
On. Luca Romagnoli
Segretario Nazionale
Movimento Sociale Fiamma Tricolore

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POVERTA', FIORE:ALZARE SALARI E PENSIONI
Aumenta il divario tra ricchi e poveri nei paesi industrializzati e l'Italia e' tra i campioni di disequita' in una classifica in cui viene superata da Messico, Turchia, Portogallo, Usa, e Polonia. E' quanto emerge dal rapporto dell'Ocse "Growing Unequal" che stima l'incremento della diseguaglianza sociale.
L'Onorevole Roberto Fiore, Segretario di Forza Nuova, afferma: "questo rapporto conferma la gravissima crisi che stanno attraversando gli italiani. Assistiamo alla progressiva scomparsa della classe media, ed alla trasformazione della stessa in una massa di proletari. Al contempo i ricchi diminuiscono ma sono sempre più ricchi. Si tratta di un fenomeno molto preoccupante." prosegue Fiore: "Per arrestarlo occorre intraprendere un percorso di strutturale revisione delle politiche economiche e sociali della nostra nazione. I livelli retributivi sono in Italia più bassi che negli altri paesi dell'Unione europea, la politica a sostegno degli italiani si fa alzando i salari e le pensioni ed introducendo una serie di criteri di preferenza nazionale in tutti i servizi sociali. "
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FIORE COMMEMORA RIVOLTA BUDAPEST, UNICO POLITICO ITALIANO
In occasione della giornata nazionale di commemorazione del moti del 56 quando il popolo ungherese si ribellò al dominio sovietico, a Budapest si sono svolti atti e manifestazioni che hanno raccolto decine di migliaia di persone. Fiore ha parlato di fronte a tremila persone (riunite in piazza nonostante le gravi intimidazioni della polizia ungherese) ed ha ricordato che come nell' 89 l' Europa e l' Ungheria videro la caduta del comunismo, oggi l' Europa e l' Ungheria assistono alla decomposizione del capitalismo.In questo paese oltretutto vi è continuità fra chi militava nel PC ungherese e chi guida oggi il regime liberal comunista.
Si ricorda che poco più di un anno fa decine di migliaia di ungheresi scesero rabbiosamente in piazza dopo aver ascoltato dichiarazioni del primo ministro socialista che rivelavano la profonda corruzione e d il cinismo del regime.
Gli ungheresi in rivolta entrarono nel palazzo della televisione e tennero la città in scacco per ore.
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RIFORMA GELMINI LE RAGIONI DEL NOSTRO NO!
Centinaia di migliaia di studenti, insegnanti e genitori stanno scendendo in piazza in ogni città d'Italia contro la Riforma scolastica del Ministro Gemini.
Lotta Studentesca, parte attiva in queste iniziative di protesta, vuole brevemente spiegare le ragioni del dissenso che la portano a manifestare in piazza con altre decine di sigle studentesche, anche di sinistra.
La natura degli attacchi all'istruzione pubblica assume una portata ed un rilievo senza precedenti, nonostante non sia il primo degli attacchi alla scuola bensì il coronamento di un processo di disintegrazione iniziato quantomeno vent'anni orsono.
Questi ultimi provvedimenti economici sono figli della sistematica deresponsabilizzazione dello stato nei confronti dell'istruzione, e si muovono nell'ottica si paragonare la scuola ad una qualsiasi azienda che debba seguire le leggi del mercato. L'aziendalizzazione della scuola aprirà la porta ai privati, che prevedibilmente diventeranno i decisori della didattica e padroni della conoscenza.
Si tratta del compimento di un progetto che vede come obiettivo principale da una parte l'istituzione di poli d'eccellenza privati e alta formazione per pochissimi facoltosi, dall'altra percorsi formativi scadenti e senza servizi per tutti gli altri. E questo è il punto principale del nostro dissenso. Con la riforma Gelmini si trasformano le scuole in fondazioni private.
Nelle scuole-fondazioni i consigli d'istituto si trasformeranno in consigli di amministrazione, di cui faranno parte anche "rappresentanti dell'ente tenuto per legge alla fornitura dei locali della scuola ed esperti esterni scelti in ambito educativo, tecnico o gestionale", leggi "privati interessati".
Contestiamo l'enorme taglio di finanziamenti statali alla scuola. Attualmente, nel settore dell'istruzione, la spesa in rapporto al Pil nella media dell'Unione è pari al 5,1%. L'Italia è già notevolmente al di sotto della media con una quota intorno al 3%.
I tagli promossi dalla Gelmini per manifesto volere del Ministro dell'Economia Giulio Tremonti, si aggirano intorno agli otto miliardi di euro. L'effetto di queste misure colpisce innanzitutto gli organici: verranno tagliati i posti di 87mila insegnanti più alcune decine di migliaia di posti tra collaboratori scolastici, personale di segreteria etc.
Con i tagli dei finanziamenti per le assunzioni, al posto di molti docenti di ruolo avremo molti docenti precari: poiché le nomine sono solitamente annuali, ad ogni inizio scolastico cambieranno la maggior parte dei docenti, ossia vedremo distrutto completamente il principio della continuità della didattica. A farne le spese saranno in primo luogo gli studenti, ma anche i giovani insegnanti a cui si vuole negare un futuro nel nome di una strana forma di "just in time".
La volontà del governo di "fare cassa" sulla scuola avrà effetti non commensurabili e che danneggeranno il futuro di tutti gli italiani.
Stando a quanto detto dalla Gelmini, buona parte degli istituti "minori", ossia quelli con meno di 600 alunni verranno unificati.
Complice la grave crisi economica in cui riversiamo, questo significherà un notevole aumento delle spese di trasporto degli studenti di provincia che incideranno negativamente sul bilancio famigliare.
Le ore settimanali di lezione verranno ridotte a 24 nella scuola primaria, con l'introduzione dell'ormai famoso "maestro unico". La scuola primaria italiana, per quanto a nostro soggettivo avviso sia scaduta, è sempre stata una delle poche eccellenze nazionali.
Il maestro unico è un'idea che farebbe regredire l'Italia di almeno 50 anni. Lotta Studentesca ha più riprese denunciato la nota ignoranza di molti dei nostri docenti, e per questo la specificità dell'insegnamento diviene ancora più rilevante. Sappiamo tutti che le nostri classi non sono più quelle di una volta.
Infatti sono 700 mila, secondo le previsioni del ministero dell'Istruzione, gli studenti di origine straniera che si sono seduti sui banchi all'inizio del nuovo anno scolastico. La scuola italiana si trova di fronte a un boom che non ha precedenti neppure rispetto alle grandi cifre degli ultimi anni che hanno fatto registrare tra le 46mila e le 50mila nuove iscrizioni. L'aumento rispetto alla stagione didattica 2007-2008, che aveva visto 574.133 studenti stranieri iscritti, sarebbe infatti di oltre 125mila nuove iscrizioni. Sempre secondo le stime del ministero, ai ritmi di crescita attuale del fenomeno, entro il 2011 si arriverà a quota un milione di studenti figli dell'immigrazione.
Gli studenti italiani già pagano il prezzo peggiore di questa immigrazione, ossia una progressiva scadenza della qualità della didattica, immaginiamo quindi cosa potranno imparare in una classe con una percentuale elevatissima di studenti stranieri gestita da un maestro unico!
Con più di 30 alunni il tempo che il docente potrà dedicare ai singoli studenti sarà sempre minore, buttando ai venti l'efficacia della sua azione educativa.
Passiamo alla cancellazione nei fatti del "tempo pieno: una forma di attacco indiretto alla famiglia italiana. I genitori entrambi lavoratori, ossia la maggior parte, non potranno che affidare i propri bambini ad istituti privati a pagamento. Anche qui, possiamo immaginare quali spese ulteriori dovranno affrontare le famiglie italiane.
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FORZA NUOVA ORGANIZZA A Catania dal 25 ottobre all’ 1 novembre 2008 LA "Settimana per la difesa della Vita"
Come ogni anno Forza Nuova si schiera in difesa della Vita e sta svolgendo una settimana di sensibilizzazione dell’opinione pubblica contro l'aborto e per la difesa della Vita .
Durante la settimana vengono effettuati presidi e volantinaggi nelle scuole, nelle università, nel centro di Catania e davanti le principali chiese della città.
Ecco il programma dei principale appuntamenti:
- Acireale: presso chiostro dell’ex Liceo “Gulli e Pennisi” di via Marchese di Sangiuliano, Venerdì 31 ottobre alle ore 17,30 conferenza “Primo Diritto, Diritto alla Vita”. Intervengono : Prof. Giuseppe Provenzale (Docente), On. Prof. Giuseppe Scalisi (Medico Ginecologo), Avv. Massimiliano Catanzaro (Resp. Prov. FN Catania), Giuseppe Bonanno Conti (Segr. Reg. FN Sicilia).
- Catania : Sabato 1 Novembre 2008 si svolgerà un corteo per le vie del centro che partirà da via Etnea di fronte alla villa Bellini alle 17,00 , con fiaccolata e con comizio finale dei Dirigenti Regionali e Provinciali
- Bronte: Sabato 1° novembre ore 21,30, presso la birreria “Sotto il Catoio” si terrà “Concerto per La Vita “ con il gruppo di musica nazionalista “Testudo”.
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Bronte: Sabato 1° novembre ore 21,30, presso la birreria “Sotto il Catoio” si terrà “Concerto per La Vita “ con il gruppo di musica nazionalista “Testudo”.

BIRRERIA “SOTTO IL CATOIO” A BRONTE CENTRO NEI PRESSI PIAZZETTA DEL ROSARIO (CORSO PRINCIPALE)
Info: info@forzanuovacatania - 347/0420680 - 393/9735840
APPUNTAMENTO: ore 21,00 AREA SERVIZIO ESSO SULLA SUPERSTRADA CATANIA - PATERNO’
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6 NOVEMBRE LOTTA STUDENTESCA CONTESTA LA GELMINI A EXPOSCUOLA PADOVA
Giovedì 6 novembre il ministro della pubblica istruzione Mariastella Gelmini sarà a Padova per partecipare alla giornata inaugurale di Expo Scuola-Young 2008. Il ministro dovrebbe – secondo il programma – concludere alle 11.00 un dibattito promosso dal Consiglio regionale del Veneto e dall’Ufficio scolastico regionale.
Lotta Studentesca e Destra Universitaria danno quindi appuntamento a tutti alle 9.00 di fronte all’ingresso principale della Fiera in via Venezia per manifestare contro la ‘riforma’ Gelmini, i tagli sulla scuola pubblica e sul mondo dell’istruzione in generale.
La manifestazione sarà aperta a tutti i cittadini e vuole esprimere – nel pieno della trasversalità politica – un segnale di unità e compattezza del variegato arcipelago di associazioni e sigle che in queste settimane stanno lottando senza sosta contro una ‘riforma’ che – di fatto – ammazzerà la scuola pubblica. Hanno già dato adesione molti precari organizzati della scuola e attendiamo segnali positivi anche da parte del mondo sindacale, politico e sociale. La manifestazione è aperta a tutti, anche a coloro che partendo da posizioni politiche ‘diametralmente’ opposte alle nostre hanno una medesima sensibilità sul tema.
GIOVEDI’ 6 NOVEMBRE ORE 9.00
DAVANTI ALLA FIERA DI PADOVA
‘TUTTI UNITI CONTESTIAMO LA GELMINI!’
L'UFFICIO STAMPA
VIA G. DAL SANTO 4 35100 PADOVA
TEL/FAX 0497388499
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Manifestazione Forza Nuova Fondi (Latina)
Forza Nuova di Fondi sarà in piazza domenica 9 Novembre per manifestare contro l’attuale Giunta di Centro Destra indagata per infiltrazioni mafiose ed a rischio scioglimento.
La manifestazione forzanovista è prevista nella mattinata alle ore 9.00, tutta la cittadinanza è invitata a partecipare per salvare l’onore della nostra città macchiato dai politicanti di turno, Fondi e i Fondani non meritano quest’onta, Forza Nuova sarà in prima linea con il popolo!
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NOTIZIE DALLE SEZIONI:
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Centinaia di partecipanti, nonostante la pioggia, alla manifestazione di Forza Nuova. Applausi per l’interventodell’On. Fiore
SUCCESSO DEL CORTEO A TOR VERGATA!
Nonostante un vero e proprio nubifragio i manifestanti non si sono lasciati scoraggiare e hanno percorso tutto il tragitto del corteo fra le case popolari di una borgata abbandonata dalle istituzioni. Guidati dal segretario nazionale Roberto Fiore centinaia di persone fra militanti forzanovisti e residenti dell’VIII municipio sono partiti dalla via Casilina per protestare contro il degrado del quartiere, accresciuto dai continui insediamenti rom, abusivi e non, che sorgono in zona.
“Vi siete illusi che la nuova giunta avrebbe posto un argine al dilagare dell’immigrazione, della criminalità, del degrado; la realtà è che noi siamo qui, sotto la pioggia, in piazza con voi, loro, i politicanti dalle facili promesse, sono nelle loro belle stanze e se ne infischiano se la periferia romana va in malora.” Cosi Fiore a fine corteo, e poi ha concluso: ”Forza Nuova non smetterà di lottare e manifestare fino a quando la qualità della vita, della sicurezza, del decoro della periferia romana non saranno al livello degli altri quartieri di Roma. Questo ve lo promettiamo e vedrete la differenza fra noi: vera forza di popolo per il popolo, e tutti gli altri cialtroni!”
Roma, 26/10/2008
------------------------------------------------------------------------------------------- PALERMO: Blitz di FN alla Direzione Generale del Banco di Sicilia con fumogeni, volantini e striscioni di protesta
“Prelevate finché siete in tempo, prima che i vostri risparmi vadano in fumo.” Questo lo striscione che alcuni militanti forzanovisti hanno srotolato di fronte la storica sede della Direzione Generale del Banco di Sicilia (Gruppo Unicredit) in via Roma, 185 a Palermo. Contemporaneamente, altri attivisti del Movimento dell'europarlamentare Roberto Fiore distribuivano all'interno dell'Istituto bancario, ai numerosi palermitani in attesa agli sportelli, il volantino che inviamo in allegato.
A simboleggiare i risparmi dei cittadini che secondo Forza Nuova andranno in fumo sono stati accesi, all'esterno, anche dei potenti fumogeni suscitando l'interesse di passanti ed automobilisti.
“La nostra azione - spiega il coordinatore regionale di FN Giuseppe Provenzale – vuole denunciare il comportamento dei maggiori istituti creditizio-bancari, rei, insieme al Governo Italiano, di descrivere in maniera partigiana la gravissima crisi economica in corso, dopo decenni in cui si sono distinti per prelievi usurai e gestione "creativa" dei depositi, ingannando e impoverendo tutti i risparmiatori.
La nostra presenza davanti la Direzione Generale del Banco di Sicilia - continua il coordinatore regionale - rappresenta una protesta contro le lobbies finanziarie che hanno strangolato la sana economia europea e il desiderio di offrire una corretta informazione ai cittadini. Forza Nuova difende solo ed esclusivamente gli interessi delle fasce deboli - non certo quelli delle banche - oggi sempre più estese a causa del drammatico impoverimento di quella che una volta era la Classe Media".
Forza Nuova Palermo
via Enna, 4
340/2175008 - 340/7940989
www.forzanuovapalermo.org - forzanuova.palermo@tiscali.it
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CERVETERI: Forza Nuova distribuisce il pane al popolo
Forza Nuova Cerveteri ha distribuito più di 200 kg di pane ai cittadini di Cerveteri. Questa mattina, 24 ottobre 2008, al mercato settimanale di Cerveteri, alle ore 9:00 è iniziata la distribuzione del pane per contrastare il caro vita, ormai dilagate che coinvolge la maggioranza della popolazione. Giuseppe Onorato, responsabile locale dichiara "quando il popolo si trova in difficoltà, non si può far finta di nulla, ma si deve intervenire immediatamente" - così è stato - continua Onorato "mentre nel Palazzo comunale si svolgono consigli comunali inutile, lontani dai problemi reali dei cittadini, noi interveniamo in sostegno dei bisognosi". Un successo che secondo Forza Nuova dimostra la povertà che dilaga tra i cittadini e l´incapacità comprovata dei politici odierni nei confronti dei cittadini; "la fame non a colore" questo è quello che dichiara Giuseppe Onorato annunciando per la prossima settimana un´altra iniziativa di sostegno al popolo. Info: 3351289326 - www.peppesindaco.org
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Continua l'attività di Forza Nuova a Oristano
Sabato 25 ottobre, i militanti forzanovisti hanno organizzato in piazza Roma un presidio con raccolta firme sul tema immigrazione.
Per info: e-mail fn-oristano@libero.it - tel. 340/3792035
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FN in Piazza Mercato a Napoli con volantini E striscioni di protesta
"Contro il carovita è la disoccupazione organizziamo la rivolta popolare." Questo lo striscione che i militanti forzanovisti hanno affisso davanti alla Chiesa del Carmine in piazza Mercato a Napoli, oltre ai volantini: "Fermare il carovita e ridare dignità e speranza al popolo italiano", "Non farti fregare,ritira i tuoi risparmi dalle banche". Il tutto tra la curiosità di passanti ed automobilisti.
La nostra presenza dice l'addetto stampa Stravolo Vincenzo,rappresenta una protesta contro le lobbies finanziarie che hanno strangolato la sana economia europea, e il desiderio di offrire una corretta informazione ai cittadini. Forza Nuova difende gli interessi delle fasce deboli, proprio oggi che la classe media si è drammaticamente impoverita.
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Venerdì 24 ottobre è stato effettuato un volantinaggio contro i finanziamenti del comune, della provincia e della regione per la manifestazione "Ivrea la gaia"(manifestazione Gay di 7 giorni).
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LOTTA STUDENTESCA OCCUPA ISTITUTO
Questa mattina i militanti di Lotta Studentesca, movimento giovanile di Forza Nuova, hanno occupato l'Istituto Tecnico Commerciale "Riccati " di Treviso. Con loro decine di studenti.
Si accende con Lotta Studentesca la protesta, fino ad ora un po' defilata, in veneto.
"Occupiamo per essere ascoltati dal Ministro Gelmini, che tutt'ora rifiuta un dfialogo vero con noi giovani. La Gelmini non faccia come le tre scimiette, deve accettare che il mondo della scuola rifiuti il suo decreto truffa. Noi studenti siamo forti perchè siamo uniti.":afferma Giovanni Glanello di Lotta Studentesca.
L'occupazione proseguirà ad oltranza, e vedrà lo svolgersi di numerose iniziative di socializzazione tra gli studenti e di confronto sulla riforma e sulle proposte dei giovani.
In questo momento, i giovani dell'istituto trevigiano sono riuniti in assemblea nell'aula Magna.
------------------------------------------------------------------------------------------ LOTTA STUDENTESCA OCCUPA IL MALPIGHI A ROMA
PER PROTESTARE CONTRO la RIFORMA GELMINI
Oggi, 23 ottobre, nell’anniversario delle grandi manifestazioni studentesche di Budapest del 1956, i militanti di Lotta Studentesca hanno occupato il liceo scientifico Malpighi di Roma per protestare contro la riforma Gelmini che sta assestando il colpo ferale al sistema scolastico italiano.
Gli occupanti intendono autogestire l’istituto con varie attività formative quali conferenze, presentazione di libri e cineforum, ma al centro del dibattito resta l’opposizione alla riforma proposta dal governo Berlusconi.
A proposito delle vergognose affermazioni di quest’ultimo circa l’uso della polizia contro noi manifestanti per sgomberare le scuole, ci limitiamo a dire: “ce ne freghiamo!” L’occupazione e la mobilitazione degli studenti proseguirà fino al ritiro del decreto ed alla costituzione di un tavolo di confronto fra governo e studenti.
---------------------------------------------------------------------------------------------------- LOTTA STUDENTESCA GUIDA L'AUTOGESTIONE DELL' ISTITUTO NAUTICO "GIOENI TRABIA" A PALERMO, PER PROTESTARE CONTRO IL DL GELMINI
Lotta Studentesca di Palermo rende noto che i propri militanti guidano la protesta contro il DL Gelmini all'Istituto Nautico di Palermo, da oggi in autogestione. Gli studenti intendono autogestire l'istituto con varie attività formative quali conferenze, presentazione di libri e cineforum, ma al centro del dibattito resta l'opposizione alla riforma proposta dal governo Berlusconi che vuole assestare il colpo di grazia a ciò che resta della scuola pubblica in Italia.
La mobilitazione degli studenti proseguirà fino al ritiro del decreto ed alla costituzione di un tavolo di confronto fra governo e studenti.
LS Palermo
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OLTRE MILLE PERSONE HANNO PARTECIPATO ALLA MOBILITAZIONE DI PROTESTA POPOLARE INDETTA A NAPOLI CONTRO GLI STROZZINI E USURAI LEGALIZZATI DI EQUITALIA - GESTLINE IN VIA BRACCO A NAPOLI, AL GRIDO BASTA CARTELLE PAZZE E CHIUDIAMO I COVI DELL’USURA, CHIAMATI IN PIAZZA CON MIGLIA DI MANIFESTI AFFISSI A NAPOLI E PROVINCIA E VOLANTINAGGI EFFETTUATI IN DIVERSE PIAZZE E STRADE PRINCIPALI DELLA CITTA’DALLE ASSOCIAZIONI VENTO DEL SUD,RAFFAELE BRUNO, AZIONE POPOLARE,PIETRO GOLIA, CITTADINO NUOVO, ANTONIO DEL PIANO E DISOCCUPATI NAPOLETANI GENNARO NATALE. PRESTO SARA’ RESO PUBBLICO IL CONSIGLIO D’AMMINISTRAZIONE DI EQUITALIA E I NOMI DEI NEO ASSUNTI CLIENTELARMENTE NELL’ENTE PER CHIAMATA DIRETTA.
Cimitero di guerra della Repubblica Sociale Italiana (1943-1945)
Roma, 31 ott. - E’ durata circa tre ore l’audizione del senatore Francesco Cossiga, sentito a Roma dal pm di Bologna Paolo Giovagnoli nell’ambito dell’indagine sulla strage alla stazione del 2 agosto del 1980. L’ex presidente della Repubblica era stato convocato come persona informata sui fatti dopo un’intervista rilasciata l’estate scorsa a un quotidiano. (AGI)
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ROMA/BOLOGNA (Reuters) - Il senatore a vita Francesco Cossiga oggi è stato sentito per circa tre ore a Roma dal magistrato titolare di un fascicolo sulla strage di Bologna aperto nel 2005 in cui si ipotizza una matrice mediorientale.
Lo riferiscono fonti giudiziarie.
Nel 2005 la Procura di Bologna aprì un fascicolo contro ignoti, affidato al magistrato Paolo Giovagnoli che oggi ha sentito Cossiga, sulla base di elementi raccolti dalla Commissione parlamentare Mitrokhin, in particolare la presenza nel capoluogo emiliano il 1 agosto 1980 - vigilia della strage - di Thomas Kram, militante di un gruppo eversivo tedesco.
l fascicolo riguarda la cosiddetta pista palestinese, secondo la quale a provocare la strage sarebbero stati militanti palestinesi che avrebbero fatto saltare in aria l’esplosivo - forse per sbaglio - durante il trasporto, mentre si trovavano alla stazione di Bologna.
Una versione sostenuta da Cossiga, anche nel corso di un’intervista rilasciata lo scorso 8 luglio al Corriere della Sera, in cui l’ex presidente della Repubblica parlava del “lodo Moro”, l’accordo tra militanti palestinesi e governo italiano per evitare che l’Italia fosse coinvolta in attentati terroristici.
Nel corso dell’interrogatorio odierno, Cossiga ha confermato la propria versione, negando però di aver detto in passato che a parlargli della pista araba sarebbero stati i carabinieri.
Il 2 agosto 1980 morirono alla stazione di Bologna 85 persone e ne restarono ferite altre 200. Per la strage sono stati condannati all’ergastolo i terroristi neri Francesca Mambro e Valerio Fioravanti.
Tratto da Disinformazione: “Venerabile Gran Presidente, distinti Presidenti, cari Fratelli. grazie per gli onori che mi avete tributato oggi! Voi sapete perché non posso rispondere a viva voce. Voi avete inteso uno dei miei amici e discepoli parlare dei miei lavori scientifici, ma il giudizio è difficile e forse per molto tempo ancora non formulabile con certezza assoluta. Permettetemi un’aggiunta al discorso di quel Fratello, che è anche mio amico e un medico attento (Dottor Hitschmann). Vorrei comunicarvi brevemente come sono divenuto un Fratello del B’nai B’rith e cosa ho cercato in voi. E’ avvenuto negli anni successivi al 1895, quando due forti sentimenti si combinarono in me per determinare lo stesso effetto. Da una parte avevo acquisito le prime scoperte sulla profondità della vita sensuale dell’uomo ed avevo visto numerosi elementi che potevano essere deludenti, che potevano addirittura spaventare molti al primo approccio. D’altra parte, la pubblicazione delle mie spiacevoli ricerche ebbe come effetto la perdita della maggior parte delle mie relazioni personali; mi sentivo messo al bando, evitato da tutti. In questa solitudine si svegliò in me il desiderio di frequentare una cerchia di uomini scelti e d’intelligenza superiore, che mi potessero accogliere amichevolmente, a dispetto della mia temerarietà. La vostra associazione mi è stata presentata come quella nella quale si trovavano uomini siffatti.
Il fatto che voi foste ebrei non poteva che essermi gradito, dal momento che pure io lo sono, e il negarlo mi è sempre parso non solo indegno ma pure insensato. Devo ammettere che quello che mi legava al giudaismo non era la fede, dal momento che sono sempre stato un agnostico (sono cresciuto senza religione, anche se non senza rispetto delle ragioni etiche della natura umana). Quale che sia il mio orgoglio nazionale, mi sono sforzato di sopprimerlo considerandolo disastroso e parziale, reso inquieto e attento all’esempio di ciò che l’orgoglio nazionale ha portato ai paesi nei quali vivono gli ebrei.
Ma vi erano altre cose che rendevano irresistibile l’attrazione verso il giudaismo e gli ebrei: molte forze di sentimenti oscuri, tanto più potenti in quanto non riducibili a parole, come la limpida coscienza dell’identità interiore, della struttura spirituale simile. Inoltre mi convinsi ben presto che dovevo solo alla mia natura di ebreo le due qualità che mi erano diventate indispensabili nel corso della mia vita difficile. Essendo ebreo mi trovavo libero da molti di quel pregiudizi che limitano gli altri uomini nell’uso del proprio intelletto e, in quanto ebreo, mi trovavo pronto a passare all’opposizione e a rinunciare a un accordo con la “maggioranza silenziosa”.
Così divenni uno dei vostri; partecipai ai vostri interessi umanitari e nazionali, mi feci degli amici tra di voi e in seguito convinsi i pochi amici che mi restavano (il Dr. Hitschmarm e il Dr. Rie) ad associarsi a voi. Non è che volessi conquistarvi ai miei insegnamenti, ma in un’epoca in cui in Europa nessuno mi ascoltava, voi mi accordaste una benevola attenzione. Voi foste il mio primo uditorio.
Dopo la mia adesione, durante i primi due terzi di tale periodo, fui assiduo alle vostre riunioni e ne trassi un incoraggiamento a frequentarvi. Oggi siete stati tanto amabili da non rimproverarmi di essere stato lontano durante l’ultimo terzo di questo tempo. Il lavoro mi ha sommerso, non riuscivo a prolungare la giornata per venire alla riunione; il corpo stesso, più tardi, rifiutò di ritardare i pasti. Alla fine vennero gli anni della malattia che ancora oggi mi impediscono di essere con voi.
Non so se sono un vero Figlio dell’Alleanza, nel senso che voi intendete. Ne ho quasi dubitato, nel mio caso erano troppe le resistenze. Ma vi posso assicurare che avete significato molto per me, che avete realizzato molto negli anni in cui vi ho frequentato. Ricevete dunque, per ieri come per oggi, il mio più caloroso grazie.
Vostro, Sigmund Freud”.
Il B’nai B’rith, primo uditorio di Freud
Sigmund Freud era ammalato e, impossibilitato a muoversi, il discorso fu letto da suo fratello, Alexandre Freud, nel corso della festa data in suo onore dal B’nai B’rith in occasione del suo settantesimo compleanno. Il fondatore della psicanalisi era infatti membro della Loggia del B’nai B’rith di Vienna, suo elemento essenziale dunque, come vedremo, e tuttavia totalmente misconosciuto. Dai documenti che abbiamo potuto consultare, pare che il B’nai B’rith abbia ricevuto da Freud un apporto essenziale sia nella creazione del gruppo psicanalitico che nel suo sviluppo mondiale. Appena un anno dopo la fondazione della Loggia Vienna del B’nai B’rith di Vienna, Freud, che aveva allora quarantuno anni ed era professore della facoltà di neuropatologia, fu iniziato “nella comunità fraterna” il 23 settembre 1897. In quell’anno Freud era ancora ai primi timidi inizi delle sue ricerche, avendo appena incominciato a sviluppare le sue teorie sulla psicanalisi, teorie che avevano poco eco e considerazione nella scuola di medicina dell’epoca. Gli argomenti usati contro Freud derivavano in parte dall’ostilità della Scuola medica viennese, ultra conservatrice, a qualunque novità ed in parte dall’origine ebraica dello stesso Freud che ha certamente giocato un ruolo nella resistenza e nel rifiuto del suo insegnamento.
Nato il 6 maggio 1856 a Freiburg (Moravia), Freud venne bambino a Vienna dove effettuò i suoi sei anni di liceo come “primus” (premio d’onore). Entrato all’università nel 1875 all’età di diciassette anni, dal 1876 al 1892 lavorò all’Istituto psicologico di Brucke. Avendo ottenuto il dottorato in medicina universitaria nel 1881, divenne professore incaricato di neuropatologia nel 1885 (a ventinove anni), prima di partire per Parigi, con il Professor Charcot, e poi per Berlino con il Professor Baginsky e prima di ritornare a Vienna, dove lavorò all’Istituto del Professor Kassowitz. Nel frattempo, nel 1886, si era sposato. Nel 1891 Freud pubblicò il suo libro sulle paralisi cerebrali dei bambini, con la collaborazione del Dr. Oskar Rie che diventerà lui pure un B’nai B’rith.
Nel 1895 cominciarono ad apparire i suoi primi studi e le prime pubblicazioni in collaborazione con il Dr. Josef Breuer. Nello stesso anno apparvero i suoi primi studi sull’isteria.
Freud fu cooptato dal Fratello Edmund Kolin, con il quale aveva avuto discussioni all’atto della creazione della Loggia Vienna. Il 7 dicembre 1897 pronunciò la sua prima allocuzione non, come avrebbe voluto la tradizione, sulle sue “impressioni d’iniziazione”, ma sull’interpretazione dei sogni, lavoro psicanalitico che sarebbe continuato in seguito. Edmund Kolin riporta: “Dal principio alla fine tutti furono presi da una particolare attenzione alle parole di Freud che ci spiegava i risultati dei suoi studi in quel momento, non solo in maniera elaborata, ma in modo che tutti potessero capire. Dal momento che Freud è un ebreo coscienzioso, si è messo, fin dal primo giorno, a completo servizio della loggia. (…) La sua parola piacevole, il suo modo di esporre con chiarezza anche i temi più difficili, la sua immensa cultura generale e - last but not least - il tema stesso della conferenza, gli valsero il consenso generale. Freud è, si può dire, un fanatico della verità. Egli si sforza di essere totalmente vero, verso se stesso e verso gli altri. à quindi naturale che una sua conferenza fosse sempre una festa per la Loggia e che applausi tumultuosi, che non accennavano a finire, gli esprimessero la venerazione, l’amore e la riconoscenza dei Fratelli”. Questo intervento sull’interpretazione dei sogni è essenziale: si tratta della prima presentazione conosciuta, davanti a un pubblico scelto, del fondamento della psicanalisi, lo svelamento della “chiave dei sogni”, tema caro alla Càbala come vedremo più avanti.
Nel 1926 il B’nai B’rith si fece vanto dell’appartenenza di Freud all’ordine dopo che questi aveva ammesso la sua affiliazione in forma quasi pubblica: “Le dottrine psicologiche stabilite da Freud sono state proclamate per la prima volta davanti a un uditorio del B’nai B’rith”. Oggi sappiamo che Freud ha appartenuto all’Ordine per quattro decenni e che per lunghi anni ha partecipato “in modo molto attivo alla vita delle logge”. Nei primi dieci anni non perse praticamente mai una riunione, partecipando attivamente ai lavori e alle discussioni del Comitato della Loggia (la sua struttura direttiva). Per lunghi anni appartenne al Comitato degli interessi intellettuali della Loggia e ne fu anche presidente, così come al Comitato della Pace e al Comitato per le Ricerche. Ogni anno pronunciava almeno un discorso su di un soggetto specifico. In seguito alla sua malattia e divenuto nel frattempo mondialmente celebre, gli divenne più difficile rimanere altrettanto attivo come nei primi anni della sua adesione. Tuttavia, nel 1928, dopo undici anni d’assenza, Freud si presentò di nuovo alla tribuna della loggia. La sua conferenza, come testimoniano gli atti, verteva su La superstizione presso gli ebrei. Disgraziatamente il testo non è stato conservato, così pure come i precedenti. Si sa tuttavia che la maggior parte di essi fu “riciclata” negli ulteriori libri di Freud (4). Se ne conservano però i titoli. Essi vertono per esempio su La vita spirituale del bambino (1900), Fecondità di Zola (1900), Finalità e mezzi dell’Ordine del B’nai B’rith (1901), La situazione della donna nell’ambito della nostra vita di loggia (1902), Hammourabi (1904), La Psicologia al servizio del Diritto (1907), Il battesimo dei bambini (1908), Il problema di Amleto (1911), Cos’è la psicanalisi? (1911), Noi e la morte (1915), La Révolte des anges (in francese nel testo, 1916), Fantasia e arte (1917).
In seguito, il B’nai B’rith di Vienna non cesserà mai di sostenere l’opera del suo illustre membro come testimonia lo stesso Ordine: “Dopo che, alla fine della seconda guerra mondiale, nel 1945, la vita ebraica si riorganizzò a Vienna, il B’nai B’rith fu riattivato nel 1960 con la Loggia Zwi Peretz Chajes. Ci si accorse con dolore che il pensiero del grande Fratello B’nai B’rith Freud era quasi completamente dimenticato a casa sua, nella sua città. La sua eredità era conservata solo dalla piccola cerchia degli psicanalisti dell’Associazione psicanalitica Viennese. Ecco perché il B’nai B’rith si assunse l’onere di rendere possibile la rinascita di Freud in Austria, dato che, per noi, Freud non è solo un grande ricercatore ma anche l’ebreo che, lontano da ogni legame confessionale e anche in conflitto con ogni religiosità, è stato comunque un ebreo cosciente e fu un fiero B’nai B’rith”. Il Presidente dell’Ordine del B’nai B’rith, il Dr. William Wexler, accompagnato dal Presidente per l’Europa del B’nai B’rith, George Bloch, dal Dr. E. L. Elirlich dal Dr. Herz, furono invitati due volte dal governo austriaco per fissare le modalità della creazione di una società Sigmund Freud. 1 “numerosi sforzi del Fratello Otto Herzt” permisero di conseguire un successo definitivo nel 1969: la fondazione, a Vienna, della succitata associazione presieduta dall’austro-americano Frederick Haker, lui pure fratello del B’nai B’rith. La società guadagnò alla propria causa la figlia di Freud, Anna, che viveva a Londra. Nulla fu trascurato, il B’nai B’rith viennese restaurò pure la tomba dei genitori di Freud al cimitero centrale di Vienna. Fu allora che Anna Freud soggiornò a Vienna, nel giugno 1971, in occasione del Congresso mondiale di psicanalisi, nel corso del quale fu lanciata ufficialmente la Società Sigmund Freud, nella Berggasse. La figlia di Freud offrii una parte della biblioteca personale del padre e degli oggetti personali in suo possesso. Si recò pure alla sede del B’nai B’rith per tenere una conferenza. Il 17 marzo 1975, durante una seduta generale, il B’nai B’rith fu proclamato ufficialmente membro della Società Sigmund Freud. Il fine era raggiunto: “Quando si dice Vienna, si pensa automaticamente a Freud”. E curioso notare che Freud abitava al n’ 6 della Berggasse mentre al n’ 19 abitava Theodore Herzl, il padre del sionismo (che fu difeso dal B’nai B’rith). Freud era al corrente di tutte le tesi sioniste, e le appoggiava, come risulta dalla lettera che inviò per un rendiconto, nel settembre 1902 insieme al suo libro L’interprétation des réves, a Herzl, incaricato della rubrica letteraria della Neue Fraie Presse.
Nel 1925 Freud doveva inviare ugualmente un esemplare stampato a parte della sua autobiografia a Lord Balfour, in seguito al suo discorso in occasione dell’inaugurazione dell’Università di Gerusalemme. Da allora. sarà regolarmente in contatto con diverse organizzazioni sioniste come la Karen Ha-Yesod o la Kadima , di cui suo figlio Martin sarà membro. Sigmund Freud stesso ne diverrà membro onorario nel 1936. 1 suoi figli saranno profondamente sionisti: il figlio Ernst Freud, divenuto architetto, andrà in Palestina nel 1927 per costruirvi la casa di Haim Weizmann. Nel 1924 un primo psicanalista, Moshe Har-Even, s’installa a Tel-Aviv. Nel 1933 si crea la prima società psicanalitica della Palestina, con Max Eitingon, intimo di Freud, che a partire dal 1926 presiederà la prestigiosa Associazione internazionale di psicanalisi. Uomo dalla doppia vita. Max Eitingon era contemporaneamente una spia al servizio della G.P.U., la polizia segreta sovietica. Nato in Russia nel 1891, era in effetti fratello di Leonid Kotov, alto responsabile del GPU, meglio noto col nome di generale Kotov. Ivitato da Stalin, lo stesso Kotov si recherà in Messico dove, divenuto l’amante di Carridal Mercader, ne arruolerà il figlio Ramon che sarà l’assassino di Trotski!
La psicanalisi, ultima trasformazione della cabala ebraica?
Stamani Linea Mercuzio e Dinamo sono scesi in piazza a Catania, al fianco degli studenti medi e universitari, contro il tentativo di trasformare le Università in fondazioni e i tagli alla Scuola pubblica.
Il presidente Cossiga lo aveva annunciato e noi lo avevamo segnalato e commentato su questo blog: per colpire la protesta dei giovani occorreva togliere poliziotti e carabinieri dalle università e riempire di infiltrati e provocatori il Movimento degli studenti in modo da scatenare violenza e disordini nelle città interessate dalla protesta. Immediatamente dopo, però, sarebbe dovuta scattare la repressione più feroce, e insieme ai cellulari dei carabinieri si sarebbero dovute sentire solo le sirene delle autoambulanze.
Lo annuncia il direttore Roberto Quintavalle.
Il blog si pone come obiettivo l’aggiornamento e l’informazione delle denuncie, delle proposte e delle iniziative provinciali promosse della Fiamma Tricolore della Federazione di Venezia in funzione della partecipazione, con una propria lista, alle elezioni amministrative provinciali del 2009.
Consultate, inscrivetevi e fate le vostre domande all’indirizzo:
www.vocenazionale.splinder.com
E.mail : vocenazionale@libero.it
fiammavenezia@libero.it
In queste ore i militanti di Azione Universitaria stanno attaccando sui muri della città e davanti le facoltà dell’ateneo di Palermo dei manifesti goliardici sul Magnifico Rettore Giuseppe Silvestri. Con questi manifesti Azione Universitaria ribadisce la palese strumentalizzazione di questa contestazione che vede la casta dei docenti impegnata a fomentare gli studenti per difendere i suoi privilegi. A suscitare la protesta di Azione Universitaria gli interventi di Silvestri alle assemblee e alle manifestazioni studentesche.
Roma - Venerdi 31 Ottobre 2008 dalle ore 18.00 alle ore 19.30 di fronte all’Ambasciata dell’India presso lo Stato Italiano, via xx settembre,5 Roma - Fiaccolata di protesta contro la persecuzione dei cristiani in India.
Siamo favorevoli al progetto di riforma che la Gelmini sta portando avanti, ma quello che è successo ieri è inaccettabile e da condannare
“Non esiste solo la gioventù al soldo del PD, baroni e Cgil, in Italia c’è un’altra gioventù, ignorata dall’informazione sessantottina, che vince e si afferma nelle scuole, nelle piazze e nelle urne. La gioventù protagonista del cambiamento, il locomotore della nuova Italia, che il 14 novembre manifesterà sotto il Ministero della Pubblica Istruzione a favore della Gelmini. Sarà un Gelmini day, un altro passo verso la nuova contestazione inversa ed opposta al 68”. Queste le parole di Giuliano Castellino portavoce dei circoli Area Identitaria di An che ha aggiunto: “Il 14 novembre sarà una grande mobilitazione. Daremo voce alla nuova Italia che sta nascendo e che sta riportando Identità, Merito e Valore al centro della comunità nazionale. Oggi la vera Rivoluzione passa attraverso l’azione di governo, mentre la reazione la troviamo nel baronato, nel sindacato e nell’opposizione che stanno strumentalizzando giovani e studenti”. Ha concluso Castellino: “Ci appelliamo alle figure istituzionali del Pdl e al mondo dell’intellettualismo libero affinchè sostengono la nostra campagna contro il 68. Abbiamo liberato governo e Campidoglio dal potere comunista, oggi dobbiamo liberare cultura, Scuola e mondo giovanile dalla dittatura sessantottina”. (www.areaidentitaria.org)
Anna K. Valerio, dirige la collana delle Edizioni di Ar: “Le librette di controra”; per le Edizioni di Ar, ha pubblicato: Per grazia, con grazia. Nietzsche: una forma di lettura; ha curato la postfazione - “L’ora del lupo” - al libro di Leon Degrelle: Militia; ha curato con Franco G. Freda la versione italiana del libro di Friedrich Nietzsche, L’anticristiano. Imprecazione sul cristianesimo; ha partecipato con un suo saggio - ‘Nella (nulla ) quaestio’ al libro a più mani: Il gentil seme. L’idea di Europa: radici e innesti; per il volume di Cristoforo Andreoli, La politica totale di Pitagora, ha curato la versione italiana (con il testo greco a fronte) dei Versi Aurei pitagorei, e lo scritto “Una chiamata per anime di vetta” sulla ‘vocazione’ pitagorica; per il volume di Chiara Stellati Una ideologia dell’Origine. Franco Freda e la Controdecadenza. ha curato la prefazione, dal titolo: “La misteriosa audacia del radicalismo”; per il volume Lo stile eroico. L’eroismo in Giappone, ha curato la postfazione, dal titolo: “Grazia e sangue”; ha partecipato con il suo saggio: “Coniunctio oppositorum”, alla nuova edizione del volume di Drieu La Rochelle L’agente doppio; ha curato la raccolta degli scritti di Julius Evola apparsi nel periodico ‘Il Conciliatore’, dal titolo: I testi de ‘Il Conciliatore’.
Intervista ad Anna K. Valerio (dal bimestrale ‘Storia-Verità’, ultimo numero)
1. Nell’ambito delle parole che girano attorno all’amore c’è una gran confusione. Tu che sei una filologa classica, aiutaci a fare un po’ di chiarezza. Come definiresti e distingueresti innamoramento, amore, passione ed eros? Ma, di più, come li relazioneresti?
Io sono una totalitaria, una ‘monista’, prima – e molto più - che una filologa. Non so immaginare un amore che non sia insieme passione, innamoramento, eros, incanto, destino, liturgia, inno (durasse il tempo di uno sguardo, di un bacio, di un minuto o di millenni).
2. La nostra è una rivista di storia. Secondo te, cosa vuol dire occuparsi di storia? E’ possibile scrivere la storia? Che tipo di presunzione di verità è possibile per lo storico? Quali i punti di partenza, gli approdi possibili, i limiti invalicabili del mestiere di storico?
Ammiro la vostra pazienza, la vostra minuziosa attenzione al dettaglio e all’insieme dei dettagli, ammiro perfino la vostra presunzione di verità (che pure ritengo fragilissima), ammiro la gravitas, la precisione, la compostezza, il rigore dello studioso di buona volontà. Ma la passione della storia – insieme a quella del gioco degli scacchi e della scienza razionalistica - è credo l’ultima che potrebbe capitarmi di accarezzare nella mia esistenza. Di mese in mese vado dimenticando volti e misure della storia senza rimpianto, e rileggo invece sempre gli stessi libri ‘inutili’, cercando il vaticinio in un aggettivo. Cercando il vaticinio – non la deduzione.
3. Noi, è vero, ci occupiamo di storia. Ma, oltre a chi scrive la storia, c’è chi la storia la fa. Cosa vuol dire fare la storia, esserne protagonista? Tu ti consideri una che sta facendo la storia?
Amerei essere tra quelli che la disfano, che tendono “un agguato alla storia” (magnifica formula di Giovanni Damiano). Non vedo alcun prestigio nella storia, alcun vanto nell’esserne motori (tanto più oggi, in questo panorama!). La storia è fatta dai molti (dai troppi), dalle grandi quantità, dalle masse, dai bisogni e dai bisognosi. E’ l’esito del ritmo di transumanza (da una regione all’altra come da un’ideologia all’altra) delle mandrie accalcate e accaldate. La perfezione è nell’estasi, non nell’esserci (e tantomeno nell’esserci-stati). E’ nell’attimo ‘miracoloso’ in cui i vincoli delle scansioni si sciolgono di fronte allo spettacolo di una suprema bellezza. Ci sono istanti di persuasione in cui la storia, le storie, si rivelano per ciò che sono: sprechi di tempo. Andare incontro alla bellezza che sfugge ai condizionamenti dello ieri e dell’oggi, alla qualità che irride i gioghi della quantità - ecco il “grande anelito”. Ognuno sa quanti moti della propria esistenza perdono improvvisamente peso quando il cuore è sazio dell’istante, conscio della sua bellezza, concentrato sul suo pregio, intento a fissarlo, ad affisarsi. Dateci un’essenza e scorderemo la storia… A meno che la scrittura della storia non sia il romanzo di un’essenza (e perciò ci vogliono gli occhiali e lo zelo, ma anche le Muse).
4) A proposito di chi fa la storia, è necessario distinguere i vari ambiti, in particolare quello politico e quello culturale. Difficile che grandi intellettuali partecipino alla vita politica con successo, oggi più che mai. Perché? Tu vorresti provare un’esperienza politica in senso stretto?
Oh, è davvero impossibile che un intellettuale sia un grande. Queste cocotte dell’erudizione si rivelano, anzi, di una meschinità ripugnante, di una malafede vergognosa. Cortigiani untuosi e versipelle, inconsistenti, vani. Campi di rieducazione: è l’unico spazio che meritano. E io potrei offrirmi volontaria per l’organizzazione e la gestione di essi. Esordirei nell’arena del fare con un’esperienza politica assai igienica!
5) Scegli tre preferiti: un personaggio storico, un politico attuale, uno scrittore.
Franco G. Freda, per tutte e tre le categorie.
6) Che programmi hai per il futuro? Oltre a fare la mamma e ad occuparti delle Librette, hai altri progetti? Divagazioni del pensiero e dell’azione?
Dipende dal futuro, dai casi che imbandirà. Un temperamento nichilista può decidere per il deserto e le locuste, per una vita di polvere e dottrina, come darsi ad aprire una maison di piacere. Si vedrà. Una cartolina, dal paradiso o dall’inferno, comunque, te la mando.
(a cura di Carmelo Ferlito)
Settembre 2008
Lonigo, 29 ottobre 2008
La Destra Sannita si inserisce nella questione Villa Margherita. Dopo la protesta dei lavoratori della clinica di Piano Cappelle fortemente investita dalla crisi della sanità privata nel Sannio, determinata dai tagli decisi dalla Regione Campania; riduzione dei posti letto; mancato accreditamento; esclusione dalle strutture più virtuose destinatarie della ripartizione del 5% aggiuntivo; dopo lo sciorinare di posizioni espresse da tutti i gruppi politici che nelle piazze e nelle sedi di partito difendono i lavoratori ma quando è stato il momento di votare nell’assisese regionale della Campania hanno fatto passare l’emendamento che proponeva i tagli senza opporsi, prendiamo posizione come unica forza politica che sin da principio ha denunciato quanto stava accadendo. Complici di questa situazione sono tutti i partiti, Pd e Pdl compresi, i quali, insieme all’Udeur, hanno permesso il sopruso che oggi tentano di ostacolare. Ma la voce libera ed antagonista, rappresentata da La Destra, è pronta a mettere le carte in chiaro e ad avvisare i lavoratori di Villa Margherita di restare allerta perchè quegli agnelli politici che oggi corrono al loro capezale sono gli stessi lupi che qualche mese fa hanno permesso i tagli decisi dalla Regione. Con una nota il Federale Provinciale di La Destra, Ciro Vallone, chiarisce la posizione del Movimento di Storace: “La Destra Sannita, sempre interessata ai problemi del popolo e dei lavoratori, proprio perchè unica forza sociale presente oggi nel panorama politico italiano, esprime la sua solidarietà ai lavoratori di Villa Margherita. Siamo pronti a sostenere ogni forma di protesta che i dipendenti della struttura ospedaliera Sannita sono pronti ad intraprendere nei prossimi giorni. Invito il comitato di crisi, di interagire con il nostro movimento politico provinciale. Intraprendere insieme le strategie più idonee, visto il menefreghismo dei nostri rappresentanti in Regione, i quali si fanno belli con le loro dichirazioni sui giornali dicendosi pronti ad interessarsi al grave problema, ma in fin dei conti se effivamente appoggiassero le proteste, sarebbero andati contro loro stessi, in quanto forza di governo e di maggioranza. Un monito ai dipendenti di Villa Margherita: Non credete alle bazzecole ed alle favole che taluni politici mascherati da amici vi raccontano perchè mai, lor signori, difetteranno e si schiereranno contro Bassolino e il suo consiglio delinquenziale. Ecco perchè dico:Attenzione ai furbi! perchè sono degli avvoltoi!Il tentativo di estromettere i giovani di destra dalle manifestazionidi protesta contro la riforma della scuola attuate con minacce ed intimidazioni non hanno sortito alcun effetto.
Oggi Giovedi 30 Ottobre alle ore 13:00 i militanti di GIOVENTU ITALIANA, movimento studentesco de “La Destra” di Storace, hanno attuato un blocco stadale su Corso Francia all’altezza della propria sede, esponendo uno striscione che recitava “GIOVENTU ITALIANA CONTRO LA RIFORMA DELLA SCUOLA”.
Nessuno può fermare la nostra gioventù!
GIOVENTU ITALIANA TORINO
Gentili Signori, siamo a comunicarvi il rientro di dieci copie del volume Mussolini (Enzo Antonio Cicchino - Roberto Olivo) e di sette copie del volume Everest 73 (Piero Nava), da tempo esaurite."C'è del vero. Non sono ancora stati stabiliti i tempi e le modalità, ma c'è intenzione di farmi occupare della comunicazione del governo". Il ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, conferma la volontà del Presidente del Consiglio di designarla portavoce dell'esecutivo ed aggiunge: "Il fatto straordinario è che il presidente Berlusconi mostri volontà di valorizzare i giovani affidando loro incarichi di primo piano e facendo in modo di realizzare ricambio generazionale che deve avvenire senza scontri".
Full immersion per la ministra. Il tempo stringe, dopo Natale la Carfagna dovrà aver imparato tutti i segreti dell'arte del comunicare e per questo studierà accanto a esperti di comunicazione: da Paolo Buonaiuti a Gianni Letta. Parteciperà a tutte le riunioni e soprattutto al preconsiglio dei ministri, solitamente riservato ai capi-gabinetto e consulenti. "D'ora in poi sarà dei nostri per studiare i meccanismi legislativi", ha spiegato Letta.
Un ruolo, quello di portavoce, che non è andato giù a molti colleghi. Un boccone amaro da digerire quando nella sala stampa di Palazzo Chigi, dopo Natale, i ministri in silenzio ascolteranno Mara che illustrerà i provvedimenti. Ma Berlusconi, si sa, non si fa facilmente influenzare dagli altri ed è abituato a tirar dritto per la sua strada.
Mara Carfagna che non lasciava nulla all'immaginazione
Mara Carfagna. Sempre lei. Sempre protagonista. Il ministro delle Pari Opportunità, in procinto di diventare portavoce del governo, è tornata alla ribalta non per meriti politici.
Mercoledì sera Striscia la Notizia ha riproposto la strepitosa performance in cui la bellissima Mara si esibisce in una generosa spaccata che lascia molto poco all'immaginazione e tantissimo agli occhi.
Impegnata nella presentazione del suo primo saggio - "Stelle a destra" - l'esponente del Popolo della Libertà è sicuramente uno dei ministri più popolari del governo Berlusconi. I sondaggi confermano. E probabilmente non (solo) per il disegno di legge contro la prostituzione...

