio immediato tramite gli emoticon”, vale a dire la faccette sorridenti o corrucciate che si trovano su internet. In questo modo si stabilisce interazione tra utente e servizi, anche perché “è un insulto alla nostra intelligenza - afferma Brunetta - che il Paese della Ferrari e della Brembo non debba avere la migliore amministrazione del mondo”; per il ministro “è una follia, con questi chiari di luna, il potere di acquisto sotto attacco e i consumi a picco, avere sei miliardi da dare a 3,5 milioni di dipendenti pubblici e tenerli in cassa”.

Però un avvertimento è d’obbligo: chi è negligente verrò licenziato, anche perché sarà semplice risalire a chi commette qualche inadempienza. “Con la riforma – conclude il ministro - ci saranno standard di efficienza uguali per tutti e gli uffici saranno obbligati a comunicare e rendere trasparente la propria attività”. Come a dire: difficile farla franca

 

 

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Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:42

Alamein, Napolitano ricorda caduti

Egitto, "Vero sconfitto fu il nazismo"

Le nuove generazioni devono "rispetto e riconoscenza, sempre ai caduti di El Alamein". Lo ha detto in Egitto, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel discorso ufficiale alla cerimonia per il 66/o anniversario della battaglia della Seconda guerra mondiale. Napolitano ha ricordato che gli italiani "furono guidati dall'amor di patria" e che "il vero sconfitto fu il disegno nazista".

 

 

 

 

tg com

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:32

Radioso futuro

CAPITALISMO
La distruzione creatrice
Crisi finanziaria senza precedenti, Usa entreranno in una fase nuova della propria storia, nulla sarà più come prima

di BERNARD-HENRI LÉVY

Certo, siamo sull'orlo del baratro. Questa crisi finanziaria è senza precedenti. Gli Stati Uniti entreranno in una fase nuova della propria storia, dove nulla sarà più come prima: né il modo di regolazione dei mercati; né il modello consumistico che era al centro dell'etica capitalista.

E non sarà più come prima nemmeno il famoso «American dream», al cui proposito pochi sanno, in Europa, che la realizzazione più clamorosa era l'acquisto di una casa, con o senza subprime. Certo, i primi a beneficiare di questa rovina sono tutti i fanatici, talebani o altri, consapevoli che i 700 miliardi di dollari che serviranno a riacquistare alle banche i loro prodotti tossici equivalgono, più o meno, al costo della grande operazione antiterroristica che si sarebbe potuta compiere in Afghanistan o nelle zone tribali pachistane e alla quale l'America impoverita sarà costretta a rinunciare. Senza parlare dell'incertezza che, cosa perlomeno inquietante, nessun responsabile politico è capace di eliminare in maniera chiara: i famosi 700 miliardi, per esempio, corrisponderanno al riacquisto di crediti o a una partecipazione azionaria nel capitale delle istituzioni vacillanti (il che non è la stessa cosa e farebbe dello Stato federale un autentico «Stato azionista» seguendo il modello svedese o finlandese)? O saranno finanziati da prestiti? Se sì, sottoscritti da chi? Siamo così sicuri che il contratto di fiducia che regge i rapporti degli Stati Uniti con il resto del mondo resti sufficientemente solido perché i fondi sovrani indiani, cinesi o del Qatar si precipitino su un nuovo titolo che avrà come inconveniente, fra l'altro, di svalutare quello che già detengono?

Insomma, per queste ragioni e altre ancora, è giusto dire che viviamo un evento colossale, forse inaugurale, di cui siamo lungi dal vedere tutte le conseguenze: l'inizio di una nuova era; una sorta di anno zero del capitalismo nuovo; l'equivalente, per il capitalismo, fatte le debite proporzioni, di quello che fu per il comunismo il crollo del Muro di Berlino. Resta il fatto che l'evento ha avuto anche un altro aspetto, sul quale trovo sia un peccato che i commentatori, europei in particolare, non insistano maggiormente. La rapidità di reazione, prima di tutto, che la cacofonia di queste ultime ore non smentisce. Il pragmatismo, cioè il coraggio di alti funzionari che, come il segretario al Tesoro Harry Paulson jr., per tutta la vita hanno creduto al capitalismo deregolato, l'hanno considerato vangelo e, in una notte, si sono convertiti ai principi dell'economia diretta dallo Stato.

Il vigore del dibattito democratico che è seguito, che ha visto senatori e congressmen rifiutare di lasciarsi ingannare e, ancor meno, di cedere al panico o al ricatto e imporre al potere esecutivo un certo numero di emendamenti la cui lista sembra non sia chiusa: uno scaglionamento del versamento dei 700 miliardi secondo un calendario debitamente controllato dalle Camere; un codicillo che dà al popolo sovrano un potere di controllo sulla remunerazione di dirigenti che hanno portato le loro imprese al naufragio e che, d'ora in poi, non hanno altri diritti se non quello di raddrizzare il timone; misure aggiuntive in favore dei nuovi senza tetto espulsi dalle proprie case o dei piccoli imprenditori strangolati dal rarefarsi del credito. Per quanto riguarda la storia dei fondi sovrani, in particolare di quelli cinesi, ci sono due possibili interpretazioni: la caduta finale di un «impero» riacquistato come rottame dall'incarnazione stessa di quello che lo nega; oppure un'astuzia della Storia che consente di legare come mai prima il dispotismo asiatico cinese al suo grande avversario storico e, così, di stroncarlo. Ciascuno è libero di scegliere e scommettere.

È Schumpeter che parlava delle turbolenze, anche drammatiche, che scandiscono la storia del capitalismo come di fasi di «distruzione creatrice». Ed è John Galbraith che caratterizzava il capitalismo stesso come una strana macchina che trova la propria energia nella crisi, sia nella depressione o la disfatta, sia nel successo. Le crisi stanno al capitalismo come gli scandali alla democrazia. Secondo alcuni, questi scandali sono la prova che la democrazia non funziona più, mentre secondo altri il fatto stesso che scoppino dimostra la sua incoercibile vitalità. Ebbene, lo stesso vale per la crisi attuale: una probabile cura dimagrante planetaria, una messa in dubbio generalizzata dopo tempi di esuberanza folle e la dimostrazione che il sistema, checché se ne dica, è sempre vitale.

(traduzione di Daniela Maggioni)
[Corriere della Sera]

Sicuramente il capitalismo trae vantaggio dalla crisi, basti pensare agli Hedge fuond che scommettono sia sulle perdite che sui guadagni.

Il problema è la perdita di fiducia, ma non di uno Stato con l' altro; della popolazione ai regimi democratici.

L' anello debole di tutto questo rimane sempre di più schiacciato dalle logiche di mercato.

Si tirano fuori per salvare imprenditori e grandi compagnie; ma i piccoli azionisti?

Coloro che hanno perso i soldi e la casa?

Con l' allargamento della forbice sociale ormai tutto è diventato proibitivo per la maggiorparte delle perone, e non parlo di beni di lusso, ma di prima necessità.

Per la distruzione creatrice quanti saranno schiacciati dall' ingranaggio capitalistico?

In questo messaggio si vede benissimo l' affinità tra un certo catastrofismo millenarista da fine dei tempi e l' ingranaggio capitalista, non a caso c'è chi vede nell' iniezione di liquidità un modo per prendere tempo per iniziare poi una guerra che convolgierà la crisi e lo scontento generale fuori dall' America; per non parlare di quello esistente tra il comunismo e il capitalismo.

Il Times si chiede, ma Marx aveva ragione; in fondo dicevamo le stesse cose ma lui partiva da una prospettiva negativa.

E' vero che non bisogna perdere mai la speranza in  questa dissoluzione di beni non solo materiali, però spesso questa speranza è stata dogata dal mercato; d' altronde in America hope fà rima con dope

 

 

cblog.thule-italia.org

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:27

I diritti degli invisibili

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C’è qualcuno disponibile ad aiutare Abele? Perché la violenza è già arrivata nelle scuole e nelle università italiane. Ma siccome le sue vittime subiscono i soprusi in silenzio, e nessuna telecamera si degna di inquadrarle, e nessun giornale ne tramanda le gesta ai posteri, la classe politica ha deciso di fregarsene. I diritti della stragrande maggioranza di studenti, professori e lavoratori della scuola e degli atenei non sono difesi da nessuno. Né dal centrodestra, che è al governo, e tantomeno dal centrosinistra, per il quale diritto allo studio e diritto al lavoro sono solo randelli da dare in testa agli avversari e riporre nello sgabuzzino quando non servono più. Questi figli di un dio minore, dimenticati da tutti, sono gli studenti che vorrebbero seguire le lezioni. Sono i professori, i ricercatori, i presidi, i rettori che in questi giorni vorrebbero continuare a fare il loro lavoro. Vuoi perché difendono la riforma della scuola di Mariastella Gelmini e il modo in cui il governo intende cambiare l’università. Vuoi perché, pur non apprezzando l’operato del ministro, ritengono inutile o dannoso bloccare le lezioni. Alcuni hanno scritto a Libero. Nella pagina accanto è pubblicata una parte delle loro lettere. Leggetele: ci troverete storie e riflessioni che altrove non hanno diritto di cittadinanza.

Grandissima parte di queste vittime sono studenti, e molti di loro sono fuori sede. Hanno problemi a pagare gli studi, l’affitto della stanza, e in tanti casi faticano a mettere insieme il pranzo con la cena. Ogni giorno passato senza studiare, a guardare gli altri che recitano slogan ritriti davanti alle telecamere di Michele Santoro, per loro è un giorno buttato, sono soldi sprecati. Ma il picchetto democratico ha deciso che costoro non contano e che i loro diritti valgono meno di niente. Le televisioni neanche si pongono il problema di interrogarsi sulle loro ragioni: hanno deciso, semplicemente, che tutti costoro non esistono. Invisibili.

A sinistra, anche perché sono alla disperata ricerca di qualcuno da portare al Circo Massimo che non sia un pensionato della Cgil, hanno occhi solo per i contestatori. Anna Finocchiaro, Nando Dalla Chiesa e tanti altri li hanno invitati ad andare avanti con le occupazioni e i picchetti: bravi ragazzi, avanti così, hasta la victoria. Per poi ricominciare a riempirsi la bocca con la legalità, la solidarietà e il rispetto per il prossimo. Persino certi esponenti del governo e della maggioranza, persino taluni giornali schierati con il centrodestra preferiscono cercare un improbabile dialogo con quelli che fanno i picchetti e le occupazioni piuttosto che difendere quelli che i picchetti e le occupazioni le subiscono.

Eppure questi ultimi hanno tutte le ragioni del mondo. Perché qui sembra che sia in gioco solo il diritto a scioperare, che tanto per cambiare nessuno ha minacciato (Silvio Berlusconi si era impegnato a impedire le occupazioni di scuole e università, che è cosa ben diversa). Ma esiste anche un diritto allo studio, che quella Costituzione italiana dipinta dalla sinistra come l’ultimo baluardo della civiltà difende all’articolo 34. E c’è un diritto al lavoro, di cui si parla all’articolo 4: «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto…». Ora, non si è mai capito in cosa consista, all’atto pratico, questo diritto. Si presume che il suo scopo non sia rendere anticostituzionale la disoccupazione, perché sarebbe ridicolo. Ma se non serve a difendere le ragioni di chi vuole lavorare anche quando chi sciopera vuole impedirglielo, tanto vale abrogarlo. A dirla tutta, poi, la parola “sciopero” nella Costituzione appare una volta sola, mentre di “istruzione” si parla cinque volte e di “lavoro” diciannove. Anche questo, come insegnano gli esegeti della carta costituzionale, qualcosina vuole dire.

Ma l’Italia di oggi sembra la fattoria degli Animali di George Orwell, dove i diritti di alcuni sono più costituzionali di quelli di altri e dove i capetti della rivolta si divertono a recitare il ruolo del maiale chiamato Napoleon. Con l’arroganza dell’ideologia e con la forza dei picchetti e delle occupazioni, impediscono di studiare e lavorare a chi vuole farlo. Non vuoi unirti alla protesta? Vuol dire che non hai compreso cosa sta succedendo, ti rispondono con la stessa supponenza con cui i loro predecessori ti dicevano che non avevi abbastanza «coscienza di classe». La morale è la stessa di allora: decidono loro per te, e se non sei d’accordo prova a entrare in aula e vedi cosa ti succede. Tanto, i violenti sono sempre gli altri.

Da:Libero
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:57

Quando manifestare diventa un pretesto: Berlusconi e Veltroni i soliti opportunisti

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Da quanto si apprende oggi si tiene la tanto annunciata manifestazione delle opposizioni contro il governo Berlusconi. I temi: “tasse, salari, razzismo, precariato e scuola”, dice Veltroni che ha dovuto incassare il secco no dell’UDC che, adottando la strategia definita dell’ “altra opposizione”, ha piantato in asso PD e IDV.

Sembra proprio che la farsa iniziata dall’attuale presidente del Consiglio due anni fa – quando c’era Prodi – della manifestazione “a prescindere” venga portata avanti anche da Veltroni.

Mi ricordo che, qualche anno fa, la manifestazione della CDL aveva utilizzato come slogan “Contro il regime, per la libertà” anche se, diciamoci la verità, quello di Prodi era tutto tranne che un regime, con tutti i difetti del mondo, paralizzato dai contrasti interni, incapace di governare, costretto a elemosinare i voti dei senatori a vita per non crollare ogni qualvolta se ne presentasse l’occasione, con un premier inconcludente e con uno dei più bassi gradimenti della storia. Però non era un regime, semmai un enorme apparato di burocrati in cui la sinistra aveva sì “saturato” le istituzioni ma che, alla fine, non era in grado neppure di legiferare sulla costruzione di un parcheggio.

Semmai il regime, per utilizzare una parola tanto in voga oggi, è quello in cui ci troviamo ora, con Berlusconi soldatino del suo amato Bush, i mezzi di informazione in mano al premier, ecc… Senza nulla  togliere alle (alcune) cose positive portate a compimento da questo governo di cui ho già parlato in precedenza, ma questo è una legislatura che possiamo definire sicuramente più opprimenti di quella di Prodi da ogni punto di vista. E se è sbagliato (ed è sbagliato) il concetto di “dittatura dolce” di quell’ex magistrato che si scopre difensore del popolo, mentre invece è parte integrante di questo sistema, è sbagliato altresì definire questo governo “liberale”. E constatare che il partito di maggioranza si chiama “Popolo della Libertà” è qualcosa di amaramente divertente e paradossale.

Ciò detto, va precisato che la manifestazione del PD e dell’IDV non ha il minimo senso. Io la vedo, più che altro, come una prova di forza inutile, che non risolverà nulla. Non si può andare avanti così, non si può manifestare solo perché si è all’opposizione e coprire il tutto con il pretesto delle “battaglie sociali”.  Le battaglie sociali si fanno con il popolo, convincendo la gente, proponendo idee che entrino nell’anima degli italiani. Manifestare procura solo visibilità mediatica, nient’altro. Sarebbe stato meglio per la credibilità del PD che Veltroni si fosse dimostrato meno “collaborazionista” in Parlamento e più ordinato nelle strade e con la gente comune, mentre l’IDV avrebbe fatto meglio a non utilizzare toni da circo e fare populismo e demagogia, bensì sarebbe dovuta essere un’opposizione concreta e credibile, non trascendendo né ponendosi in una situazione di remissivo spirito rinunciatario.

Ma così non è stato.

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:27

No, così non va cari studenti

di Paolo Barnard

No, così non va cari studenti, cari insegnanti, cari attivisti. L’opposizione e l’indignazione sono fallate quando sono selettive, quando cioè si animano contro l’uno ma non contro l’altro. Poi: nulla di buono potrà mai scaturire se è solo un’ossessione per l’Odioso Designato (Silvio Berlusconi) che vi ha infiammati. Infine: la protesta è ancor più vana quando sbaglia clamorosamente il target.