Il ministro Mara Carfagna in 40 scatti
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Mara Carfagna in versione punk (da Dagospia)
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![]() Mara Carfagna a Matrix |
LA CARFAGNA CONTRO TUTTI/1
LA CARFAGNA CONTRO TUTTI/2
LA CARFAGNA CONTRO TUTTI/3
AFFARITALIANI.IT

On. Luca Romagnoli
Segretario Nazionale
Movimento Sociale Fiamma Tricolore
Di Francesco Mancinelli: In molti avevamo avuto il presentimento proprio all’inizio di questa settimana che c’era una strana area in giro. Prima le provocazioni dell’eterno mandante Cossiga , poi le enunciazioni forti di Berlusconi , poi una sinistra riformista stranita dalla sua non assoluta egemonia sulla contestazione ; poi i “paladini della reazione con in testa Veneziani che contestavano il 68’ “ ; insomma era chiara la sensazione che sarebbe arrivata una qualche provocazione organizzata dai soliti “ trinariciuti anti-qualcosa ” e non pro-qualcosa , né più e nè meno come avvenne il 16 marzo 1968 all’Università
La Sapienza .
E con quello che è successo ieri a P.zza Navona, abbiamo chiara una risposta; che, paradossalmente ” la vera deriva reazionaria” è più che mai quella legata agli ultimi nostalgici dell’anti-fascismo militante ….
Sembrava troppo tranquilla questa situazione in cui le masse studentesche un pò post-moderne, colorate, e non-ideologiche convivessero tranquillamente e pacificamente pur nella loro diversità , pur nella loro eterogeneità e specifica appartenenza, ma con una partecipazione critica ed unitaria contro questa riforma truffa. Una truffa per tutti.
Il fattaccio era nell’area.
In particolare ad una certa “ sinistra istituzionale ”, che ha sempre voluto gestire in esclusiva le contestazione riformista e propositive , non andava giu’ , non solo che il movimento studentesco non avesse una egemonia dichiarata di sinistra , ma anzi al contrario, che avesse proprio nelle frange del “ Blocco Studentesco ” il motore organizzativo degli scioperi delle occupazioni soprattutto tra gli studenti medi di Roma e non solo ( Nè rossi Nè Neri ma liberi pensieri …).
Insomma per una volta sulla comunicazione ” i sinistri ” partivano non più in pole position da soli.
Qualcuno ha evidentemente rosicato per questa massima agibilità non-conforme che i giovanissimi “ fascisti “ del Blocco Studentesco si erano presa.
Detto fatto !!
Ieri mattina 400 autonomi ultra quarantenni e fuori tempo massimo , falsi universitari , falsi studenti, falsi tutto , confluiscono quasi accompagnati dalla polizia di stato in P.zza Navona e vengono mandati indistrurbati proprio a ridosso del camion del Blocco Studentesco da cui proveniva musica e si faceva il megafonaggio contro la Gelmini . Dalla sera prima si era “subdolata” qualche canagliata teleguidata dagli istituzionali PD ( che badate , non vengono mai in prima persona a rompere il cazzo , visto che i sinistri riformisti sono dei morbidi pariolini ; mandano i loro sgherri teleguidati).
I ragazzi del Blocco sono giustamente andati ” coperti ” all’appuntamento . E onore estremo alla loro “copertura” perchè si rischiava di brutto.
Per fortuna erano coperti anche da telecamere e video, da moderne tecnologie . E per una volta la vulgata che vuole i fascisti ” guardie bianche ” del potere ed aggressori è stata smentita. Abbiamo visto tutti da dove è venuta l’aggressione e ne sappiamo a questo punto anche i motivi.
Le “guardie bianche” dei Centri Sociali, non solo sono stati fatti passare dalla polizia di stato, ma sono stati scortati direttamente in p.zza Navona e a ridosso dei liceali del Blocco rendendo inevitabile lo scontro.
Sembrava uno scontro tra i papa ed i figli …. Che figura di merda “compagnucci” miei !!
Adesso i giovani servetti della UdS, espressione debole ed incolore del PD “ chiedono la chiusura del “Blocco Studentesco” cioè di una organizzazione studentesca che non ha permesso loro di avere l’assoluta egemonia sulla protesta di questi giorni.
Invocazione finale contro le bugie dalle gambe corte …
Cari ” riformisti/new global lavati in ammorbidente con un vernel post-marxista, siete tutti fuori tempo massimo !!
Da oggi dovrete accettare che non esiste più una vostra esclusiva di egemonia “ militare , politica e culturale ” sulle contestazioni , su ogni contestazione, su tutte le contestazioni; per cui o Vi attrezzate per la convivenza oppure Vi attrezzate comunque per la convivenza !!!
Lo sò che per Voi, “ fighetti pariolini e sinistri ” è difficile accettare che un fascista di borgata evolva, che sia una avanguardia intelligente e matura , che gestisca la cultura della contestazione in modo pacifico , e non sia più una stupida guardia bianca del capitale e del potere;
Da oggi gli ultimi reazionari siete Voi …
I rischi son che gli sfugga da ogni controllo.
Eppure Veltroni e Di Pietro sono fortemente intenzionati a non lasciarsi scappare di mano la palla che gli è rimbalzata addosso dalle piazze piene di studenti.
Niente di meglio che creare un fronte eterogeneo contro il governo, avranno pensato.
Il problema è che là dove il partito non c’entra niente (come sostengono gli studenti) il partito non può metter bocca.
Può quindi accendere, ma non placare gli animi.
Dichiarazioni come quelle fatte dagli esponenti del centrosinistra e dall’Italia dei Valori contro il decreto Gelmini e i tagli tremontiani non hanno fatto altro che attizzare i focolai delle proteste (a tutt’oggi, dal mio punto di vista ingiustificate nel merito e nelle forme), che puzzano però di centrosociale e non di sollevazione popolare tanto spontanea come vogliono farci credere.
Basta guardarli i ragazzi che “okkupano” le università: io li ho visti (anche se sono pochini…)! Scienze politiche la fa da padrona…poi vengono Lettere e Architettura; in poche parole, dall’abbigliamento, agli ammennicoli che si portano addosso con un certo orgoglio, al capello stile rastafarian e la sciarpetta palestinese al collo, alle stelle rosse e il fazzolettino d’Emergency appuntate un po’ d’appertutto…beh…sono inconfondibili. Esci il sabato sera e li trovi con una birra in mano davanti le porte dei loro circoli ska-punk. Dove ovviamente non ci sono solo studenti…
E così le università diventano sedi distaccate dei circoli proletari di periferia.
Al di là delle intuizioni di lombrosiana memoria che mi vengono in mente, però, è necessario capire che cavalcare una protesta studentesca non è cosa facile. E i rischi di degenerazioni come quelle di cui siamo stati spettatori oggi, con scontri tra bande e assalti tra facinorosi, sono all’ordine del giorno.
Giornali e sinistra, in questa gestione del “conflitto”, hanno una gravissima responsabilità.
Così come pure il governo che, nonostante l’urgenza di voler approvare il decreto, poteva cercare non tanto il dialogo (impossibile già dalle premesse) quanto piuttosto una forma di comunicazione con le varie parti in causa per tentare di respingere in maniera più convincente le bugie o le preoccupazioni che stanno dietro questo tanto temuto testo di legge.
Ora però non si parla più di un decreto da approvare e quindi modificabile, bensì di una legge vera e propria.
Si potrebbe dire che la protesta è fallita e che il governo ha vinto la sua battaglia per il cambiamento: aveva un’idea iniziale e non si è lasciato intimidire dalla piazza (forse rassicurato da quella maggioranza silenziosa che da qualche ora sta venendo fuori dal bozzo).
Adesso occorrono nuove forme di contestazione e Veltroni e Di Pietro dovrebbero indirizzare i ragazzi a quelle scoraggiandoli dal perseguire questa inutile contrapposizione con tanto di muscoli in bella vista.
Vada per il referendum, ma si liberino gli atenei e le singole facoltà “okkupate” da quei pochi pedinati dai troppi giornalisti.
Cambino, insomma, le forme della protesta.
Da questo punto di vista, trovo anche singolare e sciocco lo sciopero di domani. Che senso ha? La legge è stata approvata oggi e non c’è manifestazione che tenga… Il dissenso di giovani e meno giovani verso questa norma era già stato ampiamente documentato.
Perchè allora fare questo sciopero che sa troppo di occasione per farsi un bel ponte o di conta per vedere realmente quanti si è?
Si sa che poi si cade nella rete dei numeri. Il “Circo” messo in scena dal PD l’altro giorno lo ha dimostrato. I contenuti si perdono e rimangono solo sterili polemiche tra chi ha voluto alzare la voce e chi continua a dirgli che non lo ha sentito comunque…
Veltroni deve cambiare strategia…abbandonare la piazza (ormai ci si è già divertito a fare l’Obama de noantri) e lavorare in Parlamento con proposte alternative.
Una vera forza riformista non può opporsi pretendendo che tutto rimanga com’è, ma deve prender coscienza della volontà e della necessità del cambiamento e adeguarsi di conseguenza.
Se non saprà farlo sarà un altro flop, l’ennesimo della sinistra pseudo progressista, che lascerà il campo alle forze più estreme del conservatorismo comunista. Quello che sta ancora una volta provando a far leva sui ragazzi.
Veltroni non faccia il suo gioco, perchè deve sapere che poi non potrà più controllarlo…
A meno che…i ragazzi non siano intruppati sotto le insegne del PD… Il che smonterebbe la presunzione di ingenuità, o meglio, di genuinità della protesta…
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Visto che dobbiamo essere la parte critica e costruttiva del PdL cominciamo a farlo. Questa mattina come tutte le mattine del resto mentre ascoltavo le dirette dal parlamento sono rimasto sconcertato dal comportamento dei deputati del PdL e non solo. Lo scontro alla Camera nasce dal fatto che mentre era in esame un ddl sullo sviluppo economico collegato alla manovra economica un parlamentare deputato PdL ON Nicola Cristaldi , siciliano (AN) si sia indignato e arrabbiato per una circolare inviata a tutti gli appartenenti al gruppo PdL dove si indicava una decurtazione di 10 euro dallo stipendio per ogni assenza ingiustificata alla votazione. Mentre io mi aspettavo che dalla nostra parte si avviasse un applauso corale per la decisione di questa ammenda avvenne che scoppiò un tumulto di proteste da parte di ambedue i settori del parlamento ed in più, i più incazzati erano quelli del PD (manco i soldi fossero i loro) che si mettono a gridare come sempre del resto "attacco alla Costituzione spregio delle norme costituzionali, colpo di Stato, riformazione dei gruppi eversivi"(quando partono tra vino e mortadella e chi li ferma più) e chi più ne ha più ne metta. Ma allora io mi chiedo ma di che cosa stiamo parlando? ma perché ci sbattono in faccia tutti i giorni il fatto che si deve riformare la politica, che si devono abbattere gli sprechi che si deve ri - bilanciare il distacco tra povertà e ricchezza. Qui si tratta peraltro di una cosa interna ad un gruppo politico che secondo me non doveva neanche arrivare in Parlamento ma doveva essere discussa nei tavoli PdL, ma come sappiamo già noi siamo chiacchieroni non riusciamo a tenerci le cose per noi le dobbiamo far sapere a tutti i costi (non abbiamo l'abilita' dei rossi da cui non saprete mai niente)e poi qual' e' lo scandalo? Gli elettori del Pdl hanno mandato questa gente a Roma perché ha fiducia in loro e perché vuole che partecipi a tutte le votazioni comprese quelle di poca rilevanza governativa e sopratutto perché sono pagati per fare questo e non per starsene al bar a leggere il giornale. Si devono vergognare tutti e dico veramente tutti di questo, perché questo e' un vero affronto al delicato momento finanziario in cui a soffrire non sono solo le banche ma purtroppo anche la povera gente quella che quei dieci euro se li sogna a fine mese quando non li ha per comprare pane e latte e non per il gratta e vinci! si devono vergognare perché quei dieci euro li avrebbero dovuti donare volontariamente e non mediante circolari perché sono soldi di un lavoro che non hanno fatto!
Si devono vergognare tutti quando si fanno ritrarre dalle macchine fotografiche mentre votano per i loro colleghi assenti perché questo e proprio il modo per allontanare le persone dalla politica quando vedono che tanto lo stipendio a loro,parlamento pieno o parlamento vuoto, arriva lo stesso mentre all'operaio o al piccolo imprenditore le ore di assenza pesano e pesano molto sul bilancio famigliare. Se veramente vogliamo essere un punto di forza per le nuove generazione e per le nuove leve combattiamo queste piccole ingiustizie che ai grandi non fanno differenza ma a noi piccoli pesano come macigni. Ad essere incazzati dobbiamo essere noi perché se questo e' il modello di integrità e di onestà politica della nostra parte, lasciamo veramente spazio a chi lo merita di più e mi aspetto ora svolte significative a riguardo poiché anche la povera gente italiana e non parlo di stranieri possa avere il problema dei dieci euro da decurtare e non da elemosinare.
Verona ha il primato in Veneto per i pignoramenti di case negli ultimi mesi e questo forse andrebbe discusso fortemente in Parlamento non i dieci euro decurtati a chi ne prende 15 000 mensili.
di Fabrizio Frosi/destralibertaria
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La manifestazione di sabato scorso ha dato a Veltroni una rinnovata forza politica. È sperabile che egli se ne serva per sottrarsi alla trappola in cui sindacati e proteste studentesche, ma anche Berlusconi, lo hanno fin qui sospinto. La trappola consiste nel fare del Partito democratico il campione del «cartello dei no», di una coalizione di interessi che difende lo status quo in settori come la scuola o il pubblico impiego. Per il fatto che impiegati pubblici e insegnanti rappresentano una parte rilevante della constituency elettorale del Partito democratico, del bacino da cui provengono i suoi voti, l’attivismo del governo in quei settori crea obiettivamente un serio problema a Veltroni. Ma l’arroccamento, il «no» ad ogni provvedimento, spiegabile con la condizione di debolezza in cui l’opposizione si è trovata dopo le elezioni, rischia di diventare suicida. Due ministri in particolare, Brunetta (Pubblica amministrazione) e Gelmini (Istruzione), stanno toccando importanti santuari elettorali del Partito democratico. Ciò spiega l’astio nei loro confronti degli esponenti di quel partito e dei suoi giornali d’area (Il Riformista escluso). Tanto più che i due ministri si muovono in un modo insidioso per i difensori dello status quo. Non hanno fatto l’errore di proporre l’ennesima «Grande Riforma» della pubblica amministrazione o della scuola. In Italia le Grandi Riforme non portano da nessuna parte, finiscono con un buco nell’acqua. Brunetta e Gelmini si sono mossi invece pragmaticamente, mettendo in fila un provvedimento dopo l’altro.
Questo modo di procedere è insidioso per gli oppositori perché rende difficile dire sempre no. Si può contestare un provvedimento o l’altro ma si diventa poco credibili se li si contesta tutti. L’accresciuta forza politica di Veltroni dovrebbe aiutarlo a riprendere un cammino (prefigurato in campagna elettorale) teso a fare del Partito democratico una vera forza riformatrice. In materia di pubblica amministrazione come di scuola ciò può solo significare assumere posizioni davvero indipendenti da quelle del sindacato. Sulla scuola, ad esempio, la difesa sindacale della «quantità» (tanti insegnanti mal pagati) a scapito della qualità non dovrebbe più trovare, come fin qui è stato, l’appoggio del maggior partito di opposizione. Il che significa che il confronto con il governo dovrebbe spostarsi dal tema della quantità (no ai tagli, sempre e comunque) a quello della qualità (idee per migliorare la qualità dell’insegnamento). Né le cose dovrebbero andare diversamente nel caso dell’Università. Non siamo al ’68. Gli studenti occupanti godono dell’incoraggiamento aperto di quella parte della docenza che non desidera un uso più responsabile dei soldi pubblici.
Alcune delle Università più virtuose ed efficienti si sono già smarcate dalla protesta. Se il governo avrà su questo punto un ripensamento (magari anche spronato in questo senso dall’opposizione) ed eviterà l’errore di tagliare i fondi in modo uniforme, mettendo sullo stesso piano gli atenei efficienti e quelli inefficienti, se procederà premiando i primi e punendo i secondi, assisteremo finalmente a un bello scontro frontale (il Paese ha solo da guadagnarci) fra la buona Università e quella cattiva. Si tratti di scuola, di pubblica amministrazione o di università, il Partito democratico deve dunque ricalibrare la sua azione. Le proposte di riforma (in dieci punti) appena avanzate dal Pd in materia di istruzione sono ancora troppo generiche (è facile dire che si vuole premiare il merito; il difficile è farlo) e sembrano, più che altro, un mezzo per fare fuoco di sbarramento contro la Gelmini. Più di proposte generiche servirebbe, da parte del Pd, un serio ripensamento sui problemi dell’università e della scuola. Per esempio, ci vorrà pure, prima o poi, una pubblica spiegazione sul perché, a suo tempo, Luigi Berlinguer, ministro dell’istruzione del primo governo Prodi, venne bruciato, fatto fuori, quando tentò di introdurre (contro i sindacati) un po’ di meritocrazia negli avanzamenti in carriera degli insegnanti. Riflettere sugli sbagli del passato è l’unico modo per non ripeterli in futuro. E per non trovarsi (di nuovo) a marciare accanto a chi difende cause indifendibili.
BOLOGNA - Tensione a Bologna nel corteo degli studenti anti-Gelmini, che percorso il centro si è diretto verso la sede di Confindustria: la polizia, in via Castiglione, ha cercato di impedire ai manifestanti di proseguire. Sono così iniziati cori contro gli agenti, all'insegna dello slogan «Bisogna andare avanti, indietro non si torna», in particolare da alcuni anarchici in testa al corteo. I manifestanti hanno cercato di sfondare il cordone, e sono volate alcune manganellate. I manifestanti hanno risposto con bottiglie e un fumogeno. Un cordone di carabinieri ha impedito ai manifestanti di entrare in vicolo Santa Lucia, dove si trova la sede di Confindustria, dato che questo tratto del percorso era stata vietato dalla Questura.
GIORNALISTA FERITA - Durante gli scontri tra manifestanti e polizia, Benedetta Boldrin, una giornalista del Corriere di Bologna è stata raggiunta alla testa da una bottiglia lanciata dai manifestanti ed è rimasta lievemente ferita. È stata portata in ospedale. Il corteo è defluito in via Santo Stefano, senza quindi raggiungere la sede di Confindustria presidiata dalle forze dell'ordine. Al corteo hanno partecipato circa 30mila persone tra studenti e insegnanti.
BEPPE GRILLO - A Bologna è arrivato anche Beppe Grillo per esprimere la propria solidarietà ai manifestanti. E non ha perso occasione per lanciare una nuova provocazione: «Dovete cercare di scoprire chi sono i poliziotti finti. C'è un filmato messo online (guarda) dove si vede benissimo questi qui con le mazze che parlano affettuosamente con un poliziotto quasi da collega a collega. Queste cose le hanno sempre fatte dai G8» ha detto ai cronisti. Grillo ha chiesto al ministro dell'Interno Roberto Maroni di spiegare cosa è successo in piazza Navona e di chiarire la presenza di infiltrati. Quindi - ha aggiunto - dovrebbe dimettersi. 
Beppe Grillo contestato a Bologna (Ansa)
CONTESTATO: «BUFFONE» - Poco dopo però Grillo è stato pesantemente contestato dai manifestanti. Quando il comico e il gruppo dei suoi sostenitori hanno raggiunto frontalmente il corteo che stava entrando in via Zamboni, nella zona universitaria, dalle file dei manifestanti sono partite cascate di fischi e grida: «Buffone, non vogliamo le primedonne». I ragazzi, che sfilavano dietro lo striscione d'apertura «Noi la crisi non la paghiamo», erano visibilmente indispettiti dall'arrivo di Grillo circondato da giornalisti e gli hanno chiesto di mettersi dietro lo striscione come tutti gli altri. Non sono mancati momenti di tensione. Uno degli organizzatori ha urlato che «il protagonismo è da un'altra parte». Grillo gli ha dato del «maresciallo». Uno dei supporter del comico è stato spintonato, ma a quel punto è stato lo stesso comico genovese a invitare alla calma i suoi. «Sono cinque o sei, ma hanno perfettamente ragione - ha detto Grillo -, è la loro manifestazione e la gestiscono loro. Nonostante tutto siamo con loro. Certo, sbagliano la comunicazione».
«POCHI DEI CENTRI SOCIALI» - Dopo la contestazione, Grillo si è diretto verso piazza Verdi, dove è stato raggiunto da altri manifestanti che gli hanno chiesto di aderire alla manifestazione: gli è stato anche offerto un camice bianco dei precari che ha indossato, prima di dirigersi verso piazza Maggiore. Secondo lo staff di Grillo, la contestazione sarebbe opera di una ventina di esponenti dei centri sociali bolognesi che già in passato si erano manifestati critici con i «grillini». «Non sono venuto a prendere dei meriti - ha spiegato Grillo ai giornalisti dopo aver lasciato il corteo, - la manifestazione è loro. Sono venuto a dare una testimonianza, non sono qui per fare un comizio». Riferendosi alla fredda accoglienza ricevuta, Grillo ha detto: «Mi vedono come un artefice della caduta della sinistra. Devono identificare bene chi sono i nemici». Il comico ha poi descritto l'iniziativa degli studenti contro il provvedimento Gelmini come «una cosa fantastica» perché permette di «rovesciare la piramide e mettere al centro gli studenti».
Centrali nucleari italiane in Albania per fornire all'Italia almeno una parte di quel fabbisogno energetico che per un terzo, nei piani del governo, dovrebbe venire dall'atomo. La conferma che sulla questione ''c'è un dialogo aperto'' con le autorità di Tirana arriva dal ministro degli Esteri Franco Frattini al termine di una giornata fitta di incontri nella capitale albanese. “Sì, è ipotizzabile'', afferma il titolare della Farnesina, che precisa che l'Italia è interessata ''sia alle risorse idroelettriche, sia all'eolico, sia ad esplorare una collaborazione nell'ambito dei programmi di sviluppo energetico per l'energia nucleare''. L'idea non è nuova. Era gia' emersa a fine maggio nel corso di un incontro a Roma tra lo stesso Frattini e il collega albanese Lulzim Basha. Ma oggi, dopo i colloqui del capo della diplomazia italiana con il premier albanese Sali Berisha e con le massime autorità del Paese delle Aquile, i dettagli sono maggiori. Il governo italiano presenterà presto un piano energetico nazionale, ha ricordato il ministro degli Esteri, nel quale ci sono obiettivi ambiziosi, come quello di avere - a regime - un terzo dell'energia derivante dal nucleare. ''E' chiaro che una parte sarà realizzata con centrali sul territorio nazionale'', un'altra, invece, fuori. E tra i Paesi vicini, è la considerazione di Frattini, l'Albania '' è quello meglio dislocato per la vicinanza alla costa italiana. Questo renderebbe possibile lo stabilimento di un impianto qui e un meccanismo di trasmissione sottomarino dell'energia in modo piuttosto semplice rispetto ad altri Paesi che si sono dichiarati disponibili''. Il primo ministro Berisha, racconta Frattini, ''ci ha detto che loro considerano il nucleare pulito, cioé quello di ultima generazione, come una delle fonti a cui guardare con maggiore attenzione e quindi l'Italia è particolarmente interessata''. Il ministro degli Esteri non fa nomi, ma già nel maggio scorso si era parlato di Enel. E, secondo quanto dichiarato allora dal premier Berisha, un gruppo italiano era già andato in Albania a discuterne le possibilità, anche se il sito non sarebbe ancora stato deciso.
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"La sensazione è che questo stop and go sulla vicenda della scuola e alcune prese di posizione radicali e polarizzanti del premier sottraggano un po' di consenso in una parte di elettorato meno politicizzata. Silvio Berlusconi ha perso consenso soprattutto nelle zone a minor presidio, non tra i suoi elettori classici, ma in quelli di centro e in chi ha una difficoltà a collocarsi. Il Cavaliere è meno trasversale di prima.
Storace: Fra una settimana, giorno più giorno meno, si aprirà il primo congresso nazionale de La Destra. Sarà un momento da vivere – vale almeno per me – con straordinaria emozione, perché sembrava impossibile resistere all’attacco di chi ha potere e quattrini. Eppure centoventi congressi in periferia hanno dimostrato che la struttura c’è, salvo due o tre casi in cui dovremo fare uno sforzo in più per aiutare militanti più inesperti di altri. Ma il corpaccione del partito c’è, esiste, ed è pronto alla grande sfida di primavera delle amministrative e delle elezioni europee.Cessate il fuoco Il quartier generale dei “caschi blu” della missione Onu (Monuc) ieri era stato preso d’assalto dai residenti che, in decine di migliaia, hanno abbandonato le loro abitazioni. Dopo aver annunciato l’assalto a Goma, gli uomini di Nkuda hanno poi fatto dietrofront e dichiarato un “cessate-il-fuoco unilaterale” per “non gettare nel panico la popolazione di Goma”. Ma è la solita tattica dello stop-and-go. Appena si spegneranno i riflettori su Goma si abbateranno violenze e devastazione e i ribelli avanzeranno di qualche altro chilometro. Aggiungendo tacche sul calcio del kalashnikov.
Rotta su Goma Il leader dei ribelli già oggi ha lanciato l’offensiva. Nkunda dice che la missione dell’Onu nella Repubblica democratica del Congo non riuscirà a fermare l’avanzata su Goma. “La Monuc non potrà impedirci di arrivare a Goma. I caschi blu non sono in grado di garantire la sicurezza della popolazione di Goma - ha aggiunto - quindi come possono impedirci di arrivare là. Non me lo impediranno, io posso andare dovunque in Congo”. A Goma rimangono solo i caschi blu Onu, dopo il ritiro di gran parte dei soldati. E i soldati, abbandonando la città, si sono macchiati di violenze e devastazioni. Hanno saccheggiato case e negozi, hanno stuprato tre ragazze e ucciso almeno nove persone. Lo ha riferito oggi la radio delle Nazioni Unite. Un colonnello dell’esercito, Jonas Padiri, ha dichiarato che la situazione è calma e che i suoi uomini controllano la città. Alcuni soldati sembrano ubriachi di prima mattina. Padiri ha accusato i “ladri” dei saccheggi commessi nella notte.
Panico tra la popolazione Questa mattina, la gente si è riversata nelle strade di Goma città per chiedere informazioni, mentre agenti di polizia a bordo di jeep invitano a rimanere in casa. Negozi e scuole sono chiusi. Le forze Onu di pattuglia a Goma sono salutate con favore dalla popolazione, a differenza di quanto accaduto all’inizio della settimana, quando la sede delle Nazioni Unite venne attaccata dai civili, furiosi con i peacekeepers perché incapaci di fermare l’avanzata dei ribelli e di garantire loro protezione.
Rifugiati Secondo l’Agenzia per i rifugiati della Nazioni Unite (Unhcr), il ritiro dell’esercito ha creato panico nella popolazione locale: dal vicino campo profughi di Kibati sono fuggite 45mila persone, mentre altre 20mila avevano lasciato nei giorni scorsi i villaggi più a Nord. Una missionaria spagnola di 64 anni ha perso entrambe le gambe nell’esplosione di una bomba a Rutshuru. L’esercito congolese non sembra in grado di fermare l’avanzata dei ribelli e i “caschi blu” sono accusati di non fare abbastanza per fermarli.
Hutu e Tutsi Il genocidio del 1994 tra Hutu e Tutsi è legato a doppio filo con gli scontri esplosi nel Nord Est della Repubblica democratica del Congo. Kigali ha accusato l’esercito congolese di aver sparato in zone lungo il confine, mentre le truppe di Kinshasa sostengono di essere state attaccate da spari provenienti dal territorio ruandese. Dagli Stati Uniti, il vice segretario di Stato per gli Affari africani, Jendayi Frazer, in partenza per Kinshasa, ha avvertito che Washington “non ha prove che il Ruanda stia combattendo in Congo, ma crede che il territorio ruandese sia usato per fornire sostegno al Cndp”.
L’Ue sta a guardare La Francia, presidente di turno dell’Unione europea, ha fatto sapere per bocca del suo ministro degli esteri Bernard Kouchner, che i 27 stanno valutando l’ipotesi di inviare un piccolo contingente (400-1.500) in sostegno alla Monuc. Un’ipotesi subito smentita dall’ufficio dell’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Javier Solana: “Nessun intervento di natura militare dell’Ue è stato discusso finora” ha precisato la portavoce, Cristina Gallach.
Tratto da Repubblica: ROMA - Giulio Andreotti e il ministro degli esteri libico Abdurrahman Shalgam raccontano una storia che più volte è stata scritta, ma mai confermata in modo così chiara e autorevole: il governo italiano avvertì il colonnello Gheddafi che il 14 aprile del 1986 la US Navy avrebbe attaccato Tripoli per punirlo degli attentati che la Libia aveva messo a segno anche contro militari americani in Germania. “Sì, quell’attacco americano era un’iniziativa impropria”, ha detto stamattina Andreotti partecipando a un convegno organizzato alla Farnesina, “e credo proprio che dall’Italia partì un avvertimento per la Libia”.
In effetti Bettino Craxi, all’epoca presidente del Consiglio, chiese al suo consigliere diplomatico Antonio Badini di avvertire l’ambasciatore libico in Italia, quell’Abdurrahman Shalgam che oggi è il ministro degli Esteri di Gheddafi. E infatti stamane Shalgam ha confermato la storia: “Craxi mi mandò un amico per dirmi di stare attenti, il 14 o il 15 aprile ci sarà un raid americano contro la Libia”. Il ministro libico aggiunge che fu proprio grazie a questo avvertimento che probabilmente il leader libico Muammar Gheddafi si salvò. Craxi informò la Libia “due giorni prima dell’aggressione, forse l’11 o il 12 ci disse di stare attenti e che l’Italia non avrebbe permesso di usare il mare e il cielo” agli americani per condurre il raid.
Perché allora, nonostante il gesto italiano, la Libia rispose bombardando Lampedusa, chiedono i giornalisti a Shalgam: “Perché - risponde Shalgam - gli Stati Uniti usarono Lampedusa, la Libia reagì contro gli Stati Uniti non contro l’Italia”.
Andreotti e Shalgam stamane partecipavano a un convegno organizzato al Ministero degli Esteri dalla fondazione guidata dall’ex ministro degli Interni Beppe Pisanu. Durante l’incontro il ministro degli Esteri Franco Frattini ha confermato che il governo italiano vuole approvare e poi far ratificare dal Parlamento al più presto l’Accordo di amicizia e partenariato che Berlusconi e Gheddafi hanno firmato a Bengasi il 30 agosto. “Spero che il Consiglio dei ministri adotterà il disegno di legge di ratifica presto”, ha detto il ministro. Il processo di ratifica parlamentare dovrebbe poi seguire, secondo il capo della diplomazia, senza particolari ostacoli, perché quella dei rapporti tra Roma e Tripoli è “una questione su cui tra maggioranza e opposizione non ci sarà scontro”. Per Frattini stringere i tempi è necessario, non soltanto per un’attuazione rapida dell’intesa, ma anche per dare un “segnale di amicizia” ai libici.
Tratto da IlFondo di Miro Renzaglia: Almeno una cosa adesso è chiara: la reazione ha cambiato colore. Se nel ‘68 furono i mazzieri di Almirante e Caradonna a farsi carico di rompere l’unità generazionale del movimento studentesco con l’improvvida spedizione all’Università di Roma, quarant’anni dopo, nel 2008, ci hanno pensato i picchiatori rossi… Siccome a me non piace chiacchierare a vanvera, vi invito tutti alla visione del filmato qui sotto per prendere atto di chi ha provocato chi, chi ha preparato strategicamente l’assalto su territorio dopo averlo con ogni probabilità disegnato a tavolino e, infine, chi ha aggredito chi… Solo la faccia tosta di Paolo Ferrero, ieri in televisione, di fronte alle stesse identiche immagine che vi riproponiamo qui, ha potuto affermare che gli incidenti sono stati innescati dagli studenti che erano intorno e sopra la famosa camionetta bianca del Blocco Studentesco che da giorni sfila in testa ai cortei, senza aver prodotto il benché minimo atto di violenza.
Ora, come dicevo in apertura, sappiamo che il colore della reazione è rosso. Malauguratamente, la sostanza non cambia: oggi come ieri si torna alle contrapposizioni ideologiche e la contestazione alla “riforma Gelmini”, va in secondo piano. Per accorgersene, basta dare una scorsa alle prime pagine dei giornali di oggi: una scaramuccia che, per quanto violenta è terminata con contusi che non arrivano a contarsi sulle dita di una mano, domina l’informazione riducendo le analisi del decreto approvato ieri ad un dettaglio di routine… Allora, cari comunisti che ieri vi siete presentati a Piazza Navona per rompere l’Onda studentesca, a chi avete giovato? A quale gioco vi siete prestati? Quale padrone avete servito? Qual era l’intenzione? Mettervi ancora una volta al servizio di interessi che a chiacchiere dichiarate di voler disintegrare e, invece, nei fatti, contribuite a consolidare?
Ma avete fatto di peggio voi, reazionari rossi: da oggi, probabilmente, ogni corteo, ogni presidio, ogni lezione all’aperto sarà militarizzato dalla polizia. Avete fatto, cioè, il gioco di quelli che, per esempio, dalle pagine di Libero, da settimane invocavano il ritorno all’ordine del celerino con il manganello… E l’area del dissenso, contro una riforma che ridurrà la scuola ad una “fondazione privata”, vivrà sotto l’incubo delle provocazioni e delle controprovocazioni, con quali esiti di efficacia per la protesta è fin troppo facile immaginare…
E perché lo avete fatto? Per amore dell’antifascismo. Oggi come ieri, oggi più di ieri, l’antifascismo è uno slogan fuori da qualsiasi realtà all’ordine del giorno: serve solo a ricompattarvi intorno alle vostre mitomanie. Eppure ve ne siete serviti… Ieri, un solo tizio in piazza Navona, prima dell’arrivo dei vostri mazzieri, ha provato a intonare lo slogan “siamo tutti antifascisti”: aveva forse più di 40 anni e, a meno che non fosse un liceale ultraripetente, era lì per rinverdire i fasti degli anni ‘70. Probabilmente, il poveretto si aspettava e avrebbe gradito che i ragazzi del Blocco Studentesco rispondessero con quel “Duce… Duce…” che, immancabilmente, solo voi sentite ogni volta che avete occasione di avvicinare l’area non-conforme. Invece, dalla famigerata camionetta bianca è partito il coro “scemo… scemo…”, al quale si è unito il resto della piazza. La provocazione era andata a vuoto, senza che però la cosa vi abbia dissuaso dal cercare ugualmente lo scontro… Lo avete voluto e lo avete trovato, perché sfido chiunque ad essere aggredito senza provare almeno a difendersi… Vi dice niente che l’arrestato di Rifondazione Comunista abbia più di trent’anni e il ragazzo del Blocco, solo 19?
Da queste pagine, più volte, ed è ancora in lettura l’articolo di Francesco Mancinelli di pochi giorni fa a dimostrarlo, abbiamo rivolto inviti a superare le barriere ideologiche che minano alle fondamenta ogni reale volontà di cambiamento radicale di un sistema di potere che dimostra in ogni suo ambito crepe e mistificazioni; abbiamo sostenuto che se esiste il pericolo di una ricaduta nelle logiche micidiali della “strategie della tensione” degli anni ‘70, che paralizzarono la società italiana fino a condurla allo sfacelo di oggi, debba essere isolato e stroncato sul nascere; che il ritorno della violenza dei bastoni oggi, delle P38 e delle bombe - dio non voglia - domani, darebbe nuovo ossigeno alle caste e alle lobby che, ancora una volta, cercano di ricompattarsi cercando il nemico esterno…
E’ questo il gioco al quale vi state un’altra volta prestando? Ebbene, sappiatelo e mettetevelo bene in testa: noi non ricadremo in questa logica. Perché questa logica, ormai la conosciamo fin troppo bene per averla vissuta e pagata fino allo strazio. E per quanto ci è dato di fare, predicheremo ai nostri ragazzi: nervi saldi e cuori in alto…
Roma - Il tenore di vita degli italiani continua a peggiorare. I due terzi delle famiglie dichiara uno stato di difficoltà, è aumentata la percentuale di coloro che hanno dovuto ricorrere all’indebitamento e netta è stata la frenata dei consumi. La conseguenza, secondo il sondaggio Acri/Ipsos per la Giornata mondiale del risparmio, è che diminuisce la capacità di accantonare parte del reddito anche se la propensione al risparmio resta alta.
Più famiglie indebitate Oltre un terzo degli italiani consuma più di quello che guadagna e pensa che non riuscirà a invertire il trend nel prossimo futuro. Secondo lo studio questi cittadini in difficoltà sono maggiormente al Centro e al Sud e sono soprattutto operai e pensionati. Relativamente alla capacità di risparmio e di aspettative sul risparmio futuro "non si rilevano sostanziali differenze rispetto al 2007, anche se c’è una crescita tendenziale di famiglie indebitate". Il 14% dei cittadini, secondo la ricerca, si percepisce in discesa (con un’accentuazione geografica nel Nord Est e maggiormente fra i lavoratori dipendenti e gli insegnanti); un quinto (21%) "galleggia" in una situazione di equilibrio precario; circa un quarto (il 23%) ha invece risparmiato nell’ultimo anno e pensa che risparmierà in egual misura o di più nel prossimo. Nonostante molti italiani negli ultimi dodici mesi non abbiano risparmiato e non ritengano di riuscire a farlo neanche nei prossimi "la propensione al risparmio degli italiani rimane molto elevata". L’87% vorrebbe risparmiare: il 42% non vive tranquillo senza risparmi, mentre il 45% vorrebbe risparmiare ma senza eccessive rinunce. Solamente una persona su 10 preferisce "godersi la vita", piuttosto che mettere da parte risorse per il futuro.
Forte pessimismo sulla crisi La metà degli italiani (49%) non è soddisfatta della propria situazione economica e, più in generale, c’è sempre un forte pessimismo sul futuro dell’economia. La percezione del futuro dell’economia, secondo lo studio, "rimane improntata a un forte pessimismo, ma non è particolarmente peggiore di quello del 2007, già estremamente diffuso: è come se gli italiani avessero già introiettato la percezione della crisi e le preoccupazioni degli ultimi giorni non stiano aggiungendo nuovi elementi di negatività". La percentuale dei soddisfatti della propria situazione economica "rimane attestata al 51% ma ciò non vuole dire che la crisi internazionale non abbia determinato effetti negativi". Pensando al futuro, "rispetto alla propria situazione personale gli ottimisti (28%) prevalgono sui pessimisti (21%)". C’è invece pessimismo sulla situazione economica dell’Italia (49% contro il 24% di ottimisti, ma nel 2007 la situazione era peggiore e il saldo negativo ammontava a 35 punti percentuali), dell’Europa (33% di pessimisti e 28% di ottimisti) e del mondo (37% di pessimisti e 27% di ottimisti). In generale, gli ottimisti sono ancora il 34%, mentre il numero dei pessimisti è aumentato dal 46% al 48%. Peraltro, spiega la ricerca, "la percezione dei problemi che sul fronte di questa crisi finanziaria stanno avendo gli altri paesi ha portato a un miglioramento dell’opinione riguardo alle regole e ai controlli presenti in Italia, anche se la maggioranza delle persone rimane critica (il 56% contro il 69% del 2007)". Inoltre, "ha ridato spazio alla fiducia nell’Europa: crescono i fiduciosi, che tornano a essere i due terzi della popolazione (il 67%, erano il 60% nel 2007), anche se i delusi (29%) superano gli entusiasti (11%)Triplicati gli italiani indebitati Solo un italiano su tre (34%) riesce a risparmiare, mentre il resto deve consumare tutto il reddito o ricorrere ai vecchi risparmi (18%) o ai prestiti (9%). I dati del 2008, secondo l’Acri, non si discostano molto da quelli del 2007: il numero di quelli che riescono a risparmiare (34%, l’1% in più rispetto all’anno scorso) e quello di coloro che hanno consumato tutto il reddito (38%, l’1% in meno rispetto a un anno fa) rimane grossomodo costante, come pure il numero di persone che consumano più di quanto incassano (27%). Tra i cittadini che consumano più di quanto guadagnano c’è una riduzione di quelli che ricorrono ai risparmi accumulati (forse già usati in passato) e un incremento di chi ha dovuto ricorrere a prestiti (sono il 9%). Dal 2001 sono triplicati gli italiani che sono ricorsi a prestiti, e dal 2004 sono più che raddoppiati. Nonostante questo, molti vivono il prestito con timore: per la maggior parte degli intervistati anche forme leggere di prestito, come il credito al consumo e le carte revolving, sono strumenti da "maneggiare con cura" perché potenzialmente pericolosi. Per il 64% delle persone, in particolare, il credito al consumo è più un rischio che un opportunità e ancor più forte è la diffidenza verso le carte revolving: per il 75% è un rischio e solamente per il 25% un’opportunità. A ulteriore conferma della percezione di "rischio" rispetto alle carte revolving, solo il 15% dichiara di possederne una, ma di questi poco più della metà (8%) dichiara di usarla: il 5% la usa saltuariamente e il 3% la utilizza spesso.
Priorità a liquidità e mattone Gli italiani confermano la "tradizionale prudenza" nella gestione del denaro, con un’alta propensione al risparmio (87%). Secondo l’indagine, si mantiene elevata la preferenza per la liquidità (60%), con la speranza di poter investire magari nel mattone (56%) o almeno negli strumenti considerati più sicuri (24%). Nell’uso del risparmio, poi, se metà dei cittadini (49%) tiene conto solo degli aspetti economici (rischio, rendimento), un’altra metà (49%) afferma di essere interessata a sapere in quale ambito sarà investito: i risparmiatori desiderano soprattutto che con i propri soldi non si finanzino attività illecite (26%) o che si contribuisca allo sviluppo dell’Italia (25%) e della zona dove essi risiedono (21%). Nel 2008, spiega l’Acri, le scelte sugli strumenti finanziari non si discostano da quelle del 2007, se non per un aumento del numero di quelli che investono in titoli di Stato (+3%). Quando gli italiani devono pronunciarsi sull’investimento "ideale" domina ancora il mattone: lo preferisce il 56% del campione, mentre gli strumenti finanziari considerati più sicuri sono preferiti dal 24%; il 17%, invece, si terrebbe lontano da qualsiasi forma di investimento. Inoltre, il 7% delle persone che hanno effettivamente risparmiato è ancora orientato sugli strumenti a maggiore rischio. Restano quasi immutate le opinioni sull’investimento del Tfr, che per il 60% (58% nel 2007) è bene rimanga in azienda. I cittadini, conclude l’Acri, dicono di essere attenti soprattutto alla rischiosità dell’investimento (38%) e alla solidità del proponente (23%). Gli eventi degli ultimi tempi, però, hanno portato a un miglioramento dell’opinione su regole e controlli presenti in Italia, anche se la maggioranza delle persone resta critica: nel 2007 il 31% riteneva regole e controlli efficaci, ora è il 44%. Alcuni sembrano essersi accorti che "il resto del mondo non era poi realmente avanti rispetto all’Italia, e che tutti i grandi paesi hanno avuto problemi, spesso più grandi dei nostri".
Il dato diffuso dall’Ocse sul divario tra le fasce di reddito nei paesi industrializzati, stando alle cifre fornite per l’Italia, è allarmante. Il Belpaese, sostiene l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, ha una disparità di reddito tra le classi sociali che è il sesto più grande Gap tra i 30 paesi dell’Ocse. Una fotografia impietosa che dimostra come ormai siamo di fronte ad una stratificazione a due livelli: la fascia reddituale benestante da una parte, e quella meno abbiente dall’altra. E’ come se le classi medie fossero state all’improvviso inghiottite dagli sconvolgimenti dell’economia reale.
Le cause di questo divario le lasciamo alle analisi di più avveduti economisti. Ora è il momento ristudiare le mosse per la ripresa. Non sarà facile, hanno avvertito autorevoli istituti economici come il Fondo monetario internazionale, che ha messo in guardia dall’arrivo della recessione globale.
Il Governo Berlusconi, dopo aver assicurato garanzie al sistema bancario (operazioni necessarie, si badi) ha i numeri per studiare una strategie di ripresa dei consumi, di facilitazione di accesso al credito per le famiglie, di taglio della spesa improduttiva (la manovra economica d’estate ha anticipato quest’obiettivo), di revisione del Welfare State (che significa allungamento indispensabile dell’età pensionabile), di introduzione di misure a sostegno delle piccole e medie imprese, il vero motore dell’economia nazionale che non vuol dire incentivare la rottamazione dei frigoriferi e delle auto (ipotesi, per fortuna smentita da Palazzo Chigi), ma deve essere la principale preoccupazione dell’esecutivo.
Berlusconi guardi a Sarkozy e al premier Fillon che stanno lavorando ad un piano a sostegno delle famiglie bisognose che hanno difficoltà ad arrivare al famoso “fine mese” e che, tra le altre, cose prevede un capitale di 175 miliardi di euro a favore delle imprese.
Non è semplice, ma in questo determinato periodo storico è necessario coniugare una serie di ricette anti-crisi, compatibilmente, ovviamente, con la spesa pubblica che le misure comportano.
Per la fine dell’anno, è stato annunciato, il governo Berlusconi varerà la “Social Card” per le spese di prima necessità. Forse sarebbe stato più opportuno anticiparne gli effetti, ma meglio tardi che mai. Non basta questo provvedimento: il Governo deve pensare ad alimentare i consumi, quel “Delta”, moltiplicatore degli investimenti di keynesiana memoria, che darebbe impulso al sistema paese (più infrastrutture, più opere pubbliche, più consumi delle famiglie) filosofia che il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, non ha affatto escluso nel suo ultimo libro (“La Paura e la Speranza, edizioni Mondadori). Certo, è una politica che dà effetti in ritardo, ma da una parte è giusto cominciare.
Non è il ritorno dell’interventismo. E’ la mano necessaria dello Stato a rivoluzionare il sistema che trova d’accordo anche Confindustria. In un secondo tempo, pensano anche la Marcegaglia e gli altri, lo Stato centrale dovrà ritirarsi per lasciare il mercato libero di agire e di autoregolarsi. E poi, come dicevamo, sarà prioritario per il Governo varare misure a beneficio delle famiglie, dando subito attuazione al programma elettorale nella parte in cui prevedeva il “Quoziente familiare” (utile alternativa all’improbabile e difficoltoso taglio tout court delle tasse come chiede Veltroni), e poi attraverso politiche oculate di sostegno ai redditi (in questo quadro rientra anche la riforma dei contratti).
Ma la riforma più urgente è il ritorno all’allungamento dell’età pensionabile, che il precedente governo di centrosinistra ha abolito (intervenendo sciaguratamente sulla Legge Maroni). Lo sostiene il vicedirettore di Bankitalia, Ignazio Visco, per il quale «il mantenimento e l’espansione del livello di vita raggiunto nel Paese non può non richiedere che si lavori di più, in più e più a lungo». Un ragionamento opposto porterebbe al collasso del nostro sistema di tutela sociale.
Roma - Gli organizzatori sostengono che oggi a Roma sono scese in piazza più di un milione di persone per protestare contro l’approvazione della riforma della scuola. In città sono arrivati tanti treni e pullman, molti più del previsto. Alcuni manifestanti non sono riusciti a raggiungere in tempo la partenza del corteo e hanno dato luogo a manifestazioni spontanee sparse in diverse zone della città. Per dire no alla Gelmini altri cortei si sono mossi a Milano, Torino, Palermo, Napoli, Bari, L’Aquila, Messina, Cagliari, Genova, Bologna, Firenze. Non si sono registrati episodi di violenza.
Il corteo di Roma Studenti, professori, genitori e universitari stanno manifestando a Roma contro il decreto Gelmini, diventato ieri legge, e contro i tagli all’Università e alla ricerca previsti dalla legge Finanziaria. La grande manifestazione organizzata dai sindacati del settore nel giorno dello sciopero generale della scuola, è partita intorno alle 9 e mezza da piazza della Repubblica: la testa del corteo si sta avviando verso piazza Barberini, mentre la coda ancora non si è mossa e al momento si trova a piazza dei Cinquecento, davanti alla stazione Termini. In piazza della Repubblica continuano a confluire gruppi di manifestanti, soprattutto studenti. I professori, infatti, si trovano quasi tutti in testa al corteo. Coloratissima la partecipazione: bandiere dei sindacati e dei partiti di sinistra, soprattutto tanti striscioni come "Maestro unico? No grazie, tutti in piazza come un unico maestro", "La scuola siamo noi, i fannulloni siete voi", "La scuola è pubblica e non si tocca" oppure "Se il decreto non si arresta non si ferma la protesta". Il corteo è anche molto rumoroso: si suonano fischietti, si battono tamburi e si gridano cori contro il governo. Gettonatissimi, ovviamente, quelli contro il ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini. Numerosi anche gli studenti universitari che pur non essendo in sciopero hanno aderito alla manifestazione dei sindacati della scuola: chiudono il corteo insieme ai ricercatori precari. Intanto, alla periferia di Roma, tra punti di arrivo dei pullman alle stazioni di Anagnina, Tuscolana e Eur sono stati organizzati cortei spontanei a causa dell’eccessivo afflusso di manifestanti nelle strade. Anche sul Grande Raccordo Anulare decine di pullman sono rimasti bloccati: i manifestanti hanno abbandonato i mezzi di trasporto e hanno dato il via ad una manifestazione.
L'assedio al Ministero Nel pomeriggio il corteo degli universitari è giunto al ministero dell’Istruzione che è stato "circondato" dagli studenti. "La coda del corteo è ancora a piazza Venezia - ha detto Giorgio, uno dei portavoce degli universitari - tutto sta andando avanti tranquillamente anche se ci sembra che la polizia schierata sia nervosa". Nel giro di un'ora il corteo degli studenti è ripartito minacciando: "Bloccheremo la città". Non è definito il percorso che i manifestanti intendo seguire. Al momento si dirigono verso Porta Portese.
Epifani e Veltroni al corteo Il segretario del Pd Walter Veltroni e il segretario della Cgil Guglielmo Epifani si sono aggiunti alla testa del corteo partito da piazza della Repubblica a Roma. "La nostra protesta non si ferma", ha promesso Epifani spiegando che il referendum è "uno degli strumenti ma non il solo". "Per il sindacato il referendum non è la via maestra - conclude il numero uno della Cgil lo sono invece le lotte sindacali". "Il Governo - ha fatto eco l'ex sindaco di Roma - dovrebbe avere il desiderio di ascoltare la società italiana e questa di oggi è una parte importante della società, c’è tutto il mondo della scuola". Il leader Pd è stato, poi, raggiunto da Di Pietro che è sbucato facendosi largo tra i simpatizzanti. Nella bolgia c'è appena il tempo di un’affettuosa stretta di mano: pochi minuti ma importanti dopo la presenza-assenza del leader Idv dalla piazza del Circo Massimo, per la grande manifestazione del Pd di sabato scorso.
di Alessandra Colla/oriononline.info
Insomma tocca parlare di economia, in quest’Italia che si scopre terra di risparmiatori oltre che di eroi poeti navigatori e santi.
Tocca parlarne, e con entusiasmo, in barba a quelli che Marx non ha capito niente: perché in questo mondo globalizzato che il pensatore di Treviri mai avrebbe potuto immaginare in tutto il suo orrore, l’economia ha oltremodo dilatato la sua dimensione strutturale fino a fagocitare ingordamente ogni e qualsiasi sovrastruttura.
La crisi che dalla primavera scorsa ha iniziato ad attanagliare l’economia americana si è via via allargata a macchia d’olio arrivando a risucchiare con inarrestabile viscosità altri sistemi economici solo apparentemente lontani, geograficamente e culturalmente, dagli Stati Uniti.
In contemporanea con le borse occidentali, anche quelle asiatiche accusano il colpo: e fa un certo effetto vedere G.W. Bush, con l’aria più smarrita del solito, appellarsi al resto del mondo perché intervenga a liberare i liberatori di tante guerre dall’incubo di un nuovo e peggiore ‘29.
Strano, considerato che all’indomani della seconda guerra mondiale agli Usa non sembrò vero di potersi gettare a capofitto nell’applicazione del famigerato Piano Marshall col nobile intento di “salvare” economie che gli Usa stessi avevano fatto il possibile per rovinare; e che una decina d’anni fa, ai tempi delle “tigri asiatiche” rivelatesi puntualmente di carta e del loro crollo, gli States non mossero un dito ed anzi se ne stettero lì a godersi lo spettacolo.
Ora, infatti, non si capisce perché il pianeta dovrebbe provare pena per le sorti degli Stati Uniti d’America: al di là della legittima e motivata preoccupazione per l’andamento di un mercato planetario suo malgrado legato mani e piedi alle sorti del colosso a stelle e strisce, sono altri i sentimenti che dovrebbero accompagnare l’essere in atto della congiuntura americana. La quale, di per sé, rappresenta il prevedibile punto d’arrivo di una pluriennale gestione di economia interna e politica estera a dir poco discutibile. Naturalmente c’è sempre qualche inguaribile ottimista alla Bernanke che vede in questa corsa verso il baratro la cifra distintiva del dinamismo americano a fronte del vieto immobilismo europeo. Punti di vista, dirà qualcuno. Certo: il loro. Degli americani.
Perché l’economia statunitense, si sa, dà il suo meglio in tempo di guerra e non di pace. Gli States si sono dichiarati come potenza egemone nel corso della seconda guerra mondiale, e riconfermati tali all’indomani della sua conclusione.
Gore Vidal, nel suo La fine della libertà, riporta l’elenco di 194 interventi armati targati Uncle Sam sferrati in un lasso di tempo compreso fra il 1948 e il 2001, secondo le stime della Federation of American Scientists. Gli fa eco Zoltan Grossman (docente di geografia all’università del Wisconsin) che dal 1890 al 1948 ne elenca più di 66, precisando però che la lista
NON include le azioni antisommossa della polizia militare, le mobilitazioni della Guardia Nazionale, le dimostrazioni della forza navale fuori delle acque territoriali, i rinforzi al personale d’ambasciata, l’uso di personale non facente parte del Dipartimento della Difesa (come la DEA, l’agenzia per la lotta alla droga), le esercitazioni militari, le mobilitazioni non di combattimento (come la sostituzione dei dipendenti delle poste in sciopero), lo stazionamento permanente di forze armate, le azioni segrete in cui gli USA non hanno avuto un ruolo di comando e di controllo, l’uso di piccole unità di salvataggio per liberare ostaggi, la maggior parte dell’utilizzo di truppe per procura, il pilotaggio di aerei da guerra stranieri, l’assistenza in caso di disastro all’estero, i programmi d’addestramento e consulenza militare che non hanno implicato combattimento diretto, i programmi di aiuti e molte altre attività militari.
Fatto sta che gli Stati Uniti non sono riusciti a scatenare altri conflitti dopo quello che li vede ancora in difficoltà sul suolo iracheno: e questo, per gli standard americani, non è un buon segno. La riprova potrebbe essere proprio la crisi attuale: niente guerra = economia in crisi. Tutto sta a convincere il popolo americano della bontà di una nuova avventura bellica.
Il problema, adesso, è tutto nostro: conviene di più rallegrarsi per l’apparente declino di quella che non appare più come “la” superpotenza; o dobbiamo mettere in conto il più illustre precedente degli ultimi anni?
Si vedrà.“Che cosa può ridurre drasticamente il deficit delle partite correnti americane, e per questa via eliminare i rischi più significativi per l’economia degli Stati Uniti e per il dollaro? La risposta è: un atto di guerra. L’ultima volta che gli USA hanno registrato un surplus delle partite correnti è stato nel 1991, quando il concorso dei Paesi esteri ai costi sostenuti dall’America per la guerra del Golfo ha contribuito a generare un avanzo di 3,7 milioni di dollari.”

mercoledì 29 ottobre 2008
Il Consiglio di Facoltà di Scienze Politiche di giovedì 23 ottobre non ha votato alcuna forma di sospensione della didattica come invece appare in alcuni quotidiani nazionali. Al contrario, docenti e rappresentanti degli studenti hanno votato all’unanimità una mozione che auspica che «si sensibilizzi maggiormente il corpo studentesco e l’opinione pubblica (...) per evitare che prevalga l’immagine degli atenei come campi di battaglia». L’Università oggi è effettivamente aperta. Vi sono docenti che oggi faranno lezione, ricevimento studenti, esami. Tanti altri l’avrebbero voluto fare, ma non “osano” mettersi contro il volere del preside. Se non sarà possibile svolgere alcuna attività didattica è solo per una decisione presa unicamente dal preside, partito per il Messico, senza il parere del Consiglio di Facoltà, per prevenire, così ha detto, l’intervento violento e antidemocratico di pochi. I soliti pochi che hanno avuto spazio nei servizi delle ultime settimane. Perché? C’è forse un “doppio fine” nel far credere che la protesta stia montando? Negli ultimi due giorni c’è stata una raccolta di firme a Scienze Politiche. Si tratta di una petizione contro qualunque forma di sospensione della didattica, nella speranza che i mezzi di informazione dicano ciò che sta accadendo veramente in università. Risultato: 1025 firme raccolte in due giorni. Ci chiediamo allora: perchè vale di più lo sparuto gruppo di chi vuole interrompere le lezioni? (Si tratta infatti di 18/20 studenti iscritti a questa facoltà: tutti gli altri vengono da fuori). C’è forse un “doppio fine” nel far credere che la protesta stia montando? All’università chi ci pensa? Paradossalmente a fare le spese di questa situazione è proprio l’università. Chi vuole veramente lavorare a una riforma del sistema viene sistematicamente censurato. (Lista aperta Obiettivo Studenti e Unicentro di Scienze Politiche, Milano) All'Università Statale di Milano lezioni ed esami si svolgono regolarmente
mercoledì 29 ottobre 2008
Nessuna delle decine di migliaia di persone che nei giorni scorsi hanno partecipato alle manifestazioni anti-Governo e anti-Gelmini intonando i consueti slogan in favore della non libertà di educazione sa di aver manifestato contro tagli che colpiscono esattamente il loro bersaglio preferito: la scuola libera. Con il decreto legge approvato a fine luglio, ai ministeri è stata data la piena discrezionalità rispetto alla scelta di come attuare i tagli di spesa previsti dal decreto. Questa discrezionalità ha avuto come risultato che nel Bilancio di previsione dello Stato lo stanziamento previsto per il 2009 per le scuole paritarie viene ridotto di oltre 133 milioni di euro. Si passa da 535.318.000 a 401.924.000 euro, con un taglio del 25%. Nei due anni successivi (2010 e 2011) lo stanziamento per le scuole paritarie prevede per il 2010 406 milioni di euro e nel 2011 la cifra viene tagliata ancora drasticamente di altri 94 milioni di euro: si passa da 406.100.000 a 312.410.000 euro. Un ulteriore taglio di quasi il 25%. In quattro anni dal (2008 al 2011) la cifra investita dallo Stato per le scuole paritarie viene dunque tagliata in totale di oltre il 40%. Da 535 milioni di euro si arriva a 312. Un taglio che ricadrà esclusivamente sulle famiglie che scelgono la scuola paritaria, indebolendo fortemente la libertà di educazione nel nostro Paese. Ancora più paradossale e preoccupante è il fatto che nel “Bilancio di previsione dello Stato per il 2009" la spesa complessiva riguardo il funzionamento dell’istruzione viene aumentata di 656 milioni di euro, con un forte aumento delle spese per l’istruzione primaria, secondaria di primo e di secondo grado. Il problema può essere risolto in due modi: approvando l'emendamento dell'On. Toccafondi firmato anche da altri trenta deputati della maggioranza tra cui Maurizio Lupi, Valentina Aprea, Raffaello Vignali, Renato Farina e Antonio Palmieri, nel quale si prevede il reintegro dei fondi tagliati, oppure con un maxiemendamento del Governo che appone fiducia alla legge finanziaria e alla legge di bilancio di previsione. Preoccupa altresì il fatto che sono dati assolutamente discordanti con la tendenza verso la strada dell'autonomia intrapresa dalla più parte dei paesi dell'Unione Europea, nei quali si è arrivati a capire quali sono i nemici da combattere per migliorare l'efficienza e la libertà di educazione dei cittadini: questi nemici sono i "malati di ideologia", chi vede cioè nello strapotere dello Stato il dispensatore supremo dei diritti e dei servizi per i cittadini, chi crede che la cosa giusta sia essere forti con i deboli e deboli con i forti. Un sistema scolastico ancora fortemente centralistico non può che rispondere a una logica della rendita politica tutta tesa a salvaguardare il tornaconto di burocrazie ministeriali e sindacati a dispetto dell’emergenza educativa del Paese. Bisogna invece avere il coraggio di liberalizzare l’intero meccanismo, altrimenti lo scontro ideologico produrrà ulteriori danni a quello che è già una mastodontica e inefficiente struttura al servizio soltanto della corporazione che vi lavora. Dobbiamo evitare che la scuola italiana ritorni a compiere gli stessi errori che comporterebbero un ulteriore abbassamento della qualità della scuola pubblica, ma soprattutto un impietoso "affamamento" della scuola libera.
Novità:
Detlev Rose, La società di Thule. Leggende - miti - realtà, Sigillo, euro 29,50
Uno studio documentato sulla Societa di Thule, sui suoi reali rapporti con i furuti capi nazisti: Hitler, Hess e Rosemberg e e sul fondatore stesso della Società, von Sebottendorff.
Elena Pontiggia, Modernità e classicità. Il ritorno all’ordine in Europa, dal primo dopoguerra agli anni trenta, Bruno Mondadori, euro 28,00
Come le avanguardie riscoprono la tradizione come un aspetto essenziale della modernità.
Rari (e altri)
PRIMA EDIZIONE - Umberto Nobile, Posso dire la verità. Con una lettera di Benedetto Croce, pp. 296, Mondadori, 1945, euro 30,00
Il dramma della spedizione polare guidata da Nobile, e il ritorno dei superstiti, nelle parole del diretto responsabile; qui Nobile tenta di dare una versione completamente diversa dei fatti, cosi come furono interpretati durante gli anni del fascismo.
OCCASIONE - Cagliostro, Memoriale, Ecig, euro 5,00
L’autodifesa di Cagliostro, dettata da una cella della Bastglia.
RARO - J. De Maistre, I meriti della rivoluzione, in Pro e contro la Rivoluzione, pp. 376, Salerno editrice, 1989, euro 9,00
Franco G: Freda, In alto le forche!. Il ‘68 e il nichilismo, Edizioni di Ar, euro 8,00
RARO - A. Nisbett, La vita di Konrad Lorenz, pp. 364, Bompiani, 1983, euro 14,00
La biografia del fondatore dell’etologia, accusato di simpatie per i nazismo per le sue teorie sull’aggressività.
OCCASIONE - Bienville, La ninfomania, ovvero trattato sul furore uterino, Ecig, euro 5,00
N. Goodrick-Clarke, La sacerdotessa di Hitler. Savitri Devi, il mito indù-ariamo e il neonazismo, Settimo Sigillo, euro 29,50
RARISSIMO - Giorgio Almirante, Il M.S.I. come scelta di libertà, 1971, euro 60,00
Relazione al comitato centrale del MSi del 24 aprile 1971.
RARISSIMO - A. Fiaccadori, Supremazia economica inglese e le origini della sua decadenza, pp. 424, Hoepli, 1940, euro 40,00
Dall’indice: le basi della potenza economica inglse; la nascita della grande induistria in Inghilterra; le conseguenze immediate della rivoluzione industriale; il trionfo del libero scambio ed il periodo aureo dell’economia inglese; il declino della supremazia industriale e commerciale inglese; le deficienza dell’organismo economico produttivo inglese; la nascita e la concorrenza dei grandi rivali dell’Inghilterra; la reazione protezionista e il risveglio dell’imperialismo in Inghilterra; lo sviluppo della politica preferenziale ed il tentativo di soluzione imperiale del problema economico inglese.
RARISSIMO - P. J. Goebbels, Noi tedeschi e il fascismo di Mussolini, pp. 102, Beltrami, 1936, euro 80,00
RARO - Pitigrilli, Pitigrilli parla di Pitigrilli, pp. 276, Sonzogno, 1961, euro 38,00
Lo scrittore, famoso per i suoi romanzi nei primi anni 20, e poi per essere stato un collaboratore dei servizi segreti fascisti, parla di se stesso
RARO - Essas Bey, Lenin, pp. 266, 8 illustrazioni, Treves, 1935, euro 24,00
RARO - Foto originale. S.E. Grandi, a bordo della nave “Marconi” lascia New York, diretto a Jersey City. Il sindaco di New York saluta calorosamente sua eccellenza. Formato 24×18. Perfetta. Molto animata. Istituto Luce, 1931. Euro 100,00
RARISSIMO - M. Pefferkorn - Ch. Goudouin-Jordan, Il giuoco del calcio, pp. 142, 34 disegni e 12 tavole fuori testo, Sonzogno, anni ‘20, euro 48,00
RARO - Carlo de Nicola, Diario napoletano, dicembre 1798 - dicembre 1860, pp. 728, rilegato, con sovracopertina, Giordano, 1963, euro 60,00
L’autore fu un noto avvocato napoletano che descrisse, ora per ora, gli avvenimenti della Repubblica napoletana del ‘99 e degli avvenimenti degli anni successivi. Tutti i personaggi maggiori, da Ferdinando IV a Maria Carolina, da Nelson al Cardinale Ruffo, sfilano nel libro assieme agli aspetti noti e meno noti della vita sociale di allora.
PRIMA EDIZIONE - Franz Herre, Prussia. Nascita di un impero, pp. 590, copertina rigida, con sovracopertina, alcune illustrazioni, Rizzoli, 1982, euro 30,00
Edouard Schuré, Evoluzione divina. Dagli antichi ai nuovi misteri, pp. 310, Tilopa, 1983, euro 24,00
La storia occulta dell’uomo, nello scritto più importante dell’Autore
RARO - Rolf A. Stein, La civiltà tibetana, pp. 308, copertina rigida, CDE, 1988, euro 24,00
Beniamino Massimo di Dario, La Notitia Dignitatum. Immagini e simboli del Tardo Impero Romano, 25 tavole a colori, Edizioni di Ar. Collezione ‘Paganitas’, euro 28,00
Quest’opera - qui riprodotta in un formato più ampio rispetto alle dimensioni dei titoli della collezione, per rendere con maggiore efficacia la bellezza delle 25 tavole a colori - ritrovata nel corso del XV secolo, ha rappresentato uno dei documenti fondamentali per la conoscenza e la comprensione della storia romana tardoantica. Lo studio di Beniamino M. di Dario ne pone in risalto la complessa matrice simbolica, interpretando questo “registro delle cariche civili e militari” dell’Impero, come un libro di araldica della romanità.
G. Evans, Lao-Tse. Il libro della via e della virtù, pp. 176, Fratelli Bocca, 1924, euro 38,00
Uno dei massimi testi della cultura sapienziale, al quale anche Evola dava estrema importanza.
RARO - E. Siracusa Cabrini, Lodovico di Varthema alle isola della Sonda, pp. 260, rilegato, Paravia, 1932, euro 24,00
Questo soldato italiano del ‘500, viaggiò, tra il 1501 e il 1508, in terre ancora sconosciute. Egli in questo libro racconta il suo itinerario, che si sviluppa lungo lo stesso percorso dell’espansione dell’impero portoghese.
PRIMA EDIZIONE - Piccard A. - Dalla stratosfera agli abissi marini, pp. 262, ril., 64 ill., Garzanti, 1955. Euro 22,00
L’inventore del pallone stratosferico, si dedicò, poi, alla costruzione del batiscafo, per raggiungere le profondità marine.
RARISSIMO - Rodolfo Graziani, Ho difeso la Patria. Con 8 documenti fuori testo, pp. 604, Garzanri, 1948, euro 60,00
Dall’indice: tra il sogno e la realtà; il Libia dal 1921 al 1934; per la conquista di un impero; vicerè d’Etiopia; il complotto di Addis Abeba; il mito d’Orfeo; Capo di Stato Maggiore dell’esercito; la campagna in Africa Settentrionale 1940-41; ritorno alla terra; l’inaspettato e la verità; i venti mesi del Garda; i miei rapporti col Cardinae Schuster, arcivescovo di Milano; verso l’epilogo.
ALTRE NOVITA’
* Leni Riefenstahl,
Schönheitim olympischen kampf.
Evoliana, II. A cura delle Edizioni di Ar.
Caratteristiche dell’opera. Pp.: 284; fotografie: 284 (molte a piena pagina); formato: 24×32; copertina: cartoncino “Tintoretto camoscio” di gr. 300; carta interna: “Palatina avoriata” di gr. 120. Ristampa anastatica curata in 250 esemplari.
Euro 90,00
Tracce di lettura
[…] Dopo “Trionfo della volontà (1934) - per il quale Hitler, dotato di sicure qualità artistiche, pare averle suggerito l’innovazione della ripresa con l’obiettivo in movimento -, è la volta di “Olimpya” (1936), la pellicola da cui sono tratti i fotogrammi che scandiscono questo volume. A conferma del fatto che essi sono stati scelti non con il criterio funzionale della ricognizione documentaria, ma sul paradigma incondizionato della bellezza, della Kalokagathìa, riportiamo una nota dell’Autrice: “Sognai come la statua si trasformasse in un uomo di carne e sangue, mentre al rallentatore il disco cominciava a vibrare (…) Le statue si trasformano in danzatrici del tempio che si consumano nelle fiamme, il fuoco olimpico di cui s’infiamma la fiaccola che dal tempio di Zeus viene portata alla moderna Berlino del 1936″. L’Interesse quì è dato dalla chiarità, espresse in immagini vive di come la bellezza per la Riefenstahl si irradi attraverso metamorfosi rdinate e armoniche: echi e risonanze delle metamorfosi elevate dall’arte ellenico-romana a forme canoniche, ovvero a idee, della realtà.
* Grosse Deutsche Kunstausstellung 1940.
(Grande mostra dell’arte tedesca)
Imhaus der Deutschen kunst zumunchen juni - oktober 1940
Evoliana III.
A cura delle Edizioni di Ar.
Carattristiche dell’opera. Pp. 112, di testo e 68 di riproduzioni delle opere; copertina: cartoncino patinato di gr. 300 con plastificazione opaca; carta interna: patinata opaca di gr. 115. Ristampa anastatica curata in 250 esemplari.
Euro 25,00
Tracce di lettura
Era nella biblioteca di Julius Evola il catalogo della Grosse Deutsche Kunstausstellung 1940 [Grande mostra dell’arte tedesca].
Luogo dell’esposizione, il bel palazzo disegnato e costruito dall’Architetto Troost in Monaco di Baviera.
Le opere raccolte e quelle qui raffigurate sono, in generale, tutte di buon valore, e come idea e come fattura, con qualche punta, però, davvero notevole, qual’e è l’estatico bellissimo nudo femminile scolpito da Josef Thorak (n. 55) […]
Il Blocco Studentesco Scuola e Università annuncia una manifestazione per il 6 novembre in via Ruggero Settimo, angolo via Mariano Stabile, alle ore 16.00, contro alcuni punti della riforma Gelmini.
Stanotte i militanti forzanovisti hanno “sbarrato” simbolicamente, con del nastro bianco/rosso, le entrate degli istituti di credito maceratesi e hanno affisso davanti agli sportelli un manifesto che recita “ Fermi tutti, questa è una rapina!…non farti fregare, ritira i tuoi risparmi!” “Ci hanno fatto indebitare - si prosegue nel volantino - costringendoci a tassi assurdi e ora che le banche sono sull’orlo del collasso, il governo vorrebbe salvarle coi soldi pubblici. Diamo il colpo di grazia a questi ladri legalizzati e ai loro politici camerieri!”
Lonigo, 28 ottobre 2008
ROMA - Silvio Berlusconi non retrocede sul fronte delle preferenze da eliminare dalla legge elettorale europea. E lo fa anche e nonostante tra le righe delle parole di Napolitano si potesse leggere un invito a un ripensamento. Durante una conferenza stampa dopo una riunione alla Protezione civile, il Premier ha spiegato che il suo no alle preferenze è molto semplice: «Voglio che in Europa ci vada gente altamente qualificata e che in tutte le ventitrè Commissioni ci siano professionisti di ciascuna materia. Solo scegliendo noi chi va in lista saremo sicuri di avere una rappresentanza capace di difendere gli interessi italiani». Berlusconi, di contro, ha spiegato che «con le preferenze sarebbe eletto chi è più capace a farsi promozione e si tornerebbe inoltre al finanziamento della politica, che è esattamente il contrario di quanto chiedono gli italiani che vogliono una politica limpida, pulita e trasparente. Con le preferenze - ha concluso - si tornerebbe alla stagione precedente».
Martedì 28 una delegazione della Fiamma Tricolore di Tarquinia ha incontrato presso il locale il Borgo a Bagnaia in provincia di Viterbo, il presidente Alessandro Bordoni in occasione del tradizionale anniversario dei reduci e combattenti della Repubblica Sociale Italiana, e nella circostanza era presente anche la Contessa Sambruni, figlia del Conte Attilio.
Tratto da Repubblica Di Alessandro Longo LA BANDA LARGA italiana del futuro è un vicolo oscuro, tutto in salita. L’ultima notizia è una lucina che si accende in lontananza. Una speranza gravata da dubbi e incognite: il sottosegretario allo sviluppo economico Paolo Romani ha annunciato che adesso, per rinnovare e potenziare la rete italiana, i soldi pubblici disponibili sono saliti a un miliardo di euro. Contro gli 800 milioni finora previsti, stanziati con l’ultima Finanziaria.
Per saperne di più, su come saranno utilizzati questi soldi, bisognerà aspettare l’esito degli incontri organizzati, tra vari soggetti del settore, da Francesco Caio (già consulente del Regno Unito per questi temi). Il governo l’ha messo a capo di una task force per risolvere appunto l’impasse in cui è precipitata l’Italia: serve una nuova rete per avviare un nuovo ciclo economico, ma mancano i soldi e persino un accordo tra i soggetti interessati.
Qualche dubbio è però possibile avanzarlo sin d’ora.
Per cominciare, è ben difficile che quel miliardo possa contribuire davvero alla rete di nuova generazione com’è stata intesa finora, cioè fibra ottica nelle case o nelle vicinanze, per dare connessioni di “decine di megabit al secondo” (fino a 50-100). Si tratta infatti di fondi Fas, che sta per “Fondi aree sottoutilizzate”: come ha ricordato in più occasioni Maurizio Dècina, ordinario del politecnico di Milano e grande esperto di questi temi, sono soldi che serviranno non al futuro della banda larga ma a colmare i ritardi in cui versano alcune aree. Cioè a risolvere il digital divide.
Un miliardo è appunto quanto Telecom Italia stima necessario per dare la fibra ottica nelle 2.400 centrali che ancora ne sono sprovviste. E che per questo motivo o non hanno l’Adsl o la possono offrire solo a bassa velocità (640 Kbps). Telecom però ha ribadito che non intende investire in fibra ottica nelle centrali rimanenti, perché non è conveniente; poiché sono le sue centrali, non possono farlo gli altri operatori e quindi può farlo solo lo Stato. Del resto, le attuali regole comunitarie permettono interventi pubblici solo in aree di “total market failure”, che al momento può essere interpretato solo con l’assenza di fibra nel sottosuolo. Se non cambiano le regole comunitarie, lo Stato non può investire nell’Ngn, la banda di nuova generazione (come invece hanno fatto i governi dell’Estremo Oriente, dove per questo motivo le nuove reti sono già a buon punto e portano fino a 1 Gbps nelle case).
Ma anche se quei fondi sono destinati al digital divide, resta uno scoglio da superare: fare in modo che questo miliardo non appaia, agli occhi di Bruxelles, come “aiuti di Stato” a un operatore. Il problema è che se viene portata fibra nelle centrali Telecom, quest’ultima se ne avvantaggia, perché può vendere accesso banda larga, grazie all’investimento pubblico, agli utenti o ad altri operatori. Il governa dovrà trovare una formula per evitare l’altolà di Bruxelles, quindi.
E comunque resta irrisolto il problema di trovare fondi per l’Ngn. Il piano previsto da Telecom Italia (13 milioni di linee nel 2016) è considerato insufficiente per assicurare un futuro allo sviluppo economico italiano, di qui è nata appunta la task force, che vuole dare banda oltre i 20 Mbps a tutti gli italiani entro il 2013.
Ma con quali fondi? L’unica via è ora quella di coinvolgere più soggetti, non solo Telecom ma tutti gli operatori; non solo gli operatori, ma anche le pubbliche amministrazioni e aziende dotate di infrastrutture (come Ferrovie dello Stato, Poste Italiane), per contribuire allo stesso scopo. Il progetto potrebbe essere finanziato anche dalla Cassa depositi e prestiti, il cui contribuito, essendo appunto un prestito, non dovrebbe essere configurabile come aiuto di Stato.
Bene, ma quanti soldi servono? Almeno 10 miliardi di euro, ma le stime qui cambiano: se ci si accontenta di 50 Mbps sono 13 miliardi; se si vuole dare la fibra a buona parte degli italiani, si sale a 25 miliardi (secondo Between-Osservatorio Banda larga).
Prima però bisognerà superare un altro scoglio (l’ennesimo): mettere d’accordo i vari soggetti su un progetto comune. È anche questo uno scopo degli incontri di Caio, ma è impresa molto difficile.
Gli operatori hanno già fatto sapere di avere una visione molto diversa su come investire in Ngn. Paolo Bertoluzzo, ad di Vodafone, ha detto che i fondi pubblici andrebbero investiti non in fibra ma in antenne, per dare la banda larga in mobilità a tutti gli italiani. Peccato però che la rete mobile finisce sì in antenne, ma ha bisogno comunque di fibra ottica a monte per poter collegare ad alta velocità molti utenti alla dorsale internet nazionale. Altrimenti, in assenza di fibra, c’è un collo di bottiglia e l’alta velocità mobile resta solo teorica.
Ma anche sulla fibra ci sono divergenze, tra gli operatori: deve arrivare davvero fino alle case? Si può fermare prima, per ridurre i costi (ma anche la velocità)? In che modo permettere ai vari operatori concorrenti di utilizzare la nuova rete? Telecom vorrebbe regole nuove, sulla Ngn, mentre i concorrenti vorrebbero conservare i vecchi principi. Quelli che obbligano Telecom a condividere le proprie infrastrutture.
Infine, non basta mica fare una rete veloce per dare un futuro digitale all’Italia. Se la domanda è immatura, la rete resta sotto utilizzata, perché la gente non saprà che cosa fare di tanta velocità. È il problema descritto da un rapporto di Between, secondo cui la cultura informatica in Italia è molto limitata, così come il numero di utenti di pc.
Il governo ha presente anche questo problema, infatti Romani ha annunciato che il piano prevede anche l’aumento della cultura informatica della popolazione, in cinque anni. Cominciando dalla Pubblica Amministrazione, che sarà spinta a adottare in misura maggiore le nuove tecnologie. Progetto che in realtà i governi rilanciano a ogni legislatura, perché è dura vincere le resistenze culturali. Insomma, questa è una strada irta di difficoltà, ma che l’Italia non può permettersi di non tentare di percorrere.
“Siamo stanchi di professori che utilizzano il proprio ruolo per fare politica ed indirizzare i pensieri degli studenti.” Così Luca Marsella, portavoce del gruppo Area Identitaria nel XIII Municipio, si è espresso dopo che, in tutte le classi del Liceo Anco Marzio, è stata letta una mozione contro la riforma Gelmini, approvata dal Collegio dei docenti dell’istituto. “Un documento fazioso e pieno di falsità – ha continuato Marsella – dettato solo dall’ideologia politica degli insegnanti e che ha il solo scopo di portare gli studenti dalla propria parte politica. Ma i giovani della libertà sono pronti a rovesciare la dittatura del ‘68. Noi chiediamo merito e valori, loro continuano a darci odio ed intolleranza. “Chiederemo al ministro Gelmini di vigilare su queste vicende – ha concluso Marsella - soprattutto ora che, con il sacrosanto ritorno del voto in condotta, professori e presidi “anti-riforma” potrebbero usare questa arma a loro
Apprendiamo con stupore che i principali mezzi di informazione di Torino e Provincia parlino dei “ragazzi di destra” come coloro che affiancano il Ministro Gelmini e tutto l’esecutivo nel tentativo di affondare la scuola pubblica.
A Catania dal 25 ottobre all’ 1 novembre 2008: “Settimana per la difesa della Vita”
Tratto da Disinformazione Di Fabrizio Zampieri, economista ed analista finanziario fabrifinanz@hotmail.com
Stiamo subendo da circa un anno e mezzo una crisi economica e finanziaria che non ha avuto eguali per dimensioni e diffusione prima d’ora. E tutti sono convinti abbia avuto origine negli Stati Uniti e dagli States sia poi giunta al resto del mondo. Ebbene tale disastro è nato in Gran Bretagna, nella City e, nello specifico, all’interno di numerose società di ingegneria finanziaria. Dobbiamo tener presente che il 90% dei prodotti finanziari, buoni ma soprattutto non buoni, viene studiato e progettato presso queste società finanziarie/bancarie.
In questo caso, la causa dei principali mali del mondo è rappresentata dai cosiddetti strumenti derivati, denominati CDO e CDS.
Tali strumenti non sono altro che mutui immobiliari “impacchettati” e trasformati in obbligazioni. Quindi, grazie a questa operazione di “cartolarizzazione” (trasformare in carta un mutuo) tutte le principali Banche hanno potuto vendere a chiunque e all’esterno i debiti immobiliari dei loro clienti. Naturalmente il vantaggio delle Banche stava proprio nel fatto che potevano ottenere ulteriori profitti da queste obbligazioni strutturate: infatti, chi acquistava un’obbligazione garantita da un mutuo immobiliare prestava una certa quantità di denaro per un certo periodo di tempo ricevendo un interesse, garantito dai pagamenti rateali di chi aveva realmente sottoscritto il mutuo.
Si parla anche di mutuo “subprime”per indicare che questo è effettivamente un mutuo a rischio, detto in termini tecnici NINJA (No Income, No Job or Asset = Nessun Reddito, Nessun Lavoro stabile o Garanzia Finanziaria).
Praticamente, il circuito partiva dalle Società di ingegneria finanziaria che progettavano il prodotto, proseguiva poi con le Banche Commerciali (quelle che erogavano i mutui ai clienti) che impacchettavano i mutui e vendevano le obbligazioni alle Banche d’Affari o le collocavano direttamente sul mercato. In questo modo si creava una sorta di circolo vizioso con l’entrata di continua liquidità derivante dalla vendita delle obbligazioni strutturate, liquidità utilizzata per sostenere richieste di nuovi mutui e finanziamenti, e nuovamente per emettere altre obbligazioni strutturate.
Iniziata con gli Stati Uniti (a parte la progettazione avvenuta nella city di Londra) questa prassi è divenuta comune sia in Asia che in Europa tantoché pochissime Banche, anche europee, sono immuni da questo fenomeno.
E questo giochetto, che ha portato enormi profitti “facili” nelle casse delle Banche è andato avanti per anni, sostenuto anche dal continuo sviluppo del mercato immobiliare americano, con aumenti costanti del numero delle case costruite (esiste anche un indice economico basato sul numero dei nuovi cantieri) ed ovviamente con gli aumenti dei prezzi. Ciò ha portato inesorabilmente alla creazione di una bolla speculativa, che è esplosa, negli Stati Uniti, circa un paio d’anni fa, causando insolvenze, mancati pagamenti e rimborsi parziali delle rate dei mutui di massa. Ricordiamo che in America i mutui vengono, almeno venivano concessi ai cittadini con richiesta di minime garanzie e per importi del 100-130% dell’immobile oggetto del mutuo.
Si è assistito quindi al blocco dell’aumento del prezzo delle case e successivamente al suo crollo, non ancora terminato.
Immaginate ora cosa può essere successo dal lato delle note obbligazioni legate ai mutui subprime: chiunque detenesse nel proprio portafoglio questi titoli ha iniziato a venderli precipitosamente, ma con difficoltà perché ormai erano privi di garanzie (i clienti non pagavano più le rate), i prezzi erano scesi profondamente, e le quotazioni furono sospese.
A seguito di questa crisi, diverse Banche americane dichiararono fallimento o pesanti insolvenze (Lehman Brothers, Merril Lynch, AIG, Fannie Mae, Freddie Mac, Mutual Washington, ecc…), costringendo il Governo e la Fed (Banca Centrale Americana) ad interventi di sostegno e salvataggio mediante enormi iniezioni di liquidità.
E veniamo all’ultimo atto, ovvero all’approvazione da parte dell’Amministrazione Bush, naturalmente in collaborazione con la Fed , del pacchetto di misure d’emergenza mediante la costituzione di un mega fondo pubblico da 700 miliardi di dollari (si stima però che il vero “buco” si attesti intorno ai 1.500 miliardi di dollari), che avrà la funzione di raccogliere, per il prossimo biennio, questi titoli finanziari “tossici”, ormai privi di mercato e detenuti dalle Banche Usa. L’obiettivo è senz’altro quello tentare di stabilizzare i mercati finanziari, dai quali poi dipende la sorte di tutti gli altri settori economici.
Ora gli effetti, come sempre, partendo dagli Usa stanno arrivando anche in Europa dove molte Banche hanno acquistato e rivenduto ad altre Banche, Sim, Gruppi Assicurativi, Fondi Pensione, Amministrazioni Pubbliche (Stati, Regioni, Province e Comuni), Gruppi Industriali, le obbligazioni strutturate sui mutui subprime. Immaginiamo quali potranno essere le conseguenze dell’azzeramento di valore di queste obbligazioni per i Fondi Pensione o per le Amministrazioni Pubbliche, e quindi per la collettività, che le detengono nel proprio portafoglio…
In Europa, però, non c’è ancora alcun accordo su un eventuale piano di salvataggio comune.
Anche l’Italia non è immune da tale situazione negativa ed i principali Gruppi Bancari (Unicredit, e prossimamente anche Intesa ed MPS) iniziano ora a far uscire comunicati stampa con i quali si dichiarano notevoli difficoltà finanziarie legate al possesso e alle perdite causate da questi titoli (obbligazioni strutturate e derivati). E’ proprio di questi giorni l’annuncio dell’Amministratore Delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, relativo ad un prossimo aumento del capitale sociale della Banca necessario per far fronte a tali problematiche. E pensare che lo stesso Profumo, fino a pochi mesi fa, intervistato, continuava ad affermare che era tutto sotto controllo, i fondamentali erano più che buoni e la Banca da lui condotta non aveva certo da temere nulla (forse non aveva detto tutta la verità); nel frattempo il valore del titolo ha perso oltre il 50%.
E questa possiamo definirla la cronaca della nascita e sviluppo della nuova crisi finanziaria del 2008.
Ma, al di là della mera e tecnica cronistoria, mi sembrano doverose alcune considerazioni, alle quali vorrei lasciare la risposta ai lettori:
- è giusto che il conto di tale disastro finanziario sia poi pagato dai cittadini?;
- è giusto che la maggioranza della Comunità ripiani il conto salato causato da una minoranza di avidi, ricchi, egoisti, imbroglioni, bugiardi e ladri?;
- è giusto che i veri autori di tale “truffa” finanziaria legalizzata (i nomi sono sempre quelli delle principali Banche d’ Affari Usa e delle Banche Commerciali loro complici americane, asiatiche ed europee), alla fine escano impuniti con il benestare delle principali Autorità Governative e di Controllo?;
- è giusto che gli amministratori di queste note Banche d’ Affari e Commerciali, dopo aver causato un tale dissesto mondiale, semplicemente si dimettano dalle loro cariche e se ne escano con liquidazioni di 30-40-60 milioni di dollari ciascuno?;
- è giusto che all’interno delle più alte cariche governative e degli organi di controllo siedano personaggi provenienti da queste famigerate Banche d’ Affari? (l’esempio emblematico è il caso di Henry Paulson, Ministro del tesoro Usa, con patrimonio personale stimato intorno ai 700 milioni di dollari e, guarda caso, proveniente da Goldman Sachs; ma ricordiamo anche Mario Draghi, oggi Governatore di Banca d’Italia, proveniente dalla stessa Banca d’Affari, e lo stesso Romano Prodi, ex Primo Ministro del Governo Italiano e proveniente sempre dalla stessa Banca…);
- è giusto che le società di Rating, che dovrebbero essere degli Enti imparziali e super partes, ma che invece sono in collusione con queste Banche d’Affari, applichino giudizi e punteggi positivi a queste obbligazioni e a quelle delle Banche amiche pur non avendone i requisiti? (ricordiamo che le obbligazioni di Lehman Brothers avevano AAA, ovvero il massimo punteggio di affidabilità e, nella sola Italia, i risparmiatori truffati possessori di tali titoli si stima siano oltre 300.000).
Inoltre, un nuovo pericolo è all’orizzonte sul sistema finanziario Usa, e successivamente in Europa: il rischio fallimenti relativamente ai rimborsi legati alle carte di credito.
E’ infatti sempre maggiore il numero di clienti che non riescono a far più fronte ai pagamenti, in un’unica soluzione e rateali, sulle carte di credito. E forse non tutti sono a conoscenza che, nei giorni scorsi, mentre al Congresso Usa si votava il piano di salvataggio di Paulson, è stata approvata, sempre dal Congresso, una Legge a favore dei detentori di carte di credito, in difficoltà nei pagamenti, che impedisca alle Compagnie Finanziarie e assicuratrice di alzare indiscriminatamente gli interessi retroattivamente, senza preavvisare la clientela. Dopo le segnalazioni di migliaia di clienti, la stessa Federal Reserve ha dovuto ammettere che queste rappresentano pratiche “ingannevoli”.
Ed i numeri di tale fenomeno non sono per niente incoraggianti: nel solo 2007 ed inizi 2008 il tasso delle insolvenze è aumentato in maniera vertiginosa e si stima che circa 2.5 milioni di cittadini rischiano il fallimento personale.
Di Adalberto de’ Bartolomeis Oggi il decreto del Ministro della Pubblica Istruzione, on. Mariastella Gelmini è stato approvato. Si sapeva. Non potevano esserci dubbi. In molte città italiane, studenti, docenti, rettori, qualcuno, genitori e bambini sono per le strade, invadono piazze, simulano lezioni, causando interruzione al servizio pubblico, un reato penale! Mi sembra che la stragrande maggioranza di chi protesta siano gli universitari ed i docenti, ordinari, ricercatori ed associati. Cosa c’entrano? Cosa c’entra l’ università con il decreto Gelmini? Non lo so! Il provvedimento, che consta di 6 articoli, riguarda la scuola primaria e non i licei e le università. Le competenze del maestro unico. Punto. Ma perché, allora, le piazze sono occupate da professori degli istituti di secondo grado e docenti universitari? Il decreto potrebbe risultare anche controverso, ma non entro nel merito, tuttavia, nella sua stesura si rivolge ad un preciso comparto scolastico, specificando chiaramente il ruolo di questo “maestro unico”. Insomma è diretto alle scuole elementari. Tagli e quant’altro sono un capitolo a parte: la riforma delle università. Mi auspico davvero che questa riforma sia fatta, anche perché, mi sembra che l’ Italia non goda molto della capacità di sapere fare riforme! Io credo che per risolvere un qualsiasi problema, prima ci si mette a tavolino, si studia il problema, lo si analizza ben benino e poi si procede, in questo caso, proponendo, PRIMA, soluzioni che eliminino storture, inutili regolamentazioni, dove campano, che so, mille docenti su sei studenti (ho fatto un esempio) e poi si procede con i tagli, la chiusura di strutture inservibili, da spreco. Sono più di tremila! Ecco, tutto questo non centra proprio nulla con il decreto Gelmini. Chi, adesso, protesta, manifesta “pacificamente”, si è dimenticato che il provvedimento relativo ai tagli nel pubblico impiego è il decreto n.112 del 25 maggio 2008, approvato ad agosto, quando i signorini che, ora, stanno chiassosamente sbraitando, erano, a giugno, o in montagna e, tra luglio e settembre, al mare! A nessuno gliene importava un fico secco, allora, della manovra del governo, perché molti italiani sono fatti così: non possono rinunciare ai propri comodi, agli ozi estivi, alle spiagge, ai “last minute” e quant’altro. Poi, sempre dopo, ci ripensano, ma, come spesso accade, confondono le problematiche e finiscono per fare di un’erba un fascio! Il fascio sarebbe ora giusto, ma peccato che quei tempi sono passati! Sono lontani! Oggi dobbiamo faticare a sorbirci un’indecenza di gente che nemmeno se lo è andato a leggere il decreto Gelmini. Intanto è stato approvato e così, via l’ imbecillità che dura dal 1991, dove è solo in Italia che nelle prime classi di apprendimento i bambini finiscono per impazzire ad avere duecento maestri. Dobbiamo finirla con l’ egualitarismo, il populismo di massa, l’assistenzialismo che sforna, poi, gente ignorante come delle capre! Dobbiamo finirla ad avere persino nei piccoli centri abitati sedi universitarie, corsi master o di specializzazioni varie. La si deve smettere di tollerare una miriade di laboratori e dipartimenti di ricerca, con un esercito di “ricercatori”, assistenti, assistenti degli assistenti e quattro studenti! E’ pazzesco continuare ad avere centinaia di mongolfiere che alla fine esplodono! Sì perché a forza di incrementare il numero degli stipendifici, solo in Italia, dico solo in Italia c’è un rapportodi 10 a 3 della quantità inutile di corsi universitari contro i soliti tradizionali, che esistono, che so, in Francia o in Germania ecc. Non è possibile sfasciare una società con mille corsi universitari, la maggior parte identitici, cloni di Scienze di qui, Scienze di qua, Scienze del baluba, che peraltro non corrispondono minimamente ai settori del lavoro, dell’ impresa, dell’ industria o dell’ intera economia italiana! E’ folle continuare ad illudere migliaia di ragazzi, generazioni continue che vengono su, ma con quali prospettive? Si sono inventati la “cultura dei debiti e dei crediti formativi”! Ma che si vergognino molti “signori professori” che hanno voluto prestare il fianco a tanti politici, i quali non hanno esitato, tra vari disastrosi governi, a prestare il fianco all’ indecenza spettacolare, tutta italiana: quella di ricevere dallo Stato centinaia di miliardi, prima erano le lire, ora è l’euro, a discapito, io dico, sia degli studenti, per primi e poi dell’ intera collettività. Cari lettori che leggete, non importa quali idee politiche abbiate, ma siamo giunti al punto che o si chiudono strutture inutili e per chiusure si capisce che annesse all’ eliminazione vanno a casa tante persone che se ne stanno letteralmente approfittando, attingendo a “mamma Stato” salari mensili, non giustificabili, oppure saremo destinati ad implodere come società. Non parliamo, poi, delle ricerche scientifiche che durano decenni, i cui progetti, costosi, sostenuti con poderosi aiuti, sempre da parte dello Stato, se andiamo a svolgere controlli accurati, sono ancora lì, in conclusi e intanto cosa ha fatto l’ università italiana : il magna magna, alle spalle di chi? Ma del popolo e di chi sennò! Allora mi direte che questo governo non deve eliminare gli sprechi? Lo deve fare rapidamente, perché se i laboratori di ricerca, compresi i ricercatori non valgono un tubo, perché sono degli emeriti ciucci (asini), via, devono sparire, devono liquefarsi e non riversarsi nelle strade e voler solo pretendere, vantare diritti che non hanno, insieme alla complicità di qualche rettore, peraltro, che dall’alto della sua “scienza infusa” dispensa laconiche invettive, infabulando abilmente chi, per diversa provenienza culturale e di ceto, è sprovveduto. Questo è ciò che, cari amici lettori, asistiamo in questa, anche penosa Italia. Un’ Italia che ama la strumentalizzazione, il casino da baraccone, le citazioni a sproloquio in latino o in greco, per dimostrare che cosa? Spiace asserire che questo scempio di cui non ne siamo completamente informati, come opinione pubblica, appartiene ad un modo sbagliato di concepire uno stile di vita, ovvero, pretendere ed inneggiare ai diritti, ma mai una volta che esistano i “mea culpa”, “ mea santissima culpa”, i Doveri. Sono anni che sento parlare solo di diritti. I doveri ce li siamo, forse, dimenticati?
Tratto da http://orizzonteitaliano.myblog.it Di Elia Pirone Approvata la riforma Gelmini in Senato, si può finalmente dire che la scuola pubblica si sia finalmente incamminata sul sentiero che porta alla serietà e all’onestà intellettuale di questa istituzione fondamentale. Con buona pace delle proteste dei soliti servi del sistema (leggi: la sinistra) che non perdono occasione per falsificare, mentire e strumentalizzare tutto ciò che può essere falsificato, non ci resta che plaudire a una scuola che può dirsi ritrovata. Certo c’è ancora molto da lavorare, c’è da consolidare i miglioramenti che sono stati introdotti nel sistema scolastico, bisogna farli “sedimentare” fino a che non vengano accettati da tutti, perché la storia ci insegna che le novità, specialmente se positive, sono state sempre accolte con molto sospetto, se non con arroganza.
Gli italiani scendono in piazza per molti motivi. Soprattutto per le cause - spesso giuste e sacrosante - di altri popoli e paesi. Forse è il momento di cambiare. Forse è il momento che gli italiani sentano il diritto di scendere in piazza anche per loro stessi, per la loro storia, per il loro orgoglio.
Novant’anni fa, il 4 novembre 1918, un’altra Italia si rialzava in piedi dopo il disastro di Caporetto. Si rialzava e vinceva una guerra, la più spaventosa guerra che fino ad allora il mondo avesse visto. Una guerra vinta non contro altri italiani ma contro un altro Stato che da secoli dominava importanti regioni e che impediva il compimento del processo unitario iniziato con la Prima guerra di Indipendenza nel 1848. Oggi nell’Italia delle mille crisi e delle mille emergenze, sommersa dall’immondizia e dallo sconforto, sembra quasi una leggenda. E’ storia, invece.
Allora ripartiamo da là. Ripartiamo proprio dal 4 novembre. Ripartiamo chiedendo agli italiani - per una volta - di scendere in piazza per loro stessi, e ripartiamo chiedendo al Presidente della Repubblica e al ministro della Difesa di restituire al popolo italiano la festa del 4 novembre.
Un festa solenne, corale, condivisa. La festa di tutto il popolo italiano. Delle sue Forze Armate, che il 4 novembre 1918 conquistarono la Vittoria, ma anche del popolo che lavorò e soffrì coi suoi soldati. La festa dell’orgoglio di una nazione che non fu messa in ginocchio, ma seppe riscattarsi e imporsi all’ammirazione del mondo. Una festa per una bandiera che l’unica per tutti: il Tricolore.
Storia in Rete lancia da queste pagine un’appello per chiedere la ricostituzione della Festa del 4 Novembre, non solo festa delle Forze Armate, ma festa dell’Unità e dell’Orgoglio nazionale.
Chiediamo ai nostri lettori di sottoscrivere e diffondere questa iniziativa liccando su questo link
Proprio in questi giorni tutta l’Italia discute sulla mancanza di valori, di una cultura condivisa, di fiducia nel futuro. Tutti si interrogano su cosa fare, dove guardare.
La risposta è sotto gli occhi di tutti: RIVALUTIAMO LA NOSTRA STORIA! Una grande vittoria, il sacrificio di milioni di soldati - fra cui settecentomila sono caduti -, l’impegno di tutta la nazione affinchè la guerra giungesse ad una conclusione vittoriosa. Eppoi, oggi, possiamo anche celebrare tutto questo conciliati con gli ex nemici di allora, nella consapevolezza che valore, sacrificio e coraggio sono valori universali che uniscono e non dividono.
storia in rete
L'elemento innovativo, rispetto alle scorse edizioni sostanzialmente incentrate sull’apertura delle caserme ai cittadini, che pure permangono, consiste nel creare nuove occasioni d’incontro tra cittadini e Forze Armate, rinsaldando un legame storico tra la società italiana e gli uomini e donne "con le stellette". Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, nel presentare il programma delle celebrazioni sottolinea come le Forze Armate "siano percepite dai cittadini come presidio di libertà e sicurezza e riconosciute come garanzie delle Istituzioni democratiche".
Le iniziative per celebrare la ricorrenza del 4 novembre sono state presentate dal ministro Ignazio La Russa nel corso di una conferenza stampa svoltasi il 23 ottobre a Palazzo Chigi. Nell’occasione è stato proiettato in anteprima lo spot che sarà trasmesso dai circuiti televisivi nazionali. Lo spot, dalla durata di 30 secondi, pone enfasi sul rapporto di fiducia e affetto tra la popolazione civile e le Forze Armate, con immagini di sicura presa emozionale accompagnate da un suggestivo sottofondo musicale in crescendo.
Le celebrazioni si apriranno il 4 novembre con l’alzabandiera e la deposizione della corona d’alloro all’Altare della Patria da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Nella stessa giornata, il Presidente della Repubblica e il ministro della Difesa Ignazio La Russa, saranno presenti al Sacrario Militare di Redipuglia (Gorizia), uno dei più grandi al mondo, che custodisce le salme di 100.000 caduti della Grande Guerra. Le manifestazioni celebrative proseguiranno l’8 e il 9 novembre in 21 piazze d’Italia. Un concerto a Piazza del Popolo, a Roma, concluderà la serie di eventi.
Elezioni americane, la partita si è giocata anche in Rete e sui social network, dalla mobilitazione degli elettori ai finanziamenti. Ne abbiamo parlato con Giuliano da Empoli, brillante sociologo e autore del libro "Obama. La politica nell'era di Facebook" (Marsilio).
Barack Obama ha rivoluzionato la politica con l'utilizzo dei social network e ne ha capito il valore, reclutando nella sua squadra anche Chris Hughes di Facebook. L'utilizzo di questi strumenti (MySpace, YouTube, Twitter, ecc). implica una maggiore trasparenza nell'attività politica?
I social network implicano un minore controllo della politica sui cittadini, ma non sono a priori una garanzia di trasparenza. Inoltre consentono a chi vi partecipa di organizzarsi in maniera autonoma e questo impaurisce i politici. Ma possono portare anche grandi benefici.
Guardiamo all'Italia: è Veltroni il Barack de noantri?
Veltroni ci prova, ma c'è molto da fare. Innanzitutto Obama non ha mai parlato per un'ora e mezza come lui ha fatto sabato scorso, i suoi speech sono di 30 minuti al massimo.

L'entrata in servizio di caccia di nuova generazione, come il Typhoon e altri, tra cui in futuro l'americano F-35, richiede una rapida modernizzazione delle flotte di aerei da addestramento, specie dei cosiddetti addestratori avanzati, in servizio in tutto il mondo e oramai equipaggiate con mezzi quasi d'altri tempi. Anche qui, come per i caccia, la lotta tra i costruttori è serrata e a livello globale, ma il mercato è forse più aperto alla competizione.
Gli addestratori avanzati sono importanti non solo perché necessari per passare agli aerei da caccia di prima linea, ma anche perché essi stessi si possono trasformare in aerei da caccia leggeri e d'appoggio tattico di costo relativamente contenuto. Così, ad esempio, dall'addestratore coreano T-50, realizzato da Korean Aircraft Industries insieme all'americana Lockheed Martin, sono stati sviluppati una "versione armata" (A-50) e poi il progetto del caccia leggero F/A-50 che potrebbe volare nel 2010.
Sul mercato mondiale il T-50 è uno dei rivali dell'addestratore avanzato italiano M-346 di Alenia Aermacchi, il cui esemplare di pre-serie ha fatto il suo primo volo ufficiale pubblico lo scorso 7 luglio. Aermacchi ha un ruolo di rilievo nel settore con circa duemila aerei da addestramento venduti in tutto il mondo negli ultimi 40 anni e per il marketing internazionale dell'M-346 (con una domanda potenziale stimata in 600 unità) ha concluso una partnership col costruttore americano Boeing, rivale di Lockheed Martin, il che lascia prevedere che il grande duello, a livello mondiale, sarà tra l'M-346 e il coreano T-50. In Europa l'aereo italiano è forse il favorito per il futuro programma inter-europeo di addestramento "Eurotraining" e uno dei primi acquirenti esteri potrebbe essere la Grecia, che tra l'altro si propone come sede di alcune infrastrutture Eurotraining.
Nel frattempo Eads ha abbandonato il progetto di un addestratore rivale dell'M-346, mentre il britannico Hawk di BAE Systems, nonostante il grande successo (è stato costruito su licenza anche negli Usa e ora in India) è piuttosto invecchiato. Alenia Aermacchi offre per i suoi addestratori un sistema di "simulazione incorporata" (Embedded simulation, in-flight simulation) per riprodurre in volo ogni possibile missione. L'M-346 nasce dalla decisione di Aermacchi di abbandonare un progetto di cooperazione col costruttore russo Yakovlev, da cui è si è poi sviluppato lo Yak-130, offerto come "addestratore per i caccia di quinta generazione". Una derivazione cinese dello Yak-130 è il nuovo Hongdu L-15, che compete col Guinzhou JL-9 per diventare l'addestratore avanzato dell'aviazione di Pechino. La Hongdu, insieme al Pakistan, ha realizzato negli anni 90 l'addestratore K-8, trasformabile in caccia leggero d'appoggio tattico e venduto in vari Paesi, tra cui il Sudan e, più di recente, il Venezuela.
(di G.S.F.)
RONCIGLIONE (Viterbo) - Un bambino di un anno è morto nel Viterbese per aver ingerito accidentalmente sostanze stupefacenti. I carabinieri hanno arrestato i genitori, dopo che nella loro abitazione sono state trovate dosi di hashish e una piccola coltivazione di canapa indiana.
MALORE Il bambino, che era stato colto da malore, era stato portato dai genitori al punto di primo soccorso dell'ospedale di Ronciglione (Viterbo), dove è giunto morto. Secondo i medici aveva ingerito sostanze stupefacenti.
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Ho letto il discorsetto del uolter alla maifestazione dei 200.000 , detta anche la manifestazione con lo 0 in più (dato che gli amichetti di uolter dicono , anzi affermano , anzi giurano giurin giuretta sulla testa di uolter, che i manifestanti erano 2.000.000 ...) .
Non è una fatica improba, al massimo uno si annoia, perchè si sente odore di già detto , di già sentito.
È un insieme di vecchie chiacchere e vecchi slogan.
Inizia con la commemorazione del signor Vittorio Foa , un fondatore della sinistra, dimenticandosi di dire che era stato in pratica escluso dal partito per idee piuttosto eretiche (dei morti non si butta via niente. La storia di Craxi insegna...).
E poi inizia il panerigico sulla resistenza e l'antifascismo, e rimprovera a Berlusconi di non essere antifascista.
Se gli ANTIFASCISTI con il patentino, ti insultano a ogni piè sospinto in modo contradditorio ma assoluto , non credo ti venga voglia di diventare antifascista, a meno che tu non sia masochista ...
Il uolterino strilla: per Berlusconi il parlamento, la corte costituzionale, la magistratura ,sono impedimenti!
Per quanto ne so io, finora tutte le leggi sono state approvate con l'iter normale, quindi tutti gli organi preposti hanno fatto la loro parte. La magistratura , il uolter mi deve spiegare come mai contro Berlusconi si muovono sempre le stesse persone dotate di certa tessera, e come mai altre persone , tipo che so, una Forleo a caso , quando iniziano certe indagini, sono bloccate con rapidità sospetta...
Come sempre uolter si contraddice, ( “Il PD avrà sempre, anche all’opposizione, una sola stella polare: gli interessi generali del Paese. Quel Paese che amiamo e il cui destino è la nostra ragione d’essere. Quel Paese che vogliamo unire, rifiutando l’odio e la contrapposizione ideologica. “
Se accusare direttamente il capo del governo di essere un dittatore , e indirettamente quelli che lo hanno eletto di esserne complici e scherani, non è odio e contrapposizione ideologica, non so cosa intenda uolter per odio e contrapposizione ideologica...) e continua sulla strada del polically correct.
In Francia e in America nessuno avrebbe messo in dubbio in ordine la resistenza e la decisione del presidente Roosevelt sulla guerra contro il nazismo... ma in quei paesi non c'è gente che ci ha campato per 60 anni vantando meriti fasulli... e quando mai NOI abbiamo denigrato i sacrifici degli alleati? Noi sappiamo e lo ripetiamo che sono stati LORO a liberare l'Italia dai Nazi, non certi personaggi tipo Bocca o Fo , uno fascistissimo con tessera vicino al cuore fino al 7 settembre 1943, e l'altro fino al 24 aprile 1945 arruolato nelle G.N.R. Repubblicana....
e il uolter prosegue...
È irresponsabile e pericoloso minacciare l'uso della forza pubblica per sgombrare le università dai dimostranti?
La legge lo prevede. Chi impedisce lo svolgimento delle lezioni in una scuola ,commette una violenza, e il preside ha il diritto di chiedere l'intervento della polizia.
Il povero uolter , che manda la discendenza a una scuola privata ed esclusiva (come del resto tutti i capatz della sinistra) forse non si è reso conto che i cosidetti studenti manifestanti contro la Gelmini sono una minoranza piccolissima (che forse non corrispondono numericamente neanche al 5% della sinistra estrema , giustamente defenestrata dal parlamento) e che molti di quelli nei cortei erano spinti dal legittimo desiderio di bigiare la scuola (del resto, passata la sbronza giovanile, quando andranno a cercare lavoro, una reazione legittima di quelli che si troveranno di fronte i loro curriculum pieni di errori d'orto&grafia sarà di scartarli) e che le università dove si manifesta realmente sono solamente il 10%?.
E ancora :
“Ma perché coltiva questa impunità delle parole? Questa strategia dell’inganno permanente nei confronti dei cittadini? La presunzione che si possa promettere di tagliare le tasse che poi non si tagliano, di fare delle mirabolanti opere infrastrutturali che poi non vengono nemmeno progettate?”
sembra proprio che dia la colpa agli altri delle cose che lui non fa...
Basta solo ricordare la TAV, ad esempio.
L'attuale governo le tasse le ha ridotte, mentre il precedente le ha aumentate.
E dagli:
“L’Italia non è non sarà mai un Paese razzista.”
Ma guarda , sono d’accordo!
“Molti, troppi episodi si sono verificati negli ultimi mesi, nelle ultime settimane. Di quasi tutti si è detto “il razzismo non c’entra”. Ma non è razzismo l’assassinio di Abdoul, ucciso per una scatola di biscotti al grido di “sporco negro”? Non ci sono l’ignoranza, l’estraneità e l’ostilità verso “l’altro” dietro l’aggressione di un ragazzo cinese alla fermata di un autobus? Non dobbiamo pensare che ci sia razzismo dietro il fermo violento da parte dei vigili e il pestaggio di Emanuel? Dietro quel negargli persino il cognome?”
ma insomma , ‘sto razzismo c’è o non c’è?
Se il uolter scambia per razzismo episodi di cronaca nera, è molto miope. Se crede che questi episodi siano fomentati dall’alto, pensa che il governo attuale sia uguale al governo comunista cinese, che ogni tanto promuoveva delle campagne (campagna per l’acciaio, campagna contro i passeri, campagna contro i topi) le quali avevano regolarmente dei risultati opposti a quelli previsti, e che erano espressioni di un governo comunista assolutamente avulso dalla realtà…
Ce ne sarebbero altre , ma mi sono annoiato.
Insomma , assolutamente nulla di nuovo.
Le solite balle sulla superiorità della sinistra, ma se la sinistra è migliore, più buona, più brava e anche più intelligente, perché si ostina a stare in Italia, la quale evidentemente non è piena di gente con queste precipue caratteristiche , dato che si ostinano a non votarli?
C’è da dire, che tutto ciò è stato detto con una proprietà di linguaggio e di punteggiatura a cui il trebbiatore di montenero di bisaccia non arriverà mai nella sua vita, campasse 2 secoli…
Ed l’esperto di agricoltura & trattorismo era proprio il grande assente , seppur presente, e aleggiante nella manifestazione.
Il povero uolter è proprio nelle canne. Il trebbiatore gli sta rosicchiando la base con una diligenza da termite, e uolter non riesce a trovare uno slogan un qualcosa per andargli contro, perché disgraziatamente gli argomenti che piacciono alla pancia del suo partito sono gli stessi del trebbiatore … ma questi vanno bene per una campagna elettorale da trogloditi, non per persone responsabili… il trebbiatore , posto che fosse al governo ora, non lo vedo in grado di affrontare problemi seri… al massimo farebbe stampare un po’ di cartamoneta in più, credendo di risolvere la situazione…
…
Oppure, non c’è un altro scopo, magari più personale?
Che la manifestazione sia stata fatta da uolter per arraparsi un pochino? Se i sinistri si eccitano solo in manifestazione, questa è più comprensibile. Date le batoste prese da uolter negli ultimi mesi , è comprensibile che si sia un po’ ammosciato… e che la moglie , o la facente funzione, tenda verso diversi lidi…
Quindi è comprensibile un disperato tentativo di raggiungere un po’ di solidità…fisica.
Per chi ha la pazienza di leggerselo tutto :
http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=62467
Io ho perso la pazienza.
Caposkaw/http://www.caffenero.ilcannocchiale.it/
Che l’Albania e la Serbia abbiano posizioni diametralmente opposte sulle accuse del traffico d’organi dei serbi deportati dal Kosovo nel territorio albanese, è cosa nota e certa. Tuttavia, ciò che riesce difficile da capire è il motivo per cui la procura albanese e le istituzioni di Belgrado non riescano ad avere un dialogo e uno scambio di informazioni in maniera da accertare, una volta per tutte, il fondamento o la falsità del polverone mosso dall’ex procuratore Carla del Ponte. Se da una parte il procuratore serbo che seguirà la questione, Vladimir Vukcevic, è deciso ad andare avanti con le indagini, dall’altra la procura albanese ha dei forti dubbi sull’esistenza di prove reali su un traffico di organi che si sviluppava dal Kosovo. In un primo momento sembrava che le due parti sarebbero riuscite a tessere un dialogo di cooperazione e coordinamento delle indagini, come confermato dalle prime impressioni dell’incontro tra Vladimir Vukcevic e Ina Rama che si è svolto a Tirana. Il Ministro della Giustizia serbo Snezhana Malovic, a poche ore dalla fine dell’incontro, aveva dichiarato che era stato raggiunto un accordo in base al quale la procura serba avrebbe messo a disposizione degli inquirenti albanesi i fatti e le prove sinora raccolti, chiedendo che la Procura d’Albania facesse lo stesso. Lo stesso portavoce del Tribunale del Crimini di guerra serbo, Bruno Vekaric, ha riferito che l'incontro di Tirana avrebbe dato ottimi risultati e un forte contributo alla risoluzione del caso. "Nonostante le posizioni diametralmente opposte sulla procedura e i fatti, la riunione è stata ottima e cordiale", dichiara Vekaric senza tuttavia rivelare i dettagli della riunione. 
Passano poche ore, tuttavia, e la stampa albanese, riproponendo quanto riferito dall’Agenzia americana “Associated Press”, ha reso noto che l’incontro a Tirana tra i Procuratori Vukcevic e Rama non aveva portato a nessun accordo costruttivo. “Le Autorità di Tirana non consentiranno al Procuratore serbo per i crimini di guerra, Vladimir Vukcevic, di svolgere delle indagini sull'esistenza in territorio albanese, di laboratori e sale operatorie presso il villaggio di Gur, vicino Matia, dove i membri dell'Esercito di liberazione del Kosovo (UCK) avrebbero deportato i Serbi del Kosovo che erano stati rapiti, per poi rimuovere i loro organi vitali”, scrive Associated Press. La Procura Albanese sembra che abbia messo a disposizione dello staff di Vukcevic il rapporto negativo realizzato da un gruppo di investigatori di Jaga, in collaborazione della Procura di Mati nel 2005, certificando la totale assenza di prove sulle gravi accuse. La stessa Ina Rama dichiara di aver assistito, in prima persona, all'inchiesta condotta nella zona di Burrel (nella foto) da parte degli Osservatori dell'Aja pochi mesi fa. Gli osservatori, secondo Rama, non hanno trovato prove a conferma dell’esistenza di laboratori domestici in cui sono state operate e uccise delle persone, né nei pressi del confine con il Kosovo né in altre zone. La smentita del raggiungimento di un accordo tra Serbia ed Albania provoca in poco tempo confusione e disinformazione, in un continuo barcamenarsi delle agenzie nel tentativo di capire la dinamica della controversia.
Tuttavia, ben presto giunge anche la conferma del Ministro serbo Malovic, secondo il quale la procura albanese ha rifiutato la collaborazione dietro "forti pressioni politiche". Vekaric rinegozia anch’egli la sua versione, e afferma il procuratore albanese "non ha avuto neanche il tempo di esaminare tutta la documentazione presentata", prima di decidere per un secco rifiuto. La Serbia decide così di chiudere ogni tentativo di conciliazione con la parte albanese, e annuncia che farà appello alle organizzazioni internazionali che si sono interessate al caso, e prima tra tutte al Consiglio d’Europa. D’altronde Belgrado non può accettare che delle accuse tanto gravi siano state diffuse e sostenute proprio da Carla del Ponte, la quale non ha mai favorito la Serbia presso il Tribunale dell’Aja. L’Albania, dal suo canto, non sembra essere ben disposta ad aprire un’indagine trasparente e sulla base di una cooperazione regionale su uno dei retroscena più oscuri e macabri della pulizia etnica del Kosovo.
Il Governo e la Procura albanese sanno bene che la propaganda alimentata dal libro "La Caccia" è solo un tentativo per sdoganare la figura appassita ed ormai isolata di Carla del Ponte, in quanto le probabilità che da delle zone isolate e ostili della campagna albanese, confinante con il Kosovo, possa partire un traffico di organi senza che siano testimonianze o prove è alquanto impossibile. Tuttavia, non intende portare alla luce la verità sui gravi crimini dell’UCK nei confronti dei "dissidenti" kosovari, tra cui vi erano non solo serbi, ma anche albanesi che si ribellavano alle bande armate di liberazione del Kosovo. Tra questi vi erano infatti gli uomini della Fark, la Forza di Polizia kosovara, che furono decimati sotto gli occhi delle missioni e degli osservatori internazionali. Vi sono dunque, realmente, delle forti pressioni politiche che non vogliono portare alla luce la verità, in quanto significherebbe mettere in discussione strutture e organizzazioni create sulla bugia e sui crimini. Fin quando, però, si continuerà a creare tensioni, propaganda ed inutili speculazioni, non si arriverà mai ad una verità comune che renda giustizia alla Serbia, all’Albania e al Kosovo.
Michele Altamura/italia.etleboro.com
Lo afferma il leader de La Destra Francesco Storace. 
Luca Lorenzi a nome di Gioventù Italiana esprime piena solidarietà ai ragazzi di Blocco Studentesco vigliaccamente aggrediti da teppisti riconducibili alle frange dell’estrema sinistra durante la manifestazione di oggi svoltasi a Roma sotto il Senato.
Due ragazzi del Blocco sono rimasti feriti in questa aggressione che riteniamo essere stata studiata a tavolino per spaccare il fronte degli studenti che in questa protesta è sempre rimasto unito
Stiamo assistendo al solito gioco dell’estrema sinistra che vorrebbe a tutti i costi strumentalizzare una piazza che non gli appartiene più. Un tempo questa strumentalizzazione veniva fatta con le menzogne oggi con la violenza.
La protesta degli studenti non è ne di sinistra ne di destra , ma riguarda il diritto di tutti i giovani italiani ad avere una scuola e un futuro migliore.