Sarò subito chiaro. Le masse di voi giovani che oggi sconquassano istituti e atenei per protestare contro l’assalto all’istruzione dell’attuale ministro, rimasero inerti quando quell’assalto veniva pianificato dal governo Prodi, con colpi di scure assai più profondi di quelli oggi in gioco. Dov’eravate ragazzi? E i vostri docenti? Eppure, leggete qui di seguito:

“L'incontro di ieri mattina tra il presidente del Consiglio, Romano Prodi, e i sindacati della scuola è stato il detonatore che ha fatto esplodere l'inquietudine sotterranea che da settimane attraversava l'intero versante sindacale di fronte all'incognita della Finanziaria (2007, nda). Il confronto si è arroventato di colpo quando Enrico Panini, leader della FlcCgil, ha estratto dalla sua cartellina un foglio contenente le misure che la prossima Finanziaria dedica alla scuola. Sotto accusa tre articoli: 17, 18 e 19. Il primo stabilisce che, dal 2007/08 al 2012/13, sarà innalzato progressivamente fino a 12 il rapporto tra alunni e docente…

... un giro di vite che alla fine porterebbe alla riduzione di quasi 100mila posti per gli insegnanti. Inoltre, stretta sui posti di sostegno e sul personale Ata… provvedimenti che potrebbero costare la cattedra a circa 10mila docenti. E altrettanti potrebbero essere cancellati dalla paventata abolizione della deroga nella formazione delle classi nelle quali sono presenti alunni con handicap. «Più che una proposta dilegge Finanziaria siamo di fronte a un chiaro esempio di come si può far impallidire anche un concetto come quello di macelleria sociale», ha attaccato Panini.”

Così scriveva il Sole 24 Ore il 27 settembre del 2006. E notate: l’articolo parla di “inquietudine sotterranea che da settimane attraversava l'intero versante sindacale”, dunque il tempo per sollevarsi c'era. Si parlava di ben oltre 100.000 cattedre a rischio, ben più delle odierne 87 mila della Gelmini. Perché in quelle settimane non vi mobilitaste? Perché nessun allarme? Nessuna occupazione? Nessuna rabbia e indignazione? Vero, la minaccia dei tagli del buon Prodi rientrò, ma poi… leggete qui: “Giungono a maturazione i frutti avvelenati di una Finanziaria (2007 nda) che ci avevano detto avrebbe fatto piangere i ricchi e finalmente rilanciato l'impegno dello Stato a sostegno della scuola. La situazione economica e strutturale della scuola pubblica diviene ogni giorno più drammatica. I tagli alla superiore sono i più evidenti e vistosi, resi ancor più gravi dall'aumento delle iscrizioni a livello nazionale… Il crollo dei finanziamenti sta minacciando il Tempo Pieno e prolungato, sta impedendo di pagare e fare le supplenze quasi ovunque, con decine di migliaia di classi che ogni giorno restano senza insegnanti. Molte scuole non hanno più i soldi neanche per le spese più elementari, gesso o carta igienica… I professionali stanno per essere massacrati, si annunciano riduzioni vistose dell'orario settimanale… Dopo un ridicolo balletto con i sindacati ‘amici’, il governo ha ribadito che nel 2007 non darà un euro per il rinnovo del contratto di docenti ed Ata, deprimendo ancor più una categoria al limite del tracollo… E dire che basterebbe che il governo rinunciasse a costruire gli F35 (i caccia, nda) destinando all'istruzione almeno la metà di quei soldi.”

Così si esprimevano nel maggio del 2007 i Cobas Scuola. E allora.

No, così non va cari ragazzi. Lo slancio civico, la difesa dei diritti, sarebbero in voi una manifestazione straordinaria se non fosse che ancora una volta l’evidenza mi costringe a concludere che ciò che vi anima è la solita deleteria febbre contro l’Odioso Designato, e non la sostanza dell'ingiustizie. Ancora una volta. Come ai tempi del desolante spettacolo del ‘pacifismo’ italiano di cinque anni fa. Ricordiamo tutti quell’epocale 15 febbraio del 2003, quando una massa di quasi tre milioni di italiani marciò su Roma per protestare contro l’intervento italiano in Iraq e in Afghanistan. In Iraq l’Italia è rimasta per nove mesi del governo di centrosinistra, in Afghanistan ancora siamo.

Ma dei tre milioni di ‘pacifisti’ del 2003, quanti scesero in piazza nei mesi del mandato Prodi dall'aprile del 2006? Lungo cioè la terrificante strage di civili che le cosiddette coalizioni hanno perpetrato in quei due Paesi e che oggi arriva a una stima di oltre un milione e seicentomila morti? Poche centinaia si agitarono nelle piazze, di cui neppure uno dopo l’annuncio lanciato da Luciano Bertozzi su Nigrizia che ci rivelava come il buon Prodi avesse previsto nella finanziaria 2008 qualcosa come… 23 miliardi di euro in spese militari, armando poi Paesi come la Turchia o Israele, vere e proprie bestie nere dei Diritti Umani. Perché allora, col centrosinistra a palazzo Chigi, neppure una frazione dell’indignazione febbrile che oggi vi percuote fece capolino nelle strade? Mi dite perché?

Infine. Dove state andando a sbattere? Contro chi? Ha senso indignarsi con il pescecane che ha azzannato la rete del pescatore? Mi spiego, è semplice. Le destre politiche di tutto il mondo sono cromosomicamente programmate dai loro padroni per fare una e solo una cosa: distruggere il bene comune e il senso di collettività, per sempre, e imporre il privato individuale ovunque. Sono nate per fare questo. Punto. Esattamente come gli squali sono nati per azzannare. Significa demolire scuola pubblica, sanità pubblica, servizi pubblici. Possiamo certamente inorridire, ma che senso ha indignarsi con chi sta facendo il suo dovere?

L’indignazione se la meritano coloro il cui compito era di impedire che la destra facesse il suo dovere: e cioè la sinistra, la miserevole inesistente patetica sinistra. Quella cosa che oggi sta appiattita sotto lo stuoino della destra pur continuando a biascicare retoriche di sinistra. Le leggi dell’Odioso Designato si disfano in poche settimane se c'è il consenso politico (cioè popolare). Il problema è che quel consenso non c'è, o meglio, la sinistra non ha saputo crearlo, non ne è stata capace, anzi: non ha voluto. Questo è il problema. Invece di perdere tempo a odiare Berlusconi e il suo clan, perché non vi chiedete le ragioni per cui le sinistre sono finite a brandelli, svendute alle destre, protettrici del piduista Silvio, privatizzatrici, precarizzatrici, traditrici del nostro bene comune?

Indignatevi con loro ragazzi, strattonatele, prendetele a schiaffi, fate i sit-in e le lezioni in strada di fronte alla CGIL, alle sedi del PD, sotto casa di Romano Prodi. Questo ha senso. La destra fa il suo dovere. E' la sinistra che non l'ha fatto.

Paolo Barnard/www.luogocomune.net
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:25

Lezione n. 1 - La Prima guerra mondiale

La Grande Guerra rappresenta un passaggio periodizzante della storia contemporanea. Fu la prima esperienza collettiva delle masse. Portò ad un interventismo economico dello stato. Spinse il popolo degli esclusi a mobilitarsi politicamente. Modificò gli scenari politici generali con lo scoppio della rivoluzione russa. Segnò il declino dell'Europa a vantaggio di USA e URSS. Creò le premesse di una destabilizzazione che inaugurò un ventennio di crisi.
Per scaricare il pdf, clicca qui.
Autore: firewolf2 Categoria: CENTRO STUDI RSI Ore: 21:22

CALA LA FIDUCIA AL 17,96% ED AUMENTA L'EVASIONE +6,14%

ROMA - A ottobre  l'indice di fiducia dei contribuenti italiani scende a quota 17,96, ed aumenta ulteriormente l'evasione fiscale del 6,14%. Lo rileva Contribuenti.it, l'Associazione Contribuenti Italiani, che con lo Sportello del Contribuente monitora costantemente la fiducia dei contribuenti nei confronti dell'amministrazione finanziaria. Il sondaggio effettuato dallo Sportello del Contribuente, rileva nel mese di ottobre un calo di fiducia dei contribuenti italiani dell'2,18%: ormai solo un italiano su sei ha fiducia nel fisco.
Su 5918 voti, 1063 (pari al 17,96%) sono a favore del fisco, mentre 4855 (pari a 81,04%) contro.
"E' il peggior dato registrato dal governo Berlusconi, solo il governo Prodi nel maggio 2008 fece peggio con 16,42%  - afferma Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti.it - Il dato negativo e' da attribuirsi alla percezione da parte dei contribuenti che sono state sottratte risorse a favore delle famiglie, come il bonus occupazione o i fondi per la scuola, per destinarli alle banche ed alle grandi imprese.”
"Bisogna da subito pensare alle famiglie ad ai consumatori - prosegue Carlomagno – sostenendo i consumi, anzichè aiutare le grandi imprese. E’ prioritario rifinanziare il bonus occupazione per tutte le famiglie e le PMI che hanno assunto in questi mesi personale contando sugli incentivi e che ora si vedono costretti a licenziarli.”
 
CONTRIBUENTI.IT – ASSOCIAZIONE CONTRIBUENTI ITALIANI
L’ufficio stampa  Infopress 3922026231
 
 
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:21

Pd, fuoco amico sul Circo Massimo

(Velino) - “Della manifestazione non me ne frega niente. Non mi preoccupa la manifestazione, ma che il governo ombra non abbia prodotto assolutamente nulla”. Così Massimo Cacciari dai microfoni di Omnibus a poche ore dall’inizio del comizio che Walter Veltroni pronuncerà al Circo Massimo, l’arena che gli organizzatori democrat sono convinti di poter riempire sino al limite massimo della capienza. Secondo calcoli fatti a suo tempo dal comune di Roma, quando Veltroni era sindaco, può arrivare come noto a 300mila persone, che scendono però di alcune decine di migliaia considerate le attrezzature necessarie al corretto svolgimento dell’evento, alle colonne erette nell’arena e al mega palco dal quale, a livello folla, parlerà il segretario. Cacciari contesta l’”idea strana” che la manifestazione sia stata annunciata con cinque mesi di anticipo e avrebbe preferito - ha chiarito il suo pensiero - che “il Pd avesse elaborato delle proposte concrete sul federalismo fiscale, non lasciando lo spazio allo spot di Lega Nord e Berlusconi, e su questo disastro della scuola”.

il sindaco di Venezia, con una punta di veleno, ha inoltre accomunato il segretario del Pd al premier nel giudizio critico: “Cerco di portare a termine il mio mandato – ha infatti puntato l’indice - e lascio la scena ai demagoghi, a coloro che hanno la vocazione a guidare il popolo: ai Veltroni e ai Berlusconi, a destra e sinistra”. E ha concluso definendo un “suicidio” l’ipotesi - affacciata da alcuni esponenti del partito, Massimo D'Alema in primis, alla ricerca di una via d’uscita alla crisi - di una nuova alleanza tra il Pd e Rifondazione perchè una simile evoluzione “contraddirebbe totalmente le ragioni storiche della sua nascita”. Quanto ad Antonio Di Pietro, Cacciari ha tagliato corto: “E’ una riserva che proviene da Tangentopoli, dalla crisi degli anni '90, è una rendita di posizione pura e semplice”.

Diverso l’apprezzamento di Furio Colombo, che esprime il suo dissapunto non per la manifestazione e tantomeno per la ripresa dei contatti a sinistra e soprattutto con l’ex Pm (oggi Veltroni ha detto che si augura di riallacciare i fili del dialogo e di ripristinare l’alleanza), ma per lo slogan che considera insufficiente: “Vorrei, da democratico, una manifestazione in cui quando si dice 'salvare l'Italia', si dicesse 'salvare l'Italia da Silvio Berlusconi''. Una ferma difesa dell’inizativa è venuta da Dario Franceschini, l’ex margheritino che ricopre il ruono di numero due del partito, impegnato ad accogliere i militanti che stanno arrivando con treni speciali, mille pullman e quattro navi dalla Sardegna. “Berlusconi deve rassegnarsi: in democrazia c'è l'opposizione e oggi vedrà che è forte”.

L'ufficio stampa del Pd intanto ha indebolito uno degli argomenti che sono stati alla base della politica veltroniana e della sua offensiva, ovvero l'allarme lanciato sulla deriva autoritaria che sarebbe in atto nel Paese e del legame di causa effetto che ci sarebbe tra il consenso del governo e l'occupazione berlusconiana di tutti i mezzi di informazione, soprattutto di quelli televisivi. Si legge in una nota diffusa dal Loft: "Con il record fatto registrare ieri sera nella nuova serie di “Otto e Mezzo”, 860mila spettatori, con il 3.35% di share, Walter Veltroni ottiene il quarto record consecutivo di ascolti. Record era stato pochi giorni fa ad “Anno Zero”, dove la presenza del segretario del Pd aveva richiamato 5.169.000 spettatori, con il 20,44% di share, così era stato domenica scorsa anche per “Che tempo che fa" dove la presenza del segretario del Pd aveva fatto registrare il record stagionale di ascolti con 4.767.000 telespettatori, con punte di oltre 7 milioni, ed uno share del 17,93%. E ancora record di ascolti era stato registrato per la presenza di Veltroni a "Ballarò", lo scorso 7 ottobre, con 4.035.000 telespettatori per uno share del 16,72%. Insomma un vero e proprio poker che dimostra l'interesse del pubblico per Walter Veltroni e per le proposte del Pd". Altro fuoco amico dopo quello di Cacciari?

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Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 16:35

Gli Hezbollah sono terroristi e l'UE deve considerarli come tali


Unità armata di bambini Hezbollah

Recentemente il conflitto libanese è dolorosamente riaffiorato alla memoria degli europei. In una regione dominata da complessi meccanismi, quale è il Medio Oriente, potrebbe essere questa l’occasione per riflettere sul ruolo destabilizzatore della milizia islamica degli Hezbollah.

Gli Hezbollah sono militarmente presenti da circa vent’anni ed hanno ricevuto il loro battesimo ufficiale nel 1985. Tale organizzazione paramilitare e politica con base in Libano è considerata un’organizzazione terrorista nei Paesi Bassi, nel Regno Unito, in Australia, negli Stati Uniti e in Israele. Solo Francia e Germania hanno adottato delle misure giudiziarie nei loro confronti.

Gli Hezbollah hanno portato a termine attacchi terroristici contro cittadini europei ed hanno commesso attentati come quello contro il contingente francese in Libano (1983), contro l’ambasciata francese in Kuwait (1983), in un ristorante di Madrid (1985) e tredici attentati contro centri commerciali ed infrastrutture ferroviarie in Francia (1986), uccidendo 89 persone e ferendone 250.

Malgrado il ritiro israeliano dal sud del Libano nel 2000, il 12 luglio 2006 gli Hezbollah lanciavano un’offensiva contro la zona di confine a nord d’Israele, bombardando le città frontaliere e seminando morte e distruzione tra i civili e i militari israeliani. Contemporaneamente, un’unità speciale degli Hezbollah riusciva a penetrare la frontiera e a rapire due soldati feriti portandoli in Libano. Come è noto, i due soldati non sono sopravvissuti. Le spoglie dei due giovani riservisti, Ehud Goldwasser e Eldad Regev, sono state recentemente restituite ai loro familiari in cambio di diversi prigionieri in vita. Tra i prigionieri rilasciati da Israele, vale la pena ricordare il sinistro Samir Kuntar, il quale stava scontando l’ergastolo per aver massacrato a sangue freddo una bambina di quattro anni dopo aver ucciso suo padre e due poliziotti. Vale anche la pena ricordare che Kuntar è stato accolto a Beirut come un eroe tra vergognosi festeggiamenti.