BLOCCO STUDENTESCO : ‘Caricati i ragazzi del blocco studentesco da alcuni studenti antifascisti’
29 Ottobre ore 11.30 - Mentre si svolgeva il corteo di protesta degli studenti sotto al senato, i ragazzi del Blocco Studentesco sono stati caricati dagli antifascisti che volevano escluderli dalla manifestazione. Alle cariche sono seguite le proteste di tutto il corteo per questo tentativo di esclusione di una parte di studenti dalla protesta anti-gelmini. Gli studenti in piazza hanno cominciato ad intonare il coro ‘ne rossi ne neri solo liberi pensieri’ per condannare l’episodio di violenza contro i ragazzi del blocco studentesco. ‘rifiutiamo questo tentativo di spaccare il fronte unito degli studenti da parte di alcuni idioti antifascisti’ commentano i ragazzi del Blocco Studentesco.
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Blocco Studentesco: ‘L’aggressione degli antifascisti ha causato due feriti fra i nostri ragazzi’
ore 11.45 - ‘E’ stato il Blocco Studentesco ad essere aggredito dagli antifascisti universitari presenti al sit-in sotto il senato. Due nostri ragazzi sono rimasti feriti.’ ‘Alcune agenzie riportano i fatti in maniera distorta, addossando addirittura la responsabilità al Blocco Studentesco’ proseguono ‘ma abbiamo filmati che pubblicheremo su youtube e su facebook che come al solito dimostreranno una realtà ben precisa: gli scontri e le divisioni fra studenti sono fomentate dagli antifascisti che non accettano che nella protesta studentesca ci sia unità generazionale fra ragazzi di destra e di sinistra.’
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Scuola: Studenti: ‘Blocco Studentesco caricato nuovamente da antifascisti organizzati: numerosi feriti’
ore 12.00 - ‘Siamo stati nuovamente caricati da un centinaio di antifasciti organizzati con bastoni e caschi’ ‘Molti dei nostri sono rimasti feriti per mano degli antifascisti’ la vicenda si è svolta sotto gli occhi attoniti di tutti gli studenti romani e di numerosi giornalisti. ‘Il tentativo di spaccare il fronte unito degli studenti escludendo il Blocco Studentesco prosegue con una ferocia inaudita da parte degli antifascisti’ proseguono gli esponenti del Blocco. ‘Per spaccare il fronte degli studenti non è arrivata la auspicata polizia di Berlusconi, ma la violenza antifascista’.
Non ti hanno detto che l'espianto di organi quali cuore, fegato, polmoni, reni, ecc., si effettua solo e sempre da persona in coma, con respirazione aiutata, e non da cadavere freddo e rigido come tutti intendiamo.
La persona viene incisa dal bisturi mentre il suo cuore batte, il sangue circola, il corpo è roseo e tiepido, urina, può muovere gambe, braccia, tronco, ecc...
Le donne gravide portano avanti la gravidanza.
Non è vero che prima si interompa la ventilazione e che poi, a cuore e respiro fermi, si inizi il prelievo, ma è proprio l'opposto.
Gli organi vengono tolti da persona che ha perso la coscienza le cui reazioni alla sofferenza prodotta dall'espianto sono impedite da farmaci paralizzanti o da anestetici.
Prof. Dr. Massimo Bondì, L.D. Pat. Chir. e Prop. Clin. Univ. La Sapienza di Roma, chirurgo generale e patologo generale: "la morte cerebrale è ascientifica, amorale e asociale" (Audizione Commissione sanità '92).
Dr. David W. Evans, Fellow Commoner of Queens' College Cambridge, cardiologo dimessosi dal Papworth Hospital per opposizione alla "morte cerebrale", dichiara: "Non c'è modo di accertare una vera morte cerebrale prima della cessazione della circolazione sanguigna. C'è una grande differenza tra essere veramente morto ed essere dichiarato clinicamente in morte cerebrale". (Audizione Parlamento Italiano '92).
Dr. Robert D. Truog, Dr James C. Fackler, Harvard Medical School Boston, dichiarano che non è possibile accertare la cessazione irreversibile di tutte le funzioni del cervello con i mezzi clinico-strumentali attuali (Critical Care Medicine - vol.20, n° 12, 1992, "Rethinking Brain Death" (Ripensamento sulla morte cerebrale)).
Prof. Peter Singer, Presidente dell'Associazione Internazionale di Bioetica, in merito alla riluttanza a donare organi, dichiara: "La gente ha abbastanza buon senso da capire che i 'morti cerebrali' non sono veramente morti... la morte cerebrale non è altro che una comoda finzione. Fu proposta ed accettata perchè rendeva possibile il procacciamento di organi". (Congresso di Cuba 1996).
IL DIBATTITO SCIENTIFICO INTERNAZIONALE E' ROVENTE, MA IN ITALIA CONTINUA LA CENSURA.
QUELLO CHE DEVI SAPERE
È in vigore la Legge n. 91 del 1° aprile ’99, detta del silenzio-assenso, promozione trapianti, organizzazione, finanziamenti, export-import. Essa va a sommarsi alla L. 578/93 e al DM 582/94 che impongono il concetto e la dichiarazione della falsa “morte cerebrale”. Questa legge prevede che il Ministro della Sanità emani un decreto con 10 direttive per l’attuazione della schedatura dei cittadini in donatori e non-donatori: come e quando le ASL dovranno inviare notifica documentata a ciascun cittadino affinché si presenti per la dichiarazione di volontà. Solo dopo tale notifica, quanti non avranno risposto all'ASL, verranno d'ufficio considerati donatori.
ATTENZIONE! Da più di 9 anni si attende tale decreto (art. 5): il Ministro inadempiente invece ha emesso un decreto temporaneo - Decr. 8 Aprile 2000 - contrario alla legge nello spirito e nella lettera, aprendo le porte a raccolte illegali e abusive presso vari enti (Asl, ospedali, ambulatori, associazioni pro-trapianto e alcuni Comuni), poi travasate nella totale assenza di garanzie nel database illegale del Centro Nazionale Trapianti. Questo è pericolosissimo per i non-donatori: abbiamo diffidato tutte le ASL, il Ministro della Salute e presentato ricorso al TAR.
IN ATTESA DEL DECRETO
VIGONO DISPOSIZIONI TRANSITORIE
1) Diritto della persona di opporsi all'espianto di organi/tessuti con dichiarazione autografa, per es. la CARTA-VITA da noi emessa.
2) Diritto dei parenti di presentare opposizione scritta per coloro che non si sono espressi. I parenti sono esclusi in presenza di documentata volontà favorevole del malato. (Attenti ai tesserini fasulli!).
3) Senza una forma scritta d’opposizione “è consentito procedere al prelievo di organi e tessuti”.
È illegale che i medici chiedano ai parenti la firma di donazione, illegale e immorale “donare” un altro.
È illegale e criminale espiantare un non-donatore fingendo di praticare una autopsia a cuore battente: questi medici vanno denunciati.
DIFFIDA DELLE ISTITUZIONI CHE FANNO
PROPAGANDA PER INCREMENTARE I TRAPIANTI
QUELLO CHE PUOI FARE CON NOI
Volere che sia abrogata la Legge 578/93 che impone la dichiarazione di "morte cerebrale" in presenza di circolazione sanguigna e di cuore che batte autonomamente: eutanasia/distanasia di Stato.
Volere che da subito sia introdotto il diritto all'obiezione di coscienza per medici e cittadini che non credono alla morte del cervello mentre il corpo è vivo.
Volere che sia abrogata la L. 91/99, detta del silenzio-assenso, che espropria i cittadini.
Volere corretta informazione: non va nascosto che l'espianto di organi è sempre a cuore battente mentre il prelievo di tessuti si effettua dopo arresto respiratorio e cardio-circolatorio di 20 minuti.
Volere che la schedatura sia contemplata solo per i donatori che abbiano personalmente dichiarato all'ASL la propria decisione di donare organi a cuore battente e sangue circolante. Volere comunque il rispetto dell'eventuale opposizione della famiglia, come in Inghilterra.
Volere che i medici non spengano d'autorità la ventilazione e la vita ai non-donatori, impedendo consulti di medici di fiducia e terapie alternative.
Volere che le associazioni "pro morte e cuore battente" e "pro espianto/trapianto" non penetrino nelle scuole a condizionare bambini e ragazzi indifesi.
Volere che non si nascondano la sofferenza, le gravi patologie e l'alto tasso di mortalità dei trapiantati.
Volere che si ponga fine alla sperimentazione in vivo, al business istituzionale della macellazione umana e al conseguente commercio degli organi, legale e illegale, rinvigorito dal decreto ministeriale 2.12.2004 (Sirchia) che autorizza l'esportazione di organi e tessuti degli italiani ad organizzazioni estere.
Volere che l'Italia si apra al dibattito scientifico internazionale e si ponga fine alla censura.
OCCORRE PROMUOVERE UN REFERENDUM
PER ABROGARE LA FINTA MORTE CEREBRALE
NIHON UNIVERSITY: “TERAPIA DELLA IPOTERMIA CEREBRALE CONTROLLATA”
Neurochirurghi giapponesi hanno salvato 14 pazienti su 20 con ematoma subdurale acuto associato a danno cerebrale diffuso e 6 su 12 con ischemia cerebrale globale da arresto cardiaco da 30 a 47 minuti, riportandoli a normale vita quotidiana, con pieno ristabilimento delle capacità di comunicazione verbale.
“Una dichiarazione affrettata di cosiddetta ‘morte cerebrale’ senza che sia stata tentata tale terapia potrebbe ben costituire omicidio o, come minimo, premeditata omissione di soccorso e malpractice” (Yoshio Watanabe MD; Cardiac Transplantation: Flaws In The Logic Of The Proponents. JPN Heart J, Sept 1997 - Hayashi N, MD, Brain Hypothermia Therapy, JPN Med J, July 6, 1996).
Prof. Lodovico Bergamini, docente di neurologia all'Università di Torino scrive: “Un tracciato elettroencefalografico può essere normale anche se piatto, cioè privo di ritmo visibile: ad esempio soggetti adulti ansiosi o soggetti neonati possono avere un tracciato piatto che di per sé non è assolutamente definibile patologico” (Manuale di neurologia clinica).
Molti medici illustri hanno espresso pubblica condanna al concetto di “morte cerebrale”:
Prof. Dr. Nicola Dioguardi, emerito di medicina interna, Università di Milano;
Prof. Dr. Edoardo Storti, emerito di clinica medica, Università di Pavia;
Prof. Dr. Paolo Puddu, direttore dell'Istituto di patologia speciale medica e metodologia clinica, Università di Bologna;
Dr.a Maria Luisa Robbiati, anestesista-rianimatrice, già dell'ospedale S. Camillo e del Policlinico Gemelli di Roma;
Dr. Giuseppe Bertolini, anestesista-rianimatore, già degli Ospedali Riuniti di Roma;
Dr.a Stefania Dente, anestesista-rianimatrice, all'ospedale C.T.O. di Napoli;
Dr. Dario Miedico, specialista medicina legale, Milano;
Dr. Paolo Bavastro, cardiologo, primario medico alla Filderklinik, Stoccarda;
Prof. Giuseppe Sermonti, ordinario di genetica, Università di Palermo e di Perugia;
Dr. Dario Sepe, specialista malattie del fegato, Roma;
David J. Hill, M.A., FRCA emeritus consultant anaesthetist, Cambridge, UK;
Cicero Galli Coimbra, M.D. PH. D. Department neurology and neurosurgery, University Sau Paulo, Brasil. .......
FONTE:www.antipredazione.org
"Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi e la Morte a Cuore Battente" Indirizzo: Pass. Canonici Lateranensi, 22 - 24121 Bergamo (ITALIA)
Tel. 035-219255, Fax 035-235660, lega.nazionale@antipredazione.org
| Morte ai neonati: tutela azzerata per facilitare gli espianti. E intanto s'impedisce l'eutanasia! |
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| L'Agenzia Adnkronos Salute ha reso noto il primo espianto da neonato successivo al Decreto che abbrevia i tempi per la certificazione di cosiddetta “morte cerebrale” (D.M. 11.4.2008). Comunicazione data a qualche mese dal fatto con l'alibi di proteggere la privacy della famiglia. Il primario di terapia intensiva neonatale dell'ospedale di Caserta, dott. Falco, fa riferimento al neonato espiantato a cuore battente utilizzando termini come “piccolo donatore”, ma è chiaro che un neonato non può mai essere definito “donatore” in quanto non è in grado di comunicare ad altri le proprie volontà, può diventare solo una facile preda dei medici quando ha dei genitori disinformati. Sempre il dott. Falco dichiara che l'espianto pediatrico “deve rispettare requisiti 'feroci' a tutela dei piccoli donatori”. Il termine 'ferocia' si riferisce evidentemente al fatto che i neonati posti sotto ventilazione, non possono per legge essere dichiarati in cosiddetta “morte cerebrale” prima di una settimana di vita extrauterina. Veramente 'feroci' però appaiono i medici che allo scadere della settimana espiantano quei corpicini indifesi, sommando tortura (ventilazione) alla tortura (espianto). Nessuna tutela dei neonati, ma uso ed abuso da parte degli adulti. Il neonato in questione è stato intubato a seguito di “una forma aggressiva di asfissia perinatale” e dopo una settimana gli sono stati espiantati reni, fegato, intestino e cuore dal corpo pulsante. Ricordiamo che i bambini e i neonati sono stati di fatto equiparati nei tempi della dichiarazione di “morte cerebrale” agli adulti con Decreto 11 aprile 2008 emesso dall'ex Ministra Livia Turco, quindi il tempo di osservazione è passato da 24 a sole 6 ore e a soli 2 controlli (vedi comunicato stampa n? 13 del 02/07/2008 www.antipredazione.org). Inoltre, in riferimento all'EEG (elettroencefalogramma) va sottolineato che “i soggetti neonati possono avere un tracciato piatto che di per sé non è assolutamente definibile patologico” (Prof. Lodovico Bergamini – Manuale di Neurologia Clinica). Il Decreto 11 aprile 2008, appositamente creato per favorire le dichiarazioni di “morte cerebrale” e quindi incrementare gli espianti, apre la strada a nuovi crimini soprattutto in ambito pediatrico. La facilità con cui si possono espiantare in Italia i neonati ha agevolato un accordo relativo al trapianto pediatrico di fegato tra gli Ospedali Riuniti di Bergamo e il “Rigshospitalet” di Copenaghen. Si sacrificano i bambini italiani, in quanto in Danimarca gli organi per trapianto scarseggiano perché la cosiddetta “morte cerebrale” è considerata una condizione di vita in cui si possono prelevare organi, ma solo in caso di donazione esplicita: per i danesi vige il diritto del “silenzio-dissenso”. L'espianto di questo neonato di Caserta è stato propagandato come primo caso in Italia. Falso! Per fare un esempio vi ricordiamo Gabriele, neonato che fu espiantato il 30 gennaio 1998 all'ospedale Regina Margherita di Torino. LEGA NAZIONALE CONTRO LA PREDAZIONE DI ORGANI E LA MORTE A CUORE BATTENTE 24121 BERGAMO Pass. Canonici Lateranensi, 22 Tel. 035-219255 - Telefax 035-235660 lega.nazionale@antipredazione.org www.antipredazione.org Comitato Giovani Matteo Ciarimboli Presidente Nerina Negrello |
| Gli ascari della cgil si apprestano a mistificare la rivolta studentesca. Bisogna parare il colpo |
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| L'unità generazionale ha risposto alle normative della finanziaria e del ministro Gelmini. Ci sono provvedimenti tra quelli varati che non possono essere accettati. In primis la privatizzazione delle università, con tanto di cessione a saldo degli immobili. Non si tratta di essere contrari per partito preso a qualunque forma di partecipazione privata, che è concepibile in un sistema di economia mista. Ma la formulazione nella finanziaria è talebana e prevede la privatizzazione pura e semplice. Esistono ragioni morali, culturali, storiche, etiche che si oppongono a questa posizione fondamentalista di esproprio del sapere. Né è corretto sostenere che non ci siano soldi per sostenere la pubblica istruzione. Sono stati identificati milioni e milioni di euro sprecati o mal distribuiti che, anche se recuperati solo in parte, basterebbero e avanzerebbero per turare le falle. Il Blocco Studentesco ha presentato uno studio in questo senso e lo ha fatto senza opporre fondamentalismo a fondamentalismo, slogan a slogan, anzi lasciando aperta la porta a soluzioni di vario genere, tenendo fermo il principio di predominio e controllo pubblico e sposandolo con quello di responsabilizzazione e di socializzazione accademica il tutto accompagnato da un progetto di riqualificazione didattica. In altre parole non tutti quelli che criticano la Gelmini lo fanno starnazzando, tutt'altro. La polizia di complemento ulivista Lunedì e martedì a Roma si è assistito allo spettacolo incoraggiante dell'unione generazionale. Alcuni nostalgici di gesta ingloriose, eredi di mentalità partigiane, hanno provato a spaccare il movimento in nome di un vetusto e maleodorante antifascismo; gli è andata male, malissimo. Malino è andata ai sobillatori e ai profittatori: ai piddini e all'Italia dei calori che provavano a cavalcare una rivolta spontanea per farne la piattaforma del loro rilancio, della loro alternativa di governo. Meglio andrà per loro, forse, il giorno 30 quando sfilerà, con trasferta pagata, il solito esercito di guardie bianche della cgil, le schiere storiche dei sabotatori del lavoro, dell'economia, dell'entusiasmo italiano. Tante volte questi ascari della borghesia rossa sono stati gettati nella mischia per recuperare il terreno perso nella società dal partito che li foraggia; il metodo è sperimentato e verrà attuato di nuovo. Così, all'improvviso, malgrado gli studenti abbiano chiaramente dimostrato ben altro intendimento, la polizia di complemento ulivista riuscirà, probabilmente, nell'intento mistificatorio di far passare la protesta contro la Gelmini per un serrate a favore di Veltroni. Forza ragazzi! Sta ora agli studenti e alle loro avanguardie far capire chiaramente che la manovra dei falliti rosa è del tutto estranea alla loro battaglia. Che se oggi si sta male con loro si stava, e si starebbe, assai peggio. Che se l'attuale finanziaria è liberista e classista (assurda la pretesa del doposcuola pagato dai genitori che acuirebbe le distanze sociali) i provvedimenti di pd&co sarebbero più liberisti e più classisti ancora. Che se questo governo è capitalista la sua alternativa è addirittura il partito delle banche. Che se questo governo fa scelte energetiche e geopolitiche interessanti ad est, i Veltron boys altro non sono che i lacché del servilismo doc. Questa è l'occasione buona per continuare sì a pressare il governo dal punto di vista sociale ma per impedire, al tempo stesso, che i parassiti che sperano di sostituirlo, abbiano boccate d'ossigeno. Coraggio ragazzi: ce la potete fare!
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29 Ottobre ore 11.30 - Mentre si svolgeva il corteo di protesta degli studenti sotto al senato, i ragazzi del Blocco Studentesco sono stati caricati dagli antifascisti che volevano escluderli dalla manifestazione. Alle cariche sono seguite le proteste di tutto il corteo per questo tentativo di esclusione di una parte di studenti dalla protesta anti-gelmini. Gli studenti in piazza hanno cominciato ad intonare il coro "ne rossi ne neri solo liberi pensieri" per condannare l'episodio di violenza contro i ragazzi del blocco studentesco. "rifiutiamo questo tentativo di spaccare il fronte unito degli studenti da parte di alcuni idioti antifascisti" commentano i ragazzi del Blocco Studentesco.
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La scorsa settimana Innovest Avisors ha pubblicato un rapporto circa il possibile impatto delle carte di credito sulla finanza e sull’economia Americana.
A partire dagli anni ’90, la domanda USA è stata alimentata da un utilizzo massiccio delle carte di credito. Visa, American Express e JP Morgan hanno costruito un grandissimo business e hanno alimentato la spese di tutte le famiglie americane. Il ricorso al debito negli Stati Uniti è molto più diffuso che nel Vecchio Continente. Così pure i meccanismi delle carte di credito sono più complessi e sofisticati.
Le carte che vengono saldate ogni mese per le spese sostenute nel mese precedente sono poco diffuse. Infatti sono di gran lunga più popolari le carte cosiddette revolving. Quest’ultime in buona sostanza corrispondono all’erogazione di una linea di credito che prevede un meccanismo di rientro molto diluito nel tempo. In cambio le società che emettono le carte, fissano tassi di interesse altissimi che sfiorano il 19%.
Le stesse società emittenti inoltre, non effettuano una meticolosa selezione della clientela. Anzi concedono le carte revolving pure a soggetti non in grado di offrire adeguate garanzie o che hanno un rating pessimo. Avviene persino che alcuni famiglie rifinanzino una carta di credito ricorrendo all’emissione di una nuova e ulteriore carta per coprire il debito contratto in precedenza. Oppure operino una rivalutazione dell’immobile su cui grava un mutuo ed effettuino una compensazione con parte dell’ammontare dovuto per le carte revolving.
In analogia a quanto è avvenuto per i mutui subprime, le società emittenti lucrano sulla propria esposizione verso i clienti: il tasso di interesse applicato è tanto più alto quanto lo è il rischio.
Paradossalmente alle emittenti conviene che i soggetti non estinguano il proprio debito. E’ più redditizio un cliente che dilaziona nel tempo il proprio debito o richiede nuove linee di credito perché gli si potrà applicare un tasso di interesse sempre maggiore. Di conseguenza le stesse emittenti hanno creato un circuito in cui milioni di famiglie sono dipendenti in modo crescente dal debito da cui non possono prescindere per soddisfare le proprie necessità.
Robert Magging docente e ricercatore presso “Il Centro per gli Utenti di Servizi Finanziari” del Rochester Institute of Technology, si è interessato trai primi al fenomeno. Afferma che nel 1990 il debito delle famiglie americane era di 4 mila miliardi di dollari. Oggi raggiunge la soglia dei 13 mila miliardi. In particolare Magging sottolinea che il debito delle famigli per carte di credito revolving oggi ammonta a 950 miliardi di dollari a fronte dei 239 miliardi dei primi anni ’90.
Magging osserva che tali stime sono approssimative. Poichè i dati non includono i debiti rifinanziati mediante la rivalutazione degli immobili che potrebbero aggirarsi intorno ai 350 miliardi di dollari.
Milioni di famiglie dipendono quindi dalla rivalutazione dell’immobile per sostenere le proprie spese domestiche.
Pertanto la crisi dei subprime morgage che ha fatto crollare il valore degli immobili, impedisce a molte famiglie di accedere a quella liquidità con cui prima del credit crunch rifinanziavano i debiti delle carte di credito. Milioni di americani rischiano di divenire insolventi. E di non sostenere più la domanda dei consumi, determinando un netto rallentamento dell’economia e conseguenti perdite di posti di lavoro.
Ma non basta. Le società emittenti hanno ricavato liquidità per alimentare i crediti revolving cartolarizzando enormi masse di debito dei propri clienti. Hanno immesso sul mercato dei capitali titoli cartolari per 365 miliardi di dollari di cui hedge fund e fondi pensione sono stati imbottiti.
Se le stime sono corrette, si sta per abbattere sui mercati una nuova bolla. Con la differenza che i subprime hanno come collateral beni solidi e tangibili come le case su cui ci si può rivalere. Mentre le cartolarizzazioni derivanti dal meccanismo delle carte di credito non forniscono nulla di solido su cui rivalersi.
Purtroppo, il Piano Paulson non contempla alcun intervento a sostegno delle carte dei credito e delle relative cartolarizzazioni. I 700 miliardi devono essere già impiegati per fare ripartire il mercato dei commercial papers derivanti dai subpirme morgage.
Eppure il default delle carte di credito non può essere sottovaluto. Il fenomeno impatta ulteriormente sulla finanza globale. E rischia di mettere in ginocchio l’economia americana. Con il coinvolgimento delle altre economie collegate agli USA, inclusa quella Italiana.
Ha avuto vita breve la polemica sul numero dei partecipanti al Veltroni Day al Circo Massimo (a proposito, Antonello Piroso ad Omnibus ha scoperto che la sparata del leader del Pd a proposito dell’Italia che sarebbe migliore di chi la governa è stata copiata di sana pianta da un discorso di Barak Obama, naturalmente riferito agli Usa).
I manifestanti non erano sicuramente 2,5 milioni come non lo erano quelli che, a suo tempo, marciarono contro il governo Prodi. E’ stata comunque una iniziativa riuscita che merita attenzione e rispetto, al di là del giudizio politico che ciascuno può dare. A chi scrive non è piaciuto il discorso di Walter Veltroni, troppo intriso della rivendicazione di una sorta di superiorità morale che è un vecchio vizio di cui la sinistra non riesce a liberarsi. Uno come lui, poi, che sul cinema e sulla televisione ha campato – sul piano politico – per anni non dovrebbe accusare gli avversari di non darsi cura della scuola perché c’è la televisione al suo posto.
Tutto ciò premesso, nel giudicare la manifestazione del 25 ottobre gli osservatori si sono divisi tra quanti (la maggioranza dei quotidiani e dei tg) si sono sperticati in lodi e compiacimenti e quanti, dall’altra parte, si sono accontentati della polemica sui numeri.
Nessuno si è posto la vera domanda chiave: chi ha sostenuto i costi di un’iniziativa tanto importante? La questione è tanto semplice da apparire persino banale: organizzare treni, pullman, navi, aerei ha sicuramente un onere non indifferente, ben superiore a quello che può essere coperto attraverso la sottoscrizione dei parlamentari. Lungi da noi l’idea (solo perché non potremmo dimostrarlo se non in via induttiva) di un vero e proprio trasferimento di risorse finanziarie per il sostentamento dell’operazione; sembra invece pacifico l’enorme lavoro organizzativo che, donato alla causa, ha compiuto sotto traccia la Cgil.
Le voci "da dentro" confermano questa analisi. Non è un caso, infatti, che il regista della manifestazione sia stato quell’Achille Passoni, ora senatore del Pd, fino a pochi mesi fa segretario confederale con l’incarico del settore dell’organizzazione. Il Pd è sicuramente un "partito leggero", depositario di risorse limitate e di strutture fatiscenti (non è più nemmeno in grado di far funzionare, al pari del Pci di Enrico Berlunguer). La Cgil ha certamente avuto un ruolo importante – come le altre volte – nella preparazione della manifestazione, nel senso che – se non ci ha messo le risorse – ha impiegato tutto il proprio capitale umano nello sforzo necessario a tappare i buchi. Il conferire uomini e mezzi richiede una tecnica collaudata, durante anni di vita politica.
Ecco perché, a "Domenica in" Guglielmo Epifani ha messo all'incasso il credito vantato nei confronti del Pd. Se la manifestazione di ieri ha avuto successo gran parte del merito lo ha la Cgil, la quale, come in altre occasioni, ha messo a disposizione le sue risorse e le sue strutture organizzative per la buona
riuscita del Veltroni Day. Non è un caso che la trasmissione televisiva (i cui autori sono persone di mondo) abbia visto tra i protagonisti proprio il segretario della Cgil: è lui il regista occulto dello spettacolo rappresentato il 25 ottobre al Circo Massimo.
E’ uscita “Novum Imperium - Identità, Tradizione, Rivoluzione”, la rivista trimestrale di Nuova Destra Sociale.
Tratto da Rinascita Di Andrea Perrone Accordi industriali e commerciali con l’Albania, con il vincolo della sudditanza atlantica. Ecco ciò che è emerso ieri dalla visita a Tirana del responsabile della Farnesina, Franco Frattini. “L’Italia sosterrà la vocazione europea e atlantica dell’Albania”, ha dichiarato il ministro degli Esteri italiano. Al termine di un colloquio con l’omologo albanese, Lulzim Basha, ha riferito che c’é un “reciproco interesse” in questo percorso, ricordando che l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona è la condizione per le nuove adesioni: “il nostro obiettivo è che entri in vigore entro il 2009”, ma nell’attesa occorre fare comunque dei passi avanti per e con l’Albania. “Fino ad oggi - ha sottolineato Frattini - l’Albania è stata una consumatrice di sicurezza. Ora deve diventare un produttore di sicurezza”. Il titolare della Farnesina ha sottolineato che l’Alleanza atlantica chiederà a Tirana di “operare per la stabilità della regione”, producendo sicurezza “nell’area compresa tra il Mar Nero e l’Adriatico”. Una “sicurezza” che mette a rischio la stabilità dell’Europa, visto il sostegno euro-atlantico alle strategie albanesi di secessione del Kosovo dalla Serbia. Frattini ha poi ricordato “l’importante contributo albanese alla forza Isaf in Afghanistan” cme una dimostrazione del cambiamento che ha investito il Paese negli ultimi dieci anni. A Tirana il titolare della Farnesina ha firmato quattro iniziative a sostegno dello sviluppo dell’Albania. Una cooperazione economica sempre più stretta che va dall’energia all’industria e alle infrastrutture, ovvero un contratto per la ristrutturazione della sottostazione elettrica di Tirana 2, il via al parco industriale-commerciale di Koplik, un accordo per il riconoscimento delle patenti di guida tra i due Paesi e infine una dichiarazione di intenti per la realizzazione del polo energetico di Lezha da parte del gruppo Marseglia.
Tratto da Ilsole24ore: VILLA SAN GIOVANNI (RC)- L’idea arriva dalla cima dello Stivale, più precisamente da Bolzano. La ricerca è stata sviluppata dall’università Federico II di Napoli. Il primo prototipo è stato messo nelle acque tra Scilla e Cariddi lunedì 27 ottobre, con grande soddisfazione dei politici locali che vogliono fare di quel tratto di mare «un laboratorio a cielo aperto». La nuova tecnologia per produrre energia elettrica sfruttando le correnti marine attraversa tutta Italia e promette di valicarne i confini nazionali. «Quella di oggi è la prima sperimentazione - spiega Josef Gostner, presidente di Fri-El Seapower, controllata di Fri-El Green Power, azienda di Bolzano attiva nelle rinnovabili (idroelettrico, eolico e biomasse) da quindici anni - entro fine novembre installeremo nelle acque dello Stretto di Messina il primo impianto connesso dalla rete con una potenza di 20 kw. L’estate prossima arriveremo a 500 kw». L’azienda altoatesina è la numeo due in Italia per l’eolico con una produzione di 1Twh. Circa un anno fa stava per quotarsi in Borsa, ma la crisi dei mutui subprime americani ha suggerito al management di aspettare. Da qualche mese è diventata partner di Rwe Innogy Italia, distaccamento italiano di Rwe Innogy, uno dei leader mondiale nelle rinnovabili.
La potenza del mare. La ricerca - durata due anni e mezzo - è stata realizzata dal team di Domenico Coiro, ingegnere e coordinatore del gruppo di ricerca Adag del Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale dell’Università «Federico II» di Napoli che non è nuovo ad attività del genere. Già dal 2001 ha lavorato al progetto Kobold, la prima turbina marina installata nello Stretto (attualmente in uso) che ora ha ricevuto commissioni nelle Filippine e Indonesia. «L’energia del mare ha potenzialità enormi - spiega Coiro - soltanto in Europa può arrivare a 50 Twh e fornire corrente a 12 milioni di case». Per adesso le applicazioni di questo tipo di fonte rinnovabile sono ancora a cavallo tra ricerca, prototipo e applicazione commerciale: poche settimane fa, con un ritardo di un anno causato da problemi tecnici, è stato avviato un grosso progetto a cinque chilometri dalle coste di Aguçadoura, nel nord del Portogallo. Ne esistono anche in Scozia e in Galles.
La tecnologia di Fri-El Seapower. Vista dalla superficie la struttura assomiglia ad una piccola imbarcazione che si porta dietro una miriade di boe. Vista da sotto il pelo dell’acqua l’architettura tecnologica è più evidente: le “boe”, ovvero una serie di tubi orizzontali snodabili e modulari disposti a intervalli regolari, servono per sostenere alcune turbine. Le turbine, mosse dal passaggio dell’acqua o dalle maree, sono collegate ad un unico albero motore. La fila di tubi orizzontali è collegata in modo da trasmettere la potenza ai generatori elettrici situati sulla struttura galleggiante. Tutte le componenti elettriche sono sopra il pelo dell’acqua e permettono al sistema di allinearsi a seconda di come si muovono le correnti. L’energia elettrica prodotta arriva al sistema elettrico del Paese grazie a un cavo elettrico sottomarino. L’impianto che verrà installata nelle acque dello Stretto di Messina l’estate prossima è un prototipo da 500 kW, costituito da una nave e da 4 filari allineati, ognuno dei quali avrà 5 turbine dal diametro di 4 metri per un totale di 20 turbine. La corrente, in quel punto, raggiunge punte di 2,5 metri al secondo. Ecco perché sotto l’imbarcazione è presente un’altra turbina, di dimensioni maggiori, in grado di sfruttare meglio l’energia cinetica. «Il Mediterraneo è un banco di prova – continua Gostner – la parte più rilevante del nostro progetto troverà espressione nelle acque dell’Oceano, che permettono una maggiore produzione energetica». I contatti con diversi partner stranieri sono già in corso.
Il futuro è a idrogeno. Qui il progetto è decisamente ambizioso (e per il momento lontano dall’applicazione). Nel caso in cui la struttura sia disposta fino a un massimo di 300 chilometri da riva, vale il sistema appena descritto. Oltre quella distanza il passaggio di corrente dal mare alla terraferma non è così semplice. Visto in prospettiva il progetto è di dislocare un gran numero di strutture galleggianti in mare aperto, e utilizzarne l’energia per la produzione di idrogeno, quando la tecnologia sarà matura. Ogni singola nave, secondo lo scenario previsto dall’azienda, sarà dotata di un impianto per la produzione di idrogeno tramite elettrolisi. L’idrogeno non è una fonte energetica, bensì un vettore: non esiste da solo in natura, va estratto dall’acqua, dagli idrocarburi o da altri elementi. Solo che per farlo serve una grande quantità di energia. «La corrente del Golfo sviluppa una potenza pari a tre milioni di centrali nucleari – azzarda Gostner - quindi può assolvere questo compito». L’idrogeno, in uno scenario futuro, verrebbe dunque utilizzato per immagazzinare l’energia e prelevato regolarmente da navi cisterna che raccolgono le quantità prodotte dalle singole navi e la trasportano in porto per lo stoccaggio e la distribuzione.
Tratto da Il fondo di Sandro Giovannini: È un privilegio poter leggere questo ultimo testo di George Steiner, I libri che non ho scritto (Garzanti, ottobre 2008) . Primo perché non si può non essere problematicamente d’accordo con lui in moltissime cose, quasi in tutte… Secondo, perché si può dissentire da alcuna, cercando - meno condizionati dai soliti tabù - di comprendere quali siano le linee di divergenza. E’ illuminante poi scoprire fino a qual punto può giungere la capacità di visione ed all’interno di essa il coraggio che poi potrà manifestarla, anche pubblicamente, scritturalmente, ed, allo stesso tempo, comprendere che quando si è (e si vuole restare) all’interno (comunque) di una certa koiné è praticamente impossibile superarne certi limiti, qualsiasi sia l’intelligenza, la preparazione, il coraggio, la buona fede personale. Diciamo questo quasi con sofferenza, perché ciò potrebbe applicarsi anche a noi, direttamente, nel momento stesso in cui ci permettiamo di avanzare un giudizio su alcuna cosa che, reputiamo, Steiner (non ) dica… Infatti è sulla cosa che Steiner non dice che si è fermata la nostra reazione. Il capitolo, è, ovviamente, Sion. Non poteva essere altrimenti. Gli altri capitoli, grandiosi e sofferti, ariosi ed ironici, sottilissimamente crudeli ed attentamente speranzosi di quell’ottimismo della volontà che contraddistingue da sempre Steiner, nel suo sostanziale impianto d’incontestabilmente illuminato ma imprevedibilmente certo conservatorismo, non risentono di alcuna barriera, di alcun ostacolo al procedere dell’indagine conoscitiva e del giudizio proponente. In quello, invece, (Sion), lo stesso immane sforzo di dire la verità, all’interno di alcune possibili verità dicibili, si scontra con alcuni illogici silenzi.
Il più importante è sulla dimensione globale che il potere dell’ebraismo ha, ultimamente e con una progressione prodigiosa, in tutti i campi, ottenuto, da quello religioso, scientifico, militare, massmediale. Non che Steiner non lo implichi, o non lo giustifichi, anzi; è uno dei pochi che, nello specifico d’un capitolo che doveva e poteva essere un libro importantissimo, e che comunque rimarrà come un testo di coraggiosa veridicità proveniente da intellettuale di tale valore e prestigio, ne scandagli le profonde ragioni - e l’attuale stato di evidente contraccolpo affermativo dopo la tragedia della Shoa - ragioni metafisiche, religiose, mistiche, storiche, sociologiche (ed anche… genetiche). Ma tale innegabile progressione, sostanzialmente ormai realizzata e quindi operativa e legata quasi inscindibilmente al predominio unipolare degli Usa, non è argomento di riflessione. Solo il sionismo realizzato in Israele è punto di distacco e di critica, anche aspra. Il fastidio verso quel nazionalismo realizzato (come d’altronde verso tutti i nazionalismi), ripudio sostanziale di un crisma all’Esodo come dimensione primariamente transtorica e quindi plurisignificante (anche in termini di laicità e non solo in termini di sacro) non considera affatto l’altro problema (problema per tutti coloro che a quel potere ed a quella egemonia non vogliano sottostare): la dimensione innegabile del coagularsi del concetto di Occidente, per quanto contrastatamente ed in mezzo a sussulti e grida di ogni genere, al paradigma veterotestamentario, nel senso specifico ed allargato. (Non voglio implicare in questa mia pericolosa polemica alcuno od alcunché che non mi esaurisca, ma, in un passaggio, d’importante e primariamente pura rilevanza mistico-religiosa, ultimamente mi è capitato di leggere:
«Già Hegel notava come i teologi non parlassero più di spirito, di grazia, e non trattassero altro che di Bibbia, alla stregua di ragionieri che tengono l’amministrazione di beni altrui. Ma le Scritture appaiono all’intelligenza onesta per quello che sono, povere opere di uomini, e perciò la religione che si fonda su di esse non può essere altro che superstizione, che perde il confronto con la ragione e con la scienza…».
Ora tale giudizio non potrebbe essere più all’opposto, ad esempio, del procedere argomentativo di Steiner, che, pur in termini apparentemente in prima battuta puramente laici, pone il consumarsi talmudico “sulla” scrittura (col la “S” maiuscola e poi con quella minuscola) come il plurigenerativo seme addirittura della coscienza, oltreché dell’intelligenza). Ritornando quindi al problema del potere globalista, esso mi appare come un’insostenibile incongruenza. Persino se Steiner arriva a domandarsi cosa succederebbe all’ebraismo nell’ipotesi tragica di una sparizione dello stato di Israele, dandosi, dal versante laico, risposte non molto diverse da quelle che si darebbe probabilmente - a tale specifica domanda - un ultraortodosso antisionista.
Ma Steiner, non si pone il problema globale, come se, in presenza od in assenza di una realtà statuale del genere (e del sionismo realizzato, in una nazione ed in una terra, che da sempre prevale in Israele, ovvero il contrario del possibile od utopico stato laico con due popoli), ufficialmente laica ma sostanzialmente ideologica e/o confessionale, il problema dell’atteggiamento delle comunità ebraiche nel mondo e delle comunità ospitanti (in costanza di un sionismo internazionale che in tanto si è posto in secondo piano in quanto si è realizzato statualmente) non riprodurrebbe all’interno ed all’esterno tutte le dinamiche storiche già verificatesi in passato.
A ciò aggiungasi, come aggravante del problema globale, il fatto che nello stato di Israele, probabilmente proprio in relazione alle realizzazioni compiute ed alle responsabilità conseguenti (di ogni genere) prevale - paradossalmente ma non tanto - uno spazio di dibattito interno e di libertà relativa che è molto difficile riscontrare nelle comunità della diaspora, ove ogni dissenso, all’interno delle comunità stesse, viene contrastato con notevole violenza e con una dialettica spesso strumentalmente extrascientifica e con un più o meno indiretto impulso e ricorso anche alle ipocrite legislazioni (in quanto derivanti da complessi di colpa attribuibili a soggetti storici) che ultimamente, in vari stati, hanno penalizzato reati di puro pensiero, praticamente indirizzati a reprimere solo unidimensionalmente.
Tale conseguenza non sarebbe uno - se volessimo essere onesti fino in fondo - tra i portati negativi di quel nazionalismo, anzi, mentre sarebbe (per quell’internazionalismo, si fa per dire…), un’aggravante, per le comunità della diaspora, intimamente più revanchiste, forse anche perché, come dice Steiner, costantemente sottoposte all’assimilazione, nel momento stesso in cui trendono ad assimare a loro medesime ogni cosa prossimamente utile.
Chissà… l’unica risposta possibile ad un tale scenario che ultimamente si presenta senza speranza e con tratti apocalittici sarebbe forse nella più o meno da più parti ventilata reale , lenta ma decisa decadenza dell’impero americano, (da noi sostanzialmente auspicata, sia pur all’interno di un equilibrio che salvaguardi al massimo possibile in ogni caso la nostra comunità attuale e futura), che implicherebbe il decadere altrettanto relazionato (in tutti i dominii…), dell’ipotesi del predominio mondialista, che a quel paradigma principalmente si riferisce, e del conseguente normalizzarsi della situazione geostrategica in molti scenari ove la questione mediorientale è divenuta artificialmente, giocoforza, un elemento sempre più conflittuale. Ciò forse all’interno dell’ampliarsi - anch’esso per noi auspicabile - (la mai ben dichiarata od intesa opzione multipolare) di un universo di riferimenti complessi ove Russia/Ortodossia, Vicino Oriente/Islam, Cina, India e Giappone, tradizionalmente riorientati, anch’essi resisi sufficientemente indipendenti da quel paradigma, (parallelamente a quanto avvenne progressivamente e sia pur parzialmente in altre epoche dopo la caduta degli imperi storici e per l’epoca contemporanea per il subcontinente indiano in conseguenza dell’indipendenza dalla cultura imperialista anglosassone) possano costituire, per una ben diversa Europa prossima ventura, - mai tanto dolorosamente ed utopicamente auspicabile - elementi di contenimento, di compensazione e di sviluppo…
Sappiamo di aver sfiorato con una concisione prossima alla follia argomenti di una complessità estrema, ma a ciò siamo stati portati inesorabilmente dalla partecipatissima lettura di “I libri che non ho scritto”, ove la scelta, per alcuni versi solo parzialmente giustificata, della nostra reazione ad un capitolo del libro stesso, rischia di mettere in ombra l’esaltante ricchezza della complessione. Ma, al di là od al di qua del piacere, anche la discrezione “esige dei limiti”.
E’ nato il pannello web della “Torino Non Conforme” cioè di tutta la comunità umana e politica che ruota attorno a CasaPound Italia nel capoluogo Piemontese..
Dopo l’occupazione di ieri di Scienze Politiche si leva la protesta contro questa forma estrema di lotta. Infatti questa mattina circa duecento studenti si sono radunati davanti la facoltà per contestare l’occupazione promossa dal collettivo e dall’Udu. È stata promossa dagli studenti una raccolta firme per dimostrare che la maggioranza degli studenti è contro l’occupazione. “A fronte di una occupazione effettuata da solo venti persone – dichiarano Raffaele D’Anna e Alberto Di Benedetto di AU tra i promotori della raccolta firme – già circa trecento colleghi hanno firmato la petizione per chiedere lo sgombero ed il ritorno normale delle lezioni. Denunciamo la presenza di numerosi esterni alla facoltà appartenenti ai centri sociali. Lanciamo un appello agli studenti di scienze politiche affinchè si mobilitino con noi, e le altre associazioni della facoltà, per difendere il diritto allo studio leso da pochi estremisti. Solidarizziamo con il Preside Miranda il quale ha dimostrato grande senso di responsabilità nell’opporsi a questa occupazione. A lui chiediamo di ritirare le dimissioni e lottare al nostro fianco per liberare la facoltà”.
Non sono più i tempi della lotta giovanile per un mondo migliore, non esistono più maestri di vita che donavano, a noi ragazzi, punti di riferimento sulla quale costruire una vita vera. Scomparsa è anche la reale essenza scolastica, sostituita da un becero ufficio nella quale gli uomini e donne del domani vengono sottoposti ad una sorta di “religione del materialismo”, concentrata all’annichilimento, sconosciuta nelle più grandi società civili del passato.
Di Adalberto de’ Bartolomeis E’ proprio uno strano popolo quello italiano. Davvero! Lo diceva un Presidente del Consiglio, anni fa che, a mio avviso, lui, intanto, nella sua percezione, vorrei dire acuta, ci aveva visto giusto! Tuttavia, non dimentichiamo che in circostanza di eventi tragici, sempre lui, purtroppo, fallì nel piegare il capo alla volontà altrui, nonostante la sua percezione di presagi terribili non lo tradì mai. Quest’ uomo, nella storia dell’ Umanità, quando fu in vita, fino all’ ultimo dimostrò un’ intelligenza straordinaria. Perdonatemi, ma se dico questo, è solo per una mia desunzione su quanto continuo ad apprendere riguardo quest’ uomo. In lui devo riconoscere doti che non trovo in nessun’ altra persona al mondo, solo per il modo come sia riuscito a governare un Paese, con appena venti persone, quest’ultime, discutibili quanto si vuole, perlomeno bene per sedici anni: i successivi sono stati tutto un susseguirsi di travolgimenti di eventi! Questa premessa vuole solo dimostrare quanto, oggi, per certi aspetti non sia cambiato proprio nulla, perché, parliamoci chiaro: è fortemente arduo amministrare bene il proprio Paese avvalendosi del principio del consenso! Eppure i principi dai quali discende il nostro ordinamento costituzionale devono essere rispettati. Purtroppo, a non rendere forti questi sacri principi, non è il consenso di un popolo, ma le estreme incoerenze che tante classi politiche, da sempre, continuano a dimostrare, così che finiscono per divenire una casta di poteri, “sublimati dal vil denaro!” Solo quello li alletta, per sentirsi, importanti ed autorevoli! Stipendio, prebende, chiacchere, fumo e tante promesse illusorie. Lo vediamo tutti i giorni quanto si verifica, veramente, impietoso contrastare un esecutivo, a cui, per giunta, l’ opposizione mette tutto il suo impegno nel togliere il rispetto, a raffica e con un accanimento inaudito ad un singolo, una giovane signora, sulla quale gli sproloqui, tanti, hanno oltrepassato il limite dell’ indecenza! Il Cavaliere, l’altro, per intenderci, non l’attuale, non aveva detto male, quando in una sua famosa frase pronunciò che…” gli italiani, ogni tanto, hanno bisogno della carota e del bastone”! Il bastone lo riprenderei al solo riferimento che un’eventualità degenerativa, spero remota, di contrasto sociale, possa, nuovamente, arrecare danno alla nostra Democrazia, sempre perché la testa non aiuta! Di conseguenza, viene, pertanto, d’istinto, ma solo d’istinto, pensare, ma mai metterlo in pratica, di volere reagire in una forma fisica: quella muscolare. Quindi farsi avvincere da primordiali istinti contro, però, qualsiasi atto, stupido, di disturbo, che volutamente e soprattutto incurantemente, dovesse nuocere all’ordine pubblico, all’ ordine che, mi preme ricordarlo, è garantito dalla nostra Costituzione! Persino un Presidente della Repubblica, ex comunista, per obbligo della sua posizione, che la carica istituzionale gli impone, continua ad invitare le opposte parti politiche e, naturalmente, con incisivo richiamo alla società, alla moderazione, alla ricerca di un dialogo costruttivo e non contrapposto da impulsi personalistici, che soffocano nell’ odio! Sì, perché, osservo, con lacerante tristezza, che ci sono ancora alcuni italiani, portati, per enfasi, per suggestione, a voler generalizzare ed annullare completamente il rispetto verso certe persone che non stanno imponendo, affatto, nessun loro “diktat” , ma cercano, semplicemente, di trovare soluzioni per una corretta amministrazione. Mi riferisco, quindi, alle chiassose proteste di tanti studenti, insegnanti, ma pure genitori, con i bambini, che in un “lavico” cumulo compatto, scendono nelle piazze, simulano lezioni con lavagne e professori, tra uno sghignazzo e l’altro, tanto per occupare il suolo pubblico, sicuramente senza le previste autorizzazioni. Insomma, ci risiamo: l’ opinione pubblica, mondiale e non quindi la sola italiana, assiste all’ inveterata consuetudine di non potere fare a meno della solita sinistra, quella sinistra classista, massimalista, demagogica ed ostruzionistica che, per un provvedimento non ancora approvato, sembra volere, a tutti i costi, lo scontro fisico; lo sta cercando, tra i sorrisini falsamente ironici che supportano slogans, vignette vilipendiose e bandiere varie, fra cui anche quella della pace! Noto che ancora a non pochi italiani piace il culto sistemico di fomentare veleni contro chiunque governi e non solo se chi governa possa essere il centro-destra! No, perché è prassi consolidata in Italia attendere qualche mese che un esecutivo cominci a promuovere iniziative di vario genere che, chissà perché, puntualmente, tutte, automaticamente, si definiscono “impopolari”, “autarchiche”, per cui, per puro atteggiamento ostile, i sani principi di equilibrio, di moderazione e della ricerca di un dialogo, solo intelligente, per definizione io direi, in Italia non possono durare! No! E’ impossibile! Non viene accettato da una parte, fortunatamente minima, della società, perché, l’ intero sistema sociale italiano poco tollera che ci possano essere, diciamocela tutta, governi duraturi! E’ perciò un antico vezzo. Moderazione e tranquillità non sono equilibri condivisibili in questo Paese! Manifestare pacificamente è senz’ altro più che lecito, purchè non la si tiri per le lunghe, non la si smeni con il pretesto di alimentare e rigenerare apparati eversivi! Mi sembra che ne abbiamo sorbite abbastanza di tragedie negli anni caldi di questa, io dico, strana democrazia! Siccome l’attuale sensazione che ne ricavo è quella di “un film già visto”, adesso noto, nella differenza del già visto, in quelli che sono stati definiti “anni di piombo”, che oggi riappaiono sulla “nuova scena” tanti professorini, premurosamente tutti imborghesiti ed imbellettati. Sono i “discenti del sapere”, i “Socrate” degli atenei italiani del terzo millennio e, vai, giù così, a scalare per ordine e grado, fino ad arrivare ai maestri ed agli operatori scolastici (bidelli), una schiera, insomma, un piccolo esercito di comunisti rieducati, “con il volto umano”che, magari, compiacenti anche con i famosi centri sociali, soffiano, aizzano, pari, pari, come allora, come nel 1968! Ma aizzano, pompano chi? Ma le nuove generazioni di studenti e chi senno?, “Poveri innocentini” quest’ ultimi, “candidi imbelli, in erba” che, in un catatonico automatismo, compìti, seguono alla lettera “ordini” ed istruzioni per organizzare scioperi, assemblee, sospensioni dell’ esercizio didattico e quanto può starci dentro per alimentare una bella provocazione contro le Istituzioni, anziché studiare. Intanto le tasse scolastiche mica vengono scalate da queste proteste! Loro, gli studenti dell’ era globalizzata, rispetto ai loro predecessori, introducono una novità: scendono nelle piazze e per le strade con i fratellini, le sorelline, bambini, per giove, che hanno poco più di quattro-cinque anni! Cercano di commuovere, loro, ma non si rendono conto che compiangono se stessi! Loro, uniti ad un vincolo sodale con papà e mamma, così si sentono più forti, ho l’ impressione, spero di sbagliarmi, che cerchino a tutti i costi il fattaccio, il morto. Sì perché, se dovesse, sciaguratamente, scapparci un solo morto, lo abbiamo visto anche di recente: la colpa ricadrebbe, “ovviamente”, sul governo, sulle forze di polizia, scaricando a massa, come al solito, responsabilità, che la sinistra italiana, abilmente, sa fare! Fortunatamente devo ricredermi dalla preoccupazione che la protesta sia generalizzata! Grazie al buon senso, è solo una piccola parte che tenta di screditare un esecutivo che, tutt’altro, sta cercando di amministrare ragionevolmente, per ciascun settore dell’ economia e dei servizi, con l’adozione di soluzioni necessarie per ridurre gli sperperi. Il decreto scuola, nella fattispecie, prevede in sostanza, riduzioni di spesa, accorpamenti per l’insegnamento, ritorno a voti chiari, ai numeri decimali, all’ eliminazione di personale che non può avere alcun titolo a formare gli esuberi, per cui gli studenti, a mio avviso, devono solo studiare e basta! Non farsi coinvolgere da sindromi strane, insieme ai loro genitori che, quest’ ultimi, devono fare il proprio ruolo, cioè quello dei genitori e non scendere in piazza con famiglie intera e sporte della spesa! Questo è un popolo, torno a ripeterlo, davvero stupefacente, unico al mondo! Deve per forza, con estemporaneità, da “guinnes” dei primati, inventarsi disagio e confusione, anche quando non c’è motivo! Ah, poveri noi! Non c’è proprio speranza che si possa cambiare! … C’ è pure il “bella ciao” a condire questo minestrone, l’ ANPI e tutta la vecchia dottrina di sinistra che, falsamente, si fa portavoce ridondante, invocando “libertà e più senso democratico dello Stato”. Questa è l’ Italia! Che Italia! Siamo un popolo rappresentato, purtroppo, anche da gente alquanto squinternata, che vuole vedere i problemi anche dove non ci sono! Gente che, disinformata a sufficienza, deve parlare a schiovere, in un momento epocale dove la nostra economia, insieme a quella mondiale, sta andando a pezzi. Questa minuscola rappresentanza di individui non sopporta che questo governo governi per tutto il suo mandato. Non accetta semplicemente una sconfitta elettorale, perché non vuole rassegnarsi ad aver perso! Questo è il punto focale di tutto il problema “tagli” e scuola sono solo un pretesto! Perché lo volete davvero sapere di chi è, per loro, la colpa! Ma di Berlusconi e di chi sennò? Il livore e l’accanimento a parlare, solo, unicamente, per invidia ed odio verso un solo uomo, prima di tutto e poi verso la sua squadra, ricorda, infelicemente, una storia che si ripete. Grazie al cielo non ci sono migliaia di morti ammazzati per le strade, ma lo stile, purtroppo, rimane quello! E’ davvero pazzesco, se non obbrobrioso accettare una vergognosa presa di posizione che, io dico, è soltanto pretestuosa, per alimentare, solo, dissapori, disordini e quant’altro! Non vedo serenità per il nostro futuro.di Arturo Diaconale
Veltroni ha licenziato se stesso. Al Circo Massimo ha richiamato all’appello tutte le diverse componenti della sinistra in nome della loro diversità e superiorità morale, politica ed antropologica rispetto alla destra che governa il paese. Ed in questo modo ha liquidato la politica della “vocazione maggioritaria” del Pd avviata durante la campagna elettorale ed ha riesumato di colpo la politica ulivista dell’unità di tutte le sinistre che sembrava essere stata uccisa dall’esperienza devastante dell’ultimo governo Prodi. Chi non condivide questa considerazione rileva che non si possono celebrare manifestazioni caratterizzate dalla presenza di grandi masse (anche due o trecentomila persone costituiscono una massa imponente) senza forzare i temi ed i toni e vellicare la pancia della gente indulgendo al facile estremismo. E lascia intendere che passata l’esigenza di rincuorare i militanti all’insegna della “lotta dura, senza paura” contro il detestato governo del centro destra berlusconiano, il Pd potrà riprendere la strada della piena e totale autonomia dalla sinistra più estrema e della sua definitiva conversione al riformismo responsabile.
Secondo questa interpretazione, quindi, la manifestazione del Circo Massimo va interpretata come una sorta di tonico grazie al quale Veltroni sarà in grado di avviare con maggiore potere contrattuale l’inevitabile dialogo con il Cavaliere e la sua maggioranza. Ma chi è convinto che il raduno del Circo Massimo non comporti conseguenze politiche sulla strategia del Pd, non tiene conto che una delle caratteristiche principali della “diversità” dei gruppi dirigenti della sinistra italiana è data proprio dalla incredibile tendenza a lasciarsi suggestionare ed influenzare dalle masse da loro stessi mobilitate ed aizzate. Per cui, visto che sabato scorso la manifestazione ha avuto successo in nome non del riformismo responsabile ma dell’opposizione intransigente, non si può non concludere che la tesi del “brodino corroborante” è fasulla. E che, per meglio affrontare le prossime scadenze elettorali e la grande crisi economica-finanziaria che preoccupa ed allarma il paese, Veltroni ha deciso di mettere in soffitta la linea della “vocazione maggioritaria” e di riesumare l’antico ulivismo dell’unità di tutte le sinistre.
Non bisognerà attendere molto prima di avere una conferma o una smentita dello slittamento a sinistra del baricentro politico del Pd. Il confronto parlamentare sulla nuova legge elettorale per le europee e l’elezione del Presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai sono le più immediate cartine di tornasole degli effetti politici della manifestazione del Circo Massimo.
In attesa di questa verifica, però, appare comunque assodato che Veltroni si è di fatto autolicenziato mettendosi a cavalcare una linea politica totalmente opposta a quella adottata dalla sua segreteria. Ma che gli effetti pratici di questo autolicenziamento non si avranno prima del risultato delle prossime europee. Il ché apre una nuova prospettiva per il segretario del Pd. Quella di sfruttare adeguatamente il neo-ulivismo e l’aggravarsi della crisi economica per sconfiggere i propri avversari interni e passare da segretario della sconfitta a leader del Pd per tutte le stagioni.
www.opinione.it
di Francesco Giavazzi
La situazione nelle nostre università è paradossale. Studenti e professori protestano contro una riforma che non esiste; il ministro, preoccupato dalle proteste, non si decide a spiegare quel che intende fare per riformare l'università. L'unica certezza è che nei prossimi mesi si svolgeranno nuovi concorsi per 2.000 posti di ricercatore e 4.000 posti di professore ordinario e associato, ai quali seguiranno, entro breve, altri 1.000 posti di ricercatore. In tutto 7.000 posti, più del dieci per cento dei docenti oggi di ruolo.
I 4.000 posti di professore saranno semplicemente promozioni di persone che sono dentro l'università. Le promozioni avverranno secondo le vecchie regole, cioè con concorsi finti. E' assolutamente inutile che un giovane ricercatore che consegue il dottorato a Chicago o a Heidelberg faccia domanda: di ciascun concorso già si conosce il vincitore. I 3.000 concorsi per ricercatore assicureranno un posto a vita ad altrettanti dottorandi che lamentano la loro condizione di precari. In tutte le università del mondo ad un certo punto si ottiene un posto a vita, ma ciò avviene solo dopo aver dimostrato ripetutamente di saper conseguire risultati nella ricerca.
Qui invece si chiede la stabilizzazione per decreto senza neppure che sia necessario aver conseguito il dottorato. Il ministro ha ereditato questi concorsi dal suo predecessore e non pare aver la forza per cambiarli e assegnare i posti secondo criteri di merito piuttosto che di fedeltà. Gli studenti ignorano tutto ciò e sembrano non capire l'importanza di meccanismi di selezione rigorosi, in assenza dei quali le università che frequentano vendono favole. In quanto ai professori, buoni, buoni, zitti, zitti. Se questi concorsi andranno in porto ogni discussione sulla riforma dell'università sarà d'ora in poi vana: per dieci anni non ci sarà più posto per nessuno e ai nostri studenti migliori non rimarrà altra via che l'emigrazione.
La legge finanziaria dispone un taglio ai fondi all'università che è significativo, ma non drammatico: in media il 3% l'anno (1,4 miliardi in 5 anni su una spesa complessiva di circa 10 miliardi l'anno). Si parte da tagli quasi nulli nel 2009, mentre poi le riduzioni diverranno via via crescenti per raggiungere la media del 3% nell' arco di un quinquennio. Il taglio non è terribile, anche considerando che la stessa Conferenza dei rettori ammette che in Italia la spesa per studente è più alta che in Francia e in Gran Bretagna. Comunque reperire risorse è sempre possibile: ad esempio, si potrebbero cancellare le regole sull' età di pensionamento approvate dal governo Prodi, ritornare alla legge Maroni e investire i denari così risparmiati nella ricerca e nell'università. Né mi parrebbe osceno far pagare tasse universitarie più elevate alle famiglie ricche e usare il ricavo in parte per compensare i tagli, in parte per finanziare borse di studio per i più poveri.
Come spiega Roberto Perotti in un libro che chiunque si occupa dell'università dovrebbe leggere («L'università truccata», Einaudi, 2008) tasse uguali per tutti sono un modo per trasferire reddito dai poveri ai ricchi. I dati dell'indagine sulle famiglie della Banca d'Italia, citati da Perotti, mostrano che il 24% degli studenti universitari proviene dal 20% più ricco delle famiglie; solo l'8% proviene dal 20% più povero. Nel Sud la disparità è ancora più ampia: 28% contro 4%. Il ministro Gelmini afferma che il suo modello è Barack Obama: forse il ministro non sa quanto costa a una famiglia americana mandare il figlio in una buona università. In una delle migliori, il Massachusetts Institute of Technology, la frequenza costa 50.100 dollari l'anno (40.000 euro), ma il 64% degli studenti che frequentano il primo livello di laurea riceve una borsa di studio.
Non sono in molti ad esserne informati. E sono pronto a scommettere che nessuno di quelli che in questo mese hanno sfilato in piazza ne sia a conoscenza.
Ma a tutti gli studenti che continuano a ripetere che il governo vuole rendere l’università accessibile solo ai ricchi perchè coi tagli dei finanziamenti del fondo ordinario agli atenei costringerà i rettori ad aumentare le tasse, vorrei rivolgere l’invito a leggersi bene come si calcola il “contributo universitario da parte dello studente”.
Questo è stabilito, infatti, entro la soglia del 20%.
20% rispetto a cosa? Udite udite: del finanziamento pubblico.
Insomma: se lo stato dà 100, le rette possono arrivare fino a 20; se al contrario lo stato desse 50 le tasse universitarie non potrebbero superare 10.
Incredibile, ma vero.
Per questo è assurdo e si dimostra un controsenso protestare contro la facoltà in capo alle università di aprirsi ai finanziamenti privati: questi determinerebbero una minore necessità da parte dello Stato di elargire finanziamenti a pioggia liberando risorse per gli atenei che ne dovessero avere maggiormente bisogno e al contempo produrrebbero una diminuzione delle tasse (e non come sostengono i disinformati studenti, un loro innalzamento)!
Altra cosa da chiarire, perchè collegata al discorso appena fatto, è che la trasformazione in fondazioni private non sarebbe una svendita ad un non meglio identificabile privato. Vorrebe invece dire, creare le basi per ricavare maggiori vantaggi circa il reperimento di beni e servizi alle migliori condizioni di mercato; per la raccolta di fondi (non solo privati ma anche pubblici da parte di enti locali e non soltanto nazionali); per le conseguenti agevolazioni fiscali.
Dire che i privati ne diventeranno padroni, poi, è quantomai tesi bislacca ed evidenzia un’ignoranza di fondo sulla materia.
La legge 133/2008 prevede che questa facoltà (non un obbligo, quindi) sia proposta e promossa dal Senato accademico all’unanimità; dopo di che, la decisione andrà approvata dal Ministero delle Finanze di concerto con quello della Pubblica Istruzione che dovrà poi emanare il decreto. Ministeri che continueranno a svolgere un ruolo di vigilanza (comma 10). La contabilità sarà inoltre controllata dalla Corte dei Conti (comma 11).
Per smontare il mito dell’università pubblica distrutta per esser posta nelle mani dei privati, si può benissimo interrogare, ancora una volta, la norma contenuta nella legge 133: le fondazioni non potranno perseguite fini di lucro e non potranno in alcun modo gestire i dividendi se non a favore della struttura stessa.
Oltre a tutto ciò, alle fondazioni si continueranno ad applicare le regole delle università statali (comma 14).
Ancora è comunque tutto da definire. E alcuni saranno sorpresi dal sapere che alla stesura dei regolamenti attuativi di dette misure sta collaborando un senatore del PD, Nicola Rossi.
Insomma: le proteste del mondo universitario sono tutto fuor che giustificate.
I ragazzi si offendono e si risentono se qualcuno gli dice che è sciocco per chi manifesta scendere in piazza senza neanche sapere bene perchè, ma la realtà dei fatti ne evidenzia le carenze…
http://ilpensatore.wordpress.com/
UN ALTRO ’68 È POSSIBILE!: Non facciamoci strumentalizzare dal Sistema. Le manifestazioni del PD di sabato scorso e quella dei sindacati di giovedì prossimo, non sono altro che il tentativo di una parte del Sistema di prevalere sull’altra, ma sempre all’interno di una logica di
Forse la Menapace preferisce il Danubio al Piave, noi onoriamo i soldati di allora e quelli di oggi “Le guerre sono tutte orrende. Ciò non significa non festeggiare e onorare le nostre forze armate, i nostri soldati e i nostri caduti. Fose Sansonetti e altri pacifisti-comunisti non hanno avuto bisononni e prozii tra i contadini che combatterono per l’Italia unita e libera dallo straniero. Forse la Menapace preferisce il Danubio al Piave e le penne sui cappelli degli Schutzen a quelle dei bersaglieri: noi preferiamo l’Italia, onoriamo i soldati di allora e quelli di oggi e li ringraziamo per il loro impegno internazionale, molto più pacifico di quello di tanti ‘internazionalisti’. Il Tricolore è, e sarà sempre, sopra l’Arcobaleno”. Così l’eurodeputtao Luca Romagnoli, segretario nazionale del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, commenta le polemiche di queste ore relative alle manifestazioni per il 4 Novembre.
Roma, 28 ottobre 2008
ON. LUCA ROMAGNOLI
fiammastampa@libero.it
Parlamento Europeo, via IV Novembre, 149 - 00187 - Roma
Riceviamo l’articolo de “l’Unità” di sabato 25 ottobre 2008, relativo alla nostra azione presso la sede del PD; constatiamo tristemente come per Raffaele Donini , coordinatore dell’esecutivo del PD di Bologna, ricordare 2650 morti, migliaia di feriti e 250000 esuli, rappresenti una “provocazione inutile”. Se da una parte noi ci vergogniamo in quanto esseri umani per le tragedie del secolo scorso che vengono spesso utilizzate in modo strumentale nei nostri confronti, dall’altra costoro, rappresentanti della gattopardesca metamorfosi PCI-PDS-DS-PD, continuano nella maniera più arrogante a strozzare quel grido di Libertà che lo spirito della Storia conduce al di là dei tempi. Antonio Del Prete Responsabile provinciale e regionale Gioventù Italiana Gioventù Italiana Bologna - Bononia 189 a.C.
Ragazzi di destra, manifestate per rovesciare il ’68 (di Marcello Veneziani) da Libero di Venerdì 24 ottobre 2008 Forza Gelmini. In piena bufera contro Mariastella e il suo governo, si sta preparando a Roma e poi in tutta Italia il Gelmini day, una giornata a supporto dell’eroica Ministro che sfida la demagogia diffusa nei media e nella scuola tentando di riformare la scuola. Rovesciamo il ’68 è lo slogan che appare sui muri della Capitale ed è il filo conduttore della Manifestazione, promossa da AIR, he non è la sigla di una compagnia aerea, ma un movimento studentesco di area identitaria. Il suo leader, Giuliano Castellino, auspica una nuova rivoluzione contro i figli del ’68, anzi <> a quella che i sessantottini fecero quarant’anni fa. Quei ragazzi sono di destra, è inutile nasconderlo, abitano a Casa Italia Prati, definito un centro sociale di destra. Io l’ho visitato, prevenuto verso tutte le occupazioni, ma devo dire che quel palazzo della Siae, dove vivono ora trenta famiglie più sale per concerti, libri, palestra, e servizi vari, è stato recuperato alla grande, è vivo e si respira aria pulita. Il contrario di molti centri sociali. Ma torniamo a scuola. Avete visto ieri la mobilitazione generale contro Berlusconi e la Gelmini. Semplificazioni brutali, slogan, indignazione su ogni starnuto. E poi la chicca finale, Berlusconi che come Bava Beccaris manda i gendarmi contro gli studenti. Se ben ricordo l’ultimo ministro della pubblica istruzione che invocò la polizia a scuola fu Berlinguer. Ragazzi, non vi fate rincretinire dai professionisti della militanza ideologica e della demagogia, siano essi presidi, professori o giornalisti, nessuno vi impedisce di manifestare e di contestare. Va ricordata solo una cosa: se commettere reati come occupare le scuole e soprattutto fare i picchetti davanti alle scuole, impedendo con la forza a chi vuole entrare in classe di fare la propria libera scelta, vi mettete contro la legge. E’ criminale, repressivo, illegale chiedere il rispetto della legalità, delle regole e degli altri studenti che vogliono entrare in classe? Ma il problema che vorrei affrontare è un altro. Ieri i giornali hanno dato molto risalto alla destra di ieri e di oggi che non vuol finire dalla parte dei poliziotti e si schiera invece dalla parte degli studenti, seppure con motivazioni diverse. Militanti missini di ieri e giovani studenti di oggi che sono indulgenti con la contestazione o ne chiedono una tutta loro, di destra. Ai ragazzi di Air che si schierano con il ministro Gelmini, si oppongono per esempio i giovani di Forza Nuova che con il loro leader sono scesi a fianco degli studenti, e che per questo ieri sono stati trattati bene dai giornalisti che di solito li criminalizzano. E ai manifesti del tipo Rovesciamo il ’68 (che i promotori dicono ispirati al mio libro omonimo), si oppongono altri manifesti di Azione studentesca, vicina a quel che resta di An, con una ragazza che sta in posa guerresca in piedi sulla cattedra ed uno slogan che se la prende con i professori auspicando il potere agli studenti. Un manifesto arrogante, maldestro o tardosinistro. Ecco le due anime della destra, che ritornano nonostante i terremoti: le due anime che vennero fuori anche nel ’68, tra chi voleva contestare insieme ai ragazzi di sinistra e chi invece difendeva l’ordine e la legalità. A diciott’anni, negli anni ’70, ero con i primi. Da presidente d’assemblea promossi l’occupazione del liceo; ero convinto anch’io che non dovessimo opporci alla contestazione ma farne noi un’altra a fianco, nel nome della qualità e del merito, ma radicale e rivoluzionaria. I giornali lasciano intendere che i ragazzi contrari all’occupazione, i ragazzi in difesa dell’ordine e del ministro, siano i fascisti. E invece no, vi sbagliate. I fascisti veri sono quelli che vogliono rivoltarsi, insorgere, occupare: questa è l’anima vera del fascismo, l’idea di una rivoluzione ulteriore alla contestazione di sinistra. Gli altri sono giovani di destra, più vicini all’idea di tradizione, magari ribelli ma conservatori. Ma come, i fascisti sono quelli più vicini al ’68? Sissignore, amici, il ’68 somiglia maledettamente al primo fascismo rivoluzionario, col suo mito vitalista e giovanilista, la sua voglia di trasgredire, il suo spirito antiborghese e antisenile. Lo capirono Pasolini, il filosofo francofortese Habermas, alcuni movimenti nazionalrivoluzionari.
Io capisco il fascismo romantico di questa posizione, ma ne colgo il lato velleitario, utopico, sognatore. La realtà è che tra chi tenta di ripristinare il merito, la selezione, la responsabilità, l’efficacia nella scuola e chi difende la pessima scuola d’oggi insorgendo contro chi vuole riformarla, bisogna scegliere. E io scelgo i primi. Se c’è da scegliere tra Veltroni e la Gelmini, scelgo la Gelmini. Ieri non si poteva raddrizzare il ’68 verso destra, come pensavamo i “camerati”, perché il fenomeno in tutto l’occidente era una rivolta anarco-libertaria contro il padre, con tentazioni esotiche di tipo maoista. E oggi non si può raddrizzare verso destra la rivolta alimentata dalla stampa, dai partiti e movimenti di sinistra e da quel professorame inadeguato che ha sfasciato la scuola persino più dei suoi ministri. E allora ragazzi, rovesciate il ’68, piuttosto che imitarlo malamente. Con brio, senza cravatta né scudiscio, anzi con la vostra naturale turbolenza. Contestate i prof ma in classe, contestate i programmi proponendo scelte alternative, testi alternativi, gruppi di studio. Inventatevi i sit in della domenica, comunque fuori orario scolastico. Ma non seguite il rito imbecille di questi cortei, la violenza di chi non sa più a che attaccarsi per far cadere Berlusconi e allora punta su di voi. E se amate trasgredire, ricordate che oggi la vera trasgressione è la tradizione.
La situazione dei pendolari umbri si fa sempre più precaria viste le scelte operate da Trenitalia in rapporto agli investimenti sulle linee ad alta velocità per cui è stato recentemente aumentato anche il costo del biglietto. Va considerata l’assenza in Umbria di queste linee e la decisione dell’azienda di potenziare il percorso Roma-Firenze-Bologna-Milano, dirottando sulla “linea lenta” il servizio universale, ovvero quello minimo che serve proprio i pendolari. Ciò vuol dire che l’Umbria, che appunto non è interessata dall’alta velocità, sarà servita solo dalla linea lenta con il conseguente prolungamento dei tempi di percorrenza, per cui si parla di un ora e mezza in più, e con l’arrivo a Roma-Tiburtina anziché a Roma-Termini, comportando ulteriori difficoltà per gli stessi pendolari. Questi in Umbria sono attualmente circa 1500, a cui vanno aggiunti quelli del limitrofo territorio toscano. Già oggi lamentano ritardi medi di 15-20 minuti su ogni viaggio. I vertici di Trenitalia hanno fatto sapere che la linea universale dovrà essere sovvenzionata dalla Regione, prevedendo in caso contrario una riduzione del 30% del transito. In caso di una mancata risposta all’appello ai vertici regionali, i pendolari subiranno il danno della complicazione logistica dei trasporti, oltre alla beffa dei rincari. Al netto dei ritardi, s’intende. Insieme alla sporcizia, l’affollamento delle carrozze, i ritardi sono l’incubo dei pendolari. Secondo i dati Censis quelli del treno sono circa 2 milioni, su 13 di italiani che si spostano quotidianamente, in continuo, sebbene lento, aumento, spendono una media di 50 euro al mese, la maggioranza percorre tratte intorno ai 25 km, solo un 4% va da una regione all’altra. Impiegano in media 45 minuti per ogni tragitto. Ultimamente si sono organizzati in comitati come quello “Roma-Firenze”, che si è costituito in data 1 ottobre ad Orvieto, o quello di Terni, a cui manifestiamo tutta la nostra solidarietà e sollecitiamo la Regione ad intervenire presso la Società ed il Governo. Proprio per questo ho preparato una mozione con la quale chiederò l’intervento della Regione - visto che con il decreto Bassanini le competenze relative al trasporto ferroviario locale sono state trasferite dallo Stato alle Regioni che stipulano contratti con i concessionari, in primo luogo Trenitalia - affinché ponga in essere tutti i provvedimenti e le azioni necessarie alla risoluzione del problema. Tuttavia, come molti di voi sapranno la discussione di questa mozione è stata impedita, grazie all’intervento dei rappresentanti del PDL in regione Umbria, che hanno preteso uno stravolgimento del regolamento della Regione, acconsentito dai loro colleghi del PD, imponendo la discussione di ben quattro mozioni del PDL, e cancellando dall’ordine dei lavori, la mozione de La Destra sui pendolari in Umbria, argomento evidentemente poco rilevante per consiglieri regionali del PDL, GRAZIE. Tuttavia abbiamo provveduto ad una massiccia diffusione di manifesti e volantini e continueremo un’azione capillare sul territorio.
il consigliere regionale de La Destra
Aldo Tracchegiani
Alberto B. Mariantoni © Il 28 Ottobre (in realtà, tra il 27 ed il 31 Ottobre) del 1922, avveniva la « Marcia su Roma »: un’insurrezione nazionale, popolare e rivoluzionaria che metteva fine alla situazione di disordine strutturale e di guerra civile permanente e generalizzata che regnava in Italia dalla fine della Prima guerra mondiale. Nell’arco di quelle giornate, all’incirca 100 mila squadristi erano insorti con sincronia militare in tutta la Penisola ed avevano preso il controllo delle principali città italiane, a cominciare da quella di Siena; mentre altre 50 mila Camicie Nere, ripartite in tre colonne – che provenivano rispettivamente da Monterotondo, Tivoli e Santa Marinella (senza contare i 5 mila uomini di riserva che si erano attestati su Foligno) – erano confluite sulla capitale e, stringendola d’assedio, avevano dato lo « scossone finale » all’allora governo di destra dell’on. Luigi Facta, ed indirettamente costretto il Re Vittorio Emanuele III a dare l’incarico di formare il nuovo Governo italiano a Benito Mussolini, il Duce della rivoluzione fascista. L’idea di quella rivoluzione era nata appena 43 mesi prima, da una serie di articoli e di comunicati stampa, redatti dallo stesso Mussolini, che erano apparsi su « Il Popolo d’Italia », in risposta al disfattismo generalizzato e alla disobbedienza civile che in quell’epoca erano largamente alimentati e favoriti dal massimalismo socialista trionfante e dalle prime avvisaglie dell’allora sbocciante tracotanza bolscevica.
Il 2 Marzo del 1919, in uno di quegli articoli, Mussolini invitava « corrispondenti, collaboratori e seguaci del Popolo d’Italia, combattenti, ex combattenti, cittadini, e rappresentanti dei Fasci della Nuova Italia e del resto della Nazione ad intervenire all’adunanza privata che si terrà a Milano, il 23 Marzo ».
Il 6 Marzo successivo, in un comunicato dello stesso giornale, lo stesso Mussolini specificava: « (…) da quella adunata usciranno i Fasci di Combattimento il cui programma è racchiuso nella parola ». « (…) Il 23 Marzo sarà creato l’antipartito, sorgeranno cioè i Fasci di Combattimento che faranno fronte contro due pericoli: quello misoneista di destra e quello distruttivo di sinistra ».
Il 18 Marzo, un nuovo pezzo del futuro Duce d’Italia, sottolineava: « Noi vogliamo la elevazione materiale e spirituale del cittadino italiano (non soltanto di quelli che si chiamano proletari… e la grandezza del nostro popolo nel mondo. Quanto ai mezzi non abbiamo pregiudiziali: accettiamo quelli che si renderanno necessari: i legali e i così detti illegali. Da tutto questo travaglio usciranno nuovi valori e nuove gerarchie ».
Il 23 Marzo 1919 - dopo una riunione preparatoria che si era tenuta il 21 dello stesso mese - l’attesa assemblea, presieduta dal Capitano degli arditi Ferruccio Vecchi e composta da appena 53 persone di origini politiche le più svariate (per lo più, ex interventisti, futuristi, ex sindacalisti, ex socialisti rivoluzionari, ex arditi, reduci di guerra, ex volontari fiumani, ecc.), ebbe luogo nella sede dell’Alleanza Industriale e Commerciale di piazza San Sepolcro, a Milano.
In quell’occasione, fu lo stesso Mussolini a definire la natura e la portata del nuovo movimento fascista: « Noi siamo - egli disse - degli antipregiudizialisti, degli antidottrinari, dei problemisti, dei dinamici; (…) noi abbiamo stracciato tutte le verità rivelate, abbiamo sputato su tutti i dogmi, respinto tutti i paradisi, schernito tutti i ciarlatani - bianchi, rossi, neri - che mettono in commercio le droghe miracolose per dare “felicità” al genere umano. Non crediamo ai programmi, agli schemi, ai santi, agli apostoli: non crediamo soprattutto alla felicità, alla salvazione, alla terra promessa. Non crediamo a una soluzione unica - sia essa di specie economica o politica o morale - a una soluzione lineare dei problemi della vita, perché, - o illustri cantastorie di tutte le sacrestie - la vita non è lineare e non la ridurrete mai a un segmento chiuso fra bisogni primordiali» (Benito Mussolini, « Scritti e Discorsi », Ulrico Hoepli Editore, Milano, 1934 - XII, Tomo II°, pag. 33 e 53-54).
Il Fascismo era nato.
Inutile, in questo contesto, ritracciare il calvario di quella rivoluzione. In particolare: le sconfitte elettorali, le persecuzioni poliziesche, le impari battaglie con i sovversivi, gli infiniti lutti subiti, le delusioni, le amarezze, le frustrazioni.
Sembrava davvero impossibile che un pugno di patrioti irriducibili potesse arrestare la valanga sovversiva social-comunista e cambiare il corso della Storia. Eppure, con il coraggio e la fredda determinazione che li animava, quel manipolo di eroi riuscì a dare l’esempio ai tiepidi ed ai rinunciatari, riuscì a scuotere i pigri e gli ignavi dal loro torpore, riuscì ad amalgamare attorno a sé la parte sana della nazione e masse sempre più vaste di italiani.
Sarà il miracolo di quella rivoluzione!
« Il fascismo comincia a crescere, tumultuosamente, impetuosamente dopo il novembre del 1920; richiama alla mente di tutti, amici e avversari, una sola immagine: quella di un corso d’acqua che d’un tratto si gonfi e rompa ogni argine e dilaghi oltre ogni previsione » (P. Rauti, R. Sermonti, « Storia del Fascismo », Centro Editoria Nazionale, Roma, 1976, Tomo II, pag. 117).
Dopo le sanguinose violenze, gli scioperi, le occupazioni, le aggressioni e gli agguati che avevano continuato a subire durante il famoso « biennio rosso » (1920-1921), i fascisti - rincuorati ed ingigantiti dall’indescrivibile affluenza di nuove reclute - riusciranno a restituire colpo su colpo ai loro avversari ed a distruggere progressivamente la forza offensiva dei partiti sovversivi.
La resurrezione della Nazione italiana era ormai alle porte.
I fascisti, infatti, con il loro sacrificio, oltre a mettere fuori combattimento i loro avversari, « avevano colpito a morte il vecchio regime. Avevano salvato la civiltà italiana alla nuova storia. Avevano difeso tutta l’Europa da una delle più convulse esplosioni di barbarie. Avevano ridestato a vita immortale - con il sangue dello stesso sacrificio - i padri del Risorgimento e i nipoti non indegni ch’erano caduti nella grande guerra » (Roberto Farinacci, « Storia del Fascismo », Società Editoriale Cremona Nuova, Cremona, 1940, XVIII, pag. 245-246).
Quegli uomini, il 28 Ottobre del 1922, dopo tante privazioni e rinunce, ebbero la gioia di vedere realizzato il loro sogno e quella di potere, in fine, assaporare il gusto della loro meritata vittoria.
Lo stesso non posso dire per me e per quanti, da più di sessant’anni, hanno cercato di essere fedeli a quella medesima tradizione.
La mia generazione, purtroppo, ha conosciuto solo le sconfitte, le delusioni e le amarezze. E’ nata troppo tardi per marciare con coloro che durante il Ventennio contribuirono alla rinascita della nostra Nazione e, probabilmente, troppo presto per farlo con coloro che sicuramente verranno per riscattare di nuovo la libertà, l’indipendenza, l’autodeterminazione e la sovranità della nostra Patria.
La sola gioia che posso vantare nel contesto della mia fede, è quella di avere avuto l’opportunità e l’onore, nel corso della mia gioventù, di conoscere personalmente un certo numero di squadristi di quella rivoluzione.
Difficile descriverli. Impossibile dimenticarli. Erano degli uomini per cui, ancora oggi, vale la pena di vivere e di continuare a soffrire, semplicemente per potere testimoniarne l’esistenza e tramandarne le gesta.
Roma - Anche ieri Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti si sono sentiti più d’una volta. Perché, è la convinzione del premier ripetuta in privato nelle ultime ore a diversi interlocutori, è necessario mettere in piedi al più presto un «intervento straordinario sui redditi», «misure sociali». Un’idea che il Cavaliere accarezza da tempo ma sulla quale s’è potuto finalmente cimentare solo domenica, tornato dal vertice Asem di Pechino e dopo due settimane passate a rincorrere l’emergenza della crisi finanziaria tra vertici a Parigi e Berlino e consigli europei straordinari a Bruxelles.
La situazione è difficile ma un po’ di fondi, avrebbe assicurato ieri a Berlusconi il ministro dell’Economia, si possono reperire (in questo senso potrebbe leggersi l’emendamento al disegno di legge sullo sviluppo che prevede di tenere nella disponibilità del Tesoro i 25 milioni di euro che arrivano dalle multe antitrust e che erano destinati alla social card). Il punto, insomma, è soprattutto far di conto. Perché, spiega in Transatlantico Roberto Calderoli, «ci sono tre o quattro cose su cui stiamo ragionando» ma «dovremmo valutarle in base al loro impatto sulle casse dello Stato». Di certo, assicura il ministro della Semplificazione, sul fronte dei redditi «qualcosa bisognerà fare». A Palazzo Chigi, dunque, si studiano e si vagliano diverse possibilità con un occhio anche all’Unione europea visto che più volte Berlusconi ha pubblicamente detto che «le misure a sostegno dei consumi verranno prese nel quadro annunciato dall’Europa». Il Consiglio Ue voluto da Nicolas Sarkozy il 7 novembre, però, non dovrebbe assumere decisioni sull’economia reale ma piuttosto cercare di individuare una posizione comune dell’Unione che a metà novembre sarà rappresentata al G20 straordinario di Washington da Francia, Italia, Germania e Gran Bretagna. Insomma, a Bruxelles non si dovrebbe affrontare il capitolo delle misure a sostegno dei redditi primi di dicembre e Berlusconi è intenzionato ad avere in mano una soluzione prima di allora.
La tentazione del Cavaliere resta quella di detassare le tredicesime, un provvedimento popolare che da una parte darebbe un impulso ai consumi facendo da volano all’economia e dall’altra garantirebbe a Berlusconi di continuare la sua «luna di miele» con gli italiani e affrontare in discesa la tornata elettorale di primavera (amministrative più europee con possibile election day). Il punto su cui lavora il Tesoro è capire quali siano i margini di manovra e cioè quale debba essere il tetto di reddito e tredicesima mensilità entro il quale prevedere il beneficio. Un provvedimento straordinario e non strutturale, che potrebbe magari riguardare solo i pensionati. Al vaglio del premier anche la possibilità di aumentare gli sgravi fiscali già previsti per le famiglie con figli, una sorta di mini quoziente familiare. Perché, ripeteva ieri il Cavaliere ai suoi collaboratori, «nonostante la crisi dobbiamo far sì che siano soprattutto le famiglie ad avere qualche soldo in più a fine mese».
A margine della vivace seduta del consiglio comunale di ieri sera interviene Alex Cioni, coordinatore di “Azione Sociale Mussolini verso il Pdl”: < < Quanto inscenato dai pacifisti a corrente alternata è a dir poco grave, non tanto e non solo per la protesta in sé, ma per aver cercato in ogni modo la rissa all’interno di una sede istituzionale abbandonandosi a gratuiti insulti ed offese proferite al sottoscritto. Non posso fare a meno di denunciare il grottesco quanto gravissimo tentativo di alcuni giovani vicentini appartenenti al Presidio permanente No dal Molin, di impedire con la forza a me, ed al mio portavoce Cesare Boschetti, di entrare in consiglio comunale. Un comportamento che non è andato a buon fine, e grazie al quale potevano scoppiare ulteriori e ben più gravi tensioni, solo per il tempestivo intervento della Forza pubblica. C’è poco da aggiungere, i fatti parlano sufficientemente chiaro, ragion per cui mi aspetto che non ci sia nessun maldestro tentativo di minimizzare quanto accaduto. Posso solo ribadire che quelli di ieri sono i bravi ragazzi che il sindaco difendeva e che alcuni dei suoi compagni di partito continuano nonostante tutto a coccolare, come il consigliere Gabriele Terragin. Sono curioso di vedere se il sindaco perseguirà ancora il classico comportamento degli struzzi o se agirà di conseguenza, non solo attraverso una risposta politica chiara e risoluta contro questa ennesima forma di violenza, ma agendo concretamente per tutelare in primis le legittime richieste degli artigiani.
Roma - Napolitano continua a battere sul tasto del dialogo. “Ribadisco la convinzione, già espressa in precedenti occasioni, che quando si tratti di modificare regole tra le più importanti della competizione democratica quali sono quelle dei sistemi elettorali sia da ricercarsi un ampio consenso in parlamento”. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo sottolinea al termine dell’incontro con i rappresentanti di varie forze politiche riunite nel “Comitato per la Democrazia”. La nuova legge Il Capo dello Stato insiste sulla scelta diretta dei rappresentanti: “Modifiche in questo campo - prosegue Napolitano - sono state largamente riconosciute in questi anni come opportune e mature ed è stata riscontrata, nel recente passato, una preoccupazione condivisa circa l’esigenza di stabilire un più diretto legame tra gli eletti e i territori rappresentati, e di garantire un effettivo intervento dei cittadini-elettori nella scelta dei loro rappresentanti. C’è da augurarsi che tali esigenze formino oggetto di adeguata attenzione nel corso della discussione parlamentare sulle norme per l’elezione dei deputati italiani al parlamento europeo.Una volta il ponte era solo quello che univa le due sponde del fiume. Poi hanno inventato il ponte delle feste: ti capita che il primo maggio caschi di martedì? Al lunedì tutti a casa. Roba che a Brunetta gli viene il mal di pancia appena lo sente. Ma siccome il genio italico esiste e in qualcosa deve pure esprimersi, da quest’anno si segnala una importante novità: il ponte con lo sciopero. Funziona così: giovedì tutti a casa da scuola per i cortei anti-Gelmini, sabato festa del primo novembre. E il 31 ottobre? Vorrete mica andare in classe? Studiare? Fare lezione? Macché: ponte. Vacanza. Tutti a prepararsi per la notte di Halloween: mostrate pure le vostre zucche. E pazienza se resteranno vuote.
L’innovazione pontiera non coinvolge tutte le scuole d’Italia, s’intende. Ma l’importante è cominciare. E l’istituzionalizzazione del ponte comandato, la sacra unione tra la lotta dura e la vacanza pura, la benedizione della doppia bigiata di piazza e di governo, in fondo rappresenta come meglio non potrebbe la natura di un movimento che nasce vecchio, di una ribellione octroyé, di una finta rivoluzione autorizzata, anzi imposta dall’alto.
I giovani che occupano e protestano sono sinceri. I giovani sono sempre sinceri. Ma non s’accorgono che stanno prestando la loro sincerità agli interessi degli adulti che tutto hanno a cuore, tranne un’istruzione che funzioni come si deve. E lo dimostra il fatto che mentre per le generazioni precedenti ribellarsi significava uscire dagli schemi e infrangere le regole, oggi ribellarsi significa seguire regole già scritte, rispettare gli schemi, osservare riti canonici e messali compilati da altri. Non c’è fantasia nei loro slogan, non c’è creatività nel loro movimento. C’è solo la ripetizione di un cliché che li illude di fare un passo verso il futuro. E che invece li respinge nel mesozoico antico.
L’altro giorno ero con una ex ragazza degli anni Settanta. All’improvviso suona il suo telefonino. È la figlia che chiede di poter occupare la scuola. Lei le fa le raccomandazioni, le dà due istruzioni, consigli per l’uso. Poi chiude e scuote la testa: «Figurarsi se ai miei tempi occupavo con il permesso di mammà...». Un professore mi racconta di due genitori che pochi giorni fa sono andati a chiedergli: «Scusi, ma quest’anno quando è programmata l’occupazione? Sa, dovremmo organizzarci per i weekend...».
È la ribellione con il timbro del preside, anzi del dirigente scolastico, come si dice ora. La rivoluzione con giustificazione sul libretto. L’insurrezione autorizzata dal consiglio docenti. Questa settimana ci sarà sciopero. Sarà sicuramente un successo. L’hanno fissato di giovedì, perché non è mai bello che uno sciopero caschi di venerdì. Sembrerebbe una furbata. Poi però in molte scuole che hanno fatto? Zac, ecco lì: venerdì 31 ottobre tutti a casa per il ponte. Ponte de che? Il primo ponte che unisce un giorno rosso sul calendario e un giorno rosso nella piazza. In fondo, che differenza c’è? La festa è comandata, lo sciopero ancor di più.
mario giordano
di Francesco Storace
Complimenti vivissimi alla maggioranza di Berlusconi, complimenti vivissimi all’opposizione di sua maestà.
Il voto di aprile è stato davvero utile. Utile a far comandare in Parlamento gli speculatori dell’acqua, gli approfittatori di un bene di tutti i cittadini, con un vergognoso atto di arroganza.
Lo si è saputo da poco, ma è davvero grave quello che è accaduto all’insaputa di tutti.
E’ stato votato in Parlamento ad agosto l’articolo 23 bis del Decreto Legge numero 112, con il quale scatta la privatizzazione dell’acqua.
E’ stata una manina parlamentare a inserire nel decreto Tremonti un articolo scritto su misura, che non c’era nel testo originario approvato in Consiglio dei ministri. Nell’iter parlamentare è stata inserita la norma che serve a privatizzare l’acqua, sotto il titolo “Servizi pubblici locali di rilevanza economica”.
Questo articolo è passato con il sostegno dell’opposizione, in particolare del Pd, nella persona del suo cosiddetto ministro-ombra Lanzillotta.
Questo è il testo:
“Le disposizioni del presente articolo disciplinano l’affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, in applicazione della disciplina comunitaria e al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale, nonché di garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalità ed accessibilità dei servizi pubblici locali ed al livello essenziale delle prestazioni, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettere e) e m), della Costituzione, assicurando un adeguato livello di tutela degli utenti, secondo i principi di sussidiarietà, proporzionalità e leale cooperazione. Le disposizioni contenute nel presente articolo si applicano a tutti i servizi pubblici locali e prevalgono sulle relative discipline di settore con esse incompatibili”.
In buona sostanza, si regala anche l’acqua alla follia privatizzatrice.
Per il Parlamento, l’acqua non è più un bene pubblico, ma mercanzia da far gestire dalle solite grandi aziende d’oltreconfine, quelle che sono già proprietarie delle acque minerali.
La conseguenza la sconteremo ogni volta che arriverà la bolletta a casa, con i privati che decideranno quanto farci pagare. Il tutto nel buio totale, nelle manovre parlamentari, nelle trame che caratterizzano da troppo tempo il palazzo contro il popolo.
Nessuno ne ha parlato, le Camere decidono senza farci sapere, i media tacciono, ma La Destra no.
Noi non ci stiamo e lanceremo la nostra iniziativa popolare sin dal congresso nazionale di novembre, chiedendo a Gioventù Italiana di farsene ancora una volta protagonista, ma con tutto il Movimento al fianco.
E’ una strana Italia quella che traspare in questi ultimi giorni. E’ l’Italia delle piazze, quella degli studenti e quella dell’opposizione. Ambedue monche però. Quella degli studenti di sinistra, strumentalizzati dal Partito Democratico che li utilizza come massa di manovra contro Palazzo Chigi (ma del resto non è una novità, fu così, in parte, anche nel ’68), e quella dell’opposizione che vede in piazza in realtà solo il veltronian partito senza sinistra radicale né Italia dei Valori. Insomma un’Italietta che litiga sui numeri ma non sulla sostanza dei problemi. Sembra quasi di assistere ad una lite di condominio dove i contendenti si trincerano dietro il colore della facciata del palazzo da rifare ma non discutono e non affrontano il problema delle condutture che fanno acqua da tutte le parti e dei solai da rifare. Mentre si rischia costantemente il crollo. E più fanno questa sceneggiata pulcinelliana più i sondaggi danno numeri impietosi sia per il governo che, soprattutto, per l’inesistente opposizione.
Così mentre in Parlamento e sui Tg i leader chiacchierano di numeri l’economia mondiale implode cadendo rovinosamente su tutti noi. Così mentre i governi intervengono sulle banche con denaro dei contribuenti le banche rifiutano di ricapitalizzare o di far entrare il governo nei “loro affari”. E gli italiani stanno alla finestra a guardare questo indecoroso spettacolo. Consci del fatto che prima o poi toccherà a loro pagare gli errori di 15 anni di globalizzazione economica forzata e forzosa. Una globalizzazione di fatto illegale perché ad economia globale non corrisponde governo globale: ergo mancano regole globali. E quando mancano le regole si è di fatto illegali.
Ed è in questo bailamme che rischia di trasformarsi in un dramma sociale ben più acuto di quanto possa apparire ora chi side in parlamento si preoccupa di quanti erano i manifestanti in piazza sabato scorso o di regolare l’elezione europea con uno sbarramento togliendo le preferenze. Non siamo nemmeno più alla farsa ma direttamente alla cena delle beffe. Una cena fatta di dichiarazioni forzate da una parte e dall’altra, tirando per le braccia migliaia di studenti che hanno solo il torto di non capire bene quanto vengono strumentalizzati, atte in realtà a spostare l’attenzione dai problemi seri e reali che affliggono il nostro Paese.
Ora, consapevoli delle riforme necessarie nel mondo della scuola, non si può pensare di farle tagliando miliardi comunque necessari. Allo stesso tempo non si può pensare di risolvere i problemi interni ad un partito in agonia dal giorno della nascita mandando in piazza fra le 3 e le 400mila persone (perché quello è il dato visto da chi è neutrale). Veltroni e Berlusconi, di fatto, stanno giocando la stessa partita dandosi una mano vicendevolmente. Ma questo non fa bene all’Italia. Questo non fa bene a nessuno. Un tempo si diceva: “braccia rubate all’agricoltura”. Adesso non si può dire nemmeno questo perché per essere agricoltore oggi, devi sapere l’economia, conoscere il mercato, capire gli umori della gente per coltivare e vendere.
No, qui servirebbe solo una cosa: cambiare completamente la classe politica nazionale e comprendere che se le cose vanno come vanno è anche colpa del fatto che abbiamo un Parlamento inesistente dove mancano le rappresentanze di milioni di persone. Una democrazia imperfetta, questa, che potrà solo far danno. Meditate gente, meditate.
Richelieu
la destranews
Stiamo subendo da circa un anno e mezzo una crisi economica e finanziaria che non ha avuto eguali per dimensioni e diffusione prima d'ora. E tutti sono convinti abbia avuto origine negli Stati Uniti e dagli States sia poi giunta al resto del mondo. Ebbene tale disastro è nato in Gran Bretagna, nella City e, nello specifico, all'interno di numerose società di ingegneria finanziaria. Dobbiamo tener presente che il 90% dei prodotti finanziari, buoni ma soprattutto non buoni, viene studiato e progettato presso queste società finanziarie/bancarie.
In questo caso, la causa dei principali mali del mondo è rappresentata dai cosiddetti strumenti derivati, denominati CDO e CDS.
Tali strumenti non sono altro che mutui immobiliari "impacchettati" e trasformati in obbligazioni. Quindi, grazie a questa operazione di "cartolarizzazione" (trasformare in carta un mutuo) tutte le principali Banche hanno potuto vendere a chiunque e all'esterno i debiti immobiliari dei loro clienti. Naturalmente il vantaggio delle Banche stava proprio nel fatto che potevano ottenere ulteriori profitti da queste obbligazioni strutturate: infatti, chi acquistava un'obbligazione garantita da un mutuo immobiliare prestava una certa quantità di denaro per un certo periodo di tempo ricevendo un interesse, garantito dai pagamenti rateali di chi aveva realmente sottoscritto il mutuo.
Si parla anche di mutuo "subprime"per indicare che questo è effettivamente un mutuo a rischio, detto in termini tecnici NINJA (No Income, No Job or Asset = Nessun Reddito, Nessun Lavoro stabile o Garanzia Finanziaria).
Praticamente, il circuito partiva dalle Società di ingegneria finanziaria che progettavano il prodotto, proseguiva poi con le Banche Commerciali (quelle che erogavano i mutui ai clienti) che impacchettavano i mutui e vendevano le obbligazioni alle Banche d'Affari o le collocavano direttamente sul mercato. In questo modo si creava una sorta di circolo vizioso con l'entrata di continua liquidità derivante dalla vendita delle obbligazioni strutturate, liquidità utilizzata per sostenere richieste di nuovi mutui e finanziamenti, e nuovamente per emettere altre obbligazioni strutturate.
Iniziata con gli Stati Uniti (a parte la progettazione avvenuta nella city di Londra) questa prassi è divenuta comune sia in Asia che in Europa tantoché pochissime Banche, anche europee, sono immuni da questo fenomeno.
E questo giochetto, che ha portato enormi profitti "facili" nelle casse delle Banche è andato avanti per anni, sostenuto anche dal continuo sviluppo del mercato immobiliare americano, con aumenti costanti del numero delle case costruite (esiste anche un indice economico basato sul numero dei nuovi cantieri) ed ovviamente con gli aumenti dei prezzi. Ciò ha portato inesorabilmente alla creazione di una bolla speculativa, che è esplosa, negli Stati Uniti, circa un paio d'anni fa, causando insolvenze, mancati pagamenti e rimborsi parziali delle rate dei mutui di massa. Ricordiamo che in America i mutui vengono, almeno venivano concessi ai cittadini con richiesta di minime garanzie e per importi del 100-130% dell'immobile oggetto del mutuo.
Si è assistito quindi al blocco dell'aumento del prezzo delle case e successivamente al suo crollo, non ancora terminato.
Immaginate ora cosa può essere successo dal lato delle note obbligazioni legate ai mutui subprime: chiunque detenesse nel proprio portafoglio questi titoli ha iniziato a venderli precipitosamente, ma con difficoltà perché ormai erano privi di garanzie (i clienti non pagavano più le rate), i prezzi erano scesi profondamente, e le quotazioni furono sospese.
A seguito di questa crisi, diverse Banche americane dichiararono fallimento o pesanti insolvenze (Lehman Brothers, Merril Lynch, AIG, Fannie Mae, Freddie Mac, Mutual Washington, ecc...), costringendo il Governo e la Fed (Banca Centrale Americana) ad interventi di sostegno e salvataggio mediante enormi iniezioni di liquidità.
E veniamo all'ultimo atto, ovvero all'approvazione da parte dell'Amministrazione Bush, naturalmente in collaborazione con la Fed , del pacchetto di misure d'emergenza mediante la costituzione di un mega fondo pubblico da 700 miliardi di dollari (si stima però che il vero "buco" si attesti intorno ai 1.500 miliardi di dollari), che avrà la funzione di raccogliere, per il prossimo biennio, questi titoli finanziari "tossici", ormai privi di mercato e detenuti dalle Banche Usa. L'obiettivo è senz'altro quello tentare di stabilizzare i mercati finanziari, dai quali poi dipende la sorte di tutti gli altri settori economici.
Ora gli effetti, come sempre, partendo dagli Usa stanno arrivando anche in Europa dove molte Banche hanno acquistato e rivenduto ad altre Banche, Sim, Gruppi Assicurativi, Fondi Pensione, Amministrazioni Pubbliche (Stati, Regioni, Province e Comuni), Gruppi Industriali, le obbligazioni strutturate sui mutui subprime. Immaginiamo quali potranno essere le conseguenze dell'azzeramento di valore di queste obbligazioni per i Fondi Pensione o per le Amministrazioni Pubbliche, e quindi per la collettività, che le detengono nel proprio portafoglio...
In Europa, però, non c'è ancora alcun accordo su un eventuale piano di salvataggio comune.
Anche l'Italia non è immune da tale situazione negativa ed i principali Gruppi Bancari (Unicredit, e prossimamente anche Intesa ed MPS) iniziano ora a far uscire comunicati stampa con i quali si dichiarano notevoli difficoltà finanziarie legate al possesso e alle perdite causate da questi titoli (obbligazioni strutturate e derivati). E' proprio di questi giorni l'annuncio dell'Amministratore Delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, relativo ad un prossimo aumento del capitale sociale della Banca necessario per far fronte a tali problematiche. E pensare che lo stesso Profumo, fino a pochi mesi fa, intervistato, continuava ad affermare che era tutto sotto controllo, i fondamentali erano più che buoni e la Banca da lui condotta non aveva certo da temere nulla (forse non aveva detto tutta la verità); nel frattempo il valore del titolo ha perso oltre il 50%.
E questa possiamo definirla la cronaca della nascita e sviluppo della nuova crisi finanziaria del 2008.
Ma, al di là della mera e tecnica cronistoria, mi sembrano doverose alcune considerazioni, alle quali vorrei lasciare la risposta ai lettori:
- è giusto che il conto di tale disastro finanziario sia poi pagato dai cittadini?;
- è giusto che la maggioranza della Comunità ripiani il conto salato causato da una minoranza di avidi, ricchi, egoisti, imbroglioni, bugiardi e ladri?;
- è giusto che i veri autori di tale "truffa" finanziaria legalizzata (i nomi sono sempre quelli delle principali Banche d' Affari Usa e delle Banche Commerciali loro complici americane, asiatiche ed europee), alla fine escano impuniti con il benestare delle principali Autorità Governative e di Controllo?;
- è giusto che gli amministratori di queste note Banche d' Affari e Commerciali, dopo aver causato un tale dissesto mondiale, semplicemente si dimettano dalle loro cariche e se ne escano con liquidazioni di 30-40-60 milioni di dollari ciascuno?;
- è giusto che all'interno delle più alte cariche governative e degli organi di controllo siedano personaggi provenienti da queste famigerate Banche d' Affari? (l'esempio emblematico è il caso di Henry Paulson, Ministro del tesoro Usa, con patrimonio personale stimato intorno ai 700 milioni di dollari e, guarda caso, proveniente da Goldman Sachs; ma ricordiamo anche Mario Draghi, oggi Governatore di Banca d'Italia, proveniente dalla stessa Banca d'Affari, e lo stesso Romano Prodi, ex Primo Ministro del Governo Italiano e proveniente sempre dalla stessa Banca...);
- è giusto che le società di Rating, che dovrebbero essere degli Enti imparziali e super partes, ma che invece sono in collusione con queste Banche d'Affari, applichino giudizi e punteggi positivi a queste obbligazioni e a quelle delle Banche amiche pur non avendone i requisiti? (ricordiamo che le obbligazioni di Lehman Brothers avevano AAA, ovvero il massimo punteggio di affidabilità e, nella sola Italia, i risparmiatori truffati possessori di tali titoli si stima siano oltre 300.000).
Inoltre, un nuovo pericolo è all'orizzonte sul sistema finanziario Usa, e successivamente in Europa: il rischio fallimenti relativamente ai rimborsi legati alle carte di credito.
E' infatti sempre maggiore il numero di clienti che non riescono a far più fronte ai pagamenti, in un'unica soluzione e rateali, sulle carte di credito. E forse non tutti sono a conoscenza che, nei giorni scorsi, mentre al Congresso Usa si votava il piano di salvataggio di Paulson, è stata approvata, sempre dal Congresso, una Legge a favore dei detentori di carte di credito, in difficoltà nei pagamenti, che impedisca alle Compagnie Finanziarie e assicuratrice di alzare indiscriminatamente gli interessi retroattivamente, senza preavvisare la clientela. Dopo le segnalazioni di migliaia di clienti, la stessa Federal Reserve ha dovuto ammettere che queste rappresentano pratiche "ingannevoli".
Ed i numeri di tale fenomeno non sono per niente incoraggianti: nel solo 2007 ed inizi 2008 il tasso delle insolvenze è aumentato in maniera vertiginosa e si stima che circa 2.5 milioni di cittadini rischiano il fallimento personale.
Visto e considerato che allo stato attuale delle cose il decreto Gelmini non ha nulla a che fare con l’Università mi domando se la spinta alla contestazione sia semplicemente utopistica o rigorosamente politica.
Non vedo protestare con accuse mirate contro gli sprechi dei corsi universitari fantasma, delle sedi ingiustificate dall’inconsistenza reale della frequenza, dalle baronie sempre più imperanti, dai trucchi esercitati costantemente sui concorsi a favore dei soliti noti e dei loro discendenti, dell’incontenibile esubero del personale amministrativo, della mancata cancellazione delle inutili Province che con i loro costi escludono emolumenti per la ricerca e per la miglioria generale degli impianti scolastici.
Solo in questo caso e con obiettivi ben definiti potrei seguire con attenzione una protesta democratica ma incisiva atta a tentare di risolvere i reali problemi del Paese che si ribalteranno, come sempre, su chi oggi è incappato nella solita demagogia che abbiamo sentito declamare anche e sopratutto al Circo Massimo.
Protestare per nulla a che serve se non ai soliti noti?
adestra
Gli abitanti dell’Italia aumentano a tempo di record a causa del massiccio incremento della popolazione straniera. A renderlo noto nel rapporto “ La popolazione straniera residente in Italia” l’Istat che ha registrato come gli immigrati residenti nel nostro paese al primo gennaio 2008 sono 3.432.651,00 si tratta dunque di 493.729 in più dello scorso anno, ovvero il 16,8%.
L’istituto di statistica ha anche sottolineato che si è verificato “ l’incremento più elevato mai registrato nel corso della storia dell’immigrazione nel nostro Paese”, da amputare sia al forte aumento degli immigrati di cittadinanza rumena che sono cresciuti nell’ultimo anno di 283.078 unità (l’82,7% in più)passando da circa 340mila unità a 620mila unità, ma anche ai quasi 460mila residenti di cittadinanza straniera che sono nati in Italia, 64.049 nel solo anno 2007.
I principali paesi di provenienza : Romania 625.278- +82,7% -Albania 401.949-+ 6,9% -
Marocco 365. 908-+ 6,6% - Cina 156.519-+8,0% - Ucraina 132.718 + 10,5%- Filippine 105.675 + 4,3%- Tunisia 93.601 +5,3%.
Le regioni con più stranieri: Emilia Romagna: 8,6% - Lombardia 8,5% - Veneto 8,4%.
Le province: Prato 11,4% - Brescia 11,1% - Reggio Emilia 10,3%.
La distribuzione territoriale: Nord-Ovest 35,6% – Nord-est 26,9%- Centro 25,0% - Mezzogiorno 12,5%.
In un anno la comunità più numerosa è quella di Bucarest.
Ma quale è la causa di un esodo così massiccio? Chi ha un lavoro, vive onestamente, non cerca di espatriare in un paese come l’Italia che attualmente sta passando un periodo più che critico e con una forte disoccupazione e non troverebbe certo un lavoro. Chi vuole lasciare la Romania in cerca di una buona sistemazione non sa che in questo periodo la Romania produce alla grande e cerca mano d’opera?
Il lavoro lo avrebbero ma in Romania non si scherza e chi sbaglia paga con lunga detenzione, ecco perché i rumeni preferiscono venire in Italia per delinquere sapendo che le condanne sono molto soft. Nel nostro Paese quando un ubriaco investe ed uccide un pedone al massimo si becca 10 anni di galera ma che poi scontati i vari benefici dopo pochi mesi è già libero.
Anche oggi nuovi arrivi di gommoni carichi di immigrati a Lampedusa, ove sono ammassati come gli animali perché è impossibile poter sistemare mille e più immigrati al giorno che ci costano 18mila euro al mese come mantenimento, più, la “Paghetta” per le piccole spese.
Sono certa che sono in Italia possono succedere cose del genere.
Ma chi di dovere non capisce che con il continuo benvenuto che si da agli immigrati, li manteniamo, diamo loro soldi, ne arriveranno sempre più, il passa parola è un ottimo sistema.
Pochi giorni fa hanno spostato degli immigrati da Lampedusa ad un Cpa ed erano 500, ebbene al mattino ve ne erano solo 150. Dove diavolo se ne saranno andati? Hanno scelto la libertà, e sulle strade ve ne è molta.
Si vorrebbe non essere razzisti, ma quando vedi che sei sfruttato, preso per i fondelli, derubato, ucciso per ubriachezza o per rapina, non è possibile esternare la tua opinione, giusta o errata che sia, ma è la tua.
Sono troppi i romeni, tra breve ci sorpasseranno se continuano a scegliere il nostro Paese e il sindaco di Roma, Alemanno, si è preso come consigliere comunale una romena…..mettiamoci anche la consulta islamica e brindiamo al buon governo che non esiste perché uno è pari all’altro.
Si cambiano i cantanti ma la musica è sempre la stessa!
ERCOLINA MILANESI
Francesco Bellini |
Dopo averci spiegato che secondo lui (l’Imputato Travaglio) l’articolo 111 della Costituzione sul Giusto Processo (lo scrivo maiuscolo perchè il contraddittorio in dibattimento per assumere una prova per me è sacrosanto!!!) è una legge incostituzionale nella Costituzione (concetto che nemmeno Machiavelli avrebbe mai potuto partorie in maniera tanto contorta), oggi (in realtà ieri), dalla homepage del suo blog, lo stesso Travaglio si è premurato di confermarci (per l’ennesima volta) quanto lui di garantismo proprio non voglia sentir parlare (tranne che per lui e basta, ovvio).
L’occasione per dimostrarsi l’illiberale quale è, gliel’hanno data quelli che si sono tolti qualche sassolino dalla scarpa commentando l’assoluzione in Appello del senatore (attualmente in quota UDC) Calogero Maninno.
Dopo 14 anni di processi e ben 23 mesi di carcere (a quanto pare ingiusto), al momento della decisione dei magistrati palermitani che lo scagionavano da tutte le accuse di collusione con la mafia, qualcuno ha avuto l’ardire di contestare l’ennesimo errore giudiziario avviato e perpetrato dal pool di Giancarlo Caselli.
Come si sono mai permessi?
Mannino assolto in Appello?
Per Travaglio non vuol dire che sia innocente fino a prova contraria, bensì che è da considerarsi innocente PER ORA, perchè ancora manca il giudizio della Cassazione (anche se in realtà la Corte non giudica nel merito, ma solo nella forma e al massimo può reinviare - per la seconda volta - il caso ad un’altra sezione del tribunale di Palermo, ma non condannarlo): in poche parole, per Travaglio, Mannino è mafioso fino a che lo decide lui.
E perchè lui, Travaglio, ne è così convinto?
Perchè ben 18 magistrati (pensate un po’) hanno pensato chi di processarlo e chi di condannarlo.
E che gliene frega a Travaglio se poi quelli di primo grado, di secondo grado e di Cassazione hanno ritenuto che le prove contro Mannino non fossero poi così schiaccianti per giudicarlo colpevole.
Scendendo nel merito, poi, Travaglio dà prova di eccezionali conoscenze di diritto e di giurisprudenza: dunque, l’accusa puntava tutto su uno scambio di favori con i clan mafiosi, il tipico do ut des elettorale.
Peccato che la controprestazione da parte di Mannino non sia mai stata dimostrata: il che rende del tutto irrealistico che ci fosse anche l’intenzione di uno scambio.
A ben pensarci (pensateci bene) non è verosimile che un politico possa farla franca con la mafia a 30 anni da un patto non rispettato!
Ad ogni modo, il risultato probatorio è stato quello che è stato: insufficiente.
Ma a Travaglio non basta.
E fornisce alla platea (e quindi anche a Mannino) una piccola guida per evitare d’esser considerati collusi con la mafia o con mafiosi d’ogni rango e specie.
In breve, secondo Travaglio sarebbe meglio se uno non avesse rapporti con mafiosi o figli di mafiosi e che nemmeno si meritasse un invito da parte di quelli; sarebbe anche meglio se si evitasse proprio di frequentare mafiosi e amici di boss.
In conclusione:
“Ecco, se uno non frequenta mafiosi o smette di frequentarli quando scopre chi sono, e magari li denuncia alla magistratura, sarà ben difficile che la mafia voti per lui, che qualcuno lo sospetti di mafia, che qualche mafioso pentito si ricordi di lui costringendolo a un “lungo calvario giudiziario”.”
Ecco…se gli fosse venuto a mente prima a Travaglio questo decalogo, forse ora nessuno avrebbe il diritto (secodo Travaglio) di considerarlo un colluso con la mafia.
In fin dei conti, lui (Travaglio) è stato amico di mafiosi, li ha frequentati e si è meritato i loro inviti a passare piacevoli mattinate o rilassanti pomeriggi con la famiglia a bordo vasca di bellissimi resort…
Ma lui è Travaglio e il garantismo vale solo per lui.
Quindi, guai a dirgli che è un pregiudicato perchè per lui valgono ancora la presunzione di innocenza e i tre gradi di giudizio; ma soprattutto guai a dirgli che ha sbagliato a frequentare un mafioso (e ad averci rapporti ai tempi in cui quello, il mafioso, gli passava i risultati delle indagini della GdF su Mediaset e Dell’Utri) e a non essersene accorto prima e ad averlo denunciato poi… Gli altri sarebbero finiti nel suo elenco di “evitabili”, ma lui…beh…lui è Travaglio!
http://ilpensatore.wordpress.com/
Dalla commissione per i precari alla libertà di educazione, i lettori di Tempi intervistano il ministro “barracuda” di Berlusconi

Abbiamo incontrato il ministro dell’Istruzione per conto di voi lettori, genitori, insegnanti, personale non docente, studenti. Che anche senza conoscere i dossier Ocse sapete per esperienza diretta in quale stato fallimentare versa la scuola e l’università in Italia. Riscuotendo ampio consenso tra i cittadini – almeno così dicono i sondaggi – Mariastella Gelmini ha ripristinato nella scuola alcuni elementari fattori di serietà e meritocrazia. Il voto in condotta nelle secondarie superiori. I voti in tutte le materie nelle inferiori. La figura del maestro prevalente nella scuola primaria. Per questo suo coraggio decisionista, la giovane bresciana è diventata in breve il politico più popolare tra gli italiani. Così come – almeno così dicono le prime proteste che si registrano nella scuola statale e promettono i dirigenti del Partito democratico – in breve conquisterà la palma del ministro più contestato. Contestazioni che ci auguriamo non siano risibili e strumentali come quella di cui si è fatto portavoce l’onorevole del Pd Pierluigi Bersani. O non è un po’ comica quella sua richiesta di dimissioni (anzi, «a me basta che si scambi il posto con Matteoli» ha detto Bersani al Riformista) e l’esternare accigliato che «la Gelmini può fare tutto quello che vuole, ma non il ministro dell’Istruzione», perché sarebbe «uno scandalo» che una laureata in Giurisprudenza al Nord si sia trasferita al Sud per fare l’esame di abilitazione? «Moralismo in sedicesimi e anche un po’ razzista» replica il ministro. «Sta scritto nella Costituzione che sei hai studiato al Sud o hai fatto gli esami di abilitazione a Reggio Calabria non puoi fare il ministro dell’Istruzione? Ma che ragionamenti sono?». Come vedete, un tipetto. Che non le manda certo a dire. Come non le ha mandate a dire all’Umberto furioso,
quando il ministro delle Riforme per il Federalismo l’ha attaccata sul “maestro unico” e s’è dimenticato di ricordarsi che quella era una delle grandi idee sostenute da lui stesso medesimo, senatore e ministro Bossi. Insomma, una Gelmini panzer. Almeno in questi primi tre mesi di riformismo sostenuto da una sapiente regia di comunicazione e da un brillante profilo di politica alla Thatcher. Il suo segreto? Non dovremmo dirlo noi. Ma l’abbiamo un poco afferrato nei tre giorni che il ministro ha scelto di trascorrere al Meeting di Rimini. «Essere presente il più possibile ovunque ci siano stimoli a capire cosa si aspettano da noi gli italiani. Andare dove va la gente, chiedere, ascoltare». Questo ci aveva confidato il ministro in un abboccamento nell’atrio dell’hotel Meridien. «Stare tra chi vive in prima persona i problemi della scuola, dell’università, i temi dell’educazione, della famiglia, dell’integrazione nel rispetto dei valori e dell’identità del popolo italiano. E prendere appunti, imparare». L’hanno raccontata come la “barracuda” venuta da Brescia. La vera vice, per temperamento, immagine, decisionismo, di Silvio Berlusconi. E anche se naturalmente parliamo di mondi distanti un oceano, ci sta la suggestione italiana di un ticket Gelmini-Berlusconi, analogo alla coppia presidenziale americana Palin-McCain.
L’hanno intervistata tutti i giornalisti. Noi l’abbiamo incontrata, lunedì 17 settembre nel suo ufficio di Milano, per farla intervistare da voi lettori. Cominciamo qui, sul “cartaceo”. E continueremo a “intervistarla” per tutta la settimana raccogliendo le vostre domande e le risposte del ministro sul sito di Tempi (www.tempi.it).
Ministro, una professoressa delle medie inferiori ha registrato un certo clima di panico nel primo consiglio di insegnanti. Domande tipo: “Sì, ma è un decreto legge e chissà tra 60 giorni se sarà ancora valido”. E poi: “Che valore dare a questi voti?”, “come? ci tolgono il giudizio globale? Per 30 anni abbiamo lavorato in un modo e adesso ci chiedono di buttare a mare tutto, ci tolgono la professionalità”. Le ragioni di queste obiezioni e paure sembrano abbastanza incomprensibili. Però ci sono. Cosa risponde?
Partiamo dai contenuti del decreto. Perché è un decreto legge che prevede alcune novità. Partiamo dalla prima, l’introduzione dell’educazione civica: io credo che sia un provvedimento di civiltà e di buon senso perché i ragazzi a scuola non devono solo imparare le materie fondamentali ma anche a diventare dei cittadini consapevoli dei loro diritti ma pure dei loro doveri. E allora, Aldo Moro aveva introdotto lo studio dell’educazione civica, che poi nel tempo è stata accantonata e ritenuta materia di serie B. Io credo che per favorire l’integrazione oltre
che per formare i nostri ragazzi lo studio dell’educazione civica sia importante: conoscere i princìpi della Costituzione, le nostre istituzioni. Per altro io intendo per educazione alla cittadinanza anche l’educazione ambientale, l’educazione a tenere corretti stili di vita, ossia l’educazione alla salute. È un concetto ampio che rimanda allo studente come persona e non come a una scatola in cui immettere nozioni. L’insegnante poi chiedeva lumi sul ritorno ai voti, tra cui il voto in condotta. Perché il ritorno ai voti? Ho constatato che negli ultimi anni il giudizio era diventato sempre più fumoso, meno comprensibile, una specie di giro di parole per non dire con chiarezza il livello di conoscenza, di profitto raggiunto dal singolo studente. Secondo me il ritorno ai voti è un elemento di chiarezza, un 5 è un 5, un 7 è un 7. Al limite si può ragionare, come per la scuola elementare anche per la scuola media, dell’affiancamento al voto del giudizio, che diventa motivazione e per spiegare il voto conseguito nella singola materia. Ma, ripeto, il ritorno al voto mi sembra un elemento di chiarezza importante per rendere più serio e rigoroso il giudizio degli studenti alla scuola media. Una scuola che rappresenta un punto di criticità perché dopo che le si è tolto il latino, le ore di italiano, di matematica eccetera, il risultato è che – riflettiamo su un dato preciso – dopo il primo anno di scuola superiore in una regione come la Lombardia il 25 per cento dei ragazzi non si iscrive al secondo anno. La dispersione scolastica è una dispersione pesante a significare che il passaggio tra la scuola media e quella superiore, qualunque sia l’indirizzo, è traumatico. Quindi, il ritorno ai voti rappresenta un elemento di chiarezza. Penso che dobbiamo fare delle scelte anche sulle materie fondamentali come l’italiano, la lingua straniera, la matematica, le scienze e su queste materie concentrare lo studio dei ragazzi. La scuola media secondo me va un poco rivista e, in questa ottica, il ritorno al voto è un elemento per misurare in maniera precisa il profitto conseguito nelle singole materie. Se poi, come accade nelle scuole elementari, si vuole affiancare al voto un giudizio non c’è problema, nel senso che questo può essere elemento utile a comprendere e indagare le motivazioni di un determinato profitto. Però penso che il voto sia un elemento di ordine, di semplicità che è utile a misurare in maniera precisa il risultato senza utilizzare giri di parole. Quanto all’applicazione della legge, tranquilli, il decreto verrà regolarmente approvato dal Parlamento. Non ho alcun dubbio su questo.
Un preside di un liceo non statale (in questo caso cattolico, ma la questione è identica anche per quelli laici o di altre confessioni religiose) dice che secondo un dossier dell’associazione genitori Agesc da lei citato nella sua audizione alla Camera il 19 giugno scorso, il risparmio per l’erario determinato nell’anno corrente dall’esistenza delle scuole non statali è di circa 5 miliardi e mezzo, a fronte di un contributo di circa 500 milioni di euro. Sembra di capire che la parità scolastica, analogamente al federalismo fiscale, convenga allo Stato anche sul piano dei conti.
Devo dire che la scuola (e anche la discussione intorno alla scuola non statale, paritaria lo mette in evidenza) è uno dei settori in cui più si accendono i conflitti ideologici. Io in quella prima audizione alle Camere ho messo in evidenza come credo che si debba superare questa dicotomia, questo ritenere la scuola statale una cosa diversa da quella paritaria, il lanciare invettive contro la scuola paritaria; perché la scuola è sempre pubblica, sia quando è gestita dallo Stato, sia quando non lo è. E di conseguenza credo che noi dobbiamo adoperarci per elevare la qualità media della scuola, sia essa statale o non statale. E soprattutto dobbiamo rendere concreto e attuare il principio costituzionale della libertà di scelta in capo alle famiglie. Oggi nel nostro paese questo è un principio ancora compresso, non tutelato nella sua concrettezza, ci sono buone scuole statali, buone scuole non statali e viceversa. Cerchiamo di ragionare insieme per elevare la qualità media delle scuole. Poi è un dato di fatto che i genitori che decidono di mandare i propri figli nelle scuole paritarie determinano un risparmio per lo Stato e pagano di tasca propria per l’educazione dei figli. Questo è un elemento su cui ragionare. Certo, questo riportato dal preside è un dato oggettivo.
Un genitore: pago 3.500 euro per la scuola elementare non statale di mio figlio. Quanto costa all’anno un alunno in una scuola pubblica compresi gli ammortamenti per l’edificio che la contiene?
Oddio, qui su due piedi… ma i dati mi pare li abbia pubblicati anche lei su Tempi, no?
Sì, eccoli…
Appunto. Si tratta dei dati che ci ha dato la Commissione tecnica per la finanza pubblica (Ctfp), incaricata di fare chiarezza sui bilanci ministeriali. Ricordo che non si tratta di commissione creata da Giulio Tremonti, ma da Padoa-Schioppa. Sì, i dati sono questi: «Nel 2004, la spesa media pro capite per ciascuno studente era di 6.230 euro, così distribuita: 5.000 euro a studente nella scuola dell’infanzia, 6.200 nella primaria, 6.400 secondaria di primo grado, 6.600 secondaria di secondo grado. Per gli anni successivi non abbiamo dati ufficiali. Ma considerati gli aumenti di spesa per contratti del 2005, la Commissione ha stimato che ci sia stato un incremento di spesa del 7-10 per cento, arrivando così a un costo per la collettività per ogni studente che frequenta le scuole statali che sfiora in media i 7.000 euro, con un minimo di 5.300 per la scuola d’infanzia ai 7.200-7.300 di costo pro capite per gli studenti della scuola secondaria». C’è già tutto qui. Bravi.
Un altro genitore: ma è davvero così impossibile e immorale dare un voucher alle famiglie affinché possano spenderlo nella scuola che vogliono? Aggiungo io: si riuscirà a smuovere qualcosa su questo versante, come è stato fatto in Lombardia e Veneto, o la libertà delle famiglie resterà solo appannaggio dei ricchi e di quanti fanno immensi sacrifici per poterla esercitare? È mai possibile che mia nipote, italiana, ha frequentato per un anno una scuola privata, e per giunta cattolica, in Gran Bretagna, un paese non proprio filocattolico, ma siccome è una scuola di eccellenza lo Stato la finanzia e gli iscritti non versano una sterlina, mentre qui in Italia sembra funzioni esattamente al contrario, più fai una scuola di qualità e meno sei incentivato ad esistere?
I
o credo che in Italia sia urgente una riforma del diritto allo studio e, ripeto, interrogarsi su come si possa attuare il principio costituzionale della libertà di scelta delle famiglie. Allora, denunciamo le cose che non funzionano, ma guardiamo anche alle buone pratiche. Per esempio la Regione Lombardia ha introdotto il principio della dote da dare agli studenti, credo che possa essere un percorso. Certo, abbiamo la necessità di liberare risorse per poter garantire la libertà di scelta, ma anche per premiare gli studenti, i ragazzi più meritevoli, con le borse di studio, con i prestiti d’onore, con i voucher. Sono moltissimi gli elementi che possiamo utilizzare, occorre però non dividerci da un punto di vista ideologico, ma pragmaticamente assumere le scelte più proficue, fare le scelte che ci consentano di aumentare la possibilità di far studiare i ragazzi indipendentemente dalle condizioni sociali di partenza.
Il direttore di una cooperativa sociale che da dieci anni si occupa di recuperare ragazzi definiti “a disagio”, con una situazione di sostanziale abbandono del percorso scolastico, chiede se e quali riconoscimenti giuridici e risorse economiche potranno ricevere dallo Stato queste esperienze di sussidiarietà no profit di educazione e formazione professionale.
Io credo che innanzitutto dobbiamo vedere la formazione professionale come una scuola di serie A. Non tutti i ragazzi si devono necessariamente iscrivere al liceo classico o scientifico, anche la formazione professionale è una scuola molto importante per il paese. Spesso il mercato del lavoro richiede professionalità che noi non abbiamo, quindi io intendo dare dignità a questa tipologia di scuola e credo di averlo dimostrato anche in Finanziaria, laddove si è previsto che si possa adempiere l’obbligo di istruzione anche attraverso i percorsi della formazione professionale. A significare l’importanza di quel tipo di studi. Peraltro riqualificare la formazione professionale significa anche combattere la dispersione scolastica. Pertanto tutte le iniziative profit e no profit che vanno nella direzione di aiutare i ragazzi a imparare una professione, acquisire una professionalità (tra l’altro intercettando le esigenze delle imprese e del mercato) vanno sostenute. Al Meeting di Rimini ho avuto l’occasione di conoscere l’iniziativa della Piazza dei mestieri di Torino e credo che possa essere declinata anche in altre regioni d’Italia. È un esempio virtuoso di come recuperare i ragazzi dalla strada e maturare un’esperienza che consenta di trovare un lavoro.
Una laureata iscritta al secondo anno della Ssis chiede: la Ssis è stata giustamente da lei abolita, ma a noi del IX ciclo è stato concesso di concluderla. Una volta finita la Ssis, con tutto il tempo e i soldi spesi (2.000 euro l’anno circa), saremo abilitati e inseriti in graduatoria? In caso contrario, di quale sarà il nostro destino?
La ringrazio per questa domanda, perché il tema delle Ssis mi consente di affrontare anche il tema del precariato. Voglio fare una piccola digressione perché in genere il tema del precariato sembra essere appannaggio della sinistra. In realtà io e tutto il governo abbiamo presente che è un piaga sociale gravissima, perché moltissimi ragazzi (nel campo della scuola, ma non solo) non sono in grado di organizzare la propria vita, il proprio matrimonio perché non hanno un’occupazione. Questo è il frutto di un errore macroscopico che è stato fatto nel mondo della scuola: si è sovrastimata la capacità della scuola di creare posti di lavoro. Oggi abbiamo una sproporzione tra il numero degli insegnanti e il fabbisogno oggettivo della scuola. Il governo prende atto che negli ultimi dieci anni la
spesa del ministero della Pubblica Istruzione è stata una spesa fuori controllo, che è aumentata del 30 per cento in dieci anni, siamo passati da 33 miliardi di euro nel ’99 a 43 miliardi nel 2008. Con un aumento del 30 per cento senza investimenti in qualità, innovazione, in laboratori, in edilizia scolastica. Oggi abbiamo il 97 per cento delle risorse bloccate in stipendi bassi, persino l’Ocse dice che l’Italia spende molto per pagare poco gli insegnanti. Quindi si è creato il precariato e si dà uno stipendio da fame agli insegnanti. Bisogna voltare pagina. In che modo? Intanto dicendo le cose come stanno. Io ho preferito dire anche delle verità scomode, ma non assecondare questo tentativo di rinvio della soluzione dei problemi e intanto di creazione del precariato.
Concretamente come ha tradotto questa attenzione al mondo dei precari e a chi già frequentato per due anni le famose Ssis?
Con la moratoria sulle Ssis, perché la Finanziaria 2007 aveva chiuso le graduatorie e nonostante questo le scuole di formazione per gli insegnanti della scuola secondaria funzionavano ininiterrottamente, sfornando personale che non aveva nemmeno accesso a una graduatoria, non solo non c’erano i posti di lavoro ma nemmeno la graduatoria. Questo vale particolarmente per i ragazzi del IX ciclo. Io ho istituito una commissione presieduta dal professor Giorgio Israel che in breve tempo darà delle risposte al problema. Il mio intendimento è di riaprire le graduatorie fino al 2008, in modo che i ragazzi che hanno frequentato le Ssis e si sono pagati una scuola oltre i costi dell’Università, possano accedere a una graduatoria. Poi credo che il meccanismo di formazione vada rivisto. Possiamo avere un anno solo invece di due, in modo che la gente cominci prima a lavorare, ad avere un posto di lavoro, credo che quell’anno non vada impiegato in uno studio teorico, visto che si tratta di ragazzi laureati che hanno già fatto 5 anni di univerità, serve invece un’esperienza in classe, quindi di rpaticantato e al termine un concorso. A breve col prof. Israel illustreremo quella che è la nostra proposta. Io sento che il problema di questi ragazzi del IX ciclo rappresenta l’emblema di un modo di procedere, in cui per non dire di “no” si dice di “sì”, ma in realtà senza avere gli elementi per farlo. Oggi noi abbiamo migliaia di precari. Tra l’altro mi spiace perché ho detto che io, Sacconi, Bondi, Brunetta, stiamo pensando a quali risposte dare al precariato. Con la Finanziaria non licenziamo nessuno, nel senso che gli insegnanti di ruolo vanno avanti a fare il proprio mestiere, il problema è che le aspettative dei precari invece rischiano di essere disattese. Rispetto a questo nessuno ha mai immaginato un impiego nel turismo, semplicemente stiamo cercando di individuare strade alternative. Per esempio, mentre c’è un esubero di insegnanti in materie umanistiche, c’è una mancanza di insegnanti di matematica, delle lingue. E poi nell’ambito della cultura forse si possono trovare nuove professionalità, ma nessuno ha mai pensato di mandare gli insegnanti a fare le guide turistiche; questa è cattiva informazione che sfrutta i timori delle persone in difficoltà per attaccare il governo e creare panico.
Uno studente universitario osserva: faccio economia e se dovessi fermarmi alla laurea triennale, avrei le stesse possibilità che se fossi appena uscito da un liceo giuridico economico. Non si potrebbe capire un modo per far realmente valere queste lauree? Non sarebbe meglio tornare al buon vecchio metodo dei 4 anni, visto che è aumentato esclusivamente il numero degli esami inutili con la triennale?
Io credo che la scelta del 3+2 abbia incontrato poco successo perché probabilmente si pensava in questo modo di costruire una laurea breve, che poi agevolasse l’ingresso nel mondo del lavoro. Ora piovono critiche da ogni parte, dagli accademici e dagli intellettuali. Io però dico con schiettezza che vedo veramente difficile il ritorno al passato. Cosa si può fare allora? Rendere la laurea breve aderente alle esigenze del mercato, questo sì che occorre farlo, altrimenti ragazzi sono costretti a fare per forza i 5 anni. Occorre aprire un riflessione e va trovata una modalità che faccia sì che i ragazzi con laurea breve rispetto a chi ha un diploma di superiore possano avere chance in più.