Durante l’estate 2006, in risposta all’offensiva lanciata dagli Hezbollah, l’esercito israeliano rispondeva nell’intento di recuperare i due soldati rapiti, di fermare il lancio di missili sulle città israeliane, di costringere il governo libanese ad implementare la risoluzione 1559 delle Nazioni Unite, di riuscire a disarmare le milizie e a stanziare l’esercito lungo il proprio confine meridionale.

In effetti, la presenza di milizie armate come gli Hezbollah, impedisce al governo libanese di esercitare la propria sovranità sulla totalità del proprio territorio. Il 2 settembre 2004, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite adottava la risoluzione 1559, invitando tutte le forze straniere a ritirarsi dal Libano ed invocando la dissoluzione e il disarmo di tutte le milizie libanesi e non.

La prima richiesta è stata adempiuta con il ritiro dell’esercito siriano dal Libano, ma per quanto riguarda la seconda richiesta, gli Hezbollah hanno rifiutato il disarmo. Essi dispongono tuttora di una temibile milizia privata esterna alle forze armate ufficiali governative.

Al fine di giustificare il rifiuto a deporre le armi, il movimento integralista fa leva su argomentazioni facilmente confutabili. Gli Hezbollah sostengono che gli israeliani non si sarebbero ritirati del tutto dal Libano come richiesto dalle risoluzioni 425 e 426 del Consiglio di Sicurezza, adottate nel 1978, rivendicando così il tratto di territorio corrispondente al villaggio di Sheeba. Nonostante tale villaggio fosse siriano al momento dell’occupazione da parte di Israele, a seguito della Guerra dei Sei Giorni, e non libanese (come ribadito dalle Nazioni Unite), gli Hezbollah continuano a sostenere il contrario al fine di giustificare, in forza del loro status di partito politico, un ruolo da "resistenti all’occupazione israeliana".

In aggiunta, i caschi blu dell’UNIFIL non sono riusciti ad impedire il ritorno dei combattenti Hezbollah nella regione frontaliera, né il traffico di armi provenienti dalla Siria e dall’Iran. Di conseguenza, dalla fine delle ostilità nel 2006, gli Hezbollah sarebbero riusciti addirittura a duplicare i loro stock di missili.

In quanto europei, non possiamo fare a meno di guardare con preoccupazione al rafforzamento di una simile organizzazione e delle ramificazioni da essa sviluppate all’interno dell’Unione Europea.

Gli Hezbollah hanno infatti sviluppato una rete di cellule per la raccolta di fondi e il sostegno in Europa. Si tratta di cellule operative e pronte a pianificare attentati nel territorio stesso dell’Unione Europea. I fondi raccolti consentono infatti agli Hezbollah di destabilizzare sempre più il Medio Oriente e i caschi blu dell’UNIFIL. Numerosi europei sono dunque nel mirino.

D’altra parte, gli Hezbollah trasmettono il proprio canale televisivo Al-Manar in Europa, rendendosi così responsabili di un nefasto indottrinamento delle comunità musulmane: essi si servono infatti di tale canale televisivo per incitare all’odio contro l’Occidente, glorificare i kamikaze ed utilizzare i versetti del Corano per giustificare la violenza. Essi esprimono inoltre il proprio sostegno ai gruppi terroristi iscritti sulla lista delle organizzazioni terroriste dell’UE, come Hamas.

Alla luce di tali considerazioni, gli Hezbollah devono essere considerati come una minaccia esplicita per l’Unione europea ed invito i cittadini europei a fare pressione sulle loro autorità affinché esse iscrivano gli Hezbollah sulla lista delle organizzazioni considerate terroriste dall’UE.

Jana Hybaskova è deputata della Repubblica Ceca al Parlamento Europeo.

Autore: firewolf2 Categoria: L'OCCIDENTALE Ore: 16:28

Ero gay, mi hanno curato ora sogno un figlio

«È successo tutto dopo un festino. Un amico stava preparando un esame di psicologia e ha dimenticato un mucchio di appunti sulla scrivania della mia stanza. Ho cominciato a leggere e ho scoperto della terapia riparativa. È iniziato tutto da lì».
Party notturni, alcol, sesso facile e promiscuo. Fino ai 27 anni Luca viveva di «festini» - come li chiama lui - di rapporti occasionali, consumati anche all'aperto, o come si dice in gergo di «cruising». «Questa era la mia vita e quella dei gay come me. Fino a quel momento», racconta disinvolto davanti a una tazza di tè, in un bar nel centro di Milano, dopo una giornata di lavoro. «Non ho fretta, no, ma poi devo prendere un treno per raggiungere mia moglie - dice sorridente -. Abitiamo fuori Milano. Stiamo così bene lontano dalla città».

Non è una doppia vita quella che Luca ha deciso di raccontarci. È una nuova vita. Fino a qualche anno fa Luca di Tolve - che ora di anni ne ha 36 - faceva public relations per i locali omosex, era un attivista dell'Arcigay: si occupava di turismo e organizzava viaggi per la comunità. Un omosessuale convinto, insomma. «Convinto sì, credevo che quella fosse la mia condizione, irreversibile. Ero un egocentrico, palestrato, schiavo dei locali notturni, ossessionato dai soldi, convinto di provare attrazione unicamente per i maschi e finito nel vortice del sesso compulsivo». «Fino a quel momento». Cioè fino a che Luca non si è imbattuto nella “terapia riparativa” dell'americano Joseph Nicolosi. Da allora, dopo un percorso lungo cinque anni, lo scorso agosto è arrivato il matrimonio con Lisa (il nome è di fantasia), è nato il gruppo di auto-aiuto che Luca dirige, il gruppo Lot, di ispirazione cattolica, è esplosa l'idea di scrivere un'autobiografia e la convinzione che come lui molti potrebbero «riscoprire la loro parte maschile, ma soprattutto smetterla di soffrire».

«Sì, perché - racconta Luca - quando ero omosessuale ero un infelice. Credevo di essere io lo sfortunato che non trovava l'anima gemella. Poi mi sono reso conto che attorno a me tutto era impostato in modo frivolo, superficiale, che ero circondato da infelici, molti dei quali ossessionati dalla pornografia e dal sesso. E poi la morte: l'ho vista consumarsi negli amici attorno a me e alla fine ho dovuto farci i conti anch'io dopo aver scoperto di essere sieropositivo». L'incubo Hiv Luca lo ha scoperto sulla sua pelle a 25 anni. «Altro che gaiezza tra gli omosessuali - dice ricordando gli anni della trasgressione -. Dopo quelle nottate estreme, tra cocaina e popper, torni a casa con un carico emozionale enorme ma con un senso di solitudine infinito. E oggi pago con la mia salute il peso enorme di quei comportamenti».

Così Luca si presenta alla libreria Babele di Milano, specializzata nelle tematiche gay. «Gli appunti lasciati quella sera da un amico parlavano delle teorie di Nicolosi, del fatto che le pulsioni nei confronti dell'altro sesso spariscono se smetti di idolatrare gli uomini perché tu non riesci ad essere come loro, che l'omosessualità può nascere da un senso di rivalsa di un bimbo che vorrebbe avere più attenzioni da un padre assente. Insomma sono entrato in libreria ma il libro di Nicolosi non l'ho trovato. E lì ho capito che c'era una realtà che il mio mondo omosessuale cercava di tenere nascosta». Così Luca comincia a incuriosirsi, si indispone anche di fronte alle teorie di Nicolosi («insisto, ero un gay convinto, non è stato facile mettermi in discussione»), fino a che non decide di provare la terapia riparativa.«Non ero felice e volevo capire il perché. Ci ho messo cinque anni per realizzare di avere sofferto dell'assenza di un padre, di aver idealizzato i maschi perché li sentivo più forti di me e per cominciare a incuriosirmi dell'universo femminile», racconta Luca. Ma guai a parlargli di lavaggio del cervello: «Non ci sto. Sono una persona in grado di intendere e di volere come lo ero quando ero un gay. La vera violenza è dire che è impossibile uscire dall'omosessualità», si difende. E insiste: «Basta con questa accusa di omofobia. Chi discrimina è chi pensa che gay si nasce. Non esiste certo un gene. La mia scelta ha richiesto coraggio, anche perché non ho dovuto lottare solamente contro le mie abitudini, praticare l'astinenza per un periodo, ma ho dovuto rinunciare anche ai privilegi di una società in cui essere gay è trendy, ti serve a trovare un lavoro più facilmente e a fare soldi più in fretta», dice Luca attaccando la comunità omosessuale. Poi precisa: «Certo che ci sono gay che vivono la loro condizione con naturalezza e in tranquillità. Ma io voglio dire a tutti quelli che invece vivono il disagio che ho attraversato io che non devono vergognarsi, che possono rivolgersi a strutture che li aiutano e che alla fine possono trovare la felicità». Luca ci crede davvero: «Le strade sono tante, non c'è solo la terapia riparativa, ci sono i gruppi e i corsi living waters, la cristoterapia per chi - com'è successo a me - vuole trovare conforto e motivazione nella preghiera. Io voglio solo che si sappia che c'è un'omosessualità che è il frutto di un disagio e che può essere curata come si fa con la depressione o con i disturbi alimentari. Lo scriva, è importante», dice serio Luca. Che si addolcisce quando comincia a parlare di sua moglie: «L'idea di poter avere un bambino da una ragazza di cui sono innamorato mi elettrizza e mi commuove. L'ho conosciuta a Medjugorie. È stato come ricevere una grazia. Lisa mi ha accettato per quello che sono, col mio passato, senza pregiudizi e con grande amore. È bello che un rapporto si fondi sulla diversità. La favola della famiglia gay è politica, un modo per ottenere un riconoscimento. Ma i figli devono crescere con una madre e un padre, con degli esempi. Anch’io ora voglio pensare al futuro. Sono sieropositivo ma posso sottopormi a un trattamento, previsto dalla nostra legislazione e accettato anche dalla Chiesa, per avere un figlio sano. È la mia nuova vita. Non vedo l'ora». gaia.cesare@ilgiornale.it
Autore: firewolf2 Categoria: ILGIORNALE Ore: 16:22

Nè fondazioni, nè baroni; per la cultura… sempre

e63ff82c040139de920c7c2cdaf1a634.jpgIn merito alle agitazioni di questi giorni nelle scuole e nelle università italiane contro la cosiddetta Riforma Gelmini (Dl 137/2008), è nostro dovere come Linea Mercuzio esprimere la nostra posizione al riguardo.
In primo luogo va registrata una precisazione fondamentale: non siamo in presenza di alcuna riforma. Il tentativo della Gelmini è da considerare come una somma di provvedimenti che non toccano in alcun modo né il sistema universitario, né la scuola secondaria superiore. Il contenuto del Dl 137/2008 dovrebbe essere già noto a tutti, per il clamore suscitato a fine estate: reintroduzione del voto di condotta –decisivo in sede di scrutinio-, reintroduzione del Maestro Unico alle elementari, blocco delle nuove edizioni dei libri di testo. Il decreto prende posizione anche su alcune altre questioni che al momento non è di nostro interesse trattare. Il giudizio su questi provvedimenti è tendenzialmente positivo, anche se con alcune riserve.
Maestro Unico. Il tentativo di porre rimedio al lassismo della Scuola attuale è doveroso. Anzi urgente. Fenomeni come il bullismo e la bassa preparazione del corpo studentesco hanno tra le loro cause anche la perdita di punti di riferimento stabili ed autorevoli nella scuola dell’obbligo. A ciò il ritorno ad unico titolare di una classe può essere un aggiustamento doveroso che può limitare molti dei danni educazionali portati dalla formula dei cinque maestri. A fronte di una età delicata come quella infantile, vi deve essere un unico insegnante che abbia un monitoraggio totale sugli alunni. La corrispondenza tra una mamma a casa e un maestro a scuola è il modello al quale sentiamo d’ispirarci. Qui non si tratta di optare per un’ impostazione regressiva, qui si parte dalla constatazione che questo sistema ha prodotto risultati tangibili, mentre quello dei cinque maestri è stato pedagogicamente fallimentare. Non restiamo indifferenti al problema occupazionale legato a questo provvedimento. Consci del fatto che non vi saranno licenziamenti di massa, il blocco del turn over è comunque preoccupante. A ciò proponiamo un nuovo piano di edilizia per elementari (e non solo) da attuare con urgenza. Ci vogliono più classi e con un numero di alunni limitato, al fine di garantire un controllo esaustivo sul loro rendimento e sulla loro persona.
Il provvedimento sul Blocco delle edizioni è positivo: limitare la speculazione editoriale ai danni delle famiglie è una conquista. A fronte di ciò lamentiamo il fatto che nell’art 5 del dl 137/08, non vi è alcun riferimento alle pene per gli editori trasgressori e per i docenti che raggirano tale proposta adottando testi differenti durante il quinquennio. Speriamo che questa omissione non sia maliziosa. Non vorremmo che tale conquista resti solo sulla carta, o peggio ancora bassa demagogia. Vogliamo degli aggiustamenti in tal senso.
Università. La nostra posizione sul dl 133/08 è assolutamente negativa. La libertà data ai Senati accademici di poter convertire gli atenei in fondazioni di diritto privato è un attentato alla libera e pubblica istruzione. Si scrive fondazione, ma si legge privatizzazione. La forma è camuffata, ma la sostanza è quella. Ci sono campi che sono di stretta pertinenza del pubblico e come tali devono restare: scuola, università, sanità, acqua, pensioni, energia. Nessuna concessione può esser fatta in tal senso. Le prerogative dello stato, in quanto ente garante dei rapporti tra cittadini, va mantenuta per il bene di tutti, soprattutto dei più deboli. Va aggiunto però un dato: l’università va comunque riformata. Il sistema delle baronie va scardinato, va dato spazio al merito, all’efficienza, allo Studio. I concorsi per i ricercatori vanno resi su base nazionale. Ci vogliono organi di vigilanza severi sull’operato dei docenti. I professori se non rendono vanno licenziati. Ci vuole un controllo anche sulle loro pubblicazioni, spesso dai costi esosi e dall’impatto sulla comunità scientifica ininfluente. Eliminazione del 3+2. Riduzione dei i corsi di laurea. Le facoltà hanno l’obbligo di far partire corsi solo se possono garantire un contiguità nel mondo del lavoro e nel contesto territoriale. I corsi di laurea nati solo per garantire iscrizioni e denaro, ma con utilità nulla, vanno estinti. Bisogna diminuire i numeri delle materie, per innalzarne il contenuto in CFU. Gli atenei in rosso vanno chiusi, senza assistenzialismo clientelare. Lo spreco va eliminato. Ci vogliono i Campus, per saldare l’aggregazione tra gli studenti e fermare la speculazione sugli affitti. La proliferazione di nuovi atenei fermata: il rischio sulla qualità dell’insegnamento è effettivo. Possiamo ammettere che un ateneo possa dar vita a fondazioni per il reperimento di risorse per la ricerca, ma non ciò che ha proposto Tremonti nella finanziaria. A fronte di quanto detto sulla situazione universitaria, esprimiamo le nostre perplessità sul connubio tra studenti e docenti di questi giorni. Uno dei motori del disastro attuale sta proprio nell’atteggiamento baronale, lassista e delinquenziale della casta docente. Assecondare i loro borbottii è difendere i loro privilegi. Prendiamo, dunque, le distanze dalle attuali proteste in corso nell’Università e nelle scuole. La strumentalizzazione in atto è palese e vergognosa. Il Sistema universitario va cambiato, non difeso. Il capo V della 133 va cancellato. Il corpo studentesco deve essere in grado di capire quali sono i veri nemici dell’Università. La libertà studentesca non può essere assoldata per difendere gli interessi di lobby ideologizzate.