Una docente di lingua inglese: le posso assicurare che tra i docenti appassionati del proprio mestiere, l’essere di destra e di sinistra non fa difficoltà. C’è una solidarietà e un sostenersi nella fatica di fare scuola oggi che non rispecchiano assolutamente quel clima di animosità e guerra intestina che talvolta si legge sui giornali. Piuttosto: gli insegnanti di sostegno sono stati diminuiti e l’alfabetizzazione dei bambini che arrivano da tutto il mondo è una chimera. Tutto ciò rallenta il lavoro in classe, precludendo la possibilità di approfondimento e valorizzazione degli studenti più desiderosi di imparare, e mettendo in grave difficoltà chi dovrebbe essere seguito singolarmente. Sostegno all’handicap e integrazione degli studenti stranieri. Come si fa?
Grazie anche per questa domanda, perché tra la controinformazione della sinistra e la cattiva informazione di qualche giornale si è finito per dire che il governo vorrebbe ridurre o diminuire gli insegnanti di sostegno. Non è vero. Una delle peculiarità della nostra scuola è la figura dell’insegnante di sostegno. Noi non abbiamo intenzione di fare venire meno questa figura, anzi. Ci sono progetti (come “I Care” del governo precedente) che riguardano ragazzi disabili e noi vogliamo portarli avanti. Per quanto riguarda gli stranieri, invece, io credo che la scuola sia l’istituzione principe dell’integrazione. Dare la possibilità agli studenti immigrati di conoscere la nostra lingua, ma anche le nostre istituzioni, il nostro paese, è fondamentale. Oggi il problema è di tipo didattico e di organizzazione della didattica. Oggi spesso questi ragazzi stranieri sono messi in classe indipendetemente dal livello di conoscenza della lingua, col risultato che si rallenta l’apprendimento di tutti. Allora occorre cambiare i meccanismi di spesa così da liberare risorse per fare corsi pomeridiani di italiano per i ragazzi che non lo sanno. Io credo in una figura come quella del mediatore culturale, nei corsi di lingua. Altrimenti i ragazzi non riescono a proseguire. Partiremo con alcuni corsi sperimentali di italiano anche al pomeriggio per favorire l’intergrazione.
Una mamma chiede ragguagli circa la reintroduzione della figura del maestro unico, o prevalente; e si dice preoccupata (visto che lavora) della possibile abolizione («stando a quel che si è letto sui giornali») del tempo pieno.
Abbiamo reintrodotto la figura del maestro unico perché il bambino nei primi anni di esperienza scolastica ha bisogno di avere nell’insegnante un punto di riferimento e una guida. A quell’età, sei, dieci anni, non serve uno specialista di italiano e di matematica. Serve una persona che rappresenti la continuità della figura della madre, del genitore. Tra l’altro, facendo venir meno la compresenza vi è la possibilità di affiancare al maestro prevalente un insegnante di inglese (nel caso che il maestro non conosca la lingua straniera), così da liberare risorse anche per il tempo pieno. Quando la sinistra dice che il ministro vuole eliminare il tempo pieno, dice una falsità. Non ci sfugge quanto sia importante il tempo pieno per le famiglie dove entrambi i genitori sono occupati e di conseguenza diventa anche una necessità sociale quella di avere nella scuola la possibilità di lasciare i figli quando la mamma è al lavoro, di conseguenza nessuno vuole l’abolizione del tempo pieno. Anzi, utilizzando meglio gli insegnanti si ha la possibilità di potenziare il tempo pieno e di consentire comunque l’insegnamento della lingua straniera. Si tratta dunque di una preoccupazione del tutto ingiustificata e di falsi allarmismi fatti circolare ad arte dalla sinistra. Voglio infine ricordare che la figura del maestro unico c’è in paesi come la Finlandia, la Germania, la Francia e la Svezia. Paesi dove non mi pare che la scuola elementare sia peggiore della nostra.
destralibertaria.it
di Paolo Feliciotti
Per il rispetto dei parametri di Kyoto e per il raggiungimento dell’obiettivo 20-20-20, è necessaria una forte sensibilizzazione. Le previsioni dell’Ipcc (Comitato Intergovernativo per i Cambiamenti Climatici) ci impongono di trovare quei rimedi, per quanto meno rallentare il riscaldamento globale. “Ritengo che occorra una grande campagna di sensibilizzazione. Ne va della salute del pianeta, quel pianeta che abbiamo il dovere di consegnare alle generazioni future in uno stato di integrità. Il diritto ad un ambiente salubre è assimilabile al diritto alla salute ed alla vita dell’uomo. Per questo Fareambiente propone, così come è stato per la pena di morte, una moratoria per i diritti ambientali” - con queste parole il Presidente di Fareambiente Vincenzo Pepe concordando con il Ministro Stefania Prestigiacomo che il grande sforzo richiesto all’Europa potrebbe rivelarsi insostenibile e inaccettabile senza la partecipazione delle potenze industriali emergenti, lancia una moratoria per i diritti ambientali e preannuncia dimostrazioni davanti alle Ambasciate di quelle nuove potenze industriali che ancora si ostinano a non voler sottoscrivere il protocollo di Kyoto. Pepe aggiunge: “credo che il buon esempio al risparmio energetico, debba venire dagli enti pubblici e dalle amministrazioni locali, attraverso l’impiego di fonti energetiche rinnovabili. E’ inconcepibile che esistano ancora, nei condomini delle città, impianti di riscaldamento a carbone. Ritengo illogico che si chiudano i centri urbani alle autovetture più inquinanti per poi lasciar circolare autobus alimentati con diesel. Serve uno sforzo responsabile al di là di demagogici calcoli politici.
L’ambiente non è né di destra né di sinistra, è un valore che appartiene a tutti“. La posizione di conflitto venutasi a creare a Lussemburgo tra il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo e le posizioni di Francia e Germania nella discussione sul pacchetto emissioni-energia, durante il Consiglio dei Ministri dell’Ambiente europei, ha visto il Presidente di turno dell’Unione Europea - il presidente francese Nicolas Sarkozy – aprire ad una posizione di compromesso, dopo aver dichiarato che ”Abbandonare il pacchetto di misure per ridurre le emissioni inquinanti sarebbe drammatico e irresponsabile“. ”L’Ue non deve abbandonare i tre obiettivi del 20% per arrivare a dicembre a una decisione sul pacchetto clima“ – ha aggiunto Sarkozy. Il professor Franco Prodi, dell’istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr, è convinto che uno sforzo unilaterale solo dell’Europa non sia sufficiente a determinare un livello apprezzabile di gas serra su scala globale, ma occorre il contributo di tutti gli altri. Per affrontare il problema dei cambiamenti climatici è necessaria una drastica riduzione dei gas serra, per questo occorre un impegno comune, bisogna concentrare le forze di tutte le potenze industriali affinché accettino di assumere gli stessi impegni forti posti dall’Unione Europea. Non possiamo certamente rallentare il processo di sviluppo economico industriale, ma dobbiamo certamente fare in modo che avvenga in armonia con l’ambiente. Torniamo ancora una volta al concetto di sviluppo sostenibile, a noi tanto caro.
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Un mio video per ricordare da dove vengono i vari aennini che oggi si dichiarano antifascisti; nel video c'è un compendio delle frasi di Fini di qualche anno fa che, se confrontate con quelle di oggi, fanno ben comprendere che tipo di persona sia il presidente della Camera. Il video vuole mostrare anche il deprecabile percorso operato da Fini, dal MSI al PDL, passando per AN.
Grazie a La Destra Contursi Terme (provincia di Salerno) per aver citato e proposto il video sul loro sito.
orizzonteitaliano.myblog.it
| Roma: perdono colpa i traditori del Sessantotto. Gli antifascisti mestamente in coda |
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| È un corteo diviso fra testa e coda. In testa Blocco Studentesco e in coda gli studenti «antifascisti». Questi ultimi hanno avuto attimi di indecisione e, giunti in via Cavour all'altezza di via dei Serpenti, avevano deciso di modificare il percorso della loro manifestazione per dirigersi verso il ministero dell'istruzione. I rappresentanti delle diverse scuole Aristofane, Albertelli, Tasso, Virgilio ed altre avevano preso questa decisione dopo essersi consultati fra di loro. «Noi siamo studenti antifascisti - ha raccontato Valentina - non esiste un corteo apolitico e Blocco si è impossessato della manifestazione e noi vogliamo dissociarci». Nella capitale circa 5-6 mila studenti, a detta degli organizzatori, stanno manifestando in un corteo organizzato dalle scuole superiori del IV municipio della città contro la politica del governo in materia di istruzione. Al corteo, partito intorno alle ore 10 da piazza della Repubblica e arrivato in piazza Venezia, partecipano anche studenti di altri licei della capitale e qualche universitario. Durante il percorso c'è stata una spaccatura fra testa e coda. Davanti il "Blocco Studentesco" di estrema destra (che ha intonato il coro «Duce, Duce») e in coda gli studenti antifascisti. Una volta giunti in via dei Fori Imperiali i 500 studenti di sinistra (sì e no un decimo del corteo del Blocco...) sono stati convinti però dalle forze dell'ordine, che hanno sbarrato con un cordone l'accesso verso il Colosseo, a proseguire con il percorso concordato e raggiungere la testa ormai arrivata in piazza Venezia. |
Sabato 15 Novembre 2008, presso il Centro Congressi Cavour, sito in Via Cavour 52/a, si svolgerà la Riunione del Comitato Centrale del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, dalle ore 10:00 alle 14:30 (possono partecipare solo i componenti del Comitato Centrale). L’Assemblea sarà preceduta, dalle ore 9:00 alle ore 10:00, dalla Riunione della Segreteria Nazionale. Ordine del giorno: 1) Nuova legge elettorale per le elezioni europee; 2) Esiti Congressuali de “La Destra”; 3) Risultati delle elezioni provinciali in Trentino Alto Adige; 4) Segreteria generale del Congresso.
Pensare che il sobbuglio nelle università di questi giorni sia dovuto al taglio del 3%, tra l’altro nascosto stupidamente dal Governo e negato anche oggi dalla stessa Gelmini, è quento meno ingenuo.
Oggi, lunedì 27 ottobre 2008, il liceo classico statale Luciano Manara è stato occupato.
Tratto da ThuleBlog: I debiti degli americani sulle carte di credito sono sul punto di esplodere: saranno il prossimo uragano a colpire il gia’ fragile settore finanziario Usa. Quest’anno le insolvenze sono doppie rispetto al 2007. E l’anno prossimo… I debiti degli americani sulle carte di credito sono sul punto di esplodere e saranno il prossimo uragano a colpire il gia’ fragile settore finanziario degli Stati Uniti. Lo sostiene una societa’ di ricerca americana, Innovest StrategicValue Advisors, in un rapporto appena pubblicato. Le banche saranno costrette a svalutare ben $18.6 miliardi in conti di carte di credito insolventi nel primo trimestre del 2009 e $96 miliardi in tutto il 2009, piu’ del doppio rispetto alle stime relative al 2008. Per tutto il 2007, i “charge-off” sono ammontati a $26.6 miliardi, mentre la stima per quest’anno arriva a $41.5 miliardi. Da queste proiezioni, gli analisti di Innovest ritengono che si tratti di una cifra complessiva tale da poter creare danni non indifferenti ai bilanci delle maggiori societa’ emittenti di carte di credito, e cioe’ Visa, MasterCard e American Express.
Le svalutazioni del debito “tossico” sulle carte di credito per adesso stanno “sfidando la gravita’” se il paragone viene fatto con quel che sta accadendo sul mercato dei mutui, secondo Gregory Larkin, senior banking analyst di Innovest. Ma questo scenario e’ destinato rapidamente a mutare. “Se la storia e’ un indicatore da seguire - spiega l’analista - ci sara’ per le carte di credito un’impennata di insolvenze pari a quella che si e’ vista per i mutui, dove l’aumento e’ stato pari di otto volte”.
[Wall Street Italia]
Ma saranno la prossma tempesta o La Tempesta?
Girovagando di bolla in bolla; da quella dei mutui a quella petrolifera si sono accumulati titoli tossici, di future o speculatori in genere; quella delle carte di credito è molto legata ai mutui in quanto veniva garantita dalla casa su cui questo gravava.
Con la dispersione del rischio e dei pacchetti azionari confezionati ad arte dalla finanziarie, i tassi crescono a dismisura per chi è costretto alle carte revolvimg per pagarsi l’ ospedale (il modello che si vorrebbe adottare al Sud); il rischio è un effetto domino che rischia di arrivare anche da noi, essendo spesso finanziarie e grandi banche collegate.
Bisogna solo vedere se sarà questo o un altro nuovo mercato dove si gonfieranno i profitti prima di scoppiare in faccia a tutti.
Ah per la cronaca questo nuovo mercato c’è già sono le fonti rinnovabili…

Tratto da IlFondo di Francesco Mancinelli:
Il nostro ‘68
Per noi il ‘68 era venuto
qualche anno avanti la contestazione
l’età della rivolta e del rifiuto
contro il sistema: la rivoluzione.
Allora noi eravamo bestie rare
quando vestire l’eskimo non era
una moda da vendere ai compagni
e cercavamo un basco per bandiera,
e cercavamo un basco per bandiera.
Ricordo i nostri fuochi a capodanno
quando i borghesi vestono di nero
e i proletari stappano moscato
ma freddo e notte cantavamo noi.
Emarginati e matti contro il mondo
che pullulava voglie e fregature
per giuramento crescere diversi,
tanta sete di rischio e d’avventure.
Ricordo la cantina dell’inferno
un luogo riservato ai bevitori
quando Guccini non cantava treni
e i maledetti amavano De Andrè
e i maledetti amavano De Andrè.
Poi la questura il 25 Aprile
per quattro scritti e una camicia strana
i vecchi partigiani e le paure
quelle sfide da rissa paesana.
Curcio aveva lasciato la parrocchia
leggeva il suo Marcuse nel Trentino
capelli troppo corti sulla testa
sputacchiavamo in faccia ai nostri beat.
Ma Kerouac era nostro si diceva
e quelli sono rossi e ben pasciuti
se la cultura era stile giusto
partivano fottuti quei lacchè,
partivano fottuti quei lacchè.
Le ragazze ridevano e la gente
odiava quei ragazzi tristi e matti
tra i libri gialli delle bancarelle
noi cercavamo Evola e Celine.
Il partito era fermo agli altarini
come l’Italia al Brennero col botto
le seggiolate contro Michelini
mentre s’avvicinava il ‘68.
Ma il ‘68 eravamo noi
contro i consumi per l’ecologia
contro lo sconcio delle vacche sacre
e un altro uomo e un’altra strategia.
e un altro uomo e un’altra strategia.
Un giorno ti telefona il gran capo
c’è l’università da ripulire
tu non prevedi, tu non puoi capire
che i sovversivi sono camerati.
Chissà che sghignazzate al Viminale,
chissà che sghignazzate i frammassoni
quando all’università della sapienza
qualcuno ha sollevato quei bastoni.
Era un casino : beh sono d’accordo
era un po’ duro prendere quel treno
tra un mucchio di pidocchi e di illusioni
giocare un ruolo “noi figli del sole”
giocare un ruolo “noi figli del sole”.
Che intanto si è rimasti nella merda,
che s’è pagato duro lo sapete
ma ora che si vende il ‘68
sento puzzo di morte e non mi va.
Il capo è ancor più vecchio e parla bene,
la gente rossa o nera è sempre cupa
faranno un grande Gulag tutti assieme
uniti, non si toccano i tabù.
Noi che cantiamo giovinezza a chili
l’abbiamo sempre vista liquidata
cerchiamo pezzi di rivolta usata
e l’immaginazione che non c’è,
e l’immaginazione che non c’è.
Noi siamo ancor più vecchi e sempre matti
vogliamo fare a pezzi gli steccati:
ragazzi, non mollate proprio adesso
che c’è una vita tutta da inventare.
Ragazzi, non mollate proprio adesso
ragazzi, non lasciatevi incastrare
ragazzi, non lasciatevi incastrare
ragazzi, non lasciatevi incastrare.
(Roma, Valle Giulia, 1° marzo 1968)
È adesso che si svende il ‘68…
La canzone, del 1981, che leggete in epigrafe è di Fabrizio Marzi. Il testo, credo sia di W. Jeder uno degli animatori dei Campi Hobbit, a metà degli anni ‘70.
Una fotografia lucida e spietata di ciò che accadde al nostro ambiente in quei lontani giorni di circa 40 anni fa, prima che tutta la marea montasse e diventaste tempesta.
Ebbene, il ‘68 ancora non era manovrato né dai turbo-capitalisti in accelerazione né dai neo-marxisti occidentali ma, soprattutto, non aveva ancora preso quella piega violenta, massimalista ed autodistruttiva che assunse negli anni successivi.
Non solo: tra gli esegeti intelligenti dell’area destro-radicale ante- ‘68 , qualcuno ebbe l’intuizione di dire che forse era ora di Cavalcare la Tigre invece di annegare nella logica reazionaria degli “Uomini sommersi tra Le Rovine” (e non certo per colpa di Evola ) o, peggio ancora, etero-diretti da terze entità nemiche infiltrate sin dal 1965.
Dopo le giornata di Valle Giulia, come tutti ben sappiamo, si era creato un clima disteso tra le varie componenti della contestazione studentesca. Si giocava insieme perfino a pallone. Non c’era commistione ideologica, ma neanche scontro frontale. Ci si tollerava e riconosceva come protagonisti ed interpreti generazionali di quella stagione.
Fu allora che Il Secolo d’Italia ed il Borghese (guidato dall’ultra atlantista Mario Tedeschi), dopo il 1° marzo 1968, cominciarono a pompare volutamente benzina sul fuoco, contro le occupazioni, contro la contestazione comuniste, contro la sovversione (e oggi sappiamo perfettamente, invece, che in tutta Italia le università e le scuole in mano alle varie componenti “di area destro-radicale” erano circa il 20, 30% ; come è altrettanto noto chi c’era stato in testa agli studenti durante gli scontri con i celerini a Valle Giulia… Per chi volesse approfondire, consiglio il dvd L’utopia della realtà, a cura di S. Provvsionato ed A. Baldoni - Istituto Luce, 2008, con le interviste ai protagonisti di quella giornata).
Dopo una settimana di quella provocatoria pompatura, arrivò il fatidico 16 marzo, sponsorizzato ed etero-diretto dal Viminale, interessato a rompere quel clima disteso e non conflittuale, ed assolutamente post-ideologico, quella strana convergenza da cui era partita la contestazione di Valle Giulia , ed in cui si stava peraltro lentamente incamminando la contestazione.
D’altra parte sappiamo perfettamente anche che c’era ben poco da salvare di quella cultura partorita nelle scuole e nelle università dal 1945, dal quel post-fascismo resistenziale, patetico, reazionario, bigotto, papalino, questurino e nostalgico e che, quindi, alcune istanze di riforma partorite dalle organizzazioni studentesche, erano più che legittime. C’era un mondo che stava mutando ed alcune cambiamenti soprattutto di costume erano allora irreversibili. Dopo gli articoli del Secolo e del Borghese arrivarono invece puntuali alla Sapienza di Roma, la mattina del 16 marzo 1968, i pugili di Caradonna ed Almirante e non certo per citare Evola o Pasolini o Del Noce: sappiamo tutti invece come andò a finire.
Fatte tutte queste premesse piuttosto scontate, ho un aneddoto da raccontare, una questione che da un po’ di tempo mi inqiueta profondamente.
Se ci avete fate caso, sono sei mesi che c’è un certo “Think Tank” all’opera, coordinato dalla “nuova destra nazionale”, con in testa la fondazione “Liberal” (dell’ex-marxista Adornato), affiancati dai più noti intellettuali pidiellini (non ultimo, Marcello Veneziani con un suo pericolossissimo articolo di questa settimana); un Think Thank “oliato al punto giusto” che sta soffiando sul fuoco dell’anti-sessanttottismo d’assalto, alimentando una sorta di vendetta anti e post-ideologica, 40 anni dopo; e chissà, forse anche per offrire paravento ideologico il famoso “taglio Gelmini” (8 miliardi in tre anni su una finanziaria non discussa un minuto in parlamento, soldi che non si sa come e dove andranno a finire).
Tenete anche presente, che molti ex-neomarxisti massimalisti di allora, oggi stanno a stipendio Mediaset e lavorano a stretto gomito con gli eredi legittimi degli ex-destro nazionali del 16 marzo 1968.
Quindi antifascisti e anticomunisti massimalisti uniti nella lotta.
Non vorrei, quindi, che sull’onda montante di questa sospetta, quanto inutile campagna anti-sessantottina succedesse qualcosa di brutto del tipo 16 marzo 1968, per ricreare una inutile tensione e le solite dinamiche contro-rivoluzionarie a cui siamo abituate in Italia da almeno duecento anni. L’Italia, d’altra parte, è una terra abituata a tali dinamiche di ricomposizione teleguidata (basta vedere le istanze più sane del Risorgimento e del Fascismo come si sono concluse). Insomma, c’è uno strano tam-tam in giro, e tira una brutta aria: ha iniziato l’ex ministro dell’interno Francescco Cossiga, ha continuato Berlusconi con il richiamo alla disciplina ed alle forze dell’ordine, e c’è chi parla di chiusura dei Centri Sociali di tutti i colori. Adesso si parla addirittura di una contromanifestazione in appoggio al governo e alla Gelmini… Bha.
Non mi stupirei che, ad opera dei “paladini della reazione”, accadesse un analogo episodio tipo 16 marzo 1968, davanti a qualche scuola o dentro qualche facoltà universitaria occupata, con la scusa che “gli studenti hanno diritto di studiare”, e che la scuola deve mutare registro ed allinearsi alla nuova visione post-ideologica, trasformista, liquefatta, tecnocratica; la famosa rivoluzione delle tre ” i” avviata dalla Moratti (Informatica-Inglese-Internet). Spiazzando di fatto nella comunicazione, nel linguaggio e nel posizionamento politico, l’ottimo lavoro svolto fino ad oggi dalle componenti della destra radicale studentesca tipo Blocco Studentesco o Lotta Studentesca, nonché da alcune frange addirittura non incardinate nelle organizzazioni, che per una volta hanno capito che con la riforma Gelmini si sta smobilitando di fatto la scuola pubblica.
I ragazzi del Blocco e di Lotta studentesca si sono chiesti pubblicamente, riscuotendo notevole consenso tra gli studenti, perché i soldi invece che prelevarli dalla scuola pubblica italiana, il governo non se li procura con la chiusura delle inutili 113 basi americane di occupazione, che paghiamo con le nostre tasche dal 1945; perché - ancora - invece di smobilitare gli occupatori, vanno a togliere i maestri elementari dalle elementari e tagliano la ricerca e e liquidano l’università pubblica…
Se accadesse qualche episodio codino e reazionario , molti dei ragazzi del Blocco e Lotta studentesca che hanno avuto una buona visibilità sui media, si ritroverebbero nuovamente e automaticamente, come dopo il 16 marzo 1968, “fuori del movimento ” e nelle vesti dei soliti manovali- picchiatori, dei provocatori infiltrati per conto di Berlusconi .
E la sinistra non aspetta altro che pilotare in esclusiva una nuova battaglia contestativa e riformista su un problema causato peraltro e immassima parte proprio dal suo malgoverno decennale: ale appena la pena ricordare che la manovra di azzeramento della scuola pubblica ha avuto un picco proprio con l’ex ministro Berlinguer, già dal 1997.
Ci sono quindi tutti gli ingredienti, giornali, tempi, i Think Tank teleguidati , e perfino i personaggi necessari adatti per questo “16 marzo 1968 reiterato”, per un nuovo autunno caldo , per una nuova stagione conflittuale e violenta tutta a beneficio dei soliti equilibri di potere.
E se per magia i grattacieli dove sono conservati i dati dei nostri debiti di tutto il mondo implodessero? Con se si cancellerebbe il debito mondiale in un istante, senza alcuna ripercussione.
Il Fight Club è già realtà
Abbiamo potuto constatare una vera e propria campagna di diffamazione nei nostri confronti cominciata con l’articolo apparso domenica sulla cronaca de la Nazione di Pisa. Sono molto gravi e infondate le accuse che i centri sociali lanciano dal quotidiano toscano. Gioventù italiana infatti non ha nulla a che fare con gli attentati esplosivi contro il centro sociale di sinistra newroz di Pisa . Riteniamo dunque gravi quanto pericolose le dichiarazioni di ieri per cui la mano di questo ignobile gesto sarebbe da attribuibile ai militanti di Gioventù Italiana. Il nostro movimento ripudia ogni forma di violenza politica e fisica pertanto riteniamo vergognoso che nel 2008 si possano ancora concepire attacchi e intimidazioni sia a destra che a sinistra. Per lo stesso motivo crediamo che sia in atto una forma di violenza contro i nostri militanti e contro il nostro partito , infatti questa opera di diffamazione mezzo stampa porterà ad un innalzamento della tensione in maniera immotivata contro i nostri esponenti e militanti. Nell’articolo viene citato uno striscione firmato Gioventù italiana che sarebbe stato affisso nei pressi del centro sociale qualche sera prima , e sempre per i firmatari dell’articolo l’attentato di sabato sera sarebbe da ricondurre a chi ha affisso tale striscione. Ovviamente non esiste alcuna correlazione tra le due cose e chi dichiara questo lo fa senza prova alcuna.Inoltre sullo striscione non vi era la presenza di nessun simbolo se non la dicitura Gioventù italiana e una frase in ricordo della rivolta di Budapest del 56 contro l’invasione sovietica e dunque niente a che vedere con i fatti di Sofia che hanno visto al centro dell’attenzione gli ultras italiani
Penso che i centri sociali abbiano fatto un po di confusione pertanto chiederemo ufficiale rettifica da parte de La Nazione e che la sigla Gioventù italiana non venga accostata senza motivo a fatti di questo genere.
Siamo altresì preoccupati per il possibile innalzamento della tensione politica nei confronti dei nostri militanti impegnati in questi giorni in volantinaggi e assemblee nell’Ateneo pisano
Luca Lorenzi
Saverio Pellegrini
Non mi interessa sapere quanti erano i manifestanti al Circo Massimo anche se la matematica non dovrebbe essere un’opinione, e la smaterializzazione dei corpi dovrebbe esistere solo nei telefilm di Star Trek. Voglio invece parlare di chi c’era sabato scorso a Roma, in occasione della PD day.
C’erano innazitutto coloro che si autoproclamano riformisti. I riformisti pietrificati, che appoggiano i baroni delle università e le loro clientele, le maestre rosse che costringono bambini a scendere in piazza e i professoruncoli nostalgici delle loro idiozie sessantottine, alla ricerca di una nuova giovanezza militante. I riformisti che vogliono che nulla cambi, che si continui a sperperare risorse e a premiare ricercatori che non ricercano e ad ignorare chi merita e ha talento. C’era l’Italia dei mediocri, di chi si laurea in media a 28/29 anni, magari in Scienza della Comunicazione, e vorrebbe avere subito il posto sicuro, perché è un diritto e … via con l’apologia del precario.
C’erano anche le bandiere della CGIL: un’organizzazione fatta prevalentemente di pensionati, che ormai da tempo ha smesso di fare gli interessi dei lavoratori, per continuare a fare quelli di una casta potente, che si crede onnipotente. Un sindacato che è diventato un ingombrante macigno sul futuro dell’Italia, con posizioni fuori dal tempo, ormai unico baluardo a difesa dei fannulloni della Pubblica Amministrazione e che ancora pensa che i salari debbano essere assistenzialismo, mentre la produttività è una variabile ovviamente indipendente. Ma perché i lavoratori devono continuare a essere rappresentati da chi li ha portati ad avere gli stipendi più bassi d’Europa o da chi non è ormai in grado di difendere la loro sicurezza sui posti di lavoro. Eppure le bandiere della CGIL sventolavano e il contributo del sindacato al numero di manifestanti è stato probabilmente determinante: pranzo al sacco, pulman e gita a Roma, come al solito tutto pagato.
C’era anche l’Italia dei disvalori: il suo tribuno con il megafono arringava le folle, nel suo delirio ormai inarrestabile. Parla di regime e sta ogni giorno in TV a blaterare di morale e giustizia, quella giustizia ingiusta e militante che ti permette di fare carriera politica, senza preoccuparsi di chi è crepato ingiustamente in cella.
C’era l’Italia di Prodi, osannato anche da Veltroni durante il suo discorso, l’Italia delle tasse e dei no, dei Pecoraro Scanio (i verdi erano anch’essi al Circo Massimo) e dei Diliberto. L’Italia che si calò i pantaloni quando negoziò l’entrata nell’euro con un concambio umiliante e si li ricalò ancora quando negoziò gli sciagurati obiettivi italiani del Protocollo di Kyoto.
C’era l’Italia immobile, senza futuro, senza proposte, senza idee.
La nostra Italia è un’altra. Lasciatecela fare.
Roma: ” Siamo stati accerchiati, aggrediti verbalmente e fisicamente e si sono appropriati del nostro materiale: la sinistra e i collettivi non perdono il vizio di aggredire chi non pensandola come loro cerca di effettuare una libera informazione tra gli studenti e di difendere il diritto allo studio. Invitiamo vivamente il Rettore e le istituzioni ad agire per porre fine a questi comportamenti intimidatori che, come avvenne in occasione della visita del Papa in Sapienza, offendono il sapere e limitano i diritti e la libertà all’interno degli Atenei” così Andrea Volpi, dell’esecutivo nazionale di Azione Universitaria e Capogruppo del centrodestra universitario al Consiglio Nazionale degli Studenti, denuncia l’aggressione fisica che, insieme ad altri militanti del movimento vicino al centrodestra, ha subito ad opera dei collettivi alla Sapienza di Roma mentre distribuiva materiale informativo e raccoglieva firme contro le occupazioni e il blocco della didattica e che ha richiesto l’intervento della polizia.| di Gianni Baget Bozzo |
| baget bozzo@ragionpolitica.it |
| Milano, scontri studenti-polizia. Gli studenti vogliono occupare i binari, interrompere il traffico, la polizia lo impedisce. E' tornato il '68? Ma allora gli studenti si scontravano con la polizia sulle strade, volevano lo scontro fisico sulla piazza, non pensavano a metodi di lotta sociale propri dei sindacati. Negli anni ruggenti i giovani erano sazi, lo sviluppo economico trainava, i padri erano passati, in una generazione, dalla povertà alla ricchezza o almeno alla sufficienza. I figli avevano la fantasia libera e potevano pensare che la loro azione dovesse essere alla misura dei loro desideri, si sentivano «area desiderante». Passati dalla povertà alla ricchezza senza saperlo, i giovani del '68 volevano la rivoluzione del desiderio, «tutto e subito», sentivano di avere la storia alle spalle, esprimevano la sicurezza economica nell'utopia politica. Il '68 è il frutto degli anni dell'abbondanza, della speranza che i giovani, facendo massa, avrebbero potuto fare quella rivoluzione culturale che il proletariato di scuola marxista non aveva saputo fare. È di fronte alla generazione satolla che Pasolini scrisse la poesia a sostegno dei poliziotti meridionali che, figli della povertà del sud, difendevano lo Stato a Milano e a Roma. I proletari erano loro, anche se i rivoluzionari del desiderio li attaccavano con la forza. Il capitalismo in fiore poteva permettersi il lusso di una generazione che fantasticava il futuro nella ricchezza del presente. Ma non è questa la situazione degli studenti che nel 2008 protestano contro il ministro Gelmini per il maestro unico e per il finanziamento dell'università. E non sono nemmeno la Pantera, fenomeno effimero della stagione incerta, una protesta studentesca legata alla scoperta del computer e di internet, della nuova cifra della comunicazione che permise anche i movimenti di Seattle, i no global. I giovani di oggi sono ancora diversi. Non hanno davanti il capitalismo in fiore e l'Occidente iperpotente, ma hanno un capitalismo in crisi e un Occidente reclinato. Sono figli della povertà storica, non prodotti dell'abbondanza in cui il superfluo scatenava le immagini di utopia. Sono precari a cui non giova il titolo di studio e a cui la generazione protetta dai sindacati, cioè quella dei padri, è stata causa del loro precariato. Come dice la Bibbia, «i padri hanno mangiato l'erba e i figli ne portano i denti legati». Chi sciopera questa volta sono i giovani che vivono in prima persona quella che si può chiamare la povertà di una generazione, mentre il '68 viveva la ricchezza della società. Questa volta sono i rettori, i professori universitari, i sindacati e gli insegnanti delle scuole medie che spingono i giovani a manifestare per conservare le loro prebende. Sono i rettori e i professori che si danno questa volta all'utopia, quella secondo cui lo Stato ha una borsa infinita ed essi possono moltiplicare i corsi universitari anche se non sono seguiti dai discenti. Essi degli studenti non hanno cura e gli studenti ben lo sanno. Nasce perciò la protesta nella protesta, ma è una voce blanda, il fascino della lotta in piazza in nome della scienza spinge una generazione che vive con la speranza di essere precaria a occupare le ferrovie per conto di quelli che il '68 chiamava «baroni». Il '68 aveva almeno il senso della differenza tra studenti e professori, il 2008 vede gli studenti come corpo scelto dei baroni che non vogliono perdere il baronato. La Gelmini che decapita i baroni è il loro alleato, ma essi non hanno più coscienza storica, sono un sottoproletariato che non ha nemmeno il senso dei suoi interessi. E si vede così indotto a difendere le corporazioni, sperando ciascuno per conto proprio di ottenerne qualche personale vantaggio. La generazione precaria non ha coscienza di generazione. Nel 2008 assistiamo alla protesta dei poveri in vantaggio della ricchezza dei ricchi. I sindacati che hanno tutelato le generazioni dell'abbondanza, delle pensioni dei tempi poveri spingono ora persino i bambini a manifestare nelle piazze. Questa non è utopia della speranza, ma il teatro dei folli nei tempi della povertà. (da Il Giornale del 24 ottobre 2008) |
Grosse Deutsche Kunstausstellung 1940Atlanta - Nel 2007, a livello globale, sono stati creati 1,2 milioni di posti di lavoro, in calo del 20% rispetto al 2007. E' quanto emerge dallo studio Global location trends di Ibm global business services. Gli Stati Uniti restano la prima economia con il 25% di posti di lavoro creati, seguiti dal Giappone e della Germania mentre l’Italia passa dal 14mo al 12mo posto. Africa e America Latina insieme ottengono il 17%. Il settore al top della graduatoria è quello dei trasporti.
L'occupazione mondiale Secondo lo studio di Ibm, presentato oggi alla conferenza annuale International economic development di Atlanta, l’Africa ha visto una crescita considerevole in posti di lavoro grazie a investimenti esteri, principalmente in Sud Africa e in Marocco, in Egitto e in Nord Africa. La quota percentuale mondiale di posti di lavoro in Africa è cresciuta del 5% nel 2007 rispetto al 3,5% del 2006. In America Latina, gli investimenti esteri hanno creato nel 2007 circa il 6% di posti di lavoro rispetto al 12% del 2007. "C’è un significativo ammontare di investimenti che si sta spostando verso paesi che precedentemente erano fuori dalla mappa nei progetti di investimenti all’estero" ha dichiarato Roel Spee, global location strategies leader di Ibm global business services.
I paesi emergenti Anche l’India e la Cina stanno incrementando il loro ruolo come economie che generano lavoro e complessivamente originano il 6,5% dei posti creati nel 2007 attraverso investimenti all’estero, contro il 3,7% del 2006. A livello di settori il maggior numero di posti di lavoro è quello dei trasporti (specialmente automobilistico e aereospaziale) con 200 mila posti in totale. Il messico è la principale destinazione per questo settore con circa 26 mila nuovi posti, seguito dagli stati uniti (22 mila). I settori al secondo e terzo posto sono l’elettronica con 190mila posti e l’Ict con 180mila. In forte sviluppo anche il comparto dell’energia rinnovabile. In particolare l’energia solare ha mostrato circa 15mila posti di lavoro creati a seguito di progetti esteri annunciati durante il 2007.
(ANSA) - MILANO, 26 OTT - E' morto oggi, a 110 anni compiuti da poco, Delfino Borroni, l'ultimo cavaliere di Vittorio Veneto. Nato il 23 agosto 1898 a Turago Bordone (Pavia), era ospite di una casa di riposo. Arruolato nei bersaglieri nel 1917, fu mandato al fronte e torno' a casa nel Natale 1918. Tre anni dopo fu assunto dall'azienda tranviaria, dove resto' fino alla pensione. 'Un fulgido esempio di profondo attaccamento ai valori della Patria', ha detto il ministro La Russa.
Il caso - Lotta studentesca, associazione legata a Forza Nuova, lancia chiari messaggi al Movimento studentesco di Bergamo. La richiesta è semplice: partecipare alla manifestazione contro la riforma Gelmini del prossimo 30 ottobre. Ma il Movimento studentesco decide di non sotterrare l’ascia di guerra.
Teatro Euclide - Piazza Euclide 34/a, Roma - Martedì 28 ottobre 2008, ore 20.15
Il Ministro Gelmini ha chiesto di poter sentire la voce dei docenti e degli studenti moderati e non di sinistra. Avremmo avuto piacere di incontrarLa a Torino all’Unione Industriale, ma alla fine il Ministro ha preferito non presentarsi ed evitare il confronto.
Le Roux - Guyonvarc’h, La civiltà celtica, Edizioni di Ar, OCCASIONE, euro 7,00
Tracce di usura alla copertina
Giuseppe Fino, Mishima e la restaurazione della cultura integrale, Edizioni di Ar - OCCASIONE, euro 7,00
Tracce di usura alla copertina
Franco G. Freda, Monologhi (a due voci). Interviste 1974-2007, Edizioni di Ar, OCCASIONE euro 10,00
Piccole macchie in copertina
J. Raspail, Il Campo dei santi, Il Cavallo alato, OCCASIONE euro 10,00
Tracce di usura alla copertina
Armando Corona, Dal bisturi alla squadra. La Massoneria italiana senza cappuccio, pp. 246, Bompiani, 1987, OCCASIONE euro 5,00
Il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia parla del ruolo della MAssoneria negli eventi italiani degli ultimi decenni.
DVD, La terza Crociata 1189-1192, durata 50 minuti, 2006, OCCASIONE euro 5,00
DVD, I Normanni in Italia. Ruggero II e lo splendore del Regno di Sicilia, durata 50 minuti, 2005, OCCASIONE euro 5,00
Il terzo Reich. Le SS, pp. 192, molte foto, copertina rigida, Hobby & Work, 1992, OCCASIONE euro 8,00
Il terzo Reich. Ordine Nuovo, pp. 192, molte foto, copertina rigida, Hobby & Work, 1992, OCCASIONE euro 8,00
Il terzo Reich. Ascesa al potere, pp. 192, molte foto, copertina rigida, Hobby & Work, 1992, OCCASIONE euro 8,00
Il terzo Reich. La conquista dei Balcani, pp. 192, molte foto, copertina rigida, Hobby & Work, 1992, OCCASIONE euro 8,00
Il terzo Reich. Operazione Barbarossa, pp. 192, molte foto, copertina rigida, Hobby & Work, 1992, OCCASIONE euro 8,00
Il terzo Reich. Afrikakorps, pp. 192, molte foto, copertina rigida, Hobby & Work, 1992, OCCASIONE euro 8,00
Il terzo Reich. In marcia verso Stalingrado, pp. 192, molte foto, copertina rigida, Hobby & Work, 1992, OCCASIONE euro 8,00
Islam e immigrazione. I numeri di un’invasione, pp. 190, Lega Nord, euro 5,00
Restituire dignità alla scuola, I Quaderni dell’Alternativa, pp. 16, 1982, euro 20,00
Documento del XIII Congresso Nazionale del MSI-DN.
A.S. Ori, Storia di una dinastia. Gli Agnelli e la Fiat, pp. 520, Editori Riuniti, 1996, euro 8,00
Giuseppe Prezzolini, Manifesto dei Conservatori, Rusconi, primi anni ‘70, euro 18,00
Il manifesto di Prezzolini per una politica attenta al bene comune e alle tradizioni nazionali
Franz Herre, Francesco Giuseppe. Splendore e declino asburgico nella vita del suo ultimo grande rappresentante, pp. 488, rilegato, con sovracopertina, Rizzoli, 1979, euro 24,00
La geopolitica e il mondo contemporaneo, Trasgressioni, n. 41, euro 6,50
Angelo Quattrocchi, E quel maggio fu: Rivoluzione. La cronaca giorno per giorno di una rivoluzione, La Pietra, 1978, euro 25,00
L’Autore fu partecipe e cronista, descrivendo i fatti che avvenivano giorno per giorno, dei fatti del maggio parigino del ‘68. Contine vaie illustrazioni con i manifesti dell’epoca.
Vincent Van Gogh, Lettere a Theo, pp. 280, Pironti, euro 18,00
Guglielmo Peirce, Pietà per i nostri carnefici, pp. 278, Longanesi, 1951, euro 30,00
Il libro di un intellettuale che dopo aver partecipato alle lotte comuniste al fianco dei massimi esponenti, abbandona il PCI. Nel libro egli descive la mostruosa società che la classe dirigente comunista italiana avrebbe voluto attuare, e la pochezza degli uomini che componevano lo stato maggiore comunista.
Michel Garder, L’agonia del regime sovietico, pp. 144, Volpe, 1966, euro 18,00
Le conferenze militari dell’Autore, sulla crisi del regime sovietico.
Céline, Bagattelle per un massacro, Edizioni di Ar-Adel, euro 24,00
Ristampa anastatica, in tiratura limitata, dell’edizione italiana del 1938.
DVD - Le spie di Hitler, durata, 50 minuti, The History Channel, 2007, euro 5,00
Abwehr, SD, SS, le tre strutture che organizzavano i servizi segreti della Germani nazista in immagini di repertorio e interviste esclusive.
Luigi Barzini, Guerra all’America, pp. 40, euro 20,00
Un breve ma intenso e radicale scritto antiamericano, che ribadisce la posizione dell’Italia fascista.
Erik Amfitheatrof, I figli di Colombo. Storia degli italiani d’America, pp. 332, copertina rigida, con sovracopertina, Mursia, 1975, euro 24,00
I navigatori; Tonti, Mazzei e glia anni dell’Unità d’Italia; esilio in America; “oppressa resurgit”; il meridione; Mulberry bend; pane e rose; il grande far west; “lupo tra gli uomini”, Little Italies; Fiorello; anni ‘30: un decennio burrascoso; i figli di Colombo.
Mussolini - Hitler, Discorsi da Palazzo Venezia, 7 maggio XVI, pp. 12, A cura del Ministero della Cultura Popolare, euro 45,00
Victoria de Grazia, Le donne nel regime fascista, pp. 384, rilegato con sovracopertina, Marsilio, 1993, euro 35,00
Con il fascismo le politca verso le donne entrerà a far parte del quadro delle azioni di governo, e l’Autrice esamina il complesso delle politiche istituzionali, sociali e culturali che verranno poste in atto in direzione delle donne.
Benito Mussolini, La democrazia delle pance piene. Scritti e discorsi della Repubblica Sociale Italiana, pp. 208, FPE, 1967, euro 40,00
J. Leasor, L’inviato non invitato, pp. 290, Longanesi, euro 14,00
La misteriosa missione del capo nazista Rudolf Hess in Inghilterra.
S. Carnegie, Il difensore di Monte Colle, pp. 378, Longanesi, 1975, euro 5,00
Un romanzo che rievoca i personaggi e l’eroismo dei difensori di Montecassino dall’avanzata degli angloamericani.
Ugo Caimpenta, Il generale Graziani, pp. 224, Aurora, 1936, euro 26,00
Una biografia, fino a Mogadiscio e Neghelli.
Prosegue la lotta del Circolo Futurista alla conquista di spazi abbandonati dalle Istituzioni….
Al momento è in atto la raccolta di firme tramite banchetti per la riqualifica dell’ex-cinema Puccini di Casal Bertone. Spazio comunale, nel centro del popolare quartiere romano, in disuso da 40 anni e teatro di occupazioni da parte di nomadi e associazioni malavitose (deposito di motorini rubati).
Visitando il blog http://puccinipulito.ilcannocchiale.it/ potrai trovare maggiori informazioni in merito.
A presto la raccolta firme sarà anche online.
La Bellezza è nell’Azione!
“Saremo in piazza il 14 novembre sotto il ministero della Pubblica Istruzione per manifestare a favore della riforma Gelmini e contro il ‘68″. Questo l’annuncio di Luca Marsella, presidente dell’associazione Ostia Tricolore che ha aggiunto: “I comunisti stanno tentando di strumentalizzare i giovani italiani per opposizione politica, ma non hanno fatto i conti con i giovani liberi, che si batteranno in tutte le sedi per salvare l’Italia dal nuovo-comunismo. La nuova contestazione inversa ed opposta al 68 è iniziata. Identità, Merito e Valore - ha concluso Marsella - saranno le bandiere della gioventù italiana che manderà definitivamente a casa i nostalgici della lotta di classe e dell’internazionalismo”.Roma - "Non sono riuscito a vedere le immagini della manifestazione. Ho sentito solo le dichiarazioni della Questura di Roma e non posso che dire, come hanno già detto altri, che questa è la sinistra delle frottole, delle invettive, delle calunnie". Il premier Silvio Berlusconi, uscendo da Palazzo Grazioli e parlando della questione delle dei numeri della manifestazione di ieri del Pd affonda. Poi replica agli attacchi di Veltroni e della piazza di sinistra.
"E' l'opposizione che sfortunatamente ci troviamo..." A chi gli chiedeva dei rapporti che ci potranno essere d'ora in avanti tra maggioranza e opposizione, Berlusconi ha poi replicato: "Questa è l'opposizione che sfortunatamente ci troviamo" e con la quale "avremo il solito rapporto". "Se vorranno unirsi a noi - ha aggiunto il premier - per votare i provvedimenti nell'interesse del Paese, sono i benvenuti". Lo stesso, ha aggiunto, se ci saranno "suggerimenti che consideriamo utili per il Paese". Ma, ha concluso, "finora abbiamo ricevuto solo critiche".
"Veltroni si dovrebbe rassegnare: ha perso e per cinque anni non c'é più niente da fare. Invece di fare manifestazioni, dovrebbe andarsi a riposare, per prepararsi a fare una bella campagna elettorale tra cinque anni, ci lascerebbe così lavorare meglio e con più profitto per gli italiani".
"Con Di Pietro? Spero di no" Aggiunge il premier replicando a chi gli chiede se, a suo avviso, dopo la manifestazione di ieri Pd e Idv si ricompatteranno. "Ricompattarsi con un uomo malvagio come Di Pietro, che ha mandato in galera 15 persone che poi non sono state nemmeno rinviate a giudizio - dice il presidente del Consiglio - che ha rovinato la vita di 15 persone, mettersi in alleanza con un uomo del genere che sbraita in questo modo in maniera forsennata e irragionevole credo che vada a tutto disdoro di chiunque lo facesse".
"Avanti col decreto Gelmini" "Andiamo avanti a governare e a fare cose di buon senso che sono nel programma qualunque cosa dica Veltroni o qualcun altro nell'opposizione", ha ribadito a chi gli domandava della richiesta dell'opposizione di ritirare il decreto Gelmini sulla scuola. "Hanno usato strumentalmente la scuola. Pensate all'università, non abbiamo ancora fatto nulla e già ci hanno mosso critiche e mosso gli studenti nelle strade con una strumentalizzazione difficilmente definibile anche di studenti e bambini".
"Il centrosinistra non sa perdere" Il centrosinistra "non sa perdere". "Per cinque anni - ha aggiunto - noi governeremo: c'é stato dato mandato dagli elettori con una grande maggioranza e tutti i sondaggi ce ne danno una ancora maggiore. Io sono al 72% di gradimento". Il centrosinistra, aggiunge Berlusconi, "continui pure a sgambettare in televisione, a dire le solite insulsaggini: non faranno che continuare a perdere consenso anche di chi oggi è dalla loro parte".
Tratto da http://etleboro.blogspot.com/ Banchieri, dirigenti di gruppi bancari ed industriali sono ormai d’accordo per l’ennesima truffa, per arrivare a nazionalizzare un debito creato dalla speculazione. Le Banche non hanno più banconote e l’emissione del denaro “a debito” per coprire i buchi delle società di speculazioni è ormai al limite, mentre nel frattempo cominciano a fallire gli Stati. Ma chi ha fatto scatenare questi ingranaggi e perchè il suo obbiettivo è quello di far cambiare l’economia mondiale?
Questa crisi finanziaria, di dimensioni sproporzionate, non è una crisi vera e propria, ma una situazione indotta di emergenza per indurre gli Stati a farsi carico del grande debito delle Banche. Dietro le parole del Presidente del Consiglio Berlusconi si nascondono delle importanti verità, che gli italiani non possono sapere, e che sono ineluttabili. Banchieri, dirigenti di gruppi bancari ed industriali sono ormai d’accordo per l’ennesima truffa, per arrivare a nazionalizzare un debito creato dalla speculazione, e non certo dai cittadini comuni che non sono riusciti a pagare il loro mutuo. Rispetto all’ammontare delle transazioni per prestiti e mutui - pur concessi a fronte di una riserva frazionaria minima, inferiore al 2% - le manovre speculative interbancarie sono di gran lunga superiori. Intendiamoci, i bilanci delle Banche hanno al loro interno attività e riserve, spesso costituite da titoli e collaterali emessi ( o garantiti) da altri Gruppi bancari, e ancora derivati speculativi, nonché movimenti interbancari non sempre trasparenti. Allora, che non ci vengano a raccontare che le persone non pagano i loro debiti, perché sono le imprese e i piccoli risparmiatori ad alimentare questo circuito vizioso.
Sorge dunque il dubbio su dove vadano a finire i soldi dei Banchieri, delle pensioni, degli investitori, perché a sentir parlare loro sembra che siano state inghiottite dal crollo delle Borse. I mercati valutari non sono inceneritori, ma sono delle sale scommesse, che si reggono sulla base del meccanismo domanda-offerta, per cui se qualcuno perde denaro, automaticamente l’altro li guadagna, ma il denaro non sparisce. Si arricchiscono i più forti tra i furbi, e soccombono gli illusi, ossia coloro che credevano di ingannare il cervellone del “casinò”.
La manovra speculativa serve dunque a far uscire allo scoperto gli “idioti utili”, quelli che servono al sistema per far cadere altre lobbies, diffondendo il panico e inducendo tutti a correre agli sportelli per ritirare i loro soldi. Mentre tutti guardano crollare le borse - come se ne capissero qualcosa - il Governo si riunisce d’urgenza per emanare un “decreto che viene definito di precauzione”, ma comunque un forte senso di paura si diffonde tra la gente.
Purtroppo gli Italiani non devono sapere che quel 98% della riserva frazionaria non esiste più, e che il mercato immobiliare cadrà a picco, mentre altri vedranno vendere la loro casa senza che se ne accorgano. Gli italiani non devono sapere che non potranno più riavere i loro risparmi in liquidi, e che tutto dovrà viaggiare elettronicamente, come deciso da organizzazioni come Transparency International che “combattono la corruzione” con la monetica e l’anti-riciclaggio. Le Banche non hanno più banconote e l’emissione del denaro “a debito” per coprire i buchi delle società di speculazioni è ormai al limite, mentre le multinazionali invisibili hanno il controllo dei porti e delle merci, e comandano cargo e transazioni tramite dei pc. Nel frattempo cominciano anche a fallire gli Stati. L’Islanda ha dovuto assumere oggi il controllo della principale banca del paese, e ha portato a termine la terza nazionalizzazione di un istituto di credito in pochi giorni. Ha sospeso tutte le negoziazioni di borsa mentre il sistema bancario del paese corre il “rischio bancarotta”. La crisi finanziaria sta infierendo su questa Isola, le cui banche si sono espanse all’estero, gli investitori hanno garantito alti rendimenti sulla valuta islandese per poi finanziare l’economia locale. La Banca Centrale Europea non può ( o non vuole) aiutare l’Islanda, che contratta con la Russia un prestito d’emergenza. Un ciclone che si è abbattuto in pochi giorni sul piccolo Stato dell’Islanda, che è solo il primo di una lunga lista, tra le economie occidentali più deboli.
Una crisi vero o falsa che sia, è pur sempre una crisi, ma chi ha fatto scatenare questi ingranaggi e perchè il suo obbiettivo è quello di far cambiare l’economia mondiale? Per oro, diamanti, petrolio? Oggi c’è qualcosa che vale molto di più, anche se nessuno vuole ammetterlo, ed è il nuovo meccanismo economico, l’accesso alla rete e al sistema. Vitale come lo sono i porti per le merci, l’etere è l’autostrada dei dati e delle transazioni, delle informazioni e degli scambi. Sicuramente viviamo in un’epoca talmente storica che non ce ne rendiamo neanche conto. Noi siamo la generazione che sta per cambiare l’umanità, e sta scrivendo un capitolo importante della storia, in cui il nostro controvalore viaggerà lungo strade di aria ionizzata. Questa è la direzione in cui stiamo andando, un nuovo millennio. Ci sono forze che spingono masse indistinte a ricoprire il ruolo degli “idioti utili”, per scatenare, al loro comando, le sommosse e così nuove manipolazioni, per ottenere consensi su provvedimenti impopolari. Ricordate che l’11 settembre, tutto il mondo è stato ingannato, e oggi le potenti lobbies, gli invisibili, hanno scatenato la più grande “balla economica mondiale”, che cade sempre sulle spalle degli “utili idioti” che vi abboccano, perchè sono egoisti e avidi. Una crisi, dunque, che punirà chi, inconsciamente, è al soldo della manipolazione del secolo
È stata inaugurata sabato 25 ottobre 2008 alle ore 11,30, partendo dall’Hotel Savoy Palace di Gardone Riviera, la seconda tappa del circuito storico-turistico intitolato ai “Luoghi della Repubblica sociale italiana”.
Alla conferenza stampa di presentazione sono intervenuti il Sindaco Alessandro Bazzani, l’Assessore alla Cultura del Comune di Gardone Riviera, Rita Sara Flora, e Roberto Chiarini, presidente del centro studi RSI, le due realtà che hanno promosso e realizzato l’interessante iniziativa.
Dopo Salò, tocca all’importante cittadina lacustre aprire una nuova finestra su un momento cruciale della storia del Novecento. Musealizzare gli edifici storici gardonesi, sedi di enti ed istituti governativi, militari e ospedalieri, requisiti dal governo fascista tra il 1943 e il ’45, è stata la fortunata formula utilizzata, su proposta del Centro Studi Rsi, dalla città di Gardone Riviera, per valorizzare un territorio già di per sé di grande interesse paesaggistico e culturale.
Il percorso, articolato in 20 tappe, si dipana lungo tutta la cittadina e consentirà – anche tramite visite guidate, con l’ausilio di storici di professione – di condurre il visitatore italiano e straniero attraverso gli anni terribili della fine della seconda guerra mondiale, proponendo così un mix di suggestioni, storiche, architettoniche e paesaggistiche. Il Centro offre ai visitatori interessati le proprie competenze per inquadrare criticamente quella pagina di storia nel più complessivo contesto storico, con riguardo alle motivazioni dei protagonisti, alla vicenda militare e politica della Rsi e alle più generali tribolazioni e condizioni di vita dell’insieme degli italiani.
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Tratto da IlCorriere: ROMA - Dopo Palazzo Chigi, dopo il ministero della Funzione pubblica adesso Renato Brunetta ha un altro obiettivo per rendere più efficiente e trasparente il mondo della P.a.: i tornelli anche per i magistrati. La proposta-provocazione arriva dai microfoni di Radio Rtl 102.5 che ha ospitato un intervento del ministro, che ha parlato anche di contratti, di rottamazione e della manifestazione del Pd al Circo Massimo. ALITALIA - Rispondendo alla critiche di quanti pensano che il governo, dopo aver «aiutato» l’Alitalia, possa mettere mano agli aiuti per la Fiat e le banche Brunetta taglia corto: «I soldi alla Fiat sono stati dati l’ultima volta 3 anni fa e io in quell’occasione mi opposi. Questo - assicura - sarà il mio atteggiamento anche adesso. Di aiuti alla Fiat non se ne parla». Quanto ad Alitalia, «è vero - riconosce il ministro che abbiamo fatto un prestito ponte da 300 mln, ma Alitalia era, è un caso nazionale e abbiamo dovuto fare questo sforzo. Speriamo di recuperarloma non ci credo». Quanto alle banche «vorrei ricordare che, allo stato, non abbiamo dato un euro. Abbiamo solo messo in piedi un sistema di garanzie in caso di emergenza che spero non si attivi mai perchè abbiamo un sistema bancario solido». «I veri investimenti - puntualizza Brunetta - sono semmai necessari per il welfare, la scuola, l’università, ma prima bisogna fare un po’ di pulizia nei conti. Pesate che noi paghiamo più di 100 miliardi l’anno solo per la sanità e di questi tutti concordano nel ritenere che almeno il 20% è frutto di inefficienze e sprechi».
TORNELLI - Ma non c’è solo la sanità - incalza Brunetta - «ci sono i baroni universitari, i corsi universitari per appena 10 studenti e così via». Una situazione che riguarda anche i magistrati, «molti magistrati che lavorano solo 2-3 giorni a settimana, 2-3 pomeriggi a settimana e poi stanno a casa». «Ecco - propone provocatoriamente Brunetta - vorrei mettere i tornelli anche per i magistrati. Io l’ho già fatto a Palazzo Chigi, nel mio ministero e vorrei farlo per tutta la pubblica amministrazione, quindi magistratura compresa. Mi diranno di tutto ma io vado avanti. Aspetto solo che D’Alema mi dia di nuovo dell’energumeno tascabile». L’esponente del Pd, fa sapere Brunetta, «mi ha mandato un biglietto di scuse, ma io non ho fatto pace. Io non sono un buonista, non offendo nessuno e pretendo solo di non essere offeso da nessuno».
La formulazione e le successive conferme della teoria della relatività causano grosse ripercussioni sia in campo filosofico, sia in altri ambiti culturali, oltre che all’interno delle scienze stesse. Un vero e proprio dibattito si sviluppa solo a partire dagli anni venti, ma già prima della guerra si ha una prima interpretazione delle sue conseguenze.
Si affermano correnti irrazionalistiche che interpretano la costruzione teorica einsteiniana come l’ultima fase della crisi del sapere scientifico, iniziata nella seconda metà dell’ottocento, che comporta la conseguente crisi di ogni certezza.
Il dibattito filosofico, che si origina negli anni venti, si può dividere in due fasi. Innanzitutto gli sforzi si concentrano a livello interpretativo-epistemologico, valutando la relazione e la compatibilità di questa nuova teoria con i sistemi filosofici preesistenti.
Sempre in questo primo momento rientra il dibattito interno alle filosofie neokantiane sul rapporto tra la concezione relativistica e quella kantiana dello spazio e del tempo. Alcuni di essi, per salvare integralmente la dottrina del maestro, considerano le nuove definizioni relativistiche soltanto come nuovi criteri di misura e non come nuovi concetti; altri, invece, interpretano la teoria einsteiniana come un complemento di quella di Kant.
In secondo luogo si analizza la relatività a livello metodologico, al fine di valutare la portata conoscitiva della teoria. In particolare si cerca di scoprire se la teoria della relatività debba essere interpretata in senso convenzionalista, ipotesi suffragata dalle stesse parole di Einstein durante una conferenza tenuta a Berlino (1921) “nella misura in cui le proposizioni della matematica si riferiscono alla realtà esse non sono certe, e nella misura in cui sono certe, non si riferiscono alla realtà”.
Una critica alla concezione dello spazio e del tempo che Einstein aveva introdotto arriva dal pensiero del filosofo Bergson, soprattutto con il libro “Durata e simultaneità” (1922).
La teoria della relatività è alla base della distruzione dell’uomo in quanto tale. Nel momento in cui ogni certezza viene meno l’uomo perde i suoi punti di riferimento. In alcune religioni questo è chiamato il nulla senza fine. L’uomo diventa un consumatore in un sistema privo di valori. Un nichelismo assoluto in antitesi a concetti superominici che sono alla base della nostra tradizione.
Ciro Vallone è il nuovo portavoce provinciale de La Destra Sannita. Succede al consigliere comunale Antonio Capuano che si era dimesso ad aprile. L’elezione del responsabile del partito di Francesco Storace è avvenuta durante il congresso a cui hanno partecipato gli iscritti sanniti.
Centinaia di partecipanti, nonostante la pioggia, alla manifestazione di Forza Nuova. Applausi per l’intervento dell’On. Fiore
Il Presidente della Camera celebra anniversario a Festa Folgore
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Antipsicotico Zyprexa, Eli Lilly risarcirà 62 milioni di dollari a 33 Stati Usa
Patteggiata la chiusura delle inchieste di Illinois e Oregon per promozione illegale del farmaco
La casa farmaceutica Eli Lilly ha patteggiato il pagamento di 62 milioni di dollari a 33 Stati Usa, per chiudere un’inchiesta avviata dai Procuratori generali dell’Illinois e dell’Oregon, in cui era accusata di aver promosso l’antipsicotico Zyprexa anche per patologie diverse dalla schizofrenia e dai disturbi bipolari, le sole per le quali ha ricevuto l’autorizzazione dalla Food and Drug Administration (FDA). Zyprexa veniva promosso, ad esempio, anche per l’uso pediatrico e per la demenza nei pazienti anziani, nei quali aumenta il rischio di morte.
Eli Lilly afferma di aver scelto il patteggiamento “per potersi concentrare sulle proprie attività”, anche se nel corso delle indagini non sono emerse prove che la casa farmaceutica abbia violato le leggi statali. Il Procuratore generale dell’Illinois, Lisa Madigan ha invece sottolineato che “le pratiche commerciali ingannevoli di Eli Lilly sono state illegali e molto pericolose, per di più praticate nei confronti di medici che operano con pazienti molto vulnerabili, come bambini e anziani affetti da demenza”.
Si tratta del maggior risarcimento pagato da una casa farmaceutica in una causa promossa da singoli Stati, superiore ai 58 milioni di dollari patteggiati da Merck, lo scorso maggio, in una causa relativa all’antinfiammatorio Vioxx.
Il patteggiamento, annunciato ieri, non chiude le cause avviate da altri undici Stati, sempre per promozione illegale dello Zyprexa. Resta aperta anche quella avviata dal governo Federale, in cui si prospetta un patteggiamento da oltre un milione di dollari, seguito da una denuncia penale nei confronti di Eli Lilly.
Lo scorso marzo, la casa farmaceutica aveva patteggiato un risarcimento di 15 milioni di dollari a favore dell’Alaska, che l’accusava di aver nascosto informazioni sui rischi dell’antipsicotico, in particolare diabete, obesità e iperglicemia.
La compagnia ha già patteggiato la chiusura di circa 31.000 cause promosse da pazienti che hanno utilizzato lo Zyprexa, pagando 1,2 miliardi di dollari di risarcimenti.
Proseguono, invece, le cause promossa da alcune compagnie assicurative, operanti nel campo sanitario, e da azionisti.
Si stima che, a partire dal 1996, quando fu autorizzato per la prima volta negli Usa, lo Zyprexa sia stato prescritto a 26 milioni di pazienti nel mondo. Attualmente l’antipsicotico, autorizzato solo per i pazienti al di sopra dei 18 anni, è commercializzato in oltre 80 paesi ed è il farmaco più venduto da Eli Lilly, con ricavi, nel 2007, pari a 4,8 miliardi di dollari.
USA, promozione illecita del “Paxil”: Glaxo patteggia in tribunale 40 milioni di Dollari.
La Glaxo Smith Kline è nuovamente alla luce dei riflettori negli USA per una causa sull'utilizzo di Paroxetina su minori, i cui marchi più noti in Italia sono Paxil, Serotax, Seroxat, Sereupin. ll giudice Michael Davis (USA) ha approvato l’accordo finale di 40 milioni di dollari di sanzione contro la GSK , multinazionale farmaceutica. Lo studio legale Baum, Hedlum, Aristei & Goldman ha avviato la class-action basandosi su un documento interno della GSK (Glaxo Smith Kline) che dimostra che GSK ha promosso il Paxil come uno psicofarmaco per bambini e adolescenti a dispetto di comunicazioni interne che confermavano che la sperimentazione clinica di Paxil nella depressione pediatrica non superava l’effetto placebo delle pastigliette di zucchero, ed anzi la molecola ha mostrato un tasso di suicidalità molto superiore al placebo (ideazione suicidaria su minori mai prima d’ora affetti da turbe psichiatriche autolesioniste, ndr).
Ciononostante, GSK ha messo sul mercato il Paxil promozionandolo come “considerevolmente sicuro e efficace” sui bambini depressi. Paxil non è stato mai approvato sui bambini, per cui non c’erano avvertenze particolari sul suo uso pediatrico sul foglietto informativo del Paxil, in nessun paese dove il farmaco è stato commercializzato. La GSK non avrebbe dovuto promuovere l’uso del Paxil sui bambini, quando gli esperimenti pediatrici interni alla GSK hanno dimostrato che il Paxil non era più efficace delle pillole di zucchero del placebo, ed inoltre considerato che questo psicofarmaco ha causato nei pazienti un aumento del numero di pensieri suicidi. Il giudice Davis ha puntualizzato che questo è stato un caso legale da “nervi a fior di pelle”, in relazione all’attenzione mediatica internazionale sul caso, e Davis ha deciso che dei 40 milioni di dollari di sanzione pagati dalla Glaxo un milione di dollari sia destinato a donazioni per scopi sociali e umanitari ad associazioni il cui scopo primario includa i bambini affetti da turbe mentali, e il restante sia distribuito fra i genitori dei minori che hanno promosso l’azione legale.
Fonti: www.rsinews.it e www.lawyersandsettlements.com, editing a cura della redazione di Giù le Mani dai Bambini®
In parte, ciò può dipendere dal logoramento solitamente derivante dal tempo trascorso dall'insediamento. In parte, potrebbero aver avuto un effetto, specialmente mediatico, le manifestazioni che hanno connotato di recente il mondo della scuola e dell'università. Fatto sta che la percentuale di chi dichiara di valutare positivamente l'operato del Governo supera oggi di poco il 40%, a fronte del 60% degli inizi di settembre. La disistima crescente investe in realtà quasi tutte le istituzioni del nostro sistema, con la significativa eccezione della Presidenza della Repubblica. Per fronteggiare questo fenomeno occorrerebbe un impegno comune di tutte le forze politiche. Ciò che è, ovviamente, assai improbabile.
clandestino web
| di Gabriele Cazzulini |
| cazzulini@ragionpolitica.it |
| E' la famosa battuta con la quale De Gaulle suonò la campanella per i giovani sbandati che nel '68 occupavano le università francesi. De Gaulle? Mi viene la pelle d'oca a sentire pronunciare in Italia il nome proibito del mostro più sacro della destra europea. Allora è davvero crollato un tabù culturale che bloccava lo sviluppo dell'intelligenza politica italiana. Citazioni a parte, siamo su un treno che sta attraversando uno scambio. Da una parte il binario morto del passato più cupo; dall'altra la direzione del futuro. C'è da arrossire di vergogna a guardare quelle scene con genitori per caso, che militarizzano i figli per farli sfilare in piazza bardati di striscioni. Normalmente il genitore di oggi incontra suo figlio soprattutto al telefonino, perché la casa è diventato un luogo troppo difficile per stare insieme e parlarsi, specialmente quando c'è anche il figlio della compagna del padre e questo ragazzo a sua volta non riesce a comunicare con suo padre, che si è formato un'altra famiglia. La ricerca della felicità è diventata una fuga dalla realtà. Viene istintivo guardare il calendario per capire in che anno siamo - 1968 o 2008? Fatta l'amara scoperta, ne arriva un'altra, peggiore. Quarant'anni fa a Praga si combatteva e si moriva per la libertà stuprata dai carri armati sovietici. Invece l'Italia era in piena ricreazione dalla morale, dalla politica, dalla realtà. Per quarant'anni abbiamo pagato il prezzo di quella insostenibile leggerezza che qualche incosciente ancora oggi chiama «il '68». Sbagliare è umano ma perseverare è da cretini. Eppure le stesse scene di ieri sembrano fotocopiate oggi. Studenti esagitati che si truccano da ribelli dell'ultimo minuto e salgono sui banchi come fossero barricate. Scioperi, cortei, megafoni e tanta cagnara. E' la solita carne da cannone che viene macellata in nome dell'ideologia rosso sangue. Ma fa ribrezzo vedere i cattivi maestri tenere le loro velenose lezioni a queste classi di adolescenti che appena nati già sentono l'odore delle bandiere e dei lacrimogeni. Troppi insegnanti devono il posto alla loro ortodossia ideologica e alla predicazione quotidiana dell'odio di classe, dell'adorazione della rivolta e dell'allergia a qualunque autorità. I rottami del '68 che non sono finiti in carcere o non sono stati eletti in parlamento sono finiti dietro ad una cattedra. Non è più una scuola per De Amicis. La «squola» della sinistra è la rotella principale dell'ingranaggio di indottrinamento politico. Sui registri degli insegnanti i voti non si assegnano per merito ma per disagio. I più meritevoli non sono gli studenti di talento o più impegnati. Sono gli altri, i bulli, meglio se extra-comunitari; meglio ancora se islamici che pretendono di togliere il crocefisso o di smontare il presepe a Natale perché si sentono offesi ma non hanno vergogna di offendere chi li ospita generosamente. Ecco la «squola», dove la malformazione prende il sopravvento sulla formazione allo studio, al lavoro ma anche sulla crescita della persona. Poi arriva il binario morto della realtà, che a differenza delle menti di un bambino, non si lascia addomesticare facilmente. Anzi, alla fine presenta il conto con gli interessi, ma non alla «squola» o ai suoi cattivi maestri, che finito l'anno scolastico sfrattano l'alunno dalla «squola» e dalla loro coscienza. E' quel bambino, ormai adulto, che deve pagare di tasca sua, per essere cresciuto senza valori, senza identità, senza rispetto per la sua comunità. Vogliamo aprire gli occhi su tutti quei casi in cui i figli ammazzano i genitori, sugli alcolisti minorenni, sui tossicodipendenti? Dicono che sia colpa della televisione, anche se ora c'è internet. Ma è facile fare lo scaricabarile. E' colpa di quegli insegnanti che fanno i «complici» con i loro studenti, chiudendo tutti e due gli occhi su questa gioventù che cresce sbandata perché l'importante è iscrivere i ragazzi all'Anpi e inculcargli l'odio per i ricchi, gli americani e la polizia. E' colpa anche di quelle famiglie che scaricano sulla «squola» il dovere morale di educare i loro figli e sperano di sopperire a questo terrificante vuoto di affetto aprendo il portafoglio o, peggio, tollerando quest'educazione storpiata. Così i giovani diventano una patata bollente che famiglie e «squola» si palleggiano - poi qualcuno resta alla fine scottato e scatta l'allarme degli psicologi televisivi. In mezzo a queste rovine sociali la sinistra più cinica vorrebbe pure piantare i semi della contestazione, dell'antagonismo, del terrorismo. Sarebbero queste le lezioni? Perché non leggere direttamente il breviario del brigatista invece di Manzoni, oppure insegnare subito ad uccidere un poliziotto invece della trigonometria? La scuola ha davanti a sé una doppia sfida: liberarsi dai tentacoli della sinistra e assumere i valori della nostra identità italiana come sistema educativo. Se la riforma Gelmini fa così male alla sinistra, vuol dire che fa bene all'Italia. Stop! E' finita la ricreazione. Inizia la realtà. |
Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha convocato le associazioni degli studenti per un confronto sulla riforma della scuola e dopo alcuni incontri ha fatto il punto con una nota. "Ho chiesto ai ragazzi se la scuola e l’università così come sono li soddisfino. Un’università ed una scuola che non preparano al lavoro e che non consentono loro di farsi un futuro. Non è vero che in Italia si spenda poco per l’istruzione, anzi siamo tra i primi d’Europa. Il problema è che si spende male. L’università italiana produca meno laureati del Cile, abbiamo ci siano 94 università, più 320 sedi distaccate nei posti più disparati, ci siano 37 corsi di laurea con 1 solo studente, 327 facoltà non superino i 15 iscritti, negli ultimi 7 anni siano stati banditi concorsi per 13.232 posti da associato ma i promossi siano stati 26mila e nel 99,3% dei casi sono stati promossi senza che ci fossero i posti disponibili facendo aumentare i costi di 300 milioni di euro, ci siano 5 università importanti con buchi di bilancio enormi (e sono i luoghi dove si protesta maggiormente) che avrebbero portato, se fossero state aziende, al licenziamento in tronco di chi le ha gestite per tanti anni.
E’ inaccettabile che si siano moltiplicate cattedre e posti per professori senza tener conto delle reali esigenze didattiche dei ragazzi, aumentando la spesa per l’università in maniera inaccettabile, non ci sia un’università italiana che figuri tra le migliori 150 del mondo, ci siano 5500 corsi di laurea, mentre in Europa ne troviamo la metà, siano insegnate 170.000 materie rispetto alle 90.000 della media europea, nel 2001 i corsi di laurea fossero 2444, oggi 5500 e infine che i ragazzi siano sottoposti ad un carico di ore di lezione triplo rispetto alla media europea per trovare giustificazione a corsi fatti solo per dare cattedre.”

«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano»
[Francesco Cossiga, Presidente emerito della Repubblica Italiana e Senatore a vita]
Il territorio è dotato di una “complessità originaria”, costituita dallo spazio fisico, dalle risorse alimentari, dalle materie prime, indispensabili all’uomo per dispiegare la sua azione (sociale, politica ed economica).
L’uomo, di fronte alle perturbazioni provenienti dal mondo esterno, per limitare l’imprevedibilità deve immagazzinare energie (alimentari, produttive ed intellettuali).
Questo processo, però, necessita da parte dell’uomo una conoscenza profonda del territorio che lo ospita. L’uomo conosce se “denomina”: non può neppure pensare di utilizzare le cose, se queste ultime non sono identificate.
Da qui, una incessante operazione di denominazione dei luogi più rilevanti, quelli che si stagliano dall’omogeneità di base (il nome al colle che si stacca dal piano, il nome al fiume che taglia in due la zona, e via dicendo).
Ovviamente, la società umana si deve strutturare, a partire da una operazione di “reificazione” (costruzione), di opere materiali in primis. Magazzini (riserva alimentare), fabbriche (riserva produttiva), case, scuole, palazzi di dirigenza politica e religiosa (riserva intellettuale e di trasmissione del pensiero).
Infine, tutte queste costruzioni vanno collegate fra loro,anche a più ampio raggio. Le relazioni sono fondamentali, e stanno alla base dello scambio (economico e di idee).
Ma, come è chiaro, il tutto parte dal territorio. Se la complessità originaria viene distrutta, se le risorse vengono sovra-sfruttate fino al totale esaurimento, non c’è più spazio per l’azione umana.
Un esempio pratico: la Cina OGGI si sviluppa in modo esplosivo perchè adopera al massimo tutte le risorse del territorio, nonchè quelle umane.Tuttavia, alla lunga questo sviluppo sregolato si fermerà, e anzi andrà incontro all’implosione. E’ solo questione di tempo.
Come valorizzare il territorio e le sue risorse? E l’uomo, come può dispiegare la sua azione senza sentirsi estraneo, alieno e distante rispetto al territorio in cui vive?
I processi di globalizzazione hanno portato un effetto senz’altro negativo. L’uomo non si sente più “a casa”; le risorse spesso sono sfruttate senza più ritegno, le relazioni con il territorio decadono. I continui spostamenti slegano dal proprio territorio (pensiamo in generale a fenomeni come quello dell’immigrazione, che sradica milioni di persone dal luogo originario e le inserisce come corpi estanei in altri luoghi, creando notevoli difficoltà -basti ricordare le rivolta delle periferie parigine-, ma pensiamo anche all’affermazione del mondo virtuale, che ad un certo punto estrania dalla realtà, e annulla distanze che, dal punto di vista fisico, politico e culturale, esistono eccome).
Per evitare un uso sconsiderato delle risorse, uno sfregio alla complessità originaria, un allontanamento anche “sentimantale” dal territorio (con connessa disgregazione dell’Identità) è necessario ripensare le relazioni e partire dal basso, da una valorizzazione della Tradizione “locale”.
Ogni territorio può, per così dire, “andar fiero” delle proprie peculiari risorse.
Pensiamoci bene, ciascuno di noi conosce (o almeno dovrebbe!) la storia locale, le risorse tipiche, le tradizioni dialettali o anche culinarie del proprio territorio. A livelli più alti, ciascuno può identificarsi per una determinata cultura, una specifica religione, una identità politica ed intellettuale.
Chi perde il senso della Tradizione, della propria Storia, e chi distrugge le basi anche fisiche e territoriali (indispensabili per lo sviluppo e per dispiegare l’azione), rischia di vedere disgregata la propria Identità.
Il territorio è un pilastro dell’Identità, che ricorre alla Tradizione per rafforzarsi e avere “senso”.
Tutto ciò non equivale, si badi, ad una chiusura “gelosa”, ad un innalzamento di barriere invalicabili, alla costruzioni di Identità così forti da annullare tutte le altre.
Il territorio può, anzi deve “offrirsi” agli altri: le tradizioni locali, una volta recuperate, possono senz’altro contribuire ad uno sviluppo complessivo e globale, ad una diffusione di valori e conoscenze.
Il rispetto del territorio è basilare per la crescita di tutti, per il mantenimento delle risorse e delle tradizioni.
La globalizzazione va accettata, ma sapientemente equilibrata: le identità locali non devono essere cancellate, a pena di una perdita irrimediabile.
FalcoConservatore/falcodestro
italiaoggi.splinder.com-Ammetendo che i Maya si siano sbagliati sui "disastrosi eventi" che porteranno il mondo dalla fine di un'era all'inizio dell'altra, nel 2013 saremo, si spera, ancora tutti vivi. E sarà un momento importantissimo per la vita democratica del nostro Paese. Perchè? Perchè ci saranno le prossime elezioni politiche.
Ah, prima di tutto una precisazione. Ma come? Con tutto quello che sta accadendo non ho di meglio da fare che scrivere di un futuro così lontano? Beh, qualcosa di meglio da fare ce l'ho, ma un quarto d'ora per il blog si trova sempre. Per il resto... della crisi economica mondiale ho deciso di non parlarne, non per strani motivi, ma semplicemente perchè non possiedo conoscenze così approfondite di sistemi economici mondiali tali da rendere utille un mio intervento in materia. E per quanto riguarda "la più grande manifestazione studentesca dal 68"? Beh, per dimostrarvi quello che penso a riguardo vi rimando a questo post di DAW che non va preso con spirito giornalistico ma più che altro come "simpatica smentita" di alcuni luoghi comuni.
Torniamo a noi. Molto probabilmente questo Governo durerà cinque anni e torneremo a votare per il Parlamento nel 2013. Sarà un momento importantissimo per due motivi tra di loro collegati: saremo in grado di giudicare in toto il lavoro svolto dal Governo Berlusconi IV (le aspettative sono grandi) e sapremo cosa farà Silvio Berlusconi da grande. In merito ci sono due ipotesi in ballo, alle quali se ne aggiunge oggi una abbastanza clamorosa.
Dato per scontato che il Nostro non si ritirerà a fare il nonno e basta, è possibile pensare a un Berlusconi impegnato in qualche causa umanitaria (ha più volte dichiarato di voler costruire ospedali in aree critiche). Ma questa ipotesi mi sembra abbastanza remota. Poi c'è l'altro rumor che rimbalza nel Palazzo da un anno esatto. Da quando cioè è nato il Partito Democratico. Sembra scontato che vi siano patti segreti tra PDL e PD per portare il prossimo Parlamento ad eleggere, sempre nel 2013, Silvio Berlusconi nuovo Presidente della Repubblica (Federale???) Italiana. Mah... la cosa non è affatto impossibile conoscendo il tipo, nè è da escludere a priori. Per vari motivi, che non sto qui a riportare perchè credo che ci abbiano già pensato decine di giornalisti. In merito io ho sempre avuto qualche dubbio, non perchè non lo creda capace, anzi, ma perchè non credo che il suo carattere si sposerebbe alla perfezione con la pacatezza istituzionale che deve tenere un Capo di Stato. Berlusconi, si può dire, ha costruito buona parte del suo successo politico sull'improvvisazione. Portandolo a volte a fare certe figure che difficilmente potranno essere dimenticate (non per forza in senso negativo... pensiamo alle corna nella foto istituzionale). Credo insomma che il Cavaliere sarebbe sprecato al Quirinale. Chi nel 2013? Beh... i nomi sono quelli.. Gianni Letta sarebbe molto più adatto. Tuttavia, se questa dovesse essere la decisione di Berlusconi, non mancherò di sostenerlo.
Ma passiamo allo scoop. C'è un sito che sicuramente tutti voi conoscete. Si tratta di AffariItaliani. Il primo quotidiano on-line, inizialmente alle dipendenze del portale Libero e da luglio passato "in proprio". Comunque, nella sezione "Politica" di AffariItaliani si trovano spesso notizie bomba. Il problema è che a volte si tratta di ipotesi rivelatisi clamorosamente false. Citando le solite "fonti vicine al Presidente" almeno una volta al mese c'è uno scoop sul PDL o sul Cavaliere. E oggi ecco cosa scrive AffariItaliani a questo indirizzo:
"BERLUSCONI SEGRETARIO GENERALE DELL'ONU"
Viene citata la passione di Berlusconi per la politica estera e il suo personalissimo modo di trattare con le figure di spicco del panorama internazionale. Diciamo che, per quanto questa sia oggi una "sparata", un Berlusconi alla guida di una istituzione del genere, alleggerito dal fardello della guida di un Paese e finalmente in pace con i suoi avversari politici potrebbe fare un ottimo lavoro. Con la sua esperienza da politico, da imprenditore, da editore e, perchè no, da intrattenitore ha tutte le carte in tavola per riuscire.
Il suo motto è più potere ai cittadini, mettendo a loro disposizione un servizio che fornisce tutte le informazioni necessarie per scegliere tra i servizi pubblici e votare l’efficienza delle prestazioni eseguite. Insomma, continua la rivoluzione della Pubblica Amministrazione intrapresa da Brunetta: “I cittadini - spiega al Giornale -sapranno tutto quello che accade negli uffici e potranno agire di conseguenza”.
E poi, prosegue , “con la riforma ci saranno standard di efficienza uguali per tutti. E gli uffici saranno obbligati a comunicare e a rendere trasparente la propria attività”. Dunque, per il ministro ella Funzione pubblica, la ricetta ideale sta nel binomio trasparenza-efficienza dei servizi, passando però attraverso il giudizio dei clienti.
“I cittadini –spiega ancora - potranno reagire in modo pesante con un sistema di difensori civici, e poi in un modo più soft: per ogni transazione con la pubblica amministrazione si potrà esprimere un giudizio immediato tramite gli emoticon”, vale a dire la faccette sorridenti o corrucciate che si trovano su internet. In questo modo si stabilisce interazione tra utente e servizi, anche perché “è un insulto alla nostra intelligenza - afferma Brunetta - che il Paese della Ferrari e della Brembo non debba avere la migliore amministrazione del mondo”; per il ministro “è una follia, con questi chiari di luna, il potere di acquisto sotto attacco e i consumi a picco, avere sei miliardi da dare a 3,5 milioni di dipendenti pubblici e tenerli in cassa”.
Però un avvertimento è d’obbligo: chi è negligente verrò licenziato, anche perché sarà semplice risalire a chi commette qualche inadempienza. “Con la riforma – conclude il ministro - ci saranno standard di efficienza uguali per tutti e gli uffici saranno obbligati a comunicare e rendere trasparente la propria attività”. Come a dire: difficile farla franca
tg com
Le nuove generazioni devono "rispetto e riconoscenza, sempre ai caduti di El Alamein". Lo ha detto in Egitto, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel discorso ufficiale alla cerimonia per il 66/o anniversario della battaglia della Seconda guerra mondiale. Napolitano ha ricordato che gli italiani "furono guidati dall'amor di patria" e che "il vero sconfitto fu il disegno nazista".
tg com

CAPITALISMO
La distruzione creatrice
Crisi finanziaria senza precedenti, Usa entreranno in una fase nuova della propria storia, nulla sarà più come prima
di BERNARD-HENRI LÉVY
Certo, siamo sull'orlo del baratro. Questa crisi finanziaria è senza precedenti. Gli Stati Uniti entreranno in una fase nuova della propria storia, dove nulla sarà più come prima: né il modo di regolazione dei mercati; né il modello consumistico che era al centro dell'etica capitalista.
E non sarà più come prima nemmeno il famoso «American dream», al cui proposito pochi sanno, in Europa, che la realizzazione più clamorosa era l'acquisto di una casa, con o senza subprime. Certo, i primi a beneficiare di questa rovina sono tutti i fanatici, talebani o altri, consapevoli che i 700 miliardi di dollari che serviranno a riacquistare alle banche i loro prodotti tossici equivalgono, più o meno, al costo della grande operazione antiterroristica che si sarebbe potuta compiere in Afghanistan o nelle zone tribali pachistane e alla quale l'America impoverita sarà costretta a rinunciare. Senza parlare dell'incertezza che, cosa perlomeno inquietante, nessun responsabile politico è capace di eliminare in maniera chiara: i famosi 700 miliardi, per esempio, corrisponderanno al riacquisto di crediti o a una partecipazione azionaria nel capitale delle istituzioni vacillanti (il che non è la stessa cosa e farebbe dello Stato federale un autentico «Stato azionista» seguendo il modello svedese o finlandese)? O saranno finanziati da prestiti? Se sì, sottoscritti da chi? Siamo così sicuri che il contratto di fiducia che regge i rapporti degli Stati Uniti con il resto del mondo resti sufficientemente solido perché i fondi sovrani indiani, cinesi o del Qatar si precipitino su un nuovo titolo che avrà come inconveniente, fra l'altro, di svalutare quello che già detengono?
Insomma, per queste ragioni e altre ancora, è giusto dire che viviamo un evento colossale, forse inaugurale, di cui siamo lungi dal vedere tutte le conseguenze: l'inizio di una nuova era; una sorta di anno zero del capitalismo nuovo; l'equivalente, per il capitalismo, fatte le debite proporzioni, di quello che fu per il comunismo il crollo del Muro di Berlino. Resta il fatto che l'evento ha avuto anche un altro aspetto, sul quale trovo sia un peccato che i commentatori, europei in particolare, non insistano maggiormente. La rapidità di reazione, prima di tutto, che la cacofonia di queste ultime ore non smentisce. Il pragmatismo, cioè il coraggio di alti funzionari che, come il segretario al Tesoro Harry Paulson jr., per tutta la vita hanno creduto al capitalismo deregolato, l'hanno considerato vangelo e, in una notte, si sono convertiti ai principi dell'economia diretta dallo Stato.
Il vigore del dibattito democratico che è seguito, che ha visto senatori e congressmen rifiutare di lasciarsi ingannare e, ancor meno, di cedere al panico o al ricatto e imporre al potere esecutivo un certo numero di emendamenti la cui lista sembra non sia chiusa: uno scaglionamento del versamento dei 700 miliardi secondo un calendario debitamente controllato dalle Camere; un codicillo che dà al popolo sovrano un potere di controllo sulla remunerazione di dirigenti che hanno portato le loro imprese al naufragio e che, d'ora in poi, non hanno altri diritti se non quello di raddrizzare il timone; misure aggiuntive in favore dei nuovi senza tetto espulsi dalle proprie case o dei piccoli imprenditori strangolati dal rarefarsi del credito. Per quanto riguarda la storia dei fondi sovrani, in particolare di quelli cinesi, ci sono due possibili interpretazioni: la caduta finale di un «impero» riacquistato come rottame dall'incarnazione stessa di quello che lo nega; oppure un'astuzia della Storia che consente di legare come mai prima il dispotismo asiatico cinese al suo grande avversario storico e, così, di stroncarlo. Ciascuno è libero di scegliere e scommettere.
È Schumpeter che parlava delle turbolenze, anche drammatiche, che scandiscono la storia del capitalismo come di fasi di «distruzione creatrice». Ed è John Galbraith che caratterizzava il capitalismo stesso come una strana macchina che trova la propria energia nella crisi, sia nella depressione o la disfatta, sia nel successo. Le crisi stanno al capitalismo come gli scandali alla democrazia. Secondo alcuni, questi scandali sono la prova che la democrazia non funziona più, mentre secondo altri il fatto stesso che scoppino dimostra la sua incoercibile vitalità. Ebbene, lo stesso vale per la crisi attuale: una probabile cura dimagrante planetaria, una messa in dubbio generalizzata dopo tempi di esuberanza folle e la dimostrazione che il sistema, checché se ne dica, è sempre vitale.
(traduzione di Daniela Maggioni)
[Corriere della Sera]
Sicuramente il capitalismo trae vantaggio dalla crisi, basti pensare agli Hedge fuond che scommettono sia sulle perdite che sui guadagni.
Il problema è la perdita di fiducia, ma non di uno Stato con l' altro; della popolazione ai regimi democratici.
L' anello debole di tutto questo rimane sempre di più schiacciato dalle logiche di mercato.
Si tirano fuori per salvare imprenditori e grandi compagnie; ma i piccoli azionisti?
Coloro che hanno perso i soldi e la casa?
Con l' allargamento della forbice sociale ormai tutto è diventato proibitivo per la maggiorparte delle perone, e non parlo di beni di lusso, ma di prima necessità.
Per la distruzione creatrice quanti saranno schiacciati dall' ingranaggio capitalistico?
In questo messaggio si vede benissimo l' affinità tra un certo catastrofismo millenarista da fine dei tempi e l' ingranaggio capitalista, non a caso c'è chi vede nell' iniezione di liquidità un modo per prendere tempo per iniziare poi una guerra che convolgierà la crisi e lo scontento generale fuori dall' America; per non parlare di quello esistente tra il comunismo e il capitalismo.
Il Times si chiede, ma Marx aveva ragione; in fondo dicevamo le stesse cose ma lui partiva da una prospettiva negativa.

E' vero che non bisogna perdere mai la speranza in questa dissoluzione di beni non solo materiali, però spesso questa speranza è stata dogata dal mercato; d' altronde in America hope fà rima con dope
cblog.thule-italia.org