In Sintesi.
- Sì, al maestro unico.
- Si, al voto in condotta.
- Rigore verso le case editrici che speculano sui libri di testo e verso i docenti ad esse compiacenti.
- Nuovo piano di edilizia scolastica. Più classi, più scuole, più palestre.
- No, alla trasformazione delle Università in fondazioni.
- No alle baronie universitarie.
- Presa di distanza dalla protesta dei collettivi di sinistra e dalle loro occupazioni in difesa dei privilegi della casta docente.
- Si al Pubblico. Si all’Eccellenza e al Merito. Si alla Cultura.

WWW.lineamercuzio.splinder.com

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 16:04

Il Movimento Nazional Popolare è al fianco del mondo della scuola in lotta

mnp.jpgIl Movimento Nazional Popolare non può che essere al fianco degli studenti, dei genitori, degli insegnanti e di tutti gli operatori del mondo dell’istruzione in lotta contro la demenziale politica portata avanti dal governo Berlusconi verso il mondo della scuola. Il Decreto Gelmini, perchè di decreto si tratta e non di un piano di riforme che certamente la ex dirigente bresciana di Forza Italia, data la sua mediocrità intellettuale non sarebbe in grado nemmeno di concepire, è un provvedimento di bassa ragioneria che taglia quel poco di risorse che ancora erano rimaste nel settore dell’istruzione, con il malcelato scopo di distruggere la scuola pubblica ed aprire la strada ad una poltica di massiccia privatizzazione .
Il carattere di urgenza proprio dello strumento decreto, denuncia la precisa volontà di far pagare in tempi rapidi alla scuola i costi della crisi economica generata dalla cronica incapacità della classe politica liberaldemocratica di avanzare soluzioni adeguate in termini di investimenti, politica dei prezzi, riequilibrio del rapporto domanda/offerta, rilancio delle esportazioni e misure di contenimento delle importazioni estere, per non parlare del controllo della finanza e delle sue speculazioni. Provvedimenti questi che solo uno Stato nazionalpopolare saprebbe mettere coraggiosamente in atto.
Il Movimento Nazional Popolare denuncia gli sprechi vergognosi cui il governo non mette mano. Si pensi alle elefantiache e inutili strutture delle Provincie, ai supercosti della politica, ai superstipendi dei superfannulloni che affollano il Parlamento italiano, ai finanziamenti inutili a quotidiani di partito e non, che non legge nessuno, alle superpagate consulenze ministeriali di nessuna utilità..
Il Ministro Gelmini del resto non fa che proseguire sulla strada tracciata dai suoi predecessori, artefici di riforme demenziali e di provvedimenti a pioggia, assolutamente caotici e disorganici che hanno abbassato progressivamente il livello dell’istruzione nel nostro paese.
Per questo il MNP chiede il ritiro del decreto Gelmini e, in controtendenza, una massiccia politica di investimenti e di risorse che restituisca dignità all’Istituzione Scolastica e assicuri ai giovani italiani un futuro certo e non precarizzato.

Il Movimento Nazional Popolare
Ufficio Politico

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 16:02

Il Consiglio etico svedese accusa la Lego di sessismo. Vogliono abolire le differenze di genere

image00113.jpgTratto da ITALIA SOCIALE Di Antonio Del Prete Ce n’è un’altra. Quasi come se la realtà che adombra i nostri sguardi quotidianamente non fosse già abbastanza, e la discesa scivolosa che stiamo percorrendo non fosse sufficientemente ripida. Il “Consiglio etico” svedese, dopo aver denunciato in passato una pubblicità Ryan Air, ha pensato bene di scagliarsi contro la Lego, marca di giocattoli famosa in tutto il mondo. Il “crimine”, a parere di tale organizzazione, consisterebbe nel vincolare produzione e promozione a modelli stereotipati e discriminatori. Nello specifico, quella che si rivelerà un’accusa di sessismo, è dovuta ad un catalogo che raffigura i maschietti attorniati da piccoli pompieri tascabili e le femminucce alle prese con pony e principesse. Cosa c’è di strano ? – direte voi. Ebbene secondo il “Consiglio etico” la Lego avrebbe rafforzato «una visione superata dei generi sessuali », e avrebbe diffuso degli «stereotipi» che sarebbero «degradanti per l’uomo e per la donna». La domanda sottintesa, ma mica poi tanto, sarebbe: «Perché un ragazzino non dovrebbe voler giocare con le bambole, e una ragazzina non dovrebbe giocare al piccolo falegname, o guidare i mutanti all’assalto del castello galattico?». E la risposta, anch’essa sottintesa, sarebbe: «Perché forse le case di giocattoli condizionano gli uni e le altre, fin dalla più tenera infanzia». Sì, siamo a questo punto. L’immagine di un bimbo che gioca con i pompieri e quella di una bimba che nutre la propria fantasia di principesse e pony, sarebbero degradanti per l’uomo e per la donna. Le naturali differenze divengono dunque caratteristiche da omogeneizzare. Tutto dev’essere uguale, intercambiabile, unisex. Sa molto di marxismo, di cui peraltro femminismo ed affini rappresentano un contentino derivato e deviato. Non si tratta di dividere il mondo in due, assegnando caratteri, ruoli e prospettive differenti a prescindere, bensì di non alterare quelle che si possono a ragione considerare quali inclinazioni naturali, istintuali. Bisogna comprendere che in questo modo si umilia l’essere umano, proprio mentre la denuncia permanente di discriminazioni finisce per determinare la discriminazione più grande: quella della natura. Cosa prevederà il prossimo “piano quinquennale” ? Magari ai maschietti sarà impedito di iscriversi alla scuola calcio se non attorniati da un pari numero di donzelle; e forse il fifty fifty verrà imposto anche per le accademie di danza, o per le palestre di pugilato. E gli uomini combatteranno contro le donne. Uomini sempre meno uomini e donne sempre meno donne. A quando il taglio democratico degli attributi ?
Antonio Del Prete
Resp. Reg. Gioventù Italiana Emilia-Romagna
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 16:00

Mentre il Palazzo comunale litiga, Forza Nuova aiuta i cittadini

panealpopolo011ba4.jpgForza Nuova Cerveteri ha distribuito più di 200 kg di pane ai cittadini di Cerveteri.
Questa mattina, 24 ottobre 2008, al mercato settimanale di Cerveteri, alle ore 9:00 è iniziata la distribuzione del pane per contrastare il caro vita, ormai dilagate che coinvolge la maggioranza della popolazione.
Giuseppe Onorato, responsabile locale dichiara “quando il popolo si trova in difficoltà, non si può far finta di nulla, ma si deve intervenire immediatamente” - così è stato – continua Onorato “mentre nel Palazzo comunale si svolgono consigli comunali inutile, lontani dai problemi reali dei cittadini, noi interveniamo in sostegno dei bisognosi”.
Un successo che secondo Forza Nuova dimostra la povertà che dilaga tra i cittadini e l’incapacità comprovata dei politici odierni nei confronti dei cittadini; “la fame non a colore” questo è quello che dichiara Giuseppe Onorato annunciando per la prossima settimana un’altra iniziativa di sostegno al popolo.
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 15:47

Concerto per la vita

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Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 15:46

Giornata mondiale di solidarietà con il popolo palestinese

palestina2.jpgLa Campagna 2008 anno della Palestina è andata avanti anche dopo il successo politico di maggio e delle iniziative di contestazione della Fiera del Libro di Torino dedicata a Israele e negata alla Nakba dei palestinesi. E’ davanti agli occhi di tutti il perdurante tentativo di omettere la causa palestinese dall’agenda politica italiana. Questa sistematica omissione della questione palestinese, rivela una complicità politica, militare, diplomatica dei governi italiani con l’occupazione israeliana e l’apartheid contro i palestinesi.
Occorre dunque essere consapevoli della funzione soggettiva di una rete di solidarietà con la Palestina come quella che dalla fine del 2001 è stata attivata intorno all’esperienza del Forum Palestina. Spetta a questa soggettività agire affinché la causa palestinese non venga rimossa dall’agenda politica italiana, sia quella istituzionale che quella dei movimenti e del dibattito politico.
Malgrado decine di formule di soluzione e i numerosi giri di presunto negoziato, non si riesce ad uscire dall’empasse che perdura da quindici anni, dove i governi israeliani continuano ad intensificare la loro politica contro il popolo palestinese allargando gli insediamenti, rafforzando i muri di separazione, continuando nelle politiche delle chiusure e l’assedio ferreo e disumano della striscia di Gaza, considerata ormai il carcere più grande del mondo a cielo aperto.
In queste ultime settimane assistiamo ad un tentativo di seminare una vera e propria guerra di pulizia etnica: i coloni israeliani attaccano adesso i palestinesi nelle loro case,soprattutto in Cisgiordania, e la furia dei fanatici israeliani ha seminato terrore tra la popolazione araba nella città di Akko.

Sono passati sessant’anni dalla Nakba quando sono stati cacciati i palestinesi nel 48 dalle loro terre e distrutti più di 400 città e villaggi palestinesi in quell’area, sono passati 41 anni dall’occupazione israeliana del resto della Palestina nel 67, e sono passati esattamente 15 anni dagli accordi di Oslo, e non è cambiato nulla nella politica dei vari governi israeliani nei confronti del popolo palestinese. Alcuni regimi arabi, corresponsabili anche della tragedia del nostro popolo sono diventati più servili al volere americano israeliano, malgrado il loro piano di pace che è stato respinto e gettato nella pattumiera da parte dei governi israeliani prima e dopo Annapolis.

IL governo israeliano, appoggiato dagli Usa suo alleato strategico, vuole sempre e comunque più terre e meno palestinesi, più presunti negoziati e meno soluzioni concreti, continua a detenere nelle carceri 11.000 militanti palestinesi, ha spezzettato tutta la Cisgiordania con l’orrendo muro di separazione, rendendo infernale la vita quotidiana dei palestinesi. I due candidati alla presidenza americana fanno a gara per esprimere obbedienza al volere dei circoli israeliani che pretendono più armi e più soldi per proseguire nella politica di colonizzazione e di negazione al popolo palestinese dei diritti sanciti dalle Nazioni Unite da sessant’anni a questa parte.

I vari rounds dei colloqui israelo palestinesi tra il governo israeliano e l’autorità nazionale palestinese non hanno portato a nulla fino ad oggi.

Le Nazioni Unite hanno dichiarato la giornata del 29 Novembre come giornata di solidarietà con il popolo palestinese. Nella storia politica mondiale le Nazioni Unite, cioè la legalità internazionale, hanno emesso decine di risoluzioni, mozioni, raccomandazioni a favore della causa del popolo palestinese, ma i vari governi israeliani li hanno trattati sempre da carta straccia.

La resistenza è un diritto sacrosanto di tutti i popoli oppressi, la difesa della propria vita, dei propri diritti, della propria terra, del proprio futuro è un diritto sancito dalle leggi internazionali e dalle varie convenzioni soprattutto quella dei diritti dell’uomo.

Oggi, in occasione della giornata mondiale di solidarietà con il popolo palestinese, le comunità, le associazioni, le organizzazioni palestinesi in Italia si appellano all’opinione pubblica italiana, alle forze politiche, al parlamento italiano, a tutti gli amanti della giustizia e della libertà perché dimostrino di essere a fianco della giusta causa del popolo palestinese. Oggi, mentre assistiamo all’orrore del ritorno di certi rigurgiti razzisti, intravediamo il pericolo di nuove guerre e stragi di civili in Medio Oriente. Vorremo vedere gli italiani, i cittadini, le associazioni, i comitati di solidarietà gli immigrati, manifestare tutti insieme per il diritto all’autodeterminazione dei popoli oppressi e il trionfo della pace e della giustizia.

E’arrivato il momento di aprire gli occhi sulla gravità della situazione in Palestina e nei paesi limitrofi, come il Libano e la Siria, ma anche l’Iraq e l’Afghanistan, è arrivato il momento di non illudersi più della possibilità di risolvere tutto con la forza e con le tecnologie militari, di non imporre soluzioni contro la volontà dei vari popoli in tutte queste zone; la pace si conquista dando forza alle leggi internazionali, sostenendo i principi della equità e della giustizia, sostenendo che la libertà è un diritto di tutti, soprattutto di quelli che lottano per conquistarla da decenni.

Vorremmo vedere nel corteo di solidarietà con la Palestina tantissimi operai , tantissimi giovani, tantissime donne, vi invitiamo tutti a manifestare con noi:
- per la fine dell’occupazione israeliana della Palestina.
- per uno stato palestinese sovrano con Gerusalemme capitale,
-per Il diritto al ritorno ai rifugiati palestinesi, come è previsto dalla risoluzione Onu 184
- per la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane
- per lo smantellamento del regime di apartheid e delle colonie israeliane
- per lo smantellamento dell’assedio imposto alla Striscia di Gaza
- per la revoca degli accordi di cooperazione militare Italia – Israele e il ritiro delle truppe dai vari teatri di guerra.

Ottobre 2008
Coordinamento delle comunità palestinesi in Italia

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 15:43

I figli dei vip di sinistra? Tutti alle scuole private

Roma Tanta preoccupazione per la scuola pubblica si può spiegare solo come un atto estremo di altruismo, visto che quando si tratta di decidere il destino dei figli un bel pezzo di centrosinistra si orienta direttamente verso le scuole private. E magari straniere. Sorprende, insomma, tanta acrimonia nei confronti del ministro Gelmini, visto che non sono pochi gli esponenti della sinistra che di contatti diretti con la riforma della scuola, non ne avranno mai. Lo ha candidamente ammesso Michele Santoro nel corso dell’ultima puntata di AnnoZero, tutta dedicata alla scuola e alla nuova ondata di contestazioni studentesche. Voleva dimostrare al leghista Roberto Cota quanto fosse sbagliata l’idea di «classi ponte» per insegnare la lingua straniera ai figli di immigrati. In sintesi: l’integrazione è facilissima anche quando un bambino si trova in un’aula dove tutti parlano una lingua che non sa. Per spiegarlo ha riportato, con comprensibile orgoglio paterno, l’esempio della figlia che frequentaunascuola straniera «e già parla un’altra lingua ». Applausi. Non si sa se dedicati alla bravura della bimba poliglotta o all’accostamento tra chi frequenta il costoso istituto francese «Chateaubriand», con l’obiettivo di diventare bilingue edevitare le storichecarenzedella scuola italiana, e i figli degli immigrati alle prese con la durissima battaglia per l’integrazione. Ospite della trasmissione, il segretario Ds Walter Veltroni. Dei suoi investimenti immobiliari e formativi a New York a favore della figlia si sa già tutto. D’altro canto il Pci non c’è più. E con i comunisti è scomparso anche il divieto non scritto che vigeva per i dirigenti:mai iscrivere i figli alle private. Lo conferma il caso diGiovanna Melandri, la cui prole è stata affidata all’istituto privato «San Giuseppe». Si dice che l’esponente Pd abbia anche cercato di fare entrare la figlia inuna scuola inglese. La stessa - la «Rome International School» - scelta dall’ex parlamentare di Rifondazione comunista Franco Russo, ansioso di dare un’educazione un po’ amerikana ai discendenti. Niente pubbliche o comunali anche per i nipoti di Fausto Bertinotti, iscritti a suo tempo ad un prestigioso asilo romano dal metodo di insegnamento rivoluzionario. Ma a pagamento. E in effetti non è sempre la caccia alla lingua straniera la molla che fa scappare i genitori democratici dalle pubbliche. È il caso dell’ex ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni, contestato dai giovani del centrodestra per aver mandato il figlio ad un Liceo scientifico paritario di Viterbo, proprio negli anni in cui era in carica nel dicastero di viale Trastevere. La seduzione del privato-straniero ha fatto breccia anche tra i più intransigenti girotondini. È il caso di Nanni Moretti, il cui figlio frequenta la scuola americana di Roma, la «Ambritt». Stessa scelta per il discendente di un vero e proprio outsider del Partito democratico: Mario Adinolfi. Proprio in questi giorni l’ex esponente del Ppi, per sua stessa ammissione allergico alle occupazioni, ha lodato la nuova ondata di studenti contestatori vedendoci l’embrione di un «conflittogiovanile di massa contro queste destre ». Chissà se anche dalle parti della scuola americana di Roma farà breccia l’atteso nuovo Sessantotto. Scuola privata catanese anche per le figlie diAnnaFinocchiaro, presidente dei senatori Pd. Al club del «no alle statali» si è iscritto anche Francesco Rutelli, Anche lui negli ultimi giorni si è espresso, non tanto a favore della protesta studentesca, quanto controla linea «dura» di Berlusconi. Sicuramente nessuna delle sue due figlie dovrà subire interruzioni delle lezioni:unaè iscritta al liceo privato «Kennedy» e l’altra alla prestigiosissima «San Giuseppe De Merode», scuola convista su Piazza di Spagna.Da quelle parti di okkupazioni, e cortei, se ne vedono pochi.
Autore: firewolf2 Categoria: ILGIORNALE Ore: 13:22

Il Pd in piazza per fare la conta Vince l’esercito degli anti-Walter

Quelli che non ci vanno nonostante Veltroni e quelli che ci vanno nonostante Veltroni. Quelli che non ci vanno per non fare un favore a Veltroni e quelli che ci vanno ma solo per fare un favore a Veltroni. Quelli che non ci vanno ma ci sarebbero andati e quelli che non ci sarebbero andati ma ci vanno. La conta finale in piazza andrà come al solito, tre milioni secondo gli organizzatori trecento secondo la Questura e toccherà far la media. Ma il problema è l’altra conta, quella interna, che proprio sull’adesione al corteo di oggi ha più che altro l’aria di una resa dei conti. Sui sei totem alti otto metri montati al Circo Massimo c’è scritto che il tema è libero, dalla scuola ai redditi, dal lavoro al razzismo, venite un po’ per quel che vi pare purché facciate numero. Anche così però, o forse proprio perché è così, lo Stato maggiore del Pd e dintorni si dichiara assente con polemica, oppure presente con disagio. L’immagine impietosa l’hanno resa in questi giorni gli amministratori del Nord, che il loro no al corteo l’hanno motivato dicendo qualcosa di destra. Massimo Cacciari il sindaco di Venezia per dire, prima di annunciare che «la piazza la lascio ai demagoghi» s’è preso la briga di sottolineare che il Pd «più che un partito è un’ipotesi». Marta Vincenzi il sindaco di Genova ha detto che «non è questo il momento di manifestare», ché di fronte alla crisi internazionale e alle difficoltà dei cittadini «bisognerebbe chiamare a raccolta non “contro”, ma “per”». Filippo Penati il presidente della Provincia di Milano ci sarà ma avrebbe preferito «evitare». Flavio Zanonato il sindaco sceriffo di Padova riflette sul «vado o non vado» più di quanto abbia riflettuto se erigere il muro antispaccio. Hanno dato il meglio poi Sergio Reolon il presidente della Provincia di Belluno e Mercedes Bresso la governatrice del Piemonte: il primo ha annunciato la defezione «perché ho un ruolo istituzionale», la seconda ha fatto sapere che «se andrò sarà come dirigente politico del Pd, non come governatore». Sulla stessa linea, al Sud, Antonio Bassolino il governatore della Campania, secondo il quale non sarebbe coerente manifestare contro lo stesso governo con il quale sta collaborando gomito a gomito dall’emergenza rifiuti alla lotta alla camorra. Perché il problema è proprio questo, uscire di casa per andare a gridare un rotondo no al governo. Lo disse per primo Enrico Morando, in un’intervista al Giornale in cui si spinse a dire che «sfileremo, ma non contro il governo», là dove tutte le precisazioni successive non sono riuscite a cancellare il senso del ragionamento, del resto ripetuto più volte da molti nel Pd, uno su tutti Enrico Letta: «Questo è il momento dell’unità nazionale». Così, la cosa esilarante è che gli unici ad andare in piazza davvero convinti saranno quei dipietristi che Veltroni tentava di scavalcare a sinistra (ma anche un po’ a destra), e che con Stefano Pedica non le hanno mandate a dire: «Veltroni ci avrà tutti in piazza per punizione», così impara a non sostenere la raccolta firme contro il Lodo Alfano, loro ci andranno apposta. E si son già rubati un pezzo di partito, visto che anche gli ulivisti di Arturo Parisi allestiranno banchetti pro referendum. Si faranno notare per l’assenza invece i Radicali, dice Marco Pannella al Riformista che «la manifestazione è buona solo per svuotare le urne», aggiunge feroce che «negli ultimi decenni questi non hanno organizzato una sola manifestazione di massa che avesse come obiettivo una riforma concreta» e comunque «nessuno ci ha invitati».Citando random gli assenti. La teodem Paola Binetti dice che non è nelle sue corde scendere in piazza, eppure c’è chi la ricorda al Family Day. Marco Follini da settimane dice che il corteo va cancellato perché «non sarà una manifestazione a salvare il Pd», e ieri ha messo nero su bianco che «sarò costruttivamente a bordo piazza», nella polemica speranza che «Veltroni saprà tener conto delle ragioni di quanti hanno un’idea diversa delle priorità dell’opposizione». Nicola Rossi non va perché è più importante la crisi economica, Luciana Sbarbati sarebbe andata ma purtroppo va in India, Oscar Luigi Scalfaro non si mischia perché «non è pensabile che io - che sono stato capo dello Stato - mi possa inserire in queste forme nella battaglia politica». E per fortuna ci sono quelli che andranno anche se avevano detto che non sarebbe il caso, da Massimo Calearo a Giulia Innocenzi a Pietro Ichino, perché sennò questa del Circo Massimo sarebbe una riedizione della vecchia Unione ma senza il Pd, un mostro senza testa, visto che le adesioni più entusiaste sono arrivate dai Verdi e dalla parte di Rifondazione che sta con Paolo Ferrero il segretario. L’area di Fausto Bertinotti no, diserterà, l’ex leader a due giorni dal corteo ci ha tenuto a dire che ma quale Pd e quale Idv, «oggi in Italia non c’è l’opposizione, perché non c’è la sinistra». Chicca finale: la Cgil partecipa, ma «a titolo personale». C’è chi maligna che il titolo personale sia il posto da europarlamentare che il Pd ha promesso al leader Guglielmo Epifani. Come che sia, geniale è stata la replica di Raffaele Bonanni della Cisl: «Io non ci sarò, a titolo collettivo». paola setti
Autore: firewolf2 Categoria: ILGIORNALE Ore: 13:20

venerdì, 24.10.08

Articolo pubblicato a pag. 6, con il titolo "La sinistra si augura il morto come negli anni Settanta

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 22:06

Distruzione Creativa

L’attuale crisi economica ricorda quella del 1929 che ha dato origine alla lunga e "grande depressione". Allora venne realizzata spingendo prima una forte circolazione monetaria mediante l’immissione sul mercato di una grande liquidità con aperture di credito a basso costo dei tassi per: mutui, anticipazioni d’ogni tipo, per acquisire titoli, derivati, ecc. ecc. La corsa all’indebitamento si velocizzò poiché la rendita predisposta degli investimenti era superiore ai tassi richiesti per le anticipazioni. Successivamente si ridusse drasticamente la circolazione monetaria utilizzando qualsiasi tecnica, compreso il violento ritiro degli affidamenti prima facilmente concessi,  provocando una violentissima deflazione su tutto il mercato. La massa monetaria si contrasse del 30%: il prodotto interno lordo americano cadde in termini reali del 29%, e la disoccupazione salì di oltre il 25%, con conseguenti fallimenti a catena  di banche ordinarie, imprese, aziende e società d’ogni tipo  sparsi in tutto il mondo. L’apparato politico, su occulta strategia delle banche centrali propose di curare il crack debitorio-speculativo spingendo gli Stati, dopo essersi indebitati con le banche centrali, a garantire credito e liquidità alle banche ordinarie nella speranza che queste a loro volta fornissero investimenti a sostegno della produzione e dei consumi interni (allora come oggi gli unici a trarne profitto furono le banche centrali).
Invece un gruppo di economisti di Chicago propose un piano di riforma che era l’esatto contrario  della «inadeguata medicina» adottata (causa primaria della prolungata depressione) e, se fosse stato accettato dalla leadership politica, avrebbe risanato rapidamente l’economia di allora e scongiurata quella attuale, evitando le guerre successive strumentali all’egemonia americana. Nel 1933 il «Piano di Chicago» fu vivamente raccomandato al governo dal professor Irving Fisher di Yale. Fisher era il più grande economista americano dell’epoca; fu lui il primo a capire e a spiegare che il meccanismo del credito così concepito porta alla creazione di massa monetaria; ci scrisse persino un libro: «100% Money» Il Piano di Chicago proponeva che fosse restituito allo Stato il monopolio esclusivo  dell’emissione monetaria e che fosse vietato alle banche la creazione di pseudo-denaro dal nulla con le riserve di fantasia, imponendo alle banche l’obbligo di riserva del 100%. Oggi, le riserve obbligatorie sono ridicolmente basse, anche del 3%. Immaginiamo per semplicità un obbligo di riserva del 10%. Ciò significa (grosso modo) che, quando un risparmiatore deposita sul proprio conto corrente cento euro, la banca con quella «riserva» può concedere fidi e prestiti per 1.000 euro; mille euro che non ha, pseudo-capitale creato dal nulla. Questo consente enormi guadagni indebiti alle banche (che lucrano gli interessi sul denaro che non hanno e che creano dal nulla) ma le rende perennemente e ciclicamente instabili esposte agli umori del mercato: se la maggior parte dei depositanti andasse infatti a ritirare i depositi, si vedrebbe che la banca è insolvente. Così facendo ci sarebbero risorse per l’economia reale e non per quella creativa ; le anticipazioni sarebbero determinate non già dalla percentuale di riserva permessa, bensì dalla quantità di risparmio esistente nell’economia reale e dalla quantità di denaro messo a disposizione alle banche ordinarie, sotto controllo dal Ministero del Tesoro, mediante operazioni pronto contro termine a tassi estremamente bassi corrispondenti ai costi d’amministrazione.
Irving Fisher infatti scriveva: «L’essenza del piano è di rendere la moneta indipendente dai prestiti; ossia separare il processo di creazione e distruzione di moneta dal business bancario. Un effetto collaterale sarebbe di rendere le banche più sicure e profittabili; ma l’effetto di gran lunga più importante sarebbe la prevenzione di successioni di grandi boom e depressioni, ponendo fine ai cronici cicli di inflazione e deflazione che sono stati sempre la maledizione dell’umanità e che sono nati, in genere, dall’attività bancaria» Tutto ciò Fisher e la scuola di Chicago (e Keynes era d’accordo) lo rese noto alla politica sin dal 1933 fornendo anche il metodo per controllare l’emissione monetaria per scongiurare decisioni discrezionali della «politica» che tenderebbe ad alluvionare di liquidità il mercato per ragioni elettorali o clientelari. In sintesi il concetto era semplice: mantenere costante il rapporto tra circolazione monetaria e beni da misurare, per non creare squilibri e per poter finanziare la produzione a bassi costi. L’altro economista, James Angell, dimostrò che il sistema proposto poteva essere effettivamente imposto ed applicato per legge. Tutto ciò ovviamente, fu respinto dal sistema bancario poiché non voleva rinunciare agli immensi guadagni-indebiti che lucrava creando denaro dal nulla: le banche ordinarie mediante la gestione dei debiti costruiti sulle spalle del mercato e dei privati, le banche d’emissione mediante quelli costruiti sulle spalle degli Stati in gran parte realizzati proprio dall’emissione monetaria di costo tipografico addebitata a questi al costo facciale.
Persino Milton Friedman, a cui si imputa la responsabilità della finanza senza regole, era a favore alla riserva obbligatoria al 100 % da parte delle banche ordinarie. Come Allais, anche Friedman sosteneva che la crescita della circolazione monetaria doveva essere proporzionale alla crescita dell’economia reale, con un tasso d’inflazione moderato del 2% annuo, (da non confondersi con l’aumento dei prezzi) per stimolare e sostenere la produzione e quindi i consumi.
Ovviamente queste teorie trovarono sostegno nel costatare che mentre tutto il mondo era in recessione, uno dei pochissimi Paesi come l’Italia si trovava con l’economia in espansione. Non si tardò molto a comprendere che ciò era dovuto all’emissione monetaria diretta da parte dello Stato il quale monetizzava il mercato realizzando, con la moneta acquisita a titolo originario e quindi senza debito, le opere pubbliche di comune interesse (ricostruzione di tutto il territorio nazionale senza aumentare le tasse o il debito pubblico). 
La bolla debitoria responsabile dell’attuale crisi economica non è determinata tanto dai mutui americani non pagati, quanto dalla sommatoria dell’indebitamento che si realizza con l’attuale emissione monetaria.  Pertanto pensare di rifinanziare banche e mercato collassati dal debito con strumenti monetari forniti dallo Stato, che si indebita a sua volta nei confronti delle banche d’emissione, equivale ad intestardirsi a voler spegnere gli incendi con la benzina.
Per uscire dai ricatti causati dalle programmate crisi economiche, è necessario quanto segue:
- lo Stato in nome e per conto dei cittadini deve riappropriarsi della funzione monetaria, battere moneta in proprio e per ciò non ingenerante debito,  acquisirla per titolo originale incamerandone i signoraggi attualmente distratti dalla Banca Centrale.
- Ricondurre la riserva delle banche ordinarie al 100 % dei propri attivi reali.
- Ripristinare il divieto prima esistente nei confronti delle banche ordinarie, fondazioni e finanziarie collaterali di possedere quote di partecipazione di qualunque attività produttiva.
- Il credito e le attività creditizie debbono essere a disposizione del mercato e della produzione sottoposte alla sorveglianza del Ministero del Tesoro.
- Nelle more “occorre uno strumento - supplementare per l’iniezione di liquidità a livello nazionale” (Giulio Tremonti), da cui trapela che è arrivato il tempo di ripristinare lo strumento monetario che supplisca all’attuale emissione extra nazionale, gravata per sua natura dall’inversione contabile di produrre debito, emesso dal governamento nazionale scevro da debito.  - E’ necessario che la politica ritorni ad assolvere la sua funzione primaria al servizio delle persone. Ai politici che non possono o non se la sentono di adeguarsi consigliamo pronte e lodevolissime dimissioni a scanso di ristoro delle prebende percepite per servizi mal forniti. Non può essere più consentito distogliere risorse alla: sanità, istruzione, ricerca, produzione, mercato ed al sociale per conferirle ai banchieri. 
 

di Savino Frigiola/DESTRALIBERTARIA

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:57

DAL NOSTRO CANALE LIVE SPACE

importante

Vi prego fatela girare, non costa nulla ed e' un aiuto enorme !!!

Mar. A. Marco BIANCHI

Comando Generale della Guardia di Finanza

IV Reparto - Ufficio Infrastrutture 

Viale XXI Aprile, 51 = 00162 ROMA =

Telefono: 06/44223683

Oggetto: Leucemia - Per favore leggete di seguito

 

Se la cestinerete davvero non avete cuore.

 

Salve, sono un padre di 29 anni. Io e mia moglie abbiamo avuto una vita

meravigliosa.

Dio ci ha voluto benedire con una bellissima bambina.

Il nome di nostra figlia è Rachele. Ed ha 10 anni. Poco tempo fa i dottori

hanno rilevato un cancro al cervello e nel suo piccolo corpo.

C'è una sola via per salvarla è operare.

Purtroppo, noi non abbiamo denaro sufficiente per far fronte al costo. AOL e

ZDNET hanno acconsentito per aiutarci.