Da quanto si apprende oggi si tiene la tanto annunciata manifestazione delle opposizioni contro il governo Berlusconi. I temi: “tasse, salari, razzismo, precariato e scuola”, dice Veltroni che ha dovuto incassare il secco no dell’UDC che, adottando la strategia definita dell’ “altra opposizione”, ha piantato in asso PD e IDV.
Sembra proprio che la farsa iniziata dall’attuale presidente del Consiglio due anni fa – quando c’era Prodi – della manifestazione “a prescindere” venga portata avanti anche da Veltroni.
Mi ricordo che, qualche anno fa, la manifestazione della CDL aveva utilizzato come slogan “Contro il regime, per la libertà” anche se, diciamoci la verità, quello di Prodi era tutto tranne che un regime, con tutti i difetti del mondo, paralizzato dai contrasti interni, incapace di governare, costretto a elemosinare i voti dei senatori a vita per non crollare ogni qualvolta se ne presentasse l’occasione, con un premier inconcludente e con uno dei più bassi gradimenti della storia. Però non era un regime, semmai un enorme apparato di burocrati in cui la sinistra aveva sì “saturato” le istituzioni ma che, alla fine, non era in grado neppure di legiferare sulla costruzione di un parcheggio.
Semmai il regime, per utilizzare una parola tanto in voga oggi, è quello in cui ci troviamo ora, con Berlusconi soldatino del suo amato Bush, i mezzi di informazione in mano al premier, ecc… Senza nulla togliere alle (alcune) cose positive portate a compimento da questo governo di cui ho già parlato in precedenza, ma questo è una legislatura che possiamo definire sicuramente più opprimenti di quella di Prodi da ogni punto di vista. E se è sbagliato (ed è sbagliato) il concetto di “dittatura dolce” di quell’ex magistrato che si scopre difensore del popolo, mentre invece è parte integrante di questo sistema, è sbagliato altresì definire questo governo “liberale”. E constatare che il partito di maggioranza si chiama “Popolo della Libertà” è qualcosa di amaramente divertente e paradossale.
Ciò detto, va precisato che la manifestazione del PD e dell’IDV non ha il minimo senso. Io la vedo, più che altro, come una prova di forza inutile, che non risolverà nulla. Non si può andare avanti così, non si può manifestare solo perché si è all’opposizione e coprire il tutto con il pretesto delle “battaglie sociali”. Le battaglie sociali si fanno con il popolo, convincendo la gente, proponendo idee che entrino nell’anima degli italiani. Manifestare procura solo visibilità mediatica, nient’altro. Sarebbe stato meglio per la credibilità del PD che Veltroni si fosse dimostrato meno “collaborazionista” in Parlamento e più ordinato nelle strade e con la gente comune, mentre l’IDV avrebbe fatto meglio a non utilizzare toni da circo e fare populismo e demagogia, bensì sarebbe dovuta essere un’opposizione concreta e credibile, non trascendendo né ponendosi in una situazione di remissivo spirito rinunciatario.
Ma così non è stato.
Recentemente il conflitto libanese è dolorosamente riaffiorato alla memoria degli europei. In una regione dominata da complessi meccanismi, quale è il Medio Oriente, potrebbe essere questa l’occasione per riflettere sul ruolo destabilizzatore della milizia islamica degli Hezbollah.
Gli Hezbollah sono militarmente presenti da circa vent’anni ed hanno ricevuto il loro battesimo ufficiale nel 1985. Tale organizzazione paramilitare e politica con base in Libano è considerata un’organizzazione terrorista nei Paesi Bassi, nel Regno Unito, in Australia, negli Stati Uniti e in Israele. Solo Francia e Germania hanno adottato delle misure giudiziarie nei loro confronti.
Gli Hezbollah hanno portato a termine attacchi terroristici contro cittadini europei ed hanno commesso attentati come quello contro il contingente francese in Libano (1983), contro l’ambasciata francese in Kuwait (1983), in un ristorante di Madrid (1985) e tredici attentati contro centri commerciali ed infrastrutture ferroviarie in Francia (1986), uccidendo 89 persone e ferendone 250.
Malgrado il ritiro israeliano dal sud del Libano nel 2000, il 12 luglio 2006 gli Hezbollah lanciavano un’offensiva contro la zona di confine a nord d’Israele, bombardando le città frontaliere e seminando morte e distruzione tra i civili e i militari israeliani. Contemporaneamente, un’unità speciale degli Hezbollah riusciva a penetrare la frontiera e a rapire due soldati feriti portandoli in Libano. Come è noto, i due soldati non sono sopravvissuti. Le spoglie dei due giovani riservisti, Ehud Goldwasser e Eldad Regev, sono state recentemente restituite ai loro familiari in cambio di diversi prigionieri in vita. Tra i prigionieri rilasciati da Israele, vale la pena ricordare il sinistro Samir Kuntar, il quale stava scontando l’ergastolo per aver massacrato a sangue freddo una bambina di quattro anni dopo aver ucciso suo padre e due poliziotti. Vale anche la pena ricordare che Kuntar è stato accolto a Beirut come un eroe tra vergognosi festeggiamenti.
Durante l’estate 2006, in risposta all’offensiva lanciata dagli Hezbollah, l’esercito israeliano rispondeva nell’intento di recuperare i due soldati rapiti, di fermare il lancio di missili sulle città israeliane, di costringere il governo libanese ad implementare la risoluzione 1559 delle Nazioni Unite, di riuscire a disarmare le milizie e a stanziare l’esercito lungo il proprio confine meridionale.
In effetti, la presenza di milizie armate come gli Hezbollah, impedisce al governo libanese di esercitare la propria sovranità sulla totalità del proprio territorio. Il 2 settembre 2004, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite adottava la risoluzione 1559, invitando tutte le forze straniere a ritirarsi dal Libano ed invocando la dissoluzione e il disarmo di tutte le milizie libanesi e non.
La prima richiesta è stata adempiuta con il ritiro dell’esercito siriano dal Libano, ma per quanto riguarda la seconda richiesta, gli Hezbollah hanno rifiutato il disarmo. Essi dispongono tuttora di una temibile milizia privata esterna alle forze armate ufficiali governative.
Al fine di giustificare il rifiuto a deporre le armi, il movimento integralista fa leva su argomentazioni facilmente confutabili. Gli Hezbollah sostengono che gli israeliani non si sarebbero ritirati del tutto dal Libano come richiesto dalle risoluzioni 425 e 426 del Consiglio di Sicurezza, adottate nel 1978, rivendicando così il tratto di territorio corrispondente al villaggio di Sheeba. Nonostante tale villaggio fosse siriano al momento dell’occupazione da parte di Israele, a seguito della Guerra dei Sei Giorni, e non libanese (come ribadito dalle Nazioni Unite), gli Hezbollah continuano a sostenere il contrario al fine di giustificare, in forza del loro status di partito politico, un ruolo da "resistenti all’occupazione israeliana".
In aggiunta, i caschi blu dell’UNIFIL non sono riusciti ad impedire il ritorno dei combattenti Hezbollah nella regione frontaliera, né il traffico di armi provenienti dalla Siria e dall’Iran. Di conseguenza, dalla fine delle ostilità nel 2006, gli Hezbollah sarebbero riusciti addirittura a duplicare i loro stock di missili.
In quanto europei, non possiamo fare a meno di guardare con preoccupazione al rafforzamento di una simile organizzazione e delle ramificazioni da essa sviluppate all’interno dell’Unione Europea.
Gli Hezbollah hanno infatti sviluppato una rete di cellule per la raccolta di fondi e il sostegno in Europa. Si tratta di cellule operative e pronte a pianificare attentati nel territorio stesso dell’Unione Europea. I fondi raccolti consentono infatti agli Hezbollah di destabilizzare sempre più il Medio Oriente e i caschi blu dell’UNIFIL. Numerosi europei sono dunque nel mirino.
D’altra parte, gli Hezbollah trasmettono il proprio canale televisivo Al-Manar in Europa, rendendosi così responsabili di un nefasto indottrinamento delle comunità musulmane: essi si servono infatti di tale canale televisivo per incitare all’odio contro l’Occidente, glorificare i kamikaze ed utilizzare i versetti del Corano per giustificare la violenza. Essi esprimono inoltre il proprio sostegno ai gruppi terroristi iscritti sulla lista delle organizzazioni terroriste dell’UE, come Hamas.
Alla luce di tali considerazioni, gli Hezbollah devono essere considerati come una minaccia esplicita per l’Unione europea ed invito i cittadini europei a fare pressione sulle loro autorità affinché esse iscrivano gli Hezbollah sulla lista delle organizzazioni considerate terroriste dall’UE.
Jana Hybaskova è deputata della Repubblica Ceca al Parlamento Europeo.
In merito alle agitazioni di questi giorni nelle scuole e nelle università italiane contro la cosiddetta Riforma Gelmini (Dl 137/2008), è nostro dovere come Linea Mercuzio esprimere la nostra posizione al riguardo.
In primo luogo va registrata una precisazione fondamentale: non siamo in presenza di alcuna riforma. Il tentativo della Gelmini è da considerare come una somma di provvedimenti che non toccano in alcun modo né il sistema universitario, né la scuola secondaria superiore. Il contenuto del Dl 137/2008 dovrebbe essere già noto a tutti, per il clamore suscitato a fine estate: reintroduzione del voto di condotta –decisivo in sede di scrutinio-, reintroduzione del Maestro Unico alle elementari, blocco delle nuove edizioni dei libri di testo. Il decreto prende posizione anche su alcune altre questioni che al momento non è di nostro interesse trattare. Il giudizio su questi provvedimenti è tendenzialmente positivo, anche se con alcune riserve.
Maestro Unico. Il tentativo di porre rimedio al lassismo della Scuola attuale è doveroso. Anzi urgente. Fenomeni come il bullismo e la bassa preparazione del corpo studentesco hanno tra le loro cause anche la perdita di punti di riferimento stabili ed autorevoli nella scuola dell’obbligo. A ciò il ritorno ad unico titolare di una classe può essere un aggiustamento doveroso che può limitare molti dei danni educazionali portati dalla formula dei cinque maestri. A fronte di una età delicata come quella infantile, vi deve essere un unico insegnante che abbia un monitoraggio totale sugli alunni. La corrispondenza tra una mamma a casa e un maestro a scuola è il modello al quale sentiamo d’ispirarci. Qui non si tratta di optare per un’ impostazione regressiva, qui si parte dalla constatazione che questo sistema ha prodotto risultati tangibili, mentre quello dei cinque maestri è stato pedagogicamente fallimentare. Non restiamo indifferenti al problema occupazionale legato a questo provvedimento. Consci del fatto che non vi saranno licenziamenti di massa, il blocco del turn over è comunque preoccupante. A ciò proponiamo un nuovo piano di edilizia per elementari (e non solo) da attuare con urgenza. Ci vogliono più classi e con un numero di alunni limitato, al fine di garantire un controllo esaustivo sul loro rendimento e sulla loro persona.
Il provvedimento sul Blocco delle edizioni è positivo: limitare la speculazione editoriale ai danni delle famiglie è una conquista. A fronte di ciò lamentiamo il fatto che nell’art 5 del dl 137/08, non vi è alcun riferimento alle pene per gli editori trasgressori e per i docenti che raggirano tale proposta adottando testi differenti durante il quinquennio. Speriamo che questa omissione non sia maliziosa. Non vorremmo che tale conquista resti solo sulla carta, o peggio ancora bassa demagogia. Vogliamo degli aggiustamenti in tal senso.
Università. La nostra posizione sul dl 133/08 è assolutamente negativa. La libertà data ai Senati accademici di poter convertire gli atenei in fondazioni di diritto privato è un attentato alla libera e pubblica istruzione. Si scrive fondazione, ma si legge privatizzazione. La forma è camuffata, ma la sostanza è quella. Ci sono campi che sono di stretta pertinenza del pubblico e come tali devono restare: scuola, università, sanità, acqua, pensioni, energia. Nessuna concessione può esser fatta in tal senso. Le prerogative dello stato, in quanto ente garante dei rapporti tra cittadini, va mantenuta per il bene di tutti, soprattutto dei più deboli. Va aggiunto però un dato: l’università va comunque riformata. Il sistema delle baronie va scardinato, va dato spazio al merito, all’efficienza, allo Studio. I concorsi per i ricercatori vanno resi su base nazionale. Ci vogliono organi di vigilanza severi sull’operato dei docenti. I professori se non rendono vanno licenziati. Ci vuole un controllo anche sulle loro pubblicazioni, spesso dai costi esosi e dall’impatto sulla comunità scientifica ininfluente. Eliminazione del 3+2. Riduzione dei i corsi di laurea. Le facoltà hanno l’obbligo di far partire corsi solo se possono garantire un contiguità nel mondo del lavoro e nel contesto territoriale. I corsi di laurea nati solo per garantire iscrizioni e denaro, ma con utilità nulla, vanno estinti. Bisogna diminuire i numeri delle materie, per innalzarne il contenuto in CFU. Gli atenei in rosso vanno chiusi, senza assistenzialismo clientelare. Lo spreco va eliminato. Ci vogliono i Campus, per saldare l’aggregazione tra gli studenti e fermare la speculazione sugli affitti. La proliferazione di nuovi atenei fermata: il rischio sulla qualità dell’insegnamento è effettivo. Possiamo ammettere che un ateneo possa dar vita a fondazioni per il reperimento di risorse per la ricerca, ma non ciò che ha proposto Tremonti nella finanziaria. A fronte di quanto detto sulla situazione universitaria, esprimiamo le nostre perplessità sul connubio tra studenti e docenti di questi giorni. Uno dei motori del disastro attuale sta proprio nell’atteggiamento baronale, lassista e delinquenziale della casta docente. Assecondare i loro borbottii è difendere i loro privilegi. Prendiamo, dunque, le distanze dalle attuali proteste in corso nell’Università e nelle scuole. La strumentalizzazione in atto è palese e vergognosa. Il Sistema universitario va cambiato, non difeso. Il capo V della 133 va cancellato. Il corpo studentesco deve essere in grado di capire quali sono i veri nemici dell’Università. La libertà studentesca non può essere assoldata per difendere gli interessi di lobby ideologizzate.
In Sintesi.
- Sì, al maestro unico.
- Si, al voto in condotta.
- Rigore verso le case editrici che speculano sui libri di testo e verso i docenti ad esse compiacenti.
- Nuovo piano di edilizia scolastica. Più classi, più scuole, più palestre.
- No, alla trasformazione delle Università in fondazioni.
- No alle baronie universitarie.
- Presa di distanza dalla protesta dei collettivi di sinistra e dalle loro occupazioni in difesa dei privilegi della casta docente.
- Si al Pubblico. Si all’Eccellenza e al Merito. Si alla Cultura.
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Il Movimento Nazional Popolare non può che essere al fianco degli studenti, dei genitori, degli insegnanti e di tutti gli operatori del mondo dell’istruzione in lotta contro la demenziale politica portata avanti dal governo Berlusconi verso il mondo della scuola. Il Decreto Gelmini, perchè di decreto si tratta e non di un piano di riforme che certamente la ex dirigente bresciana di Forza Italia, data la sua mediocrità intellettuale non sarebbe in grado nemmeno di concepire, è un provvedimento di bassa ragioneria che taglia quel poco di risorse che ancora erano rimaste nel settore dell’istruzione, con il malcelato scopo di distruggere la scuola pubblica ed aprire la strada ad una poltica di massiccia privatizzazione .
Il carattere di urgenza proprio dello strumento decreto, denuncia la precisa volontà di far pagare in tempi rapidi alla scuola i costi della crisi economica generata dalla cronica incapacità della classe politica liberaldemocratica di avanzare soluzioni adeguate in termini di investimenti, politica dei prezzi, riequilibrio del rapporto domanda/offerta, rilancio delle esportazioni e misure di contenimento delle importazioni estere, per non parlare del controllo della finanza e delle sue speculazioni. Provvedimenti questi che solo uno Stato nazionalpopolare saprebbe mettere coraggiosamente in atto.
Il Movimento Nazional Popolare denuncia gli sprechi vergognosi cui il governo non mette mano. Si pensi alle elefantiache e inutili strutture delle Provincie, ai supercosti della politica, ai superstipendi dei superfannulloni che affollano il Parlamento italiano, ai finanziamenti inutili a quotidiani di partito e non, che non legge nessuno, alle superpagate consulenze ministeriali di nessuna utilità..
Il Ministro Gelmini del resto non fa che proseguire sulla strada tracciata dai suoi predecessori, artefici di riforme demenziali e di provvedimenti a pioggia, assolutamente caotici e disorganici che hanno abbassato progressivamente il livello dell’istruzione nel nostro paese.
Per questo il MNP chiede il ritiro del decreto Gelmini e, in controtendenza, una massiccia politica di investimenti e di risorse che restituisca dignità all’Istituzione Scolastica e assicuri ai giovani italiani un futuro certo e non precarizzato.
Il Movimento Nazional Popolare
Ufficio Politico
Tratto da ITALIA SOCIALE Di Antonio Del Prete Ce n’è un’altra. Quasi come se la realtà che adombra i nostri sguardi quotidianamente non fosse già abbastanza, e la discesa scivolosa che stiamo percorrendo non fosse sufficientemente ripida. Il “Consiglio etico” svedese, dopo aver denunciato in passato una pubblicità Ryan Air, ha pensato bene di scagliarsi contro la Lego, marca di giocattoli famosa in tutto il mondo. Il “crimine”, a parere di tale organizzazione, consisterebbe nel vincolare produzione e promozione a modelli stereotipati e discriminatori. Nello specifico, quella che si rivelerà un’accusa di sessismo, è dovuta ad un catalogo che raffigura i maschietti attorniati da piccoli pompieri tascabili e le femminucce alle prese con pony e principesse. Cosa c’è di strano ? – direte voi. Ebbene secondo il “Consiglio etico” la Lego avrebbe rafforzato «una visione superata dei generi sessuali », e avrebbe diffuso degli «stereotipi» che sarebbero «degradanti per l’uomo e per la donna». La domanda sottintesa, ma mica poi tanto, sarebbe: «Perché un ragazzino non dovrebbe voler giocare con le bambole, e una ragazzina non dovrebbe giocare al piccolo falegname, o guidare i mutanti all’assalto del castello galattico?». E la risposta, anch’essa sottintesa, sarebbe: «Perché forse le case di giocattoli condizionano gli uni e le altre, fin dalla più tenera infanzia». Sì, siamo a questo punto. L’immagine di un bimbo che gioca con i pompieri e quella di una bimba che nutre la propria fantasia di principesse e pony, sarebbero degradanti per l’uomo e per la donna. Le naturali differenze divengono dunque caratteristiche da omogeneizzare. Tutto dev’essere uguale, intercambiabile, unisex. Sa molto di marxismo, di cui peraltro femminismo ed affini rappresentano un contentino derivato e deviato. Non si tratta di dividere il mondo in due, assegnando caratteri, ruoli e prospettive differenti a prescindere, bensì di non alterare quelle che si possono a ragione considerare quali inclinazioni naturali, istintuali. Bisogna comprendere che in questo modo si umilia l’essere umano, proprio mentre la denuncia permanente di discriminazioni finisce per determinare la discriminazione più grande: quella della natura. Cosa prevederà il prossimo “piano quinquennale” ? Magari ai maschietti sarà impedito di iscriversi alla scuola calcio se non attorniati da un pari numero di donzelle; e forse il fifty fifty verrà imposto anche per le accademie di danza, o per le palestre di pugilato. E gli uomini combatteranno contro le donne. Uomini sempre meno uomini e donne sempre meno donne. A quando il taglio democratico degli attributi ?
Forza Nuova Cerveteri ha distribuito più di 200 kg di pane ai cittadini di Cerveteri.
La Campagna 2008 anno della Palestina è andata avanti anche dopo il successo politico di maggio e delle iniziative di contestazione della Fiera del Libro di Torino dedicata a Israele e negata alla Nakba dei palestinesi. E’ davanti agli occhi di tutti il perdurante tentativo di omettere la causa palestinese dall’agenda politica italiana. Questa sistematica omissione della questione palestinese, rivela una complicità politica, militare, diplomatica dei governi italiani con l’occupazione israeliana e l’apartheid contro i palestinesi.
Occorre dunque essere consapevoli della funzione soggettiva di una rete di solidarietà con la Palestina come quella che dalla fine del 2001 è stata attivata intorno all’esperienza del Forum Palestina. Spetta a questa soggettività agire affinché la causa palestinese non venga rimossa dall’agenda politica italiana, sia quella istituzionale che quella dei movimenti e del dibattito politico.
Malgrado decine di formule di soluzione e i numerosi giri di presunto negoziato, non si riesce ad uscire dall’empasse che perdura da quindici anni, dove i governi israeliani continuano ad intensificare la loro politica contro il popolo palestinese allargando gli insediamenti, rafforzando i muri di separazione, continuando nelle politiche delle chiusure e l’assedio ferreo e disumano della striscia di Gaza, considerata ormai il carcere più grande del mondo a cielo aperto.
In queste ultime settimane assistiamo ad un tentativo di seminare una vera e propria guerra di pulizia etnica: i coloni israeliani attaccano adesso i palestinesi nelle loro case,soprattutto in Cisgiordania, e la furia dei fanatici israeliani ha seminato terrore tra la popolazione araba nella città di Akko.
Sono passati sessant’anni dalla Nakba quando sono stati cacciati i palestinesi nel 48 dalle loro terre e distrutti più di 400 città e villaggi palestinesi in quell’area, sono passati 41 anni dall’occupazione israeliana del resto della Palestina nel 67, e sono passati esattamente 15 anni dagli accordi di Oslo, e non è cambiato nulla nella politica dei vari governi israeliani nei confronti del popolo palestinese. Alcuni regimi arabi, corresponsabili anche della tragedia del nostro popolo sono diventati più servili al volere americano israeliano, malgrado il loro piano di pace che è stato respinto e gettato nella pattumiera da parte dei governi israeliani prima e dopo Annapolis.
IL governo israeliano, appoggiato dagli Usa suo alleato strategico, vuole sempre e comunque più terre e meno palestinesi, più presunti negoziati e meno soluzioni concreti, continua a detenere nelle carceri 11.000 militanti palestinesi, ha spezzettato tutta la Cisgiordania con l’orrendo muro di separazione, rendendo infernale la vita quotidiana dei palestinesi. I due candidati alla presidenza americana fanno a gara per esprimere obbedienza al volere dei circoli israeliani che pretendono più armi e più soldi per proseguire nella politica di colonizzazione e di negazione al popolo palestinese dei diritti sanciti dalle Nazioni Unite da sessant’anni a questa parte.
I vari rounds dei colloqui israelo palestinesi tra il governo israeliano e l’autorità nazionale palestinese non hanno portato a nulla fino ad oggi.
Le Nazioni Unite hanno dichiarato la giornata del 29 Novembre come giornata di solidarietà con il popolo palestinese. Nella storia politica mondiale le Nazioni Unite, cioè la legalità internazionale, hanno emesso decine di risoluzioni, mozioni, raccomandazioni a favore della causa del popolo palestinese, ma i vari governi israeliani li hanno trattati sempre da carta straccia.
La resistenza è un diritto sacrosanto di tutti i popoli oppressi, la difesa della propria vita, dei propri diritti, della propria terra, del proprio futuro è un diritto sancito dalle leggi internazionali e dalle varie convenzioni soprattutto quella dei diritti dell’uomo.
Oggi, in occasione della giornata mondiale di solidarietà con il popolo palestinese, le comunità, le associazioni, le organizzazioni palestinesi in Italia si appellano all’opinione pubblica italiana, alle forze politiche, al parlamento italiano, a tutti gli amanti della giustizia e della libertà perché dimostrino di essere a fianco della giusta causa del popolo palestinese. Oggi, mentre assistiamo all’orrore del ritorno di certi rigurgiti razzisti, intravediamo il pericolo di nuove guerre e stragi di civili in Medio Oriente. Vorremo vedere gli italiani, i cittadini, le associazioni, i comitati di solidarietà gli immigrati, manifestare tutti insieme per il diritto all’autodeterminazione dei popoli oppressi e il trionfo della pace e della giustizia.
E’arrivato il momento di aprire gli occhi sulla gravità della situazione in Palestina e nei paesi limitrofi, come il Libano e la Siria, ma anche l’Iraq e l’Afghanistan, è arrivato il momento di non illudersi più della possibilità di risolvere tutto con la forza e con le tecnologie militari, di non imporre soluzioni contro la volontà dei vari popoli in tutte queste zone; la pace si conquista dando forza alle leggi internazionali, sostenendo i principi della equità e della giustizia, sostenendo che la libertà è un diritto di tutti, soprattutto di quelli che lottano per conquistarla da decenni.
Vorremmo vedere nel corteo di solidarietà con la Palestina tantissimi operai , tantissimi giovani, tantissime donne, vi invitiamo tutti a manifestare con noi:
- per la fine dell’occupazione israeliana della Palestina.
- per uno stato palestinese sovrano con Gerusalemme capitale,
-per Il diritto al ritorno ai rifugiati palestinesi, come è previsto dalla risoluzione Onu 184
- per la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane
- per lo smantellamento del regime di apartheid e delle colonie israeliane
- per lo smantellamento dell’assedio imposto alla Striscia di Gaza
- per la revoca degli accordi di cooperazione militare Italia – Israele e il ritiro delle truppe dai vari teatri di guerra.
Ottobre 2008
Coordinamento delle comunità palestinesi in Italia
L’attuale crisi economica ricorda quella del 1929 che ha dato origine alla lunga e "grande depressione". Allora venne realizzata spingendo prima una forte circolazione monetaria mediante l’immissione sul mercato di una grande liquidità con aperture di credito a basso costo dei tassi per: mutui, anticipazioni d’ogni tipo, per acquisire titoli, derivati, ecc. ecc. La corsa all’indebitamento si velocizzò poiché la rendita predisposta degli investimenti era superiore ai tassi richiesti per le anticipazioni. Successivamente si ridusse drasticamente la circolazione monetaria utilizzando qualsiasi tecnica, compreso il violento ritiro degli affidamenti prima facilmente concessi, provocando una violentissima deflazione su tutto il mercato. La massa monetaria si contrasse del 30%: il prodotto interno lordo americano cadde in termini reali del 29%, e la disoccupazione salì di oltre il 25%, con conseguenti fallimenti a catena di banche ordinarie, imprese, aziende e società d’ogni tipo sparsi in tutto il mondo. L’apparato politico, su occulta strategia delle banche centrali propose di curare il crack debitorio-speculativo spingendo gli Stati, dopo essersi indebitati con le banche centrali, a garantire credito e liquidità alle banche ordinarie nella speranza che queste a loro volta fornissero investimenti a sostegno della produzione e dei consumi interni (allora come oggi gli unici a trarne profitto furono le banche centrali).
Invece un gruppo di economisti di Chicago propose un piano di riforma che era l’esatto contrario della «inadeguata medicina» adottata (causa primaria della prolungata depressione) e, se fosse stato accettato dalla leadership politica, avrebbe risanato rapidamente l’economia di allora e scongiurata quella attuale, evitando le guerre successive strumentali all’egemonia americana. Nel 1933 il «Piano di Chicago» fu vivamente raccomandato al governo dal professor Irving Fisher di Yale. Fisher era il più grande economista americano dell’epoca; fu lui il primo a capire e a spiegare che il meccanismo del credito così concepito porta alla creazione di massa monetaria; ci scrisse persino un libro: «100% Money» Il Piano di Chicago proponeva che fosse restituito allo Stato il monopolio esclusivo dell’emissione monetaria e che fosse vietato alle banche la creazione di pseudo-denaro dal nulla con le riserve di fantasia, imponendo alle banche l’obbligo di riserva del 100%. Oggi, le riserve obbligatorie sono ridicolmente basse, anche del 3%. Immaginiamo per semplicità un obbligo di riserva del 10%. Ciò significa (grosso modo) che, quando un risparmiatore deposita sul proprio conto corrente cento euro, la banca con quella «riserva» può concedere fidi e prestiti per 1.000 euro; mille euro che non ha, pseudo-capitale creato dal nulla. Questo consente enormi guadagni indebiti alle banche (che lucrano gli interessi sul denaro che non hanno e che creano dal nulla) ma le rende perennemente e ciclicamente instabili esposte agli umori del mercato: se la maggior parte dei depositanti andasse infatti a ritirare i depositi, si vedrebbe che la banca è insolvente. Così facendo ci sarebbero risorse per l’economia reale e non per quella creativa ; le anticipazioni sarebbero determinate non già dalla percentuale di riserva permessa, bensì dalla quantità di risparmio esistente nell’economia reale e dalla quantità di denaro messo a disposizione alle banche ordinarie, sotto controllo dal Ministero del Tesoro, mediante operazioni pronto contro termine a tassi estremamente bassi corrispondenti ai costi d’amministrazione.
Irving Fisher infatti scriveva: «L’essenza del piano è di rendere la moneta indipendente dai prestiti; ossia separare il processo di creazione e distruzione di moneta dal business bancario. Un effetto collaterale sarebbe di rendere le banche più sicure e profittabili; ma l’effetto di gran lunga più importante sarebbe la prevenzione di successioni di grandi boom e depressioni, ponendo fine ai cronici cicli di inflazione e deflazione che sono stati sempre la maledizione dell’umanità e che sono nati, in genere, dall’attività bancaria» Tutto ciò Fisher e la scuola di Chicago (e Keynes era d’accordo) lo rese noto alla politica sin dal 1933 fornendo anche il metodo per controllare l’emissione monetaria per scongiurare decisioni discrezionali della «politica» che tenderebbe ad alluvionare di liquidità il mercato per ragioni elettorali o clientelari. In sintesi il concetto era semplice: mantenere costante il rapporto tra circolazione monetaria e beni da misurare, per non creare squilibri e per poter finanziare la produzione a bassi costi. L’altro economista, James Angell, dimostrò che il sistema proposto poteva essere effettivamente imposto ed applicato per legge. Tutto ciò ovviamente, fu respinto dal sistema bancario poiché non voleva rinunciare agli immensi guadagni-indebiti che lucrava creando denaro dal nulla: le banche ordinarie mediante la gestione dei debiti costruiti sulle spalle del mercato e dei privati, le banche d’emissione mediante quelli costruiti sulle spalle degli Stati in gran parte realizzati proprio dall’emissione monetaria di costo tipografico addebitata a questi al costo facciale.
Persino Milton Friedman, a cui si imputa la responsabilità della finanza senza regole, era a favore alla riserva obbligatoria al 100 % da parte delle banche ordinarie. Come Allais, anche Friedman sosteneva che la crescita della circolazione monetaria doveva essere proporzionale alla crescita dell’economia reale, con un tasso d’inflazione moderato del 2% annuo, (da non confondersi con l’aumento dei prezzi) per stimolare e sostenere la produzione e quindi i consumi.
Ovviamente queste teorie trovarono sostegno nel costatare che mentre tutto il mondo era in recessione, uno dei pochissimi Paesi come l’Italia si trovava con l’economia in espansione. Non si tardò molto a comprendere che ciò era dovuto all’emissione monetaria diretta da parte dello Stato il quale monetizzava il mercato realizzando, con la moneta acquisita a titolo originario e quindi senza debito, le opere pubbliche di comune interesse (ricostruzione di tutto il territorio nazionale senza aumentare le tasse o il debito pubblico).
La bolla debitoria responsabile dell’attuale crisi economica non è determinata tanto dai mutui americani non pagati, quanto dalla sommatoria dell’indebitamento che si realizza con l’attuale emissione monetaria. Pertanto pensare di rifinanziare banche e mercato collassati dal debito con strumenti monetari forniti dallo Stato, che si indebita a sua volta nei confronti delle banche d’emissione, equivale ad intestardirsi a voler spegnere gli incendi con la benzina.
Per uscire dai ricatti causati dalle programmate crisi economiche, è necessario quanto segue:
- lo Stato in nome e per conto dei cittadini deve riappropriarsi della funzione monetaria, battere moneta in proprio e per ciò non ingenerante debito, acquisirla per titolo originale incamerandone i signoraggi attualmente distratti dalla Banca Centrale.
- Ricondurre la riserva delle banche ordinarie al 100 % dei propri attivi reali.
- Ripristinare il divieto prima esistente nei confronti delle banche ordinarie, fondazioni e finanziarie collaterali di possedere quote di partecipazione di qualunque attività produttiva.
- Il credito e le attività creditizie debbono essere a disposizione del mercato e della produzione sottoposte alla sorveglianza del Ministero del Tesoro.
- Nelle more “occorre uno strumento - supplementare per l’iniezione di liquidità a livello nazionale” (Giulio Tremonti), da cui trapela che è arrivato il tempo di ripristinare lo strumento monetario che supplisca all’attuale emissione extra nazionale, gravata per sua natura dall’inversione contabile di produrre debito, emesso dal governamento nazionale scevro da debito. - E’ necessario che la politica ritorni ad assolvere la sua funzione primaria al servizio delle persone. Ai politici che non possono o non se la sentono di adeguarsi consigliamo pronte e lodevolissime dimissioni a scanso di ristoro delle prebende percepite per servizi mal forniti. Non può essere più consentito distogliere risorse alla: sanità, istruzione, ricerca, produzione, mercato ed al sociale per conferirle ai banchieri.
di Savino Frigiola/DESTRALIBERTARIA
Vi prego fatela girare, non costa nulla ed e' un aiuto enorme !!!
Mar. A. Marco BIANCHI
Comando Generale della Guardia di Finanza
IV Reparto - Ufficio Infrastrutture
Viale XXI Aprile, 51 = 00162 ROMA =
Telefono: 06/44223683
MAILTO: BIANCHI.MARCO@GDF.IT
Oggetto: Leucemia - Per favore leggete di seguito
Se la cestinerete davvero non avete cuore.
Salve, sono un padre di 29 anni. Io e mia moglie abbiamo avuto una vita
meravigliosa.
Dio ci ha voluto benedire con una bellissima bambina.
Il nome di nostra figlia è Rachele. Ed ha 10 anni. Poco tempo fa i dottori
hanno rilevato un cancro al cervello e nel suo piccolo corpo.
C'è una sola via per salvarla è operare.
Purtroppo, noi non abbiamo denaro sufficiente per far fronte al costo. AOL e
ZDNET hanno acconsentito per aiutarci.
L'unico modo con il quale loro possono aiutarci è questo: Io invio questa
email a voi e voi inviatela ad altre persone. AOL rileverà la traccia di
questa e-mail e calcolerà quante persone la riceveranno.
Ogni persona che aprirà questa e-mail e la invierà ad altre persone ci
donerà 32 centesimi.
Per favore aiutateci
Con sincerità George Arlington Barbara Varano Laboratorio di Virologia
Istituto Superiore di Sanità V.le Regina Elena 299 00161 Roma, Italy
Tel Fax 39-06-49387184
Dr Fabrizio Bianchi 1° Ricercatore CNR Sezione Epidemiologia Istituto di
Fisiologia Clinica Consiglio Nazionale delle Ricerche Area di Ricerca di San
Cataldo Via Moruzzi,1 - 56127 PISA (Italy) phone: +39-(0)50-3152100/1
fax: +39-(0)50-3152095 Massimiliano Giangaré cell.
Prof. Ettore Cardarelli Università degli studi di Roma 'La Sapienza' Via Eudossiana 18 00184 Roma
FATE GIRARE PER AIUTARE IL COLLEGA :
E' UN PICCOLO GESTO CHE POTREBBE RISOLVERE UN GROSSO PROBLEMA!

(1)
A Bergamo il movimento studenti diventa bipartisan in nome della protesta contro la riforma Gelmini: Movimento studentesco e Lotta studentesca, legata al controverso movimento Forza Nuova manifestano insieme, ovvero sinistra e destra estreme o radicali che dir si voglia si trovano d'accordo.
"Preso atto delle intenzioni del presidente Berlusconi di reprimere con la forza la polare insurrezione contro la riforma Gelmini, Lotta studentesca sarà in prima linea per combattere insieme agli studenti di sinistra per il futuro di noi giovani", si legge in una nota e gli studenti 'di destra' sembrano altrettanto agguerriti: "Noi difenderemo con le unghie e con i denti la natura pubblica della scuola. Riteniamo, infatti, che in epoca di crisi economica gli investimenti debbano essere fatti principalmente sui giovani".
Certo è suggestiva la saldatura tra sinistra radicale e destra radicale.Non è un tema nuovo,quello del cosiddetto "fasciomunismo" eppure sempre suggestivo.In effetti è fatto noto che moltissimi reduci della R.S.I. della corrente di sinistra e molti sindacalisti fascisti, nel dopoguerra aderirono al P.C.I. Certe suggestioni vengono da lontano, si pensi al nazionalbolscevico Ernst Von Salomon
, sposato ad una ebrea e perseguitato dalla repubblica di Weimar poi durante i nazismo per la dichiarate simpatie verso i comunisti e nel dopoguerra perchè considerato nazista, che riconosceva ai comunisti un "rigore prussiano"di cui parla nel romanzo " I Proscritti "
oppure si pensi a Yukio Mishima,
icona in egual misura della destra e della sinistra radicale giapponese , o per rimanere sul territorio nazionale alla politicamente ambigua "Reggenza del Quarnaro" nella quale affluirono entusiasticamente i cosiddetti arditi del popolo
o arditi bolscevichi e nazionalisti inveterati , saldati dalla personalità del poeta soldato Gabriele D'Annunzio nell' effimera avventura politica, guardata non a caso da Lenin con estremo interesse per i non pochi elementi socialistoidi e con molto sospetto per non dire una robusta diffidenza, da Benito Mussolini che invece voleva accreditarsi quale "moderato" presso Casa Savoia ( e forse non amava farsi rubare la scena dal poeta soldato ). Guardate la bandiera dell'effimero Stato Libero di Fiume,detto " Reggenza del Quarnaro" e capirete il perchè della simpatia di molti comunisti per l'impresa fiumana.L'ammiccamento al vessillo bolscevico e alla simbologia socialista è evidente e voluto .

Ma torniamo ai giorni nostri e analizziamo i due manifesti pubblicati in testa (1) qui volutamente affiancati.La somiglianza dello stile di comunicazione , dell'uso dei colori è notevole, malgrado i messaggi che si vogliono veicolare siano diametralmente opposti.
La stessa militanza politica, vissuta come "comunità" dalle ali estreme è oggettivamente simile, resa più simile poi dalla forma "liquida" dei maggiori partiti attuali, ossia PDL e PD .
Non solo: c'è da notare che sia l'estrema destra che l'estrema sinistra sono saldate da un vago antisemitismo/antisionismo , condito da bandiere dello Stato d'Israele bruciate in piazza e da una malcelata simpatia comune per il regime islamico iraniano , annaffiato da un robusto sentimento antiamericano e da una comune simpatia per la causa palestinese.
Anche se è difficile da far digerire alle controparti di sinistra, è noto un ruspante ( e contradditorio) terzomondismo di destra, che si rileva specie dei movimenti Forza Nuova e Fiamma Tricolore e in misura molto più addolcita nella Destra Sociale,specie dopo l'incontro a " tarallucci e vino kasher " tra esponenti della comunità ebraica romana, avvenuto dopo le elezioni comunali vinte da Gianni Alemanno, grazie anche all'apporto entusiastico e probabilmente decisivo della comunità ebraica locale, appoggio malvisto e criticato da alcuni (pochi) esponenti della comunità ebraica, tra i quali Ariel Toaff, figlio del rabbino emerito di Roma, Elio Toaff,
E' anche vero che i molti tentativi di saldatura,che spesso furono molto vicini ad andare a buon fine, vennero sempre frustrati da elementi dogmatici delle due parti , magari anche interessati a premettere il loro spicchio di potere e alla loro visibilità personale, alla buona riuscita di singole iniziative su cui le ali estreme si trovarono a convergere.
Personalmente credo che questi tentativi di avvicinamento siano velleitari temporanei e destinati al fallimento, ma questo nulla toglie alla suggestione di questi curiosi ammiccamenti, ai quali neppure io resto indifferente, per quanto sia fortemente negativo su due degli elementi collanti della destra e della sinistra radicale,ossia sia su antisemitismo e antisionismo e la comune simpatia per il regime iraniano, che non condivido affatto.
http://www.caffenero.ilcannocchiale.it/
Apprendo con grande disappunto che vi sono state adesioni alla protesta anti-Gelmini da parte di alcuni gruppi di Gioventù Italiana. Si parla addirittura di "adesioni a occupazioni"
La cosa mi lascia molto perplesso e mi chiedo che motivo ci sia di cavalcare una protesta in malafede (la Riforma è molto buona, pur con qualche elemento non condivisibile, ma ciò è normale in quanto è una riforma trasversale, che passa in rassegna quasi tutti gli ambiti dell'istruzione, non certo come il "cacciavite" di Fioroni) e dai toni inaccettabili e intrisi di una profonda ignoranza. Credo che l’adesione di questi gruppi sia solo una rincorsa alla sinistra e nient’altro che una manovra per accaparrarsi il favore di qualche fetta studentesca e dell’elettorato. Il tutto è comunque molto squallido.
Riferimenti:
http://www.ladestra.info/?p=24701
http://www.gioventuitaliana.org/public/index.php?option=c...
FONTE:http://orizzonteitaliano.myblog.it/

On. Luca Romagnoli
Segretario Nazionale
Movimento Sociale Fiamma Tricolore










Gioventù Italiana movimento giovanile del partito La Destra ha manifestato in decine di città italiane per ricordare i martiri della rivolta di Budapest di 52 anni fa . Lo ha fatto affiggendo striscioni in moltissime città italiane per squarciare il silenzio che stampa e tv hanno riservato a questa ricorrenza .
Abbiamo ricordato il coraggio e la determinazione di tanti giovani che hanno combattuto e sono caduti per la libertà del proprio popolo e dei propri valori , contro i cingoli del materialismo e del comunismo che in quegli anni avanzavano fra l’indifferenza borghese di una occidente menefreghista e il veto opportunista del partito comunista italiano , i cui leader di allora siedono oggi fra le più alte cariche dello Stato come il presidente della Repubblica Napolitano. Vorremmo che i valori e il coraggio di quei ragazzi rivivano nel ricordo di tutti i giovani italiani e che diventino per essi un esempio concreto di amore per la patria e per i propri ideali
Luca Lorenzi
“23 Ottobre 1956: a Budapest migliaia di manifestanti scendono in strada in segno di solidarietà con l’immensa protesta di operai e studenti Polacchi, repressa col sangue un mese prima. Viene abbattuta la statua gigante di Stalin nel parco municipale. Il numero uno del Partito Comunista parla alla radio, insulta gli studenti e gli operai e respinge le loro richieste. Poi ordina alla Polizia politica di sparare sulla folla ammassata davanti al palazzo della radio. Muoiono in dodici! I manifestanti si impadroniscono delle armi di decine di poliziotti che non oppongono resistenza. Nella notte i blindati della 92ma Divisione dell’Armata Rossa entrano a Budapest. Il 25 Ottobre inizia la rivolta in altre dieci città, radio clandestine trasmettono nel Paese, vengono distribuiti giornali clandestini e sono costituiti alcuni Consigli di fabbrica. Il 31 Ottobre i blindati si ritirano dalla capitale. Mosca invia finti negoziatori che, per guadagnare tempo, assicurano che l’Armata Rossa sta lasciando il Paese. Invece, dopo quattro giorni, i carri armati sovietici entrano a Budapest, la gente si difende con armi leggere e bottiglie molotov. I combattimenti continuano fino al 9 Dicembre. Il 12 Dicembre, quando viene istituita la legge marziale, i lavoratori proclamano uno Sciopero Generale che durerà fino al 13 Gennaio, quando viene decisa la pena di morte contro tutti gli scioperanti. Il 20 Marzo il primo ministro si reca a Mosca a rendere omaggio all’intervento sovietico. Il 27 Aprile firmerà gli accordi di “stazionamento temporaneo” di truppe sovietiche in Ungheria. Vi resteranno ancora per trentadue lunghissimi anni! “
Tratto da IlCorriere: PARIGI - Un elicottero dell’Aeronautica italiana è precipitato nell’est della Francia: morti tutti gli otto militari a bordo. Il velivolo, un HH-3F, è caduto intorno alle 16.30 nel dipartimento della Meuse, in un campo tra L’Isle-en-Barrois e Vaubecourt, a nord di Bar-le-Duc, in un’area - ha spiegato la prefettura locale - lontana dalle zone abitate (mappa). Poi ha preso fuoco. L’incidente e le otto vittime sono stati confermati dal ministero della Difesa e dall’Aeronautica, che ha sottolineato che non sono ancora chiare le cause dello schianto.
I NOMI DELLE VITTIME - Sette militari dell’equipaggio dell’elicottero precipitato in Francia appartenevano al Centro Sar di Brindisi, l’ottavo al Centro Sar di Rimini. Questi i nomi, resi noti dall’Aeronautica militare: capitano pilota Michele Cargnoni, 30 anni, di Brescia; tenente pilota Marco Partipilo, 29 anni, di Bari; primo maresciallo Giovanni Sabatelli, 50 anni, di Fasano (Brindisi); primo maresciallo Carmine Briganti, 41 anni, di Balzano (Taranto); maresciallo di prima classe Giuseppe Biscotti, 37 anni, di Grottaglie (Taranto); maresciallo di prima classe Massimiliano Tommasi, 34 anni, di Calimera (Lecce); maresciallo di prima classe classe Teodoro Baccaro, 31 anni, di San Vito dei Normanni (Brindisi) e il capitano pilota Stefano Bazzo, 32 anni di Vicenza, quest’ultimo in servizio all’83° Centro Sar di Rimini.
ADDESTRAMENTO - «L’elicottero è precipitato e ha preso fuoco per ragioni che non sappiamo» ha detto il comandante dei vigili del fuoco della Regione, Serge Malaret. Il velivolo partecipava con un elicottero analogo a un’esercitazione congiunta tra Italia e Francia. I due mezzi si stavano trasferendo da Dijon a Florennes, in Belgio, dove avrebbero partecipato a un addestramento multinazionale chiamato ‘Tactical Leadership Programme’. L’elicottero caduto era decollato giovedì mattina da Brindisi e aveva fatto scalo a Rimini. Dopo il rifornimento a Dijon, è ridecollato alla volta di Florennes. Quindi lo schianto.
Un HH-3F (Ansa)
CORDOGLIO - Il presidente Giorgio Napolitano ha inviato al Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini, un messaggio in cui chiede, nella triste circostanza, di rendersi interprete presso la Forza Armata e le famiglie dei caduti dei suoi sentimenti di «cordoglio, di solidarietà e di intensa partecipazione al dolore provocato dal luttuoso evento». Hanno espresso cordoglio per le vittime e vicinanza alle famiglie anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa e il leader del Pd Walter Veltroni. L’aula del Senato, su invito del presidente Renato Schifani, ha osservato un minuto di silenzio in segno di cordoglio per le vittime dell’incidente. Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha inviato un messaggio al capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica militare, Daniele Tei.
L’ELICOTTERO - L’HH-3F è un biturbina con capacità anfibie, dotato di moderni sistemi di navigazione e comunicazione, di verricello e di ampio vano di carico, provvisto di rampa caudale. È una macchina espressamente concepita per le operazioni S.A.R. (Search and Rescue). L’Aeronautica militare ha acquisito complessivamente 35 HH-3F, consegnati a partire dal 1977. Rispetto ai primi 20 elicotteri (standard «Alpha»), gli ultimi 15 (standard «Bravo») dispongono di equipaggiamenti Combat SAR (avionica migliorata, sistemi di autoprotezione e per la visione notturna, blindatura dell’abitacolo e mitragliatrici leggere Minimi). Di recente sono stati acquisiti ulteriori equipaggiamenti per il ruolo Smi (Slow Mover Interceptor). L’equipaggio è composto da due piloti, due specialisti polivalenti e un aerosoccorritore.
di Valentina Cervelli: Una telefonata. Un applauso che scaturisce spontaneo. E una lacrima scende lungo il viso dell’uomo che sta tenendo in mano la cornetta. E’ il 15 ottobre 2008. Da una parte, la platea del Centro Italiano attori di Milano. Dall’altro capo del filo, Carlo Parlanti, in collegamento dal carcere. Tutto ciò nel corso di un’ intervista telefonica condotta nell’ambito di una serata a lui dedicata, nata dalla collaborazione tra l’Associazione no -profit Prigionieri del Silenzio e gli artisti milanesi guidati da Ivan Suen. “Il Caso Carlo Parlanti: tra finzione e realtà”. Un incontro nato per far conoscere alla gente chi è Carlo Parlanti, di cosa è stato accusato (ingiustamente) e come la sua vita sia stata trasformata in un inferno sulle basi del nulla. Perché è questo che ancora, dopo quattro anni, colpisce la gente che decide di fermarsi e guardare le prove e leggere la documentazione del caso: Carlo Parlanti viene accusato senza che vi siano effettive dimostrazioni della sua colpevolezza e, ancor di più, con evidenti contraffazioni delle prove presentate in tribunale.
Ecco quindi che prima nella conferenza stampa indetta da Prigionieri del Silenzio lo scorso 10 ottobre ed ancora una volta nel corso dell’evento patrocinato dal Centro italiano attori il 15, vi è stata la possibilità di toccare con mano ed immedesimarsi nella triste quotidianità dell’uomo che sempre di più sta diventando simbolo delle spesso tragiche condizioni degli italiani detenuti all’estero. Con l’aggravante, in questo caso, rispetto ad altri, della sua innocenza.
Nel corso della conferenza stampa del 10 ottobre, Katia Anedda, presidente di Prigionieri del Silenzio, e con lei la dott.ssa Luciana Martena , (PDL) l’On. Matteo Salvini, (Lega) e con la dott.ssa Renata Galanti (Lega), hanno illustrato le problematiche maggiori relative allo stato di detenzione di un connazionale oltre i confini di Stato. Tra di esse le oggettive difficoltà linguistiche e la sovrappopolazione carceraria; un assistenza che non sempre viene condotta in modo lineare dalle autorità e la difficoltà, sempre molto sentita di potersi fidare realmente dei legali che si contattano. Ma soprattutto l’integrità fisica dei propri cari, spesso messa a repentaglio da forte promiscuità e dalle malattie infettive.
Il caso di Carlo Parlanti viene preso come esempio: la dott.ssa Martena elogia Prigionieri del Silenzio per il lavoro innovativo svolto fino ad ora mentre la dott.ssa Galante, responsabile dello Sportello Famiglie del Carroccio offre la collaborazione degli avvocati ad esso legati per studiare una concreta risoluzione al favore del Parlanti.
Viene infine introdotto Ivan Suen, presidente del Centro italiani attori di Milano, il quale illustra con dovizia di particolari e semplicità le motivazioni che lo hanno spinto a volere organizzare uno spettacolo su Carlo Parlanti.
Ed è proprio in questa occasione, in questa serata, che l’essenza stessa del caso e della vita strappata a Carlo Parlanti trovano un senso, palesandosi davanti alla platea del Centro Italiano Attori. Grazie alla stupenda interpretazione di Gabriele Milia, su un monologo composto dallo scrittore bolognese Giuliano Bugani, sembra che Carlo Parlanti sia presente nella platea, sia lui stesso ad affiancare nell’illustrazione della documentazione la sua fidanzata storica Katia Anedda. E gli occhi della gente si sgranano, l’emotività sale, il mormorio è costante. Gianfranco Ferreri, avvocato penalista del foro di Torino presente alla serata, interviene nel dibattito. La documentazione inerente il caso viene presentata, vengono analizzate le incongruenze, sottolineate le ingiustizie. Il silenzio in sala scende nel momento in cui, intorno alle 23, l’impianto acustico del teatro risuona delle note di uno squillo telefonico.
Il protagonista della serata, colui del quale si è parlato, la presenza portata in gioco dal bravo Gabriele si palesa nella sua realtà. E’ Carlo Parlanti. E’ lui che chiama approfittando della possibilità data ai detenuti di effettuare delle telefonate prenotate di 15 minuti. Ivan Suen, affabile padrone di casa, intervista Carlo interrogandolo sulle sue condizioni di vita all’interno del carcere, sulle sue sensazioni: cosa si prova ad essere un innocente detenuto in carcere da 4 anni? Le risposte di Carlo Parlanti sono come sempre semplici, pacate e dignitose. Non ha la presunzione di convincere il suo interlocutore della propria innocenza. Invita piuttosto i presenti a saggiare con i propri occhi la verità attraverso la documentazione del caso.
E l’applauso sale spontaneo tra le fila della platea. Carlo Parlanti sorride, commosso, mentre le lacrime scendono da sole solcandogli il volto. E gli ridonano un po’ quella vita e di speranza che da quattro anni gli vengono sottratte a forza ogni giorno.
Tratto da Repubblica: Nuovo venerdì nero per i mercati europei, con i listini che sono arrivati a perdere fino al 10%: a Milano il Mibtel alle 12:30 cede il 6,7%. Anche le piazze asiatiche in forte perdita: i Paesi della regione hanno annunciato il lancio di un fondo monetario per far fronte alle crisi finanziarie, poco prima del vertice Asia-Europa che si apre a Pechino. La Borsa di New York ha chiuso con il Dow Jones a +2.02% e il Nasdaq a -0,73%. Il Pil britannico registra la prima contrazione in 16 anni, e scende dello 0,5%. Per il 7 novembre è stato deciso un summit informale di capi di Stato e di governo dell’Unione europea per riscrivere le regole dei mercati finanziari. L’Opec taglia la produzione del greggio di 1,5 milioni di barili dal 1 novembre.
13:54 Wall Street, sospesi anche i future sul Dow Jones
Anche i future sul Dow Jones sono stati sospesi per eccesso di ribasso dopo aver fatto registrare una flessione di oltre 550 punti (-6,27%). I valori dei futures a dicembre appaiono dunque bloccati a 8.224 punti mentre quelli sulli sullo S&P sono fermi a 855 punti (-6,56%). Gli scambi sui future di questi due indici potranno riprendere al di sotto di queste soglie dopo l’apertura della regolare giornata di contrattazioni.
13:44 Commissione Ue apre a proposta Sarkozy su fondi sovrani
La Commissione Ue apre a Nicolas Sarkozy, che ieri ha proposto la creazione in Francia di un “fondo pubblico di intervento” per intervenire a favore delle aziende strategiche e in difficoltà. Insomma, una sorta di fondo sovrano sul modello di quelli istituiti in Russia o in Cina. “La Commissione Ue - ha spiegato un portavoce - è aperta a tutte le proposte tese a proteggere i cittadini e le imprese europee colpiti dalla crisi, a patto che il tutto avvenga nel quadro delle regole comunitarie in materia di mercato interno e concorrenza”.
13:33 Riammesse a Piazza Affari Intesa Sanpaolo, Eni e Fiat
Sono state riammesse in Piazza Affari Intesa Sanpaolo, Eni e Fiat, che erano state sospese per eccesso di ribasso dalle contrattazioni. Alle 13.30 l’indice Mibtel cede il 6,45%
13:32 Crisi, commissione Ue mobilitata per “situazione inusuale”
I servizi della Commissione europea “sono mobilitati” per fronteggiare la crisi finanziaria ed economica che sta colpendo il Vecchio Continente. A sottolinearlo è un portavoce dell’esecutivo europeo che - di fronte al nuovo venerdì nero delle Borse e ai crescenti timori di recessione - parla di “situazione inusuale”.
13:24 Sospeso di nuovo il titolo di Intesa Sanpaolo
Intesa Sanpaolo è stata nuovamente sospesa al ribasso in Piazza Affari. Il titolo segna un calo teorico del 13,56% a 2,54 euro. L’esclusione dagli scambi interessa anche Fiat (-10,39% il calo teorico a 5,67 euro) ed Eni (-9,67% a 14,77 euro il teorico).
13:16 Ocse: “Rischi recessione ampia e prolungata”
Ci vorrà più tempo perché la crisi finanziaria e del credito rientri, e per l’economia reale questo si ripercuoterà con “una recessione più ampia a prolungata”. A lanciare l’allarme è il capo economista dell’Ocse, Klaus Schmidt-Hebbel, con un’intervista all’Observer, anticipata oggi con un comunicato dell’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. ‘E’ probabile -
sottolinea - che la ripresa sarà più lenta di quanto è avvenuto con le crisi degli ultimi anni, ma la ripresa dipenderà soprattutto dalla velocità in cui ripartirà il mercato finanziario”.
13:13 Fiat di nuovo sospesa a -11%
Precipita nuovamente il titolo Fiat, sospeso dalle contrattazioni a -11%.
13:09 Europa, a metà seduta Francoforte guida i ribassi
A metà seduta in Europa la piazza di Francoforte guida i ribassi (-8,41% a 4.139 punti), seguita da Amsterdam (-8,40% a 235,82), Parigi (-8,29% a 3.036), Londra (-7,12% a 3.769), Madrid (-6,65% a 8.223) e Zurigo (-6,48% a 5.511).
13:02 A metà seduta Mibtel a -6,27%
Piazza Affari risale dai minimi raggiunti nella mattinata e si presenta al traguardo di metà seduta con il Mibtel in calo del 6,27% a 15.178 punti e lo S&P/Mib del 6,97% a 19.593 punti.
12:55 Berlusconi: “G14 per l’economia”
Seconda giornata in Cina per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che in occasione del vertice euroasiatico Asem, ha ribadito la necessità “di dare vita a un G8 allargato, un Super- G14 che in questa fase di violenta crisi finanziaria assuma la governance delle economie mondiali. “Avendo la responsabilità della presidenza del prossimo G8, anche di fronte alla crisi economica che interessa tutti i paesi del mondo, confermo la volontà del G8 di dare vita con continuità ad un G14″.
12:54 Opec: “drammatico collasso prezzi petrolio”
I prezzi del petrolio stanno registrando un “drammatico collasso, senza precedenti in termini di rapidità ed entità” e questi livelli delle quotazioni possono mettere a rischio “molti dei progetti e degli investimenti” necessari per sostenere la domanda dei prossimi anni. E’ quanto si legge nel comunicato, diffuso dall’Opec, al termine del vertice straordinario tenuto a Vienna nel corso del quale il cartello ha deciso di tagliare di 1,5 milioni di barili al giorno la propria produzione. L’Opec si è dato appuntamento al prossimo vertice in programma in Algeria il 17 dicembre spiegando che in quella sede “la decisione potrebbe essere rivista”.
12:43 Mosca, indice Micex sospeso fino a martedì
Un’altra giornata in caduta libera per la borsa di Mosca: l’indice Micex è stato sospeso fino a martedì prossimo, dopo un’apertura in forte ribasso e un primo stop che doveva durare soltanto un’ora nella mattina
12:39 Alle 12:30 il Mibtel cede il 6,74%
Piazza Affari prosegue in forte discesa alle 12.30 con il Mibtel che cede il 6,74%. In discesa anche l’SP MIB (-7,26%), il Midex (-4,70%) e l’All Stars (-4,08%)
12:31 Borsa di Bombay chiude ai minimi degli ultimi tre anni
La borsa di Bombay ha chiuso la seduta in forte ribasso. L’indice di riferimento, il Sensex-30, ha accusato una perdita del 10,96% per concludere al livello più basso degli ultimi tre anni. L’azionario indiano si è allineato alla tempesta che sta interessando tutti i mercati mondiali.
12:27 Borse europee, in tre ore bruciati 414 mld di euro
Venerdì nero per i mercati azionari europei con Francoforte che è arrivata a perdere oltre l’11% e Parigi in picchiata di oltre il 10%. L’indice Dow Jones Eurostoxx 600 ai minimi odierni accusava un tonfo dell’8,54% scivolando sotto quota 200 mandando in fumo ben 414 miliardi di euro di capitalizzazione in appena tre ore di contrattazioni.
12:21 Euribor stabile, a tre mesi fermo al 4,92%
Sono stabili i tassi interbancari denominati in euro: l’Euribor sulla scadenza tre mesi è rimasto fermo al 4,92%. L’euribor a un mese - secondo i dati della European Banking Federation - è invariato al 4,61%, mentre quello a una settimana è sceso di due punti percentuali al 3,92%
12:19 Spagna, disoccupazione a -11,3% livello più alto dal 2004
L’andamento dell’occupazione in Spagna registra, come aveva annunciato ieri il governo, una situazione “molto dura”, confermata dai dati dell’Inchiesta sulla popolazione attiva, diffusi oggi dall’Istituto nazionale di Statistica (Ine). Il numero dei disoccupati è aumentato nel terzo trimestre di 217.200 persone rispetto al trimestre precedente, portando il numero totale dei senza lavoro a quota 2.598.800, pari a un tasso dell’11,33%, rispetto al 10,44% registrato nel trimestre precedente. Si tratta del livello di disoccupazione più alto dal 2004 e indica che, per la prima volta da 14 anni a questa parte, si sta distruggendo impiego
12:13 Eni e Telecom tornano agli scambi
Eni e Telecom sono tornati agli scambi e ora cedono rispettivamente l’8,7% a 14,93 euro e il 7,5% a 0,83. Fra i big del listino restano invece sospese Intesa, Bulgari, Impregilo e Tenaris.
12:11 Cambi, sterlina al minimo record contro l’euro
La sterlina segna un nuovo minimo record contro l’euro scendendo a quota a 81,96 pence. La moneta britannica, inoltre, è arrivata a perdere il 2,5% nel cross con il dollaro che rappresenta il più forte ribasso giornaliero da circa 37 anni, dal 1971, scendendo fin sotto la soglia 1,53 dollari. La sterlina ha infatti toccato un minimo di 1,5269 dollari, scivolando al livello più basso da agosto del 2002.
12:07 Usa, sospeso per eccesso di ribasso il future sullo S&P500
Sospeso per eccesso di ribasso il future sull’S&P500, si attende un’apertura negativa di Wall Street. Anche il future sul Dow Jones perde circa il 6,50%
11:58 Sospesi anche Eni e Telecom, Milano -8%
Si allarga la lista delle sospensioni al ribasso per Piazza Affari. Dopo Intesa Sanpaolo lo stop ha coinvolto anche Telecom, Eni, Tenaris, Luxottica, Bulgari e Impregilo. Piazza Affari cede l’8%.
11:56 Borse europee in caduta senza freni
Panico sui mercati azionari con caduta rovinosa degli indici. A Francoforte l’indice dax fa segnare un tonfo del 10%. A Parigi l’indice Cac-40 accusa un calo che sfiora il 10%, Madrid oltre il 9%, Londra -8,55% e Amsterdam -9,50%. Milano cede il 6,2%.
11:41 Borsa di Bombay cede oltre il 10%
La borsa di Bombay perde oltre il 10% e scende sotto i 9 mila punti. Oggi la banca centrale indiana ha annunciato che lascerà invariati i tassi di interesse ma ha detto di essere pronta a reagire rapidamente alla crisi finanziaria mondiale. In questo mese la banca centrale ha immesso nel sistema finanziario 30 miliardi di dollari e lunedì ha ridotto dal 9% all’8% il tasso “repo”.
11:40 Impregilo e Intesa San Paolo sospesi al ribasso
I titoli Impregilo e Intesa Sanpaolo sono stati sospesi dalle contrattazioni per eccesso di ribasso. I due titoli cedono rispettivamente il 9% e l’11%
11:36 Europa a picco, Francoforte (-7,72%) trascina al ribasso
Perdono ulteriori posizioni le borse europee, frenate dai timori sugli utili di fine anno e dal calo delle quotazioni del greggio, che pesa sui titoli del comparto. La più colpita è Francoforte (-7,72%), che vede scivolare il produttore di camion Man (-11,71%) dopo i dati sulle vendite di veicoli industriali in Europa, scese del 4,8%, con punte del -50% in Spagna e del 18% in Italia. Giù anche Infineon (-11,48%), Daimler (-12,59%) e Volkswagen (-10,72%), mentre il colosso dei mutui Hypo Re cede il 10,57% e Bmw il 10,44%. A Milano, lo S&P/Mib perde il 5,58%, il Mibtel il 5,34%,Parigi -7,15%, Londra -6,18%
11:33 Unicredit, non necessari altri interventi sul capitale
Unicredit “non vede la minima ragione per ulteriori azioni sul capitale, nè da parte dei nostri azionisti nè da parte del contribuente italiano”. Lo afferma un portavoce della banca dopo le ipotesi di stampa relative a un’ingresso nel capitale del Tesoro
11:28 Milano -4,97%
Alle 11:15 a Milano l’indice Mibtel cede il 4,97%
11:21 Petrolio sotto i 65 dollari al barile
Il prezzo del petrolio continua a calare sulla scia dei nuovo crolli generalizzati delle borse. Negli scambi dell’after hours sul Nymex, il mercato delle materie prime di new york, i futures in prima scadenza cedono 2,61 dollari, con il barile di west texas intermediate a 65,23. Nel corso degli scambi il Wti ha segnato un minimo a 64,62 dollari. Nel frattempo a londra il barile di brent, il petrolio del mare del nord, cala di 2,29 dollari a quota 63,63.
11:20 Opec taglia produzione del greggio
L’Opec ha deciso di ridurre la produzione petrolifera di 1,5 milioni di barili/giorno (Mbg) a partire dal primo novembre. Lo hanno reso noto fonti delle delegazioni dei paesi membri, a margine della riunione straordinaria che il cartello sta tenendo a Vienna. A fine settembre il ritmo globale di estrazione dell’opec era di 32,16 milioni di barili al giorno a fronte di un vecchio tetto ufficiale di 28,8 milioni
11:14 Lagarde: “C’è spazio per riduzione tassi Bce”
La Bce avrebbe i margini per una riduzione dei tassi d’interesse al fine di sostenere l’economia: questa l’opinione del ministro delle Finanze francese, Christine Lagarde. “Appare evidente - ha detto in una conferenza stampa - che gli europei hanno più spazio di manovra circa gli strumenti di politica monetaria” rispetto agli Stati Uniti. Una riduzione dei tassi, ha rilevato il ministro, sarebbe possibile anche considerando il rallentamento dell’inflazione a settembre nell’Eurozona (3,6%) dopo i picchi di giugno e luglio (4%)
11:10 Borse europee a picco a metà mattina
Borse europee a picco a metà mattina. Londra arretra del 6,5%, Parigi registra un -6,4% e Francoforte cede oltre il 7%. Forte ribasso anche per Piazza Affari che perde il 5,42% mentre Madrid segna una flessione del 6,39%. A guidare i ribassi è il comparto bancario con titoli come Hsbc (-10%), Santander (-l’8%) e Barclays (-l’11%)
11:09 Borsa di Mosca sospesa per un’ora
La borsa di Mosca ha sospeso per un’ora gli scambi a causa del crollo delle quotazioni. L’ indice Micex era sceso del 7,48%, lo Sberbank del 14,87%
11:08 Atene in forte calo
La Borsa di Atene segna oggi dopo le prime contrattazioni un forte calo pari a -6,1%. L’indice composito è sceso a 1.784 punti, record negativo degli ultimi cinque anni
10:55 Borsa ai minimi, S&P/Mib sotto la soglia tecnica dei 20mila punti
A Milano borsa in caduta libera: gli indici sono scesi ancora più in basso del minimo di due settimane fa e l’S&P/Mib, in particolare, ha sfondato la soglia tecnica, che gli addetti ai lavori consideravano invalicabile, dei 20 mila punti. Ora il calo è del 5,52% a 19.898 ma il minimo toccato in mattinata è stato anche di 19.793.
10:49 Borse europee in picchiata
Borse europee in picchiata dopo la raffica di notizie negative dalle trimestrali con profitti in calo e soprattutto ridimensionamento dei target. I maggiori ribassi a Parigi, Francoforte e Amsterdam che lasciano sul terreno oltre il 7%. Bruxelles e Londra accusano ribassi del 6% mentre il Mibtel cede il 4,85% e Zurigo il 5,05%
10:48 Pil britannico cala dello 0,5%, prima frenata in 16 anni
Brusca frenata per l’economia britannica che nel terzo trimestre ha registrato la prima contrazione in 16 anni. Il Pil è sceso su base congiunturale dello 0,5%, oltre le attese degli analisti. Su base annua la crescita è stata dello 0,3%, la più debole dal secondo trimestre del 1992. La Gran Bretagna è sulla strada della recessione per la prima volta dal 1991, anche se tecnicamente non si può parlare di ciclo recessivo (due trimestri consecutivi di crescita negativa) tenuto conto che nel secondo trimestre il prodotto interno lordo era rimasto invariato rispetto al trimestre precedente.
10:44 Jintao: I fondamentali dell’economia cinese non cambiano
Il presidente cinese Hu Jintao ha dichiarato che “i fondamentali dell’economia cinese” restano invariati, anche se la Cina è messa di fronte a fattori di instabilità dovuti alla crisi internazionale.
Hu ha parlato all’apertura del vertice Asem oggi a Pechino.
10:42 Borsa, bancari a picco
Bancari ancora nella bufera nella prima parte della mattinata: il comparto, secondo solo all’auto nella performance negativa, cede il 6,5% nello Stoxx. A Piazza Affari, le vendite si concentrano su Intesa San Paolo che lascia sul terreno l’8,82%, mentre Mps segue a ruota scivolando del 7,81% a 1,31 euro. L’istituto senese ha toccato anche 1,29 euro segnando il nuovo minimo degli ultimi dieci anni. Unicredit sotto gli 1,9 euro (-6,47%). Non vengono risparmiate dal ko gli istituti popolari: Bpm cede il 6,08%, banco popolare il 6,2%, ubi banca il 4,47%. Nel resto d’europa le più colpite sono Bnp paribas (-8,12%) a Parigi e soprattutto le inglesi Hsbc (-9,45%), Hbos (-8,89%) e Barclays (-8,36%).
10:37 La banca centrale danese alza i tassi a 5,5%
La Banca centrale della Danimarca ha deciso a sorpresa di alzare i tassi di interesse di mezzo punto percentuale, portandoli al 5,5%, per sostenere la valuta. Lo ha comunicato l’istituto centrale in una nota in cui si spiega che la decisione fa parte del “continuo intervento per sostenere la corona danese”.
Più volte la Danimarca ha modificato il livello dei tassi interesse indipendentemente dagli interventi della Bce e l’ultima manovra risale al sette ottobre scorso quando la banca centrale danese ha alzato i tassi di 0,4 punti percentuali portandoli al 5%
10:35 Francoforte -6,20%, crollano Daimler e Volkswagen
Francoforte maglia nera tra le borse europee con l’indice Dax che accusa un tonfo del 6,20%. Tra i titoli principali crollo del comparto auto. Daimler lascia sul terreno il 9,20% e Volkswagen il 9,60%
10:25 Mosca, indici in forte rosso. Sospesa Sberbank
Viaggia in rosso la borsa russa sulla scia dell’andamento delle piazze asiatiche ed europee. L’indice Rts (in dollari) perde il 4,39% mentre il Micex (in rubli) cede il 4,66%. Sospeso per eccesso di ribasso il titolo Sberbank che ha lasciato sul terreno oltre il 10%
10:19 Paesi asiatici creano fondo comune anticrisi
Mentre le Borse continuano ad andare a picco in tutto il continente, i governi asiatici si sono riuniti a Pechino ai margini del vertice con l’Europa per concordare delle prime misure comuni. Secondo fonti della delegazione sudcoreana i dieci Paesi del sudest asiatico riuniti nell’Asean insieme a Cina, Giappone e Corea del Sud hanno deciso di creare entro il 2009 un fondo di sicurezza di 80 miliardi di dollari per proteggere le economie della regione dalla crisi. La decisione è stata assunta in una riunione poco prima dell’apertura del summit dell’Asem, tra l’Ue e 16 Paesi asiatici
09:57 Isae: Segnali di contrazione per il credito alle imprese
Sono in aumento le imprese che ritengono peggiorate le condizioni di accesso al credito. Lo segnala l’Isae registrando “moderati segnali di contrazione del credito per le imprese manifatturiere”
09:45 Isae, forte calo fiducia imprese; i