L'unico modo con il quale loro possono aiutarci è questo: Io invio questa

email a voi e voi inviatela ad altre persone. AOL rileverà la traccia di

questa e-mail e calcolerà quante persone la riceveranno.

Ogni persona che aprirà questa e-mail e la invierà ad altre persone ci

donerà 32 centesimi.

Per favore aiutateci

Con sincerità George Arlington Barbara Varano Laboratorio di Virologia

Istituto Superiore di Sanità V.le Regina Elena 299 00161 Roma, Italy

Tel  Fax 39-06-49387184

Dr Fabrizio Bianchi 1° Ricercatore CNR Sezione Epidemiologia Istituto di

Fisiologia Clinica Consiglio Nazionale delle Ricerche Area di Ricerca di San

Cataldo Via Moruzzi,1 - 56127 PISA (Italy) phone: +39-(0)50-3152100/1

fax: +39-(0)50-3152095 Massimiliano Giangaré cell. 

Prof. Ettore Cardarelli Università degli studi di Roma 'La Sapienza' Via Eudossiana 18 00184 Roma 

 

FATE GIRARE PER AIUTARE IL COLLEGA :

E' UN PICCOLO GESTO CHE POTREBBE RISOLVERE UN GROSSO PROBLEMA!

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 21:53

Lotta studentesca movimento giovanile di Forza Nuova e Movimento studentesco manifestano insieme a Bergamo

 (1)




A Bergamo il movimento studenti diventa bipartisan in nome della protesta contro la riforma Gelmini: Movimento studentesco e Lotta studentesca, legata al controverso movimento Forza Nuova manifestano insieme, ovvero sinistra e destra estreme o radicali che dir si voglia si trovano d'accordo.

"Preso atto delle intenzioni del presidente Berlusconi di reprimere con la forza la polare insurrezione contro la riforma Gelmini, Lotta studentesca sarà in prima linea per combattere insieme agli studenti di sinistra per il futuro di noi giovani", si legge in una nota e gli studenti 'di destra' sembrano altrettanto agguerriti: "Noi difenderemo con le unghie e con i denti la natura pubblica della scuola. Riteniamo, infatti, che in epoca di crisi economica gli investimenti debbano essere fatti principalmente sui giovani".

Certo è suggestiva la saldatura tra sinistra radicale  e destra radicale.Non è un tema nuovo,quello del cosiddetto "fasciomunismo" eppure sempre suggestivo.In effetti è fatto noto che moltissimi reduci della R.S.I. della corrente di sinistra e molti sindacalisti fascisti, nel dopoguerra aderirono al P.C.I. Certe suggestioni vengono da lontano, si pensi al nazionalbolscevico Ernst Von Salomon, sposato ad una ebrea e perseguitato dalla repubblica di Weimar poi durante i nazismo per la dichiarate simpatie verso i comunisti e nel dopoguerra perchè considerato nazista, che  riconosceva ai comunisti un "rigore prussiano"di cui parla nel romanzo " I Proscritti "oppure si pensi a Yukio Mishima, icona in egual misura della destra e della sinistra radicale giapponese , o per rimanere sul territorio nazionale alla politicamente ambigua "Reggenza del Quarnaro" nella quale affluirono entusiasticamente i cosiddetti arditi del popolo  o arditi bolscevichi e nazionalisti inveterati , saldati dalla personalità  del poeta soldato Gabriele D'Annunzio nell' effimera avventura politica, guardata non a caso  da Lenin con estremo interesse per i non pochi elementi socialistoidi e con molto sospetto per non dire una robusta diffidenza, da Benito Mussolini che invece voleva accreditarsi quale "moderato" presso Casa Savoia ( e forse non amava farsi rubare la scena dal poeta soldato ). Guardate la bandiera dell'effimero Stato Libero di Fiume,detto " Reggenza del Quarnaro" e capirete il perchè della simpatia di molti comunisti per l'impresa fiumana.L'ammiccamento al vessillo bolscevico e alla simbologia socialista è evidente e voluto .

hj

Ma torniamo ai giorni nostri e analizziamo i due manifesti pubblicati in testa  (1) qui volutamente affiancati.La somiglianza dello stile di comunicazione , dell'uso dei colori è  notevole, malgrado i messaggi che si vogliono veicolare siano diametralmente opposti.

La stessa militanza politica, vissuta come "comunità" dalle ali estreme è oggettivamente simile, resa più simile poi dalla forma "liquida" dei maggiori partiti attuali, ossia PDL e PD .
 
Non solo: c'è da notare che sia l'estrema destra che l'estrema sinistra sono saldate da un vago antisemitismo/antisionismo , condito da bandiere dello Stato d'Israele bruciate in piazza e da una malcelata simpatia comune per il regime islamico iraniano , annaffiato da un robusto sentimento antiamericano e da una comune simpatia per la causa palestinese.

Anche se è difficile da far digerire alle controparti di sinistra, è noto un ruspante ( e contradditorio) terzomondismo di destra, che si rileva specie dei movimenti Forza Nuova e Fiamma Tricolore e in misura molto più addolcita nella Destra Sociale,specie dopo l'incontro a " tarallucci e vino  kasher " tra esponenti della comunità ebraica romana, avvenuto dopo le elezioni comunali  vinte da Gianni Alemanno, grazie anche all'apporto entusiastico e probabilmente decisivo della comunità ebraica locale, appoggio malvisto e criticato  da alcuni (pochi)  esponenti della comunità ebraica, tra i quali Ariel Toaff, figlio del rabbino  emerito di Roma, Elio Toaff,

E' anche vero che i molti tentativi di saldatura,che spesso furono molto vicini ad andare a buon fine, vennero sempre frustrati da elementi dogmatici delle due parti , magari anche  interessati a premettere il loro spicchio di potere e alla loro visibilità personale, alla buona riuscita di singole iniziative su cui le ali estreme si trovarono a convergere.

Personalmente credo che questi tentativi di avvicinamento siano velleitari  temporanei e destinati al fallimento, ma questo nulla toglie alla suggestione di questi curiosi ammiccamenti,  ai quali neppure io resto indifferente, per quanto sia fortemente negativo su due degli elementi collanti della destra e della sinistra radicale,ossia sia su antisemitismo e antisionismo e la comune simpatia per il regime iraniano, che non condivido affatto.

 

http://www.caffenero.ilcannocchiale.it/

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 20:59

Riguardo l'adesione di alcuni gruppi di Gioventù Italiana ai No-Gelmini

Apprendo con grande disappunto che vi sono state adesioni alla protesta anti-Gelmini da parte di alcuni gruppi di Gioventù Italiana. Si parla addirittura di "adesioni a occupazioni"

La cosa mi lascia molto perplesso e mi chiedo che motivo ci sia di cavalcare una protesta in malafede (la Riforma è molto buona, pur con qualche elemento non condivisibile, ma ciò è normale in quanto è una riforma trasversale, che passa in rassegna quasi tutti gli ambiti dell'istruzione, non certo come il "cacciavite" di Fioroni) e dai toni inaccettabili e intrisi di una profonda ignoranza. Credo che l’adesione di questi gruppi sia solo una rincorsa alla sinistra e nient’altro che una manovra per accaparrarsi il favore di qualche fetta studentesca e dell’elettorato. Il tutto è comunque molto squallido.

 

Riferimenti:

http://www.ladestra.info/?p=24701

http://www.gioventuitaliana.org/public/index.php?option=c...

 

 

FONTE:http://orizzonteitaliano.myblog.it/

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 19:17

L'ecologia fa bene all'occupazione

di Marco Cedolin

Fra le molte motivazioni che dimostrano quanto sia anacronistica e priva di qualsiasi valenza oggettiva la battaglia fin qui condotta in sede europea dal governo e da Confindustria contro il nuovo piano UE che intende limitare le emissioni inquinanti nel prossimo decennio, una più di ogni altra dovrebbe indurre alla riflessione l’incartapecorita classe dirigente italiana.

Lo spunto non proviene da qualche avanguardia di pensatori ecologisti e neppure dalla folta schiera di coloro che si stanno avvicinando alla filosofia della decrescita, bensì da uno studio realizzato dall’Università di Berkley, concernente gli effetti sull’economia delle politiche di efficienza energetica intraprese dalla California all'indomani dello shock petrolifero del 1977. Effetti che sono stati valutati dagli studiosi americani unicamente nell’ottica del modello di sviluppo basato sulla crescita economica tanto caro a Berlusconi e agli industriali italiani.

David Roland-Holst, economista del Center for Energy, Resources and Economic Sustainability del prestigioso ateneo californiano ha messo in luce come nel corso dell’ultimo trentennio l’introduzione in California di altissimi standard di efficienza energetica sia per quanto concerne gli edifici, sia nell’ambito degli elettrodomestici, ...


... abbia determinato la creazione di un vero e proprio circolo virtuoso che oltre a determinare un miglioramento dello stato di salute dell’ambiente ha comportato la creazione di un milione e mezzo di nuovi posti di lavoro a fronte dei 25mila persi.

Il notevole risparmio energetico, grazie al quale la California consuma oggi la stessa quantità di energia che bruciava 30 anni fa, mentre nel resto degli Stati Uniti nello stesso lasso di tempo i consumi sono raddoppiati, ha evitato la costruzione di 24 nuove centrali elettriche di media potenza, lasciando nelle tasche dei cittadini una gran quantità di dollari sottratti al pagamento delle bollette dell’energia.

Lo spostamento di grandi risorse da un settore a bassissima incidenza d’occupazione come quello dei prodotti petroliferi, ad altri settori come l’alimentare, le manifatture ed i servizi che comportano un elevato numero di occupati si è rivelata una molla in grado di sollevare l’economia californiana che a fronte di "perdite" per 1,6 miliardi di dollari nel settore energetico, nel corso del trentennio preso in esame, ha visto crescere il volume d'affari complessivo di ben 44,6 miliardi di dollari.

Non resta che domandarsi quando l’imbolsita classe politica del nostro Paese abbandonerà il convincimento perverso secondo cui l’ambiente sarebbe il peggiore nemico dell’economia e anziché continuare a sovvenzionare a fondo perduto la FIAT e gli altri “baroni” del parassitismo imprenditoriale italiano con rottamazioni e regalie assortite, inizierà a destinare il denaro pubblico alla costruzione di qualcosa di utile per la collettività.

Anziché recarsi a Bruxelles a contestare gli alti costi del nuovo pacchetto ambientale, rendendosi ridicolo di fronte a tutto il resto d’Europa, chi governa il Paese dovrebbe mettere in atto grandi investimenti finalizzati alla ristrutturazione in chiave di efficienza energetica del patrimonio immobiliare italiano, al miglioramento del sistema di distribuzione dell’energia e all’autoproduzione energetica locale, compiendo in questo modo il primo passo indispensabile per liberare una cospicua parte delle risorse che oggi vengono bruciate nell’acquisto di petrolio e gas, contribuendo a migliorare tanto lo stato dell’ambiente quanto quello dell’economia, generando nuova occupazione e diminuendo la nostra dipendenza dai combustibili fossili.

Marco Cedolin

http://ilcorrosivo.blogspot.com/
http://marcocedolin.blogspot.com/
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 19:14

Non diamo pretesti per un nuovo ‘68


«Non diamo pretesti per inscenare un nuovo ’68. Occorre garantire i diritti di tutti: degli studenti e dei professori che vogliono manifestare, ma anche di quelli che vogliono entrare a scuola o nelle aule universitarie perché fanno sacrifici per andare a lezione, sono pendolari o fuori sede. Diciamo categoricamente ‘no’ al ritorno dei cattivi maestri e ai bambini che sfilano con i volantini messi loro negli zainetti. Le parole di oggi al Senato del ministro Gelmini, che ha invitato al confronto, sono uno spiraglio da seguire, ma deve essere ribadito che ogni eventuale danno arrecato alle strutture scolastiche dovrà essere sanzionato. Nel dilagare della protesta, apprezziamo la prudenza di Maroni: ci sono competenze dei rettori e competenze del ministro ed entrambe vanno rispettate, altrimenti si rischiano altri estremismi. Stupisce, al solito, l’atteggiamento della sinistra che si pone su posizioni conservatoriste e anacronisticamente evoca un razzismo che non esiste nei fatti o grida al golpe per alimentare la paura. I maestri con la ‘penna rossa’ fannno il gioco un pò retrò delle due torri, condito dall’isteria collettiva. La scuola e l’università italiana hanno bisogno sia di un riordino sia di risorse per non continuare ad essere ultimi nella ricerca e nella qualificazione, e il governo dovrebbe considerare entrambi gli aspetti. Le parti devono mettere da parte la demagogia e iniziare una seria riflessione senza mediazioni sindacali o speculazioni politiche. Servono intelligenza e senso di responsabilità. Perché il futuro dell’Italia passa per la formazione dei nostri giovani».

On. Luca Romagnoli
Segretario Nazionale
Movimento Sociale Fiamma Tricolore

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 19:05

Il figlio di papà che ora fa il leader ha «debuttato» in corteo a 13 anni

Leon ha 21 anni, occhi chiarissimi e una sfilza di cortei alle spalle: il primo contro la guerra in Afghanistan a 13 anni, quando se ne stava nelle retrovie a urlare cori intonati da altri. Ora è lui che tiene in mano il megafono e che precede lo striscione di testa delle manifestazioni di piazza a Milano. «Sì ma il movimento è di tutti gli studenti» continua a ripetere. Non vuole essere considerato il leader. Di fatto lo è.
Insieme ad altri due o tre volti noti di questo autunno caldo degli atenei, non ci impiega più di cinque minuti a incanalare una folla di ragazzi in un corteo. Senza ordini. Con grinta, questo sì. Leon ha un cognome importante, che forse, in certe circostanze, gli pesa un po’. Suo padre è il noto gallerista Jean Blanchard. Ma a lui tutto importa fuorché apparire come il classico «figlio di papà» con la erre moscia, che però ha. Gira con una giacca a vento blu, sempre la stessa, strappata e sgualcita, divisa immancabile in ogni protesta, in ogni occupazione.
Leon si sente parte della piazza e della strada. Ascolta musica hip hop. «È la colonna sonora del meticciato metropolitano - spiega - e delle nostre mobilitazioni». Non è semplice mettere d’accordo centinaia di persone, decidere cosa fare se la polizia blocca l’occupazione dei binari, come l’altro giorno alla stazione Cadorna, o se nasce qualche scontro. Oppure andare a parlare in tv, come è successo l’altra sera ad Annozero.
«L’organizzazione - precisa lui senza prendersi meriti - fa parte del nostro sentire comune. Per lavorare bisogna mettere la propria testa in connessione con gli altri. In campo c’è un’intelligenza collettiva e con il nostro sapere sfanghiamo la burocrazia e ci inventiamo la vita».
E così farà anche lui, a un passo dalla discussione della tesi. «Mi laureo a novembre in Scienze politiche - dice - sempre se non avremo bloccato tutto in università». La sua tesi parla del «rapporto tra lo strutturalismo francese e il movimento operaio degli anni Settanta». E, neanche a dirlo, la dedica sarà riservata ai movimenti sociali e studenteschi. Quelli che lui porta nel cuore, quelli che in queste settimane lo fanno dormire sei ore a notte e lo sommergono di telefonate: «Dove ci troviamo?», «Cosa scriviamo sullo striscione?», «C’è un giornalista che ti cerca, cosa gli dico?».
La vera scuola di Leon, oltre al classico Manzoni e all’università Statale, è il centro sociale Cantiere. Lì ha imparato a organizzare la piazza, a coordinare la protesta. E guai a dire che gli studenti ricalcano le orme del Sessantotto: «Non rinneghiamo la Pantera e quegli anni. Ma noi viviamo il nostro tempo». Lui vive il suo e lotta per «un’università migliore», anche se tra poche settimane quello sarà un percorso concluso. Cosa fare «da grande»? Forse politica? «Non lo so. Può essere. Ma in caso voglio fare politica dal basso, in autonomia».
Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 18:47

Gioventù Italiana : Striscioni in molte città per ricordare la rivolta di Budapest

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Gioventù Italiana movimento giovanile del partito La Destra ha manifestato in decine di città italiane per ricordare i martiri della rivolta di Budapest di 52 anni fa . Lo ha fatto affiggendo striscioni in moltissime città italiane per squarciare il silenzio che stampa e tv hanno riservato a questa ricorrenza .
Abbiamo ricordato il coraggio e la determinazione di tanti giovani che hanno combattuto e sono caduti per la libertà del proprio popolo e dei propri valori , contro i cingoli del materialismo e del comunismo che in quegli anni avanzavano fra l’indifferenza borghese di una occidente menefreghista e il veto opportunista del partito comunista italiano , i cui leader di allora siedono oggi fra le più alte cariche dello Stato come il presidente della Repubblica Napolitano. Vorremmo che i valori e il coraggio di quei ragazzi rivivano nel ricordo di tutti i giovani italiani e che diventino per essi un esempio concreto di amore per la patria e per i propri ideali

Luca Lorenzi

“23 Ottobre 1956: a Budapest migliaia di manifestanti scendono in strada in segno di solidarietà con l’immensa protesta di operai e studenti Polacchi, repressa col sangue un mese prima. Viene abbattuta la statua gigante di Stalin nel parco municipale. Il numero uno del Partito Comunista parla alla radio, insulta gli studenti e gli operai e respinge le loro richieste. Poi ordina alla Polizia politica di sparare sulla folla ammassata davanti al palazzo della radio. Muoiono in dodici! I manifestanti si impadroniscono delle armi di decine di poliziotti che non oppongono resistenza. Nella notte i blindati della 92ma Divisione dell’Armata Rossa entrano a Budapest. Il 25 Ottobre inizia la rivolta in altre dieci città, radio clandestine trasmettono nel Paese, vengono distribuiti giornali clandestini e sono costituiti alcuni Consigli di fabbrica. Il 31 Ottobre i blindati si ritirano dalla capitale. Mosca invia finti negoziatori che, per guadagnare tempo, assicurano che l’Armata Rossa sta lasciando il Paese. Invece, dopo quattro giorni, i carri armati sovietici entrano a Budapest, la gente si difende con armi leggere e bottiglie molotov. I combattimenti continuano fino al 9 Dicembre. Il 12 Dicembre, quando viene istituita la legge marziale, i lavoratori proclamano uno Sciopero Generale che durerà fino al 13 Gennaio, quando viene decisa la pena di morte contro tutti gli scioperanti. Il 20 Marzo il primo ministro si reca a Mosca a rendere omaggio all’intervento sovietico. Il 27 Aprile firmerà gli accordi di “stazionamento temporaneo” di truppe sovietiche in Ungheria. Vi resteranno ancora per trentadue lunghissimi anni! “

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 18:45

Precipita elicottero dell’Aeronautica italiana: morti gli otto militari a bordo

0k978rla-180x140.jpgTratto da IlCorriere: PARIGI - Un elicottero dell’Aeronautica italiana è precipitato nell’est della Francia: morti tutti gli otto militari a bordo. Il velivolo, un HH-3F, è caduto intorno alle 16.30 nel dipartimento della Meuse, in un campo tra L’Isle-en-Barrois e Vaubecourt, a nord di Bar-le-Duc, in un’area - ha spiegato la prefettura locale - lontana dalle zone abitate (mappa). Poi ha preso fuoco. L’incidente e le otto vittime sono stati confermati dal ministero della Difesa e dall’Aeronautica, che ha sottolineato che non sono ancora chiare le cause dello schianto.

I NOMI DELLE VITTIME - Sette militari dell’equipaggio dell’elicottero precipitato in Francia appartenevano al Centro Sar di Brindisi, l’ottavo al Centro Sar di Rimini. Questi i nomi, resi noti dall’Aeronautica militare: capitano pilota Michele Cargnoni, 30 anni, di Brescia; tenente pilota Marco Partipilo, 29 anni, di Bari; primo maresciallo Giovanni Sabatelli, 50 anni, di Fasano (Brindisi); primo maresciallo Carmine Briganti, 41 anni, di Balzano (Taranto); maresciallo di prima classe Giuseppe Biscotti, 37 anni, di Grottaglie (Taranto); maresciallo di prima classe Massimiliano Tommasi, 34 anni, di Calimera (Lecce); maresciallo di prima classe classe Teodoro Baccaro, 31 anni, di San Vito dei Normanni (Brindisi) e il capitano pilota Stefano Bazzo, 32 anni di Vicenza, quest’ultimo in servizio all’83° Centro Sar di Rimini.

ADDESTRAMENTO - «L’elicottero è precipitato e ha preso fuoco per ragioni che non sappiamo» ha detto il comandante dei vigili del fuoco della Regione, Serge Malaret. Il velivolo partecipava con un elicottero analogo a un’esercitazione congiunta tra Italia e Francia. I due mezzi si stavano trasferendo da Dijon a Florennes, in Belgio, dove avrebbero partecipato a un addestramento multinazionale chiamato ‘Tactical Leadership Programme’. L’elicottero caduto era decollato giovedì mattina da Brindisi e aveva fatto scalo a Rimini. Dopo il rifornimento a Dijon, è ridecollato alla volta di Florennes. Quindi lo schianto.

Un HH-3F (Ansa)
CORDOGLIO - Il presidente Giorgio Napolitano ha inviato al Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini, un messaggio in cui chiede, nella triste circostanza, di rendersi interprete presso la Forza Armata e le famiglie dei caduti dei suoi sentimenti di «cordoglio, di solidarietà e di intensa partecipazione al dolore provocato dal luttuoso evento». Hanno espresso cordoglio per le vittime e vicinanza alle famiglie anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa e il leader del Pd Walter Veltroni. L’aula del Senato, su invito del presidente Renato Schifani, ha osservato un minuto di silenzio in segno di cordoglio per le vittime dell’incidente. Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha inviato un messaggio al capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica militare, Daniele Tei.

L’ELICOTTERO - L’HH-3F è un biturbina con capacità anfibie, dotato di moderni sistemi di navigazione e comunicazione, di verricello e di ampio vano di carico, provvisto di rampa caudale. È una macchina espressamente concepita per le operazioni S.A.R. (Search and Rescue). L’Aeronautica militare ha acquisito complessivamente 35 HH-3F, consegnati a partire dal 1977. Rispetto ai primi 20 elicotteri (standard «Alpha»), gli ultimi 15 (standard «Bravo») dispongono di equipaggiamenti Combat SAR (avionica migliorata, sistemi di autoprotezione e per la visione notturna, blindatura dell’abitacolo e mitragliatrici leggere Minimi). Di recente sono stati acquisiti ulteriori equipaggiamenti per il ruolo Smi (Slow Mover Interceptor). L’equipaggio è composto da due piloti, due specialisti polivalenti e un aerosoccorritore.

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 18:44

2 giorni per Carlo Parlanti

parlanti_mr.jpgdi Valentina Cervelli: Una telefonata. Un applauso che scaturisce spontaneo. E una lacrima scende lungo il viso dell’uomo che sta tenendo in mano la cornetta. E’ il 15 ottobre 2008. Da una parte, la platea del Centro Italiano attori di Milano. Dall’altro capo del filo, Carlo Parlanti, in collegamento dal carcere. Tutto ciò nel corso di un’ intervista telefonica condotta nell’ambito di una serata a lui dedicata, nata dalla collaborazione tra l’Associazione no -profit Prigionieri del Silenzio e gli artisti milanesi guidati da Ivan Suen. “Il Caso Carlo Parlanti: tra finzione e realtà”. Un incontro nato per far conoscere alla gente chi è Carlo Parlanti, di cosa è stato accusato (ingiustamente) e come la sua vita sia stata trasformata in un inferno sulle basi del nulla. Perché è questo che ancora, dopo quattro anni, colpisce la gente che decide di fermarsi e guardare le prove e leggere la documentazione del caso: Carlo Parlanti viene accusato senza che vi siano effettive dimostrazioni della sua colpevolezza e, ancor di più, con evidenti contraffazioni delle prove presentate in tribunale.

Ecco quindi che prima nella conferenza stampa indetta da Prigionieri del Silenzio lo scorso 10 ottobre ed ancora una volta nel corso dell’evento patrocinato dal Centro italiano attori il 15, vi è stata la possibilità di toccare con mano ed immedesimarsi nella triste quotidianità dell’uomo che sempre di più sta diventando simbolo delle spesso tragiche condizioni degli italiani detenuti all’estero. Con l’aggravante, in questo caso, rispetto ad altri, della sua innocenza.

Nel corso della conferenza stampa del 10 ottobre, Katia Anedda, presidente di Prigionieri del Silenzio, e con lei la dott.ssa Luciana Martena , (PDL) l’On. Matteo Salvini, (Lega) e con la dott.ssa Renata Galanti (Lega), hanno illustrato le problematiche maggiori relative allo stato di detenzione di un connazionale oltre i confini di Stato. Tra di esse le oggettive difficoltà linguistiche e la sovrappopolazione carceraria; un assistenza che non sempre viene condotta in modo lineare dalle autorità e la difficoltà, sempre molto sentita di potersi fidare realmente dei legali che si contattano. Ma soprattutto l’integrità fisica dei propri cari, spesso messa a repentaglio da forte promiscuità e dalle malattie infettive.

Il caso di Carlo Parlanti viene preso come esempio: la dott.ssa Martena elogia Prigionieri del Silenzio per il lavoro innovativo svolto fino ad ora mentre la dott.ssa Galante, responsabile dello Sportello Famiglie del Carroccio offre la collaborazione degli avvocati ad esso legati per studiare una concreta risoluzione al favore del Parlanti.

Viene infine introdotto Ivan Suen, presidente del Centro italiani attori di Milano, il quale illustra con dovizia di particolari e semplicità le motivazioni che lo hanno spinto a volere organizzare uno spettacolo su Carlo Parlanti.

Ed è proprio in questa occasione, in questa serata, che l’essenza stessa del caso e della vita strappata a Carlo Parlanti trovano un senso, palesandosi davanti alla platea del Centro Italiano Attori. Grazie alla stupenda interpretazione di Gabriele Milia, su un monologo composto dallo scrittore bolognese Giuliano Bugani, sembra che Carlo Parlanti sia presente nella platea, sia lui stesso ad affiancare nell’illustrazione della documentazione la sua fidanzata storica Katia Anedda. E gli occhi della gente si sgranano, l’emotività sale, il mormorio è costante. Gianfranco Ferreri, avvocato penalista del foro di Torino presente alla serata, interviene nel dibattito. La documentazione inerente il caso viene presentata, vengono analizzate le incongruenze, sottolineate le ingiustizie. Il silenzio in sala scende nel momento in cui, intorno alle 23, l’impianto acustico del teatro risuona delle note di uno squillo telefonico.

Il protagonista della serata, colui del quale si è parlato, la presenza portata in gioco dal bravo Gabriele si palesa nella sua realtà. E’ Carlo Parlanti. E’ lui che chiama approfittando della possibilità data ai detenuti di effettuare delle telefonate prenotate di 15 minuti. Ivan Suen, affabile padrone di casa, intervista Carlo interrogandolo sulle sue condizioni di vita all’interno del carcere, sulle sue sensazioni: cosa si prova ad essere un innocente detenuto in carcere da 4 anni? Le risposte di Carlo Parlanti sono come sempre semplici, pacate e dignitose. Non ha la presunzione di convincere il suo interlocutore della propria innocenza. Invita piuttosto i presenti a saggiare con i propri occhi la verità attraverso la documentazione del caso.

E l’applauso sale spontaneo tra le fila della platea. Carlo Parlanti sorride, commosso, mentre le lacrime scendono da sole solcandogli il volto. E gli ridonano un po’ quella vita e di speranza che da quattro anni gli vengono sottratte a forza ogni giorno.

Autore: firewolf2 Categoria: NEWS Ore: 18:33

Crollano le borse -10%, W IL LIBERO MERCATO!!!!!

borsa.jpgTratto da Repubblica: Nuovo venerdì nero per i mercati europei, con i listini che sono arrivati a perdere fino al 10%: a Milano il Mibtel alle 12:30 cede il 6,7%. Anche le piazze asiatiche in forte perdita: i Paesi della regione hanno annunciato il lancio di un fondo monetario per far fronte alle crisi finanziarie, poco prima del vertice Asia-Europa che si apre a Pechino. La Borsa di New York ha chiuso con il Dow Jones a +2.02% e il Nasdaq a -0,73%. Il Pil britannico registra la prima contrazione in 16 anni, e scende dello 0,5%. Per il 7 novembre è stato deciso un summit informale di capi di Stato e di governo dell’Unione europea per riscrivere le regole dei mercati finanziari. L’Opec taglia la produzione del greggio di 1,5 milioni di barili dal 1 novembre.
13:54 Wall Street, sospesi anche i future sul Dow Jones
Anche i future sul Dow Jones sono stati sospesi per eccesso di ribasso dopo aver fatto registrare una flessione di oltre 550 punti (-6,27%). I valori dei futures a dicembre appaiono dunque bloccati a 8.224 punti mentre quelli sulli sullo S&P sono fermi a 855 punti (-6,56%). Gli scambi sui future di questi due indici potranno riprendere al di sotto di queste soglie dopo l’apertura della regolare giornata di contrattazioni.

13:44 Commissione Ue apre a proposta Sarkozy su fondi sovrani
La Commissione Ue apre a Nicolas Sarkozy, che ieri ha proposto la creazione in Francia di un “fondo pubblico di intervento” per intervenire a favore delle aziende strategiche e in difficoltà. Insomma, una sorta di fondo sovrano sul modello di quelli istituiti in Russia o in Cina. “La Commissione Ue - ha spiegato un portavoce - è aperta a tutte le proposte tese a proteggere i cittadini e le imprese europee colpiti dalla crisi, a patto che il tutto avvenga nel quadro delle regole comunitarie in materia di mercato interno e concorrenza”.

13:33 Riammesse a Piazza Affari Intesa Sanpaolo, Eni e Fiat
Sono state riammesse in Piazza Affari Intesa Sanpaolo, Eni e Fiat, che erano state sospese per eccesso di ribasso dalle contrattazioni. Alle 13.30 l’indice Mibtel cede il 6,45%

13:32 Crisi, commissione Ue mobilitata per “situazione inusuale”
I servizi della Commissione europea “sono mobilitati” per fronteggiare la crisi finanziaria ed economica che sta colpendo il Vecchio Continente. A sottolinearlo è un portavoce dell’esecutivo europeo che - di fronte al nuovo venerdì nero delle Borse e ai crescenti timori di recessione - parla di “situazione inusuale”.

13:24 Sospeso di nuovo il titolo di Intesa Sanpaolo
Intesa Sanpaolo è stata nuovamente sospesa al ribasso in Piazza Affari. Il titolo segna un calo teorico del 13,56% a 2,54 euro. L’esclusione dagli scambi interessa anche Fiat (-10,39% il calo teorico a 5,67 euro) ed Eni (-9,67% a 14,77 euro il teorico).

13:16 Ocse: “Rischi recessione ampia e prolungata”
Ci vorrà più tempo perché la crisi finanziaria e del credito rientri, e per l’economia reale questo si ripercuoterà con “una recessione più ampia a prolungata”. A lanciare l’allarme è il capo economista dell’Ocse, Klaus Schmidt-Hebbel, con un’intervista all’Observer, anticipata oggi con un comunicato dell’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. ‘E’ probabile -
sottolinea - che la ripresa sarà più lenta di quanto è avvenuto con le crisi degli ultimi anni, ma la ripresa dipenderà soprattutto dalla velocità in cui ripartirà il mercato finanziario”.

13:13 Fiat di nuovo sospesa a -11%
Precipita nuovamente il titolo Fiat, sospeso dalle contrattazioni a -11%.

13:09 Europa, a metà seduta Francoforte guida i ribassi
A metà seduta in Europa la piazza di Francoforte guida i ribassi (-8,41% a 4.139 punti), seguita da Amsterdam (-8,40% a 235,82), Parigi (-8,29% a 3.036), Londra (-7,12% a 3.769), Madrid (-6,65% a 8.223) e Zurigo (-6,48% a 5.511).

13:02 A metà seduta Mibtel a -6,27%
Piazza Affari risale dai minimi raggiunti nella mattinata e si presenta al traguardo di metà seduta con il Mibtel in calo del 6,27% a 15.178 punti e lo S&P/Mib del 6,97% a 19.593 punti.

12:55 Berlusconi: “G14 per l’economia”
Seconda giornata in Cina per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che in occasione del vertice euroasiatico Asem, ha ribadito la necessità “di dare vita a un G8 allargato, un Super- G14 che in questa fase di violenta crisi finanziaria assuma la governance delle economie mondiali. “Avendo la responsabilità della presidenza del prossimo G8, anche di fronte alla crisi economica che interessa tutti i paesi del mondo, confermo la volontà del G8 di dare vita con continuità ad un G14″.

12:54 Opec: “drammatico collasso prezzi petrolio”
I prezzi del petrolio stanno registrando un “drammatico collasso, senza precedenti in termini di rapidità ed entità” e questi livelli delle quotazioni possono mettere a rischio “molti dei progetti e degli investimenti” necessari per sostenere la domanda dei prossimi anni. E’ quanto si legge nel comunicato, diffuso dall’Opec, al termine del vertice straordinario tenuto a Vienna nel corso del quale il cartello ha deciso di tagliare di 1,5 milioni di barili al giorno la propria produzione. L’Opec si è dato appuntamento al prossimo vertice in programma in Algeria il 17 dicembre spiegando che in quella sede “la decisione potrebbe essere rivista”.

12:43 Mosca, indice Micex sospeso fino a martedì
Un’altra giornata in caduta libera per la borsa di Mosca: l’indice Micex è stato sospeso fino a martedì prossimo, dopo un’apertura in forte ribasso e un primo stop che doveva durare soltanto un’ora nella mattina

12:39 Alle 12:30 il Mibtel cede il 6,74%
Piazza Affari prosegue in forte discesa alle 12.30 con il Mibtel che cede il 6,74%. In discesa anche l’SP MIB (-7,26%), il Midex (-4,70%) e l’All Stars (-4,08%)

12:31 Borsa di Bombay chiude ai minimi degli ultimi tre anni
La borsa di Bombay ha chiuso la seduta in forte ribasso. L’indice di riferimento, il Sensex-30, ha accusato una perdita del 10,96% per concludere al livello più basso degli ultimi tre anni. L’azionario indiano si è allineato alla tempesta che sta interessando tutti i mercati mondiali.

12:27 Borse europee, in tre ore bruciati 414 mld di euro
Venerdì nero per i mercati azionari europei con Francoforte che è arrivata a perdere oltre l’11% e Parigi in picchiata di oltre il 10%. L’indice Dow Jones Eurostoxx 600 ai minimi odierni accusava un tonfo dell’8,54% scivolando sotto quota 200 mandando in fumo ben 414 miliardi di euro di capitalizzazione in appena tre ore di contrattazioni.

12:21 Euribor stabile, a tre mesi fermo al 4,92%
Sono stabili i tassi interbancari denominati in euro: l’Euribor sulla scadenza tre mesi è rimasto fermo al 4,92%. L’euribor a un mese - secondo i dati della European Banking Federation - è invariato al 4,61%, mentre quello a una settimana è sceso di due punti percentuali al 3,92%

12:19 Spagna, disoccupazione a -11,3% livello più alto dal 2004
L’andamento dell’occupazione in Spagna registra, come aveva annunciato ieri il governo, una situazione “molto dura”, confermata dai dati dell’Inchiesta sulla popolazione attiva, diffusi oggi dall’Istituto nazionale di Statistica (Ine). Il numero dei disoccupati è aumentato nel terzo trimestre di 217.200 persone rispetto al trimestre precedente, portando il numero totale dei senza lavoro a quota 2.598.800, pari a un tasso dell’11,33%, rispetto al 10,44% registrato nel trimestre precedente. Si tratta del livello di disoccupazione più alto dal 2004 e indica che, per la prima volta da 14 anni a questa parte, si sta distruggendo impiego

12:13 Eni e Telecom tornano agli scambi
Eni e Telecom sono tornati agli scambi e ora cedono rispettivamente l’8,7% a 14,93 euro e il 7,5% a 0,83. Fra i big del listino restano invece sospese Intesa, Bulgari, Impregilo e Tenaris.

12:11 Cambi, sterlina al minimo record contro l’euro
La sterlina segna un nuovo minimo record contro l’euro scendendo a quota a 81,96 pence. La moneta britannica, inoltre, è arrivata a perdere il 2,5% nel cross con il dollaro che rappresenta il più forte ribasso giornaliero da circa 37 anni, dal 1971, scendendo fin sotto la soglia 1,53 dollari. La sterlina ha infatti toccato un minimo di 1,5269 dollari, scivolando al livello più basso da agosto del 2002.

12:07 Usa, sospeso per eccesso di ribasso il future sullo S&P500
Sospeso per eccesso di ribasso il future sull’S&P500, si attende un’apertura negativa di Wall Street. Anche il future sul Dow Jones perde circa il 6,50%

11:58 Sospesi anche Eni e Telecom, Milano -8%
Si allarga la lista delle sospensioni al ribasso per Piazza Affari. Dopo Intesa Sanpaolo lo stop ha coinvolto anche Telecom, Eni, Tenaris, Luxottica, Bulgari e Impregilo. Piazza Affari cede l’8%.

11:56 Borse europee in caduta senza freni
Panico sui mercati azionari con caduta rovinosa degli indici. A Francoforte l’indice dax fa segnare un tonfo del 10%. A Parigi l’indice Cac-40 accusa un calo che sfiora il 10%, Madrid oltre il 9%, Londra -8,55% e Amsterdam -9,50%. Milano cede il 6,2%.

11:41 Borsa di Bombay cede oltre il 10%
La borsa di Bombay perde oltre il 10% e scende sotto i 9 mila punti. Oggi la banca centrale indiana ha annunciato che lascerà invariati i tassi di interesse ma ha detto di essere pronta a reagire rapidamente alla crisi finanziaria mondiale. In questo mese la banca centrale ha immesso nel sistema finanziario 30 miliardi di dollari e lunedì ha ridotto dal 9% all’8% il tasso “repo”.

11:40 Impregilo e Intesa San Paolo sospesi al ribasso
I titoli Impregilo e Intesa Sanpaolo sono stati sospesi dalle contrattazioni per eccesso di ribasso. I due titoli cedono rispettivamente il 9% e l’11%

11:36 Europa a picco, Francoforte (-7,72%) trascina al ribasso
Perdono ulteriori posizioni le borse europee, frenate dai timori sugli utili di fine anno e dal calo delle quotazioni del greggio, che pesa sui titoli del comparto. La più colpita è Francoforte (-7,72%), che vede scivolare il produttore di camion Man (-11,71%) dopo i dati sulle vendite di veicoli industriali in Europa, scese del 4,8%, con punte del -50% in Spagna e del 18% in Italia. Giù anche Infineon (-11,48%), Daimler (-12,59%) e Volkswagen (-10,72%), mentre il colosso dei mutui Hypo Re cede il 10,57% e Bmw il 10,44%. A Milano, lo S&P/Mib perde il 5,58%, il Mibtel il 5,34%,Parigi -7,15%, Londra -6,18%

11:33 Unicredit, non necessari altri interventi sul capitale
Unicredit “non vede la minima ragione per ulteriori azioni sul capitale, nè da parte dei nostri azionisti nè da parte del contribuente italiano”. Lo afferma un portavoce della banca dopo le ipotesi di stampa relative a un’ingresso nel capitale del Tesoro

11:28 Milano -4,97%
Alle 11:15 a Milano l’indice Mibtel cede il 4,97%

11:21 Petrolio sotto i 65 dollari al barile
Il prezzo del petrolio continua a calare sulla scia dei nuovo crolli generalizzati delle borse. Negli scambi dell’after hours sul Nymex, il mercato delle materie prime di new york, i futures in prima scadenza cedono 2,61 dollari, con il barile di west texas intermediate a 65,23. Nel corso degli scambi il Wti ha segnato un minimo a 64,62 dollari. Nel frattempo a londra il barile di brent, il petrolio del mare del nord, cala di 2,29 dollari a quota 63,63.

11:20 Opec taglia produzione del greggio
L’Opec ha deciso di ridurre la produzione petrolifera di 1,5 milioni di barili/giorno (Mbg) a partire dal primo novembre. Lo hanno reso noto fonti delle delegazioni dei paesi membri, a margine della riunione straordinaria che il cartello sta tenendo a Vienna. A fine settembre il ritmo globale di estrazione dell’opec era di 32,16 milioni di barili al giorno a fronte di un vecchio tetto ufficiale di 28,8 milioni

11:14 Lagarde: “C’è spazio per riduzione tassi Bce”
La Bce avrebbe i margini per una riduzione dei tassi d’interesse al fine di sostenere l’economia: questa l’opinione del ministro delle Finanze francese, Christine Lagarde. “Appare evidente - ha detto in una conferenza stampa - che gli europei hanno più spazio di manovra circa gli strumenti di politica monetaria” rispetto agli Stati Uniti. Una riduzione dei tassi, ha rilevato il ministro, sarebbe possibile anche considerando il rallentamento dell’inflazione a settembre nell’Eurozona (3,6%) dopo i picchi di giugno e luglio (4%)

11:10 Borse europee a picco a metà mattina
Borse europee a picco a metà mattina. Londra arretra del 6,5%, Parigi registra un -6,4% e Francoforte cede oltre il 7%. Forte ribasso anche per Piazza Affari che perde il 5,42% mentre Madrid segna una flessione del 6,39%. A guidare i ribassi è il comparto bancario con titoli come Hsbc (-10%), Santander (-l’8%) e Barclays (-l’11%)

11:09 Borsa di Mosca sospesa per un’ora
La borsa di Mosca ha sospeso per un’ora gli scambi a causa del crollo delle quotazioni. L’ indice Micex era sceso del 7,48%, lo Sberbank del 14,87%

11:08 Atene in forte calo
La Borsa di Atene segna oggi dopo le prime contrattazioni un forte calo pari a -6,1%. L’indice composito è sceso a 1.784 punti, record negativo degli ultimi cinque anni

10:55 Borsa ai minimi, S&P/Mib sotto la soglia tecnica dei 20mila punti
A Milano borsa in caduta libera: gli indici sono scesi ancora più in basso del minimo di due settimane fa e l’S&P/Mib, in particolare, ha sfondato la soglia tecnica, che gli addetti ai lavori consideravano invalicabile, dei 20 mila punti. Ora il calo è del 5,52% a 19.898 ma il minimo toccato in mattinata è stato anche di 19.793.

10:49 Borse europee in picchiata
Borse europee in picchiata dopo la raffica di notizie negative dalle trimestrali con profitti in calo e soprattutto ridimensionamento dei target. I maggiori ribassi a Parigi, Francoforte e Amsterdam che lasciano sul terreno oltre il 7%. Bruxelles e Londra accusano ribassi del 6% mentre il Mibtel cede il 4,85% e Zurigo il 5,05%

10:48 Pil britannico cala dello 0,5%, prima frenata in 16 anni
Brusca frenata per l’economia britannica che nel terzo trimestre ha registrato la prima contrazione in 16 anni. Il Pil è sceso su base congiunturale dello 0,5%, oltre le attese degli analisti. Su base annua la crescita è stata dello 0,3%, la più debole dal secondo trimestre del 1992. La Gran Bretagna è sulla strada della recessione per la prima volta dal 1991, anche se tecnicamente non si può parlare di ciclo recessivo (due trimestri consecutivi di crescita negativa) tenuto conto che nel secondo trimestre il prodotto interno lordo era rimasto invariato rispetto al trimestre precedente.

10:44 Jintao: I fondamentali dell’economia cinese non cambiano
Il presidente cinese Hu Jintao ha dichiarato che “i fondamentali dell’economia cinese” restano invariati, anche se la Cina è messa di fronte a fattori di instabilità dovuti alla crisi internazionale.
Hu ha parlato all’apertura del vertice Asem oggi a Pechino.

10:42 Borsa, bancari a picco
Bancari ancora nella bufera nella prima parte della mattinata: il comparto, secondo solo all’auto nella performance negativa, cede il 6,5% nello Stoxx. A Piazza Affari, le vendite si concentrano su Intesa San Paolo che lascia sul terreno l’8,82%, mentre Mps segue a ruota scivolando del 7,81% a 1,31 euro. L’istituto senese ha toccato anche 1,29 euro segnando il nuovo minimo degli ultimi dieci anni. Unicredit sotto gli 1,9 euro (-6,47%). Non vengono risparmiate dal ko gli istituti popolari: Bpm cede il 6,08%, banco popolare il 6,2%, ubi banca il 4,47%. Nel resto d’europa le più colpite sono Bnp paribas (-8,12%) a Parigi e soprattutto le inglesi Hsbc (-9,45%), Hbos (-8,89%) e Barclays (-8,36%).

10:37 La banca centrale danese alza i tassi a 5,5%
La Banca centrale della Danimarca ha deciso a sorpresa di alzare i tassi di interesse di mezzo punto percentuale, portandoli al 5,5%, per sostenere la valuta. Lo ha comunicato l’istituto centrale in una nota in cui si spiega che la decisione fa parte del “continuo intervento per sostenere la corona danese”.
Più volte la Danimarca ha modificato il livello dei tassi interesse indipendentemente dagli interventi della Bce e l’ultima manovra risale al sette ottobre scorso quando la banca centrale danese ha alzato i tassi di 0,4 punti percentuali portandoli al 5%

10:35 Francoforte -6,20%, crollano Daimler e Volkswagen
Francoforte maglia nera tra le borse europee con l’indice Dax che accusa un tonfo del 6,20%. Tra i titoli principali crollo del comparto auto. Daimler lascia sul terreno il 9,20% e Volkswagen il 9,60%

10:25 Mosca, indici in forte rosso. Sospesa Sberbank
Viaggia in rosso la borsa russa sulla scia dell’andamento delle piazze asiatiche ed europee. L’indice Rts (in dollari) perde il 4,39% mentre il Micex (in rubli) cede il 4,66%. Sospeso per eccesso di ribasso il titolo Sberbank che ha lasciato sul terreno oltre il 10%

10:19 Paesi asiatici creano fondo comune anticrisi
Mentre le Borse continuano ad andare a picco in tutto il continente, i governi asiatici si sono riuniti a Pechino ai margini del vertice con l’Europa per concordare delle prime misure comuni. Secondo fonti della delegazione sudcoreana i dieci Paesi del sudest asiatico riuniti nell’Asean insieme a Cina, Giappone e Corea del Sud hanno deciso di creare entro il 2009 un fondo di sicurezza di 80 miliardi di dollari per proteggere le economie della regione dalla crisi. La decisione è stata assunta in una riunione poco prima dell’apertura del summit dell’Asem, tra l’Ue e 16 Paesi asiatici

09:57 Isae: Segnali di contrazione per il credito alle imprese
Sono in aumento le imprese che ritengono peggiorate le condizioni di accesso al credito. Lo segnala l’Isae registrando “moderati segnali di contrazione del credito per le imprese manifatturiere”

09:45 Isae, forte calo fiducia imprese; i